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Sunday, September 11, 2016

In venti anni perso il 30% della foresta amazzonica; il 10% delle aree naturalistiche nel mondo intero









Without immediate and serious reforms to international climate policy, there will be no way to reverse the threat of total loss and the devastating effects it will have on climate change and human civilization.

Globally important wilderness areas – despite being strongholds for endangered biodiversity, for buffering and regulating local climates, and for supporting many of the world’s most politically and economically marginalized communities – are completely ignored in environmental policy

Without any policies to protect these areas, they are falling victim to widespread development. 

We probably have one to two decades to turn this around.
 


Dal 1996 ad oggi abbiamo perso circa il 10% delle aree naturali selvagge nel mondo intero.

Primo in classifica l'Amazzonia: ne abbiamo perso il 30%.

Occorre fermarsi a pensare a cosa questo significhi.  Quasi un terzo dell'Amazzonia e' scomparsa in venti anni -- a causa nostra. Un terzo. E' qualcosa di strabiliante.

In Africa centrale invece e' andato perso il 14% delle aree allo stato selvaggio. 

Fanno un totale di 3.3 milioni di chilometri quadrati svaniti sotto cemento, urbanizzati, deforestati, o covertiti all'agricoltura intensiva come per le piantagioni per la produzione di olio di palma.  Altre cause sono le trivelle, miniere, strade, incendi.

E come la definiamo la natura selvaggia?  Sono queste zone mai toccate dall'uomo da un punto di vista biologico o ecologico: zone senza il disturbo dell'uomo a grande scala -- foreste prima di tutto.

In totale in 20 anni abbiamo perso un area il doppio dell'Alaska o la meta' dell'Amazzonia intera se le mettiamo tutte assieme.

A condurre questo studio e' James Watson della University of Queensland in Australia e della Wildlife Conservation Society a New York che nel suo articolo su Current Biology usa la parola "catastrofico". Ovviamente tutto questo e' triste e sbaolrditivo perche' se andiamo avanti cosi, secondo lui, fra 50 anni non rimarra' quasi niente.

Dice che abbiamo al massimo 2 decenni per cercare di invertire la rotta. 

Dice che queste aree incontaminate sono gli ultimi baluardi per la protezione di biodiversita', sono utili ad aiutare ad assorbire CO2 e a rallentare i cambiamenti climatici, e sono la casa di varie comunita' indigene con tutto il loro patrimonio di conoscenza e di tradizioni, sono in realta' completamente ignorate dalla politica a livello mondiale.

Cioe' - in una parola - non gliene importa niente a nessuno.  E quindi vai con lo "sviluppo", cioe' cemento, mattoni, trivelle, miniere e olio di palma.

Un ecosistema e' piu' grande di tutte le sue singoli compomenti. L'Amazzonia non e' soltanto una gigatesca foresta. E' il polmone del mondo, e la sua presenza -- la sua sopravvivenza -- riguarda noi tutti perche' gioca un ruolo importante nei delicati equilibri climatici planetari. Che ci piaccia o no, siamo tutti interconnessi.

Ogni ettaro che scompare e' una sconfitta per tutti: solo l'un per cento della vita vegetale dell'Amazzonia e' stata studiata. L' un percento!  E noi la stiamo distruggendo senza neanche sapere le ricchezze che offre.

Come siamo arrivati fin qui? Perche' si e' sempre pensato che le foreste africane o sudamericane fossero cosi lontane e difficili da raggiungere che non avessero bisogno di protezione.

Cosa c'e' da fare?

Secondo Watson occorre intervenire *adesso* laddove si puo' ancora con corridoi di collegamento fra aree protette, e compensare le nazioni che si impegnano a proteggere i vari ecosistemi, come utili al pianeta intero per generare acqua e per essere polmoni verdi per tutti.

In questo momento solo il 23% della parte terrestre del pianeta e' selvaggio. Di queste aree, l'80% e' in aree contingue sufficentemente estese da essere considerate "globalmente significanti", sebbene quasi tutte abbiano perso superficie. Nel 1990 erano 350, oggi ne sono 323.

E sebbene siano state create riserve e zone protette nuove, questo non e' stato sufficente a fermare la distruzione: 4 milioni di chilometri quadrati protetti,  cinque persi.

Ovviamente questo e' negativo per tanti motivi -- scomparsa di specie animali e vegetali, aumento delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

E poi c'e' un altro tasto dolente di cui nessuno vuol parlare: siamo troppi su questo pianeta. Secondo Peter Raven del National Geographic, ogni giorno che passa si questa terra ci sono 250,000 persone in piu'. Siamo oggi a 7.4 miliardi di esseri umani, ed entro il 2050 si stima che potremmo essere 10 miliardi.

Gia' adesso consumiamo risorse naturali una volta e mezzo cio' che effettivamente abbiamo. Come dire, ci vorrebbe un pianeta e mezzo per soddisfare i nostri consumi, energetici, di cibo, di risorse in generale, adesso. 

Il pianeta non ce la puo' fare -- non cosi tanti, non cosi in fretta. 

Ci si auspica l'intervento dell'ONU per evitare di perdere tutto cio' che di piu' prezioso la natura offre: non possiamo ripristinare la natura una volta che e' scomparsa. Quella ha i suoi ritmi e i suoi tempi, e un ecosistema intero non si puo' ne comprare ne ricreare artificialmente. Possiamo solo fare del nostro meglio per salvare quello che resta.

Forse quello che ci vorrebbe e' una consapevolezza maggiore da parte di tutti,  un consumo responsabile da parte degli occidentali, giustizia sociale, fine di ogni tipo di sfruttamento, e la coscienza di essere parte di un solo pianeta, di una sola famiglia.

Non e' successo ancora in 2000 anni di storia moderna, che si voglia un po piu bene a noi e a cio che ci circonda, ma forse il pianeta che collassa potrebbe essere un inizio.

Come sempre, parte tutto da ciascuno di noi.


Wednesday, September 9, 2015

Jakobshavn Glacier: scompare un pezzo di Groenlandia

Jakobshavn Glacier -- Prima, 31 Luglio 2015

Jakobshavn Glacier -- Dopo, 16 Agosto 2015











“The calving events of Jakobshavn are becoming more spectacular with time, 
and I am in awe with the calving speed and retreat rate of this glacier. 
The ice front keeps retreating inland at galloping speeds” 



Fra il 14 ed il 16 Agosto 2015 la Groenlandia ha perso un pezzo del Jakobshavn Glacier. E' uno dei pezzi piu' grandi di ghiacciai mai scomparsi in un colpo solo: seondo la NASA si tratta di circa dodici chilometri quadrati di superficie persa.

In inglese la parola e' "calving". Non e' la prima volta che pezzi interi di ghiacciai si staccano e si sciolgono in Groenlandia, a causa delle alte temperature, anzi, il tasso di indietreggiamento del Jakobshavn Glacier nel 2012 e' stato di circa 17 chilometri, tre volte tanto il tasso di perdita nel 1990.  Piu' ghiaccio si perde, piu' saranno probabili perdite in futuro, una sorta di effetto domino.

Una decina di anni fa si pensava che i ghiacciai della Groelandia fossero poco vulnerabili ai cambiamenti climatici, a causa delle grandi dimensioni. Invece non e' cosi perche' il ghiaccio della Groenlandia e attraversato da tutta una serie di canali e crepe sotterranee che fa si che una volta sciolta, l'acqua si infili nella roccia accellerando ulteriore liquefazione.

E non e' solo la Groenlandia: in meno di venti anni e' stato perso il 40% del ghiaccio Artico. E anzi, la marina USA stima che nel 2016 (il prossimo anno!) non ci saranno ghiacci durante l'estate Artica.
Perche' succede questo? Perche' ogni dieci anni la temperatura in Artico aumenta di circa 0.66 gradi Celsius. Puo' sembrare poco, ma e' un dato preoccupante per i delicati equilibri in gioco e perche' e' un effetto culmulativo.

Il collasso dei ghiacciai ha effetti drammatici sui livelli oceanici: basta solo pensare che fra l'Artico e la Groenlandia c'e' circa il 25% di acqua del pianeta. Una volta scioltisi, i livelli del mare si innalzeranno in modo apolcalittco, anche di 20 metri.

Nel 2006, James Balog un fotografo intraprese una iniziativa bellissima e triste allo stesso tempo. Si chiamava Extreme Ice Survey. Assieme a un gruppo di scienziati della terra, geologi, esploratori e climatolgi decise di fare un documentario sui ghiacciai del mondo.

Installarono telecamere e macchine fotografiche in venti ghiacciai del mondo: Groenlandia, Islanda, Francia, Svizzera, Canada, Nepal, Antartica and negli USA. Le telecamere e le macchine fotografiche avrebbero scattato ogni mezzora per tutto l'anno. Registrarono 8500 immagini, e poi hanno messo tutto assieme in un libro ed in documentario.

Il documentario per intero l'abbiamo visto al cinema, un paio di anni fa. E' impressionante,
spettacolare. Balog e i suoi colleghi sono riusciti ad immortalare vari ghiacciai che crollano in tempo reale. Bello, ma spaventoso allo stesso tempo per quello che significa perdere quei ghiacci.

Il preview del film "Chasing Ice" e' in alto. 






 

 

 

 

 







Monday, July 20, 2015

Sound OIl a Nervesa: dopo le stimolazioni, abbandonano il secondo pozzo



Prima del fallimento del secondo pozzo Nervesa

Dopo il fallimento del secondo pozzo Nervesa


“Sono da prevedere stimolazioni in profondita’ con fluidi 
opportunamente scelti e non si escludono acidificazioni con fratturazione idraulica”  

Agip ENI, 1994


Despite the confirmed presence of gas and the 
completion of re-perforation and stimulation operations  
in the lower section of the well's target reservoir, 
the company had been unable to secure a stabilized flow rate. 

Sound Oil, 2015



Ed eccoci qui. Dopo le webcam in modo che dall'Inghilterra si potesse vedere in diretta la perforazione dei pozzi, dopo tanto parlare, dopo tanto entusiamo, e ovviamente dopo che hanno cercato di pompare su assieme al gas anche le azioni, tutto si sgonfia.


Perche'?

Dicono che nonostante la riperforazione e le operazoni di stimolazione, il flusso di idrocarburi non era sufficente da giustificare la continuazione delle operazioni. E quindi chiudono.

Notare che tutto questo gia' l'aveva detto l'ENI nel 1994 quando avevano gia' acidificato con HCl al 28% senza successo. E cioe' che se si voleva rendere produttivo il pozzo, sarebbero state utili ulteriori stimolazioni e attivita' invasive. Evidentemente qui, non e' stato suffincente neanche quello.

Resta la domanda: che stimolazioni hanno usato? Acidi? Fracking? Cosa hanno fatto al sottosuolo? Quando l'hanno fatto? Per quanto tempo? Lo sa Zaia? Lo sa la giunta regionale veneta?

Se ne preoccupano? Vorranno dire qualcosa ai veneti, oppure lo devono sapere solo gli investitori di quello che accade a Nervesa?

E' passato un mese. E allora?


Il CEO James Parsons dice che e' molto "disappointed" ma che la compagnia e' in buone mani perche' hanno un vario assortimento di progetti in Italia e in Marocco e ottimo flusso di denaro.
Dice che questo risultato e' frustrante ma solo un piccolo passo indietro. 

Tuesday, July 14, 2015

Zaia e le trivelle di Nervesa e d'Adriatico - due pesi, due misure?



Sono stato chiamato a stimare la pericolosità della situazione 
e posso dire che questa è una zona sismica



Vorrei chiedere a Luca Zaia, governatore del Veneto dal 2010: ma lei ci crede davvero o fa finta, in tema trivelle? Dalle sue parole parebbe tutto chiaro.

Il giorno 1 Gennaio 2015 aveva detto che : "La Regione del Veneto anche nei fatti sta cercando di opporsi alla nefanda decisione che mette a rischio quella straordinaria risorsa ambientale ed economica che si chiama mare Adriatico. Parlava di "enormi danni ambientali, per la salute e per l'economia delle popolazioni che vivono sulle sponde del nostro mare. La nostra è una posizione netta di contrarietà a questo atteggiamento folle dei governi italiano e croato. Ci opponiamo alle trivellazioni in prima battuta e con atti formali".

Il giorno 9 Marzo 2015 ribadisce “Noi, come Regione, siamo e restiamo contrari alle trivellazioni in Adriatico. La nostra difesa continua ad essere debole perché il Governo è schierato a favore delle trivellazioni. Mi chiedo come quelle forze politiche che si dichiarano vicine all’ambiente possano stare ancora all’interno di questo Governo".
 
Addirittura nel Maggio 2015 la regione Veneto presenta le sue osservazioni di contrarieta' alle trivelle croate in Adriatico "in cui ci si preoccupa della subsidenza che si estenderà, spingendosi, con ogni probabilità, entro i nostri confini nazionali".

Indimenticabili le sue parole maestose sull l'Italia: "la Repubblica e' una, indivisibile e imperforabile".


Te lo vedi, paladino dei paladini. E poi. E poi vai a leggere i comunicati di investitori dei petrolieri, vai a vedere il territorio, e vai a vedere cosa approva il governo regionale veneto di Luca Zaia e i chiedi: ... ma sa Zaia cosa i suoi stessi uffici regionali approvano e fanno? E poi ti arrabbi.


La Sound Oil, ditta inglese, ha preso di mira il territorio veneto da vari anni tramite la sua sussidiaria italiana Apennine Energy con la concessione "Carita' - Nervesa", nei pressi di Conegliano Veneto e del Montello. Come sempre sono pozzi vecchi trivellati ed abbandonati dall'ENI e dove queste microditte pensano di venire a fare il salto di qualita'.

Il giorno 26 Febbraio 2013 la regione Veneto autorizza la Apennine Energy/Sound Oil a trivellare il pozzo Sant'Andrea 1 dir a Nervesa della Battaglia per la ricerca di idrocarburi. Il CEO James Parsons definisce Nervesa una "flagship opportunity" dal valore di 62 milioni di dollari che fruttera' loro ben 14 milioni di dollari l'anno. I Veneti sanno poco e niente.

Il giorno 27 Novembre 2014 la regione Veneto autorizza la Apennine Energy/Sound Oil a trivellare il secondo pozzo Cascina Daga 1 dir sempre a Nervesa. Arrivano a 1300 metri di profondita'. Gli investitori sanno tutto. La Sound Oil annuncia ai propri azionisti addirittura dove poter scaricare i filmati in rete, in modo da seguire ogni giorno cosa accade in cantiere.

Dopo un paio di mesi da quell'approvazione, Zaia dice che l'Italia e' imperforabile. Come puo' essere? Perche' la regione Veneto ha permesso che si facessero buchi nel 2013 e nel 2015, e dopo un po Zaia fa tutti quei proclami? Non si parlano presidente e regione? O che il trevigiano e' meno importante della Croazia?

E poi, guarda caso, il 12 Maggio 2015 un terremoto di intensita' 3.5 nelle vicinanze del Montello a 2000 metri di profondita'. Un altro ancora, non troppo lontano, il 15 Maggio di magnitudo 3.6, a quindici chilometri da Nervesa. Sono sicuramente delle coincidenze, ma questo fa capire che il territorio trevigiano non e' proprio stabile di per conto suo.

Se Zaia e' preoccupato della subsidenza croata, perche' non e' preoccupato della possibile sismicita' indotta italiana? O crede che per la Croazia sia facile parlare mentre in Veneto si tratterebbe di agire?

E poi ancora, guardi le cartine e vedi che nel trevigiano e' anche presente un impianto di stoccaggio del gas della Edison, detto Collalto che si trova ad otto chilometri dal terremoto del 15 Maggio. Anche qui, potrebbe benissimo essere una coincidenza che ci siano stati terremoti nei pressi della centrale di stoccaggio ma il fatto e' che questi impianti sono pericolosi. Sono semplicemente delle bombe che aspettano di essere innescate perche' gli stravolgimenti sotterranei portati da stoccaggi e da estrazioni certo non migliorano un territorio sismico di per conto suo.

Collalto e' in funzione dal 1994. La Edison il 3 Gennaio 2007 chiede di ampliarlo e di aumentare i volumi stoccati. Si nominano commissioni di esperti e di politica. Vari sismologi indipendenti ne sottolineano la pericolosita' : se stuzzicata, la falda del Montello potrebbe dare origine a terremoti di magnitudo maggiore di 6. Alberto Marcellini, professore di sismologia all'Universita' di Milano, parte della commissione, afferma nel 2007:

"Il rischio sismico elevato è stato evidenziato, a questo punto i responsabili politici possono decidere di assumersi questo rischio perché la contropartita viene giudicata congrua o per altre motivazioni. Per quanto mi riguarda non faccio parte di chi deve decidere, tuttavia poiché da tempo mi occupo di problemi di rischio sismico e ho pure una certa reputazione internazionale da difendere devo dire che non ho ritenuto sufficienti gli argomenti addotti a supporto di un parere favorevole, anzi francamente non solo non sono di parere favorevole all’aumento delle capacità dell’impianto, ma addirittura alla presenza stessa dell’impianto di stoccaggio."

Ma si sa, la logica e' spesso un optional quando ci sono gas e petrolio di mezzo e Marcellini si dimette il 28 Gennaio 2008, dicendo:

"Debbo dire che sin dall’inizio dei lavori la mia impressione non è stata quella di trovarmi in un consesso che operasse all’unisono per valutare nel modo migliore la sicurezza del deposito, obiettivo ufficiale della Commissione. Ho avuto piuttosto l’impressione di trovarmi di fronte a due posizioni precostituite: i favorevoli e i contrari all’ampliamento. Insomma più che all’approfondimento delle indagini vi era l’interesse di ricevere supporto alla propria precostituita tesi. Non è l’humus migliore per far lavorare gli esperti"

Nel 2009, il MInistero dello Sviluppo Economico da un po di prescizioni e decide che l'ampliamento dell'impianto puo' essere escluso dai procedimenti di impatto ambientale. Luca Zaia viene eletto nel 2010. Sul suo sito web, la Edison dice che l'impianto e' stato ampliato nel 2011. Seguono ricorsi, interrogazioni, denuce. Seguono anche rumori e notti insonni dei residenti i quali scrivono a Zaia lamentando la scarsa attenzione delle autorita' regionali dal 2009 fino ad adesso.

Ecco, la mia domanda a Luca Zaia, resta: cosa facciamo adesso? Non era l'Italia imperforabile? Vuole dire qualcosa ai veneti, e non sulle trivelle in Croazia, ma sulle trivelle in Veneto, a Collato, a Nervesa, a casa sua?

Qui le immagini di Nervesa e di Collalto

Tuesday, March 24, 2015

Arriva il pozzo Moirago a Zibido, Milano con il 22% di possibilita' di successo

17 Febbraio 2017 


Zibido, Febbraio 2017
Ecco il pozzo eretto.

Nel resto del mondo si parla
di fossil-fuel free energy
di strade elettriche
di 100% rinnovabili
di treni a sole e a vento

Nelle campagne milanesi trivelliamo. 

Evviva l'Italia

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 La Apennine Energy Srl ha sede a San Donato Milanese ed e' una sussidiaria della Sound Oil 
con sede a Londra


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In Italia ci piace scommettere sul futuro in modo coraggioso. Ma mica con le rinnovabili, o con l'innovazione, o con il sapere, o con l'high tech. No, con le trivelle.

E infatti in questi giorni, tutta entusiasta la ditta Sound Oil con sede a Londra ha annuciato di avere avuto l'approvazione di trivellare in Lombardia da parte del governo regionale e che adesso ci si aspetta di avere il permesso finale dal Ministero dello Sviluppo Economico di Roma.  Il pozzo e' esplorativo e si chiamera' Moirago 1dir.

Si preparano dunque. Affilano le trivelle, comprano lotti industriali e iniziano il trasporto di materiale. Il capo della ditta in questione, James Parsons ricorda ai suoi investitori

"Badile remains the largest and most strategic asset in our portfolio with an independently assessed best case estimate of 178 Bscf equivalent. The gas produced from Badile (following a successful exploration well and production concession award) would feed in to the energy hungry domestic market in Italy which has maintained pricing resilience against a backdrop of falling commodity prices."

Niente di nuovo sotto il sole dunque, e' mera speculazione per vedere gas ad una Italia affamata di energia, almeno secondo loro.

Ma.. quant'e' 178 Bscf? 178 billions of standard cubic feet. Beh, fanno circa 5 miliardi di metri cubi. Ovviamente la parola miliardi ci fa andare in fibrillazione, ma occorre mettere sempre tutto in prospettiva: di gas in Italia ne consumiamo circa 80 miliardi all'anno quindi questi 5 miliardi non rappresentano che bazzeccole -- circa 20 giorni di fabbisogno nazionale, ovviamente spalmati su periodi pluriannuali.

E cosa faranno per arrivare a questo gas? Beh, trivelleranno a circa 4.2km sotto la crosta terrestre e poi vireranno in orizzontale per circa 41 gradi e andranno dritti per circa 600 metri fino ad arrivare al giacimento. Neanche io oso pensare cosa ci sia in superficie lungo quei 600 metri in orizzontale, ma dal loro progetto ecco qui: c'e' un area protetta. Anzi il pozzo stesso e' circondato dal parco agricolo Sud Milano. Hanno scelto una piazzola dismessa per trivellare un pozzo in mezzo ad un parco.  A soli 5 chilometri di distanza c'e' anche il sito protetto SIC 20500100 detto Oasi di Lacchiarella.

Ma nessun problema - saranno usati fanghi che non comprometteranno le falde acquifere, il Naviglio e l'autostrada faranno da barriera alla fauna, e sopratutto c'e' solo fieno, per cui che vuoi che sia. L'unica vegetazione di "interesse" e' rappresentata da alcuni filari, sebbene nei dintorni ci siano colture di riso, cerali e foraggio e di una fitta rete irrigua.
L'attivita' esplorativa durera' quattro mesi, ma ovviamente se il pozzo e' produttivo, si passera' alla fase di sfruttamento. Come coesisteranno parco e piazzola trivellante e' un mero dettaglio.

Interessante che nello studio di impatto ambientale non venga ricordato cio' che invece viene detto ai loro investitori. Infatti, nei siti aziendali della Sound Oil si ricorda che una societa' indipendente, chiamata ERC Equipoise Limited, ha studiato le possibilita' di successo del progetto con la conclusione che:


The study has also confirmed a 22% geological chance of success for the prospect.

Lo studio ha confermato che le possibilita' geologiche di successo sono del 22%.

Cioe' e' molto piu' probabile che falliscano.

Questa frase non sono riuscita a trovarla negli studi di impatto ambientale. Perche' non l'hanno detto anche al governo lombardo? Ai residenti di Zibido San Giacomo che saranno i piu' vicini al pozzo? Potrebbe essere che se sapevano di queste scarse possibilita' di successo, il giudizio degli enti lombardi sarebbe stato diverso? Forse la regione avrebbe deciso che non ne sarebbe valsa la pena di mettere a rischio case, parco, aria e polmoni per delle possibilita' cosi basse di tirare fuori cosi poco gas?

Non lo sapremo mai.

Ma questi sono solo freddi numeri e statistiche pessimistiche. Siamo dei temerari in Italia e andiamo avanti con coraggio verso la deriva.

Qui le immagini relative alla concessione Badile, dove dovrebbe sorgere il pozzo Moriago 1 dir, alle porte di Milano.

Friday, April 26, 2013

La Sound Oil a trivellare in Veneto - Nervesa





Adesso e' tuttapposto.

Programmano altri buchi:
 
Laura, Golfo di Taranto
Rapagnano, Marche 
Badile, Lombardia

Evviva.

Approvato ad Ottobre 2014



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We are very much focused on Italy and that will remain the case.
James Parsons, CEO Sound Oil, UK

Nervesa, Veneto

Badile, Lombardia



Secondo gli annunci agli investitori, la Sound Oil, ditta inglese che di occupa di petrolio ha intenzione di trivellare presto in Veneto, secondo la concessione "Carita' - Nervesa".

La concessione si trova nei pressi di Conegliano Veneto.

Nel video sopra su YouTube il CEO James Parsons la definisce una "flagship opportunity" e dice che la concessione nel trevigiano vale $62 milioni di dollari - tanto quanto tutto il loro capitale azionario! - e che gli fruttera' $14 milioni di dollari l'anno, una volta che sara' operativa.

Vogliono iniziare alla fine dell'anno 2013.

Come si puo' capire e' una ditta piccola, che pensa di fare il salto di qualita' con l'Italia.

Il pozzo Nervesa fu gia' trivellato dall'ENI nel 1985. Loro vogliono trivellarne un altro, per ora esplorativo, a circa 1 chillometro di distanza. La zona e' arenaria, vogliono andare a circa 2 chilometri di profondita', in un'area "industriale".

Nel video su YouTube c'e' pure il salvatore della patria, l'italiano Luca Madeddu, che dice che il processo e' iniziato nel 2011 (ma qualcuno ha detto qualcosa ai veneti?) e che se tutto va bene sara' tutto operativo per il 2014.

Dice che hanno mandato la VIA e che aspettano il "si" a Novembre 2013, con l'approvazione finale, come se tutto fosse una formalita', e che il si gli e' dovuto.

E' tutto fatto. Devono poi preparare il sito, con 25 giorni per creare piazzole e adeguare le strade se necessario.

Il pozzo finale arrivera' dall'Olanda, ed e' stato costruito in Germania. A un certo punto compare anche la parola magica "hydraulic rig".

Dicono che siccome l'area e' "industriale" - ma io direi residenziale?? - non possono andare direttamente nel loro giacimento, ma dovranno perforare ad un angolo di circa 45 gradi, per circa 1000 metri.

Il pozzo 41 giorni per trivellare 6 per "pulire" e poi faranno il test per 7-10 giorni. In caso di successo - Luca Madeddu dice che e' tutto molto exciting - decideranno immediatamente come perforare e che entro il 2014 applicheranno per la concessione finale.

Avranno bisogno di un impianto di compressione per massimizzare l'estrazione del gas.

Hanno pero' pochi soldi, e dicono che loro stessi metteranno circa 2.9 milioni dollari e che il resto verra' da una famiglia privata di Milano che guida la ditta CTSI. Questi metteranno l'altra meta' del denaro in cambio dell'8% dei profitti.

E cioe' : la ditta e' inglese, la trivella e' tedesca, il capitale andra' nelle mani di investitori stranieri e di questa misteriosa famiglia di Milano. E ai veneti cosa restera'?

Mistero.

... E cosa c'e' dentro Nervesa? Stimano 21 miliardi di metri cubi di gas. In Italia ne usiamo circa 80 miliardi all'anno - fanno circa 3 mesi di gas per l'Italia, *per tutta la vita del progetto* e non all'anno, ammesso e non concesso che questo gas finira' nelle case degli italiani.

Dicono che non si fermeranno qui, ma che hanno intenzione di trivellare la concessione Badile nei dintorni di Milano, e che hanno degli "hidden gems" in Italia.

Gems? Dal punto di vista di un petroliere, forse. Per ora e' tutto solo molto hidden.

Gli italiani sono sempre gli ultimi a sapere di queste "gems" nelle loro case, nei loro campi, nelle loro "zone industriali".

Wednesday, February 13, 2013

L'isola di Vieques ed il Prof. James Porter



Coralli inquinati da residui di esplosivi nel mare di Vieques


"It is all about human rights"


8 Febbraio 2013.

Ho tre ore di tempo per parlare ai miei studenti del corso di sostenibilita' che insegno, dell'uso di fonti fossili e dei problemi che comportano. Ho insegnato questa classe tante volte ormai. Lo faccio per amore, non sono obbligata a farlo, ma considerato che ho imparato tanto in questi anni sul petrolio e derivati mi pare giusto condividere e discuterne con gli studenti.

Durante la presentazione gli parlo del fracking, delle Tar Sands, della Nigeria. Gli parlo delle Cancer Alleys in Louisiana ed in California. Gli parlo del nostro consumo sfrenato di petrolio da americani, gli parlo della vita intorno a una raffineria. Ci sono dei video ogni tanto. E poi ci sono domande, commenti, discussioni. E' sempre molto stimolante sentire cosa hanno da dire i ragazzi.

Tutto questo pero' oggi 8 Febbraio 2013 non s'ha da fare.

Questo giorno e' presente sul nostro campus il Prof. James Porter che ci dara' una lezione sulle armi da guerra a Porto Rico e ai suoi effetti sulla natura e sull'ecologia. Mi dicono che devo portarci tutta la classe.

Ci vado un po di malavoglia. Mi spezzera' il mio discorso a meta' e chissa' sara' una cosa noiosa ed accademica, con numeri e cifre e la mia mente sara' altrove.

Arrivo. Mi siedo dietro con tutte le mie scartoffie. Chissa', magari riesco a fare dell'altro mentre che lui parla.

E poi invece .. dopo 5 minuti che il professor Porter parlava ero completamente presa da questo signore di 50 anni, americano in tutto e per tutto. Per la sua innocenza, per il nero che e' nero e il bianco che e' bianco, per la sua pulizia morale, per i suoi ideali, e per le cose che ci ha detto.

Alla fine degli anni '90 il governo di Porto Rico - un protettorato USA - chiede al Prof. Porter, esperto di barriere coralline, di fare delle ispezioni sui coralli dell'isola di Vieques.


Questa isola di 7,000 abitanti era usata da 60 anni circa dalla marina USA per le esercitazioni navali ed aeree. Ci sparavano bombe per testarle. Ma le bombe non sono cioccolatini, e hanno dentro composti chimici cancerogeni e tossici. E ovviamente tutte le armi detonate sono rimaste li, sui fondali del mare e sui prati di Vieques.

L'accordo fra il governo USA e Porto Rico era che la barriera corallina di Vieques, fra le piu' straordianarie del continente americano, non sarebbe stato bombardato. Il governo di Porto Rico dopo 60 anni voleva solo accertarsi se questo fosse verita'.

Come da copione, il prof. Porter arriva con la sua troupe e trova la barriera corallina in uno stato penoso. Scopre bombe esplose e non esplose, proiettili e liquidi esplosivi sui fondali. Fa analizzare il tutto e scopre concentrazioni elevatissime ed inaccettabili di arsenico, di benzene e di altre sostanze tossiche per il mare e per i coralli. Scopre anche cartine dell'esercito USA che mostrano chiaramente che la barriera corallina fosse un target delle esercitazioni, sebbene non fosse questo l'accordo stipulato.

Il prof. Porter presenta il suo rapporto alle autorita' portoricane.

Il suo lavoro ufficiale era finito.

E invece, era solo l'inizio. Non poteva lasciare la sua opera a meta'. Adesso sentiva la responsabilita' di aggiustare l'aggiustabile.

E cosi' il prof. Porter scopre che tutte queste sostanze tossiche sono presenti non solo in acqua, ma anche nei campi, nei corpi e nelle vite delle persone. E infatti, neanche a farlo apposta i cittadini di Vieques hanno i tassi di tumore piu' elevati di tutte le isole dei Caraibi.











Inizia allora il suo nuovo lavoro, non da scienziato, ma da attivista.

Sa che l'esercito USA non ammettera' mai che questi bombardamenti siano nocivi e anche se lo fara' dira' che e' tutto nell'interesse nazionale. Ma lui insiste. Scrive, denuncia, va in televisione. Porta con se i vari rappresentati dei cittadini di Porto Rico.

E' un lungo tira e molla, ma alla fine, grazie anche a tutto il polverone sollevato dal Prof. Porter,
nel 2005 il governo USA accetta di fermare le esercitazioni belliche su Vieques.

Si, l'esercito piu' potente del mondo smette di fare bombardamenti su isola di 7000 abitanti per salvare coralli e persone.

Ma il suo lavoro non e' ancora finito. Anche se le esercitazioni sono ferme, le vecchie bombe sono ancora li, a scaricare materiale tossico nel mare.

E allora il Prof. Porter va dai suoi colleghi di ingegneria e costruisce un prototipo meccanico, un robot, per identificare e raccogliere tutti questi rimasugli bellici sul fondo del mare in modo da poterli caricare su navi e portarli via - tutto in modo automatico.

Secondo le sue stime ci vogliono al massimo 2 milioni di dollari per ripulire il mare di Vieques.

Questi sono tanti soldi per me e per te, ma per le milizie USA sono bazzeccole. Hanno un budget di vari trillioni di dollari - e cioe' varie migliaia di miliardi di dollari.

Obama si e' preso l'impegno - sollecitato dallo stesso Porter - di iniziare le operazioni di pulizia, ma per ora e' ancora tutto fermo. Ma lui non demorde.

Credo che parte del motivo per cui il Prof. Porter stia facendo tutte queste conferenze su Vieques in giro per l'America sia per sensibilizzare cittadini sul tema, ma anche per far crescere il senso civico e la voglia di partecipazione.

La testardaggine di una persona sola che riesce a far fermare i bombardamenti militari USA a Porto Rico e' una storia ammirevole e che lascia un senso di speranza, la speranza che non e' tutto perso su questo pianeta e che ci sono ancora anime nobili.

Chi gliel' ha fatto fare? Sono quasi 15 anni che porta avanti questa sua missione per un isola che non era sua, ma che lo e' diventata.

Alla fine del discorso ha detto ai ragazzi: prendete le cose che imparate qui e cambiate il mondo.  Ha detto: arriva un momento che uno deve lasciare la comodita' della vita accademica e usare le cose che si sanno e che si hanno e che si insegnano per tutto resto del mondo che c'e' la fuori.

Ci ha detto che occorre "become the boxer if you have to" e che la sua lotta a un certo punto non era piu' per l'ambiente o per i coralli. Era per i diritti umani. Era che non era giusto che la gente si ammalasse di cancro per il nostro "interesse nazionale".

Che bella che e' stata quell'ora con il professor James Porter. Alla fine, gli sono andata vicino e l'ho ringraziato.

E poi siamo andati in classe, per l'ultima oretta che era rimasta con gli studenti.

Invece della presentazione da 3 ore che avevo gia' preparato ho tirato fuori una presentazione vecchia della storia del Centro Oli d'Abruzzo, gliel'ho raccontata, gli ho fatto vedere un po di foto di Punta Aderci e della costa teatina e del lago di Bomba e delle vigne, e per un po' mi sono sentita boxer anche io.