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Thursday, October 27, 2016

Lousiana: 94 petrol-incidenti in 3 settimane. E poi in Angola, Azerbaijan, Basilicata, Alabama....



In tre settimane dal 15 Settembre 2016 al 6 Ottobre 2016 ci sono stati 94 petrol-incidenti.

Fanno 30 incidenti alla settimana.

Offshore e onshore.

Nel 2015, in Louisiana 2300 incidenti.

E' normale.



Erosione, inquinamento subsidenza, calo della pesca.

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27 Settembre 2016 
Angola


In Angola muoiono in 4 a causa di un elicottero precipitato durante il tragitto dalla citta' di Malongo verso la piattaforma Chevron, detta Tombua-Landana. Due i dispersi invece.



26 Settembre 2016 
 Azerbaijan


Eccoci qui. Continua la jella dell'Azerbaijan. Un pozzo nel Mar Caspio e' esploso il giorno 26 Settembre 2016 nel campo di gas Gunashli a causa di una perdita. 69 gli evacuati.

La ditta trivellante e' qui la Socar, la ditta petrolifera nazionale dell'Azerbaijan.

Questa ditta e' la stessa che nel Dicembre di un anno fa vide l'esplosione nello stesso campo Gunashli di un altro pozzo di gas, dove morirono almeno 30 persone. Di alcune di queste i corpi non sono stati mai trovati.


15 Settembre 2016
Alabama

250,000 galloni di benzina sono finiti nei fiumi della contea di Shelby County in Alabama, vicino la citta' di Birmingham a causa della rottura di un oleodotto. E' stato dichiarato lo stato di emergenza non solo in Alabama ma anche in Georgia e in Tennessee. L'oleodotto partiva da una raffineria di Houston e portava il greggio verso la parte est del paese. Termina a New York e trasporta circa 1.3 milioni di barili al giorno. Si calcolano anche possibili carenze di benzina negli stati interessati.

Tuesday, August 12, 2014

Oklahoma: sismicita' indotta, cause e class action contro i petrolieri










Update 9 Dicembre 2016

Everyone is pointing to the fact that these are human-induced, not acts of God. And so a lot of insurance companies are disclaiming coverage because they're not insuring for this kind of risk.


Come poteva essere che dopo tutti i terremoti record del Novembre 2016 non ci fossero cause contro il petrolieri? E infatti, eccole.

Settembre 2016: terremoto di 5.8 scuote Pawnee County, il piu' forte teremoto di tutta l'Oklahoma.

7 Novembre 2016: terremoto di 5.0 scuote la citta' di Cushing; 30 terremoti a seguire.

L'Oklahoma non aveva mai registrato cosi tanti e cosi forti terremoti nella sua storia, e certo non prima del 2009, anno in cui iniziarono le attivita' di fracking e di reiniezione.  Poi arrivo' Mr. Petrolio a iniettare monnezza nei pressi di falgie dormienti da millenni che... voila' si risvegliano.
 
E cosi' le class action:

17 Novembre 2016:  class-action contro le ditte oil and gas resoponsabili (secondo la class action) dei terremoti di Pawnee.

6 Dicembre 2016: class-action contro le ditte oil and gas responsabili (secondo la class action) del terremoto di Cushing.

Le class action sono contro 25 ditte estrattive e reiniettive, fra cui le due piu' importanti sono la
Eagle Road Oil di Tulsa e la Cummings Oil Company di Oklahoma City. Potrebbero essercene altre
in futuro.

Chiunque ritenga di essere stato danneggiato, in termini di crepe nelle case o crolli durante tali terremoti, puo' partecipare. Ci sono stati casi di tetti che hanno ceduto, porte che non si chiudono piu', ciminier di caminetti crollati, e crepe nelle case. Alcune sono inagibili e andranno demolite. I costi variano, ma si puo' arrivare anche a 75,000 dollari di danni stimati.

Cosa si chiede in queste class action? Soldi per compensare i danni subiti in termini di proprieta; danneggiata ma anche per danni emotivi.

E' vero alcuni cittadini hanno l'assicurazione contro i terremoti, ma nella polizze c'e scritto (esplicitamente) che le spese verranno rimborsate solo se si tratta di terremoti causati da madre natura e non dall'uomo. E quindi non si sa se il rimborso ci sara' davvero. Gli assicuratori non assicurano contro rischi sismici causati da attivita' umane.

Oltre il danno la beffa.
 
In una terza causa ancora,  c'e' invece un altra richiesta: che i petrolieri dichiarino ufficialmente che
la loro pratica costituisce "an imminent and substantial danger to public health and the environment," 
e che vengano ridotti i volumi di monnezza petrolifera re-iniettata. 
 
Queste class action si aggiungono a quelle gia' presentate nei mesi scorsi per conto di enti ambientali come il Sierra Club e di privati cittadini. Le cause sono tutte ancora pendenti.

Vedremo come va a finire, anche qui. I tempi saranno lunghi, i petrolieri hanno tentacoli dappertutto e questa nuova amministrazione Trump non promette molto bene.

Come sempre: occorre non farceli venire dal primo giorno.

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Tre ditte petrolifere sono state denunciate in un tribunale dell'Oklahoma per sismicita' indotta, per danni alla salute, all'ambiente, alle cose e per disturbo della quiete pubblica.

Nel 2014 in Oklahoma sono stati reiniettati la bellezza di 250 miliardi di litri di monnezza tossica nel sottosuolo. 250 miliardi. A portare i petrolieri in tribunale sono il Sierra Club e Public Justice, che hanno denunciato New Dominion, Chesapeake Operating and Devon Energy Production Company sulla sismicita' indotta da monnezza petrolifera e da fracking reiniettata nel sottosuolo

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Dopo la storia della famiglia Parr in causa contro i petrolieri per inquinamento, una storia simile per sismicita' indotta.

La signora Sandra Ladra era seduta tranquilla nella sua casa dell'Oklahoma. Era una mattina di Novembre del 2011. Improvvisamente tutto si e' mosso ed il caminetto della sua casa si e' frantumanto con i mattoni crollati addosso alle sue gambe. 

A differenza che in Emilia Romagna dove -- secondo l'INGV e varie commissioni governative e Franco Terlizzese -- possiamo star tranquilli che i terremoti non c'entrano assolutamente nulla con il petrolio e la reiniezione, qui in Oklahoma vari studi hanno decretato che si, la reiniezioni di acque reflue e l'estrazione di gas e petrolio sono correlate con i terremoti. 

E cosi, dopo quasi tre anni Sandra Ladra ha denunciato decine di aziende petrolifere per i danni. Chiede $ 75.000 per compensare le sue ferite.

La causa e' la prima relativa al terremoto di Prague, Oklahoma del 2011. Come lei altre due famiglie che hanno denunciato le società petrolifere per danni da sismicita' indotta alle loro case. Anche in Arkansas, quasi 40 proprietari  hanno fatto causa contro la Chesapeake e la BHP Billiton Ltd. per sciami sismici che hanno colpito l'Arkansas nel 2010 e 2011


Scott Poynter, e' l'avvocato che segue le cause nell'Arkansas ed e' anche uno dei consulenti di Sandra Ladra nella querela dell'Oklahoma. Dice che la gente e' molto preoccupata di scosse di grado maggiore in futuro.

Come ricordato piu' volte, il terremoto di magnitudo 5.7 del'Oklahoma e' stato il piu' potente delle centinaia di scosse che attaversano l'Oklahoma da quando il boom della produzione di petrolio e di gas ha preso il via nel 2008. Finora questo anno, Oklahoma ha registrato piu' di 290 terremoti di magnitudo 3.0 o maggiore, contro una media precedente di appena due all'anno, prima del 2008.

A differenza che in Italia, gli scienziati sono sempre convinti che questa maggiore attivita' sismica  sia legata a pozzi di reiniezione di acque reflue. Nell' Arkansas ci sono stati oltre 1.000 piccoli terremoti vicino alla citta' di Greenbier che hanno portato le autorita' a fermare i pozzi di reiniezione.


E voila' - le scosse si fermano.


Magia, eh?

Ovviamente petrolieri e  geologi di parte energetiche contestano, e dicono che non c'e' la certezza al 100, che le prove sono finora inconcludenti o che ci sono "cause naturali".


Scott Poynter, l'avvocato di Little Rock, e' pero' imperterrito.  


Dice semplicemente che i petrolieri avrebbero dovuto sapere dei rischi associati alle trivellazioni in una zona storicamente sismica"Le prove scientifiche ci sono tutte", ha detto.

Non in Italia, ovviamente, 

Wednesday, April 24, 2013

Esplosioni di impianto a gas - Alabama






It literally sounded like bombs going off around. 
The sky just lit up in orange and red. 
We could smell something in the air, we didn't know if it was gas or smoke.

In Alabama ci sono state almeno 6 esplosioni presso una centrale di gas, nella citta' di Mobile, con l'incendio di una chiatta per il trasporto e lo stoccaggio di gas naturale. Al momento dello scoppio pare che la chiatta fosse vuota e che stessero facendo operazioni di pulizia e manutenzione ordinaria.

Tre persone sono rimaste ferite - e mandate all'ospedale - ed e' stata imposta una no-fly zone di 3 miglia ed una zona di interdizione di un miglio in mare. Non si sa bene che fare per spegnere l'incendio che e' troppo imponente e gli ordini sono

Planning to let it burn. Still too unstable.
Lasciamolo bruciare - e' ancora troppo instabile.

L'impianto scoppiato era stato revisonato l'ultima volta nel 2010 - ed avevano trovato violazioni alla sicurezza. Altre revisioni da parte delle autorita' sono state cancellate negli anni piu' recenti perche' mancavano i fondi.

Le case hanno tremato, la gente ha avuto paura.
Ma un enorme pannello solare no eh?



Sunday, August 12, 2012

I dispersanti nel golfo del messico, 2 anni dopo.


Dispersanti sul golfo del Messico, 2010


Gamberetti anneriti dal petrolio, Dauphin Island, Alabama, Agosto 2012


Tartaruga morta, Mississippi, Maggio 2012


Micheal Crosby, 
Mote Marine Laboratory, Sarasota, FL

Dei danni del golfo del Messico, due anni dopo, si parla poco. Eppure ogni tanto vengono fuoi studi fatti proprio sull'esperienza del golfo che dovrebbe far riflettere tutti, da Passera e Clini, che hanno abilmente risuscitato le trivelle bocciate dalla Prestigiacomo, fino ai sindaci di comunita' trivellate e trivellande.

La BP ha usato circa 1.8 milioni di galloni di dispersanti, fra cui il Corexit, bannato per la sua pericolosita' in alcune nazioni. E anche quando il governo USA gli ha intimidato di non usarlo piu, alla BP non e' importato molto, ed hanno continuato a spruzzarlo imperterriti, di notte, di giorno, a casaccio.

1.8 milioni di galloni sono circa 7 milioni di litri. Il Corexit spezzetta il petrolio disperdendolo nell'acqua, ma spezzetta anche le membrane degli esseri viventi, causando malattie e deformita'.

Ne abbiamo gia' parlato qui nell'anniversario, qui sui pesci, qui sui coralli.

Adesso, c'e' uno studio condotto da Alice Ortman della University of South Alabama, che mostra in maniera scientifica che in un esperimento controllato in laboratorio, la presenza di dispersanti porta alla morte del plankton, ma all'aumento di batteri, capovolgendo tutto il delicato equilibrio della catena alimentare.



There were lots of bacteria left but no bigger things.  
It's like the middle part of the food web is taken away.

C'erano molti batteri, ma niente di piu' grande.
E' come se la parte centrale della catena alimentare fosse stata portata via. 

I pesci non mangiano batteri. E' il plankton che mangia batteri, che poi vengono mangiati dai pesci e se togli quello che c'e' in mezzo - appunto il plankton - la catena alimentare viene interrotta.

Questo e' un risultato inaspettato, nuovo, e dalle profonde implicazioni. 

Il professor Brian Crother, del dipartimento di biologia della Southeastern Louisiana University infatti dice che il tutto e' spaventoso perche l'esperimento condotto in taniche, riproducendo al meglio che si poteva le condizioni in mare, e' durato solo cinque giorni. E se queste sono le conseguenze dopo 5 giorni, figuriamoci dopo 3 mesi!

Micheal Crosby, del Mote Marine Laboratory a Sarasota, in Florida, dice che questo significa che non abbiamo ancora visto tutto quello che c'e' da vedere nel golfo, perche' per vedere l'impatto pieno di questi stravolgimenti sulla catena alimentare occorrera' aspettare anni ancora.

Ad esempio, lo scoppio della Exxon Valdez, nel 1989 non ebbe conseguenze immediate sulla popolazione di pesci. Ci vollero quattro anni, e nel 1993 si inizio' ad asssitere ad un graduale declino della popolazione di aringhe, fino a che le aringhe sono scomparse del tutto e con queste, i pesci piu' grandi che li mangiavano.

Cordova, Alaska era un paese di pesca.

Dopo lo scoppio e la fine delle aringhe, la pesca non esiste piu.
Esistono le ditte fallite, i suicidi, la miseria e la disperazione. 

The worst is yet to come.


Aringa - un tipo di pesce azzurro




Thursday, April 7, 2011

La BP e delfini morti nel golfo del Messico



Ci si e' chiesti fin dal primo giorno se la BP dicesse la verita' sui danni ambientali causati dallo scoppio del suo pozzo un anno fa. Diversi reporter hanno parlato della BP che voleva impedire che venissero fatte foto di animali morti, moribondi o sfigurati dal petrolio o che la BP non volesse gli scienziati indipendenti "fra i piedi".

Hanno trattato male le persone, figuriamoci come trattano gli animali.

Un articolo pubblicato in data 30 Marzo 2011 nella rivista "Conservation Letters" afferma ora che il numero di cetacei morti a causa dello scoppio del pozzo di petrolio della BP potrebbe essere molto maggiore di quanto finora ritenuto.

Gli autori, provenienti da varie universita' americane e canadesi, sono tutti noti ricercatori sulla vita dei cetacei e uno di loro ha anche realizzato dei documentari.

In generale la dannosita' di scoppi petrolieri e' misurata dal numero di animali marini e di uccelli uccisi.

Nel caso dello scoppio del pozzo BP sono stati ritrovati "solo" 101 mammiferi marini uccisi dal giorno dello scoppio fino al 7 Novembre 2010, in maggior parte delfini e balene.

Potrebbro sembrare pochi, ma questi sono solo quelli ritrovati. E' importante avere cifre esatte di quanti esemplari siano morti per tanti motivi, non da ultimo per presentare il conto alla BP quando sara' l'ora.

Nello studio si analizzano le mortalita' precenti nella zona e si arriva alla conclusione che per il golfo del Messico il numero di cadaveri recuperati e' del 2% del numero attuale di animali morti. Recuperati 100 cadaveri dunque, si giunge alla stima che i mammiferi uccisi potrebbero essere stati circa cinquemila.

Aggiungono che balene e delfini sono altamente sociali e che le sostanze chimiche e i dispersanti usati per "pulire" il golfo hanno potuto causare danni ad intere colonie e continuare ad avere effetti nefasti a lungo termine.

Per fare un esempio, dopo lo scoppio della petroliera Exxon-Valdez del 1989 il numero di balene e' diminuto del 40% nella zona e quelle che sono rimaste sono sterili.

Nessuna di quelle balene d'Alaska si e' piu' riprodotta dopo l'incidente di 22 anni fa.

Intanto i delfini continuano a morire nel golfo del Messico.

Proprio oggi viene confermato che altri otto delfini ritrovati morti lungo le coste del golfo del Messico erano pieni di petrolio targato BP.

Altri ventiquattro feti di delfini morti sono stati ritrovati lungo le spiaggie dell'Alabama e del Mississipi nel solo mese di Febbraio. E se si includono Louisiana e Florida il numero giunge a 60 nei soli mesi di Gennaio e Febbraio 2011.

E' il numero piu' grande di delfini abortiti o morti subito dopo la nascita negli scorsi 20 anni.

Moby Solangi, direttore di un istituto per gli studi di mammfieri marini afferma che sono numeri non normali. Di solito gliene capitano uno o due all'anno. Dice che molto probabilmente il tutto e' dovuto allo scoppio petroliferi dell'anno scorso, che i delfini hanno mangiato pesci contaminati e che questo ha potuto causare problemi riproduttivi.

Dice che se muoiono i delfini, c'e' da preoccuparsi anche per tutto il resto della catena alimentare.

La cosa triste e' che la maggior parte dei delfini morti sono appena nati o feti, concepiti proprio all'epoca dello scoppio, visto che il periodo di gestazione dei delfini e' di circa 11 mesi.

Le mamme all'inizio non sanno che i loro piccoli sono morti, e cosi continuano a danzare e a coccolorare i loro figli gia' cadaveri, in uno spettacolo spezzacuore.

Anche a Vasto ci sono i delfini.

Lasciamoli vivere.



Carcassa di delfino BP.

Sunday, June 13, 2010

Louisiana: 50 giorni dopo



Il pozzo della Louisiana non e' ancora stato tappato e oggi dovrebbe essere l'ultimatum che il presidente Obama ha dato alla British Petroleum - soprannominata qui British Polluters - per farlo.

La BP dice che non ha le capacita' per raccogliere tutto il petrolio in giro almeno fino alla fine di giugno - inizio luglio.

Il petrolio e' arrivato in Louisiana e in Alabama. Obama ha detto che se fosse per lui avrebbe licenziato il capo della BP - Tony Hayward. Si parla di sospendere il pagamento dei dividendi della BP e si usare quei soldi per i risarcimenti alle persone affette dall'inquinamento. I danni eccedono il miliardo di dollari.

Il primo ministro inglese Cameron dice che la BP e' importante per l'economia inglese, mentre il sindaco di Londra, Boris Johnson, dice che e' "preoccupante" che una cosi' importante ditta inglese venga cosi' ripetutamente schernita in ambito internazionale.

Lo vada a dire a quelli che vivono laggiu'.

Intanto un po di cifre, come le riporta il Los Angeles Times:

1) Sono stati riversati in mare fra 1 e 2 milioni barili di petrolio. Cioe' fra 160 e 320 milioni di litri di petrolio. E' il diciannovesimo piu' grande disastro petrolifero del mondo e di tutti i tempi, e il piu' grande della storia d'America. Quello della Exxon-Valdez fu di circa 40 milioni litri di petrolio.

2) Secondo le muove stime, ogni giorno escono circa dai 320 mila ai 640 mila litri di petrolio. Dopo gli interventi del 3 giugno 2010, quando i robot della BP hanno accidentalmente danneggiato l'oleodotto sotterrraneo, il flusso di petrolio e' aumentato.

3) Di tutto quel petrolio, solo una piccola parte e' stato catturato o bruciato: 125 mila barili sono stati inceneriti e 100 mila catturati. Tutto il resto e' finito in mare, sulle spiaggie, sui corpi degli animali.

4) La BP e' stata criticata per avere usato dispersanti tossici, che hanno solo il compito di spezzettare il petrolio farlo sommergere un pochino - cosi' non si vede. Infatti ci sono varie bolle estese di petrolio semisommerso.

5) Non si sa dove andra' tutto a finire. Se il flusso non si ferma, e se le condizioni climatiche sono "giuste" il flusso di petrolio potrebbe anche fare il giro della Florida e finire nell'Atlantico.

Ma a noi in Italia nulla di tutto questo succedera' mai. La Petroceltic, l'ENI, la MOG, la Vega Oil, la Northern Petroleum, la Cygam Gas e tutti i loro amici, sanno quel che fanno e noi siamo tutti al sicuro con i pozzi a 5km da riva.

Ancora di piu' ne e' certo l'immobile Gianni Chiodi che non succedera' niente.

Wednesday, August 5, 2009

Petrolio lungo le spiagge del Texas


La notizia che voglio raccontare oggi la lessi mentre ero in Italia, e avrei voluto parlarne mentre ero li. Sono stata al mare per un paio di giorni, e ogni volta mi veniva il magone a pensare a cosa sta succedendo nell'ignavia totale al nostro Adriatico.

Come abbiamo ricordato piu volte l'unico posto degli USA dove si puo' trivellare vicino alla costa e' il golfo del Messico, cioe' il larga parte il mare davanti al Texas e un pochino negli stati confinanti di Alabama e Louisiana.

Dei pesci inquinati dell'Alabama abbiamo gia' parlato qui, l'anno scorso. Questo articolo invece, da parte della CBS parla di misteriose palle di petrolio che sono apparse su una spiaggia texana, chiamata South Padre Island il 23 luglio del 2009.

Hanno dovuto chiudere la spiaggia e raccolto circa 400 galloni di petrolio lungo un segmento di circa un miglio, cioe' 1500 litri di petrolio lungo un kilometro e mezzo di costa piu' o meno. Praticamente per un chilometro e mezzo la spiaggia e' stata riempita da macchie di petrolio simili a quella nella foto di sopra. Non si sa bene da dove venga questo petrolio, ma non e' da escludersi che sia collegato, guarda caso, alle estrazioni di petrolio fatte in mare e che disturbano il sottosuolo. Altri dicono che e' dovuto agli impianti estrattivi in Messico, ed altri ancora che invece e' un fenomeno "naturale". Tutto puo' essere, anche se questi fenomeni "naturali" in altre parti non si registrano.

Intanto in Texas hanno gia' pulito tutto, e piu' o meno la spiaggia tornera' come prima - finche' non ci sara' il prossimo piccolo o grande problema.

La domanda e': e' questo che vogliamo anche noi per il nostro mare? Cosa ne dicono e pensano gli alberganti, i gestori di stabilimenti turistici lungo la costa teatina, teramana, pescarese? Sono preparati gli enti turistici e marittimi ad affrontare rischi collegati all'industria petrolifera - piccoli e grandi - nel nostro mare?

Piu' interessanti dell'articolo sono i commenti su vari siti. Ecco cosa dicono alcune persone che vivono li:

Don't eat the fish. Full of PCBs and other nasties from the oil and chemical industry. Very sad and a real loss. Back in the 60's it was a nice place. Clean, Great fishing swimming, we used to get ice chests full of Big Blue Crab in Galveston Bay [...]. The republican mind set has turned it into a cesspool - a chemical dump.

Sadly, with Galveston as our closest beach, "tar" and oil globules have been a beach staple since the 60's.

Texas getting hurt by their oil drilling, and they wonder why FL doesnt want the drilling!

Where is the tar/oil coming from? HELLO! See all those oil rigs out in the distance?

Non mangiate il pesce, e' pieno di PCB (un composto organico con effetti simili alla diossina) e di altre schifezze che vengono fuori dall'industria petrolchimica. Molto triste e davvero una gran perdita. Negli anni '60 era un gran bel posto. Pulita, si pescava bene, si nuotava bene. Riuscivamo a prendere scatole intere di granchi blu nella baia di Galveston [...]. La mentalita' repubblicana ha trasformato la zona in un pozzetto nero - una discarica chimica.

Tristemente, con Galveston vicina, "catrame" e palle di petrolio sono una realta' dagli anni '60.

Il Texas e' stato danneggiato dalle trivelle, chissa' perche' non le vogliono in Florida...

Da dove viene tutto questo petrolio/catrame? Buongiorno! Ma le vedete quelle piattaforme al largo?

Thursday, April 10, 2008

Pesci e petrolio


Nel 1996 il ministero degli affari interni americano (the US Deparment of Interior's Mineral Management Service) condusse uno studio sulla contaminazione di pesci e crostacei nelle vicinanze dei pozzi petroliferi in mare. La zona interessata era il golfo del Messico, al largo del Texas e dell'Alabama dove l'attivita' estrattiva e' maggiormente tollerata rispetto le coste est ed ovest del paese.

Le piattaforme marine funzionano da punto di attrazione per i pesci che amano soggiornare nei loro pressi. Svariati studi erano gia' stati portati avanti da varie compagnie nonprofit per determinarne il livello di salute, Questi studi promossero l'idea che l'habitat marino non era stato particolarmente turbato dalle piattaforme, ma rimanevano molti sospetti sulla loro attendibilita'. Tutte le societa' nonprofit interessate infatti erano sponsorizzate, piu' o meno apertamente, dalle compagnie petrolifere. In uno dei casi piu' eclatanti, il direttore di una di queste nonprofit era un ex dirigente della Chevron, una delle piu' grandi ditte petrolifere americane.

Finalmente, gli studi sponsorizzati dal governo mostrarono che in realta' i livelli di mercurio erano molto elevati sia nei pesci catturati vicino alle piattaforme petrolifere, sia nei sedimenti del fondale marino. Gli scienziati attribuirono questi forti tassi di inquinanti ai fanghi estrattivi, usati durante le trivellazioni e in questo caso particolarmente ricchi di mercurio, oltre che di altre sostanze tossiche, e che erano stati riversati in mare. Gli organismi marini catturati, di settecento specie diverse, dai vermi ai pesci, mostrarono tassi di mercurio superiori anche di 25 volte rispetto a quelli catturati lontani dalle piattaforme.

Nel 2001 il governo americano passo' una legge per limitare le concentrazioni di mercurio nei fanghi estrattivi, ma tuttora rimangono molti forti i tassi di mercurio nei pesci vicino alle piattaforme. Ogni anno nel golfo del Messico vengono riversate un miliardo di chilogrammi di fluidi perforanti e in alcuni casi, tassi elevati di mercurio si registrano anche dopo dieci anni dalla fine dell'attivita' estrattiva.

Il mercurio e' una sostanza neurotossica che ha conseguenze negative sul cervello e sul sistema immunitario e circolatorio, specie per i bimbi e per i feti in via di sviluppo. L'esposizione cronica causa problemi di apprendimento e di sviluppo fetale. Il modo principale in cui il mercurio entra nel corpo umano e' tramite il consumo di prodotti ittici.

Ombrina mare e' a sette chilometri dalla costa.


Fonti: Alabama Press Register,Food and Water watch