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Wednesday, February 27, 2019

Gli Australiani della Po Valley: abbiamo ottenuto autorizzazioni per trivellare in Emilia Romagna



15 Gennaio 2019

I petrolieri annunciano di avere avuto approvazioni 
per nuove trivelle vicino a Bologna. 











Last month, the Italian Government granted the Selva field a preliminary award for the Production Concession and Selva remains on course to begin first production in 2020.

Po Valley
Scritto il giorno 8 Febbraio 2019

Cioe' hanno ricevuto permessi preliminari a Gennaio 2019


The preliminary award of the Selva production 
licence is a key and major regulatory milestone 
in advancing our Selva project towards production. 

Selva will be generating significant cash flow for Po Valley

CEO Michael Masterman
Po Valley


Ora non e' che uno vuole infierire sul M5S o sulle loro promesse che continuano a sciogliersi sotto il sole di primavera.

Ma sono varie settimane che cerco di capire cosa succede alla concessione Podere Gallina, e al campo minerario Selva Mazzeni, in Emilia Romagna, di proprieta' della Po Valley d'Australia.

Ne avevo scritto subito dopo l'insediamento del Ministro Sergio Costa: gli Australiani avevano fatto domanda di trivelle nel Giugno 2018.  Il post e' qui. 

Ho seguito un po la vicenda nel corso dei mesi, ma nonostante mi ci sia davvero impegnata, dai siti ministeriali M5S/Lega e' impossibile capire qualsiasi cosa, perche' le pagine interattive, con la storia delle concessioni, i loro iter, e le mappe sono scomparse.

E sono scomparse da mesi.

Fosse stato il PD avremmo tutti gridato alla censura!

Cosi tutto quello che posso fare e' di leggere i comunicati agli investitori fatti ormai piu' di un mese fa dalla Po Valley Energy d'Australia e che sono alquanto inquietanti.  Si, la Po Valley, quelli che dicevano, per bocca del loro rappresentante Pierluigi Vecchia, che volevano trivellare in Emilia Romagna per motivi affettivi!

Adesso tutto questo affetto viene riversato sulla concessione Podere Gallina e sul campo Selva Malvezzi non lontano da Bologna. Il giorno 15 Gennaio 2019 quelli della Po Valley dicono di avere ricevuto una prima autorizzazione a trivellare il loro primo pozzo produttivo.

Ehhh??

Ma come... non avevamo una moratoria?

Chi ha firmato questa autorizzazione? 

Non aveva detto il Ministro Costa che non avebbe firmato trivella alcuna?
Lo sa il Ministro Costa che questa Po Valley ha avuto questa non meglio precisata autorizzazione?

Perche' nessuno ne ha parlato?

Perche' l'ho dovuto scovare io dall'altro lato del pianeta?

Come detto, dai siti ministeriali non si capisce niente perche' non c'e' niente, e io non so se siano stati censurati, oscurati, o nascosti.

Ma la stampa internazionale non offre nascondigli ed e' chiara. Il governo ha approvato. 

E si, gli ho pure scritto a quelli del ministero ma danno risposte che non sono risposte, ma del tipo: occorre aspettare. Ma aspettare cosa? E quanti mesi? E perche' non potevano tenere su le pagine vecchie che era l'unica cosa buona che funzionava sotto Galletti e Franceschini? 

Come detto, in mancanza di altre informazioni, ci atteniamo a quelle dei petrolieri.

Selva e' per il 63% della Po Valley,  il restante 20% e' della United Oil and Gas britannica e per il 17% della Prospex Oil and Gas, britannica anche lei.

La Po Valley dice che ha sottomesso i documenti al governo italiano a meta' anno 2018 (sotto il governo Lega/M5S? non e chiaro) e che dopo questa prima approvazione del Gennaio 2019 (da chi? per cosa?) le approvazioni finali arriveranno all'inizio del 2020.

Si aspettano di completare pozzo ed oleodotto entro la fine del 2020. Il CEO Micheal Masterman dice che l'approvazione di Gennaio 2019 e' una "pietra miliare" nell'avanzamento del loro progetto trivellante.

Ma cosa vogliono fare qui? Prima ispezioni sismiche in 3D, poi trivellare alla ricerca di gas.  La stima e' di circa 330 milioni di metri cubi in giacimento e ci si aspetta di estrarre 150 mila metri cubi al giorno. E siccome Selva e' vicino all'altro campo petrolifero Podere Maiar gia' trivellato nel 2017 e pure questo dentro la concessione Podere Gallina l'idea ulteriore e' di costruire un impianto per il trattamento di gas a Podere Maiar e una connessione sotterranea di un chilometro per collegare i pozzi delle due concessioni alla rete nazionale.

E non finisce qua. Dicono che si vogliono allargare con altre ispezioni sismiche perche' pensano che ci siano altri idrocarburi a Selva Est, Fondo Perino, Selva Sud,  Riccardina, Cembalina tutti dentro o vicino a Podere Gallina. Cosi, visto che ci siamo.. facciamo ispezioni sismiche dove capita capita.

Gia' prevedono che da Selva Est a 7 km da Selva Mazzeni ci sara' circa 1 miliardo di metri cubi di gas.

La concessione Podere Gallina  si estende per 330 kmq. 

Perche' fanno questo? Che domande. Ecco qui la voce della verita':


e cioe' si aspettano un "flusso significativo di denaro" da Selva e dall'Italia specie perche' in Italia i prezzi del gas, secondo loro, sono cresciuti del 50% nel 2018. 

... E come potevamo non sospettarlo, e' sempre il vile denaro!

Gli affari sono particolarmente appetibili perche' l'Italia continua ad importare il 90% del suo gas e ovviamente questi furbacchioni della Po Valley invece di dire spingiamo di piu' con le rinnovabili ci tirano ancora la panzana che dobbiamo continuare a trivellare, trivellare, trivellare per arrivare al "gas di transizione" verso l'energia pulita.

Ma quanto dura questa transizione? Ma non lo sanno questi che nel resto del pianeta in molte parti si parla e si programma per il 100% rinnovabili? Che il gas-transizione era solo una maschera per continuare con gli idrocarburi, in un modo o nell'altro?

Ma che gli importa. Andiamo avanti con i buchi, come i tossici.

La Po Valley ha rilevato diverse vecchie concessioni nel Nord Italia, quasi tutte un tempo dell'ENI e dicono che questo e' il sesto successo che ottengono, nel riportare in vita campi gia' dati per esausti.
Per esempio, Selva e' stata operata dall'ENI per 35 anni, e da qui sono stati gia' estratti circa 2 miliardi di metri cubi di gas da 15 pozzi. 

Nell'area ci sono 5000 pozzi, fra attivi e dismessi.

Sergio Costa, lei ha qualcosa da dire?

Perche' le pagine ministeriali sono scomparse?

Perche' non ci e' dato vedere cosa e' stato firmato e da chi? 

Perche' lei non ha mai sentito il bisogno di parlare alla gente di questa concessione che va in giro da giugno 2018 e di cui io stessa ho scritto otto mesi fa?

Chi lo dira' alla gente di Bologna?

Cosa puo' spiegarci lei?

Le sembra normale che debba essere un volontario dall'altro lato del pianeta a suonare l'allarme, o a seguire le vicende a mo' di giornalista investigativo per amor di patria?

E no, guardi, l'ignoranza, cioe' dire "non lo sapevo", non e' giustificabile. Se lo so io cittadino normale, lo *deve* sapere lei, ministro dell'ambiente.
 
E' bello e facile fare i proclami, ma poi occorre mantenere le promesse, spiegare alla gente e soprattutto non censurare le pagine dei siti ministeriali.  A tuttora, e ho letto tutti i comunicati possibili delle ditte in questione, non e' ancora chiaro chi ha firmato questa autorizzazione e perche'.

Potrei sbagliarmi ma il fatto resta che i siti MISE non contengono piu' informazione alcuna e che uno non sa dove deve andare a leggere - trasparenza zero.

Spero di sentire da lei e dai nostri politici che ne sara' di Podere Gallina e dei nuovi bucatori australiani.

PS: Anche le pagine del Ministero dell'Ambiente sono state oscurate. Ecco qui cosa compare
















Saturday, February 23, 2019

Australia: si alle ispezioni sismiche nel Great Australian Bight, la casa delle balene








La psiche politica di questa nazione non mi e' ben chiara.

E' tutto un susseguirsi di decisioni senza capo ne coda, un giorno in favore dell'ambiente, un altro in favore dei petrolieri. E quindi posso solo concludere che non sanno quel che fanno e che i petrol-quattrini sono troppo piu' luccicanti dell'onesta' morale ed intellettuale.

L'altro ieri annunciano un miliardo di alberi, oggi annunciano che fra Settembre e Dicembre 2019 ci saranno nuove operazioni di airgun in un area di 30mila chilometri quadrati alla ricerca di giacimenti di petrolio e di gas nel Great Australian Bight. A eseguire il tutto la compagnia petrolifera PGS.

I pescatori di tonni sono sorpresi,  arrabbiati ed agguerriti.

Siamo nei pressi della Kangaroo Island e della citta' di Port Lincoln dove c'e' una consistente pesca, specie di tonni.  Il National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority (NOPSEMA) dell'Australia, ha dato il permesso all'airgun proprio in questa zona.

La PGS, che sta per Petroleum Geo-Services, ha ricevuto l'ordine di non interferire con balene e tonni che hanno qui la propria casa. Come se fosse possibile, o come se uno potesse dire a balene e tonni: attenti! Non andate per di qua che dobbiamo sparare!

La Southern Bluefin Tuna Industry Association, che rappresenta i pescatori, dice per bocca del proprio portavoce Brian Jeffriess, che se veramente le prescrizioni indicate saranno seguite, sara' veramente difficile per la PGS andare avanti. Dal canto suo, la Wilderness Society, associazione ambientale non ha avuto mezze parole.

L'airgun e' dannosa alla vita marina, e porta a lesioni, danni all'udito e perdita del senso dell'orientamento delle balene. I rumori vanno avanti senza sosta per settimane e mesi e di certo interferiranno con le attivita' di comunicazione della vita marina.

E poi ci sono domande sul turismo della zona, sulla bellezza, sulla possibilita' di scoppi, e la domanda fondamentale che e' sempre la stessa: se davvero vogliamo liberarci dalle fonti fossili, rispettare gli accordi di Parigi, come possiamo giustificare la nuova ricerca di petrolio?

E no, non bastano un miliardo di alberi. 

Ovviamente i petrolieri rispondono con le loro solite panzane.

La Australian Petroleum Production and Exploration Association cos'altro puo' dire? Che hanno una lunga tradizione di trivelle ed airgun in piena sicurezza, e che anche se si continua a trivellare, sono in pieno supporto delle energie alternative, ma che il petrolio ci serve.

I Ponzi Pilati dell'ambiente!


Friday, February 22, 2019

L'Australia a piantare 1 miliardo di alberi









Trees are our most powerful weapon in the fight against climate change.



Il primo ministro d'Australia, Scott Morrison ha appena annunciato che il suo paese piantera' un miliardo di alberi da qui al 2030 in nove foreste secondo il National Forest Industries Plan.

La prima fase delle operazioni di riforestazione durera' per 11 anni e terminera' nel 2030. Copriranno 400 mila ettari e nel corso di undici anni, verranno spesi l'equivalente di circa 9 miliardi di dollari americani. E alla fine, verrranno rimossi 18 milioni di gas serra in piu' ogni anno, grazie agli alberi.

L'idea dietro questa iniziativa e' di adiempiere agli obiettivi di Parigi, firmati nel 2015 e piantare alberi certo aiutera'.  Ma non ci sono solo i minor quantitativi di CO2 che finiranno in atmosfera, verranno creati circa 10mila nuovi posti di lavoro per creare e mantenere le foreste, ci sara' bisogno di infrastruttura e di personale di mantenimento. In piu' il legno, le fibre e potenziali frutti derivati dalle foreste verranno usati nell'edilizia, nell'industria alimentare, per creare materiale biodegradabile per applicazioni medica.

Gia' nel 2016, l'Australia aveva annunciato che avrebbe piantato 20 milioni di alberi entro il 2020. 

In questo momento circa 52,000 australiani lavorano per il corpo forestale, e si stima che fra turismo e produttivita' , le foreste d'Australia contribuiscano gia' adesso a circa 20 miliardi di dollari all'economia del paese.

Gli alberi saranno pinatati in New South Wales, Tasmania, Western Australia, nel South Australia e in Victoria border.  Altre cinque aree verranno aperte nel 2020.
Ci piacerebbe pensare che tutto questo e' fatto per amore. In realta' l'Australia non e' proprio cosi' virtuosa quando si tratta di ambiente - trivelle, miniere, deforestazione in altre aree sono in atto anche qui. La decisione di riforestare viene invece presa perche' l'Organization for Economic Co-operation and Development (OECD) rivela che il paese si trova indietro sugli obiettivi di Parigi e che vuole, come promesso arrivare al calo delle sue emissioni di CO2 fra il 26-28% entro 2030 rispetto ai valori del 1990 occorre agire un po piu in fretta.
Ogni anno l'Australia immette in atmosfera circa 500 milioni di tonnellate di CO2. Se non fanno niente, le emissioni continueranno a crescere, ed addio Parigi!

Ed ecco qui l'iniziativa degli alberi, e l'obiettivo finale del 2030. 

Vedremo allora come finisce, e se la vergogna di non mantenere poi quanto promesso allor, sara' cosi forte da fargli fare ancora di piu' la cosa giusta.

Per ora il pianeta ha l'impegno, e si spera, la concretezza di un miliardo di alberi in piu'. 


Saturday, January 26, 2019

Australia: il Gennaio piu' caldo di sempre ha portato morte a cavalli, pipistrelli, galline e pesci





Gennaio 2019 andra' giu' negli annali della storia dell'Australia come il piu' caldo Gennaio di sempre. La temperatura media e' stata di 30 gradi - giorno e notte compresi, in tutta la nazione.

Secondo  vari esperti e' un'altra manifesazione cambiamenti climatici in Australia. E le conseguenze si sono fatte sentire, specie per gli animali, che non sanno dove andare per ripararsi dal gran caldo.
 
Dei pipistrelli caduti dal cielo stecchiti abbiamo gia' parlato qui.

Ma non si sono solo pipistrelli stecchiti: la scorsa settimana sono stati trovati morti, stecchiti pure loro, quaranta cavalli selvatici. Una morte di massa di caldo, presso Santa Teresa, vicino ad una sorgente di acqua prosciugata, la Apwerte Uyerreme waterhole. I cavalli semplicemente non sapevano dove trovare sollievo dal caldo, dove bere.  Altri 50 cavalli sono stati trovati in fin di vita e sono stati abbattuti.

E' la prima volta che succede, e non si sa ancora che fare con i corpi dei 90 cavalli morti.
Intanto la temperatura continua a mantenersi sui 42 o 43 gradi di giorno.

Oltre ai cavalli morti si pianifica di ucciderne altri per evitargli la stessa fine, cioe' di morire di caldo o di sete o di fame.  La gente e' arrabbiata, certo, ma nessuno sa trovare la soluzione giusta.

Ad Adelaide siamo arrivati a 46.6 gradi centigradi, c'e' siccita' e questo pare destinato ad essere il gennaio piu' caldo della storia. Circa 300 chiamate in pochi giorni al pronto soccorso su bambini che stanno male.

Se uno mette la padella al sole, il cibo si cucina da solo. E' facile prendere insolazioni, veschiche ai piedi, malori uscendo di casa.  I giardinieri hanno riportato ustioni nel solo prendere in mano i loro attrezzi. Nessuno va a sedersi fuori ai ristoranti.  Le citta' sono deserte. Agli Austrialian Open la temperatura raggiunge i 40 gradi.

Nel Queensland sono stati registrati 40 gradi centigradi per 40 giorni di seguito.

La cittadina di Noona ha fatto registrare la piu' alta minima del paese: 35.9 gradi centigradi, cioe' la temperatura non e' mai scesa sotto tale livello. Erano le 7 del mattino, alle 12 si era a 45 gradi.

A Port Augusta siamo a 48.9 gradi centigradi. I servizi per gli homeless sono aumentati, e 750 persone incoraggiate a star dentro.

I pesci muoiono nei fiumi.

Il teatro della moria piu' grande e' stato lungo il Darling River presso la cittadina di Menindee, Tutto e' iniziato verso dicembre: centinaia di pesci prima, poi migliaia e poi 10,000 pesci sono morti lungo un tratto di 40 chilometri. Ma non e' ancora finita e ora siamo arrivati ad un milione di pesci morti.

La moria riguarda il Murray cod, un tipo di merluzzo che puo' vivere per decenni e arriva ad un metro di lunghezza. Cosa e' sucesso? Il gran caldo ha portato alla proliferazione di alghe. Poi sono arrivati i batteri che le hanno mangiate. E alla fine, le troppe alghe e i troppi batteri, hanno tolto l'ossigeno ai pesci che sono morti soffocati.

Passiamo alle galline: in una fattoria poco fuori Adelaide per il gran caldo 2,000 galline sono morte nonostante le premure dei proprietari dell'allevamento.  Come per i cavalli non e' stato chiaro come seppellirli.  Il proprietario delle galline dice di avere fatto tutto cio' che poteva: spruzzare acqua, usare cibo adeguato per le condizioni di calore, piu' digeribile e piu' leggero  per le galline. Ma non c'e' stato niente da fare.
Che dire, come sempre: non c'e' aria condizionata per pesci, cavalli, galline e pipistrelli.
E' tutto l'ecosistema che cambia, che muore e la colpa e' nostra.

Siamo troppi, e troppo viziati.


























Friday, January 25, 2019

Australia: fa cosi caldo che i pipistrelli cadono dagli alberi. Morti.






 


L'Australia e' nel bel mezzo di una ondata di caldo che ha rotto ogni record e che ha causato enormi problemi.

In alcune parti del paese siamo a temperature che oscillano sui 49 gradi, il New South Wales e' arrivato al record nazionale storico con la colonnina che non e' mai scesa sotto i 36 gradi, anche di notte, questo vuol dire che non c'e' mai tregua.

A soffrirne di piu gli animali che non hanno l'aria condizionata.

A Novembre 2018, una ondata dai caldo ha ucciso un terzo dei pipistrelli della specie ``spectacled flying foxes"  - volpi volanti con gli occhiali - nei pressi della citta' di Cairns, per un totale di 23,000 unita' anche se si pensa che il numero finale possa essere maggiore, fino a 30,000 unita'. Il totale e' stimato essere 75,000 pipistrelli della stessa specie.

Il loro numero e' in declino da anni.

Altri 10,000 esemplari della specie ``black flying foxes" - volpi volanti nere  - sono morti.

Non era mai successo prima.

I pipistrelli cadono morti dagli alberi perche' non riescono piu' a regolare i meccanismi interni quando la temperatura e' superiore ai 40 gradi centigradi. I piu' delicati sono i piu' giovani e le specie femminili che hanno appena partorito perche' le loro temperature sono gia' piu' elevate.

La morte accade in un modo orribile: i loro cervelli vanno in tilt, surriscaldati, perdono coscienza e cadono a terra stecchite.

E non e' solo la morte dei pipistrelli, c'e' anche il loro ruolo nell'ecosistema visto che aiutano la pollinazione degli alberi.
I cambiamenti climatici hanno portato molti danni all'Australia, come riporta il “State of the Climate 2018” pubblicato dallo stesso governo australiano. Le temperature nel continente sono aumentate di un grado centigrado dal 1910 ad oggi, e c'e' stata una esplosione di "effetti estremi", caldo, morti, natura ferita.

Non da ultimo.. sono stati superate tutte le sfumature di rosso possibili per le mappe dei cartografi - hanno aggiunto viola e rosa in modo da poter mostrare anche temperature oltre i 50 gradi centigradi.

Il governo ha pure mandato un “code red”dove viene consigliato a tutti di stare chiusi in casa.

Evviva i cambiamenti climatici allora - dove noi tutti possiamo starcene al fresco dei nostri condizionatori, ma dove la natura non ha scampo.








Monday, September 17, 2018

Australia: la meta' delle tartarughe morte premature ha la pancia piena di plastica







Il contenuto di plastica dallo stomaco di *una* delle tartarughe morte.


Queste storie non smettono mai di spezzarmi il cuore in mille pezzi, perche' da un lato sono creature che non hanno fatto niente di male, se non seguire i ritmi millenari della natura, e dall'altro ci siamo noi, che pensiamo di essere creature intelligenti, superiori e che invece distruggiamo tutto.

Ecco qui il risultato di cotanza intelligenza. Invece di rendere il mondo migliore lo stiamo distruggendo, e il fatto che accada a nostra insaputa non cambia niente.

In Australia un nuovo studio rivela che la meta' delle tartarughe marine morte subito dopo essere nate aveva la pancia piena di plastica.

La meta'!

E come potrebbe essere altrimenti, visto che dieci milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno.  Ce n'e' per tutti, dal plankton alle balene, con tutto quello che passa in mezzo, tartarughe comprese.

Gia' negli anni '80 si era notata la presenza di plastica negli stomaci delle tartarughe, principalmente buste di plastica.

Ma poco fu fatto, e poco si sta facendo adesso. Trenta anni almeno di animali di ogni genere che mangiano plastica - a volte il sistema della digestione e' capace di espellere questi corpi estranei, ma spesso, e le abbiamo viste tutti le foto, ci sono casi di animali deformi, di plastica che si accumula nello stomaco, di lacerazioni ai tessuti degli animali.

In alcuni casi arriva anche la morte per fame, perche' gli animali credono di essere sazi, con la pancia piena di plastica, ma in realta' di nutritivo non c'e' niente. Infine occorre notare che le tartarughe per come sono fatte, non possono vomitare niente. O la plastica passa attraverso il sistema digestivo oppure resta in corpo per sempre.

Ed ecco dunque il recente studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports che ha cercato di quantificare gli effetti della plastica sulle tartarughe marine d'Australia. Il lavoro e' stato eseguito da Britta Denise Hardesty del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) in Tasmania che ha esaminato i corpi di 1000 tartarughe morte e trovate in riva al mare per capire il ruolo della plastica nelle loro vite e nelle loro morti.

Il risultato e' che le tartarughe morte giovani, erano quelle con piu' plastica nei loro corpi.  La meta' di queste tartarughe morte giovani aveva ingerito quantita' elevate di plastica, mentre lo stesso si poteva dire per il 25% delle tartarughe di eta' media. Infine, le tartarughe morte in eta' piu' avanzata avevano plastica in corpo per il 15% del totale. La vita media di una tartaruga sana e' di 80 anni; il tempo della riproduzione inizia fra i 20 e i 30 anni.

In alcuni casi le tartarughe avevano 300 pezzetti di plastica.

La probabilita' di morire, in media, e' del 50% dopo avere ingerito 14 pezzetti di plastica. A volte pero' ne basta uno solo, per esempio un solo pezzo di plastica e' sufficente a soffocare una tartaruga o a perforarne gli intestini, se il pezzo giusto arriva nel posto giusto.


In media un pezzo di plastica in corpo aumenta la mortalita' del 20%.


A livello mondiale si calcola che il 52% delle tartarughe ha ingerito un qualche pezzo di plastica.

Le tartarughe giovani sono le piu' vulnerabili perche' spinte dalla corrente, assieme ai rifiuti, e perche' mangiano con meno discernimento degli adulti.

Quali sono le conseguenze di tutto cio'?

Beh, ovviamente ci sono tante concause, e possibilita' ma alla fine, il 60 percento delle specie di tartarughe note e' in via di estinzione. Un altro dato: duecento anni fa le tartarughe del mare nei Caraibi erano stimate essere decine di milioni. Oggi sono solo decine di migliaia.

E' documentato che 700 specie animali sono messe in pericolo dalla nostra monnezza. Sicuramente il numero vero e' maggiore, e man mano che continueranno gli studi ci si rendera' conto che la plastica non risparmia nessuno: la fauna marina, uccelli, pesci, tartarughe, coralli.

Cosa fare, specie considerato che il Mediterraneo e' fra i piu' inquinati del mondo?

Tutto parte da ciascuno noi.

Raccogliamola quella monnezza al mare, non gettiamo rifiuti a casaccio, riusiamo, recicliamo, compriamo vestiti fatti di materiale non sintetico -- cotone, lana, seta.

Le tartarughe non hanno fatto niente di male per meritarsi il mare plastificato.