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Wednesday, July 13, 2016

Peru': giungla in emergenza per contaminazione da mercurio







Il governo del Peru' ha dichiarato lo stato di emergenza nella zona detta la Pampa -- Madre di Dios, ai confini con il Brasile per un periodo di 60 giorni che si concludera' il 1 Agosto 2016.

Questa volta non si tratta di petrolio, ma di contaminazione da mercurio dovuta a estrazione scellerata di oro. Si tratta di 11 distretti minerari dove tutto quello che si vede sono pozze di acqua rossiccia e contaminata da mercurio fuori da ogni limite. Il 90% dell'attivita' mineraria qui e' illegale.  Non ci sono dubbi: l'inquinamento dell'ambiente dovuto a varie sostanze tossiche ha raggiunto l'acqua "potabile",  i corpi delle persone, dei pesci. Per alcuni i tassi di mercurio sono sei volte quello che dovrebbe essere. Lo certificano anche gli studi di un gruppo di ricercatori di Stanford.

Il Ministro della Saluta Percy Minaya dice che almeno 50,000 persone sono potenzialmente contaminate, specie il gruppo indigeno Harakmbut che vive in simbiosi con l'acqua. Sono zone difficili da raggiungere queste, e il governo ho proposto di mandare mini-ospedali in barca per contattare i residenti. Dall'altro lato dicono di voler fermare l'attivita' incontrollata di estrazione di metalli lungo il fiume, anche se e' difficile capire come faranno, visto che e' - per chi lo trova l'oro! - una enorme attivita' redditizia e che importa se l'ambiente viene devastato.

Vivono qui migliaia di piccoli e grandi minatori di oro. Hanno rimosso circa 40 mila ettari di terra alla ricerca di oro, smantellato foreste e cambiato il corso dei fiumi. Il Peru' e' il principale produttore di oro dell'America Latina. Il 15% dell'attivita' e' illegale. I principali clienti sono Svizzera, Canada, USA e Italia.

Tutto inizia circa 30 anni fa. Non c'erano allora ne leggi ne troppe persone coinvolte con l'attivita' mineraria.  L"oro costava anche poco. Ma allora era anche tutto piu' facile. I metalli si trovavano lungo il fiume e non servivano ne tecniche sofisticate, ne occorreva penetrare nella giungla.

Ma con il passare degli anni, tutto cambia. Il prezzo dell'oro aumenta. Arrivano le multinazionali. Inizia la mobilita' di chi pensa di potersi arricchire con l'oro. E quindi la zona de la Pampa diventa un magnete per chi e' in cerca di opportunita'. Quello che era un posto scarsamente popolato ora diventa un pullare di minatori d'oro.

Si passa dai metodi manuali e semplici per trovare il petrolio fra i sedimenti del fiume a sostanze chimiche, primo fra tutti il mercurio che va a contaminare ambiente e persone - cervello, cuore, reni, polmoni e sistema immunitario.

Il risultato e' questo: i fiumi sono marroncino, i pesci sono tossici, il sangue della gente e' al sapore di mercuirio, la deforestazione aumenta. Quello che era un posto di grande biodiversita' e' ora una catastrofe ambientale. In 20 anni circa 3,000 tonnellate di mercurio sono finite nei fiumi dell'Amazzonia, secondo il Peruvian Society of Environmental Law.

Il Peru' non gode di buon salute ambientale. Ogni tanto ci sono perdite di petrolio ed episodi di contaminazione da sostanze chimiche della foresta amazzonica dovuta alle trivelle. Spesso si tratta di attivita' che sono durate per decenni, come nel caso dell'oro de la Pampa.

Tutti sono convinti che sara' difficile fermare la devastazione aurea.  Ogni tanto ci provano: per esempio a Febbraio 2016 circa 1000 poliziotti hanno distrutto campi illegali dei minatori e portato via macchinari. Ma a parte fomentare rabbia, non cambia molto. Dopo un po i minatori tornano, piu' agguerriti di prima. Spesso l'arrivo della polizia e' noto in anticipo e cosi ci si prepara. I minatori sono su internet, si parlano fra loro. C'e' corruzione, l'ingrediente magico che c'e' sempre in queste storie di petroldistruzione. Ovviamente l'attivita' mineraria "sostenibile" e' pressoche' impossibile.

Cosa faranno allora i governanti del Peru? A parte le cliniche ospedaliere in barca, daranno gratis pesce non contaminato, e cercheranno di educare i residenti. Si parla anche di una massiccia campagna di ri-forestazione. Ma non si sa bene cosa fare perche' l'attuale presidente Ollanta Humala lascera' il suo posto il 28 Luglio 2016 e ci saranno nuove elezioni.

E forse la speranza arriva dagli stessi minatori. Un piccolo gruppo ha deciso che vuole essere "sostenibile" e cercano di usare techiche e metodi meno impattanti. Per esempio vogliono usare invece che mercurio, borax. Dicono che sono convinti che quando anche gli altri vedranno che si puo' fare, seguiranno il loro esempio.

Non so. Ma nel frattempo la foresta e' morta.



Thursday, August 6, 2015

Tar Sands del Canada: mercurio, uova, uccelli e zolfo










Circa due anni fa, Jane Kirk della non-profit Environment Canada ha raccolto campioni di terra, neve, uova di uccelli ed altro materiale organico da circa 100 siti in Alberta, Canada e li ha analizzati.

E' emerso che le uova degli uccelli a valle dei corsi d'acqua dell'Athabasca dove ci sono impianti di lavorazione del bitume hanno tassi superiore di concentrazioni di mercurio di sedici volte rispetto al normale e in un area di 19,000 chilometri quadrati. 

Jane Kirk e colleghi  hanno anche trovato traccie di metilmercurio, una forma piu' tossica del mercurio nella neve per la prima volta. Siccome anche le uova di uccelli predatori sono contaminati, si pensa che anche i pesci, di cui gli uccelli si cibano, lo siano.

Un confronto con le uova analizzate nel 1977 mostra che i livelli di mercurio sono aumentati del 67%.

Ci si consola dicendo che i tassi di mercurio sono inferiori rispetto a quelli attorno agli impianti a carbone e agli inceneritori e alle zone fortemente urbanizzate, ma questa e' ben magra consolazione visto che qui siamo in zone scarsamente abitate - prima delle Tar Sands.

Gia' altri studi effettuati negli anni scorsi hanno mostrato l'aumento di mercurio nell'ambiente, nei fiumi e nei laghi. Qui ad esempio

Ai residenti gli enti governativi hanno detto che anche se la causa della contaminazione non e'
da attribuirsi ad incendi o a modifiche nella dieta degli uccelli, in realta' non si sa da dove venga quel mercurio, e che potrebbe venire da stabilimenti industriali dall'Asia.

Come dire, vedo la trave altrui ma non vedo la trave mia.

Gli hanno anche detto che le uova sono sane da mangiare.

Si, mangiatevele voi.







Wednesday, March 18, 2015

Fort Chip, Canada e i tumori delle Tar Sands





E’ sera nella comunita’ indigena di Fort Chipewyan, in Alberta, Canada. Il sole tramonta lentamente sul fiume Atabasca. In parte e’ ancora ghiacciato e coperto di neve. Sui banchi del fiume c’e’ la foresta e la vita che ospita. In questo piccolo villaggio di 1300 persone l’unico ristorante offre carne di caribou, spezzatino con carote e spezie o merluzzo con erbe locali.

Tutto perfetto, eh? E invece no. Tutto quello che si mangia qui non e’ frutto della caccia, pesca e dell’agricoltura locale come lo e’stato per secoli e secoli in una comunita di “First Nations”. E’ tutto importato.

Perche’? Perche’ e’ tutto inquinato. Animali, pesci e piante.La gente lo sa da tanto tempo, in modo aneddotico, perche’ i tassi di tumore sono in aumento, specie per quello del dotto biliare o il cancro cervicale, prima d’ora considerati rari. Secondo chi vive a Fort Chip i tassi di tumore sono aumentati vertigionasamente negli scorsi 30 anni. Gli anziani non ricordano cosi tanti morti di cancro in tutte le loro vite. Negli scorsi mesi sono arrivate anche le prove ufficiali.

L’Universita’ del Manitoba, ha infatti esaminato possibili connessioni fra lo sfrutamento delle Tar Sands del Canada a circa 200 chilometri a nord e il cibo che non possono piu mangiare. Ci sono volute tre anni per completare gli studi e dozzine di interviste con residenti della zona.

I risultati? Ci sono tassi superiori al normale di idrocarburi policiclici aromatici, arsenico, mercurio, cadmio e selenio nei tessuti dei reni e del fegato di alci, papere, pesci, castori e muskrats, emessi durante l’estrazione e la lavorazione del bitume dalle Tar Sands. Il rapporto e’ stato peer-reviewed, e i fondi per realizzare gli studi sono arrivati da enti governativi indipendenti non collegati all’industria del petrolio.

Su 94 persone intervistate 20 sono stati colpiti da una qualche forma di cancro.

Si conclude che le estrazioni petrolifere qui “compromettono l’integrita’ dell’ambiente e della vita animale, che a loro volta portano a conseguenze negative per la salute dell’uomo ed il suo benessere.”

Il governo Canadese, che incassa miliardi e miliardi di dollari con le Tar Sands, ha lungamente contestato che la vita selvatica potesse essere contaminata. Dicono che i tumori di Fort Chip sono naturali e che potrebbe anche essere colpa del fumo di sigaretta.

A noi non parra’ granche’, ma il fatto di non poter andare a caccia e a pesca ha causato profondi problemi sociali a Fort Chip, perche’ li ha sradicati dalle loro tradizioni e dal loro vivere in simbiosi con la natura. Non si insegna piu ai giovani a pescare, a mettere le trappole per gli animali. Alcuni continuano a mangiare cio’ che catturano, ben sapendo dei rischi alla salute. E siccome caccia e pesca erano anche fonte di reddito, sono scomparse anche quelle. I residenti di Fort Chip hanno pian piano inziato ad interessarsi ad altre attivita’, che ironicamente sono spesso di servizio ai petrolieri, perche’ non c’e’ niente altro da fare. Allo stesso tempo, i costi sono qui esagerati, tutto arriva per via aerea, perche’ le strade sono spesso ghiacciate. Un sacco di patate costa circa 15 euro.

Nessuno sa qual’e’ la risposta o ha il coraggio di pensare all’unica risposta possibile: fermare la follia e farli pagare fino all’ultima lira di bonifica ambientale.

Mutatis mutandis e’ la stessa situazione della Basilicata dove pian piano l’inquinamento inizia a pervadere tutto, fiumi, aria, acqua, politica e non si sa o non si vuole sapere come se ne esce. Un paio di settimane fa, per dirne una, hanno vietato l’utilizzo di acqua potabile nei pressi del pozzo Perticara 1, perche’ inquinata da metalli e altri elementi pericolosi per la salute dell’uomo fra cui manganese, solfati, nichel e cloruro vinile.

E’ per questo che e’ meglio non farceli venire dall’inizio.

Qui le foto della deforestazione in Canada, la nazione che distrugge piu foreste al mondo a causa dell’estrazione di bitume dalle Tar Sands.

Monday, May 30, 2011

Pozzi, petrolio, mercurio e brodetti







Lo studio "Goomex" condotto dall'MMS - il Mineral Management Service, ente governativo USA - documenta livelli di mercurio fino a cento volte superiore di quanto racomandato dal NOAA - il National Oceanic Atmospheric Administration, altro ente governativo USA - nel Golfo del Messico

Il rapporto Goomex e' del 2002.
Nel golfo del Messico ci sono circa 3,800 pozzi di petrolio e di gas.


Il mercurio e' fra i metalli non-radioattivi piu' nocivi che possano esistere. I suoi effetti piu' gravi sono sul sistema nervoso, circolatorio, della respirazione, gli organi piu' colpiti sono il cervello e il cuore e gli effetti sono maggiori sui bambini e sui feti in via di sviluppo.
Come gia' detto tante volte, i pesci e i crostacei hanno con se la naturale tendenza di accumulare i contaminanti nei loro corpi, specie quelli piu' in alto nella catena alimentare, che mangiano i pescetti piu' piccoli. Questo vale in particolare per il mercurio che puo' arrivare a concentrazioni molto alte nei pesci esposti all'inquinamento.

Nella citta' di Minamata in Giappone, il rilascio a mare di mercurio in maniera incontrollata fra il 1932 e il 1968 da parte di una ditta di fertilizzanti ha inquinato acqua e pescato, causando l'insorgere di malattie neurologiche e di deformazioni nei feti, tanto chea tutt'oggi si parla di morbo di Minamata per circa 2,300 persone.

La principale causa di contaminazione di mercurio e' dovuto al consumo di pesce inquinato ed
e' per questo che alle donne incinte viene puntualmente suggerito di non mangiare pesci predatori di taglia grossa. I fiumi sono spesso ad alto livello di mercurio per scarichi industriali di vario genere e qualche volta ci possono anche essere occorrenze natuarali.
Per esempio, questo e' quello che accade a Treviso dove i giornali intitolano "Mercurio, vietato cucinare, acqua imbevibile per anni".

Quello di cui pero' non si parla tanto e' che ciascuna piattaforma di gas o di petrolio produce circa 1.5 o 2 tonnellate di mercurio l'anno e circa 90,000 tonnellate di immondizia tossica nel corso della sua vita di 30 o 40 anni.

Dove finisce tutto questo mercurio? Di certo parte di esso finisce in mare assieme ad altri prodotti di scarto dell'industria petrolifera, fra cui fanghi e fluidi perforanti, piombo, cromo, vanadio, rame, zinco, cadmio, argento, benzene, toluene, etilbenzene, xylene, e acque di produzione, miste a idrocarburi e altre sostanze tossiche accumulatesi nel corso dei millenni nel sottosuolo e tirate su assieme al petrolio.

Ovviamente, il passo successivo e' che parte di questo mercurio finisce direttamente nel pescato. Infatti, nel 1996 il governo USA trovo' che i tassi di mercurio vicino alle piattaforme del golfo del Messico erano 25 volte superiori alla media. In altri reportage giornalistici del 2002 si stimo' che in alcuni casi il limite legale raccomandato dal NOAA, il National Oceanic and Atmospheric Administration era stato superato di ben cento volte.

In Calfiornia e' vietato trivellare a 160 km dalla riva. Alcuni pozzi esistono pero' da prima del 1969, anno dello scoppio di una delle piattaforme di Santa Barbara che di fatto fermo' il proliferare di pozzi a mare in California. Ci sono oggi circa 4 piattaforme attive al largo di Santa Barbara, messe li negli anni '60.

Nel 1992 la Chevron venne multata per 8 milioni di dollari per ben 65 violazioni proprio da quei pozzi di Santa Barbara e per avere rigettato a mare scarti petroliferi dal 1982 al 1987. A suo tempo fu la terza maggiore multa ambientale USA mai pagata.
Chi fa il montoraggio delle piattaforme italiane? Cosa accade attorno a Rospo Mare? Nel ravennate? In Sicilia? Il mare e' pulito? I pesci sono sani? Ce le vogliamo proprio le piattaforme a Vasto, alle Tremiti, in Sicilia?

Chissa'.

Monday, August 9, 2010

Pesci al veleno




Livorno, Civitavecchia, Genova, Viareggio e Lerici in provincia di La Spezia. Che hanno in comune queste citta'? Hanno tutte industria pesante, inclusa la raffinazione, la lavorazione e lo smistamento petrolifero e una gestione scellerata del territorio e dell'ambiente, come un po' in tutta Italia del resto.

Livorno - la seconda provincia piu' inquinata d'Italia, dopo Taranto. La ditta chimica Solvay lancia in acqua 3000 chili l'anno di arsenico e mercurio e 6000 di piombo, la ditta Lucchini 9000 chili di cianuro. La centrale Enel ogni anno inquina per 800 mila tonnellate e l'ENI con 500 mila tonnellate, fra ossidi di azoto, composti a base di zolfo ed anidride carbonica.

Civitavecchia - due centrali termoelettriche Enel, una centrale di petrolio convertita a carbone, e una 'torre petrolifera' della Italpetroli a 2km da riva dove scaricano petrolio, benzina e e olio combustible e che vogliono trasformare in un rigassificatore. A 2 km da riva. Segno che una volta che l' industria pesante arriva, non se ne va piu', anzi cresce smisuratamente.

Genova - inquinamento alle stelle, raffineria Iplom nella zona Busalla che periodicamente esplode, acciaierie Italsider a Cornigliano, con il piu' alto tasso di inquinamento acustico d'Italia. Altoforni, cokerie del signor Emilio Riva, lo stesso dell'Ilva di Taranto. Il Castello Raggio demolito per fare spazio alle industrie. Alti tassi di tumori e di morti per inquinamento

Viareggio e Lerici - scarichi in mare di oli lubrificanti, Depuratori che non funzionano e che rigettano a mare fanghi di scarto.

Bene, in mezzo a tutto questo schifo, Greenpeace ha pescato vari campioni di sogliole - che la gente mangia - e ha trovato mercurio, piombo, cromo, idrocarburi, bisfenolo A, metalli pesanti, idrocaruri aromatici policiclici.

LE CONCENTRAZIONI DI INQUINANTI ERANO TUTTI OLTRE I LIMITI DI LEGGE.

E non solo di un pochino, qualche volta anche dieci volte in piu'! Molta di questa roba e' cancerogena. Li vicino ce pure un santuario di cetacei nei quali hanno trovato batteri fecali.

Come gia' detto, le leggi della fisica e della biologia non si possono ignorare.

La colpa e' dei fiumi tutti inquinati che portano in mare ogni sorta di schifezza.

La colpa e' delle industrie di cui sopra, incluse le ditte petrolifere, che scaricano di tutto e di piu' in quei fiumi, nella nostra aria, nella nostra acqua, dove gli capita.

La colpa e' degli amministratori locali e ai piani alti che non hanno il coraggio di contrapporsi veramente agli inquinatori di turno, spesso potenti e incuranti della gente, incluso il signor Emilio Riva che da Cornigliano a Taranto ha portato solo morte e disperazione.

La colpa e' del popolo che non si indigna, che non esige di meglio, che non si arrabbia, che non protesta.

La colpa e' di noi che ci rassegnamo a mangiare sogliole tossiche, cullati da una dolce vita che pian piano marcisce.


Fonti: Corriere Fiorentino

Monday, January 12, 2009

L'ENI ed il latte materno


''C'è inquinamento che si vede, come il fumo delle ciminiere, e c'è l'inquinamento che non si vede, che si insinua nelle viscere della terra, che impregna l'insalata, che si annida nella frutta, che penetra nell'organismo umano''

Queste sono le parole del sindaco di Gela, Rosario Crocetta, che coraggiosamente ha annunciato alla fine del 2008 che chiedera' all'ENI risarcimento per danni ambientali nella sua citta', e che invoca la presenza permanente di un osservatorio del consiglio nazionale delle ricerche. Gli ex lavoratori sono gia' riuiniti in un comitato spontaneo e si sono gia' costituiti parte civile.

L'impianto di Gela, detto Clorosoda, ha inquinato cosi fortemente la citta' con i suoi scarichi di mercurio che le donne hanno tassi elevatissimi di mercurio nel loro latte materno e le acque non sono potabili. Gli ex lavoratori ancora vivi sono quasi tutti ammalati di cancro. La loro vita media e' di 60 anni contro i 75 della media nazionale. Lo stabilimento ENI di Gela, e' stato chiuso circa 20 anni fa, ma continua ad inquinare perche' l'opera di smantellamento non e' stata portata a termine in un modo completo e giusto. Per esempio, le tubazioni interrate non sono state ancora rimosse, e giacciono carichi di inquinanti nel terreno. L'acqua a Gela non e' potabile da molti anni.

Gli ex dipendenti ENI hanno chiamato lo stabilimento Clorosoda 'la fabbrica della morte'. Secondo le analisi fatti, l'ENI e' responsabile dell'inquinamento del mare di Gela con mercurio, rame, zinco e arsenico, dell'inquinamento dell'aria con benzene, toluene, isobutano, bisolfuro di metile, trimetilbenzene, e della terra con nickel, cobalto e zinco.

Il sindaco di Ortona, Nicola Fratino ha detto ad UnoMattina che lui non ha alcuna ragione di credere che l'ENI metta a rischio la salute della gente. Forse dovrebbe farsi un viaggio nel sud inquinanto dall'ENI. Forse dovrebbe trascorrere le sue vacanze a Gela, e magari restarci.

Fonti: La nuova ecologia, E-gazzette

Thursday, September 4, 2008

L'ENI a Mantova


A Mantova c'e' un po di tutto: uno stabilimento dell'ENI dove si producono derivati petroliferi, sotto il logo di Polimeri Europa, ma che appartiene al 100% all'ENI, ed una raffineria di petrolio, la IES (Italiana Energia e Servizi) che appartiene a un signore di Genova, Mario Contini. Il petrolchimico ospita pure un inceneritore in cui vengono trattati rifiuti tossico-nocivi e medicinali. Nella zona ci sono pure altri stabilimenti ENIchem e metallurgici. Di tutto insomma.

Sul sito web della nostra beneamata ENI si dice, a proposito dello stabilimento Polimeri Europa di Mantova:

"Polimeri Europa operates with the strongest commitment and "responsible care" in order to assure that all the activities are carried out in the full respect of the envirovment and of the health of the community and the employees."

Tutto questo bla bla per dire che sono bravi e che lavorano nel pieno rispetto dell'ambiente e della salute del popolo e dei loro lavoratori. Bene. Ecco invece come stanno i fatti secondo altre fonti, diciamo piu' indipendenti.

A Mantova c'e' un'area di circa 20 chilometri quadrati altamente inquinata e in attesa di bonifica. La zona e' talmente tossica che il Ministero dell'Ambiente ha negato qualsiasi altro tipo di insediamento industriale se non si fa prima un opera di ripristino ambientale.
La gente quando passa in macchina in quella zona chiude forte i finestrini perche' la puzza e' insopportabile. Lo stabilimento Polimeri Europa, con le sue forti emissioni di benzene e stirene,
sostanze cancerogene, non certo un innocua spettatrice in questo scenario.

A Mantova aumentano i casi di sarcoma, un tipo di tumore che e' collegato, guarda caso, alle emissioni di diossina, un noto inquinante, dagli stabilimenti industriali. Uno studio fatto nel 2001 riporto' che a Mantova il numero e gli ammalati di cancro, sarcomi e leucemie in primis, erano piu' alti del 50% rispetto al resto della Lombardia. Il presidente dell'Agenzia Nazionale di protezione ambientale, Paolo Rabitti, fece uno studio certosino sui tumori nella sua zona e poi denuncio' la ASL di Mantova di avere manipolato i dati sull'inquinamento. Una delle zone piu' inquinate e' il fiume Mincio, che gia' dagli anni '70, si sa', e saturo di mercurio e di idrocarburi,

L'ENI non dice nulla di tutto cio' nel suo sito web. Solo che "operano nel pieno rispetto dell'ambiente". Alla faccia del rispetto. Qualche politico locale gli da pure una mano. Un certo Nanni Rossi che siede alla provincia, da' il suo illuminato parere: si accusa troppo l'industria petrolchimica, il lago Superiore e' piu inquinato che Mantova, la diossina e' una "concausa", gli interventi sanitari e preventivi sono dalla "discutible utilita'". Chissa' chi si dovrebbe accusare. Invece di affrontare questa "concausa" si preferisce vivere da struzzi.

Se si indaga pero' un po meglio, si vede che la stessa ENI, zitta zitta, ammette i propri danni all'ambiente: dicomo che il rischio di incidente e' rilevante e che i propri cicli produttivi e le proprie "fiaccole" portano a immissioni nell'atmosfera, a relfui liquidi e all'inquinamento del solttosuolo e delle acque sotterranee. Nel 2005 hanno scaricato circa 90 milioni di litri di acqua
nell'inquinato fiume Mincio. Ma l'ENI non e' sola ad usare il Mincio come loro personale pattumiera, anche la IES lo fa e nel 2007 anche loro vengono accusati di avere riversato sostanze tossiche nel fiume.

Una piccola estemporanea: oggi leggevo prima da noi e mi sono imbattuta nell'editoriale del direttore, Alessandro Biancardi, dal titolo "Quanti scandali nell'isola felice e l'Abruzzo continua a dormire". Io spero che almeno un po questa storia della raffineria di Ortona sia utile al benessere della nostra regione, alla dignita' di noi cittadini, e al non rassegnarsi alle ingiustizie, anche dopo che sara' finita. Spero che allora, un pochino, ci saremo svegliati.




Fonti: Peace Link, SNOP rivista

Friday, May 16, 2008

Priolo e i rifiuti tossici del petrolchimico

 Tutte le immagini sono della raffineria di Priolo e
 i vari incidenti nel corso degli scorsi anni





di Priolo Gargallo. Morti per esalazioni tossiche.

E poi altri, ed altri ancora di cui nessuno ricorda piu neanche il nome





A Priolo, in Sicilia, esiste una raffineria di petrolio, sorta negli anni '60.

Quaranta chilometri quadrati, quaranta mila persone, tassi di incidenza di tumori molto piu' elevati rispetto alla media nazionale, deformazioni congenite dei bambini il DOPPIO rispetto alla media nazionale.

I veleni li passano le mamme ai bimbi: le donne di Priolo hanno nel loro corpo e nel loro latte il quadruplo delle concetrazioni di mercurio del normale. Il quadruplo.

Un addetto all'impianto, che parla segretamente perche' ha paura di perdere il posto di lavoro dice: "Qui si trattano prodotti petroliferi non e possibile non inquinare": lo dice uno che all'ENI ci lavora!

Le acque di scarico con tutti i fluidi e i fanghi perforanti vanno direttamente al mare perche' non ci sono impianti di trattamento. Le falde acquifere sono tutte contaminate. In un episodio finirono nel mare concentrazioni di mercurio cosi elevate che il mare divento' rosso. Le concentrazioni di mercurio erano 20,000 superiori a cio' che la legge consente.

Gli strumenti di controllo sono taroccati.

Sono 14 anni che di queste cose si sanno, ed ancora aspettano le bonifiche. Per di piu', non contenti, gli vogliono costruire anche il rigassificatore.

A Priolo, non si inizio' cosi con tanta morte e distruzione. Iniziarono cinquanta anni fa, con il concetto di sviluppo, progresso, rispetto per la gente ed opportunita'. Le belle chiacchere che dicono anche a noi. E invece con il tempo, i petrolieri si sono espansi sempre di piu', e da qualcosa di piccolo e limitato si sono trasformati in un mostro di morte e distruzione.

E' per questo che occorre dire no all'ENI: come per un tumore occorre stroncare il male sul nascere. Il centro oli e le trivelle in mare in Abruzzo sono la stessa cosa. Sono il punto di partenza per i petrolieri e se gliela diamo vinta qui, arrivera' di peggio perche' questi non si accontentano, perche' dati 15 ettari ne vorranno 30, perche' messe 20 trivelle in mare ne vorranno 40, perche messi 5 chilometri di tubature ne vorranno 50.

Lo stabilimento che c'e' a Priolo e' diverso da quello che si prevede ad Ortona, per il momento, ma questo non e' importante: il fatto rimane che in qualsiasi modo la vogliamo rigirare gli stabilimenti petroliferi portano solo malattie e distruzione, di qualsiasi tipo essi siano. A Priolo la storia l'hanno scritta con il mercurio, da noi la vogliono scrivere con l'idrogeno solforato. Sempre veleni sono. Sempre inganni hanno dato alla gente.

da wikipedia: "Allo stato attuale non e' credibile alcun piano di recupero ambientale per Priolo"



Fonti: Wikipedia