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Friday, March 23, 2018

Hamelin Bay, Australia -- 150 balene si spiaggiano. 75 sono gia' morte.








L'ultima e' stata presa in India. 
Tutte le altre sono di Hamelin Bay, Marzo 2018


Update: sono morte quasi tutte. Solo sei sono state salvate. Piu di 140 sono morte.

Succede in Australia, lungo la sua costa occidentale.

Centocinquanta balene si sono spiaggiate nei pressi di Hamelin Bay, dieci chilometri a nord della citta' di Augusta. Per la precisione si tratta di short-finned pilot whales. Settantacinque sono gia' morte. Le altre sono moribonde anche se ci sono varie sqadre di soccorso a cercare di salvarle.

E' stato un pescatore a fare la macabra scoperta, ad allertare le autorita' che hanno poi chiuso varie spiaggie locali.

Non si sa perche' siano morte.

Si teme pero' che le zone possano essere infestate dagli squali, attratti dalle carcasse delle balene che potrebbero essere considerate cibo facile.

Non e' la prima volta che accade tutto questo. Nove anni fa morirono 80 fra balene e dolfini, sulla stessa spiaggia.

Ora, su questo blog si parla di petrolio e di airgun ed affini e di cambiamenti climatici. Non sappiamo in questo caso specifico cosa sia successo, e potrebbe essere anche che sia tutto sia stato un caso, un caso di grande sfortuna.

Ma quello che e' certo e' che le morti delle balene continua in tutto il mondo. In India, sono morte 37 balene fra il 2015 e il 2016. Lungo la costa orientale degli USA sono morte 41 balene dal 2016 ad oggi. Il National Oceanic and Atmospheric Agency lo ha dichiarato un evento alquanto inusuale.

Nel 2015 sono morte ben 337 balene in Patagonia, Cile, fra gli spiaggiamenti piu' numerosi mai registrati.

Perche' succede questo?

Non si sa, ma di certo gli oceani cambiano a ritmi a cui gli animali non sono abituati, e per cui non hanno tempo di adeguarsi.

Negli scorsi cento anni circa, il tasso di crescita della temperatura degli oceani e' *quadruplicato* a causa dell'uomo. Gli oceani si riscaldano quattro volte piu' in fretta oggi rispetto al periodo 1960-1990 e questo h portato a enormi squilibri nel mare.

I livelli di ossigeno sono calati precipitosamente.

Questo vuol dire che alcune specie, forse considerate insigificanti, sono a rischio. Le concentrazioni di sardine sono a livelli record di scarsita'. E anche se le sardine sono meno romantiche delle balene, il loro declino significa meno cibo per le balene.

D'altro canto gli oceani sono cosi caldi che alcune specie di alghe contengono ora livelli elevatissimi di acido domoico, una tossina che danneggia il sistema nervoso. E infatti le balene morte in Cile avevano tutte ingerito enormi quantita' di alghe, non direttamente, ma perche' avevano mangiato aragoste che a loro volta erano sature di plankton piene di acido domoico che arrivava dalle alghe.

Un ciclo complesso, ma che puo essere riassunto in: sono stati i cambiamenti climatici causati da noi tutti.

E perche' le balene sono importanti?

Perche' hanno un ruolo cruciale in ecologia. I prodotti che rilasciano in mare sono ricchi di ferro e azoto che servono per fertilizzare il plankton, alla base della catena alimentare del mare, e fonte dell'ossigeno sulla terra.

Ecco, tutto e' collegato, tutto e' uno, e le nostre azioni alla fine portano a eventi tristissimi come questo.






















Thursday, November 2, 2017

Siamo nell'era piu' calda della storia e i cambiamenti climatici sono per colpa dell'uomo










This period is now the warmest in the history of modern civilization.

The global, long-term warming trend is unambiguous.


There is no convincing alternative explanation
that anything other than humans — the cars we drive,
the power plants we operate, the forests we destroy — are to blame.


Human activities, especially emissions of greenhouse gases, are the dominant cause of the observed warming since the mid-20th century.

Thousands of studies conducted by researchers around the world have documented changes in surface, atmospheric, and oceanic temperatures; melting glaciers; diminishing snow cover; shrinking sea ice; rising sea levels; ocean acidification; and increasing atmospheric water vapor.


Dal rapporto quadriennale sullo stato del
clima del governo federale degli USA.



Di queste cose abbiamo parlato spesso. 

I cambiamenti climatici sono innegabili, ovunque leggi o ti giri ci sono storie di estati piu' calde del normale, di ottobre che sa di luglio, di trombe d'aria dove non si erano mai viste, di urgani di violenza inaudita.

Sono tutti aspetti del clima che cambia, con eventi naturali che divantano piu' aggressivi o fuori stagione a causa dell'enorme quantita' di CO2 che abbiamo immesso nell'atmosfera e di tutto cio' che abbiamo plastificato, deforestato, petrolizzato, distrutto.

Ma oggi c'e' qualcosa di interessante: tredici agenzie federali americane SOTTO TRUMP, il principale negazionista di questi tempi, hanno concluso quello che un po sapevano tutto. 

Il report e' completo e dettagliato e si puo scaricare qui. Non lascia scampo. 

E' il periodo piu' caldo della civilizzazione.

Siamo stati noi.

Nell'arco di 115 anni la temperatura media si e' innalzata di un grado centigrado con eventi record ed estremi.

Le parole che usano non sono soggetto a interpretazione.

Non c'e' nessuna altra alternativa credibile. E' scritto cosi.

Siamo stati noi. Le nostre automobili, i nostri impianti fossili, le foreste che abbiamo distrutto, gli oceani che abbiamo acidificato, le emissioni che abbiamo sputato in atmosfera.

Noi.  

E questo arriva dal Gotha della scienza americana.

Cosa fara' mai Trump? Il suo governo? Avra' il coraggio di andare contro i suoi stessi scienziati?

Ma poi, perche' hanno fatto questo report?

Perche' la legge li obbliga a farlo, e' parte del cosiddetto National Climate Assessment e Trump non ci puo' fare niente. La procedura e' che centinaia di esperti governativi e universitari si riuniscono sotto la guida del National Academy of Sciences e tirano fuori le proprie conclusioni collettive.

Il documento e' considerato il piu' autorevole documento USA sulla scienza sui cambiamenti climatici.

La Casa Bianca in realta' ha cercato di mettere uno spin positivo o di dubbio su questo documento, dicendo che alla fin fine i cambiamenti climatici ci sono sempre stati e che ci sono "incertezze".
 
Ma e' una strategia vecchia a cui non crede nessuno. Ci hanno provato con le sigarette - non si sa se il fumo fa male,nel frattempo continuiamo come se niente fosse - ma qui non funziona piu'.

La cosa positiva e' che gli scienziati stessi riportano che non ci sono state interferenze da parte della politica, nonostante Trump. Chissa', forse impegnato com'e' a mandare tweet insensati neanche lo sapeva che stavano preparando questo report. Ad ogni, modo il nostro presidente, noto negazionista dei cambiamenti climatici e che non ha mai visto una trivella che non gli piacesse, non ha interferito con il suddetto rapporto.

La domanda vera pero' e cosa fara' questo Gotha americano della scienza dei cambiamenti climatici? Diventeranno piu' attivi nel cercare soluzioni? Nell'esigere che si faccia qualcosa? Nel parlare alla gente comune che non c'e' problema piu' urgente che la nostra sopravvivenza sulla terra e la vita cosi come la conosciamo? 

Oppure restereanno timidi timidi a scrivere rapporti e a mai affrontare con coraggio speculatori e affaristi ambientali?

Sei degli anni piu' caldi della storia sono stati registrati negli ultimi 17 anni. 

Il costo delle catastrofi ambientali e' stato di 1.1 trillioni di dollari dal 1980 ad oggi.

Quante specie sono andate estinte? Cosa succedera' al lungo termine per gli equilibri terrestri? Quand'e' che le temperature smetteranno di crescere? Siamo pronti per altri eventi estremi? E' giusto che popoli meno ricchi paghino per le colpe di quelli che inquinano di piu?

Sono domnde, per ora, senza risposta.






Friday, March 3, 2017

La Shell nel 1991 - il clima cambia come mai prima dell'era glaciale




Region by region analysis of world temperature records shows a small but significant warming trend over the century with a marked increase in the 1980s. What the computer modellers are looking at is the possibility of change at a rate faster than at any time since the end of the ice age – change too fast perhaps for life to adapt, without severe dislocation

Global warming calls for a global response

Shell, 1991 
Climate of concern


Eccoci qui.

Lo sapevano, lo dicevano.
E poi se ne sono dimenticati.
O hanno fatto finta di dimenticarsene.

Succedeva 26 anni fa.

Il film in cui la Royal Dutch Shell, ditta di petrolieri olandesi, ammetteva che i cambiamenti climatici sono piu' rapidi che mai andando indietro da qui fino alle ere gliaciali e' del 1991 e si chiama Climate of Concern. Fu preparato con l'aiuto di vari scienziati dell'epoca fra cui Tom Wigley che a suo tempo lavorava presso il  Climate Research Unit alla University of East Anglia. 

Non c'e' spazio all'ambiguita' nel film: il messaggio era chiaro. Il mondo cambia a causa dei cambiamenti climaitici e i questi cambaimenti potrebbero essere troppo veloci perche' la vita cosi come la conosciamo possa adattarsi in tempo.

Dicevano tutto chiarissimamente:

isole tropicali che sarebbero diventate inospitali, sommerse dalle onde;
zone costiere sommerse di inquinamento;
profughi dovuti ad un clima sempre piu' ostile;
aumento dei livelli degli oceani; 
siccita', tempeste ed allagamenti fuori dal normale;
temperature piu' elevate;

Lo dicevano nel 1991!

Dicevano pure che tutti i modelli e gli scenari che avevano cercato di presentare nei loro modelli computazionali puntavano tutti alla stessa conclusione, chi piu' chi meno rapidamente: il mondo cambiera' drasticamente a causa dei cambi del clima.

Il film aggiungeva anche di essere d'accordo con il report presentato alle Nazioni Unite nel 1990 -- 27 anni fa! -- da un gruppo di scienziati sulla necessita' di agire per rallentare tali cambiamenti climatici.
"Climate of concern" termina con questa frase:

“Whether or not the threat of global warming proves as grave as the scientists predict, is it too much to hope as it might act as the stimulus – the catalyst – to a new era of technical and economic cooperation? Our numbers are many, and infinitely diverse. But the problems and dilemmas of climatic change concern us all.” 

Per vari anni il film fu proiettato nelle universita' e nelle scuole. Ma poi passo' di moda. Eppure ci avevano azzeccato su tutto.

Parlavano di sole, di efficenza energetica, di carbon taxes, dello spreco di CO2 che finisce in ambiente, di sovrappopolazione, dell'energia che i paesi in via di sviluppo avrebbero presto chiesto ed usato. Parlavano della necessita' di risparmiare: l'energia che usa una lampadina era per il 95% calore disperso nell'ambiente.

Quello su cui invece non hanno azzeccato e' la resistenza dei petrolieri stessi e la mancanza immediata di presa di coscienza fra il grande pubblico.

 Nel film si parla di azione collettiva, con un pizzico di ottimismo. Il mondo veniva dalla lotta globale contro la sostanza che stava distruggendo il buco dell'ozono, i CFC.  Tutti insieme si era cercato di risolvere il problema, e credo che quelli del video della Shell pensavano che lo stesso potesse applicarsi al petrolio.

Non fu cosi. La Shell per prima, negli anni a venire avrebbe negato l'evidenza, mentre continuava a trivellare, a estrarre monnezza sempre piu' monnezza nelle Tar Sands del Canada, nei fondali piu' profondi del mare, e con metodi sempre piu' aggressivi. E con i loro dinieghi, e con il loro seminare dubbi, non c'e' stata ne una veloce accettazione del problema da parte del pubblico, ne tantomeno azione.

I critici della Shell sono tanti, per avere predicato bene 25 anni fa e per avere poi fatto finta di niente, alla ricerca di denaro facile. Fra questi Jeremy Leggett, ex geologo del petrolio, ora diventato imprenditore del solare. Dice

"I honestly feel that this company is guilty of a modern form of crime against humanity. They will point out that they have behaved no differently than their peers, BP, Exxon and Chevron. For people like me, of which there are many, that is no defense.”

La Shell sapeva dei cambiamenti climatici anche prima del 1991. Gia' nel 1986 infatti un "report confidenziale" parlava di cambiamenti "veloci e drammatici" che "avrebbero avuto impatti nefasti sull'ambiente, sugli standard di vita futuri, sull'approvvigionamento di cibo e che potrebbero avere enormi conseguenze politic, sociali ed economiche.

E cosi, gia' nel 1989 la Shell si era costruita una mega piattaforma per essere al riparo dall'innalzamento dei livelli del mare. La Troll A e' in alto: e' la piattaforma piu' mostruosa del mondo.

Poi, quello stesso anno, le grandi amiche del petrolio formarono la Global Climate Coalition (GCC), per trovare scusanti e per decretare il tuttapposto. La Shell per lotte interne usci' da questo consorzio per incompatibilita' con le altre ed entro' in un altro gruppo con lo stesso scopo, la American Legislative Exchange Council. Rimase qui fino al 2015. Oggi invece fa parte del Business Roundtable e dell'American Petroleum Institute,che fanno gli interessi dei petrolieri e che sono stati fra i principali oppositori di tutte le leggi green varate da Obama e dall'Unione Europea.

Uno direbbe, ma perche' nel 1991 fecero e diffusero questo film?

Probabilmente perche' quando si rese conto di cosa stava accadendo, lo shock fu cosi grande che tutti -- petrolieri compresi -- ci si rese conto che occorreva agire, presto e in modo planetario, pure da parte dei signori trivellatori.

E poi il denaro prese il sopravvento.

Sapevano che le loro azioni avrebbero distrutto l'Artico, gli equilibri climatici mondiali, la vita sul pianeta come lo consociamo.

Non dissero mica, beh, reinventiamoci come ditta di rinnovabili, di sole, di vento, di conservazione energetica.

No. Propagandarono il tuttapposto, e fecero piani per continuare a trivellare, costi quel che costi ovunque e comunque e dovunque. Artico compreso.

Ad oggi la Shell ha ancora in ballo investimenti per 75 miliardi di dollari in petrol-progetti, sebbene sanno dal 1986 che saranno deleteri per il mondo.

Saturday, December 17, 2016

Lo yogurt di 40 anni fa ancora in mare. Nel 2050 piu' plastica che pesci in mare.

Il vasetto di yogurt di plastica ritrovato in mare dopo 40 anni

 Il bianco e' la zona d'oceano con la maggior concentrazione di plastica


Estate del 1976 - Olimpiadi di Montreal. 

40 anni fa.

Yoplait lo yogurt sponsorizza i giochi e crea un contenitore con il logo delle Olimpiadi.

40 anni dopo uno di quei vasetti viene ripescato dal mare.

E' quasi integro, come si vede nell'immagine sopra, a testimonianza di quanto grave sia l'inquinamento dei nostri mari e di quanto difficile e' per la natura, il mare in questo caso, liberarsi della plastica che *noi* ci abbiamo messo dentro.

I dati?

In media 450 anni per smaltire un pezzo medio di plastica.

450 anni! E' evidente che alcune cose si disintegrano piu' facilmente (ad esempio le buste di plastica) ed altre abbisognano di piu' tempo, ma la media e' quasi di mezzo millennio. Come dire: se Michelangelo avesse gettato qualcosa di plastica nell'oceano, oggi potrebbe ancora essere li.

E il ciclo della plastica dopo che viene degradata in mare non finisce li: i microframmenti che restano in circolazione finiscono spesso dentro i corpi di pesci ed altre specie acquatiche che li ingeriscono senza saperlo. E quei pesci li mangiamo noi.

Ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica.

Secondo il World Economic Forum nel 2050 ci sara' piu' plastica che pesci nei nostri oceani.

Forse e' arrivato il tempo di ripensare il nostro modo di consumare, di produrre, di vivere. 






Wednesday, September 9, 2015

Jakobshavn Glacier: scompare un pezzo di Groenlandia

Jakobshavn Glacier -- Prima, 31 Luglio 2015

Jakobshavn Glacier -- Dopo, 16 Agosto 2015











“The calving events of Jakobshavn are becoming more spectacular with time, 
and I am in awe with the calving speed and retreat rate of this glacier. 
The ice front keeps retreating inland at galloping speeds” 



Fra il 14 ed il 16 Agosto 2015 la Groenlandia ha perso un pezzo del Jakobshavn Glacier. E' uno dei pezzi piu' grandi di ghiacciai mai scomparsi in un colpo solo: seondo la NASA si tratta di circa dodici chilometri quadrati di superficie persa.

In inglese la parola e' "calving". Non e' la prima volta che pezzi interi di ghiacciai si staccano e si sciolgono in Groenlandia, a causa delle alte temperature, anzi, il tasso di indietreggiamento del Jakobshavn Glacier nel 2012 e' stato di circa 17 chilometri, tre volte tanto il tasso di perdita nel 1990.  Piu' ghiaccio si perde, piu' saranno probabili perdite in futuro, una sorta di effetto domino.

Una decina di anni fa si pensava che i ghiacciai della Groelandia fossero poco vulnerabili ai cambiamenti climatici, a causa delle grandi dimensioni. Invece non e' cosi perche' il ghiaccio della Groenlandia e attraversato da tutta una serie di canali e crepe sotterranee che fa si che una volta sciolta, l'acqua si infili nella roccia accellerando ulteriore liquefazione.

E non e' solo la Groenlandia: in meno di venti anni e' stato perso il 40% del ghiaccio Artico. E anzi, la marina USA stima che nel 2016 (il prossimo anno!) non ci saranno ghiacci durante l'estate Artica.
Perche' succede questo? Perche' ogni dieci anni la temperatura in Artico aumenta di circa 0.66 gradi Celsius. Puo' sembrare poco, ma e' un dato preoccupante per i delicati equilibri in gioco e perche' e' un effetto culmulativo.

Il collasso dei ghiacciai ha effetti drammatici sui livelli oceanici: basta solo pensare che fra l'Artico e la Groenlandia c'e' circa il 25% di acqua del pianeta. Una volta scioltisi, i livelli del mare si innalzeranno in modo apolcalittco, anche di 20 metri.

Nel 2006, James Balog un fotografo intraprese una iniziativa bellissima e triste allo stesso tempo. Si chiamava Extreme Ice Survey. Assieme a un gruppo di scienziati della terra, geologi, esploratori e climatolgi decise di fare un documentario sui ghiacciai del mondo.

Installarono telecamere e macchine fotografiche in venti ghiacciai del mondo: Groenlandia, Islanda, Francia, Svizzera, Canada, Nepal, Antartica and negli USA. Le telecamere e le macchine fotografiche avrebbero scattato ogni mezzora per tutto l'anno. Registrarono 8500 immagini, e poi hanno messo tutto assieme in un libro ed in documentario.

Il documentario per intero l'abbiamo visto al cinema, un paio di anni fa. E' impressionante,
spettacolare. Balog e i suoi colleghi sono riusciti ad immortalare vari ghiacciai che crollano in tempo reale. Bello, ma spaventoso allo stesso tempo per quello che significa perdere quei ghiacci.

Il preview del film "Chasing Ice" e' in alto.