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Sunday, July 14, 2019

Canada: Justin Trudeau dichiara emergenza climatica e dopo 24 ore approva mega-oleodotto


Io odio i finti bravi politici, perche' e' facile parlare e piu' difficile e' fare le cose buone.

Eccolo qui questo soggetto che fa il finto-figo-ambientalista e che poi distrugge l'ambiente.

Premessa: il Canada non riuscira' ad adiempiere ai suoi obiettivi ambientali a causa delle fortissime emissioni di CO2 dalla sua industria petrolifera.

Ed allora eccolo qui, il nostro eroe: Justin Trudeau annuncia l'emergenza climatica nel suo paese e il giorno dopo... approva un nuovo mega oleodotto, che certo peggiorera' l'emergenza climatica!

Ma ci e' o ci fa?
Inziamo dall'inizio.

Le cose partono con il ministro dell'ambiente e dei cambiamenti climatici del Canada, Catherine McKenna. In Canada hanno pure il ministro dei cambiamenti climatici, eh?
Quest Catherine McKenna propone una mozione affinche' i cambiamenti climatici siano definiti come
una crisi vera ed urgente, causata dall'attivita' umana e con la richiesta al governo di tagliare le emissioni di CO2 con priorita'.

Justin Trudeau firma.

Il giorno dopo un'altra firma: ma questa volta per approvare l'estensione del Trans Mountain Pipeline (TMX).

Come e' possibile?

Ovviamente c'e' una scusante per tutto, e il nostro amico Justin ci ha ben pensato: dice infatti che le due cose, certo che sono compatibili: il suo mandato elettorale e' di far crescere l'economia e la classe media, e allo stesso tempo combattere i cambiamenti climatici.

E questo per lui e' rappresentato dalle due firme che faranno si che udite udite, i profitti che arriveranno dall'oleodotto saranno usati per programmi di transizione verso l'energia rinnovabile.

Mi devo trattenere dal ridere e dal piangere assieme.

Il bello e' che qualcuno gli ha pure creduto.

La panzana e' che il petrolio portera' a circa  $500 milioni di dollari l'anno, una volta completo l'oleodotto, per il quale ci saranno numerose prescrizioni e per cui saranno interpellate 129 comunita' di indigeni, dove l'oleodotto dovra' passare. I lavori inizieranno verso la fine del 2019.

Il nuovo oleodotto consentira il trasporto di 890,000 barili di bitume al giorno dall'Alberta verso la costa ovest del Canada. Prima erano solo 300,000 barili. Saranno quasi tutti destinati al mercato cinese o americano.

Intanto gli indigeni della British Columbia, non ne vogliono sapere di questo oleodotto: Will George capo della comunita' Tsleil Waututh dice che lo opporranno con tutte le loro forze.

Altri numeri invece dicono che il Canada emette 79 megatonnellate di gas serra in piu' rispetto agli obiettivi che lei stessa si e' posta per il 2030, una quantita' notevole dovuta in gran parte alle operazioni di petrolio e di gas, l'elefante nella stanza.


L"oleodotto inzialmente era della Kinder Morgan, che pero' non ne voleva piu' sapere per le troppe regolamentazioni e per i troppi ritardi. Ecco allora che subentra il governo di Justin Trudeau che lo compra per la modica cifra di 4.5 miliardi di dollari canadesi, mira a farlo costruire, e poi a venderlo a terzi. 

Il nostro amico Justin e' recidivo: aveva gia' approvato tutto a Novembre 2016, quando l'oleodotto era ancora nelle mani della Kinder Morgan, ma nell'estate del 2018 un tribunale ne aveva bocciato la costruzione  dicendo che il governo non aveva consultato le comunita' indigene e che non era stato considerato ne il traffico marino ne i suoi effetti sulle balene.

Ma come puo' essere che un governo compra un ... oleodotto privato?
Con 4.5 miliardi di dollari pubblici?

Perche' quelli della Kinder Morgan, gli ex proprietari dell'oleodotto non sono fessi.

Avevano capito, quelli della Kinder Morgan che Trudeau e il suo entourage politico avevano bisogno dell'oleodotto e dei suoi affari piu' di loro per vendere questo petrolio, per portar soldi al Canada che nonostante tutte le sue patine di nazione progressista e amica dei migranti e con l'assicurazione sanitaria per tutti, e' e resta una petroleconomia.

Gli servono proprio quei petrodollari al Canada.

E quindi visti tutti questi ritardi, dovuti per lo piu' ai governi locali in British Columbia, sulla costa ovest del paese,  hanno capito che non solo potevano mollare la patata bollente al governo, ma potevano pure allungare il collo sulle compravendita.

E ora che e' nelle sue mani, il governo fa un altro studio per passare il tuttapposto.: dicono che si, purtroppo ci sara' aumento della mortalita' delle balene, ma che .. non importa!

Balene o non balene, l'oleodotto s'ha da fare. E poi, per farli contenti, certo, interpelleranno le comunita' dei First Nations, e useranno lo stato dell'arte per evitare loro problemi - rumore, inquinamento, perdite.

E' come dire: vendiamo sigarette per combattere il cancro.

Sulla stampa canadese Trudeau viene descritto come il principe dei cambiamenti climatici a Parigi, e come il principe degli oleodotti a Houston. Un po confuso, ad essere generosi eh?

Vediamo come finisce, le elezioni sono dietro l'angolo e questo oleodotto rischia di fargli creare nemici dapperutto. E se se li crea questi nemici, sono tutti ben meritati.

Justin Trudeau avrebbe dovuto usare questo tempo per creare piani di transizione *fuori* dal petrolio e non continuare a perpetrare la petroeconomia del suo paese.


Saturday, March 16, 2019

Matteo Salvini e la scelleratezza in Basilicata




Che pena vedere questa gente, piccola piccola.

Io ci scommetto che Matteo Salvini di ENI, di petrolio, di inquinamento, di malattie, di corruzione, tumori e lacrime in Basilicata non ne sappia niente.

Perche' chiunque abbia letto anche solo un po, e vagamente, della faccenda ENI in Lucania non puo' che venirne fuori con un profondo senso di pieta' umana per una vallata dove un tempo si facevano mele ed uva, e dove ora si fabbrica morte. E per pieta' umana intendo quella rispettosa, che si fa l'analisi di coscienza, che si chiede "cosa posso fare io per migliorare la situazione?", che vuol bene, che e' discreta e gentile.

Matteo Salvini no, invece.  Si mette il cappello giallo dell'ENI e va via fiero, tutto pomposo facendo finta che i miasmi di idrogeno solforato non esistano. E quindi ne deduco che veramente sia ignorante di tutte le statistiche, gli aneddoti, le storie di petrol-vita di questa regione, che non abbia speso nemmmeno 10 minuti a parlare con chi in Val D'Agri ci vive.

Solo che l'ignoranza nel caso di un politico non e' accettabile.

Da come la vedo io, questa mossa e' pura sciacallaggine elettorale.  Salvini viene in Lucania, si veste di ENI e domani se ne andra', e ci scommetto che il giorno dopo le elezioni non sara' cambiato niente qui. Le notizie di fiammate, di inquinamento, di tangenti e di morti continueranno come se niente fosse.

A me dispiace sempre molto per la Basilicata. E' stata la regione sentinella del petrolio, nel senso che per l'ENI e' stato facile insediarsi qui, venti e piu' anni fa, quando a nessuno era venuto il dubbio che chissa, forse erano meglio le mele e l'uva. E cosi tutta l'Italia ha potuto vedere che significa davvero avere il petrolio a casa. Mutatis mutandis, non e' diverso che a Galveston, in Ogoniland, in Ecuador.

E adesso, accanto all'ENI c'e' la Total che mette su il suo nuovo Centro Oli a Tempa Rossa, perche' il petrolio e' come il cancro.  Una volta che arriva e' difficile mandarlo via, e tende a spargersi, lentamente ma inesorabilmente, lasciando solo devastazione dietro di se.

E poi ovviamente ci sono i nostri petrol-amici del Corriere della Sera che non sanno fare altro che parlare di royalties e di soldi che in Basilicata non hanno saputo neanche spendere in modo intelligente perche' la regione e' sempre fra le prime nelle classifiche della poverta'.

Ma non sono le royalties che creano benessere. Il benessere arriva da una societa' sana, priva di corruzione, dove le opportunita' sono sostenibili, vere e con un occhio verso il futuro.  Il petrolio rende ricchi quelli di San Donato Milanese, e le royalties non sono altro che contentini che non possono creare economia o lavoro se il tessuto sociale ed ambientale e' morto. Cosa puo' esserci in Val D'Agri adesso che il petrolio ha reso l'aria irrespirabile? Che economia possiamo pensare per il 21esimo secolo se qui facciamo buchi per terra?

Per i lucani la soluzione e' una sola: Godot non arrivera' mai, e men che meno arrivera' in Matteo Salvini. Occorre che i lucani, vicini e lontani, si arrabbino, protestino in modo intelligente chiunque sieda nei palazzi della regione e che vogliano che la loro regione sia risparmiata da altri buchi. Occorre non fare sconti a nessuno, quale che sia il colore politico di chi viene eletto.
La soluzione e' fra le coscienze popolari, non fra i politici.

Ma a Matteo Salvini, che lo sappia o non lo sappia. questo non interessa. E' venuto qui ad acchiappare voti. E il 25 Marzo ripartira', di nuovo tutto pomposo, verso San Donato Milanese. 











Wednesday, February 13, 2019

A Nicola Campitelli: il mare Adriatico non si tocca, capito?



Il vero buon senso e' non trivellare, ne adesso, ne fra 18 mesi, ne fra 180 anni.


Io non so chi lei sia, caro Nicola Campitelli.

Questo e' da ascrivere certo al fatto che non vivo piu' da tanti anni in Abruzzo, e che seguo per la maggior parte le faccende di politica ambientale e non piu' di tanto i deliri dei vari politicanti di turno.  Ma delle faccende ambientali, la rassicuro, non mi sfugge una virgola. 

Il che porta alla semplice conclusione che in dodici anni di petrol-battaglie, dal Centro Oli a Ombrina, passando per Elsa e Turchese, in Abruzzo e decine di altri progetti sparsi per l'Italia, di lei non ho mai sentito un fiato in favore della sua terra o per salvare il mare dei trabocchi d'Abruzzo.

E quindi mi fa strano sentirla dire in una intervista a TGmax queste parole: 

Le trivelle? Per 18 mesi c’รจ lo stop, poi vedremo

No, lei mi sa che non ha capito. Il mare non s'ha da trivellare ne adesso, ne fra 18 mesi, ne fra 180 anni.

Queste sue parole cosi leggere e quasi annoiate sono uno schiaffo morale alle persone che per *anni* me compresa hanno dato tempo energia ed intelligenza affinche' l'Abruzzo restasse verde, per quel che ne resta. Vederla pronuciare queste parole con cosi tanta nonchalance e' veramente poco rispettoso.

E' grazie a noi, sa, che lei puo' andare al mare e non vedere FPSO ancorate lungo la costa teatina con tanto di fiammate e di fumate. E' grazie a noi che adesso non ci sono raffinerie ad Ortona, e che non e' iniziata la litania triste di perdite, incidenti, sversamenti, puzze, aumento di tumori, falde inquinate, laghi e fiumi al petrolio.

Aprire ogni tanto le pagine dei quotidiani di Basilicata, chissa' potrebbbe un po aprire anche gli occhi.

Mi sento anche ferita da un punto di vista morale, e come se tutte queste battaglie degli scorsi 12 anni non fossero servite a qualcosa di piu' grande, e cioe' inculcare il senso profondo del voler far meglio, del volere guardare al futuro, dell'osare.

Cosa mi sarei aspettata da questo Nicola Campitelli?

Che dicesse: questa regione merita meglio delle trivelle, e faro' di tutto per convincere Marsilio, Salvini e chicchessia che le trivelle non sono la risposta a niente, ne per l'Abruzzo ne per il resto d'Italia.

Che dicesse: questa regione e' stata fra le piu' attive nel combattere ENI e Medoil e Rockhopper e Petroceltic e Canoel, e io voglio adesso rendere piu' leggero il cammino di quei poveri scellerati che hanno dedicato notti insonni affinche' il mare restasse petrolio-free dagli avvoltoi di cui sopra.

Che dicesse: mi faro' portavoce ed interprete non solo delle istanze degli abruzzesi, ma anche del bisogno di andare oltre la barriera delle 12miglia, aprendo dialoghi con le altre regioni e sopratutto con la Croazia per arrivare ad un futoro senza trivelle di qua e di la del mare nostrum.

Perche' vede, caro Nicola Campitelli, 12 o 14 miglia non cambia niente: sempre petrolio e', sempre rischi di perdite ci sono, sempre infrastruttura a terra occorre costruire, sempre a snaturare l'ambiente si finisce.

E sopratutto sempre a contribuire ai cambiamenti climatici porta.

Non possiamo firmare accordi a Parigi e nello stesso tempo continuare a bucare il mare o la terra come tossici del 21esimo secolo.

Non so se lei abbia capito niente di me, o delle cose che scrivo, ma stia tranquillo caro Nicola Campitelli, non vado da nessuna parte e continuero' ad essere la spina nel fianco di lei e di tutti i politici come lei, cosi poco innamorati della propria terra, cosi' pressapochisti quando si tratta di ambiente.

Non vorrei farlo piu', perche' sono stanca e tutto questo e' un lavoro ingrate, ma ci saro' a difendere un mare e una nazione che non sono neanche piu' mie.




Thursday, February 7, 2019

Giovanni Legnini, il PD e le trivelle





Voto del 3 Agosto 2012 con cui Giovanni Legnini votava favorevole al Decreto Sviluppo 
grazie al quale le trivelle bocciate nel 2010 poterono risuscitare

"Il divieto e' altresi' stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonche' l'efficacia dei titoli abilitativi gia' rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attivita' di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi."


Ombrina era stata gia' bocciata grazie al decreto legislativo del 29 Giugno 2010 numero 128.
Il decreto sviluppo, votato da Giovanni Legnini ha dunque esentato Ombrina da qualsiasi divieto.

Tutto questo ci e' costato altri quattro anni di patemi.

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Da quel che ho capito Giovanni Legnini non si candida alla presidenza della regione Abruzzo con il PD ma con una vasta gamma di simboli e loghi di associazioni civiche. Ma quale che sia il manto con cui sceglie di rivestirsi e' innegabile che alle sue spalle ci sono decenni di militanza nel PD (dalla sua fondazione nel 2007) e nelle sue varie incarnazioni precedenti.

Coincidenza vuole che il 2007 e' anche l'anno in cui la sottoscritta ha iniziato a fare questa immane opera di sensibilizzazione e di attivismo quotidiano. Ci tengo a dire quotidiano, perche' e' il lavoro di una persona volontaria che pure ha mille altre responsabilita' e' che ha fatto salti mortali da volontario, e non da politico.

E dunque mi ferisce moralmente non poco vedere Giovanni Legnini cercare di usare Ombrina come una delle sue frecce per centrare l'obiettivo elettorale.

Non e' vero che e' stato Giovanni Legnini a fermare Ombrina, non e' vero assolutamente.

Anzi Giovanni Legnini avrebbe potuto fare molto di piu', non solo per Ombrina se davvero ci teneva cosi tanto, ma per l'Italia intera. Infatto e' stato il suo (ex?)partito che ha approvato tutte le trivelle che ha incontrato nel suo cammino, in tutta Italia.

Sono stati Gianluca Galletti, Dario Franceschini, Corrado Clini, tutti ministri ed esponenti del suo stesso partito, il PD, a mettere quelle odiate firme.

E lui non era uno qualsiasi mentre questi qui approvavano. Era il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel governo Letta, ed e' stato poi vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura! Non proprio l'ultimo arrivato dunque e che se ci teneva poteva parlare, spiegare, convincere, protestare ai suoi amici o compagni di partito.

E poi, se era proprio cosi contrario ad Ombrina, vuol dire che doveva essere contrario pure alle altre trivelle in Ionio o in Sardegna, perche' che differenza c'e'? Cosa ha fatto per le altre regioni che cercavano di fronteggiare i petrolmostri mentre che lui era sSottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri?

A che serve cotanto potere se non si sanno fare le cose giuste, ma difficili?

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Iniziamo dall'inizio.

Devo rendere onore a Giovanni Legnini per essere stato presente in un convegno a Roccamontepiano nel 2009, quando si parlava del Centro Oli di Ortona, ma eravamo gia' molto avanti con l'attivismo sul tema e l'opinione pubblica era gia' quasi unanime contro questo mostro. Era facile venire a convegni e parlare contro il petrolio dopo che mezza provincia di Chieti si era gia' attivata e dopo che la sottoscritta si era gia' presa ogni forma di insulto da petrolieri e politici corrotti. Piu' difficile prendersi la faccenda a cuore e fare le cose quando invece le cose sono difficili e si e' soli e ci sono prezzi da pagare.

A cosa mi riferisco?

Beh, nel 2010 Ombrina venne bocciata, grazie alla valanga di lettere, discorsi, rompimento di scatole fatto a politici locali e romani dagli abruzzesi e da questo blog. Era stata Stefania Prestigiacomo a imporre il divieto ad Ombrina, vietando le trivelle entro le prime 5 miglia da riva e di fatto uccidendo Ombrina e vari altri pozzi lungo i mari nostrani per la prima volta.

Era il cosiddetto decreto legislativo del 29 Giugno 2010 numero 128.

Ma nel 2012 le cose cambiarono: grazie all'articolo 35 del Decreto Sviluppo si decise, schifosamente, di estendere il divieto alle 12 miglia (e chi non puo' essere d'accordo a estendere le fascie protettive!) ma introducendo la clausola secondo la quale i procedimenti gia' avviati potevano andare avanti come se niente fosse. Cioe' il divieto delle 12 miglia si sarebbe applicato solo per concessioni "nuove". Non ci sarebbe stato niente a fermare quelle "vecchie".

Un barbatrucco politico del tutto italico, grazie al quale essenzialmente nessun pezzo di mare sarebbe stato mai protetto, visto che l'intera Italia era nel 2012 gia' circondata da permessi trivellanti, e di pozzi "nuovi" a cui applicare la nuova legge non ce n'erano. Tutto il mare era stato gia' lottizzato e da molto prima.

Giovanni Legnini voto' si a quella legge e al suo articolo 35.

Cosa poteva fare invece?

Poteva votare contro, poteva opporsi, poteva parlare con i suoi amici del PD e fuori del PD, spiegare loro che questo articolo 35 non era ne giusto ne accettabile. Poteva protestare, parlare alla gente, avere coraggio. E non solo per Ombrina, quanto per salvare tutti i mari d'Italia. Se Ombrina era sbagliata per l'Abruzzo lo erano pure gli altri pozzi per altre parti della nazione, no?

Come detto, e' quando le cose sono difficili che si vede di che stoffa sei fatto.

Ripeto qui non si parlava del macellaio di periferia, si parlava di uno che aveva intorno a se tutto il gotha del potere dell'epoca in Italia.

Quando poi Ombrina fu approvata nel 2013, grazie anche all'articolo 35 io glielo chiesi, per telefono, se gli sembrava giusto imbrogliare cosi la gente.

E prima che qualcuno mi minacci di denunce: ho i tabulati delle chiamate fatte a lui da San Diego, estate 2013 durante il SIAM Conference on Control and Its Applications, da una stanza rosa dove, stanca e sola, ho lasciato non poche lacrime.

Lui mi promise che avrebbe fatto del suo meglio per fermare Ombrina. Non riuscivo e non riesco a capire come potesse in cuor suo giustificare il voto favorevole al Decreto Sviluppo e interessarsi ad Ombrina.

Ci sono stati tanti momenti in questa mia petrol-vita in cui avrei voluto essere importante e famosa e ricca, e non per me, quanto perche' avrei usato queste cose per fare delle cose buone, prima fra tutte per l'ambiente, per fermare Ombrina con un battito di ciglia e assieme a lei tutte le sue cugine, da Chioggia a Catanzaro.

Quella telefonata e' uno di quei momenti. Avrei voluto essere io al suo posto e usare influenza e conoscenze in modo disinteressato e per migliorare l'Italia invece che sentire cotanto cerchiobottismo e cosi tanto non-si-puo' ma faro-del-mio-meglio.

Cosi non e' stato.

Il resto e' storia.  Ombrina passo' anche l'Autorizzazione Integrata Ambientale nel 2015, nonostante lettere, proteste, rabbia della gente, e nonostante Giovanni Legnini.
 
Ma allora chi ha fermato Ombrina?

La risposta e' semplice: la ribellione della gente che di petrolio e di FPSO non ne voleva sentire, le proteste intelligenti lungo il corso di otto lunghi anni, la testardaggine di questo blog, e alla fine le nove regioni che chiesero ben sei referendum nazionali sulle trivelle. Erano queste regioni di destra e di sinistra, tutte costiere, che capirono che se passava Ombrina, sarebbero passate tutte le altre proposte trivelle sparse per i loro mari e a invadere le loro estati.

E' stato solo l'incubo dei sei referendum a costringere Matteo Renzi e tutto il PD a stracciare l'articolo 35 del Decreto Sviluppo e a proporre il divieto alle trivelle entro le 12 miglia nella Legge di Stabilita' del 2016 non solo per concessioni future, ma pure per concessioni passate.

E cosi morirono Ombrina ed altri 26 progetti trivellanti.

Infine si parla di Giovanni Legnini che scrisse un emendamento per uscire dall'impasse referendum di cui sopra;  potrei sbagliarmi, ma nella lista di emendamenti attributi a Giovanni Legnini nel governo italiano non ci sono tracce di tali attivita' in quanto l'ultima entry degli emendamenti da lui firmati (ne ha scritti 880) e' datata dicembre 2012.

E poi mi fa un po strano che questo emendamento salti fuori proprio in tempo di elezioni!

Ma  anche se cosi fosse, cioe'  che e' stato questo misterioso emendamento dell'ultima ora a risolvere tutto, era a monte che Giovanni Legnini poteva e doveva dire di no, a mio modesto parere. E non era solo Ombrina che si doveva salvare ma tutti gli altri mari d'Italia, e molto tempo prima.

Ecco, credo che sia onesto ricordare tutte queste cose e non riscrivere la storia solo per fame di poltrona.

L'ultima entry degli emendamenti di Giovanni Legnini e' qui.



Leggo anche comunicati di Alessandro Lanci che dice: 

Chi conosce la politica sa che certe azioni vanno costruite nel tempo, attraverso il paziente e silenzioso lavoro di concertazione.

Io conosco la democrazia, conosco i miei diritti, leggo i fatti e non interpreto a posteriori le intenzioni o gli squallidi do-ut-des della politica italiana. E votare a favore delle trivelle nel 2012, non mi pare concertazione o azione costruttiva nel tempo. 

Infine, che dire del M5S?

Si, e' vero sono l'armata Brancaleone a volte, sono confusi, e hanno spesso ricopiato da questo blog (ma questo l'ha fatto anche Nuovo Senso Civico di Alessandro Lanci!), a volte senza sapere cosa stavano facendo. E la trasparenza tanto decantata a volte lascia il tempo che trova. Ma occorre riconoscere loro che fin dal primo giorno, forse anche grazie all'ottica progressista di Beppe Grillo, sono stati contrari alle trivelle. Vedremo cosa combineranno con la Lega che gli sta alle calcagna, ma anche questo e' realta'.

Sunday, February 3, 2019

La Lega di Marco Marsilio a favore delle trivelle in Adriatico



Marco Marsilio e' un nome di politico che io non ho mai sentito nominare prima d'ora in Abruzzo. E' in questo momento il candidato della Lega come presidente della regione.

La sua biografia non offre molto, in termini di abruzzesita' - Wikipedia dice solo che e' nato a Roma nel 1968 da famiglia di origini abruzzesi e che e' professore a contratto di Estetica, Museologia e Marketing applicato ai Beni culturali presso l'Universitร  Link Campus.

A Malta.

E' stato parte di vari movimenti studenteschi, e negli anni novanta consigliere della prima circoscrizione di Roma, cioe' del centro storico; e' stato anche consigliere comunale della capitale e ha lavorato per il Campidoglio come capogruppo di Alleanza Nazionale; poi nel 2008 diventa deputato alla camera per il PDL sempre per il Lazio,  e poi ancora fondatore di Fratelli d'Italia.

Insomma da un partito all'altro, ma sempre in area Roma/Lazio.

In questo momento mi pare di capire che sia senatore nelle fila di Fratelli d'Italia. E che (o mio dio!) Ignazio La Russa "ne ufficializza la candidatura a Presidente della Regione Abruzzo".

Non sono dunque sicura che questo personaggio sia il meglio che l'Abruzzo possa esprimere o che anzi, abbia qualcosa lui a che spartire con l'Abruzzo.

Esattamente cosa ha fatto il nostro eroe per questa regione durante la sua vita?
Cosa ne sa della nostra regione?
Non so. Ma voglio lasciargli il beneficio del dubbio. 

Pero' siccome parlo di petrolio, sento di essermi meritata di chiedergli: cosa vuole fare lui per l'ambiente di questa regione?

E visto che non credo rispondera' direttamente, sono sempre del parere che per conoscere le risposte a queste domande, occorre guardare al passato. Dove era Marco Marsilio mentre noialtri mangiavamo pane e lacrime per fermare l'ENI e tutte le sue amiche?

Si e' mai interessato all'Abruzzo e al suo ambiente?

Alle nostre epiche lotte contro Petroceltic, ENI, Mediterranean Oil and Gas, Rockhopper Exploration, Forest Oil e chi piu' ne ha piu' ne mette? 

Personalamente credo che questo Marsilio non abbia capito niente dello spirito fiero ed anti-trivellante di questa regione se va in televisione a dire che lui e' favorevole alle trivelle, a patto che stiano oltre le 12 miglia.

12 miglia, eh?

Allora 12.5 va bene?

E se qualcuno osasse ripresentarsi con Ombrina o con qualche altro scellerato progetto a 12.5 miglia, lui lo avvallera' se venisse eletto?  E ci puo' spiegare che differenza c'e' fra 12 miglia e 12.5 in termini di sicurezza e di ambiente pulito? E se vogliamo trivellare a 13 miglia, dunque, secondo lui andra' bene riversare monnezza a mare, o mandare petroliere a zonzo davanti alla Costa Teatina?

A proposito che ne pensa del parco nazionale della Costa Teatina?

E ai pescatori chi ci pensa?

Come sempre l'Adriatico e' un mare piccolo, dai fondali bassi, con poca circolazione di acqua; gli incidenti sarebbero davvero impattanti per tutti in un mare chiuso ed in un ecosistema cosi delicato. Per di piu' l'Adriatico e' un mare gia' fortemente inquinato, con tanti problemi di erosione, di coste che indietreggiano, di ripascimenti continui. Proprio in questi giorni sono stati riportati notevoli danni durante le mareggiate in varie parti d'Abruzzo. 

Ma chissa, forse che da dove Marsilio va al mare lui il rischio trivelle non c'e'?

Ovunque pero' lui vada al mare, sappia che invece il rischio trivelle c'e' per 100 chilometri di costiera d'Abruzzo e di gente che li vive lungo e che chiunque sia il prossimo governatore avra' il dovere di difendere.

Anche se va al mare ad Ostia o in Costa Smeralda.

E con le trivelle in terra invece come la mettiamo?

Ne sa qualcosa del Centro Oli di Ortona il nostro amico Marco Marsilio? Di quanto lavoro e' costato tutto questo? Se l'ENI si dovesse ripresentare ad Ortona, o le eredi della Forest Oil si dovessero ripresentare a Bomba, lui che da lato stara'? E come la mettiamo con il fatto che l'Abruzzo e' una regione fortemente sismica?

Boh.

E poi ancora, dando uno sguardo piu' avanti, a lui come a tutti i politici e giornalisti petrol-supporters: ma ... avete mai sentito parlare di cambiamenti climatici? Del fatto che occorre ridurre l'uso di fonti fossili, di emissioni di CO2? Del fatto che l'Italia ha firmato gli accordi di Parigi? Dodici o quattordici miglia non cambia niente: occorre svezzarsi dall'uso di petrolio. Semplice.

Ma non avete figli?
In che mondo vivete? 

Che cosa deprimente la politica italiana... 






Wednesday, January 16, 2019

Il patriottismo che manca ad Oscar Giannino








Leggo un articolo di Oscar Giannino, che scrive, parlando delle “trivelle che opporsi alle estrazioni petrolifere e’ una “battaglia sbagliata”.

Chi e'  Oscar Giannino?  Non ne avevo mai sentito parlare prima, ma viene fuori che e' un giornalista politico - l'unico riferimento a cui che esiste sulla stampa anglosassone e' questo: che tale Oscar Giannino ha "fabricated" il suo CV sotto elezioni.

Ma restiamo a tema.

L’attacco che fa nel suo articolo sul Messaggero e’ contro il M5S che ha affrontato la questione un po come l’armata Brancaleone (e’ vero), contro le convolute leggi italiane che danno alle regioni l’opportunita’ di esprimere pareri non vincolanti (e’ vero) e noi cittadini che non ce le vogliamo proprio le trivelle nelle nostre vite.

Ed e' qui che dissento e che occorre solo ricordarsi di quel famoso "fai agli altri come vorresti fosse fatto a te" di cristiana memoria.

Giannino dice che siamo avvolti in un “involto farraginoso” di “diritti di veto” e “competenze incrociate e sovrapposte” che fa si che la regolamentazione ambientale in Italia non riesce a tutelare ne la sicuezza dell’ambiente, ne lo sviluppo economico.

Vorrei intanto sapere non solo quale sia la sua competenza non incrociata in merito alle estrazioni petrolifere in Italia. Perche’ a mio modesto parere, uno che come Giannino pensa che lo sviluppo passi per il fossile, sta di 50 anni indietro.

Si dice che l’ENI e la Shell hanno abbandonato “i grandi giacimenti di gas dei nostri mari” e che per questo noi paghiamo soldi a Russia, Algeria, Iran, Arabia Saudita.

Intanto in Italia non esiste nessun “grande giacimento di gas” che ci permetterebbe di essere autosufficenti da un punto di vista energetico, se pure volessimo puntare il tutto per tutto sugli idrocarburi. E' stato tutto ciucciato negli anni sessanta, e cio' che resta sono giacimenti piccoli, scadenti, che servono solo per speculazione.

Non siamo e non potremmo mai essere l’Arabia Saudita in quanto a petrolio e gas, e paragonarci a loro e’ un insulto alla storia di questo paese. Siamo invece (o eravamo!) il giardino del mondo e dovremmo fare di tutto per preservare la nostra bellezza, la nostra storia senza distruggere l’ambiente. Perche’ se volessimo essere l’Arabia Saudita dovremmo trasformarci in un deserto, con pozzi, raffinerie, tubi, aria fetida; o a essere piu’ generosi nella Louisiana dove la costa e’ essenzialmente un colabrodo e dove la petrol-corruzione ha ingoiato tutto.

Ha mai sentito Giannino del ridente turismo costiero di Galveston? Ma non e' necessario andare cosi lontano: ha mai visitato Gela, sentito la puzza di Viggiano, vista la subsidenza di Ravenna, ascoltato i resident di Sarroch, o intervistato quelli di Augusta?

Non credo, altrimenti appunto l'empatia per queste persone lo obbligherebbe a un sentimento di misericordia, e di volere evitare la stessa fine alle altre citta' petrolizzande d'Italia.

Caro Oscar, non so se lei abbia figli, ma non c’e’ niente di patriottico nel continuare a trivellare in paese come l'Italia.

E la sfido io a proporre il suo mare, il suo comune, il suo orto, ad ospitare trivelle e trivellatori.

Sa cosa e’ patriottico?

Usare quel che si e’ e che si ha per rendere le cose migliori. Per far si che in Italia uno non debba piu’vedere scempi petroliferi come quelli di cui sopra. Perche' dire si a trivelle nuove significa dire si alla crocifissione di un altra comunita' che non ha fatto niente di male.

Ma poi, la Nuova Zelanda che vieta nuovi pozzi nel paese e’ poco patrittica?

La California che non trivella da 50 anni in mare e’ poco patriottica?

La Francia che ha approvato anche lei il divieto a nuovi permessi trivellanti e' poco patriottica?

E’ invece patriottica l’ENI?

A me non pare – inquina in Italia tanto quanto in Nigeria!

Condannare le generazione future ad un mondo capovolto dai cambiamenti climatici, inquinamento e corruzione non solo e' patriottico patriottico neanche po'.

E' invece criminale ai miei occhi.

Thursday, January 10, 2019

Scriviamo a Vannia Gava: l'Italia resti libera dalle trivelle una volta per tutte



Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. รˆ sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo 


Scriviamole:
gava_v@camera.it 

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Cara Vannia, le trivelle sono il regresso piu' buio del pianeta.
Il progresso si chiama sole, si chiama risparmio energetico,
significa automobili elettriche.

Il petrolio e' fossile, e' morte, e' malattie, e' disoccupazione,
e' subsidenza, e' rischio sismico, e' falde inquinate,
e' speculare sulla pelle dei deboli.

Lo chieda a quelli di Gela, Viggiano, Marghera, Porto Torres, 
Manfredonia, Sarroch, Ravenna, Augusta.

La risposta sara' univoca: le trivelle non portano a niente 
di buono mai a chi ci abita vicino.

Voti l'emendamento M5S.

Le generazioni future, e la maggior parte degli italiani
 le saranno grata.

----

Proviamo cosi, allora.

Io non so e non voglio sapere cosa ciascuno dei miei lettori abbia votato; so pero' che le cose non cambiano e non cambieranno mai in Italia se continuiamo a fare il tifo per il partito del cuore, o a gufare contro i partiti dei nostri nemici. Occorre invece lavorare con quel che si ha, tenendo l'obiettivo a mente, lavorando con tutti, restando indipendenti e svegli. Le elezioni sono solo il punto di partenza, e' il dopo che richiede il nostro impegno costante.

PD, PDL, M5S, Fratelli d'Itali, Verdi, IDV, DC o qualsiasi altro partito: quando si entra li dentro, tutto diventa un calcolo, un compromesso, un prepararsi alle prossime elezioni.

Sta allora a noi mettere pressione affinche' siano prese le decisioni giuste, e questo si fa con l'unica arma che abbiamo: i nostri numeri, la nostra voce, in modo coordinato ed intelligente.  Altrimenti, se aspettiamo i politici vince quello che e' piu' facile fare, che spesso e' l'interesse del piu' forte. Dobbiamo allora fargli vedere e sentire cosa vogliamo, perche' hanno tutti paura di perdere la poltrona, e della rabbia popolare. Incanaliamo la nostra voce per le cose buone.

Volli fortissimamente volli, no?

In questo momento, io credo, fra dritte e storte, il M5S ha giocato una carta che potrebbe essere importante, quella dell'emendamento che bloccherebbe per 3 anni 36 pozzi. Se tutto questo e' realta' o fantasia non lo so;

Pero' dobbiamo far si che passi, e che gli amici della Lega stiano a sentire.

Mi imbatto oggi in un articolo in cui il sottosegretario leghista all'ambiente, Vannia Gava dice:

 "Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. รˆ sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo".

Che questo sia detto in buona o cattiva fede non lo so.

Ma di certo e' una affermazione che non corrisponde a verita'.

E allora, facciamo l'unica cosa che possiamo fare: scriviamole direttamente. 
Il suo indirizzo e'  gava_v@camera.it

Cara Vannia,

Chi si oppone alle trivelle non ha paura, e' solo informato. La paura presuppone che ci sia una incognita, che non si sa cosa verra' fuori. Ma con il petrolio non c'e' incognita alcuna. E' una certezza che le trivelle non portano niente di buon o a nessuno. Mai e' successo e mai succedera', ne in Italia ne da nessuna altra parte.

Il petrolio non e' sviluppo - il petrolio e' il medioevo dello sviluppo, e' l'essere ancorati al passato, al voler perpetuare la lunga lista di malattie, incidenti, fiammate, agricoltura morta, spopolamento, subisdenza, rischio sismico, spiaggiamenti, e aria malata che abbiamo gia' documentato in ogni angolo del pianeta.

Ci sono passati gia' in tanti, dalla Nigeria alla Louisiana, dal Venezuela alla Basilicata, dall'Ecuador all'Albania, dal Texas all'Alberta. Tutti riportano la stessa storia: il petrolio e' stata una maledizione per chi di deve vivere vicino. Occorre allora prendere esempio, ed imparare dagli altri affinche' il loro dolore sia un monito per noi che possiamo ancora scegliere.

Se l'hanno messa all'Ambiente, voglio sperare che lei ci tenga all'Ambiente. Legga, si documenti, ma da fonti vere, non dalle pappardelle che spara l'ENI. Si chieda perche' ci sono movimenti di resistenza popolare in tutto il mondo contro il petrolio e i petrolieri, perche' in California non abbiamo piantato un solo pozzo nei nostri mari dal 1969 ad oggi, perche' la stragrande maggioranza degli italiani svincolati dall'ENI e' contraria ad altri buchi nei nostri paesi, nei nostri campi, nei nostri mari.

L'Italia ha votato gli accordi di Parigi del 2015, tutti sappiamo che il nostro clima cambia, e che la colpa di tutto e' del petrolio. Che li abbiamo firmati a fare quegli accordi? Non e' folle continuare su questa strada? Perche' insistere, e diaboliocamente persistere?

Voti l'emendamento, e' un regalo che lei fara' a tutti quei cittadini che non ci hanno dormito la notte per salvare le loro cittadine da Mr. Petrolio. E' un chiedere scusa a tutti quelli che invece le trivelle e le raffinerie ce le hanno da anni dietro casa.

Voti l'emendamento. Ci guadagna il mare, ci guadagna il paese, ci guadagna la nostra immagine all'estero: l'Italia sara' vista come una nazione all'avanguardia. Ci guadagnera' lei personalmente in affetto popolare.  

Sopratutto ci guadagneranno le generazioni future a cui lei avra' regalato un futuro migliore.

Grazie
MR









Thursday, October 1, 2015

Croazia: rimandate le firme dei decreti trivellanti ENI e Medoilgas a dopo le elezioni











La realpolitik alla fine trionfa su tutto. Anche sui petrolieri.

In Croazia, Bloomberg riporta che il governo ha deciso che l'approvazione finale dei decreti che autorizzano l'inizio delle attivita' petrolifere e' rimandata a dopo le elezioni. 

Vanno cosi in sosta temporanea vari accordi fatti con Eni, Medoilgas/Rockhopper, INA Industrija Nafte d.d., Oando Inc e Vermilion Energy Inc per operazioni petrolifere sia sulla terraferma che in mare. Avrebbero docuto essere approvate nove concessioni in terraferma e altre tredici in mare. Tutto rimandato.

Nel frattempo due delle concessioni rifiutate dall'austriaca OMV e dall'americana Marathon Oil, per cattiva definizione dei confini con il Montenegro, invece di essere state riassegnate, sono state cancellate in toto.

Perche' hanno preso queste decisioni in Croazia? Perche' i politici sono gli stessi in tutto il mondo: hanno paura di cattiva immagine se approvano le trivelle, e quindi invece che dire si e correre il rischio di essere additati come anti-ambiente dicono "ci pensiamo dopo". Ovviamente hanno paura a dire no,  perche' troppi gli interessi e le pressioni in ballo.

Il fatto di aver timore dei gruppi ambientali e' confermato dallo stesso Ministro dell'Economia
Ivan Vrdoljak che a Bloomberg dice:

“We don’t want these contracts, in which we put a lot of hard work, to become fodder in election campaign. We hope to win and sign the contracts in the first cabinet session.”
 
E cioe' neanche si vergogna a dire la verita'. Aspetteranno il post-elezioni per approvare le concessioni trivellanti. Da come la vede la collega Barbara Doric, il capo dell'ente nazionale di Croazia per gli idrocarburi, sono in ballo 1.2 miliardi di dollari che potrebbero entrare nelle casse croate a partire dal 2020 e per 25 anni, perche' dara' origine a -- udite udite! -- lavoro presso i porti, per la costruzione di infrastuttura petrolifiera e di smaltimento rifiuti.

Oh certo! Proprio quello che ci vuole per il turismo di Croazia, l'industria smaltimento rifiuti tossici petroliferi -- e' evidente che Barbara Doric non sa cosa succeda in tutti i posti questo tipo di industria arrivi, da Galveston a Gela, da Viggiano a Cancer Alley.

Barbara Doric vede solo il verde dei petroldollari che serivranno, magicamente, per risollevare l'economia croata, in crisi dopo sei anni di recessione, con alto deficit di bilancio e con alto debito pubblico. 

I petrolieri pero' non ci stanno troppo, perche', ovviamente, vogliono i decreti ora e subito: della serie intaschiamoli adesso che i prezzi del petrolio sono bassi e c'e' poca competizione, e poi buchiamo a nostro piacimento, quando magari i prezzi sono tornati alti. Questo almeno e' la logica di Mathios Rigas, a capo della ditta petrolifera greca Energean Oil and Gas SA:

“Oil companies also don’t have time to wait for two or three years until a government makes a decision,”

Non ancora e' noto quando si votera' ma le date possibili sono una delle domeniche a partire dal 25 Ottobre 2015. In questo momento la Croazia e' guidata dal gruppo social-democratico del primo ministro Zoran Milanovic.

I ritardi su queste concessioni sono gia' di sei mesi e adesso i tempi si allungano ancora. Si e' la realpolitik che vince: la paura di perdere le elezioni in questo caso. Ma, come dico sempre, niente succede a caso, e se la politica di Croazia ha paura e' solo perche' il popolo ha fatto sentire la sua voce ed il dissenso e' cresciuto, e lo sanno anche loro.

E' il copione della vita di tutti gli attivisti: siamo noi, gente normale che gli ha messo questa paura. La realpolitik qui e' stata guidata da realpeople che hanno protestato e si sono arrabbiati. E a parte gli enormi rischi ambientali e sociali, in Croazia c'e' stato anche il modo antidemocratico in cui il governo ha deciso di aprire alle trivelle: con pochissime consultazioni con il pubblico, con programmi fatti a casaccio e scarse certezze sulla sicurezza e sul come queste trivelle possano essere compatibili con il turismo.

E' questa solo un altra puntata del petrolio in Adriatico, e certo la strada sara' ancora lunga, ma e' un passo buono e giusto. Il fatto che aspettino dopo le elezioni mostra ancora una volta l'enorme potere che abbiamo come collettivita' se usiamo i nostri numeri bene e con intelligenza.

Friday, May 29, 2015

Per Manuela Pintus, spero futuro sindaco di Arborea



Se vivessi ad Arborea, Sardegna e fossi chiamata a votare per il sindaco, voterei per Manuela Pintus.

Io e Manuela siamo amiche, ma non lo siamo diventate sui banchi di scuola o perche' avevamo interessi in comune - cinema, cucina, viaggi. Siamo diventate amiche perche' di punto in bianco ci siamo messe a fare le battaglie contro mostri molto piu grandi di noi, in Abruzzo, in Sardegna. E questo ci ha unite in un modo speciale, perche' ci siamo un po ritrovate l'una nell'altra, due persone di scienza che cercavano di comunicare ad altri i "perche' no" delle trivelle, due persone che hanno dovuto ritagliare angoli sempre piu grandi del proprio tempo per capire la geologia/chimica/ingegneria delle trivelle senza averne una conoscenza formale all'inizio.  Due persone che potevano intendersi su cosa tutto questo significasse per le nostre vite personali senza troppe parole.

Manuela e' biologa ed e' stata la capofila della lotta alla Saras ad Arbroea, in provincia di Oristano. Ci siamo viste di persona solo una volta, in Sardegna nel 2013, ma era come se ci conoscessimo da sempre, perche' ci siamo scritte e aiutate a vicenda nel corso degli anni. Con testi e documenti, ma soprattutto con le emozioni, e il supporto morale.

E' difficile spiegare qui cosa significa *iniziare* una battaglia. C'e' un momento in cui ti chiedi cosa stai facendo, dove stai andando, un momento in cui non sai quali siano le risposte, a chi chiedere consiglio, un momento in cui tutti ti dicono di lasciar perdere perche' stai perdendo tempo e "ma chi te lo fa fare". C'e' un momento in cui vorresti veramente non pensarci piu' e tornare alla tua vita e al silenzio delle tue scartoffie, ma c'e' qualcosa dentro che non te lo permette. E raramente ho incontrato qualcuno che potesse intendere questo senza troppe parole come con Manuela. In lei ho visto me, per tanti aspetti.
 
Dopo tante peripezie, il progetto "Eleonora" non e' ancora stato realizzato, nonostante la Saras fosse pronta gia' quattro anni fa. E questo lo si deve non alla classe politica locale, ai sindaci e agli assessori di Arborea, quanto al gruppo di cittadini attivi che si e' messo li a studiare e a fare attivismo gratis e per amore.

Il motore di tutto e' stata Manuela. 

La lotta alla Saras  non e' ancora finita e sara' tanto l'impegno ancora da dare a questa causa. E cosi' Manuela ha deciso di volersi candidare a sindaco di Arborea in modo da continuare con ancora piu passione questa lotta contro il mostro petrolifero. Non ho mai esplicitamente dato il mio supporto, per quello che puo' valere, a nessuna persona che dal petrolio si lanciasse in politica, ma qui e' diverso.

So che Manuela fara' ancora cose buone contro la Saras e in generale per Arborea in modo sincero e disinteressato. Anzi, sono certa che Manuela lo faccia per amore e non per cavalcare l'onda, perche' l'onda l'ha creata lei e senza di lei non ci sarebbe stata ne la battaglia alla Saras, ne la consapevolezza di un paese intero che si ribella contro Mr. Moratti.

Ciao Manuela, auguro a te e ad Arborea che tu ne diventi il primo cittadino. Non credo che Arborea possa trovare un sindaco migliore.





Monday, May 19, 2014

Candidati pro-nucleare in Abruzzo



Da Franco Sbrolla di Roseto:

Alle elezioni regionali Non Votate questi Ri-Candidati
, forzche hanno tradito la fiducia degli Abruzzesi



Castiglione Alfredo --  Forza Italia

Chiavaroli Riccardo -- Forza Italia

Di Bastiano Walter Nuovo  -- Centro Destra

Febbo Mauro -- Forza Italia

Gatti Paolo --  Forza Italia

Iampieri Emilio -- Forza Italia

Masci Carlo -- Abruzzo Futuro

Morra Giandonato -- Fratelli d’Italia

Nasuti Emilio -- Forza Italia

Pagano Nazario --  Forza Italia

Petri Alessandra -- Forza Italia

Prospero Antonio -- Nuovo Centro Destra

Ricciuti Luca -- Forza Italia

Sospiri Lorenzo --  Forza Italia

Venturoni Lanfranco -- Nuovo Centro Destra

Verรฌ Nicoletta Nuovo -- Centro Destra



Nel Consiglio regionale dell’8 marzo 2011 respinsero l’O.d.G. dell’opposizione che aveva chiesto al governatore Gianni Chiodi di rappresentare al Governo la contrarietร  alla installazione dei reattori atomici nella nostra Regione. In un’indagine pubblicata il 18 marzo 2011 dal quotidiano Il Sole-24 Ore, tra le 17 Regioni che si erano espresse al riguardo, solo l’Abruzzo aveva aperto le porte alle centrali nucleari. E cosรฌ noi abruzzesi eravamo gli unici prescelti a sperimentare, sulla nostra pelle, gli effetti dei sempre possibili disastri ambientali, come quelli di Chernobyl e Fukushima. Nel successivo Referendum del 12 e 13 giugno 2011, l’elettorato abruzzese bocciรฒ i reattori atomici con la percentuale “bulgara” del 97,5%, superiore alla media nazionale.

L’8 maggio 2012, gli stessi consiglieri, per favorire la Consorteria degli Affari, hanno approvato la scellerata riperimetrazione della Riserva naturale Borsacchio (Legge Rabbuffo 29/2012), il cavallo di Troia che ha permesso alle Compagnie petrolifere di ottenere il nulla osta per trivellare l’Abruzzo. La maledizione del Borsacchio li affosserร .


Argirรฒ Nicola --  Forza Italia

Menna Antonio -- Nuovo Centro Destra


L’8 marzo 2011, votarono anche loro a favore delle centrali nucleari in Abruzzo.


Chiodi Gianni -- Forza Italia

Giuliante Gianfranco -- Forza Italia


L’8 maggio 2012, per favorire la Consorteria degli Affari, votarono a favore della scellerata riperimetrazione della Riserva naturale Borsacchio. La maledizione del Borsacchio li affosserร .


D’Alessandro Camillo -- Partito Democratico

D’Amico Giovanni -- Partito Democratico

Di Pangrazio Giuseppe -- Partito Democratico

Sclocco Marinella -- Partito Democratico

Il 10 maggio 2011, per favorire la Consorteria degli Affari, presentarono, assieme a Claudio Ruffini (non ricandidato), un progetto di legge per riperimetrare, scelleratamente, la Riserva naturale Borsacchio. La maledizione del Borsacchio li affosserร .


Di Marco Nicola - Nuovo Centro Destra

Il 16 dicembre 2011, la maggioranza del Consiglio provinciale di Teramo bocciรฒ, con 10 voti contro 9, la mozione della minoranza, che voleva salvaguardare il territorio comunale di Roseto dalle trivellazioni petrolifere. Il consigliere provinciale rosetano, Di Marco Nicola, che aveva il dovere civico di appoggiare la minoranza, preferรฌ invece assentarsi al momento della votazione.

Il giorno prima, 15 dicembre 2011, come presidente del Consiglio comunale di Roseto, l’ex socialista Di Marco Nicola, diventato Liberalsocialista, seguรฌ l’esempio del sindaco Enio Pavone, e votรฒ a favore della scellerata riperimetrazione della nostra area protetta.

La maledizione del Borsacchio lo affosserร .

Franco Sbrolla http://francosbrolla-roseto.it

Friday, May 16, 2014

Incontro Confindustria: no all'Abruzzo al petrolio!


Lunedi' 19 Maggio - Ore 12 Pescara

Qui i progetti di Confindustria per l'Abruzzo

usare le royalties del petrolio per lo sviluppo dell'efficenza energetica e delle rinnovabili
per la salvaguardia dell'ambiente e per lo sviluppo del turismo

HA HA HA!!!

Ma come le sognano queste cose?







Incontro di Confindustria con tutti i candidati alla presidenza della Regione

Andiamo a cantargleine quattro a Paolo Primavera e al suo amico Sergio Morandi: l'Abruzzo non vuole parlare di petrolio e di trivelle e di Ombrina. L'Abruzzo vuole parlare di turismo, di agricoltura, di ambiente sano, di intelligenza, di futuro, di rinnovabili.

Gianni Chiodi: voglio vedere se hai il coraggio di dire a 
Sergio Morandi che Ombrina qui ne adesso ne mai.

Spero che ci siano in tanti a fare domande, ad esigere risposte e ad incalzare i politici
con intelligenza e senza paura.






Thursday, April 17, 2014

Ombrina: il merito e' di ciascuno di voi, cittadini d'Abruzzo




Il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso della Medoilgas di Londra che si opponeva alla richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale, una elaborata procedura ambientale come requisito per autorizzare il trivellamento di cinque-nove pozzi e la costruzione di una FPSO nel campo Ombrina Mare al largo delle coste teatine.

Siamo in tempo di elezioni e sono sicura che tutto il panorama politico d’Abruzzo vorra' prendersi merito di questo nuovo colpo alla Medoilgas: non e' una vittoria finale, perche' la Medoilgas ha ancora davanti a se possibili strade legali, ma certo la decisione di oggi e' un grande passo in avanti per la salvezza del mare d’Abruzzo.

Vorrei pero’ ricordare, prima che la politica e gli aspiranti alla politica prendano meriti che non hanno, che questo successo e' del popolo d’Abruzzo, della sua sensibilita', del suo avere coraggio, del suo esigiere che la res publica fosse difesa e rispettata.

Senza la partecipazione dei cittadini, mai saremmo arrivati qui e non si deve credere per un minuto che il merito sia altrove. La politica ha firmato atti, ha ingaggiato avvocati e presentato ricorsi, ma il motore siete stati voi, cittadini d'Abruzzo.

Ciascuna persona che dal 2007 ad oggi ha manifestato, parlato con il vicino di casa, con gli studenti, con il collega di lavoro, ciascuna persona che ha speso del tempo a mandare osservazioni, a leggersi documenti, a vedere cosa fosse successo in Basilicata o che si e' preso la briga di imparare cosa fosse una FPSO ha vinto oggi.

Nei suoi comunicati iniziali la Medoilgas parlava di avvio dei lavori del 2009 e che gli effetti ambientali sarebbero stati nulli o trascurabili. Gli abbiamo dato da filo torcere in questi anni e con costanza abbiamo mostrato con numeri e dati alla mano che le cose non stavano cosi. Occorre solo continuare lungo questo cammino, e sono sicura che vinceremo.

E’ la terza opera petrolifera che pare destinata al naufragio in Abruzzo; dopo il centro oli dell’ENI ad Ortona e la raffineria della Forest Oil di Denver a Bomba, ora tocca ad Ombrina Mare.  Per non parlare degli altri progetti bocciati prima di nascere o delle concessioni abbandonate dai petrolieri stessi.

Io spero che Ombrina mostri che questa e' la strada maestra da percorrere per tutto il nostro vivere civile in Italia – petrolio o cave o inceneritori che siano. Non ci si arrende davanti alle cose brutte ma ogni giorno si cerca di fare quello che si puo' perche' il bene vinca. E se lo vogliamo, ma per davvero, si vince, perche' non c'e' nessuno che possa fermare un popolo maturo, cosciente, adulto, persistente, anche in Italia.

Ad majora.

Qui tutto su Ombrina.

Tuesday, February 11, 2014

La presidenza della regione Abruzzo



Da diverse settimane mi arrivano email con inviti piu o meno ufficiali a candidarmi alla presidenza della regione Abruzzo.

Tante persone "normali" vedono in me -- credo -- una persona onesta, affidabile, semplice e sincera che ha visto un po il mondo, con voglia di fare. E credo che la storia del petrolio e tutto quello che ho fatto e voluto dal 2007 ad oggi sia una sorta di garanzia per il futuro.

E certo, credo che peggio di Gianni Chiodi non si possa fare.

O forse si?

A tutti, voglio dire grazie della fiducia, e dell'affetto.

Tornare a vivere in Italia pero' non fa parte dei miei progetti di vita.

E' difficile spiegare queste cose, perche' riguardano la mia vita personale, infatti ci ho messo due settimane a scrivere questo post. Ma proviamoci a dire perche' non voglio venire a vivere in Italia, e quindi nemmeno a fare il governatore.

Io non mi sento veramente italiana.

Io sono *anche* italiana, conosco l'Italia, le voglio bene, ma nel quotidiano mi sento spesso un pesce fuor d'acqua quando sono li -- per mentalita', per ambizioni, per concretezza, per vivere civile.

Questo non vuol dire che non apprezzo l'Italia o gli italiani. Anzi, molte cose sono bellissime e mi mancano. Mi manca il calore umano, la spontaneita' dei rapporti umani, il paesaggio, la creativita' di fronte ai problemi, la bellezza che ancora c'e', e i particolari da scoprire di ogni posto e che rendono ogni citta' unica e speciale.

Ma non so piu' viverci nel quotidiano in Italia.

Sono nata e sono cresciuta nel Bronx, e per tanti anni abbiamo fatto la spola di qua e di la. E mia madre - che era italiana - ha imparato a fare la mamma negli USA, e mi ha cresciuto in modo diverso dagli altri bimbi che conoscevo in Italia. Non era iper-protettiva, mi ha lasciato sporcare i vestiti, mi ha lasciato libera di andare, di provare, di sbagliare e che trovassi la mia strada da sola, seppure nel rispetto delle regole e delle direttive della famiglia. I colpi d'aria non esistevano. Esistevano le sciarpe.

Tante cose non le capisco dell'Italia e mi sento spesso di soffocare quando sono li.

Non solo la burocrazia e le leggi e la coda in posta e i bolli e la posta elettronica certificata, ma anche spesso la meschinita' del quotidiano, la mancanza di gentilezza e comprensione verso l'altro, i piccoli e grandi egoismi, la mancanza di voglia di cambiare le cose se non a parole e senza veramente mettersi li a programmare, ad usare la testa, e a creare squadra. E questo a tutti i livelli della societa'.

Guardiamo il modo pazzo di guidare, tutti nervosi, chi parcheggia sui marciapiedi, chi guida sulle corsie di sicurezza, chi ti fa i fanali in autostrada. Infatti, non guido mai in Italia! Guardiamo il teatrino vergognoso di Renzi-Letta, e in realta' di tutta la politica, con le ambizioni di ciascuno che prevalgono sull'urgenza di fare le cose giuste per l'Italia. Guardiamo le amanti di Gianni Chiodi su una cosi delicata come il terremoto: neanche in tempi di crisi e di difficolta' sanno darsi una controllata. Guardiamo una nazione che sta ancora li a parlare di nord e di sud, senza rendersi conto che nel mondo globale non ce lo possiamo permettere di lasciare parte della nazione nelle mani della Mafia. Guardiamo anche la faccenda petrolio: quante volte mi e' capitato di leggere cose scritte da me, passate per bocca di altri? Quanta gente e' venuta qui ad "ispirarsi" per scrivere articoli, leggi, comunicati, osservazioni, dimenticando da dove "l'ispiarazione" era venuta? Quante volte ho detto grazie, e nessuno si e' ricordato di ricambiare la gentilezza?

E poi, a fare il politico io in Italia, sono sicura che non resisterei un giorno - troppi imbrogli, troppa maleducazione, troppi inciuci. Non saprei farlo e mi farebbe solo male alla salute perche' una persona sola non puo' cambiare una societa' intera.

Qui ci sono tanti altri problemi, ma la vita quotidiana, la mia almeno, e' serena e mi pare di potere essere efficente, e felice e ottimista per il futuro.

Vivo a Los Angeles da tanti anni - andiamo per 15 - e sono arrivata qui dopo avere vissuto in diversi angoli del pianeta. E' qui che voglio vivere. Non a New York, non nell'Ohio, non a Lanciano, non a Parigi.

Mi piace stare qui - e' una societa' accogliente - gay, neri, bianchi, disabili, stranieri. Mi piace che si puo' sognare in grande, che se meriti vai avanti, che la societa' parte con il presupposto che tu sia onesto, e non che tu voglia fregarlo ogni cosa che fai.

Mi piace che quando cambi corsia gli dici grazie a quello che ti ha fatto passare facendogli ciao nello specchietto retrovisore e che lui fara' lo stesso con te.

Mi piace che se hai delle idee l'altro non vuole copiarle e fare finta di essere lui il saputo della questione, ma che riconosce i tuoi meriti, dice grazie e cerca di fare squadra.

Mi piace dimenticare il portafoglio e poi ritrovarlo dopo mezz'ora dove l'avevo lasciato.

Mi piace che a scuola i bimbi sono invogliati a volere fare il presidente degli USA da grandi, e non ad accontentarsi di fare il commesso in banca per 40 anni, non perche' ci sia qualcosa di male nel fare il commesso in banca, ma perche' la vita e' piu' bella se osi, se vuoi spingerti a fare del tuo meglio e a crescere.

Mi piace che i ricconi regalino i loro soldi a iniziative civiche in citta'.

Mi piace che fra i miei studenti ci sono persone di 50 anni che tornano a scuola perche' vogliono cambiare carriera.

Mi piace che abbiamo deciso che il presidente era Obama, o Bush, o Clinton e non ci sono tutti questi balletti infiniti di chi deve fare il presidente del consiglio.

Preferisco cento volte una cassiera che ti chiede "come stai" con il sorriso sulle labbra anche se e' finto, piuttosto che gente imbronciata che pare che gli stai facendo tu un favore quando vai al supermercato.

Preferisco i miei studenti qui che ti fanno le domande, e ti lasciano in difficolta' magari, piuttosto che tutte le formalita' di quando andavo io a scuola e dovevi dargli del lei, e avevi paura di chiedere qualsiasi cosa. Il rispetto non e' nel darsi del lei, ma nel trattarsi con decenza e comprensione, da un lato e dall'altro.

Ecco, se devo scegliere, voglio vivere qui. Mi sento piu a mio agio.

Continuero' a fare quello che posso, ma da qui.

Buona fortuna al prossimo governatore della regione Abruzzo.

PS: Ma come puo' essere che a tre mesi dalle elezioni ancora non si sanno i nomi dei candidati?