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Tuesday, November 7, 2017

Un mondo 100% rinnovabile si puo'






Arriva un nuovo studio dalla Lappeenranta University of Technology di Finlandia che conferma che un mondo 100% rinnovabile si puo', e che sara' piu' economicamente vantaggioso del mondo fossile che abbiamo ora.

Il traguardo a cui guardano grazie ai loro modelli per il 100% rinnovabile e' il 2050, e forse anche prima grazie ai progressi nel campo dello stoccaggio, con l'abbassamento dei costi del solare, e con nuova tecnologia che permettera' di ottimizzare l'approvvigionamento elettrico. 

E prima ancora con forte volonta' politica.

Si stima che nel 2050, con la transizione green, il costo energetico sara' di 52 euro per MWh, in raffronto ai 70 euro di oggi. La transizione non solo abbasera' i costi, ma creera' anche 36 milioni di posti di lavoro.

L'autore principale dello studio e' Christian Breyer, professore di "economia solare" (in Finlandia hanno professori di economia solare!) che dice che occorre fermare tutti gli investimenti in carbone, nucleare, petrolio e gas, e che invece occorre investire in modo pesante nell'infrastruttura rinnovabile. 

Lo studio in questione si chiama Global Energy System Based on 100% Renewable Energy Power Sector, ed e' stato presentato al COP23 di Bonn, la conferenza mondiale sul clima. Il COP21 era quell di due anni fa, a Parigi.

Non e' la prima volta che si parla di 100% rinnovabile grazie alla volonta' politica, ed e' evidente che quando lo si vuole una strada la si trova.
 
Di mia natura sono sempre scettica con questi obiettivi a cosi lungo termine, ma il punto e' che di queste cose iniziamo a parlare, a volerle, a programmarle. Che sia il 2050 o il 2040 poco cambia, e' in questa direzione che andiamo, e prima o poi ci arriveremo, perche' e' evidente che l'evidenza contro l'energia fossile e' preponderantemente contro il benessere delle comunita' locali e del pianeta.

Intanto, la popolazione cresce. Siamo ora 7.3 miliardi. Entro il 2100 saremo, si prevede, 9.7 miliardi.
La richiesta di energia continua a crescere, grazie al numero di persone su questa terra, ma anche grazie all'aumento dell'armamento tecnologico di ciascuno di noi, e grazie al fatto che con il crescere del benessere in paesi del terzo mondo, ci sara' sempre piu' gente connessa alla rete elettrica.

E' evidente che continuare a fare buchi non e' la soluzione. 




Tuesday, May 16, 2017

La Finlandia tira le orecchie a USA e Russia sulle trivelle in Artico, e c'e' un miracolino


If we have two countries, Russia and the US, 
not sharing the view that climate change is happening 
or is manmade or how much it is manmade, it is very difficult to proceed.”

Harri Mäki-Reinikka, Ministro delle politiche nordiche della Finlandia


Qualche giorno fa la Finlandia e' diventata il presidente dell Consiglio dell'Artico. Ci fanno parte Canada, Islanda, USA, Danimarca, Finlandia, Russia, Norvegia e Svezia. E' un ente creato nel 1996 per il bene comune dell'Artico che si riunisce ogni due anni.

La prima cosa che ha fatto il delegato finlandese  e' stata di fare appello agli scenziati che lavorano sui cambiamenti climatici per contrastare USA e Russia che nel loro intimo vorrebbero trivellare tutto il trivellabile in Artico, con buona pace del clima.

Ed e' proprio cosi. Putin e Trump sono daccordo nel dire che i cambiamenti climatici sono una esagerazione, che sono un complotto dei cinesi (Trump) e che non sono per opera dell'uomo (Putin, e per colpa di chi, scusi?) e vorrebbero quindi andare avanti ad estrarre ancora piu' petrolio dal polo nord.

C'e' stato cosi un incontro a Fairbanks, Alaska proprio per parlare di questo dilemma: trivelle, Artico e clima.

Nell'intento della Finlandia in realta' si sarebbe dovuto parlare di come diminuire l'inquinamento esistente, ma in realta' l'elefante nella stanza erano gli accordi di Parigi, e il ruolo di USA e Russia.

Gli USA chi hanno mandato?

Rex Tillerson, l'ex CEO di Exxon Mobil!

E cosi, il Ministro della Finlandia delle politiche nordiche, Harri Mäki-Reinikka, ha chiesto a tutti i partecipanti di rispettare gli accordi di Parigi.

Ha detto che spera che non ci saranno accordi segreti fra i piu' grossi, perche' questi sono problemi seri. Ha detto che l'Artico cambia, che se le temperature aumentano di due gradi sul pianeta, in Artico si arriva a quattro o anche a sei con conseguenze disastrose.

Mäki-Reinikka  ha ricordato che la neve e il ghiaccio si sciolgono piu in fretta di quanto mai prima, e che i livelli del mare aumentano. E ricorda che se gli USA e la Russia continuano il loro negazionismo sara' difficile andare avanti.

Anche il ministro dell'ambiente di Norvegia, Vidar Helgesen, petrol-nazione, ha ricordato che i cambiamenti del clima esistono e ha addirituttura ricordato a Tillerson che gli stessi militari USAsono preoccupati per le conseguenze alla sicurezza a livello globale.

E cosi, c'e' stato il miracolino.

Chissa', circondati da nordici ed essendo due contro sei, gli americani di Tillerson si sono un po vergognati. O chissa', Trump soffocato com'e' da guai interni a non finire (la faccenda di Comey e' veramente strabiliante e non passa giorno che non ci sia un passo falso di quest uomo) ha deciso di non fare sempre il galletto di testa sua. O chissa ancora, se la delegazione USA si sia sentita in imbarazzo a vedere tutti i giovani che protestavano a Fairbanks.

Ad ogni modo, all'unanimita' gli otto del Consiglio Artico hanno firmato la "Fairbanks Declaration 2017," dove si dice che l'Artico si riscalda a tassi due volte superiori al resto del pianeta, che occorre ridurre le emissioni di metano e che i cambiamenti climatici sono la piu grande minaccia alla biodiversita' dell'Artico.

Rex Tillerson ha riconosciuto la validita' degli accordi di Parigi, almeno per ora.

Donald Trump aveva detto che li voleva stracciare, ma alla fine, per ora almeno, Tillerson ha detto che non cambiera' niente in questa direzione, almeno per il breve termine. Gli accordi firmati da Obama restano.

Ora questo non vuol dire che e' finita qui. Perche' qualche giorno prima lo stesso Tillerson aveva detto che gli USA stavano cambiando le proprie politiche sui cambiamenti climatici, ha detto pure che:

"We're not going to rush to make a decision. We're going to work to make the right decision for the United States."

Quindi, per ora tutto resta come prima, ma non si sa. Si temeva che Tillerson annunciasse proprio qui l'uscita degli USA dagli accordi di Parigi, ma grazie al cielo cosi non e' stato. Ad ogni modo, fa un po tristezza sentirlo dire "the right decision for the United States" come se in termini di clima, non fossimo tutti sullo stesso pianeta!

Caro Tillerson, in termini di clima, quello che e' meglio per gli USA e' quello che e' meglio per tutta la Terra, perche' ci siamo dentro tutti assieme.





Friday, February 3, 2017

I paesi piu rinnovabili d'Europa - prime Svezia, Finlandia e Lettonia. L'Italia e' tredicesima su ventotto




1. Sweden 54.1%

2. Finland 39.5%

3. Latvia 39.2%

4. Austria 33.6%

5. Denmark 30.6%

6. Estonia 27.9%

7. Portugal 27.8%

8. Croatia 27.5%

9. Romania 24.7%

10. Lithuania 24.3%

11. Slovenia 21.8%

12. Bulgaria 18.4%

13. Italy 17.1%

Media EU: 16,4%

14. Spain 15.6%

15. Greece 15.5%

16. France 14.5%

17. Germany 14.5%

18. Czech 13.6%

19 Slovakia 11.9%

20. Poland 11.8%

21. Hungary 9.4%

22. Cyprus 9.1%

23. Ireland 9%

24. UK 8.2%

25. Belgium 7,.3%

26. Netherlands 6%

27. Malta 5.3%

28. Luxemburg 5%


There is no alternative. And the facts speak for themselves: renewable energy is now cost-competitive and sometimes cheaper than fossil fuels, employs over one million people in Europe, attracts more investments than many other sectors, and has reduced our fossil fuels imports bill by 16 billion euros."

Miguel Arias Cañete, responsabile Climate Action per l'Unione Europea



Eccoci qui, la Commissione Europea rilascia la classifica dei paesi piu' rinnovabilizzati d'Europa con i dati del 2015, i piu' recenti disponibili.

L'obiettivo dell'UE e' di arrivare al 20% di rinnovabili entro il 2020, e secondo la commissione siamo sulla buona strada per arrivarci, visto che al 2015 eravamo al 16.4% in media. Pero' il 16.4% e' la media. La performance dei singoli stati varia da paese a paese, e di molto.

In questi dati e' compreso l'uso di energia elettrica ma anche per il trasporto e per il riscaldamento.

Prima in classifica e' la Svezia con il 54%, seguita dalla Finlandia con il 40% e la Lettonia al 39%. Il fanalino di coda e' il Lussemburgo con il 5%, Malta al 5.3% e sorprendentemente l'Olanda, al 6%.

L'Italia fa bene: siamo al tredicesimo posto, su un totale di ventotto stati, con il 17.1% giusto un po sopra la media europea, che e' al 16.4%.

Ovviamente va tutto preso nella dovuta ottica: le percentuali sono relative all'uso, e puo' essere che per alcune nazioni (vedi Germania!) il fabbisogno complessivo sia molto maggiore considerato il tasso di industrializzazione, il numero di abitanti, e la strada per arrivare ad alte percentuali e' lunga.

Per esempio nel Regno Unito l'elettricita' rinnovabile e' al 20%, ma se si aggiungono i dati su trasporto e calore, si scende a solo l'8.2%.

C'e' dunque molto da lavorare, tutti.

Chi fornisce, ma anche chi usa.

Wednesday, May 25, 2016

Rinnovabili: vince la Svezia. Raggiunti obiettivi con 12 anni di anticipo e il 57% di energia green.





Per ora sono al 57% di energia rinnovabile.

Nel 2012 Norvegia e Svezia hanno firmato un accordo per raggiungere la produzione di energia rinnovabile, l'obiettivo era ad otto anni. Ma nel 2017 si sono accorti che l'avevano gia' raggiunto, e cosi hanno alzato l'asticella. L'obiettivo era di aggiungere 46 TeraWatt di energia verde entro il 2030. Oggi annunciano che ci arriveranno alla fine di quest'anno.

Con dodici anni di anticipo.

La Svezia consuma 150 TeraWatt di energia l'anno.  In questo momento il 57% in totale arriva dalle fonti green. L'obiettivo e' ora 100% green entro il 2040.

Scommettiamo che anche qui ci arriveranno prima?

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L'hanno detto e l'hanno fatto.

Nel 2015 la Svezia annuncio' che sarebbe diventato uno dei primi paesi del mondo compleatmente libero dal petrolio. Lo disse niente di meno che all'assemblea generale dell'ONU. 

Bene, anche se i dati per il 2015 non sono ancora stati resti noti, nelle annate 2013-2014, la media per la Svezia e' stato del 51%, secondo Eurostat Renewable Energy Directive. Hanno battuto tutti, compresa la Germania. Ovviamente si tratta di percentuali, non di quantiativi assoluti, ed e' evidente che la Svezia avendo un decimo i residenti della Germania necessita anche di minor energia convenzionale e rinnovabile.

Ma e' certo un bel passo in avanti, specie perche' il governo vuole intraprendere la strada del no alle fonti fossili e perche' questo non e' un risultato a casaccio, quanto di programmazione, lungimiranza e voglia di pensare al futuro.

A seguire, nella lista dei virtuosi, Lituania, Finlandia e Austria. Gli ultimi della classe sono il Lussemburgo, Malta, Olanda, Irlanda e UK.

L'Italia e' quasi al 17%. Non male, ma come sempre, se solo la classe politica lo volesse davvero, chissa quante cose in piu' si potrebbero fare.

Dovremmo volere esser noi in cima a quella lista.

O almento porcelo come obiettivo.

Friday, June 13, 2014

Scompaiono anche le isole Kiribati











The impact of climate change is about total annihilation of our nations.
It is too late to save my islands.

 

In questi giorni vari governi hanno annunciato misure contro i cambiamenti climatici.

Obama ha proposto il taglio delle emissioni di CO2 del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.  Nel mirino le centrali a carbone, che sono quelle dalle emissioni maggiori. Ad alcuni stati e' chiesto uno sforzo maggiore, ed in altri un po meno, a causa di diverse economie e numero di centrali a carbone. Per esempio, in West Virginia le emissioni dovranno diminuire del 19%, nello stato di New York del 44%. Questi limiti vanno ad aggiungersi a quelli gia' esistenti su mercurio, nitrati, solfati, arsenico e particelle fini ma che finora non esistevano per la CO2.

Non sono obiettivi particolarmente aggressivi, c'e' ampio tempo per implementarle, e si ritiene che il tutto sia realistico. Al Gore ha definito la proposta di Obama "the most important step taken to combat the climate crisis in our country's history."

Come sempre, le vuote polemiche sul fatto che il tutto sia "antieconomico", che distruggera' l'occupazione e che resteremo al freddo e al gelo. I dati ufficiali invece parlano di "motore di crescita" per "l'occupazione verde" e che si risparmieranno circa 90 miliardi di dollari in costi di salute - evitando attacchi di asma e infarti.

Si parla anche del declino gia' in atto delle centrali a carbone negli USA, mentre l'eolico e' triplicato e il solare e' decuplicato dal 2009. L'idea quindi e' di accelerare queste transizioni e con queste nuove norme di aiutare a riscrivere il paradigma energetico negli USA.

In Europa si era gia' deciso a Gennaio del 2014 che entro il 2030, le emissoni di CO2 dovranno diminuire del 40% rispetto ai livelli del 1990.

Alcuni stati vanno avanti come treni da soli. La Danimarca ha deciso di raddoppiare gli obiettivi che si era posta per il 2020: invece che diminuire le emissioni di CO2 del 20% rispetto ai livelli del 1990, le diminuiranno del 40%. Il ministro del clima e dell'energia - si, in Danimarca hanno pure questo! - Rasmus Helveg Petersen dice che e' la cosa giusta da fare, visto che hanno l'obiettivo di arrivare a una nazione a energia elettrica e riscaldamento al 100% da rinnovabili entro il 2035 e di essere interamente "fossil free" entro il 2050.

Piccola parentesi: e' un sogno pensare anche in Italia ad avere il ministro del clima e dell'energia assieme? Come dire, e se la Guidi oltre che proporci trivelle a gogo' potesse invece guardare piu' in grande e creare un modello di energia per l'Italia che possa essere intelligente, sostenibile, con obiettivi a lungo termine? 

In Finlandia invece hanno approvato una nuova legge sul clima dove l'obiettivo e' quello di arrivare alla riduzione dell'80% delle emissioni di CO2 entro il 2050. Ogni anno si dovra' riferire in parlamento su eventuali nuove strategie e sui risultati raggiunti. Il programma e' a lungo termine ed ed' codificato in legge per la stabilita' di interventi governativi e per dare certezze ad investitori privati. L' obiettivo e' infatti ambizioso e andra' a influenzare le scelte energetiche, la politica industriale e quelle agricole e quindi e' molto piu' grande che l'ambiente in senso stretto.

Il ministro per l'ambiente Ville Niinistö dice che la legge e' "super" e che fara' della Finlandia un pioniere della lotta ai cambiamenti climatici. Dice infatti che e' nell'interesse nazionale tenere sotto controllo i cambiamenti climatici e che il mantenimento di qualsiasi livello di prosperita' nel pianeta ne impone la sostenibilita'. Dice anche che il dover riferire in parlamento a cadenza periodica fara' aumentare il dibattito politico e la coscienza pubblica sul tema.

Secondo gli studi sia danesi che finlandesi, le tecnologie ci sono e i costi sono competitivi.

Anche i governi di Irlanda, Corea del Sud, Messico e Vietnam hanno delle leggi specifiche contro i cambiamenti climatici. 

Ma per alcuni posti e' gia' tardi.

Kiribati e' un magnifico complesso di 32 atolli e una isola maggiore che sorge nell'Oceano Pacifico. Ci vivono circa 100,000 persone. Come per l'arcipelago Carteret, fra venti o trenta anni sara' tutto interamente ingoiato dal mare. I problemi sono gli stessi di Carteret, acqua salata che si mescola a quelle dolce, agricoltura morente, erosione delle coste, mareggiate, scarsita' di cibo. L'acqua e' gia' arrivata nelle case e nei villaggi.

Da varie parti del mondo la proposta di creare isolotti artificiali su cui trasferirsi, come i prototipi delle citta' galleggianti 'Lilypad' proposti dall'architetto belga Vincent Callebaut o di comprare della terra sulle isole Fiji. Anche le vicine isole Marshall hanno gli stessi problemi.

Queste isole erano usate come base dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale. A causa delle forti mareggiate 26 tombe si sono scoperchiate e gli scheletri sono finiti sulle spiagge.

Intervistato da CNN sulle nuove leggi USA, il presidente di Kiribati, Anote Tong ha detto semplicemente che per la sue isole e' troppo tardi, qualsiasi siano le azioni che faranno gli altri paesi, USA e Cina incluse.