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Saturday, December 17, 2016

Lo yogurt di 40 anni fa ancora in mare. Nel 2050 piu' plastica che pesci in mare.

Il vasetto di yogurt di plastica ritrovato in mare dopo 40 anni

 Il bianco e' la zona d'oceano con la maggior concentrazione di plastica


Estate del 1976 - Olimpiadi di Montreal. 

40 anni fa.

Yoplait lo yogurt sponsorizza i giochi e crea un contenitore con il logo delle Olimpiadi.

40 anni dopo uno di quei vasetti viene ripescato dal mare.

E' quasi integro, come si vede nell'immagine sopra, a testimonianza di quanto grave sia l'inquinamento dei nostri mari e di quanto difficile e' per la natura, il mare in questo caso, liberarsi della plastica che *noi* ci abbiamo messo dentro.

I dati?

In media 450 anni per smaltire un pezzo medio di plastica.

450 anni! E' evidente che alcune cose si disintegrano piu' facilmente (ad esempio le buste di plastica) ed altre abbisognano di piu' tempo, ma la media e' quasi di mezzo millennio. Come dire: se Michelangelo avesse gettato qualcosa di plastica nell'oceano, oggi potrebbe ancora essere li.

E il ciclo della plastica dopo che viene degradata in mare non finisce li: i microframmenti che restano in circolazione finiscono spesso dentro i corpi di pesci ed altre specie acquatiche che li ingeriscono senza saperlo. E quei pesci li mangiamo noi.

Ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica.

Secondo il World Economic Forum nel 2050 ci sara' piu' plastica che pesci nei nostri oceani.

Forse e' arrivato il tempo di ripensare il nostro modo di consumare, di produrre, di vivere. 






Monday, August 15, 2016

David il sollevatore di pesi delle isole Kiribati ingoiate dal mare

David, il sollevatore pesi delle isole Kiribati

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il prima e' il 2008
il dopo e' il 2015

Prima:
 Dopo:


Prima:

Dopo:



 Prima:

Dopo:



Prima:

Dopo:

Prima: 

Dopo:

Prima: 
 Dopo:







Most people don’t know where Kiribati is. 
I want people to know more about us so I use weightlifting, 
and my dancing, to show the world.


I wrote an open letter to the world last year 
to tell people about all the homes lost to rising sea levels.



Si chiama David Katoatau, ha 32 anni, fa il sollevatore di pesi ed e' diventato uno dei personaggi piu' intriganti di queste olimpiadi di Rio. 

David viene dalle isole Kirbati, nel Pacifico, che stanno lentamente scomparendo a causa dei cambiamenti climatici. Anzi lo stesso David ha perso la sua causa dopo l'arrivo di un ciclone particolarmente violento.

E cosi cerca di usare queste Olimpiadi per sensibilizzare il pubblico sui cambiamenti climatici: danza la sua danza ogni volta che e' il suo turno -- una specie di Usain Bolt un po piu in carne. 

Danza qui a Rio, durante la cerimonia d'apertura, danza prima dei suoi pesi ed ha danzato ai giochi del Commonwealth a Glasgow nel 2014 quando vinse la medaglia d'oro nel gruppo di sollevatori da 105kg.  Fu la prima medaglia d'oro nella storia delle isole Kiribati, in qualsiasi evento sportivo.

E poi, dopo avere incuriosito tutti, che magari neanche sanno dove stanno le isole Kiribati,  twitta e scrive su facebook cosa sta accadendo alle 21 isole che compongono il suo paese: erosione costiera e, se nessuno fa niente, la catastrofe: le isole scompariranno presto.


Nel 2015 David scrisse anche una lettera a tutti i membri del Commonwealth Games Federation in cui ricorda ai paesi piu' ricchi che le isole Kiribati non hanno i soldi per salvare se stessi. Anzi, ricorda che hanno a malapena le risorse per impianti sportivi!

Dice che non c'era la palestra quando lui era bimbo, e non c'e' la palestra neanche adesso. Dice che si allenava in spiaggia, alle 6 del mattino prima che il sole rovente arroventasse pure la sua barra. Poi si trasferi' in Australia per continuare la sua formazione atletica.

Con i soldi della vittoria del 2014 (poco piu di 8,000 dollari) fece costruire una casa per i suoi genitori che pero' venne distrutta dal ciclone.  Ne hanno costruita un altra, ma sa gia' che anche questa potrebbe svanire.

Nella sua categoria qui alle olimpiadi e' arrivato sesto. Ha sollevato cinque barre, ma poi a quella dei 350 kg si e' arreso.

Ha baciato la barra, ha fatto la sua danza anti-cambiamenti climatici ancora una volta, e la folla l'ha riempito di applausi.

Thursday, March 20, 2014

Solar City Tower, Rio de Janeiro - una meraviglia.



This project represents a message of a society facing the future
it is a return to content and actual, real challenges for the imminent post-oil-era.

Altro che buchi, altro che petrolio.





Concept

The aim of this project is to ask how the classic concept of a landmark can be reconsidered. It is less about an expressive, iconic architectural form; rather, it is a return to content and actual, real challenges for the imminent post-oil-era. This project represents a message of a society facing the future; thus, it is the representation of an inner attitude. Our project, standing in the tradition of “a
building/city as a machine”, shall provide energy both to the city of Rio de Janeiro and its citizens while using natural resources. We hope to attain an international Olympic message with a political appeal. After hosting the United Nation’s Earth Summit in 1992, Rio de Janeiro will once again be the starting point for a global green movement and for a sustainable development of urban structures. It will perhaps even become a symbol for the first zero carbon footprint Olympic Games.


Approach

The project consists of a solar power plant that by day produces energy for the city respectively the Olympic village. Excessive energy will be pumped as seawater into a tower. By night, the water can be released again; with the help of turbines, it generates electricity for the night. The electricity produced can be used for the lighting of the tower or for the city. On special occasions, this “machine
building” turns into an impressive wonder of nature: an urban waterfall, a symbol for the forces of nature. At the same time, it will be the representation of a collective awareness of the city towards its great surrounding landscape. Via an urban plaza located 60 meters over sea level you gain access to the building. Through the amphitheatre, you reach the entrance situated on the ground floor.


Organisation

Both entrance area and amphitheatre can serve as a place for social gatherings and events. The public spaces are also accessible from this point on. The cafeteria and the shop are situated beneath the waterfall and offer a breathtaking view. The public elevator takes the visitor to the observation decks and the urban balcony. The administration offices can be reached directly from the foyer. Its inner circulation is organised by an own entrance and the elevator. The semi-public spaces are located in the back area of the building; thus, they can be used separately. A retractable platform for bungee jumping is located on level +90.5. Long distance observation can be done from the observation deck on level +98.0. The urban balcony is situated at the top of the tower 105 meters above sea level. Here the visitor has a 360° view of the landscape and can experience the waterfall while walking over the glass sky walk.



Wednesday, November 23, 2011

Marea nera Chevron in Brasile: 28 milioni di dollari



28 milioni di dollari: questa e' la cifra minima che il ministero dell'ambiente dara' di multa alla Chevron per avere inquinato il mare davani alle coste di Rio de Janeiro.

Lo scoppio e' iniziato il 7 novembre, e continua a tuttora, dopo due settimane. I $28 milioni sono la multa base: si potrebbe arrivare a $140 milioni nonche' al bando della Chevron dalle future operazioni petrolifere.

La Chevron dice di essersi assunta le proprie reponsabilita'. Il governo dice che hanno fatto le opere di pulizia con molta superficialita' , che hanno mentito, e che il loro piano di emergenza non era all'altezza del compito. Prevedevano di usare macchinari che non avevano!

Soprattutto hanno taroccato le immagini aeree che hanno sottomesso al governo del Brasile, e questo ai brasiliani non e' piaciuto.

Nel 2007 il Brasile scopri' le sue enormi riserve di petrolio, dette "sub-salt", sotto il sale, perche' si trovano sotto uno spesso strato di sale e in profondita' nel mare.

Petrobras, la ditta nazionale del petrolio del Brasile ha grandi progetti per queste riserve, sebbene tutti dicano che ci sono forti rischi associati, data la complessita' del sottosuolo.

E poi ci sono i giochi petrol-politici.

La Chevron e' una delle poche ditte non brasiliane che opera in Brasile, in questo campo Campos, dove c'e' il pozzo Frede, quello scoppiato. I brasiliani diffidano degli stranieri e vogliono tenersi le operazioni petrolifere per se stessi. La Chevron teme che dopo lo scoppio ci sara' ancora maggior nazionalizzazione e chiusura agli stranieri.

Si dice che il governo sia arrabbiato con la Chevron non solo per l'inquinamento ma anche perche' tutto questo mostra che ci sono forti rischi con questo tipo di operazioni e loro non vogliono stare sotto i riflettori. Soprattutto c'e' paura che adesso dovranno essere fatte varie valutazioni ambientali, magari cambiare le regolamentazioni, e questo causera' ritardi alla produzione petrolifera, mancate royalties e soldi che si volevano spendere per le Olimpiadi.

Le riserve sono stimate essere di circa 100 miliardi di barili - che potrebbero essere sufficienti agli USA per 14 anni questo per far capire che sono tanti i barili li sotto.



Fonti: Los Angeles Times

Monday, August 3, 2009

Ritorno a casa - estate 2009


E cosi' sono tornata a casa, a Los Angeles. Ad aspettarmi varie notizie, e una specie di imbarazzo della scelta su che tema trattare. Sono un po stanca, e cosi' invece di raccontare una qualche storia di malaffare petrolifero per oggi voglio solo offrire un po di riflessioni, forse anche un po incoerenti.

Chiunque viva sospeso fra due posti sa che i primi giorni e' sempre difficile il rientro, e non solo per il fuso orario ma soprattutto perche' occorre ri-abituarsi ai ritmi, ai cibi, alle regole sociali, alla mentalita' corrente. Un po e' come se fossi due persone: una quando sto qui, e un'altra quando sono in Abruzzo, e questo causa sempre confusione. Voglio bene all'Italia e ogni volta che vado via mi dispiace sempre non avere potuto fare di meglio, di piu', per questa nazione che invece di migliorare, io vedo lentamente andare in declino. Mi dispiace davvero, perche' se solo fossimo un paese normale vivremmo meglio, in salute, in economia, usando solo tutto quello che la natura e la storia ci hanno dato.

Naturalmente voglio ringraziare tutte le persone, associazioni, volontari che in qualche modo mi hanno aiutato mentre ero in Abruzzo, che hanno preparato tutti gli incontri, manifestazioni e che mi hanno scorrazzato in giro per la regione. Tutte le cose che abbiamo fatto sarebbero state impossibili senza voi tutti. La cigliegina sulla torta e' stata la serata di Cupello - ancora adesso quando ci penso mi sembra qualcosa di surreale.

Sono molto stanca naturalmente, e tutto il peregrinare delle scorse settimane - in giro per l'Italia e per l'Europa, ha avuto un innegabile effetto sul mio stato fisico. Mi ci vorra' un po per far calare tutta l'adrenalina, e per tornare alla normalita', ma non mollo.

Una notizia bella e' che in Lombardia la ditta Po Valley ha presentato il RITIRO della concessione di ricerca petrolifera nel parco del Curone. Sono contenta perche' a vincere e' stato il popolo, e non i petrolieri. I lombardi hanno raccolto le firme, sono stati uniti, hanno manifestato, si sono informati, hanno protestato presso i loro politici. Hanno avuto dalla loro parte una stampa nazionale piu' ricettiva, con articoli tutti per loro sul Corriere della Sera e su l'Espresso e anche qualche personaggio famoso.

Tutto questo deve darci coraggio: dobbiamo continuare a rompere le scatole, ai politici, alla stampa nazionale. Dobbiamo essere piu' numerosi, piu' arrabbiati, piu' attivi. Siamo il popolo, sono poltici e petrolieri che devono avere paura di noi, e non il contrario.

E poi, la storia del parco del Curone, mi porta a varie domande per il nostro presidente Chiodi, una sorta di Ponzio Pilato del petrolio:

SE DAVVERO IL CENTRO PETROLI DI ORTONA NON SI COSTRUIRA' MAI, COME DICE LUI, PERCHE' L'ENI E COMPARI NON PRESENTANO ANCHE LORO IL RITIRO DELLE CONCESSIONI PETROLIFERE DI ORTONA E NEL RESTO D'ABRUZZO?

Il nostro governatore, purtroppo per lui, non brilla per inziativa personale, ed invece di informarsi e di lavorare per noi decide di far finta di nulla. Ma poi, siamo stati noi ad eleggerlo, no?

Altre due notizie che non c'entrano nulla con il petrolio ma che vorrei raccontare solo perche' sono storie belle di buon senso e di amore per la gente.

La prima viene dal Los Angeles Times. Venticinque anni fa ci furono le Olimpiadi di Los Angeles. Me le ricordo perche' all'epoca, nel 1984, eravamo a New York, e le guardavamo mentre pranzavamo nella nostra casetta del Bronx. Era l'epoca di Carl Lewis, e io avevo 11 anni.

Lo stato federale assegno' dei fondi alla citta' per costruire le infrastrutture (quelle tanto care a Chiodi e a Marrollo!) per le olimpiadi. Bene, la citta' decise che invece di costruirne da zero, avrebbero riammodernato quelle gia' esistenti. Il risultato fu che vennero risparmiati oltre 200 milioni di dollari.

Di questi soldi, circa la meta' venne usata per creare una fondazione chiamata LA84 che ha per scopo quella di promuovere lo sport fra i ragazzi, visto come un modo sano di crescere. Finora LA84 ha finanziato due milioni di ragazzi ed ha speso per le attivita' sportive 185 milioni di dollari. Il fondo e' in attivo, grazie ad una buona gestione e si pensa che potra' durare per sempre, con ritorni annui di circa 8 milioni di dollari da elargire ai ragazzini.

Se penso a tutto lo spreco edilizio dei giochi del Mediterraneo, e al fatto che le case degli atleti verranno vendute come appartamenti ai chietini...

Ultima cosa che mi e' capitata e che un mio amico sta rimodernando la sua casa e deve ritinteggiarla. Mi ha fatto vedere la pittura che usa, e viene fuori che e' dal 1988 che in California son vietati tutti gli additivi di composti organici volatili, benzene, cadmio, cromo e altri solventi usati normalmente nelle vernici, e che sono nocivi sia alla salute delle persone che dell'ambiente.
In Italia, dopo venti anni, questi componenti sono ancora usati normalmente.

Io di tutto questo sono venuta a sapere per puro caso, segno di come in un paese normale, non devono essere i cittadini a chiedersi che effetto hanno le estrazioni petrolifere, le vernici tossiche, l'amianto sui tetti. In un paese normale sono gli enti preposti che analizzano, decidono, agiscono, puniscono e nell'interesse della gente e non di Mr. Marrollo e di tutti gli altri.

C'e' cosi' tanto da fare in questo paese...