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Monday, September 17, 2018

Australia: la meta' delle tartarughe morte premature ha la pancia piena di plastica







Il contenuto di plastica dallo stomaco di *una* delle tartarughe morte.


Queste storie non smettono mai di spezzarmi il cuore in mille pezzi, perche' da un lato sono creature che non hanno fatto niente di male, se non seguire i ritmi millenari della natura, e dall'altro ci siamo noi, che pensiamo di essere creature intelligenti, superiori e che invece distruggiamo tutto.

Ecco qui il risultato di cotanza intelligenza. Invece di rendere il mondo migliore lo stiamo distruggendo, e il fatto che accada a nostra insaputa non cambia niente.

In Australia un nuovo studio rivela che la meta' delle tartarughe marine morte subito dopo essere nate aveva la pancia piena di plastica.

La meta'!

E come potrebbe essere altrimenti, visto che dieci milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno.  Ce n'e' per tutti, dal plankton alle balene, con tutto quello che passa in mezzo, tartarughe comprese.

Gia' negli anni '80 si era notata la presenza di plastica negli stomaci delle tartarughe, principalmente buste di plastica.

Ma poco fu fatto, e poco si sta facendo adesso. Trenta anni almeno di animali di ogni genere che mangiano plastica - a volte il sistema della digestione e' capace di espellere questi corpi estranei, ma spesso, e le abbiamo viste tutti le foto, ci sono casi di animali deformi, di plastica che si accumula nello stomaco, di lacerazioni ai tessuti degli animali.

In alcuni casi arriva anche la morte per fame, perche' gli animali credono di essere sazi, con la pancia piena di plastica, ma in realta' di nutritivo non c'e' niente. Infine occorre notare che le tartarughe per come sono fatte, non possono vomitare niente. O la plastica passa attraverso il sistema digestivo oppure resta in corpo per sempre.

Ed ecco dunque il recente studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports che ha cercato di quantificare gli effetti della plastica sulle tartarughe marine d'Australia. Il lavoro e' stato eseguito da Britta Denise Hardesty del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) in Tasmania che ha esaminato i corpi di 1000 tartarughe morte e trovate in riva al mare per capire il ruolo della plastica nelle loro vite e nelle loro morti.

Il risultato e' che le tartarughe morte giovani, erano quelle con piu' plastica nei loro corpi.  La meta' di queste tartarughe morte giovani aveva ingerito quantita' elevate di plastica, mentre lo stesso si poteva dire per il 25% delle tartarughe di eta' media. Infine, le tartarughe morte in eta' piu' avanzata avevano plastica in corpo per il 15% del totale. La vita media di una tartaruga sana e' di 80 anni; il tempo della riproduzione inizia fra i 20 e i 30 anni.

In alcuni casi le tartarughe avevano 300 pezzetti di plastica.

La probabilita' di morire, in media, e' del 50% dopo avere ingerito 14 pezzetti di plastica. A volte pero' ne basta uno solo, per esempio un solo pezzo di plastica e' sufficente a soffocare una tartaruga o a perforarne gli intestini, se il pezzo giusto arriva nel posto giusto.


In media un pezzo di plastica in corpo aumenta la mortalita' del 20%.


A livello mondiale si calcola che il 52% delle tartarughe ha ingerito un qualche pezzo di plastica.

Le tartarughe giovani sono le piu' vulnerabili perche' spinte dalla corrente, assieme ai rifiuti, e perche' mangiano con meno discernimento degli adulti.

Quali sono le conseguenze di tutto cio'?

Beh, ovviamente ci sono tante concause, e possibilita' ma alla fine, il 60 percento delle specie di tartarughe note e' in via di estinzione. Un altro dato: duecento anni fa le tartarughe del mare nei Caraibi erano stimate essere decine di milioni. Oggi sono solo decine di migliaia.

E' documentato che 700 specie animali sono messe in pericolo dalla nostra monnezza. Sicuramente il numero vero e' maggiore, e man mano che continueranno gli studi ci si rendera' conto che la plastica non risparmia nessuno: la fauna marina, uccelli, pesci, tartarughe, coralli.

Cosa fare, specie considerato che il Mediterraneo e' fra i piu' inquinati del mondo?

Tutto parte da ciascuno noi.

Raccogliamola quella monnezza al mare, non gettiamo rifiuti a casaccio, riusiamo, recicliamo, compriamo vestiti fatti di materiale non sintetico -- cotone, lana, seta.

Le tartarughe non hanno fatto niente di male per meritarsi il mare plastificato.






Friday, March 23, 2018

Hamelin Bay, Australia -- 150 balene si spiaggiano. 75 sono gia' morte.








L'ultima e' stata presa in India. 
Tutte le altre sono di Hamelin Bay, Marzo 2018


Update: sono morte quasi tutte. Solo sei sono state salvate. Piu di 140 sono morte.

Succede in Australia, lungo la sua costa occidentale.

Centocinquanta balene si sono spiaggiate nei pressi di Hamelin Bay, dieci chilometri a nord della citta' di Augusta. Per la precisione si tratta di short-finned pilot whales. Settantacinque sono gia' morte. Le altre sono moribonde anche se ci sono varie sqadre di soccorso a cercare di salvarle.

E' stato un pescatore a fare la macabra scoperta, ad allertare le autorita' che hanno poi chiuso varie spiaggie locali.

Non si sa perche' siano morte.

Si teme pero' che le zone possano essere infestate dagli squali, attratti dalle carcasse delle balene che potrebbero essere considerate cibo facile.

Non e' la prima volta che accade tutto questo. Nove anni fa morirono 80 fra balene e dolfini, sulla stessa spiaggia.

Ora, su questo blog si parla di petrolio e di airgun ed affini e di cambiamenti climatici. Non sappiamo in questo caso specifico cosa sia successo, e potrebbe essere anche che sia tutto sia stato un caso, un caso di grande sfortuna.

Ma quello che e' certo e' che le morti delle balene continua in tutto il mondo. In India, sono morte 37 balene fra il 2015 e il 2016. Lungo la costa orientale degli USA sono morte 41 balene dal 2016 ad oggi. Il National Oceanic and Atmospheric Agency lo ha dichiarato un evento alquanto inusuale.

Nel 2015 sono morte ben 337 balene in Patagonia, Cile, fra gli spiaggiamenti piu' numerosi mai registrati.

Perche' succede questo?

Non si sa, ma di certo gli oceani cambiano a ritmi a cui gli animali non sono abituati, e per cui non hanno tempo di adeguarsi.

Negli scorsi cento anni circa, il tasso di crescita della temperatura degli oceani e' *quadruplicato* a causa dell'uomo. Gli oceani si riscaldano quattro volte piu' in fretta oggi rispetto al periodo 1960-1990 e questo h portato a enormi squilibri nel mare.

I livelli di ossigeno sono calati precipitosamente.

Questo vuol dire che alcune specie, forse considerate insigificanti, sono a rischio. Le concentrazioni di sardine sono a livelli record di scarsita'. E anche se le sardine sono meno romantiche delle balene, il loro declino significa meno cibo per le balene.

D'altro canto gli oceani sono cosi caldi che alcune specie di alghe contengono ora livelli elevatissimi di acido domoico, una tossina che danneggia il sistema nervoso. E infatti le balene morte in Cile avevano tutte ingerito enormi quantita' di alghe, non direttamente, ma perche' avevano mangiato aragoste che a loro volta erano sature di plankton piene di acido domoico che arrivava dalle alghe.

Un ciclo complesso, ma che puo essere riassunto in: sono stati i cambiamenti climatici causati da noi tutti.

E perche' le balene sono importanti?

Perche' hanno un ruolo cruciale in ecologia. I prodotti che rilasciano in mare sono ricchi di ferro e azoto che servono per fertilizzare il plankton, alla base della catena alimentare del mare, e fonte dell'ossigeno sulla terra.

Ecco, tutto e' collegato, tutto e' uno, e le nostre azioni alla fine portano a eventi tristissimi come questo.






















Sunday, August 12, 2012

I dispersanti nel golfo del messico, 2 anni dopo.


Dispersanti sul golfo del Messico, 2010


Gamberetti anneriti dal petrolio, Dauphin Island, Alabama, Agosto 2012


Tartaruga morta, Mississippi, Maggio 2012


Micheal Crosby, 
Mote Marine Laboratory, Sarasota, FL

Dei danni del golfo del Messico, due anni dopo, si parla poco. Eppure ogni tanto vengono fuoi studi fatti proprio sull'esperienza del golfo che dovrebbe far riflettere tutti, da Passera e Clini, che hanno abilmente risuscitato le trivelle bocciate dalla Prestigiacomo, fino ai sindaci di comunita' trivellate e trivellande.

La BP ha usato circa 1.8 milioni di galloni di dispersanti, fra cui il Corexit, bannato per la sua pericolosita' in alcune nazioni. E anche quando il governo USA gli ha intimidato di non usarlo piu, alla BP non e' importato molto, ed hanno continuato a spruzzarlo imperterriti, di notte, di giorno, a casaccio.

1.8 milioni di galloni sono circa 7 milioni di litri. Il Corexit spezzetta il petrolio disperdendolo nell'acqua, ma spezzetta anche le membrane degli esseri viventi, causando malattie e deformita'.

Ne abbiamo gia' parlato qui nell'anniversario, qui sui pesci, qui sui coralli.

Adesso, c'e' uno studio condotto da Alice Ortman della University of South Alabama, che mostra in maniera scientifica che in un esperimento controllato in laboratorio, la presenza di dispersanti porta alla morte del plankton, ma all'aumento di batteri, capovolgendo tutto il delicato equilibrio della catena alimentare.



There were lots of bacteria left but no bigger things.  
It's like the middle part of the food web is taken away.

C'erano molti batteri, ma niente di piu' grande.
E' come se la parte centrale della catena alimentare fosse stata portata via. 

I pesci non mangiano batteri. E' il plankton che mangia batteri, che poi vengono mangiati dai pesci e se togli quello che c'e' in mezzo - appunto il plankton - la catena alimentare viene interrotta.

Questo e' un risultato inaspettato, nuovo, e dalle profonde implicazioni. 

Il professor Brian Crother, del dipartimento di biologia della Southeastern Louisiana University infatti dice che il tutto e' spaventoso perche l'esperimento condotto in taniche, riproducendo al meglio che si poteva le condizioni in mare, e' durato solo cinque giorni. E se queste sono le conseguenze dopo 5 giorni, figuriamoci dopo 3 mesi!

Micheal Crosby, del Mote Marine Laboratory a Sarasota, in Florida, dice che questo significa che non abbiamo ancora visto tutto quello che c'e' da vedere nel golfo, perche' per vedere l'impatto pieno di questi stravolgimenti sulla catena alimentare occorrera' aspettare anni ancora.

Ad esempio, lo scoppio della Exxon Valdez, nel 1989 non ebbe conseguenze immediate sulla popolazione di pesci. Ci vollero quattro anni, e nel 1993 si inizio' ad asssitere ad un graduale declino della popolazione di aringhe, fino a che le aringhe sono scomparse del tutto e con queste, i pesci piu' grandi che li mangiavano.

Cordova, Alaska era un paese di pesca.

Dopo lo scoppio e la fine delle aringhe, la pesca non esiste piu.
Esistono le ditte fallite, i suicidi, la miseria e la disperazione. 

The worst is yet to come.


Aringa - un tipo di pesce azzurro




Thursday, May 21, 2009

L'affondamento della Prestige: nunca mais










La petroliera Prestige si inabisso' lungo le coste spagnole della Galizia nel 2002.

Fu il peggior disastro ambientale della storia della Spagna. Migliaia e migliaia di chilometri di costa e di spiagge spagnole e francesi furono devastate. Furono contaminate anche l'isola di Wight, e le isole Canarie.

L'incidente fu a causa di una tempesta che causo' il distacco di un pezzo di nave e da cui vennero riversati in mare 20 milioni di galloni di petrolio, circa 80 milioni di litri.

La nave peregrino' per vari porti perche' nessuno voleva accoglierla, e alla fine si inabisso' nel mare.

Il comandate della nave fu arrestato per non avere collaborato nell'opera di salvataggio e per distruzione ambientale.

Il rilascio del carico di petrolio della Prestige duro' per mesi, riversando 500 litri al giorno senza sosta.

Il risultato e' che ci furono morie di coralli, squali, pesci e di uccelli. L'industria della pesca soffri' moltissimo e tutta l'attivita' fu fermata per sei mesi a causa del grave inquinamento. Il governo spagnolo fu accusato di voler minimizzare la portata dell´incidente per non creare danni di immagine.

Nonostante l'opera di pulizia, portata avanti soprattutto dai volontari della Galizia e nonostante le premure di tenere tutto a tacere, l'inquinamento persistette, anche se non in modo visibile come le macchie nere del petrolio. Dopo un anno dall'incidente infatti, ci furono studi dell'Universita' de La Coruna a mostrare che a causa del petrolio della Prestige, pesci, crostacei e polipi avevano alti livelli di idrocarburi aromatici policiclici (il benzene), che sono cancerogeni.

Si calcolo' che la vita marina sarebbe stata impattata dagli scarichi per almeno 10 anni e che tutta la catena alimentare ne avrebbe risentito, dal plankton all'uomo. Il fermo dei sei mesi, secondo vari ricercatori non e' stato sufficiente a garantire l'assoluta sicurezza dei prodotti marini, infatti si consiglia ancora di non mangiare pesce della Galizia.

Alla fine dell'operazione pulizia i cittadini formarono un gruppo detto "Nunca mais" per vigilare sul loro mare e per chiedere risarcimenti. Il costo sia economico che ambientale, fu paragonabile a quello della petroliera americana che si inabisso nell'Alaska, la Exxon Valdez: entrambi gli incidenti costarono attorno ai 2 mila miliardi di euro.

Il porto di Ortona continua ad ingrandirsi, nel silenzio generale. Nonostante le parole di Scaroni all´Aquila, quel porto e' li per commerciare petrolio, che arrivera' da Ombrina, Pineto, Miglianico, Vasto, Teramo e da altre localita' dell´entroterra pronte ad essere trivellate a partire dal primo gennaio 2010. Come ho ripetuto all'inverosimile, gli incidenti petroliferi sono frequenti, gravi, e riversibili solo su scale molto molto lunghe ed il porto in quella posizione cosi centrale per la costa teatina e per questo infelice ne aumentera' le possibilita'.

Ad Ortona, cittadini e amministratori avevano una scelta: turismo o petrolio. A parte qualche eroico gruppo di persone, la maggior parte degli Ortonesi, per silenzio, ignavia o menefreghismo ha effettivamente scelto il petrolio per la propria citta.

E' triste ma e' cosi.



Fonti:New Scientist, Wikipedia