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Tuesday, April 11, 2017

Auckland, la citta' piu' grande della Nuova Zelanda diveste tutti i fondi pubblici da oil, gas e carbone








This has been a massive win for climate justice and environmental health. 
Fossil fuel divestment is essential to creating a livable, sustainable future.

 

Auckland. Un milione e mezzo di persone, la citta' piu' popolosa della Nuova Zelanda.

Il consiglio cittadino ha appena votato una risoluzione cittadina secondo la quale la citta' stessa ritirera' tutti i propri investimenti nell'industria fossile: petrolio, gas e carbone.

La decisione viene dal Finance and Performance Committee della citta'. Si tratta di 15 milioni di dollari. Pochi, tanti? Sono il 100% degli investimenti della citta' in quel tipo di industria.

Dietro questa decisione c'e' un grande lavoro di sensibilizzazione e di insistenza da parte degli attivisti, che hanno lavorato su questo tema per anni: divestire dalle fonti fossili.  E cosi, pian piano l'opinione pubblica ha messo pressione sui politici chiedendo loro di essere coerenti. Se parlano, come parlano, di fermare i cambiamenti climatici, e allora occorre non investire in oil and gas.

Un altro punto importante e' stata la vicinanza alle varie isole del Pacifico che sprofondano: il loro e' anche un segno di solidarieta' verso i residenti di Marshall Islands, Kiribati Islands e vari altri arcipelaghi che scompaiono per colpa dei cambiamenti climatici, dell'uso smisurato di petrolio e fonti fossili, e di noi, esseri umani.

Altre citta' che hanno deciso di divestire dalle fonti fossili?

Fra le piu grandi, Parigi, San Francisco, Melbourne, Seattle, Berlino, Copenhagen, Stoccolma, Sydney.

In totale sono piu di 700 enti e associazioni che hanno tolto 5.5 trillioni di dollari ai signori del petrolio, gas e carbone.

Dall'Italia?

Nessuna citta', nessun ente, eccetto che le suore salesiane di Don Bosco con sede a Milano a Napoli,
e la Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV) con sede a Roma
hanno deciso di rinunciare ai propri investimenti fossili. 

Onore a loro.

E ... il Vaticano che tanto ha predicato? 

E tutte le altre citta' d'Italia?

Milano? Roma? Trento? Padova? Torino? Lecce?

Nessuna.

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Ecco qui tutte le citta' del mondo che hanno deciso di divestire dalla fonti fossili, in modo totale o parziale. Non ce nemmeno una citta' italiana.

Nemmeno il Vaticano.


 
Cambridge City Council, UK

City of Albury, Australia

City of Amherst, Massachusetts USA

City of Ann Arbor, Michigan USA

City of Armadale, Australia

City of Ashland, Oregon, USA

City of Ballarat, Australia

City of Bayfield, Wisconsin USA

City of Belfast, Maine USA

City of Berkeley, California, USA

City of Berlin, Germania

City of Borås, Svezia

City of Boulder, Colorado USA

City of Boxtel, Olanda

City of Brisbane, California USA

City of Bristol, UK

City of Cambridge, Massachusetts

City of Christchurch, Nuova Zelanda

City of Concord, Massachusetts USA

City of Copenhagen, Danimarca

City of Corvallis, Oregon USA

City of Dunedin, Nuova Zelanda

City of Eugene, Oregon USA

City of Framingham, Massachusetts USA

City of Fremantle, Australia

City of Frouzins, Francia

City of Great Barrington, Massachusetts USA

City of Hellemes, Francia

City of Ithaca, New York USA

City of Leichhardt, Australia

City of Lille, Francia

City of Lismore, Australia

City of Madison, Wisconsin USA

City of Malmö, Svezia

City of Marrickville, Australia

City of Melbourne Australia

City of Melville Australia

City of Minneapolis, Minnesota USA

City of Moreland, Australia

City of Münster, Germania

City of New London, Connecticut USA

City of Newcastle, Australia

City of Northamption, Massachusetts USA

City of Oakland, California USA

City of Oxford, UK

City of Palo Alto, California USA

City of Paris, Francia

City of Portland, Oregon USA

City of Providence, Rhode Island USA

City of Provincetown, Massachusetts USA

City of Ravoire, Francia

City of Richmond,California USA

City of San Francisco, California USA

City of San Luis Obispo,California USA

City of Santa Fe,New Mexico USA

City of Santa Monica, California USA

City of Seattle,Washington USA

City of Stirling, Australia

City of Stockholm, Svezia

City of Strömstad, Svezia

City of Stuttgart, Germania

City of Sudbury, Massachusetts USA

City of Swan, Australia

City of Sydney, Australia

City of Truro, Massachusetts USA

City of Uppsala, Svezia 

City of Venissieux, Francia

City of Vincent, Australia

City of Wodonga, Australia 

City of la Rochelle, Francia

City of Örebro, Svezia

City of Savenay, Francia

Columbia University in the City of New York USA

Episcopal City Mission, Boston, Massachusetts USA

First Unitarian Church of Salt Lake City, Utah USA

First district of the city of Lyon, Francia

Kansas City, Missouri USA

Le Mans City, Francia

New York City Employees Retirement System

Odense, Danimarca

Randwick City Council, Australia

Stevns City Council, Danimarca

Teachers Retirement System of the City of New York, USA

Town of Fredericia, Danimarca

Tubmanburg City Coorperation, Liberia

Union Theological Seminary, New York USA

Saturday, April 8, 2017

Un milione di profughi del clima, dall'Alaska al Pacifico









Succede in Louisiana, Brasile, New York, Australia, Thailandia, Filippine, Alaska. Succede un po dappertutto per le comunita' di mare.

Gente che vive sulle coste e che deve abbandondare le proprie case per colpa di erosione, innalzamento dei livelli del mare, tempeste violente, perdita di terreno.

Secondo un recente articolo pubblicato su Nature Climate Change sono circa 1 milione le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni.  Per la precisone 1 milione e 300mila. E mentre fino a pochi anni fa si cercava di proteggere quello che c'era, adesso l'atteggiamento prevalente e' di andare via.

Cosa fare infatti con l'arrivo di mareggiate senza precedenti, allagamenti e continuo innalzarsi del mare? Si possono innalzare le strade e le case, cercare di proteggere le lagune, migliorare i codici con cui si costruisce.

Ma si puo' anche decidere di lasciare perdere, visto che i costi sono elevati, ed e' certo che il clima e l'ambiente non torneranno quelli di prima.

Ed e' questo il dilemma delle comunita' costiere.

Storicamente, migrazioni di massa collegate alle condizioni climatiche sono molto ben documentate, e quello che viviamo adesso -- appunto il milione e trecentomila anime che hanno dovuto lasciare le proprie case -- e' la manfestazione dei nostri tempi del problema.
Durante il secolo 1900-2000 i livelli del mare si sono innalzati di ben 12 centimetri. Le previsioni sono di varie decine di centimetri in questo secolo. Secondo alcuni studi circa 470 milioni di persone perderanno la casa.
 
Alcuni ricorderanno l'uragano Sandy che colpi' le coste del New Jersey nel 2012 -- molte delle case sono state rasate al suolo e mai piu ricostruite.

Dopo il tifone Haiyan del 2013 Le Filippine hanno messo il divieto di costruire a 50 metri dalla costa e hanno forzato l'evacuazione di 80,000 persone.  Dopo lo tsunami del 2004, almeno 22,000 case sono state perse e non piu' ricostruite in zone costiere.

A volte la gente via via in modo preventivo, e cioe' prima che ci siano i disastri: le citta' evacuate perche' i cambiamenti climatici stanno piano piano portando via coste e case e non si vuole aspettare "il grande evento".

In Louisiana accade lo stesso: qui l'erosione dovuta alle estrazioni di petrolio e di gas ha fatto perdere case, terreni e coste.

Il caso piu' eclatante e' quello di Shishmaref in Alaska, citta' costruita sul ghiaccio e che e' destinata a morire.
 
Siamo a 160 miglia dalla Russia -- il ghiaccio scompare. Nevica sempre di meno, e sempre piu' tardi e il ghiaccio si scioglie prima o neanche si forma. L'erosione monta.  L"assenza di ghiaccio fa si che durante le tempeste pezzi interi di costa vengono triturati e finiscono in mare, senza protezione.
Una delle case e' gia' crollata in mare nel 2006. Norman era un ragazzino che nel 2007 cadde risucchiato dal ghiaccio di Shishmaref che si scioglieva e mori'.

Ogni secondo pompiamo in atmosfera 1200 metri cubi di CO2. 
Il pianeta si e' surriscaldato, in media di un grado centigrado dalla rivoluzione industriale ad oggi, una enormita'. L'Artico ha avuto livelli di aumento di temperatura doppi che il resto del pianeta.

In Alanska ci sono almeno 31 villaggi a rischio di scomparire, come Shishmaref. 12 di questi villaggi stanno cercando di capire dove e come evacuare, perche' sanno che non c'e' speranza.

Siamo noi a causare tutto cio', bruciando fonti fossili a ritmi allarmanti. Se l'obiettivo e' di contenere l'aumento della temperatura a due gradi centigradi, una sola cosa si deve fare: non pompare mai piu petrolio.

Dall'altra parte del mondo, le isole Kiribati, le isole Marshall, le isole Fiji. Lontanissme dall'Alaska ma tutte che rischiano di scomparire.  Isle di Jean Charles in Louisiana che pure sprofonda a causa dei cambiamenti climatici.

A Miami Beach, Florida, hanno dovuto installare pompe speciali per evitare allagamenti, collegati all'erosione. 

Non tutte le comunita' hanno i soldi per programmare la evacuazione e la risistemazione delle persone. E' costoso, la gente e' vulnerabile, e' una strada a senso unico.

A Shishmaref sanno che non hanno sclta, e cosi la citta' ha deciso di evacure prima che il mare porti via tutto.  Ma non hanno i soldi. E dove evacueranno? Non si sa, forse verso l'interno. Ma questo significa perdita di identita': la maggior parte delle persone qui vive di pesca e di caccia e di tradizioni Inupiat collegate al mare.

Saranno lo stesso popolo?

Perche' devono evacuare loro, se il loro stile di vita, di indigeni, e' molto meno impattante di quello di centinaia di milioni di persone che sprecano, bruciano, e generano molto piu' inquinamento e emettono molta piu CO2 di loro?


Monday, August 15, 2016

David il sollevatore di pesi delle isole Kiribati ingoiate dal mare

David, il sollevatore pesi delle isole Kiribati

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il prima e' il 2008
il dopo e' il 2015

Prima:
 Dopo:


Prima:

Dopo:



 Prima:

Dopo:



Prima:

Dopo:

Prima: 

Dopo:

Prima: 
 Dopo:







Most people don’t know where Kiribati is. 
I want people to know more about us so I use weightlifting, 
and my dancing, to show the world.


I wrote an open letter to the world last year 
to tell people about all the homes lost to rising sea levels.



Si chiama David Katoatau, ha 32 anni, fa il sollevatore di pesi ed e' diventato uno dei personaggi piu' intriganti di queste olimpiadi di Rio. 

David viene dalle isole Kirbati, nel Pacifico, che stanno lentamente scomparendo a causa dei cambiamenti climatici. Anzi lo stesso David ha perso la sua causa dopo l'arrivo di un ciclone particolarmente violento.

E cosi cerca di usare queste Olimpiadi per sensibilizzare il pubblico sui cambiamenti climatici: danza la sua danza ogni volta che e' il suo turno -- una specie di Usain Bolt un po piu in carne. 

Danza qui a Rio, durante la cerimonia d'apertura, danza prima dei suoi pesi ed ha danzato ai giochi del Commonwealth a Glasgow nel 2014 quando vinse la medaglia d'oro nel gruppo di sollevatori da 105kg.  Fu la prima medaglia d'oro nella storia delle isole Kiribati, in qualsiasi evento sportivo.

E poi, dopo avere incuriosito tutti, che magari neanche sanno dove stanno le isole Kiribati,  twitta e scrive su facebook cosa sta accadendo alle 21 isole che compongono il suo paese: erosione costiera e, se nessuno fa niente, la catastrofe: le isole scompariranno presto.


Nel 2015 David scrisse anche una lettera a tutti i membri del Commonwealth Games Federation in cui ricorda ai paesi piu' ricchi che le isole Kiribati non hanno i soldi per salvare se stessi. Anzi, ricorda che hanno a malapena le risorse per impianti sportivi!

Dice che non c'era la palestra quando lui era bimbo, e non c'e' la palestra neanche adesso. Dice che si allenava in spiaggia, alle 6 del mattino prima che il sole rovente arroventasse pure la sua barra. Poi si trasferi' in Australia per continuare la sua formazione atletica.

Con i soldi della vittoria del 2014 (poco piu di 8,000 dollari) fece costruire una casa per i suoi genitori che pero' venne distrutta dal ciclone.  Ne hanno costruita un altra, ma sa gia' che anche questa potrebbe svanire.

Nella sua categoria qui alle olimpiadi e' arrivato sesto. Ha sollevato cinque barre, ma poi a quella dei 350 kg si e' arreso.

Ha baciato la barra, ha fatto la sua danza anti-cambiamenti climatici ancora una volta, e la folla l'ha riempito di applausi.

Friday, June 13, 2014

Scompaiono anche le isole Kiribati











The impact of climate change is about total annihilation of our nations.
It is too late to save my islands.

 

In questi giorni vari governi hanno annunciato misure contro i cambiamenti climatici.

Obama ha proposto il taglio delle emissioni di CO2 del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.  Nel mirino le centrali a carbone, che sono quelle dalle emissioni maggiori. Ad alcuni stati e' chiesto uno sforzo maggiore, ed in altri un po meno, a causa di diverse economie e numero di centrali a carbone. Per esempio, in West Virginia le emissioni dovranno diminuire del 19%, nello stato di New York del 44%. Questi limiti vanno ad aggiungersi a quelli gia' esistenti su mercurio, nitrati, solfati, arsenico e particelle fini ma che finora non esistevano per la CO2.

Non sono obiettivi particolarmente aggressivi, c'e' ampio tempo per implementarle, e si ritiene che il tutto sia realistico. Al Gore ha definito la proposta di Obama "the most important step taken to combat the climate crisis in our country's history."

Come sempre, le vuote polemiche sul fatto che il tutto sia "antieconomico", che distruggera' l'occupazione e che resteremo al freddo e al gelo. I dati ufficiali invece parlano di "motore di crescita" per "l'occupazione verde" e che si risparmieranno circa 90 miliardi di dollari in costi di salute - evitando attacchi di asma e infarti.

Si parla anche del declino gia' in atto delle centrali a carbone negli USA, mentre l'eolico e' triplicato e il solare e' decuplicato dal 2009. L'idea quindi e' di accelerare queste transizioni e con queste nuove norme di aiutare a riscrivere il paradigma energetico negli USA.

In Europa si era gia' deciso a Gennaio del 2014 che entro il 2030, le emissoni di CO2 dovranno diminuire del 40% rispetto ai livelli del 1990.

Alcuni stati vanno avanti come treni da soli. La Danimarca ha deciso di raddoppiare gli obiettivi che si era posta per il 2020: invece che diminuire le emissioni di CO2 del 20% rispetto ai livelli del 1990, le diminuiranno del 40%. Il ministro del clima e dell'energia - si, in Danimarca hanno pure questo! - Rasmus Helveg Petersen dice che e' la cosa giusta da fare, visto che hanno l'obiettivo di arrivare a una nazione a energia elettrica e riscaldamento al 100% da rinnovabili entro il 2035 e di essere interamente "fossil free" entro il 2050.

Piccola parentesi: e' un sogno pensare anche in Italia ad avere il ministro del clima e dell'energia assieme? Come dire, e se la Guidi oltre che proporci trivelle a gogo' potesse invece guardare piu' in grande e creare un modello di energia per l'Italia che possa essere intelligente, sostenibile, con obiettivi a lungo termine? 

In Finlandia invece hanno approvato una nuova legge sul clima dove l'obiettivo e' quello di arrivare alla riduzione dell'80% delle emissioni di CO2 entro il 2050. Ogni anno si dovra' riferire in parlamento su eventuali nuove strategie e sui risultati raggiunti. Il programma e' a lungo termine ed ed' codificato in legge per la stabilita' di interventi governativi e per dare certezze ad investitori privati. L' obiettivo e' infatti ambizioso e andra' a influenzare le scelte energetiche, la politica industriale e quelle agricole e quindi e' molto piu' grande che l'ambiente in senso stretto.

Il ministro per l'ambiente Ville Niinistö dice che la legge e' "super" e che fara' della Finlandia un pioniere della lotta ai cambiamenti climatici. Dice infatti che e' nell'interesse nazionale tenere sotto controllo i cambiamenti climatici e che il mantenimento di qualsiasi livello di prosperita' nel pianeta ne impone la sostenibilita'. Dice anche che il dover riferire in parlamento a cadenza periodica fara' aumentare il dibattito politico e la coscienza pubblica sul tema.

Secondo gli studi sia danesi che finlandesi, le tecnologie ci sono e i costi sono competitivi.

Anche i governi di Irlanda, Corea del Sud, Messico e Vietnam hanno delle leggi specifiche contro i cambiamenti climatici. 

Ma per alcuni posti e' gia' tardi.

Kiribati e' un magnifico complesso di 32 atolli e una isola maggiore che sorge nell'Oceano Pacifico. Ci vivono circa 100,000 persone. Come per l'arcipelago Carteret, fra venti o trenta anni sara' tutto interamente ingoiato dal mare. I problemi sono gli stessi di Carteret, acqua salata che si mescola a quelle dolce, agricoltura morente, erosione delle coste, mareggiate, scarsita' di cibo. L'acqua e' gia' arrivata nelle case e nei villaggi.

Da varie parti del mondo la proposta di creare isolotti artificiali su cui trasferirsi, come i prototipi delle citta' galleggianti 'Lilypad' proposti dall'architetto belga Vincent Callebaut o di comprare della terra sulle isole Fiji. Anche le vicine isole Marshall hanno gli stessi problemi.

Queste isole erano usate come base dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale. A causa delle forti mareggiate 26 tombe si sono scoperchiate e gli scheletri sono finiti sulle spiagge.

Intervistato da CNN sulle nuove leggi USA, il presidente di Kiribati, Anote Tong ha detto semplicemente che per la sue isole e' troppo tardi, qualsiasi siano le azioni che faranno gli altri paesi, USA e Cina incluse.