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Tuesday, May 16, 2017

La Finlandia tira le orecchie a USA e Russia sulle trivelle in Artico, e c'e' un miracolino


If we have two countries, Russia and the US, 
not sharing the view that climate change is happening 
or is manmade or how much it is manmade, it is very difficult to proceed.”

Harri Mäki-Reinikka, Ministro delle politiche nordiche della Finlandia


Qualche giorno fa la Finlandia e' diventata il presidente dell Consiglio dell'Artico. Ci fanno parte Canada, Islanda, USA, Danimarca, Finlandia, Russia, Norvegia e Svezia. E' un ente creato nel 1996 per il bene comune dell'Artico che si riunisce ogni due anni.

La prima cosa che ha fatto il delegato finlandese  e' stata di fare appello agli scenziati che lavorano sui cambiamenti climatici per contrastare USA e Russia che nel loro intimo vorrebbero trivellare tutto il trivellabile in Artico, con buona pace del clima.

Ed e' proprio cosi. Putin e Trump sono daccordo nel dire che i cambiamenti climatici sono una esagerazione, che sono un complotto dei cinesi (Trump) e che non sono per opera dell'uomo (Putin, e per colpa di chi, scusi?) e vorrebbero quindi andare avanti ad estrarre ancora piu' petrolio dal polo nord.

C'e' stato cosi un incontro a Fairbanks, Alaska proprio per parlare di questo dilemma: trivelle, Artico e clima.

Nell'intento della Finlandia in realta' si sarebbe dovuto parlare di come diminuire l'inquinamento esistente, ma in realta' l'elefante nella stanza erano gli accordi di Parigi, e il ruolo di USA e Russia.

Gli USA chi hanno mandato?

Rex Tillerson, l'ex CEO di Exxon Mobil!

E cosi, il Ministro della Finlandia delle politiche nordiche, Harri Mäki-Reinikka, ha chiesto a tutti i partecipanti di rispettare gli accordi di Parigi.

Ha detto che spera che non ci saranno accordi segreti fra i piu' grossi, perche' questi sono problemi seri. Ha detto che l'Artico cambia, che se le temperature aumentano di due gradi sul pianeta, in Artico si arriva a quattro o anche a sei con conseguenze disastrose.

Mäki-Reinikka  ha ricordato che la neve e il ghiaccio si sciolgono piu in fretta di quanto mai prima, e che i livelli del mare aumentano. E ricorda che se gli USA e la Russia continuano il loro negazionismo sara' difficile andare avanti.

Anche il ministro dell'ambiente di Norvegia, Vidar Helgesen, petrol-nazione, ha ricordato che i cambiamenti del clima esistono e ha addirituttura ricordato a Tillerson che gli stessi militari USAsono preoccupati per le conseguenze alla sicurezza a livello globale.

E cosi, c'e' stato il miracolino.

Chissa', circondati da nordici ed essendo due contro sei, gli americani di Tillerson si sono un po vergognati. O chissa', Trump soffocato com'e' da guai interni a non finire (la faccenda di Comey e' veramente strabiliante e non passa giorno che non ci sia un passo falso di quest uomo) ha deciso di non fare sempre il galletto di testa sua. O chissa ancora, se la delegazione USA si sia sentita in imbarazzo a vedere tutti i giovani che protestavano a Fairbanks.

Ad ogni modo, all'unanimita' gli otto del Consiglio Artico hanno firmato la "Fairbanks Declaration 2017," dove si dice che l'Artico si riscalda a tassi due volte superiori al resto del pianeta, che occorre ridurre le emissioni di metano e che i cambiamenti climatici sono la piu grande minaccia alla biodiversita' dell'Artico.

Rex Tillerson ha riconosciuto la validita' degli accordi di Parigi, almeno per ora.

Donald Trump aveva detto che li voleva stracciare, ma alla fine, per ora almeno, Tillerson ha detto che non cambiera' niente in questa direzione, almeno per il breve termine. Gli accordi firmati da Obama restano.

Ora questo non vuol dire che e' finita qui. Perche' qualche giorno prima lo stesso Tillerson aveva detto che gli USA stavano cambiando le proprie politiche sui cambiamenti climatici, ha detto pure che:

"We're not going to rush to make a decision. We're going to work to make the right decision for the United States."

Quindi, per ora tutto resta come prima, ma non si sa. Si temeva che Tillerson annunciasse proprio qui l'uscita degli USA dagli accordi di Parigi, ma grazie al cielo cosi non e' stato. Ad ogni modo, fa un po tristezza sentirlo dire "the right decision for the United States" come se in termini di clima, non fossimo tutti sullo stesso pianeta!

Caro Tillerson, in termini di clima, quello che e' meglio per gli USA e' quello che e' meglio per tutta la Terra, perche' ci siamo dentro tutti assieme.





Thursday, October 9, 2014

La bellezza e l'inferno







Questa e' la lettera che Franco Moroni, assessore della provincia di Chieti e delegato speciale per la
difesa della costa e delle problematiche petrolifere, ha scritto a Matteo Renzi in merito allo Sblocca Italia.

La trovo molto bella e la voglio condividere qui.

Grazie Franco, dalla nostra parte, dall'inizio.


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A Matteo Renzi, Presidente del Consiglio d'Italia

La bellezza e l'inferno

E’ vero, l’Italia ha bisogno di risorse energetiche che la svincolino da quei legami equivoci con le grandi potenze che la costringono ad assoggettarsi alla volontà e ai desideri altrui.

Tuttavia, ritengo che non sia questa la strada corretta da intraprendere, Signor Presidente del Consiglio. La natura stessa ce lo dice, gli abruzzesi che ce lo dicono: non intendono più sacrificare neanche un centimetro della propria terra sull’argomento petrolio, una terra vocata per le sue eccellenze, al turismo e all'agricoltura.

La Regione Abruzzo è uno dei tesori segreti dell'Italia.

Non c'è folla, né industria pesante; solo verde, mare, sole, castelli, vigneti, e villaggi in pietra.

Non frantumate questa bellezza, non scaraventateci nell’inferno per fare gli interessi di pochi ignorando completamente quelli di molti, non utilizzate logiche ignoranti e prive di scrupoli decidendo di strumentalizzare il nostro territorio a vantaggio di biechi personalismi.

Esorto anche il Governatore della Regione Luciano D’Alfonso ad attivarsi attraverso i propri canali con il Governo Centrale al fine di scongiurare gli effetti di una strategia energetica che non ha nulla a che vedere con il nostro Abruzzo.

Tengo a rimarcare che centinaia di studi scientifici a livello mondiale dimostrano come l’inquinamento che proviene dalle lavorazioni degli idrocarburi provoca sul territorio aumenti di tumori, malformazioni fetali, malattie cardiorespiratorie e deformazioni genetiche come ben sanno gli abitanti di Falconara, Gela, Viggiano, Priolo, Porto Marghera, Manfredonia, Cremona.

Inoltre, nel compartimento del lavoro, i vari report dell’OPEC evidenziano che il settore è stato notevolmente colpito dal calo della domanda mondiale e che quindi non vi sono prospettive di crescita lavorativa, resistendo in ambito occupazionale nel solo “circolo chiuso” dell’indotto, cioè di quelle poche aziende che operano nel settore.

Il petrolio abruzzese è un petrolio “amaro”, cioè non si ricavano benzine ma solo bitume per asfalti o nel migliore dei casi PVC, come dichiarato anche dall’amministratore delegato della Medoilgas Sergio Morandi, titolare della concessione “Ombrina Mare2”.

Se il 1° settembre 2009 anche la Chiesa Cattolica attraverso il Sinodo dei Vescovi abruzzesi e molisani ha pubblicamente preso una posizione contraria allo sfruttamento petrolifero in Abruzzo.

Se il 30 giugno 2010 “il Sole 24 ore” faceva un excursus sull'impossibile convivenza tra le richieste (e le autorizzazioni) di piattaforme petrolifere offshore e l'economia turistica e l'ambiente.

Se di conseguenza anche il giornale della Confindustria è stato costretto ad una prudente ritirata di fronte ad iniziative petrolifere che cozzano con il turismo, penso che qualcosa nel sistema OIL&GAS non vada, come penso Signor Presidente del Consiglio, che Lei possa e debba dare un segnale concreto modificando il decreto Sblocca-Italia verso risorse ecosostenibili perché se l’Italia vuole uscire da questo imbarbarimento ambientale e sociale deve ritrovare la forza e la dignità dei propri padri. Forza e dignità che nel dopoguerra hanno permesso di uscire dalla morsa della povertà e del sottosviluppo.

Vogliamo bene a questo mare e a questa provincia, ed e' per questo che faremo di tutto per evitare le estrazioni di idrocarburi .

La esorto e Le chiedo di intervenire direttamente nel modificare il decreto Salva-Italia in quelle parti che trasformerebbero una Regione “verde” e vivibile in una Regione “amara”.

Franco Moroni, 29 Settembre 2014

Sunday, September 28, 2014

Giovanni Legnini, Ombrina e il resto d'Italia



Caro Giovanni Legnini, e' l'Italia tutta che va salvata,
non il proprio orticello elettorale.

La Basilicata si puo' trivellare invece?
L'Emilia Romagna?
La Sardegna? 




Giovanni Legnini, gia' sottosegretario all'economia del PD, diventera' presto il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

La stampa di Torino lo descrive cosi: ``garante del corso renziano, è però persona onesta e ammette di non conoscere il mondo dei giudici: Assicuro però che mi impegnerò a fondo"

Garante del corso renziano.

Giovanni Legnini e' abruzzese e ho avuto vari contatti con lui in merito alla questione petrolio, sia di persona che per telefono. Diciamo che a me non ha impressionato per coraggio, quanto per cercare compromessi e soluzioni ad hoc, un po a mo’ di vecchia democrazia cristiana. Ad esempio, ecco qui un bel titolo del Centro D'Abruzzo di qualche giorno fa: "Legnini: Pd contro Ombrina ma favorevole al petrolio."

Per chi non lo ricordasse, Ombrina Mare e' il progetto petrolifero in mare dall'iter piu' avanzato d'Abruzzo. Un vero mostro, secondo me almeno, con pozzi, navi desolforanti, oleodotti ed emissioni in atmosfera a pochi chilometri da riva.

Cosa vuol dire che il PD e’ contro Ombrina ma favorevole al petrolio?

E poi mi sovviene – garante del corso renziano. Certo, deve essere difficile per Giovanni Legnini cercare da un lato di fare il buon soldato con Matteo Renzi che decide -- da solo -- di trivellare tutto il trivellabile d'Italia e i suoi elettori d'Abruzzo che invece di petrolio non ne vogliono sentire. Ma cosa altro poteva dire Legnini su Ombrina? In prima analisi, Legnini non poteva dire si, non poteva dire no al petrolio. Si e' trovato intrappolato, da un lato dalle politiche di Renzi, dall'altro da quei 40,000 scesi in piazza contro l'Abruzzo petrolifero.

Continuo a leggere l’articolo del Centro.

Siamo contro Ombrina Mare, ma non contro il petrolio. Serviranno alcuni decenni prima che l’Abruzzo e il Paese possano farne a meno, ma non deve farne le spese la costa. La domanda, però, non deve essere: cosa voterà Legnini? Perché voterò sì al decreto “Sblocca Italia”, ma ci opporremo a Ombrina. Il vero tema è come vincere questa battaglia.

Presumo che la costa di cui lui parli sia quella d'Abruzzo. Quindi Legnini e' favorevole alle trivelle "altrove" ma non lungo le coste teatine perche’ non ne devono fare loro le spese.

E l’entroterra d’Abruzzo? Quello si? E l’entroterra di Novara, quello va bene?

E le altre coste d'Italia? Quelle si che ne possono “fare le spese”?

O tutte queste altre localita’ non sono Italia? Non sono degne di essere protette? Non sono il mare o I campi di qualcuno? O quegli altri mari di Calabria e di Sardegna e di Puglia possono "farne le spese" perche' non votano per Legnini?

Perche' Giovanni Legnini si opporra' ad Ombrina Mare davanti a San Vito Marina e non alle trivelle della Schlumberger davanti alle coste di Sassari?

Che tristezza.

Ho vissuto in Abruzzo per 10 anni, e credo di poter dire che il movimento contro le trivelle in quella regione -- che e' forte e che riguarda veramente tutti gli spaccati del vivere civile, chiesa, commercianti, studenti -- sia in gran parte figlio del mio peregrinare citta' per citta' e del mio rompere le scatole, da persona esterna e libera per anni e senza paura. Se Legnini si oppone ad Ombrina, e' grazie anche all'informazione che ho seminato e grazie al movimento popolare che ne e' nato. Semplicemente in questo momento in Abruzzo e' un suicidio politico dire si alle trivelle. E tutto quel lavoro l'ho fatto perche' volente o nolente ho trascorso 10 anni della mia vita in Abruzzo e credo che uno abbia una certa responsabilita’ e che debba "give back", come dicono gli americani.

Ma questo non vuol dire che le altre regioni siano meno importanti. Semplicemente non potevo fare di piu. E anzi, tutti quelli che mi conoscono davvero sanno quanto abbia fatto tutto il possibile per visitare e sensibilizzare da Vercelli fino a Pantelleria.

Ma Legnini non e' un blogger che vive oltreoceano. Legnini e' un politico, un politico importante, che ha mezzi, soldi, influenza.

E se Giovanni Legnini aveva capito che la costa d'Abruzzo non puo' "pagare un prezzo cosi alto" per il petrolio, allora uno che ci credeva veramente avrebbe dovuto capire che *nessun' angolo d'Italia* puo' pagare un prezzo cosi alto. E da questa convinzione partire per dire "trivelle no, ne in Abruzzo ne altrove" e lavorare in questa direzione, invece che trovare soluzioni campate in aria.

Qualsiasi altra cosa e' opportunismo elettorale, e' egoismo, e' mancanza di volonta'.

E quindi a ben pensarci, no, non e' vero che Legnini non poteva fare niente se non questo suo sfortunato distinguo - l'Abruzzo no, gli altri si. Se Legnini ci credeva per davvero, avrebbe dovuto sensibilizzare e lavorare coi suoi colleghi parlamentari di altre regioni con lo stesso problema, e avrebbe dovuto farlo da anni a questa parte. Doveva avere il coraggio di andare da Renzi e dirgli: guarda, non e' intelligente trasformare l'Italia in una gruviera. Siamo l'Italia non l'Arabia Saudita.

Speriamo che Legnini, garante del corso renziano, abbia piu' coraggio al Consiglio Superiore della Magistratura.

Qui quello che avevo scritto in merito a Legnini e all’articolo 35 un anno fa






Friday, July 20, 2012

Lettera di un dipendente Saras



Il consiglio provinciale di Oristano, ieri ha bocciato all'unanimita' il progetto di trivellare Arborea, citta' con agricoltura di pregio, ortaggi, latticini ed allevamenti rinomati, oltre che varie riserve naturali popolate da fenicotteri.

Parallelamente mi arriva un email da parte di un lavoratore della Saras.

Non voglio causargli problemi, cosi lo chiamiamo solo Davide, un nome fittizio. Non si sa mai che la Saras gli faccia passare dei guai.

Pubblico la sua lettera in calce.

Questa lettera, secondo me, e' l'esempio lampante di quanto bene funzioni il parallelo petrolieri-ricatto posto di lavoro.

Praticamente Davide dice che occorre trivellare Arborea perche' senno' non si sa cosa altro raffinare negli altri stabilimenti Saras, e dice che le trivelle ad Arborea saranno lo sviluppo "sostenibile" !!

Io non ce l'ho con i lavoratori della Saras, che sono, secondo me, solo una parte dell'ingranaggio e non si rendono conto di quanto abbiano pagato per dare ai Moratti tutti i miliardi che hanno e di quante altre opportunita' l'industria del petrolio li abbia derubati.

Come sempre occorre pensare al binomio Gela/Taormina.

La prima disse si al petrolio, la seconda no.

E oggi si vedono i risultati di quelle scelte.

Non sono mai stata a Sarroch, ma non credo che possa reggere il paragone con le altre citta' turistiche della Sardegna.

Cosa sarebbe stata Sarroch senza la fabbrica dei Moratti? Non lo sapremo mai. Ma di certo sappiamo cosa e' oggi Arborea, e credo che nessuno sano di mente possa voler rinuciare a tutto quello che oggi e' Arborea in cambio di trivelle e raffinerie.

Io non credo di generalizzare. E' solo che non ho mai mai mai letto o sentito di una comunita' che sia felice di vivere vicino ai pozzi di petrolio. Mai.

E' la verita', e sfido chiunque che non sia affiliato con l'industria del petorlio a dirmi che si vive bene vicino a raffinerie e simili.

Caro Davide, se la Saras ci tenesse a lei, adesso che il lavoro scema, le farebbe un training per riqualificare lei e i suoi colleghi verso altri tipi di lavoro - pannelli solari, imprese in proprio di manutenzione di altri tipi di industria e cosi via.

L'epoca del petrolio e' finita e star qui a voler trivellare l'intrivellabile e' solo una finta medicina che finira' solo con il fare piu' danni di quanto lei non creda.

E le prove non le ho io.

Le prove le contiene il rapporto Disturbi Respiratori dell'Infanzia e Ambiente in Sardegna chr parla di bimbi piu' malati, di piu' alti tassi di tumore, di inquinanti in aria, in atmosfera e nel suolo per chi vive a Sarroch rispetto ad altre zone della Sardegna.

Legga qui.

E poi qui.

E poi qui.

Le prove le ha Massimiliano Mazzotta con il suo documentario OIL, la cui diffusione la Saras ha cercato in ogni modo di evitare. 

Le prove le ha Giorgio Meletti con il suo libro "Nel paese dei Moratti" contro cui la democraticissima Saras ha intrapreso "azioni legali" come riporta Wikipedia per avere rivelato a tutti il modus operandi della Saras il giorno in cui sono morti tre operai perche' nessuno li aveva addrestrati per le mansioni di cui dovevano occuparsi.

Le basta?

Ripeto io non ce l'ho con lei.

Ce l'ho con chi le fa credere che sia giusto avvelenare acqua, aria e polmoni e che in cambio lei debba pure essergli grato e debba difenderli.

Tutto questo mentre lei arranca ad arrivare alla fine del mese e loro corrono dritti dritti in banca a contarsi i quattrini, mentre Massimo Moratti decide quanti miliardi dare ai suoi calciatori e mentre Mrs. Milly Moratti finge di essere una verde.


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Cara professoressa io lavoro alla Saras da 20 lunghi anni e penso che quanto scrittoda lei riguardo ai petrolieri non sia in linea con quanto sia reale e come in tutte le cose della vita non si puo' far di tutta l'erba un fascio.

 Infatti non so se lei parli cosi' perche' generalizzando( come la maggior parte delle persone) i petrolieri sono tutti degli sporchi colonozzatori senza scrupoli e quindi tottalmente insensibili alla salute  e indifferenti alle persone.

Ma devo dire che non e' cosi'. Perlomeno no e' sempre cosi'.

I Moratti e in particolare la Saras non e' come la dipinge lei e la maggior parte delle persone.

Il fatto che si voglia avere il gas di arborea e' un opportunia' per tutta la Sardegna e nasce dal fatto di una sempre crescenta necessita' di autosuffucienza energetica per ridurre i costi di una ormai agonizzante industria della Raffinazione (e non E' un delitto).

Il fatto poi ambientale secondo me non si pone poiche' il modo di operare della Saras qualore fosse, come dice lei, fautore di terrificanti emissioni gassose non potrebbe mai essere consentito rispetto alle ormai sempre piu' stringenti norme ambientali che hanno contribuito a mettere in ginocchio le raffinerie in Europa, ma al di la di questo La Saras opera ed ha sempre operato nel pieno rispetto di tutela delle piu'restrittive esigenze di carattere ambientale e anzi ha fatto un po' di piu'.

Mi creda no siamo cosi come lei ci dipinge e se ha dei dati che dimostrano il contrario li metta a disposizione.

Non vogliamo trasformare Arborea in un inferno di maleodoranti miasmi ma in una realta' di sviluppo e sostenibilita' per un futuro della Sardegna migliore.

Wednesday, June 23, 2010

Chiodi parla, la Puglia li ferma.




Qui un resoconto dell'incontro del 23 giugno all'Aquila per parlare di petrolio


A FINE LUGLIO IL MINISTERO SI PRONUNCERA' A FAVORE O CONTRO I POZZI A MARE OMBRINA, ELSA e VASTO/CASALBORDINO. SIA BEN CHIARO CHE SE DIRANNO SI LA COLPA E' DI GIANNI CHIODI CHE NON HA PRESENTATO TESTI DI CONTRARIETA' E CHE NON SI E' AVVALSO DELLA FACOLTA' DI ESPRIMERE LA SUA OPINIONE SUI PRIMI 22 KM DI COSTA CHE SONO DI COMPETENZA REGIONALE ED ENTRO I QUALI CADONO QUASI TUTTI I PERMESSI PETROLIFERI.

Tutti all'Aquila allora oggi. Ho telefonato per sapere come si era svolta la riunione e a quanto mi pare di capire Chiodi ha risposto come il capo della BP, Tony Hayward. Ha risposto: "Non lo so".

Chiodi ha detto che non sa che la regione e' stata definita regione mineraria dal governo - ma se io glielo avevo chiesto un anno fa a Cupello??? Chiodi ha detto che non sa cosa sia il piano integrato della costa. Chiodi abbiamo scoperto non aveva mandato testi di contrarieta' alla regione contro Ombrina Mare. Ha detto che deve chiedere ai suoi tecnici (= Antonio Sorgi?)

Chiodi non sa, beato lui. Da qualche altra parte lo avrebbero gia' licenziato. Il capo che non sa? E che razza di capo e'?

Poi fanno questa bellissima dichiarazione ...ANCORA SUL CENTRO OLI DI ORTONA!!! Ma questo e' rimasto indietro nel tempo!!!

Sul problema della petrolizzazione la Regione ha sempre risposto con i fatti. Ed infatti ad oggi i fatti dicono che la Regione Abruzzo non ha rilasciato alcuna autorizzazione alla introspezione e che il Centro Oli non è partito e non partirà, nonostante fosse stato in passato autorizzato.

Noi, allo stato, abbiamo la legge regionale 32 del 2009 che dice chiaramente qual è la volontà dell'ente regionale, ma sappiamo anche che questa legge è stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale per conflitto di competenza.

Con il governo abbiamo avviato un confronto in modo da scrivere un testo normativo che da un lato garantisca le competenze fissate dalla Costituzione e dall'altro tuteli i territori e gli interessi degli abruzzesi. In alternativa, aspettiamo il giudizio della Corte costituzionale sul ricorso promosso dal governo e, in caso di bocciatura della legge regionale, torneremo in aula per discutere e approvare un nuovo testo.

Questa è la strategia della Regione Abruzzo e mi sembra una strategia chiara e una posizione trasparente.


Sulle trivelle in mare:

Su questo punto sapete benissimo che la competenza è nazionale, ma come Regione Abruzzo stiamo lavorando in sede di Conferenza delle regioni e di Conferenza Stato-Regioni per trovare un accordo con tutte le regioni adriatiche per chiedere espressamente il divieto di trivellazioni.

Stendiamo un "trasparente" velo pietoso sui fatti che la regione ha fatto. Lo sanno tutti che la regione non avrebbe fatto niente di niente se non fosse stato per noi cittadini!

Gianni Chiodi ha qualcosa da dire su Bomba? Ha qualcosa da dire sul fatto che in Toscana ci sono riusciti a fare una legge anti-petrolio che possa tenere? Ha qualcosa da dire sui pozzi a mare?

Nella mia traduzione delle parole del governatore dell'Abruzzo, quello che veramente vuol dirci e' che occorre chiedere al grande capo, e che lui non fara' niente per sua iniziativa. Nella mia opnione, Don Abbondio aveva piu' coraggio di quest'uomo.

Intanto, in Puglia veloce-veloce il TAR ha annullato i permessi di fare ricerche petrolifere nei mari antistanti Monopoli, Fasano ed Ostuni, rimandando quei simpatici della Northern Petroleum da dove erano venuti - Londra. Il giudice del TAR ha detto che ci sono stati vizi di procedura e carenze sostanziali. La Northern Petroleum aveva deciso di spezzettare il suo progetto in modo da evitare la VIA. Ora se vogliono trivellare, devono ripresentare una VIA piu' seria.

Grazie a Cosimo e Marcella, e a tutti gli amici della Puglia. Per fortuna, Nichi Vendola non e' Gianni Chiodi e la classe non e' acqua.

Thursday, June 17, 2010

Tutti all'Aquila




Il giorno 23 Giugno alle ore 16:30 ci sara' all'Aquila un consiglio straordinario *solo ed esclusivamente* sul tema petrolizzazione. La sede e' quella del consiglio regionale.


Per informazioni contattare Luzio 3394630768. Tutto quello che sapro' lo mettero' qui sopra.
Qui un sunto della situazione. Qui il testo originario della legge-inganno.

E' importante che tutti cerchino di partecipare al meglio delle proprie possibilita'. Si stanno organizzando degli autobus e di nuovo, spero che tutti possano trovare dentro di se di lasciare le cose che hanno da fare per quel giorno ed essere presenti in massa.

L'incontro e' stato richiesto mesi fa da noi di Emergenza Ambiente Abruzzo. Le date non le fissiamo noi, ma siamo alla merce' della regione. A me sarebbe piaciuto moltissimo essere presente, per solo guardare Gianni Chiodi fisso negli occhi, ma con soli 7 giorni d'anticipo mi e' davvero impossibile.

La novita' collegata a questo incontro e' che in precendenza Walter Caporale della minoranza aveva fatto una interrogazione parlamentare in cui si chiedeva a Chiodi cosa avesse fatto per i pozzi in mare, in particolare per Ombrina, secondo il progetto MOG.

Chiodi disse a Caporale che "avevano scritto le osservazioni". Mi e' sembrato un po' strano , visto che non c'era stato nessun comunicato stampa a proposito, e nessuno stralcio di questo testo era stato circolato su giornali e televisione.

Lunedi scorso - finalmente - ho telefonato al ministero delle attivita' produttive e al direttore del reparto idrocarburi. Abbiamo parlato per mezz'ora sulla MOG. Gli ho chiesto come va avanti la pratica e mi ha detto che

1) stanno esaminando tutto i vigili del fuoco, il ministero dell'ambiente, e altri enti preposti. Deciderano a fine luglio "ma non il 15 Agosto".

2) stanno studiando il trattato di Aarhus per vedere come le nostre molteplici prese di posizione contraria possano essere interpretate in questo contesto. A me pare chiaro! Tutti abbiamo detto no!

3) ha detto che e' chiaro che la nostra posizione e' compatta e contraria, ma che 'gia' in passato si sono visti dei repentini cambi di posizione'. Gli ho chiesto cosa significasse questo e lui mi ha detto che per Miglianico erano prima tutti favorevoli e poi tutti contrari. Idem per Bomba.

4) mi ha detto che per le prime 12 miglia natuche (22chilometri) la regione ha competenze di impatti ambientali, pesca e turismo e puo' esprimere il suo parere.

5) gli ho chiesto cos'altro potevamo fare per sfruttare il trattato di Aarhus al meglio. Secondo questo trattato l'opinione del popolo e' vincolante. Lui mi ha detto che 'si deve vedere chi e' questo popolo'. Gli ho chiesto, ma secondo lei chi e' ? Lui mi ha detto 'la regione Abruzzo'.

6) al che e' sorta spontanea la domanda:

MA LA REGIONE ABRUZZO HA MANDATO TESTI DI CONTRARIETA' AD OMBRINA MARE SI O NO?

RISPOSTA: NO.

Ora, a meno che l'alto funzionario con cui ho parlato abbia perso le carte ufficiali della regione Abruzzo, o se ne sia dimenticato (ma aveva i miei, quelli dei comuni, della provincia) non e' vero che la regione Abruzzo hamandato testi al governo.

Potrei sbagliarmi, ma nella mia ricostruzione dei fatti, Gianni Chiodi non e' stato sincero.

Il giorno 23 occorre ESIGERE che la regione mandi un testo al governo in quanto espressione della volonta' popolare.


Monday, January 12, 2009

L'ENI ed il latte materno


''C'è inquinamento che si vede, come il fumo delle ciminiere, e c'è l'inquinamento che non si vede, che si insinua nelle viscere della terra, che impregna l'insalata, che si annida nella frutta, che penetra nell'organismo umano''

Queste sono le parole del sindaco di Gela, Rosario Crocetta, che coraggiosamente ha annunciato alla fine del 2008 che chiedera' all'ENI risarcimento per danni ambientali nella sua citta', e che invoca la presenza permanente di un osservatorio del consiglio nazionale delle ricerche. Gli ex lavoratori sono gia' riuiniti in un comitato spontaneo e si sono gia' costituiti parte civile.

L'impianto di Gela, detto Clorosoda, ha inquinato cosi fortemente la citta' con i suoi scarichi di mercurio che le donne hanno tassi elevatissimi di mercurio nel loro latte materno e le acque non sono potabili. Gli ex lavoratori ancora vivi sono quasi tutti ammalati di cancro. La loro vita media e' di 60 anni contro i 75 della media nazionale. Lo stabilimento ENI di Gela, e' stato chiuso circa 20 anni fa, ma continua ad inquinare perche' l'opera di smantellamento non e' stata portata a termine in un modo completo e giusto. Per esempio, le tubazioni interrate non sono state ancora rimosse, e giacciono carichi di inquinanti nel terreno. L'acqua a Gela non e' potabile da molti anni.

Gli ex dipendenti ENI hanno chiamato lo stabilimento Clorosoda 'la fabbrica della morte'. Secondo le analisi fatti, l'ENI e' responsabile dell'inquinamento del mare di Gela con mercurio, rame, zinco e arsenico, dell'inquinamento dell'aria con benzene, toluene, isobutano, bisolfuro di metile, trimetilbenzene, e della terra con nickel, cobalto e zinco.

Il sindaco di Ortona, Nicola Fratino ha detto ad UnoMattina che lui non ha alcuna ragione di credere che l'ENI metta a rischio la salute della gente. Forse dovrebbe farsi un viaggio nel sud inquinanto dall'ENI. Forse dovrebbe trascorrere le sue vacanze a Gela, e magari restarci.

Fonti: La nuova ecologia, E-gazzette