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Wednesday, April 10, 2019

Le rinnovabili nel mondo: un terzo dell'energia elettrica del pianeta intero





Sono dieci anni che le rinnovabili crescono e che fanno passi da gigante, nonostante i petrol-politici, gli speculatori del fossile, e l'inerzia di un mondo basato sull'economia da idrocarburi.

Ed ecco qui: il rapporto annuale dell'IRENA (la International Renewable Energy Agency) mostra che la crescita delle rinnovabili e' continuata nel 2018 e che sono arrivate altri 171 gigawatt di energia da sole e vento a livello mondiale. In questo momento il totale di energia da fonti non fossili e' di un terzo.

Il rapporto dell'IRENA si chiama Renewable Capacity Statistics 2019, e mostra la corsa delle rinnovabili a livello mondiale. La maggior parte delle nuove rinnovabili arriva dall'Asia, dove sono stati installati il 61% dei nuovi impianti a livello mondiale. La crescita rispetto al 2017 e' stata dell'11% nel continente. In Oceania la crescita in un anno e' stata del 18% e in Africa dell'8%.
Se invece il mondo viene diviso in economie emergenti e in paesi avanzati, la maggior parte delle nuove rinnovabili, il 67% arriva dal mondo in via di sviluppo. 

La maggior parte di queste nuove fonti energetiche e' dal sole e dal vento; l'idroelettrico e' cresciuto solo in Cina - di 171 gigawatt mondiali, solo 8 sono da centrali idroelettriche, ed in Cina.

Il vento e' invece aumentato di 49 gigawatt rispetto al 2018 con 20 gigawatt in piu' in Cina e 7 negli USA.  A seguire Brasile, Francia, Germania, India e UK.

Ancora meglio ha fatto il sole con 94 gigawatt in piu' rispetto al 2018. Anche qui a dominare e' stata l'Asia con 64 gigawatt nuovi, da Cina, India, Giappone e Korea.  Anche in USA il sole e' cresciuto con 8 gigawatt in piu', mentre in Australia e Germania siamo a 3 gigawatt in piu'. Altri paesi con nuove installazioni di solare sono stati il Brasile, Egitto, Pakistan, Messico, Turchia e Olanda.

Infine c'e' il geotermico che e' aumentato di 0.5 gigwatt nel 2018 con crescita sopratutto in Turchia, Indonesia, USA, Messico e Nuova Zelanda.

In totale, a livello mondiale la capacita' da rinnovabili e' di 2,351 gigawatt alla fine del 2018, un terzo della produzione mondiale di elettricita'.  Il principe e' sempre l'idroelettrico con 1,172 gigawatt, circa la meta' del totale; a seguire vento con 564 gigawatt e sole con 480 gigawatt. E poi 121 gigawatt di bioenergia, 13 gigawatt di geotermico e 0.5 gigawatt da energia dalle correnti marine.

Non male, specie visto che tutti questi numeri aumenteranno ancora, ogni anno di piu', finche le trivelle resteranno solo nei sogni dei petrolieri falliti.

Saturday, March 23, 2019

I siti del MISE censurati. Luigi Di Maio, cosa ha da dire?



Sono mesi che si verificano errori imprevisti!
Che vergogna.




Un tempo da questo sito si poteva accedere al titolo, alla sua storia.
Ecco invece cosa viene fuori adesso.



Gli italiani invece non sanno niente, grazie alla censura
(non ci sono altre parole!) del MISE

Luigi di Maio: e' uno scandalo



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Non ci siamo. Credo di avere avuto tanta pazienza, di avere scritto e richiesto informazioni scritto piu' e piu' volte ai ministeri in questione,  senza mai avere avuto risposte soddisfacenti e senza mai che i siti in questione del MISE fossero ripristinati.

Iniziamo dall'inizio.

Gia verso la fine del 2018 (credo che fosse Ottobre) mi accorsi che c'era qualcosa che non andava coi siti ministeriali. Quello del MISE non mostrava niente di rilevante, pareva propaganda; quello dell'ambiente invece era ancora in piedi. All'inizio pensai che fosse colpa del mio browser, che ci fosse qualcosa di strano dagli USA, o con magari qualche firewall da casa mia o dall'universita'.

Ma niente.

VPN, cambio di browser, computer e account non cambiarono la situazione. Il sito del MISE era essenzialmente una scatola vuota, almeno per quanto riguardava il petrolio.  Poteva solo essere un problema a monte. E cosi pensai che stavano facendo cambi, manutenzione, qualcosa.

Pero' mi faceva davvero strano che *tutte* le pagine con gli iter petroliferi erano perse.

E' stato cosi per mesi, finche'  a un certo punto pure quello dell'ambiente e' saltato!

Almeno al MISE avevano messo qualche pagina per passatempo, inutile ma esistente, con iniziative pseudogreen di Sergio Costa, roba fluff certo, ma qualcosa. E invece all'ambiente esce... errore!! Cioe' il Ministero dell'ambiente non dava informazione alcuna, neanche roba fluff.

Queste pagine, a mio avviso, sono fondamentali. Perche' danno informazioni, riassunti, mappe, documenti, tutto in un unico posto. E' una delle poche cose buone fatte dai ministeri passati.

Lo so che adesso ci sono un sacco di galli e galletti e galline del petrolio, ma c'e' stato un tempo, all'inizio di questa mia avventura, in cui questi documenti non erano pubblici. Solo il BUIG nel 2007 era in rete, ed anzi era pure difficile da trovare. Per tutto il resto dovevi andare fisicamente al Ministero.

A Roma. 

E infatti ci siamo andati: non io personalmente ma Erik Fortini e altri petrol-attivisti dall'Abruzzo, fra cui miei cari amici che andarono apposta in uno di quei maestosi edifici dell'era fascista a fare le fotocopie del malloppo di Ombrina della prima ora nel 2010. E' stato da li che abbiamo mandato le prime osservazioni.

Ricordo anche vari email scritti a burocrati a Bruxelles indicando loro che non era certo nello spirito della partecipazione popolare di Aarhus che il governo italiano non rendeva accessibili i documenti al popolo. A un certo punto telefonai pure a Franco Terlizzese, durante l'affaire Ombrina Mare, e ripetei anche a lui che non andava bene questa mancanza di coinvolgimento pubblico. Gli dissi che avevamo mandato decine e decine di email ma che non sapevamo se fossero arrivati, e se ne voleva di piu' eravamo pronti a inviarne di nuovi. Lui mi disse che gli avevamo intasato la casella postale!

E poi, pian piano e' iniziata la digitalizzazione. Ora, forse l'avrebbero fatto lo stesso, ma il punto e' che c'e' stato un po di pressione anche qui, e che e' stato qualcosa per cui abbiamo dovuto lavorare e mi secca non poco che gli attuali ministri pensino di poter tornare indietro, e non si sa perche'. Avere quelle scartoffie e quelle mappe in rete, a mio avviso, e' stata un altra conquista democratica che non e' piovuta dal cielo e per il quale l'Abruzzo ha quantomeno messo pressione.

Torniamo alla storia piu' recente.

A un certo punto mi accorgo che gli Australiani vogliono tornare a trivellare in Sicilia e in Emilia Romagna. Ci sono fior di comunicati agli investitori (e anche qui altri galletti che fanno finta che le abbiano fatte loro queste scoperte!) e voglio sapere cosa ha da dire il governo italiano.

Ma niente. Niente. Tutto e' oscurato.

Perche'? Non lo so. Per censura? Per ignoranza? Perche' avevano promesso niente piu' trivelle ed ora invece ci sono queste ditte che dicono di avere avuto permessi e quindi meglio non mostrarli quei permessi?

A tuttora non so la risposta.

E cosi posso solo scrivere i miei blog, e appena trovato un po di tempo, ai ministeri in questione.

Il 31 Gennaio 2019 mando questo:


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Da: D'Orsogna, Maria-Rita R [mailto:dorsogna@csun.edu]
Inviato: giovedì 31 gennaio 2019 09:04
A: Segreteria DGS-UNMIG
Oggetto: pagine web scomparse?



Gentile segreteria dell'UNIMG, scrivo perche' vorrei sapere dove sono andate a finire le pagine web con tutti i dettagli dei vari permessi petroliferi in Italia.

Ad esempio, cliccando su vari link, un tempo attivi come i seguenti:

unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/elenco.asp?tipo=ICM

unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/regioni/regione.asp?


e molti altri, vengo rimandata sempre qui:

https://unmig.mise.gov.it/index.php/it/

e dove si dice che

Il sito UNMIG si rinnova - Continua l'attività di manutenzione programmata per migliorare il servizio e allinearlo a standard più avanzati. 

Pero' le informazioni non ci sono! E per quanto mi sia impegnata, non sono riuscita a trovare nessuna informazione su nessun pozzo, permesso, ditta petrolifera operante in Italia. Sono varie settimane che cerco di capire e di scovare ma non riesco a risalire a niente.

Spero che si tratti di un qualcosa di temporaneo (fino a quando?) perche' questo non e' un servizio migliore o con standard piu avanzati, ma inizia a sapere un po' di censura.

La trasparenza era uno dei cavalli di battaglia del M5S; soprattutto e' un diritto sancito da vari trattati che l'Italia ha firmato: la gente ha il diritto di sapere cosa si agita nel proprio sottosuolo.

Grazie,
MR


Mi viene risposto questo, dopo una settimana!!  


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From: Segreteria DGS-UNMIG
Sent: Thursday, February 7 2019 2:03 PM
To: D'Orsogna, Maria-Rita R
Subject: R:  pagine web scomparse?

 

Gentile Maria Rita D’Orsogna,

le informazioni pubblicate nella versione precedente sito DGS-UNMIG sono presenti anche nella nuova versione del sito.

I dati non sono più consultabili con le modalità fornite in precedenza ma sono pubblicati in formato CSV, in linea con le indicazioni Open Data, e sono disponibili per il download e la successiva elaborazione offline.

In particolare l’elenco dei titoli minerari è pubblicato alla pagina https://unmig.mise.gov.it/index.php/it/dati/ricerca-e-coltivazione-di-idrocarburi/elenco-dei-titoli-minerari-vigenti

La divisione Sistemi informativi del Ministero, con la collaborazione della DGS-UNMIG, sta procedendo allo sviluppo di funzionalità di consultazione interattiva analoghe a quelle fornite nella versione precedente del sito.

Cordialmente  





Ora se uno clicca sul link di cui sopra cosa viene fuori?

Un pdf con... le pagine del BUIG!! Ma quello posso scaricarmelo anche da me! E il BUIG, cioe' il Bollettino Ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse, contiene informazioni striminzite, e non tutti gli iter. Mi sento presa in giro, specie perche' mentre che loro fanno viaggi pindarici con questa "funzionalita' di consultazione interattiva" le informazioni non ci sono, e nessuno sa dire esattamente quando questo lavoro finisca. Ovviamente la domanda e': ma mentre che sviluppano questa opera maestra, non era meglio lasciare il mondo come stava e sostituire le cose a lavoro finito?

Non si sa. La mia ultima missiva e' qui:

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From: D'Orsogna, Maria-Rita R
Sent: Thursday, February t, 2019 6:50 PM
To: Segreteria DGS-UNMIG
Subject: Re: pagine web scomparse?


Grazie della risposta, ma non ci siamo proprio.

L'elenco a cui rimandate in pdf (o in csv) non e' assolutamente dettagliato. Sono solo le pagine del BUIG!

Dove sono le vecchie cartine interattive, con le coordinate, le mappe google, la storia dei permessi, l'elenco per regione, per ditta trivellante, per sezione in cui bastava cliccare e non scrollare giu' per elenchi lunghissimi?

Quei siti erano utilissimi e non capisco perche' nella "foga del cambiamento" non abbiate potuto tenere le cose utili.

Mi viene detto: La divisione Sistemi informativi del Ministero, con la collaborazione della DGS-UNMIG, sta procedendo allo sviluppo di funzionalità di consultazione interattiva analoghe a quelle fornite nella versione precedente del sito.
Personalmente sono vari mesi che attendo di vedere queste interazioni interattive. Mesi.

Quando verranno messe su? Esiste una stima del tempo necessario? Perche' ci vuole cosi tanto tempo? E perche' nel frattempo non tener su le cose che invece erano utili?

Non capisco la logica, e mi dispiace dirlo ma al cittadino comune tutto questo manda un solo messaggio: censura.

MR


E poi ho ben pensato di volerne scrivere un giorno, su questo blog, se non altro per farli vergognare, ma ho mille cose da fare e ho messo un po in standby.

A un certo punto il sito del Ministero dell'Ambiente torna attivo, come prima.
Come era morto cosi e' risuscitato.

E poi qualche giorno fa, il 19 Marzo 2019 per essere precisi, il Senatore Gianluca Castaldi del M5S, che avevo messo in CC in tutti questi email mi scrive per dirmi che ha stilato una interrogazione parlamentare sul fato del sito del Minsitero dello Sviluppo Economico.
 
La mando qui, credo che sia un testo di interesse pubblico.

A lui: grazie per l'interessamento, a chi legge e a chi siede dietro le sedie del Ministro dello Sviluppo Economico, da Di Maio al tecnico della rete: datevi da fare! 

Vediamo come va a finire.


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MANTOVANI, CASTALDI, LANZI - Al Ministro dello sviluppo economico -

Premesso che:

1.dallo scorso 4 gennaio è online la nuova versione del sito della DGS UNMIG - Direzione Generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche del Ministero dello sviluppo economico - che, secondo la notizia riportata sullo stesso sito, è stato sottoposto ad una manutenzione programmata "con l’obiettivo di migliorare il servizio e allinearlo a standard più avanzati";

2.a quanto risulta all'interrogante, nella versione precedente del sito erano presenti i dati di tutte le attività minerarie ed energetiche, ciascuna delle quali corredata dai provvedimenti relativi all’iter di concessione, allo stato attuale dell’intervento e alle scadenze future. Tutti questi dati dettagliati risultano attualmente "oscurati";

3.a titolo di esempio, si cita la pagina sulla "Ricerca e coltivazione di idrocarburi" dove è attualmente presente solo l'elenco dei titoli minerari vigenti ma non è possibile accedere ai relativi provvedimenti sui diversi permessi di ricerca e concessioni di coltivazione. Per quanto invece riguarda le istanze per il conferimento di nuovi titoli, non è possibile accedere ai documenti connessi all'iter dell'istanza stessa;

4.tale medesimo "oscuramento" riguarda i provvedimenti, i documenti o le procedure inerenti le attività sullo stoccaggio del gas naturale e i titoli minerari per la ricerca e coltivazione di risorse geotermiche;

5.considerato che:

6.a parere dell'interrogante, questo oscuramento dei dati non è giustificato dalla manutenzione del sito della DGS UNMIG o da altre motivazioni tecniche. Risulta infatti buona pratica costruire un nuovo sito web in un’area privata e contemporaneamente mantenere accessibili online le informazioni nella modalità già in essere, specialmente se le informazioni fornite sono ancora attuali e di interesse per la consultazione, per giungere allo spegnimento del vecchio sito e alla messa online del nuovo solo quando questo sia in grado di fornire tutte le informazioni necessarie;

7.i due siti web, il vecchio e il nuovo, avendo due nomi a dominio diversi potrebbero anche convivere contemporaneamente e il nuovo sito potrebbe temporaneamente rinviare al vecchio quando l’utente richieda di visualizzare i dati dettagliati delle attività oggetto di interesse;

8.questo oscuramento si sta protraendo per un tempo eccessivamente lungo, essendo trascorsi oltre due mesi da quando le informazioni sono scomparse dal sito;

9.rilevato infine che:

10.tale oscuramento rischia di limitare fortemente il diritto di accesso da parte dei cittadini e degli addetti ai lavori ai dati e ai documenti gestiti dal Ministero dello sviluppo economico connessi alle attività descritte;

11.tutte le pubbliche amministrazioni devono attenersi al principio della trasparenza inteso, ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, come accessibilità totale dei dati e documenti da loro detenuti, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche;

12.l’oscuramento di tali dati determina una errata o incompleta informazione nei confronti dei cittadini dei territori dove sono presenti attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi, generando sospetti di mancanza di trasparenza da parte di una pubblica amministrazione;

13.si chiede di sapere:

14.se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati;

15.quali siano le motivazioni che hanno determinato l'oscuramento dei documenti, dei provvedimenti e altri dati relativi alle attività minerarie ed energetiche riportate sul sito della DGS UNMIG, escludendo le cause dovute alla manutenzione del sito stesso e altre giustificazioni tecniche;

16.se sia intenzione ripristinare, in tempi urgenti, l'accesso a tali dati in modo da permettere ai cittadini e agli addetti ai lavori una corretta informazione e conoscenza delle suddette attività, tutto ciò in coerenza con il principio della trasparenza cui devono attenersi le pubbliche amministrazioni secondo quanto stabilito dalla normativa vigente.

















Thursday, February 7, 2019

Giovanni Legnini, il PD e le trivelle





Voto del 3 Agosto 2012 con cui Giovanni Legnini votava favorevole al Decreto Sviluppo 
grazie al quale le trivelle bocciate nel 2010 poterono risuscitare

"Il divieto e' altresi' stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonche' l'efficacia dei titoli abilitativi gia' rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attivita' di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi."


Ombrina era stata gia' bocciata grazie al decreto legislativo del 29 Giugno 2010 numero 128.
Il decreto sviluppo, votato da Giovanni Legnini ha dunque esentato Ombrina da qualsiasi divieto.

Tutto questo ci e' costato altri quattro anni di patemi.

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Da quel che ho capito Giovanni Legnini non si candida alla presidenza della regione Abruzzo con il PD ma con una vasta gamma di simboli e loghi di associazioni civiche. Ma quale che sia il manto con cui sceglie di rivestirsi e' innegabile che alle sue spalle ci sono decenni di militanza nel PD (dalla sua fondazione nel 2007) e nelle sue varie incarnazioni precedenti.

Coincidenza vuole che il 2007 e' anche l'anno in cui la sottoscritta ha iniziato a fare questa immane opera di sensibilizzazione e di attivismo quotidiano. Ci tengo a dire quotidiano, perche' e' il lavoro di una persona volontaria che pure ha mille altre responsabilita' e' che ha fatto salti mortali da volontario, e non da politico.

E dunque mi ferisce moralmente non poco vedere Giovanni Legnini cercare di usare Ombrina come una delle sue frecce per centrare l'obiettivo elettorale.

Non e' vero che e' stato Giovanni Legnini a fermare Ombrina, non e' vero assolutamente.

Anzi Giovanni Legnini avrebbe potuto fare molto di piu', non solo per Ombrina se davvero ci teneva cosi tanto, ma per l'Italia intera. Infatto e' stato il suo (ex?)partito che ha approvato tutte le trivelle che ha incontrato nel suo cammino, in tutta Italia.

Sono stati Gianluca Galletti, Dario Franceschini, Corrado Clini, tutti ministri ed esponenti del suo stesso partito, il PD, a mettere quelle odiate firme.

E lui non era uno qualsiasi mentre questi qui approvavano. Era il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel governo Letta, ed e' stato poi vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura! Non proprio l'ultimo arrivato dunque e che se ci teneva poteva parlare, spiegare, convincere, protestare ai suoi amici o compagni di partito.

E poi, se era proprio cosi contrario ad Ombrina, vuol dire che doveva essere contrario pure alle altre trivelle in Ionio o in Sardegna, perche' che differenza c'e'? Cosa ha fatto per le altre regioni che cercavano di fronteggiare i petrolmostri mentre che lui era sSottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri?

A che serve cotanto potere se non si sanno fare le cose giuste, ma difficili?

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Iniziamo dall'inizio.

Devo rendere onore a Giovanni Legnini per essere stato presente in un convegno a Roccamontepiano nel 2009, quando si parlava del Centro Oli di Ortona, ma eravamo gia' molto avanti con l'attivismo sul tema e l'opinione pubblica era gia' quasi unanime contro questo mostro. Era facile venire a convegni e parlare contro il petrolio dopo che mezza provincia di Chieti si era gia' attivata e dopo che la sottoscritta si era gia' presa ogni forma di insulto da petrolieri e politici corrotti. Piu' difficile prendersi la faccenda a cuore e fare le cose quando invece le cose sono difficili e si e' soli e ci sono prezzi da pagare.

A cosa mi riferisco?

Beh, nel 2010 Ombrina venne bocciata, grazie alla valanga di lettere, discorsi, rompimento di scatole fatto a politici locali e romani dagli abruzzesi e da questo blog. Era stata Stefania Prestigiacomo a imporre il divieto ad Ombrina, vietando le trivelle entro le prime 5 miglia da riva e di fatto uccidendo Ombrina e vari altri pozzi lungo i mari nostrani per la prima volta.

Era il cosiddetto decreto legislativo del 29 Giugno 2010 numero 128.

Ma nel 2012 le cose cambiarono: grazie all'articolo 35 del Decreto Sviluppo si decise, schifosamente, di estendere il divieto alle 12 miglia (e chi non puo' essere d'accordo a estendere le fascie protettive!) ma introducendo la clausola secondo la quale i procedimenti gia' avviati potevano andare avanti come se niente fosse. Cioe' il divieto delle 12 miglia si sarebbe applicato solo per concessioni "nuove". Non ci sarebbe stato niente a fermare quelle "vecchie".

Un barbatrucco politico del tutto italico, grazie al quale essenzialmente nessun pezzo di mare sarebbe stato mai protetto, visto che l'intera Italia era nel 2012 gia' circondata da permessi trivellanti, e di pozzi "nuovi" a cui applicare la nuova legge non ce n'erano. Tutto il mare era stato gia' lottizzato e da molto prima.

Giovanni Legnini voto' si a quella legge e al suo articolo 35.

Cosa poteva fare invece?

Poteva votare contro, poteva opporsi, poteva parlare con i suoi amici del PD e fuori del PD, spiegare loro che questo articolo 35 non era ne giusto ne accettabile. Poteva protestare, parlare alla gente, avere coraggio. E non solo per Ombrina, quanto per salvare tutti i mari d'Italia. Se Ombrina era sbagliata per l'Abruzzo lo erano pure gli altri pozzi per altre parti della nazione, no?

Come detto, e' quando le cose sono difficili che si vede di che stoffa sei fatto.

Ripeto qui non si parlava del macellaio di periferia, si parlava di uno che aveva intorno a se tutto il gotha del potere dell'epoca in Italia.

Quando poi Ombrina fu approvata nel 2013, grazie anche all'articolo 35 io glielo chiesi, per telefono, se gli sembrava giusto imbrogliare cosi la gente.

E prima che qualcuno mi minacci di denunce: ho i tabulati delle chiamate fatte a lui da San Diego, estate 2013 durante il SIAM Conference on Control and Its Applications, da una stanza rosa dove, stanca e sola, ho lasciato non poche lacrime.

Lui mi promise che avrebbe fatto del suo meglio per fermare Ombrina. Non riuscivo e non riesco a capire come potesse in cuor suo giustificare il voto favorevole al Decreto Sviluppo e interessarsi ad Ombrina.

Ci sono stati tanti momenti in questa mia petrol-vita in cui avrei voluto essere importante e famosa e ricca, e non per me, quanto perche' avrei usato queste cose per fare delle cose buone, prima fra tutte per l'ambiente, per fermare Ombrina con un battito di ciglia e assieme a lei tutte le sue cugine, da Chioggia a Catanzaro.

Quella telefonata e' uno di quei momenti. Avrei voluto essere io al suo posto e usare influenza e conoscenze in modo disinteressato e per migliorare l'Italia invece che sentire cotanto cerchiobottismo e cosi tanto non-si-puo' ma faro-del-mio-meglio.

Cosi non e' stato.

Il resto e' storia.  Ombrina passo' anche l'Autorizzazione Integrata Ambientale nel 2015, nonostante lettere, proteste, rabbia della gente, e nonostante Giovanni Legnini.
 
Ma allora chi ha fermato Ombrina?

La risposta e' semplice: la ribellione della gente che di petrolio e di FPSO non ne voleva sentire, le proteste intelligenti lungo il corso di otto lunghi anni, la testardaggine di questo blog, e alla fine le nove regioni che chiesero ben sei referendum nazionali sulle trivelle. Erano queste regioni di destra e di sinistra, tutte costiere, che capirono che se passava Ombrina, sarebbero passate tutte le altre proposte trivelle sparse per i loro mari e a invadere le loro estati.

E' stato solo l'incubo dei sei referendum a costringere Matteo Renzi e tutto il PD a stracciare l'articolo 35 del Decreto Sviluppo e a proporre il divieto alle trivelle entro le 12 miglia nella Legge di Stabilita' del 2016 non solo per concessioni future, ma pure per concessioni passate.

E cosi morirono Ombrina ed altri 26 progetti trivellanti.

Infine si parla di Giovanni Legnini che scrisse un emendamento per uscire dall'impasse referendum di cui sopra;  potrei sbagliarmi, ma nella lista di emendamenti attributi a Giovanni Legnini nel governo italiano non ci sono tracce di tali attivita' in quanto l'ultima entry degli emendamenti da lui firmati (ne ha scritti 880) e' datata dicembre 2012.

E poi mi fa un po strano che questo emendamento salti fuori proprio in tempo di elezioni!

Ma  anche se cosi fosse, cioe'  che e' stato questo misterioso emendamento dell'ultima ora a risolvere tutto, era a monte che Giovanni Legnini poteva e doveva dire di no, a mio modesto parere. E non era solo Ombrina che si doveva salvare ma tutti gli altri mari d'Italia, e molto tempo prima.

Ecco, credo che sia onesto ricordare tutte queste cose e non riscrivere la storia solo per fame di poltrona.

L'ultima entry degli emendamenti di Giovanni Legnini e' qui.



Leggo anche comunicati di Alessandro Lanci che dice: 

Chi conosce la politica sa che certe azioni vanno costruite nel tempo, attraverso il paziente e silenzioso lavoro di concertazione.

Io conosco la democrazia, conosco i miei diritti, leggo i fatti e non interpreto a posteriori le intenzioni o gli squallidi do-ut-des della politica italiana. E votare a favore delle trivelle nel 2012, non mi pare concertazione o azione costruttiva nel tempo. 

Infine, che dire del M5S?

Si, e' vero sono l'armata Brancaleone a volte, sono confusi, e hanno spesso ricopiato da questo blog (ma questo l'ha fatto anche Nuovo Senso Civico di Alessandro Lanci!), a volte senza sapere cosa stavano facendo. E la trasparenza tanto decantata a volte lascia il tempo che trova. Ma occorre riconoscere loro che fin dal primo giorno, forse anche grazie all'ottica progressista di Beppe Grillo, sono stati contrari alle trivelle. Vedremo cosa combineranno con la Lega che gli sta alle calcagna, ma anche questo e' realta'.

Thursday, January 10, 2019

Scriviamo a Vannia Gava: l'Italia resti libera dalle trivelle una volta per tutte



Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo 


Scriviamole:
gava_v@camera.it 

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Cara Vannia, le trivelle sono il regresso piu' buio del pianeta.
Il progresso si chiama sole, si chiama risparmio energetico,
significa automobili elettriche.

Il petrolio e' fossile, e' morte, e' malattie, e' disoccupazione,
e' subsidenza, e' rischio sismico, e' falde inquinate,
e' speculare sulla pelle dei deboli.

Lo chieda a quelli di Gela, Viggiano, Marghera, Porto Torres, 
Manfredonia, Sarroch, Ravenna, Augusta.

La risposta sara' univoca: le trivelle non portano a niente 
di buono mai a chi ci abita vicino.

Voti l'emendamento M5S.

Le generazioni future, e la maggior parte degli italiani
 le saranno grata.

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Proviamo cosi, allora.

Io non so e non voglio sapere cosa ciascuno dei miei lettori abbia votato; so pero' che le cose non cambiano e non cambieranno mai in Italia se continuiamo a fare il tifo per il partito del cuore, o a gufare contro i partiti dei nostri nemici. Occorre invece lavorare con quel che si ha, tenendo l'obiettivo a mente, lavorando con tutti, restando indipendenti e svegli. Le elezioni sono solo il punto di partenza, e' il dopo che richiede il nostro impegno costante.

PD, PDL, M5S, Fratelli d'Itali, Verdi, IDV, DC o qualsiasi altro partito: quando si entra li dentro, tutto diventa un calcolo, un compromesso, un prepararsi alle prossime elezioni.

Sta allora a noi mettere pressione affinche' siano prese le decisioni giuste, e questo si fa con l'unica arma che abbiamo: i nostri numeri, la nostra voce, in modo coordinato ed intelligente.  Altrimenti, se aspettiamo i politici vince quello che e' piu' facile fare, che spesso e' l'interesse del piu' forte. Dobbiamo allora fargli vedere e sentire cosa vogliamo, perche' hanno tutti paura di perdere la poltrona, e della rabbia popolare. Incanaliamo la nostra voce per le cose buone.

Volli fortissimamente volli, no?

In questo momento, io credo, fra dritte e storte, il M5S ha giocato una carta che potrebbe essere importante, quella dell'emendamento che bloccherebbe per 3 anni 36 pozzi. Se tutto questo e' realta' o fantasia non lo so;

Pero' dobbiamo far si che passi, e che gli amici della Lega stiano a sentire.

Mi imbatto oggi in un articolo in cui il sottosegretario leghista all'ambiente, Vannia Gava dice:

 "Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo".

Che questo sia detto in buona o cattiva fede non lo so.

Ma di certo e' una affermazione che non corrisponde a verita'.

E allora, facciamo l'unica cosa che possiamo fare: scriviamole direttamente. 
Il suo indirizzo e'  gava_v@camera.it

Cara Vannia,

Chi si oppone alle trivelle non ha paura, e' solo informato. La paura presuppone che ci sia una incognita, che non si sa cosa verra' fuori. Ma con il petrolio non c'e' incognita alcuna. E' una certezza che le trivelle non portano niente di buon o a nessuno. Mai e' successo e mai succedera', ne in Italia ne da nessuna altra parte.

Il petrolio non e' sviluppo - il petrolio e' il medioevo dello sviluppo, e' l'essere ancorati al passato, al voler perpetuare la lunga lista di malattie, incidenti, fiammate, agricoltura morta, spopolamento, subisdenza, rischio sismico, spiaggiamenti, e aria malata che abbiamo gia' documentato in ogni angolo del pianeta.

Ci sono passati gia' in tanti, dalla Nigeria alla Louisiana, dal Venezuela alla Basilicata, dall'Ecuador all'Albania, dal Texas all'Alberta. Tutti riportano la stessa storia: il petrolio e' stata una maledizione per chi di deve vivere vicino. Occorre allora prendere esempio, ed imparare dagli altri affinche' il loro dolore sia un monito per noi che possiamo ancora scegliere.

Se l'hanno messa all'Ambiente, voglio sperare che lei ci tenga all'Ambiente. Legga, si documenti, ma da fonti vere, non dalle pappardelle che spara l'ENI. Si chieda perche' ci sono movimenti di resistenza popolare in tutto il mondo contro il petrolio e i petrolieri, perche' in California non abbiamo piantato un solo pozzo nei nostri mari dal 1969 ad oggi, perche' la stragrande maggioranza degli italiani svincolati dall'ENI e' contraria ad altri buchi nei nostri paesi, nei nostri campi, nei nostri mari.

L'Italia ha votato gli accordi di Parigi del 2015, tutti sappiamo che il nostro clima cambia, e che la colpa di tutto e' del petrolio. Che li abbiamo firmati a fare quegli accordi? Non e' folle continuare su questa strada? Perche' insistere, e diaboliocamente persistere?

Voti l'emendamento, e' un regalo che lei fara' a tutti quei cittadini che non ci hanno dormito la notte per salvare le loro cittadine da Mr. Petrolio. E' un chiedere scusa a tutti quelli che invece le trivelle e le raffinerie ce le hanno da anni dietro casa.

Voti l'emendamento. Ci guadagna il mare, ci guadagna il paese, ci guadagna la nostra immagine all'estero: l'Italia sara' vista come una nazione all'avanguardia. Ci guadagnera' lei personalmente in affetto popolare.  

Sopratutto ci guadagneranno le generazioni future a cui lei avra' regalato un futuro migliore.

Grazie
MR









Saturday, July 21, 2018

Billion Tree Tsunami: il Pakistan si riforesta con un miliardo di alberi















 Imran Khan




The Government will endeavor its best to provide a better quality of life to the citizens of Khyber Pakhtunkhwa, create decent and clean job opportunities for the youth, and also provide a means for social uplift and poverty eradication in the province.




If you plant trees, we have discovered, by the river banks it sustains the rivers. 
But most importantly, the glaciers that are melting 
in the mountains, and one of the biggest reasons is because 
there has been a massive deforestation. 
So, this billion tree is very significant for our future.




Credo che manchi poco a definirla una moda, ma anche se fosse cosi' e' una moda bella.
E' la moda di piantare alberi.

E' ora il turno del Pakistan, regione che tutti immaginiamo arida e difficile. E invece qui ci danno una gran bella lezione di civilta'.

Armato di buona volonta' il governo della provicia di Khyber Pakhtunkhwa nel 2014 ha creato il suo Billion Tree Tsunami -- lo tsunami del miliardo di alberi -- nel nord-ovest del paese.

E' un progetto ambizioso di riforestazione che ha per scopo quello di limitare l'erosione,  frenare i cambiamenti climatici, ridurre gli allagamenti, e di portare sviluppo economico alle persone grazie agli alberi. Un miliardo di alberi.

Si, gli alberi in uesto angolo del Pakistan sono visti come opportunita' di sviluppo.

Perche' mai? Perche' un tempo colline e campi erano morti, tutti gli alberi erano stati tagliati e troppa era l'aridita'. Invece adesso che ci sono gli alberi tutto diventa piu' utile - perche' gli alberi hanno portato lavoro con foreste sostenibili, impiego per vivai privati, e manutenzione della foresta, oltre che frescura e vedute di pace.

Non per niente la neo foresta e' chiamata oro verde.

Il progetto e' iniziato nel 2014 per volere di Imran Khan, un giocatore di cricket diventato amministratore e membro del partito detto Tehreek-e-Insaf. Sono loro che governano in Khyber Pakhtunkhwa e sono loro che nel 2014 hanno stanziato ben 169 milioni di dollari per la riforestazione.

Hanno iniziato su un territorio che dal 2006 fino al 2009 era stato il controllo dei Talebani i quali l'avevano distrutto, come quasi tutta la provincia di Khyber Pakhtunkhwa durante gli anni della loro occupazione.

Gli alberi erano stati tutti, o quasi, abbattuti, complici anche speculatori del legno che facevano affari tagliando alberi indiscriminatamente. 

Una volta andati via i Talebani, il governo provinciale si e' messo all'opera e sono stati piantati 300 milioni di alberi nuovi.  Nel tempo sono arrivati altri 150 milioni di alberi da privati, e altri 730 milioni di alberi morenti sono stati curati e recuperati.

E' cosi ora c'e' una foresta crescente con un miliardo di alberi, un numero straordinario, confermato dal WWF.

Gli alberi porteranno piu' uccelli, piu' microbi, piu' insetti, piu' habitat, piu' animali e tutto l'ecosistema ne giovera'.  Il governo ha vietato il taglio di alberi, centinaia di operazioni illegali di segeheria e di legname sono state chiuse e i gestori di tali attivita' arrestati. 

C'e' pero' molto da fare ancora. L'ONU raccomanda che il 12% del territorio di ogni nazione sia coperto di foresta; nel Pakistan siamo solo a 5.2%.  Ma non c'e' dubbio che il Billion Tree Tsunami sia un eccellente passo in avanti.

Il programma doveva essere completato nel 2020. Ma hanno finito con tre anni di anticipo, nel 2017,  riportando la vita a 350mila ettari di terra e rivitalizzati. C'e' anche stata molta collaborazione fra comunita' locali ed enti centrali affinche' tutti si sentissero coinvolti.

Nel frattempo, nel 2017 il governo centrale di Islamabad ha annunciato di volere piantare altri 100 milioni di alberi entro il 2022.

E in Italia?

Perche' continuiamo ad abbattere alberi?

Dove e' il Billion Tree Tsunami d'Italia?

Dove sono i personaggi famosi che *fanno* qualcosa per l'ambiente?

Dov'e' l'oro verde in Italia?
 

Sunday, September 11, 2016

In venti anni perso il 30% della foresta amazzonica; il 10% delle aree naturalistiche nel mondo intero









Without immediate and serious reforms to international climate policy, there will be no way to reverse the threat of total loss and the devastating effects it will have on climate change and human civilization.

Globally important wilderness areas – despite being strongholds for endangered biodiversity, for buffering and regulating local climates, and for supporting many of the world’s most politically and economically marginalized communities – are completely ignored in environmental policy

Without any policies to protect these areas, they are falling victim to widespread development. 

We probably have one to two decades to turn this around.
 


Dal 1996 ad oggi abbiamo perso circa il 10% delle aree naturali selvagge nel mondo intero.

Primo in classifica l'Amazzonia: ne abbiamo perso il 30%.

Occorre fermarsi a pensare a cosa questo significhi.  Quasi un terzo dell'Amazzonia e' scomparsa in venti anni -- a causa nostra. Un terzo. E' qualcosa di strabiliante.

In Africa centrale invece e' andato perso il 14% delle aree allo stato selvaggio. 

Fanno un totale di 3.3 milioni di chilometri quadrati svaniti sotto cemento, urbanizzati, deforestati, o covertiti all'agricoltura intensiva come per le piantagioni per la produzione di olio di palma.  Altre cause sono le trivelle, miniere, strade, incendi.

E come la definiamo la natura selvaggia?  Sono queste zone mai toccate dall'uomo da un punto di vista biologico o ecologico: zone senza il disturbo dell'uomo a grande scala -- foreste prima di tutto.

In totale in 20 anni abbiamo perso un area il doppio dell'Alaska o la meta' dell'Amazzonia intera se le mettiamo tutte assieme.

A condurre questo studio e' James Watson della University of Queensland in Australia e della Wildlife Conservation Society a New York che nel suo articolo su Current Biology usa la parola "catastrofico". Ovviamente tutto questo e' triste e sbaolrditivo perche' se andiamo avanti cosi, secondo lui, fra 50 anni non rimarra' quasi niente.

Dice che abbiamo al massimo 2 decenni per cercare di invertire la rotta. 

Dice che queste aree incontaminate sono gli ultimi baluardi per la protezione di biodiversita', sono utili ad aiutare ad assorbire CO2 e a rallentare i cambiamenti climatici, e sono la casa di varie comunita' indigene con tutto il loro patrimonio di conoscenza e di tradizioni, sono in realta' completamente ignorate dalla politica a livello mondiale.

Cioe' - in una parola - non gliene importa niente a nessuno.  E quindi vai con lo "sviluppo", cioe' cemento, mattoni, trivelle, miniere e olio di palma.

Un ecosistema e' piu' grande di tutte le sue singoli compomenti. L'Amazzonia non e' soltanto una gigatesca foresta. E' il polmone del mondo, e la sua presenza -- la sua sopravvivenza -- riguarda noi tutti perche' gioca un ruolo importante nei delicati equilibri climatici planetari. Che ci piaccia o no, siamo tutti interconnessi.

Ogni ettaro che scompare e' una sconfitta per tutti: solo l'un per cento della vita vegetale dell'Amazzonia e' stata studiata. L' un percento!  E noi la stiamo distruggendo senza neanche sapere le ricchezze che offre.

Come siamo arrivati fin qui? Perche' si e' sempre pensato che le foreste africane o sudamericane fossero cosi lontane e difficili da raggiungere che non avessero bisogno di protezione.

Cosa c'e' da fare?

Secondo Watson occorre intervenire *adesso* laddove si puo' ancora con corridoi di collegamento fra aree protette, e compensare le nazioni che si impegnano a proteggere i vari ecosistemi, come utili al pianeta intero per generare acqua e per essere polmoni verdi per tutti.

In questo momento solo il 23% della parte terrestre del pianeta e' selvaggio. Di queste aree, l'80% e' in aree contingue sufficentemente estese da essere considerate "globalmente significanti", sebbene quasi tutte abbiano perso superficie. Nel 1990 erano 350, oggi ne sono 323.

E sebbene siano state create riserve e zone protette nuove, questo non e' stato sufficente a fermare la distruzione: 4 milioni di chilometri quadrati protetti,  cinque persi.

Ovviamente questo e' negativo per tanti motivi -- scomparsa di specie animali e vegetali, aumento delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

E poi c'e' un altro tasto dolente di cui nessuno vuol parlare: siamo troppi su questo pianeta. Secondo Peter Raven del National Geographic, ogni giorno che passa si questa terra ci sono 250,000 persone in piu'. Siamo oggi a 7.4 miliardi di esseri umani, ed entro il 2050 si stima che potremmo essere 10 miliardi.

Gia' adesso consumiamo risorse naturali una volta e mezzo cio' che effettivamente abbiamo. Come dire, ci vorrebbe un pianeta e mezzo per soddisfare i nostri consumi, energetici, di cibo, di risorse in generale, adesso. 

Il pianeta non ce la puo' fare -- non cosi tanti, non cosi in fretta. 

Ci si auspica l'intervento dell'ONU per evitare di perdere tutto cio' che di piu' prezioso la natura offre: non possiamo ripristinare la natura una volta che e' scomparsa. Quella ha i suoi ritmi e i suoi tempi, e un ecosistema intero non si puo' ne comprare ne ricreare artificialmente. Possiamo solo fare del nostro meglio per salvare quello che resta.

Forse quello che ci vorrebbe e' una consapevolezza maggiore da parte di tutti,  un consumo responsabile da parte degli occidentali, giustizia sociale, fine di ogni tipo di sfruttamento, e la coscienza di essere parte di un solo pianeta, di una sola famiglia.

Non e' successo ancora in 2000 anni di storia moderna, che si voglia un po piu bene a noi e a cio che ci circonda, ma forse il pianeta che collassa potrebbe essere un inizio.

Come sempre, parte tutto da ciascuno di noi.


Wednesday, August 19, 2015

La regione Veneto dice si. Arriva anche la Shell a trivellare con la Sound Oil





VISTA la deliberazione della Giunta Regionale n. 252 del 3 marzo 2015,
pervenuta il 20 marzo 2015 prot. n. 6154, che fa parte
integrante del presente decreto, con la quale la Regione Veneto ha
espresso giudizio favorevole di compatibilità ambientale
al rilascio della concessione di idrocarburi «CASA TONETTO»;

La regione Veneto che da in pasto il trevigiano alla Sound Oil e alla Shell, 
nonostante i proclami di Luca Zaia


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"I am very pleased to report the signature of the gas sales agreement, 
which increases our exposure to Italian gas market and represents
the first relationship with the Shell group.''



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 The defendants are charged with complicity in human rights abuses against the Ogoni people in Nigeria, including summary execution, crimes against humanity, torture, inhumane treatment, arbitrary arrest, wrongful death, assault and battery, and infliction of emotional distress. The cases were brought under the Alien Tort Claims Act (ATCA) and the Torture Victim Protection Act (TVPA). The case against Royal Dutch/Shell also alleges that the corporation violated the Racketeer Influenced and Corrupt Organizations (RICO) Act.




Prossimamente in Veneto.



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Guarda caso un altro terremoto di 3.7 gradi della scala Richter il giorno 18 Agosto 2015 fra le province di Treviso e di Belluno con epicentro Alano di Piave (Belluno).
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Dimmi con chi vai e ti diro' chi sei.


La Sound Oil/Appennine Energy ditta inglese che trivella in Veneto ha appena annunciato di avere "trovato un accordo" con la Shell per lo sfruttamento della concessione di gas naturale Casa Tonetto, che include o si sovrappone in parte con le concessioni Nervesa e Carita'. La Sound Oil ha gia' trivellato due pozzi qui negli scorsi mesi: il pozzo Sant'Andrea e il pozzo Cascina Daga, quest'ultimo abbandonato perche' non sufficentemente produttivo.

L'assegnazione della concessione di coltivazione Casa Tonetto alla Sound Oil era arrivata il giorno 14 Luglio 2015 direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Dal documento di approvazione viene fuori che la Regione Veneto ha rilasciato parere favorevole e pure una "intesa" per il conferimento della concessione di idrocarburi. Ma come, non e' questa la regione di Zaia che si opppone franticamente -- ma solo sulla carta! -- alle trivelle in mare? Come sempre, perche' il mare e' piu' importante del Trevigiano? Mistero.

Anche a livello locale il tuttapposto. Il comune di Spresiano, il comune di Nervesa della Battaglia, il comune di Susegana e la provincia di Treviso hanno detto si alle trivelle. Cosi pure la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso e la Soprintendenza Archeologica del Veneto. Al massimo hanno messo postille con "la massima attenzione" sulla possibile sismicita' indotta o il seguire le prescrizioni dettate dal rapporto ICHESE.

Da questa concessione verra' fuori un non meglio specificato "impianto" di trattamento del gas, chiamato "Centrale Casa Tonetto" per appunto trattare il gas che arriva dal pozzo Sant’Andrea. Il gas poi finira' nella "linea di alta pressione" a cento metri da suddetta centrale.

Di quanto gas si parla? Di circa 23 milioni di metri cubi in cinque anni. Cioe' 4.6 milioni l'anno. L'Italia usa 70 miliardi di metri cubi di gas ogni anno. Ergo, fatta la divisione, il gas di Casa Tonetto ci servira' per lo 0.06 % del fabbisogno nazionale. Servira' molto di piu' per le azioni della Sound Oil, ci scommetto.

La cosa triste e' che le Società interessate "potranno richiedere l’attivazione, ove necessario, delle procedure per l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, della dichiarazione di pubblica utilità e dell’approvazione di variante urbanistica, in relazione alle esigenze operative del programma di sviluppo e di ricerca del giacimento.

Cioe' con l'esproprio potranno fare quel che vogliono sul territorio di altri.

Ma la cosa che dovrebbe piu' far riflettere e' l'arrivo della Shell. E' questa una ditta con decine e decine di casi di soprusi e di sfruttamento scellerato del territorio e della democrazia in tutto il mondo, dall'inqualificabile trattamento riservato alla gente di Nigeria per 50 anni, alla prepotenza che hanno avuto nel voler trivellare l'Artico, nonostante la fragilita' di quei luoghi. L'ONU in un rapporto del 2011 dice che ci vorranno almeno 30 anni per pulire tutto lo schifo lasciato in Nigeria, se mai ci si decidesse, e un miliardo di dollari solo per iniziare.  Nel 2009 la Shell pago' 15 milioni di dollari per avere collaborato nell'assassinio di Ken Saro Wiwa, l'attivista  e poeta di Nigeria che denuncio' lo scandalo Shell nel suo paese.  La Shell e' la stessa che ha trivellato Groningen in Olanda, assieme alla Exxon,  per piu di 50 anni, causando terremoti su larga scala per sua stessa ammissione e pagando pure multe.

Si potrebbe riempire una lunga lista e basta solo mettere su google "Shell pollution" o "Shell corruption" per rimanere letteralmente allibiti. Ai miei occhi sono l'aziendizzazione del male. 

Io non ce li vorrei a casa mia, caro Luca Zaia.











Junior energy firm Sound Oil announced Thursday that it has agreed a gas sales deal for its Casa Tonetto production concession with Shell Energy Italia. Located in northern Italy, the Casa Tonetto concession includes the Nervesa natural gas field development – which Sound declared in mid-July would produce its first commercial gas later this year following a decision by the Italian Ministry of Economic Development's decision to award the company a production concession for the project. Sound Oil CEO James Parsons commented in a company statement: "I am very pleased to report the signature of the gas sales agreement, which increases our exposure to Italian gas market and represents the first relationship with the Shell group.'' The Nervesa field is a 21-billion cubic foot field discovered by ENI in 1985. Sound has spud two wells on the field since 2013. - See more at: http://www.rigzone.com/news/oil_gas/a/140004/Sound_Oil_Agrees_Italy_Gas_Deal_with_Shell#sthash.JmPx9klj.dpuf