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Monday, January 28, 2019

Nuova Zelanda: il cibo e' nudo - niente imballaggi o 100% compostabili





In inglese  e' Food in the nude e succede in Nuova Zelanda dove un gruppo di supermercato ha deciso di eliminare gli imballaggi di plastica in toto da frutta e verdura.

Il gruppo Foodstuffs, che controlla tre catene diverse di supermercati alimentari ha firmato la New Zealand Plastic Packaging Declaration con cui si vuole eliminare il packaging oppure, ove necessario, usarlo al 100% compostabile o reciclabile entro il 2025.  

 Foodstuffs da sola controlla il 53% del mercato alimentare della Nuova Zelanda il che vuol dire che la sua decisione avra' un grande impatto.  

In seguito all'iniziativa la sorpresa: le vendite di verdure sono aumentate...  del 300%!

Mi pare che questo solo numero la dice tutta: alla gente piace il contatto con la natura, anche nel supermercato per quanto limitato. Una cosa e' toccare e vedere una melanzana, ed un altra vederla sottovuoto in una vaschetta di polistirolo. 

Secondo gli addetti al settore e' la piu' grande risposta positiva a qualsiasi iniziativa mai presa dai supermercati neozelandesi in 30 anni. 

Il tutto fa parte dell'iniziativa di combattere lo spreco di plastica. Come nazione la Nuova Zelanda ha deciso di abbandonare la plastica usa e getta.  Le buste di plastica non sono piu distribuite e saranno illegali a partire dal 1 Luglio 2019. 

L'idea del Nude Food, strano a dirsi eh? viene dagli USA. Il promotore neozelandese dell'iniziativa, Nigel Bond, venne qui e visito' un Whole Foods, una catena di supermercati che cerca di vendere il piu' possibile merce organica e senza imballaggi.  C'e' pure un sistema di inumidamento che ogni tanto manda una pioggerella sulla verdura per manternerla fresca e cosi il cellophane e la vaschetta non sono necessari, ne amati.

Whole Foods e' oggi di proprieta' di Amazon, perche' a un certo punto le sue finanze non erano piu' eccellenti e ovviamente il cibo costa un po di piu'. Ma e' stato grazie a lei se il movimento della frutta e della verdura organica e' nato e trionfato qui negli USA. In un certo senso Whole Foods e' stata vittima del suo successo: quando anche i supermercati normali hanno iniziato ad avere settori organici, Whole Foods non e' piu' riuscita a tenersi in piedi da sola. 

Ma torniamo a Nigel Bond: quando visito' un Whole Foods americano decise che la verdura non gli era mai sembrata cosi bella, in bella mostra. E cosi penso' di adattare l'idea e di migliorarla nel suo paese. 

La pioggerella nei negozi di Bond e' ottimizzata in modo da arivare a cadenze giuste, e fa si che il cibo mantenga freschezza, colore, vitamina. L'acqua e' purificata in modo che non ci siano cloro o batteri.

Solo funghi, uva e alcuni tipi di mirtilli sono in scatole biodegradabili o reciclabili.  Si stanno anche sperimentando alternative compostabili per involucri di pesce e vassioetti compostabili.

Ogni passo, e' un buon passo. 



Saturday, September 29, 2018

La Nuova Zelanda all'85.1% di energia elettrica rinnovabile








La Nuova Zealanda zitta zitta e' diventata un leader della generazione di energia elettrica da rinnovabile.  Nella seconda meta' del 2017 avevano generato il 79% della loro energia dalle rinnovabili; nel primo quarto del 2018, da Gennaio a Marzo, eravamo all'81.2% e ora nel secondo quarto, fra Aprile e Giugno 2018, siamo arrivati all'85.1%.

Tutto questo secondo fonti ufficiali governative, pubblicate nel New Zealand Energy Quarterly.

L'energia arriva qui da sole, vento, geotermico ed idroelettrico: la Nuova Zelanda ha un po di tutte queste cose ed e' capace di usare questo mix tutto l'anno. Per di piu' l'ente energetico del paese, la Transpower NZ reigstra profitti e sta iniziando a investire su un progetto integrato di sistema di batterie per stoccare l'energia green in eccesso. 

Il record raggiunto nei mesi Aprile-Giugno 2018 e' pero' solo l'apice piu' recente; nel senso che se si torna al 1981 si possono trovare percentuali di rinnovabili maggiori.

Perche' il 1981? Non mi e' ben chiaro, ma dopo la crisi del petrolio del 1973, la Nuova Zelanda decise aumentare la sua capacita' energetica da idroelettrico e fra il 1975 e il 1985 l'aumento di energia generato da idroelettrico raddoppio, mentre quella da geoermico aumento di un fattore 15.

Il motivo del boom delle rinnovabili in tempi recenti e' grazie alle condizioni climatiche favorevoli a vento, sole ed idroelettrico. E mentre le rinnovabili crescevano, la produzione di energia da fonti fossili era in declino, del 27% rispetto ad un anno prima, il 2017.

Il vento ha generato 560 GWh di energia in quei mesi, superando l'equivalente del 2017 del 12 percento; l'idroelettrico inveceh ha prodotto 6,843 GWh, il 13 percento in piu' rispetto a un anno prima.

L'obiettivo della Nuova Zelanda e' di arrivare al 90% rinnovabili entro il 2025 e 100% entro il 2035. 

Bravi.

Tuesday, June 26, 2018

ENI: Italia hub del gas in Europa. Ministro Sergio Costa vogliamo fermarli?








Il giorno 26 Giugno 2018 l'ENI annuncia da Milano che hanno firmato un accordo con la ditta croata INA per costruire una serie di connessioni fra i due paesi per la connessione dei rispettivi sistemi di distribuzione del gas.

"The initiative aims to leverage existing infrastructure, used until now for offshore gas production activities in the upper Adriatic Sea, to additionally perform gas transport between the two countries"

Parole testuali dell'ENI, in cui si dice che si vuole usare tutta l'infrastruttura che esiste gia' in nord Adriatico (cioe' nel Veneto e nell'Emilia Romagna, da Ravenna a Rovigo a Porto Marghera presumo) non solo per produrre gas ma anche per trasportare gas fra i due paesi.

Cioe' continuiamo a petrolizzare e a martoriare il povero mar Adriatico.

Non ci sono bastati decenni di inquinamento, di subsidenza, di erosione delle coste di sismicita' indotta?

Evidentemente no.

Secondo l'ENI, le loro "interconnessioni" con la Croazia saranno capaci di invertire la direzione del flusso di gas in modo da "consolidare" il ruolo dell'Italia come hub del gas in Europa.

Cioe' siamo lo zerbino dei petrolieri di mezza Europa, da nord a sud, con le gia' annunciate connessioni dal nord Africa all'Europa del nord, con gli algerini che comprano le nostre raffinerie per trattare il loro petrolio e lasciare a noi monnezza e morti, con i tubi dall'Azerbaijan in Puglia, e adesso con altri tubi che ci connetteranno alla Croazia.

Caro ministro Costa,

non la conosco, ma credo che non ci sia tempo da perdere. Lei parla di volere evitare consumo di suolo e di bonificare aree disastrate.

E il petrolio? Vuole spendere due parole su questo tema?  Si tratta in tanti casi di fare prevenzione, di dare un segnale forte, univoco per far capire a tutti questi speculatori che non siamo piu' terra di nessuno dove tutti possono fare quel vogliono incuranti della storia, della geografia, della fragilita' di questa nazione.

E' facilissimo, ed e' semplicemente logica. Su questa terra non esiste comunita' che abbia davvero avuto vantaggi dal petrolio. Alcuni si sono arricchiti, certo, ma nel complesso le societa' sono rimaste piu' povere.  Tutte quante.

E di questo abbiamo tanti esempi anche nella nostra Italia, da Viggiano a Porto Torres. Il nostro e' un paese particolarmente vulmerabile per tanti motivi: densita' abitativa, corruzione gia' galoppante, sismicita', agricoltura, turismo. E poi c'e' l'ENI che riempie pagine e pagine di criminal proceedings nel mondo.

Vogliamo fermarli?

E' facilissimo.

Basta solo dire che in Italia non sara' piu' accordata alcuna licenza petrolifera nuova, ne in terra ne in mare. L'hanno fatto gia', in Nuova Zelanda. Poche parole e grandi passi in avanti.

Basta solo rendere tutti questi processi autorizzativi tali da ostacolare il piu' possibile petrolieri ed affini cosi' ci pensano due volte prima di venire qui pensando che la res publica sia res petrolifera.

La mia esperienza mi insegna che prima si inizia meglio e', che la gente e' sensibile e che qualunque cittadino normale che abbia un po letto sul tema e che non tragga vantaggio personale dalle trivelle non puo' che essere d'accordo sul fermare pozzi, airgun e raffinerie.

Con la Croazia dovremmo parlare su come *chiudere* l'Adriatico alle trivelle e non su come infestarlo di altra infrastruttura, altri rischi, altra bruttezza.

Il mare e' nostro, e non dell'ENI, dell'INA o di astruse sigle di petrolieri inglesi, irlandesi, australiani.

Spero che lei si renda portavoce di questa istanza il piu' presto possibile.

Non abbiamo tempo da perdere.









Tuesday, April 11, 2017

Auckland, la citta' piu' grande della Nuova Zelanda diveste tutti i fondi pubblici da oil, gas e carbone








This has been a massive win for climate justice and environmental health. 
Fossil fuel divestment is essential to creating a livable, sustainable future.

 

Auckland. Un milione e mezzo di persone, la citta' piu' popolosa della Nuova Zelanda.

Il consiglio cittadino ha appena votato una risoluzione cittadina secondo la quale la citta' stessa ritirera' tutti i propri investimenti nell'industria fossile: petrolio, gas e carbone.

La decisione viene dal Finance and Performance Committee della citta'. Si tratta di 15 milioni di dollari. Pochi, tanti? Sono il 100% degli investimenti della citta' in quel tipo di industria.

Dietro questa decisione c'e' un grande lavoro di sensibilizzazione e di insistenza da parte degli attivisti, che hanno lavorato su questo tema per anni: divestire dalle fonti fossili.  E cosi, pian piano l'opinione pubblica ha messo pressione sui politici chiedendo loro di essere coerenti. Se parlano, come parlano, di fermare i cambiamenti climatici, e allora occorre non investire in oil and gas.

Un altro punto importante e' stata la vicinanza alle varie isole del Pacifico che sprofondano: il loro e' anche un segno di solidarieta' verso i residenti di Marshall Islands, Kiribati Islands e vari altri arcipelaghi che scompaiono per colpa dei cambiamenti climatici, dell'uso smisurato di petrolio e fonti fossili, e di noi, esseri umani.

Altre citta' che hanno deciso di divestire dalle fonti fossili?

Fra le piu grandi, Parigi, San Francisco, Melbourne, Seattle, Berlino, Copenhagen, Stoccolma, Sydney.

In totale sono piu di 700 enti e associazioni che hanno tolto 5.5 trillioni di dollari ai signori del petrolio, gas e carbone.

Dall'Italia?

Nessuna citta', nessun ente, eccetto che le suore salesiane di Don Bosco con sede a Milano a Napoli,
e la Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV) con sede a Roma
hanno deciso di rinunciare ai propri investimenti fossili. 

Onore a loro.

E ... il Vaticano che tanto ha predicato? 

E tutte le altre citta' d'Italia?

Milano? Roma? Trento? Padova? Torino? Lecce?

Nessuna.

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Ecco qui tutte le citta' del mondo che hanno deciso di divestire dalla fonti fossili, in modo totale o parziale. Non ce nemmeno una citta' italiana.

Nemmeno il Vaticano.


 
Cambridge City Council, UK

City of Albury, Australia

City of Amherst, Massachusetts USA

City of Ann Arbor, Michigan USA

City of Armadale, Australia

City of Ashland, Oregon, USA

City of Ballarat, Australia

City of Bayfield, Wisconsin USA

City of Belfast, Maine USA

City of Berkeley, California, USA

City of Berlin, Germania

City of Borås, Svezia

City of Boulder, Colorado USA

City of Boxtel, Olanda

City of Brisbane, California USA

City of Bristol, UK

City of Cambridge, Massachusetts

City of Christchurch, Nuova Zelanda

City of Concord, Massachusetts USA

City of Copenhagen, Danimarca

City of Corvallis, Oregon USA

City of Dunedin, Nuova Zelanda

City of Eugene, Oregon USA

City of Framingham, Massachusetts USA

City of Fremantle, Australia

City of Frouzins, Francia

City of Great Barrington, Massachusetts USA

City of Hellemes, Francia

City of Ithaca, New York USA

City of Leichhardt, Australia

City of Lille, Francia

City of Lismore, Australia

City of Madison, Wisconsin USA

City of Malmö, Svezia

City of Marrickville, Australia

City of Melbourne Australia

City of Melville Australia

City of Minneapolis, Minnesota USA

City of Moreland, Australia

City of Münster, Germania

City of New London, Connecticut USA

City of Newcastle, Australia

City of Northamption, Massachusetts USA

City of Oakland, California USA

City of Oxford, UK

City of Palo Alto, California USA

City of Paris, Francia

City of Portland, Oregon USA

City of Providence, Rhode Island USA

City of Provincetown, Massachusetts USA

City of Ravoire, Francia

City of Richmond,California USA

City of San Francisco, California USA

City of San Luis Obispo,California USA

City of Santa Fe,New Mexico USA

City of Santa Monica, California USA

City of Seattle,Washington USA

City of Stirling, Australia

City of Stockholm, Svezia

City of Strömstad, Svezia

City of Stuttgart, Germania

City of Sudbury, Massachusetts USA

City of Swan, Australia

City of Sydney, Australia

City of Truro, Massachusetts USA

City of Uppsala, Svezia 

City of Venissieux, Francia

City of Vincent, Australia

City of Wodonga, Australia 

City of la Rochelle, Francia

City of Örebro, Svezia

City of Savenay, Francia

Columbia University in the City of New York USA

Episcopal City Mission, Boston, Massachusetts USA

First Unitarian Church of Salt Lake City, Utah USA

First district of the city of Lyon, Francia

Kansas City, Missouri USA

Le Mans City, Francia

New York City Employees Retirement System

Odense, Danimarca

Randwick City Council, Australia

Stevns City Council, Danimarca

Teachers Retirement System of the City of New York, USA

Town of Fredericia, Danimarca

Tubmanburg City Coorperation, Liberia

Union Theological Seminary, New York USA

Sunday, February 22, 2015

200 balene spiaggiate in Nuova Zelanda. Per colpa dell'airgun?












In Nuova Zelanda, il 13 Febbraio 2015, sono spiaggiate circa 200 balene in localita' Farewell Spit.

Di queste, cento sono morte subito e le altre sono state in qualche modo recuperate da esperti veterinari e biologi. Sessantasei sono tornate in mare. Le altre erano troppo confuse o lesionate. Il totale e' dunque di 134 balene morte o gravemente ferite. Fra queste balene femmina con i loro piccoli. L'intervista fatta agli operatori che si sono occupati di aiutare le balene e di eutanizzare quelle troppo ferite e' dura da leggere, ed e' qui.

Non e' la prima volta che a Farewell Spit arrivano balene spiaggiate, ma si e' sempre trattato di pochi esemplari. In tutta la Nuova Zelanda, la media di balene spiaggiate, in un anno intero e' di 85 esemplari. Qui, in un solo posto, ce ne sono state circa 200 in un periodo di pochi giorni, e prima ancora, nel Gennaio 2015 un altra cinquantina.

Perche'?

Non lo sappiamo e molte possono essere le cause: i cambiamenti climatici, la perdita dell'orientamento del capo del branco che ha portato con se tutti gli altri, l'inquinamento, magari urti con navi o malattie che si sono diffuse. Oppure il fatto che siamo in tempo di migrazioni per le balene e che quindi e' piu' probabile che si perdano. E in mancanza di altri studi, non sta certo a me dire esattamente cosa sia successo.

Pero'.

Pero', secondo Greenpeace Nuova Zelanda una possibilita' potrebbero essere le ispezioni sismiche che si stanno eseguendo al largo di Farewell Spit. Grazie a nuove leggi piu' petrol-amiche, le ispezioni sismiche in Nuova Zelanda sono facili: non ci vogliono speciali permessi marini e si deve solo presentare un "Marine Mammal Impact Assessment" che pero' non viene reso pubblico. 

Per la precisone, a fare airgun nell'area, e' la OMV New Zealand, che conosciamo anche noi in Europa.  La OMV e' austriaca, ha una concessione anche lei nei mari di Croazia, oltre ad essere la proprietaria di un pozzo di gas in Romania,  vicino al quale e' morto un bambino di nove anni qualche mese fa per esalazioni.

Questa OMV ha eseguito operazioni di airgun dalla nave Polarcus Alima fra il 7 ed il 18 Gennaio 2015 a circa 90 chilometri da Farewell Spit in una concessione chiamata Kaka, di circa 400 chilometri quadrati. Nello stesso periodo si sono spiaggiate 50 balene e ne sono morte circa 40. E poi, il 13 Febbraio le 200 di cui sopra.

Coincidenza? Potrebbe anche essere, ma una coincidenza veramente singolare.

Il gruppo di ambientalisti chiamato Climate Justice Taranaki  chiede infatti che venga lanciata una investigazione formale sulla causa degli spiaggiamenti prima che si possa andare avanti con altre ispezioni sismiche nel paese.

E infatti, a pochi chilometri da Farewell Spit intanto hanno gia' approvato airgun nel santuario marino nel North Island che era stato creato apposta per proteggere una rara specie di delfino. E a Wellington, arriva un altra nave sismica che intende eseguire indagini petrolifere al largo dello stetto di Cook per conto della Anadarko, quella che e' stata multata per 5 miliardi di dollari per inquinamento in passato. 

Neanche in Nuova Zelanda, il paese meno corrotto nel mondo.








Tuesday, December 4, 2012

La Petrobras in Nuova Zelanda e la vittoria dei pinguini


Della storia della Petrobras - la ditta petrolfiera nazionale del Brasile che voleva trivellare al largo della Nuova Zelanda abbiamo gia' parlato.

La Petrobras aveva intenzione di eseguire esplorazioni sismiche e trivellare al largo del bacino di Raukumara, una regione abitata da comunita' indigene di Maori. Hanno iniziato le procedure nel 2010 e le ispezioni sismiche le hanno iniziate nel 2011.

Come da copione i residenti hanno poi ritrovato carcasse di pinguini sparsi lungo la costa. Questo e' grave, perche' i pinguini sono animali sacri per i Maori, un popolo dedito alla pesca e con forte rispetto per il mare.

La loro battaglia e' stata feroce ed e' finita con una causa da parte di Greenpeace e della comunita' Maori "Te Whanau a Apanui" contro la Petrobras, all'inizio del 2012. Si sono lamentati che il governo aveva dato le concessioni senza interpellarli.

Il governo invece era molto favorevole alle operazioni petrolifere nel mare - in acque profonde e difficili - e secondo Greenpeace ha cercato in ogni modo di favorire i petrolieri, con incentivi e procedure facilitate. Gli ambientalisti contendono anche che andare avanti con trivellazioni danneggerebbe la reputazione di nazione verde e rispettosa dell'ambiente della Nuova Zelanda.

E cosi, ieri 3 dicembre dopo vari tira e molla, finalmente la Petrobras annuncia di ritirarsi in toto dalla Nuova Zelanda ed e' tutto stato confermato dal loro primo ministro John Key.

Le Petrobras restituira' 18 miliardi di dollari di licenze e ha cancellato tutti gli ordini per le operazioni nelle acque dei Maori.

Dicono che non si sono ritirati a causa delle denuncie di Greenpeace e degli indigeni ma per "ristrutturazione interna", perche' quelli sono mari difficili, e anche a causa delle terribili perdite che la Petrobras ha riportato nell'anno 2011.

Sara', ma e' il risultato che conta, e l'importante e' che se ne siano tornati da dove sono venuti.

I Maori esultano.

Qui il commentario di Greenpeace Nuova Zelanda.

Sunday, April 1, 2012

Tremila delfini morti e le esplorazioni petrolifere in Peru











The dolphins may have been killed by the impact of
off-shore oil exploration and drilling in the region


Carlos Yaipen, direttore
Organization for Research and Conservation of Aquatic Animals



Ogni tanto su Facebook qualcuno posta immagini di delfini o di cetacei spiaggiatisi lungo le coste italiane. Si sono spiaggiati per cause naturali? Per colpa delle ispezioni sismiche? Per colpa delle correnti marine?

Non lo sapremo mai con certezza a causa dei pochi studi, e della difficolta' di farli questi studi. E' un vero peccato - che i delfini muoiano, e poi che non si riesca a capire il perche', in modo da evitarle queste morti.

Quello che pero' si sa e' che le esplorazioni sismiche, con i loro sonar, e il loro disturbare il sistema uditorio degli animali marini sicuramente non sono benevoli a delfini e cetacei, perche' causano lesioni, danni all'udito e al sistema dell'orientamento, confusione, e emoraggie interne.

Qui su PlosOne del 2009 uno dei pochi studi in cui si parla dello spiaggiamento di sette cetacei nella zona di Foggia. Si afferma che le ispezioni sismiche possono essere una concausa di queste morti. Qui un altro studio sullo stesso tema.

E per chi volesse saperne di piu' sul tema spiaggiamenti e petrolio, consiglio l'ottimo testo di Guido Pietroluongo.

In gergo, gli spiaggiamenti e le morie di delfini e cetacei si chiamano UME - unexplained mortality events - eventi mortali inspiegati.

La successione di morte di delfini e cetacei in collegamento con le ispezioni sismiche non e' un fatto nuovo, anzi si ripetono in Nuova Zelanda, in Spagna, in Australia, e ora anche in Peru.

Nel 2011 infatti ci sono stati ben 3,000, si tremila delfini morti lungo le coste di Lambayaque, in Peru, attribuibili, secondo il quotidiano Peru21, alle esplorazioni sismiche nella zona.


Catastrophe for Dolphins in Peru from BlueVoice.org on Vimeo.


Questo e' confermato dal direttore dell'ORCA, l'Organizzazione Scientifica per la Ricerca e la Conservazione di Animali Acquatici, Carlos Yaipen che dice

The oil companies use different frequencies of acoustic waves and the effects produced by these bubbles are not plainly visible, but they generate effects later in the animals. That can cause death by acoustic impact, not only in dolphins, but also in marine seals and whales".

Esattamente quello che andiamo ripetendo da mesi e mesi.

Nel Febbraio 2012 avevano ritrovato circa 264 carcasse di delfini morti a 500 miglia a nord di Lima, la capitale del Peru', presso la citta' di Chiclayo.

A Marzo 2012 un altra moria di 615 delfini un po piu a sud, vicino a San Jose.
Ma non ci sono solo delfini spiaggiati, ci sono anche le sardine avvelenate e trovate morte sulla riva di Lambayeque.

Un'altra possibilita' che avanza Jorge Cabrejos, che rappresenta i pescatori della zona, e' invece, visto che nella zona ci sono gia' trivelle attive, che ci siano stati riversamenti di petrolio a contaminare il plankton, mangiato dalle sardine, mangiate dai delfini, morendo sardine e delfini.

E cosa esattamente c'e' nella zona? Come riporta il blog di Jeff Phillips, vicino alle zone di morte dei delfini del Peru' c'e' un blocco di esplorazioni petrolifere detto "Block Z34", proprio nei pressi della citta' di Chiclayo, dove gia' estraggono gas naturale.

Le ditte che estraggono o che fanno esplorazioni petrolifere sono la "Gold Oil" di Londra, la corporazione peruviana "Petrotech" in cui partecipano anche la Corea del Sud e la Colombia e la ditta americana BPZ, di Houston.

Le esplorazioni sismiche sono effettuare dalla ditta cinese BGP con la sua nave "Pioneer".

Ma ce di piu'. Nella stessa zona del Peru' ci sono stati terremoti del grado 4.8 della scala Richter, in Febbraio, due giorni dopo il ritrovamento dei 264 delfini e prorpio nella stessa zona. Coincidenza? Caso? Chi lo sa.

Le autorita' dicono che non si sa e che occorre fare indagini piu' approfondite.

Gli scienziati invece dicono che invece quando ci sono morie di delfini solo l'otto-dieci per cento finiscono sulle spiagge. Il resto resta disperso in oceano, per cui i delfini morti poterbbero essere molti molti di piu' delle carcasse ricoverate.

Ecco qui le immagini:



A volte mi chiedo chi siano le bestie vere in tutto questo.

Monday, October 17, 2011

Perdite di petrolio in Nuova Zelanda









Quando le foto parlano piu' di mille parole. Ecco le immagini del petrolio arrivato lungo le spiagge della Nuova Zelanda, come scaricato dal Los Angeles Times e dal Guardian.

La nave Rena, di nazionalita' liberiana, si e' incagliata a 14 miglia - circa 20 km - dalla riva dell'isola del nord della Nuova Zelanda e ha iniziato a rilasciare petrolio da una falla. Si teme ora che si spezzi e che ulteriore petrolio sia finisca nelle acque limpide della zona e proprio sopra la barriera cristallina.

L'incidente risale al 5 ottobre e da allora sono state rilasciate circa 350 tonnellate di petrolio. La nave ne contiene altre 1,400. Sono morti 1,300 uccelli.

Il ministro dei trasporti della Nuova Zelanda ha detto che probabilmente la nave si spezzera' prima che tutto il petrolio sia stato scaricato dalla nave e che il rischio e' molto alto. La nave si e' incrinata di 21 gradi e 7o contenitori sono gia' caduti in mare - sulla barriera corallina. Ce ne sono altre 1,3oo, di cui 11 con carichi pericolosi e inquinanti.

E' il piu' grave disastro ambientale marino della Nuova Zelanda - e guarda caso ha per protagonista il petrolio.

La scia di petrolio e' lunga 16 miglia, e la zona e' nota per la pesca, per le immersioni e per la barriera corallina. La nave e' di proprieta' di un consorzio greco, e il titolare e' stato convocato in tribunale ed e' stato accusato di operare in condizioni di pericolo e ora rischia fino a 1 anno di prigione. Ha 44 anni ed e' di nazionalita' filippina.

Wednesday, September 14, 2011

Le ispezioni sismiche in Nuova Zelanda e i pinguini morti




Te Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.

Comunita' Maori della Nuova Zelanda

Un'altra storia di petrolio che alla stampa italiana non interessa.

Petrobras e' la compagnia nazionale petrolifera del Brasile - una specie di ENI brasiliana. Ha attivita' in varie parti del mondo, inclusa la Nuova Zelanda dove il governo gli ha venduto in esclusiva delle licenze petrolifere e di gas nel 2010 della durata di cinque anni.

Petrobras e' anche la compagnia petrolifera che piu' di ogni altra trivella alla ricerca di petrolio in acque profonde, ed e' nota per i suoi metodi aggressivi, per la mancanza di misure di sicurezza per ambiente e lavoratori e per avere spesso assunto personale non sufficentemente addestrato.

In tre anni, dal 1998 al 2001 la Petrobras e' stata responsabile di almeno 80 morti.
Questo un editoriale di Forbes in merito.

Ed e' proprio nei mari dell'isola del nord di Nuova Zelanda (ce ne sono due, nord e sud) che la Petrobras stava eseguendo ispezioni sismiche all'inizio del 2011, nel cosiddetto bacino di Raukumara.

La Petrobras non ha perso tempo e per varie settimane in Aprile 2011 ha portato a spasso nel mare su una nave a contratto chiamata "Orient Express" un sonar lungo 10 chilometri che ha spazzolato un area di oltre 12,000 chilometri quadrati a 110 chilometri da riva.



La Nuova Zelanda petrolizzanda - la concessione Raukumara e' in alto a destra, in verde.


Lo scopo era di eseguire ispezioni sismiche: sparare violenti getti di aria compressa in mare, ed ottenere dai segnali riflessi informazioni sui giacimenti di Raukumura. Come volevasi dimostrare, hanno subito iniziato a ritrovare pinguini morti.



Lungo la baia di Waihau Bay il giorno 28 Aprile 2011 hanno ritrovato 14 carcasse.

Particolarmente arrabbiati sono i Maori, comunita' indigene locali che ne' il governo della Nuova Zelanda, ne' la Petrobras ha provveduto ad informare di queste esplorazioni sismiche e dei progetti petroliferi.

Di queste comunita' Maori, la piu' a rischio e' la Ngati Porou, la piu' vicina alla zona delle trivelle e che vive secondo criteri naturali. Non solo nessuno gli ha detto niente, ma pare che non si parli nemmeno di quantificare costi, e benefici per la collettivita' o chi paghera' in caso di incidenti - stile BP insomma.

I Maori dipendono sulla pesca per il loro sostentamento e sono molto preoccupati di inquinamento in mare e ai pesci in caso di trivellazioni. La zona e' particolarmente fragile e altamente sismica. In piu' le trivelle Petrobras saranno in acque profonde e non ci sono pratiche standard ne protocolli da seguire - nessuno per esempio sa come progettare le valvole di sicurezza in cosi' grande profondita' e ovviamente i residenti della Nuova Zelanda e i Maori non vogliono essere le cavie della Petrobras.

E ovviamente lo sanno fin troppo bene che il petrolio porta lavoro a pochi, e ancora di meno alle comunita' locali, lasciandosi dietro invece solo mare sporco, inquinamento, perdite e possibili scoppi.

Non ne vogliono sapere!

E cosi, si sono dati da fare. Greenpeace locale, e le comunita' Maori hanno mandato delle barchette in mare per protesta ad interferire con l'Orient Express della Petrobras durante le ispezioni sismiche. Alcuni si sono pure tuffati in mare, causando il cambiamento di rotta dell'Orient Express. Sono stati li per tre settimane a rompere le scatole alla Petrobras.

Dopo avere scoperto i cadaveri dei pinguini, i Maori hanno chiesto al governo delle risposte celeri e accurate. Per loro infatti i pinguini sono animali sacri.

Hanno rilasciato questo statement durissimo:

Te Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.
We will continue to let the Government know that te Whānau ā Apanui will oppose this exploitation of the environment for as long as it takes, and in as many forms as that opposition is necessary, until deep sea oil drilling and inland mining in our tribal territory is off the agenda forever.

Il governo della Nuova Zelanda ha detto di non potersi prounciare finche' il tutto non sarebbe stato accertato e che le morti dei pinguini potrebbero essere state a causa di condizioni climatiche eccezionali che avrebbero o causato la morte diretta dei pinguini o degli animali di cui si cibano. Hanno dato la colpa a La Nina!


Mmh - che coincidenza! Arrivano i petrolieri, spiaggiano i pinguini e la colpa e' di La Nina!


I residenti non ci credono a questa di La Nina. Dicono che le condizioni climatiche sono normali e che non ci sono state tempeste di alcun genere.

E hanno continuato a protestare. Finalmente l'8 Maggio 2011 la Petrobras ha deciso di andarsene prima del tempo. Il governo della Nuova Zelanda ha dovuto scortare l'Orient Express per paura che ci fossero azioni di disturbo alla nave ammazza pinguini.

A giugno 2011 il governo della Nuova Zelanda ha annunciato nuove misure di sicurezza per regolamentare l'attivita' petrolifera.

Vediamo come va a finire.

Personalmente penso che questo sia un risultato delle proteste e della rabbia dei Maori. Come sempre si deve rompere le scatole ai politici incessantemente ed ovunque, non c'e' altra soluzione.

E noi? E i nostri delfini? E i nostri pescatori? E la nostra rabbia?




Proteste no drilling in Nuova Zelanda

Questa storia mi e' stata gentilmente segnalata da Françoise Lienhard che da tanto tempo e' impegnata contro il fracking in Francia - grazie Francoise!