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Wednesday, February 13, 2019

A Nicola Campitelli: il mare Adriatico non si tocca, capito?



Il vero buon senso e' non trivellare, ne adesso, ne fra 18 mesi, ne fra 180 anni.


Io non so chi lei sia, caro Nicola Campitelli.

Questo e' da ascrivere certo al fatto che non vivo piu' da tanti anni in Abruzzo, e che seguo per la maggior parte le faccende di politica ambientale e non piu' di tanto i deliri dei vari politicanti di turno.  Ma delle faccende ambientali, la rassicuro, non mi sfugge una virgola. 

Il che porta alla semplice conclusione che in dodici anni di petrol-battaglie, dal Centro Oli a Ombrina, passando per Elsa e Turchese, in Abruzzo e decine di altri progetti sparsi per l'Italia, di lei non ho mai sentito un fiato in favore della sua terra o per salvare il mare dei trabocchi d'Abruzzo.

E quindi mi fa strano sentirla dire in una intervista a TGmax queste parole: 

Le trivelle? Per 18 mesi c’è lo stop, poi vedremo

No, lei mi sa che non ha capito. Il mare non s'ha da trivellare ne adesso, ne fra 18 mesi, ne fra 180 anni.

Queste sue parole cosi leggere e quasi annoiate sono uno schiaffo morale alle persone che per *anni* me compresa hanno dato tempo energia ed intelligenza affinche' l'Abruzzo restasse verde, per quel che ne resta. Vederla pronuciare queste parole con cosi tanta nonchalance e' veramente poco rispettoso.

E' grazie a noi, sa, che lei puo' andare al mare e non vedere FPSO ancorate lungo la costa teatina con tanto di fiammate e di fumate. E' grazie a noi che adesso non ci sono raffinerie ad Ortona, e che non e' iniziata la litania triste di perdite, incidenti, sversamenti, puzze, aumento di tumori, falde inquinate, laghi e fiumi al petrolio.

Aprire ogni tanto le pagine dei quotidiani di Basilicata, chissa' potrebbbe un po aprire anche gli occhi.

Mi sento anche ferita da un punto di vista morale, e come se tutte queste battaglie degli scorsi 12 anni non fossero servite a qualcosa di piu' grande, e cioe' inculcare il senso profondo del voler far meglio, del volere guardare al futuro, dell'osare.

Cosa mi sarei aspettata da questo Nicola Campitelli?

Che dicesse: questa regione merita meglio delle trivelle, e faro' di tutto per convincere Marsilio, Salvini e chicchessia che le trivelle non sono la risposta a niente, ne per l'Abruzzo ne per il resto d'Italia.

Che dicesse: questa regione e' stata fra le piu' attive nel combattere ENI e Medoil e Rockhopper e Petroceltic e Canoel, e io voglio adesso rendere piu' leggero il cammino di quei poveri scellerati che hanno dedicato notti insonni affinche' il mare restasse petrolio-free dagli avvoltoi di cui sopra.

Che dicesse: mi faro' portavoce ed interprete non solo delle istanze degli abruzzesi, ma anche del bisogno di andare oltre la barriera delle 12miglia, aprendo dialoghi con le altre regioni e sopratutto con la Croazia per arrivare ad un futoro senza trivelle di qua e di la del mare nostrum.

Perche' vede, caro Nicola Campitelli, 12 o 14 miglia non cambia niente: sempre petrolio e', sempre rischi di perdite ci sono, sempre infrastruttura a terra occorre costruire, sempre a snaturare l'ambiente si finisce.

E sopratutto sempre a contribuire ai cambiamenti climatici porta.

Non possiamo firmare accordi a Parigi e nello stesso tempo continuare a bucare il mare o la terra come tossici del 21esimo secolo.

Non so se lei abbia capito niente di me, o delle cose che scrivo, ma stia tranquillo caro Nicola Campitelli, non vado da nessuna parte e continuero' ad essere la spina nel fianco di lei e di tutti i politici come lei, cosi poco innamorati della propria terra, cosi' pressapochisti quando si tratta di ambiente.

Non vorrei farlo piu', perche' sono stanca e tutto questo e' un lavoro ingrate, ma ci saro' a difendere un mare e una nazione che non sono neanche piu' mie.




Saturday, March 14, 2015

Assoil School - petrolio naturale, scienza in classe, turismo didattico e altre balle



Si chiama veramente cosi'!
Assoil
In inglese - il petrolio dell'asino!!!

ENI men in questo video:

Nicola Allegro
Roberta Angelini
Ruggero Gheller
Vincenzo Lisandrelli
Maria Carmela D'Elia
Dario Avagliano
Gianluca Massari



Abbiamo gia' parlato di Assoil school, la scuola di Assomineraria. E poi ho deciso di andare a vedere esattamente cosa si insegna e cosa si impara ad Assoil school. Mi viene da ridere perche' in inglese Ass-oil non e' proprio un complimento.

Ma ... cosa produce questa scuola?

Beh, intanto dei bellissimi filmati stile istituto Luce per dire che e' tuttapposto.   E infatti, uno dei video che si puo' scaricare dal sito inzia con una musica bella, accattivante che ti mette vigore ed entusiasmo.

Poi arriva la voce di uno di ... Milano? di Brescia? E parla di loro che coi loro accenti nordici vogliono portare "sviluppo" nel centro sud-Italia.

Che generosi!

E' Ruggero Gheller, al tempo responsabile del distretto meridionale dell'ENI, ora promosso in altri lidi.

Scorrono le immagini di un bellissimo edificio, tutto ristrutturato, bello, che pare un hotel. La sede del distretto meridionale. Gente intenta a studiare, a pensare, a guardare i file, a studiare, a fare ingegneria per "lo sviluppo nel centro sud Italia".

Traduci: come meglio bucare e ferire quella terra.

Poi arriva Dario Avagliano, Responsabile Geologia Operativa. Con lui un bosco, verde, non toccato da mano umana.

"E' qui che nasce la storia del petrolio in Basilicata."

Altri alberi. Altre foglie.

Secondo lui il petrolio sgorga naturalemente nei fiumi, anzi era gia' nelle sorgenti, e i locali lo usavano come prodotto di cosmesi, cicatrizzante. Era un "prodotto naturale" per usi medici.

Oh certo, se lo mangiavano pure il petrolio!

Mmh. Che balsamo.

E poi arriva il principe azzurro, per loro. E cioe' l'Agip che con i suoi pozzi e il Centro Oli viene a svegliare la bella addormentata lucana, con pozzi, progresso e trombe roboanti.

Si passa al responsabile del Centro Oli Gianluca Massari. Dice che il mostro sputafiamme serve per portare greggio e gas "alle condizioni giuste" per la vendita e per preparare l'acqua per la reiniezione
in un pozzo.

Acqua? Veramente e' solo banale acqua? E di quale pozzo di tratta? Dove? Vicino a casa di chi?

Suvvia, siamo nel 2015, cara ENI, non ci crede piu' nessuno a queste favole dell'innocente pozzo con acqua minerale. E poi se e' solo acqua, perche' la dobbiamo reiniettare sottoterra? Perche' non ce la possiamo bere? Perche' anzi, non ve la bevete voi, e non ci facciamo un qualcosa di ancora piu' sostenibile? Dal pozzo alle vostre pancie. Chilometri zero!

Forse perche' in mezzo a quell'acqua c'e' monnezza di vario genere che andate poi a riseppellire? Ma e' evidente che questo non si puo' dire perche' non fa parte della favola che si cerca di raccontare. E ovviamente non c'e' neanche una parola sull'idrogeno solforato e sui miasmi frequenti che la gente li vicino deve sopportare.

E ovviamente in base "agli accordi" del 1998 ci vogliono ancora piu' linee e pozzi.  Come se questi accordi fossero vangelo.  Ad ogni modo, questa quinta linea, secondo Nicola Allegro, responsabile operazioni del distretto meridionale, in base "agli accordi"  poteranno a nuove tecnologie che porteranno ad abbattere le "gia' basse" emissioni in atmosfera. Tutto sara' realizzato entro il 2015.

Evviva!

Poi arriva Roberta Angelini, responsabile per la salute, sicurezza e per l'ambiente che ci spiega che
Hanno reti di controllo ambientale, punti monitoriaggio, monitoraggio di aria, suoni, acque superficiali e profonde. e la microsismica. E' tutto fatto in tempo reale, e certificato dall'ARPAB e poi trasferiti all'osservatorio della Val D'Agri tramite un sito internet come ci spiega Vincenzo Lisandrelli, coordinatore ambiente. Questi dati vengono poi diffusi al pubblico della Val D'Agri.

Si, a parte quando no.

Domanda: Arpab e osservatorio Val D'Agri hanno mai riportato anomalie? E tutte le volte che anomalie ci sono state, come ammette la stessa ENI, cosa ha raccomandato, detto o fatto l'Arpab e l'osservatorio? Perche' ogni tanto le centraline sono spente?

E poi si torna alla sicurezza e all'impegno ENI in questo senso.  La sicurezza e' "una priorita'" dell'ENI: formazione ed informazione per prevenire i rischi.  Notare che mentre parla la Roberta, nel sottofondo ci sono ninfee verdeggianti e non trivelle.

Arriva un ragazzo giovane che fa anche tenerezza con il suo cappello ENI e che dice che il suo corso di formazione e' durato otto mesi, di cui sei in affiancamento ad altri operai e che ora lavora in sala controllo. per

Torna Gheller.  "ENI impiega 350 risorse" di cui circa il 60% lucani. I numeri sono in crescita, con altre 50 persone assunte nel solo 2013 "tutti giovani, tutti lucani". 

Tutti disperati.

Arriva la cosa piu vergognosa secondo me, la professoressa Maria Carmela D'Elia, insegnante di matematica e fisica del Liceo Scientifico di Marsico Nuovo.

Veramente vergognosa.

Parla del progetto "scienza in classe" del portale ENI scuola - con lezioni multimediali di fisica e di scienza in generale per i suoi studenti.

Cara Maria Carmela, la scienza e' per prima cosa indipendente. Non si asserva all'ENI, non si vende per un programma multimediale, non si piega alle cose storte.  La scienza e' una cosa sacra e pulita e non qualcosa di manipobile per farci il lavaggio del cervello alla gente.

Ma le mamme possibile che non si lamentano?

Ed ecco qui il risultato di questo brainwash: arriva un ragazzino, di quindici, sedici anni, che dichiara che e' stato tutto molto interessante perche' grazie a questi progetti lui ha potuto sapere "esattamente cosa succede realmente dentro al centro oli, tecniche ed accorgimenti che ci sono."

Sapere come funziona il centro oli fa parte del curriculum scolastico?

Evidentemente si. E' come se invitassero la Marlboro a spiegare cosa c'e' dentro le sigarette. Cosa possono dirti? Che e' tutto aromatico e salutare, no?

Infine arriva Elana Ruggieri, diretore consorzio turistico Calvello che ci informa che da anni sono impegnati con il "turismo didattico" e che cercano un riscontro tangibile su quello che fanno per far "conoscere il nostro territorio in tutti i suoi aspetti - energia immersa in un ambiente di straordinaria bellezza."

Cioe' pozzi che sputano veleni in mezzo alla natura e fiaccole sulfuree in mezzo ai vigneti.

Come per tutte le cose basta crederci.

La musica continua a scorrere con tutti i dati - lavoro e formazione, 2900 persone che lavorano con il petrolio,  1.16 miliardi di euro versati, 104 mila barili al giorno.

Arriva il tramonto rosso e fiammeggiante ed il video si chiude.

Le fiammate del centro oli non si sono viste, le carpe morte del Pertusillo nemmeno, la petrol-monnezza a Corleto Perticara neanche. Del fatto che la Basilicata e' sempre fra le top three piu poveri regioni d'Italia nemmeno.

Ruggero Gheller e' ora in Norvegia.








Sunday, April 15, 2012

Elezioni Ortona 2012: Non votare Remo di Martino!


Fra un po ad Ortona si vota per il candidato sindaco.

Non sono residente ad Ortona, ma a quella citta' - nell'irriconoscenza generale della classe politica - ho dedicato anni della mia vita, da lontano e senza alcun tornaconto personale. Ancora adesso mi chiedo cosa sia scattato in me quel 15 Ottobre 2007 che ha cambiato la mia vita.

Credo pero' di poter dire che molto probabilmente senza di me, il centro oli sarebbe stato realta', considerato che a suo tempo erano tutti d'accordo, Caramanico, Fratino, Del Turco e che nessuno neanche sapeva cosa fosse l'idrogeno solforato.

E allora credo di poter dire la mia su queste elezioni.


Non votate Remo Di Martino.

Non votatelo.

Qualsiasi sia la vostra idea politica, qualsiasi sia il vostro passato, non votatelo.

Non se lo merita di portare a casa i quattrini pubblici.
Non se lo merita di portare a casa i vostri quattrini.
Non portera' niente di buono.

A quest'uomo, secondo me, non interessa niente di Ortona, dei suoi cittadini, della sua natura, altrimenti si sarebbe comportato diversamente in questi 5 anni.

Ha fatto qualcosa Remo Di Martino per fermare l'Amianto? il Petcoke? Ombrina Mare? Per promuovere il Parco della Costa Teatina? Non mi risulta.

E se il Centro Oli non si e' costruito, per ora almeno, io credo, non e' certo per merito suo. Anzi, se fosse stato per lui non si sarebbe mossa una mosca. Conservo ancora i suoi email del 2007 in cui mi diceva che era semplice allaccio di metano e che io "ero maleinformata".

Remo di Martino, se ci teneva ad Ortona, ma per davvero, avrebbe agito lui per primo, si sarebbe informato e se lo sarebbe fatto lui il giro d'Abruzzo, avrebbe lui dibattuto l'ENI, avrebbe lui convinto il suo collega Nicola Fratino ad abbandonare i folli progetti di morte per le vigne d'Abruzzo, invece di stare al rimpallo, aspettando di reagire a questa "creatura del web" che ha fatto quello che doveva fare lui.

Remo di Martino, se ci teneva ad Ortona, ma per davvero, avrebbe lui spiegato agli Ortonesi cosa e' una raffineria, cosa e' l'idrogeno solforato, cosa sara' l'Abruzzo petrolizzato.

Invece ha cambiato bandiera come cambia il vento. Prima dice si al petrolio, poi va sul trabocco a dire no. Prima vota per il ritorno del sito del Feudo a zona agricola e poi ci ripensa e lo trasforma in sito industriale.

E come potro' mai dimenticare lo spettacolo pietoso del gennaio 2010 in cui davanti a me, senza vergogna, va sul palco a dire che lui e' stato un paladino della lotta contro il Centro Oli?

E come potete dimenticarlo voi ortonesi, adesso che, di nuovo, si e' dimenticato del suo supposto eroismo anti-petrolifero e rivota il passaggio dell'area Feudo a zona industriale?

E' tutta una presa in giro, e lo sappiamo tutti, e non ci sono mezze parole.

Allora occorre avere il coraggio di dire: cambiamo, proviamo un altro, liberiamoci di questa zavorra.

A che ideale puo' essere fedele uno che oscilla cosi, senza sapere davvero in cosa crede? Uno che un giorno dice si e un altro dice no? Come potra' servire la collettivita' uno che non riesce a capire dove stare neanche su un tema cosi importante, cosi dibattuto?

E poi, il migliore indicatore del futuro e' il passato. In tutti questi anni Remo Di Martino ha avuto varie cariche comunali, provinciali in Abruzzo.

Chiedetevi: le vostre vite sono migliorate? E' migliorata Ortona? E' piu' bella? E' piu' ricca? Ci sono piu' turisti? E' piu' viva, ci sono piu' cose da fare? E' piu' salutare?

Ciascuno puo' rispondere a questa domanda come vuole, sapendo pero' che se lo si rivota, saranno altri 5 anni della stessa minestra.

Io non lo voterei.

Un ultima cosa: chissa' se Remo di Martino si ricorda quando mi scrisse che sarebbe venuto negli USA a dire ai miei studenti che io sono antidemocratica perche' ero contro le sue idee, e lui era stato eletto, e dunque rappresentava il popolo, e io no?

Beh, questa storia la racconto sempre, ovunque vado, a San Francisco, a Los Angeles, A Pechino, a New York a tutte le platee made in the USA a cui ho parlato della storia del petrolio d'Italia.

Ci facciamo sempre delle gran risate.

Questo blog e' scritto da un cittadino USA, su suolo USA, su server USA. In questo paese vige la liberta' di parola.

I am free.

Thursday, November 3, 2011

Il petrolio d'Abruzzo in Cina



Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli.
Vittorio Alfieri.


E cosi' il 6 e il 7 Novembre vado a raccontare la nostra storia del petrolio in Cina. Il primo talk in una libreria dove vengono invitati gli "intellettuali" a tenere presentazioni, chiamata Utopia e di cui parla anche l'Economist e l'altro presso l'Universita' di Pechino, la piu' importante della Cina.

Il volantino in alto e' stato preparato dagli studenti universitari di Pechino ed e' un collage di tutte le iniziative che abbiamo portato avanti in questi anni, per salvare l'Abruzzo dal petrolio. Tutte le locandine italiane dentro il poster cinese sono di Santa Fabrizia Arduini.

Il tutto e' stato organizzato dal Prof. Louis Tao, newyorkese trasferitosi a Pechino, e da sua moglie Prof. Wang Zhaohui, di Pechino. Quando hanno saputo che andavo per lavoro nella loro citta', sono stati entusiasti di sentire la nostra storia di come una comunita' riesca a lottare, tutti assieme, contro una multinazionale, e cosi' hanno organizzato questi due eventi.

L'annuncio, in cinese, e' qui.

Di solito non pubblicizzo queste cose per pudore, ma negli scorsi mesi sono stata invitata a parlarne anche a San Francisco, presso il Museo Italo-Americano, a Santa Monica College, alla mia Universita' e anche presso il Comune di Santa Monica. Ci sono anche altri inviti organizzandi a New York e pure ad Occupy LA. Non so se si concretizzeranno. Ma questa della Cina mi pareva davvero una cosa speciale, che deve renderci tutti orgogliosi, perche' l'abbiamo fatto tutti assieme.

La presentazione e' cosi' articolata:

1. 10-15 minuti sull'Abruzzo - gli faccio vedere i trabocchi, il parco nazionale della costa teatina, i vigneti, punta aderci, il mare, gli uliveti, la pasta de Cecco.

2. 5-10 minuti sull'ENI e l'Italia - i soldi che hanno, l'Italia che secondo le classifiche di transparency international e' corrotta 67, gli USA 22 e la Cina 33, per far capire quant'e' difficile spuntarla in un paese cosi, dove la stampa non e' veramente libera e dove gli inciuci e i conflitti di interessi sono strabilianti.

3. La nostra battaglia. Ci siamo dentro un po tutti - i vescovi, Armando Orsini, le manifestazioni, l'incontro ENI a Pescara, la MOG che va quasi in fallimento, la mollezza di Gianni Chiodi, Nicola Fratino, Remo di Martino, gli appalti Buonefra-ENI, la raffineria spacciata per frantoio, Ottaviano del Turco finito in carcere con il bottino nei sacchi di mele (ridono tutti), la pagina pubblicitaria sul Centro d'Abruzzo, il coinvolgimento delle scuole, gli inganni di Mario Rainone, le locandine ad imbroglio, la Forest Oil a Bomba, le proteste contro Mazzenga e Klein, le barzellette del parco ad isole di Mauro Febbo, le osservazioni, il ministero che ci da ragione su Ombrina Mare, il WWF, i filmati di Cupello, del ritorno di Attila, le lenzuola di Bomba contro la Forest Oil, Elsa2, Berlusconi che arriva in piazza a Pescara sulla scala a dire che l'Abruzzo e' piu' bello del Maine e che il centro oli non si costruira' (anche qui ridono tutti.)

E alla fine cerco anche di parlare un po' di altre realta' italiane - della Basilicata martoriata, di Venezia, della Sicilia. Restano tutti stupiti di fronte alla follia di trivellare Venezia. Non ci possono credere.

Quando la racconto la storia mi pare sempre un po' magico che siamo arrivati a fare cosi tanto, considerato da dove siamo partiti. Sopratutto e' magico poter dire che dopo 4-5 anni la MOG, la Petroceltic, l'ENI, la Forest Oil non siano riusciti ancora a trivellare da nessuna parte, nonostante tutti i loro quattrini.

E come ci siamo riusciti? Perche' non ci siamo arresi mai, e perche' la nostra tenacia e' stata piu' forte degli inganni di tutti gli speculatori venuti da Milano, dall'Irlanda, dall'UK o dagli USA. L'abbiamo voluto noi, piu' di loro e questo deve darci la voglia di continuare. L'ho gia' detto, questa battaglia e' per la vita, e avra' bisogno di tutti a vigilare a oltranza finche' resta petrolio sottoterra.

Permettetemi anche di dire che non c'e' niente di piu' soddisfacente per me dirlo a tutto il mondo della coppia Fratino-DiMartino e ricordare che all'inizio mi davano dell'antidemocratica perche' loro sono stati eletti e io no. Di Martino a un centro punto disse che sarebbe venuto negli USA a dire ai miei studenti che io ero un cattivo esempio di democrazia. Quando lo racconto, tutti ridono.

Infine, i ringraziamenti ai miei compagni di viaggio in questi anni: Fabrizia, Giosue', Marco, Assunta, Guido, Davide, Giusto, Alessandro, Ilaria, Sam, Mauro, Pasquale, Ludovica, Hermes, Gabriele, e tutti quelli che ho potuto ricordare. Ovviamente Danilo, Loretta e Filippo. E la mamma che non puo' mancare mai.

Ecco. La storia riguarda tutti noi, e spero che questa attenzione porti da un lato a che la gente conosca l'Abruzzo, lo visiti, se ne innamori, si dia da fare per salvarlo anche da lontano, e dall'altro che porti gli Abruzzesi ad essere ancora piu' combattivi, contro il petrolio e tutte le altre porcherie che ci vogliono affibbiare.

Di solito gli americani sono affascinati, e fra le cose che mi chiedono sempre c'e' la domanda: cosa posso fare per aiutare? chi finanzia tutto questo? Gente pratica, eh?

Vediamo che dicono in Cina. Per ora siamo quelli che hanno combattuto e vinto (si spera!) contro una multinazionale del petrolio.

Ai vari Mazzenga, Petri, Primavera, Klein, e a tutti gli altri avvoltoi dell'ultim'ora: vedete che via dovete fare perche' non avete ancora visto niente di cosa siamo capaci.

Non ci riuscirete a trivellarci, mettetevi il cuore in pace.

Tuesday, October 18, 2011

A Nicola Argiro' presidente della quarta commissione d'Abruzzo




Il giorno 20 ottobre 2011 si riunira' a Bomba la quarta comissione del consiglio regionale per l'industria, il commercio ed il turismo, presieduta da Nicola Argiro' per discutere di "aspetti e problematiche" legate alla coltivazione di idrocarburi secondo il progetto Monte Pallano dell'americana Forest Oil Corporation.

Bomba sorge su un terreno idrogeologicamente fragile, soggetto a frane, smottamenti, e subsidenza naturale e ospita gia' una delicata diga costruita in terrabattuta invece che in cemento a causa della sua estrema vulnerabilita'. Il progetto della Forest Oil prevede la creazione di almeno cinque pozzi di idrocarburi e la costruzione di una raffineria-desolforatore, del tutto simile al centro oli di Ortona.

Pare allora opportuno ricordare a Nicola Argiro' e all'intera commissione quanto affermato dagli stessi petrolieri nella rivista "International Oil Letter", volume 23, 20 Agosto 2007:

"That gas/condensate reservoir has not been developed because it lies under Bomba lake and there is a landslide risk in the mountainous area."

"Quella riserva di gas/condensato non e' stata sfruttata perche' giace sotto il lago di Bomba e sussiste un rischio di smottamenti in quella zona montagnosa".

Lo stesso concetto e' stato ribadito piu' e piu' volte, da geologi abruzzesi non al soldo della Forest Oil e finanche da Ronald Brown, un esponente della Forest Oil International: Bomba e' a rischio Vajont ed e' pericoloso trivellarla, quali che siano gli strumenti di prevenzione.

E' importante anche ricordare che contro questo nefasto progetto si e' espressa l'intera provincia di Chieti, centinaia di associazioni sportive, religiose, culturali, la Confcommercio, il WWF, i comuni di Fara Filiorum Petri, Fossacesia, Francavilla, Miglianico, Collemezzo, Roccascalegna, Tornareccio, Altino, Torricella Peligna, Pennadomo, Bomba, oltre a centinaia di cittadini che hanno mandato osservazioni all'ufficio VIA di Antonio Sorgi dal valore legale, organizzato incontri informativi e protestato, civili ma decisi, contro la petrolizzazione della nostra regione. Anche gli eredi di John Fante dalla California si sono espressi contro la trasformazione di Bomba in un campo di gas.

Il comitato di cittadini "Gestione partecipata del Territorio" guidato da Massimo Colonna ha messo in luce tutte le pericolosita' del progetto della Forest Oil: oltre alla subsidenza, il superamento di limiti legali per le emissioni, la vicinanza della raffineria al centro cittadino, i danni che portera' all'economia agricolo-turistico della zona.

Ricordiamo a Nicola Argiro' e all'intera Quarta Commissione che il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia, afferma che la volonta' popolare e' vincolante. Chiediamo allora che il nostro desiderio di non essere petrolizzati - manifestato all'unanimita' in mille modi nel corso degli scorsi anni - sia rispettato. E' la democrazia.

La scienza, il senso comune, l'intelligenza puntano in una sola direzione: vietare trivelle e raffinerie in vicinanza del lago, senza se e senza ma.

Non lasceremo alla Forest Oil distruggere Bomba, il suo lago e la sua storia ed esigiamo che per una volta la politica sia decisa e faccia gli interessi veri della gente e non degli speculatori.

In campagna elettorale Gianni Chiodi disse di essere contrario al centro oli di Ortona. Anche se non siamo in campagna elettorale, i cittadini di Bomba meritano esattamente lo stesso rispetto.

Wednesday, September 28, 2011

Senza parole - Ortona e Rocca San Giovanni



Iniziamo con le comiche del giorno.

1. Giovanni Enzo Di Rito, sindaco di Rocca San Giovanni

Rocca San Giovanni manda una circolare con cui premette che hanno sempre avuto la salvaguardia del territorio come "azione prioritaria", ma che

1. siccome l'istituzione di un parco di rango "Nazionale" portera' l'inevitabile introduzione di divieti generali e graduati non compatibili con un territorio fortemente antropizzato

(Sindaco: ma ci abitano 2300 persone a Rocca San Giovanni!)

2. considerato che "l'inevitabile costituzione" dell'Ente Parco creera' una struttura di cui non farebbero parte i sindaci

(Sindaco: ma e' un parco, non una prigione!)

3. considerato che si deve ridurre la spesa pubblica e considerato che il parco portera' ad aggravi burocratici per i cittadini

(Sindaco: Ma quali aggravi? Non credera' mica pure lei alla balla di
Febbo sui frantoi da abbattere?
Il parco portera' aria sana, qualche stop in piu' ai pozzi di petrolio
e alla cementificazione selvaggia!
E guardi, ci sono mille altri modi per ridurre la spesa pubblica.
Togliamo le province.
Qualcuno ha ancora da spiegarmi che lavoro fanno Remo di Martino e Eugenio Caporella, assessori provinciali, che nessuno vede e sente mai!)



4. dato atto che il parco non e' pienamente condiviso dalla popolazione locale e da tutti i comuni,

(Sindaco: ma che dice - se vuole fare la conta, i comuni favorevoli sono DI GRAN LUNGA piu' popolosi degli altri che non lo vogliono.
E poi chi non lo vuole sono solo gli speculatori edilizi!)


dichiara di non volere il parco di rango "Nazionale" ma invece si tiene la pista ciclabile, e il "brand" della Costa teatina.

Traduzione in italiano semplice: vogliamo chiamarla costa teatina, vogliamo la pista cilcabile cosi le villette e le palazzine si vendono meglio!!


2. Nicola Fratino, sindaco di Ortona:

Nicola Fratino invece sul Parco legge la delibera, e senza vergogna esprime parere non favorevole alla perimetrazione del Parco della Costa Teatina. Perche'?

Perche' mancano articoli "scientifici" e quindi Ortona non puo' fare niente e quindi esprime parere negativo!!

Ma come, per il Centro Oli approvo' tutto in un batter d'occhio senza chiedere niente a nessuno e adesso, ci vuole uno studio scientifico! E perche' non l'hai fatto fare 10, 5, 2 anni fa questo studio scientifico caro sindaco? Roba da matti - il Parco non tira fuori idrogeno solforato, il Centro Oli si!

VI PREGO NON VOTATELO PIU' IN NESSUNA CAPACITA'!



Notizie buone invece: Vasto ha perimetrato, e si aggiunge a Fossacesia, Casalbordino, San Salvo.

Latitano San Vito Chietino e Torino Di Sangro.

Cupello, Lanciano, Frisa, Paglieta, Atessa, Mozzagrogna, vogliono entrarci pure loro dentro questo parco.

Caro Fratino, caro Di Rito. Il parco si fara' con o senza di voi. E se siete persone di coerenza (ma non ci credo piu'!) quando arrivera' dovete non prendere nemmeno una lira di quei soldi e ricordarvi di queste vergognose delibere.

E la gente? Perche' gli Ortonesi ancora non si ribellano? Mistero.

Wednesday, June 15, 2011

Nicola Fratino e la coscienza

Mi arriva questo email a cui ho tolto nomi e riferimenti personali.

Io non posso fare tutto, e come detto mille volte, e' veramente triste che non ci siano interlocutori politici degni di questo nome ad Ortona, e che la gente debba continuamente arrangiarsi da se.

Ma il sindaco Nicola Fratino come ci si va a mettere a letto alla sera? Non si vergogna? Ma perche' questa robaccia non va a depositarla a casa sua? Vicino alle stanze da letto dei suoi figli? Ma perche' gli Ortonesi non aprono una campagna per deporlo?

Dopo il "Centro oli" e i proposti veleni in mezzo alle vigne, dopo il "Petcoke" e lo stoccaggio di monnezza petrolifera a cielo aperto, pare che ora il sindaco piu' amato d'Italia voglia passare al "Combustibile derivato dai rifiuti" in mezzo alle case e alle vigne, che altro non e' se non il bruciare le eco-balle.

Non oso immaginare cosa ci sia dentro quello eco-balle, dato il nome vagamente campano, e dopo che anche le biomasse del riso Scotti sono finite sotto il sospetto di monnezza tossica.

Il presidente della provincia, Enrico di Giuseppantonio ha qualcosa da dire? Remo Di Martino, ortonese, ha qualcosa da dire o e' troppo impegnato a inseguire San Tommaso?

La ditta che vuole fare tutto questo e' la Tamarete Energia, con il silenzio-assenso del sindaco della citta'. La Tamarete e' controllata da:

Hera S.p.A. 32,00%
BKW ITALIA S.p.A. 48,00%
Odoardo Zecca S.r.l. 20,00%

Quelli della Odoardo Zecca vivono a Pescara, lontano dalle ciminiere di morte, dalle ecoballe e dai rifiuti tossici. Sui loro siti internet mettono eleganti foto del teatro Odeon di Ortona, di pannelli solari e di cieli blu. Ai cittadini di Tamarete gli daranno l'immondizia e il petcoke invece.

Altre informazioni sul blog di Mauro Vanni.

Vorrei avercela la bacchetta magica, ma non ce l'ho.

Ciao Maria Rita

spero che ti ricordi di me. Ti avevo spiegato la situazione difficilissima che si sta verificando
qui ad Ortona. Il nostro comitato sta lottando strenuamente per far conoscere non solo agli ortonesi ma a tutto l'Abruzzo, l'Italia e il mondo quanto di mostruoso sta avvenendo nella nostra terra.

Il Tutto nel silenzio più assoluto del sindaco, dell'opposizione e di tutte le istituzioni preposte. Abbiamo appena scoperto che una delle società che partecipano la Tamarete Energia, quella della Turbogas, al 32%, è la Holding Hera, la più grossa società italiana che gestisce rifiuti.

Possiede 7 termovalorizzatori in Emilia Romagna, decine di discariche, tratta e smaltisce rifiuti pericolosi e non pericolosi, ha impianti di compostaggio ecc. ecc..Qui ad Ortona già si vocifera che Fratino, oltre al pet coke, stoccherà cdr e altre porcherie dentro i capannoni,
di cui ti manderò le foto.

Ti invio tanti documenti, anche video, per metterti bene a conoscenza della situazione. Spero che ne prenderai visione. Faccio questo nella speranza che ci aiuterai ad informare la gente di quello che sta
accadendo in questo bellissimo e sfortunato angolo d'Abruzzo.

Ti prego non dimenticarti di noi. Aiutaci.
Grazie
Un caro saluto










Friday, December 3, 2010

Tommaso Cieri, beata ignoranza


I dati incofutabili sono che il nostro
territorio e' legato al settore petrolchimico


Tommaso Cieri
patriota

Inizio ad avere una sorta di repulsione per Ortona e per i suoi ammistratori.

In tutti questi anni - andiamo per quattro - tutto l'Abruzzo e' venuto a conoscenza dei piani ENI del Centro Oli, tutto l'Abruzzo si e' scandalizzato.

Ne hanno parlato pure la BBC e la RAI, svergognando Nicola Fratino, in affari con ENI e MOG, il suo compare Remo di Martino, e tutta la molle giunta cittadina, incluso Tommaso Cieri, l'attuale presidente del consiglio comunale e presidente dell'osservatorio sul lavoro.

La cosa interessante e' che mentre Nicola Fratino non puo' negare l'innegabile, Remo di Martino ha cercato, e cerca tuttora di ridipingersi la coscienza di bianco. A Gennaio nella sala Eden disse infatti di essere sempre stato contrario al centro oli e di essere stato addirituttura a capo del gruppo di sindaci che dai trabocchi dichiaro' la propria opposizione al Centro Oli e all'Abruzzo petrolifero.

Sara'. Io ho ancora tutti gli email in cui diceva il contrario. Ma erano solo tutte chiacchere, infatti ne lui, ne nessun altro della giunta di maggioranza ortonese, hanno fatto niente nel concreto per salvare la citta' dagli avvoltoi del petrolio, e non hanno mosso ciglio in questi mesi di propaganda da parte dei petrolieri.

Ortona e' stata l'unica citta' a non sottoscrivere la pagina pubblicitaria di Agosto. Ci hanno partecipato 33 comuni, e tre provincie. Ortona no.

Adesso Confindustria salta fuori con numeri magici.

La Petroceltic e la Forest daranno addirittura 1200 posti lavoro! Ma dove si e' mai visto? Ma se la Petroceltic non ha neppure 1200 addetti se stessa, ora li vengono a dare ad Ortona?

I dati incofutabili sono che il nostro territorio e' legato al settore petrolchimico perche' ci sono le risorse e che durante la riunione ci sono stati degli imprenditori che intendono investire.

Parole di Tommaso Cieri - Ma solo un ignorante puo' credergli!

Ci sono le risorse? Ma se quella e' melma che fara' solo arricchire petrolieri e non certo la gente.

I dati inconfutabili, caro Cieri, sono che il petrolio porta il cancro. I dati incofutabili sono che l'agricoltura e' incompatibile con il petrolio. I dati inconfutabili sono che in Basilicata il petrolio ha portato solo morte e distruzione.

Tommaso Cieri, questa propaganda la vada a raccontare a qualcun altro, e poi si vergogni. Magari difendere i contadini? Magari ricordare che li ci sono migliaia di famiglie che vivono di agricoltura?

Che schifo, che ignoranza.

E poi, come sempre, Enrico di Giuseppantonio tace, tace Gianni Chiodi, tace la chiesa Ortonese, tace la societa' civile Ortonese. Tace Remo di Martino, che ora fa l'assessore al turismo, tappezzando il chietino con insegne per la via di Gerusalemme.

Ma come a Gennaio non era contrario all'Abruzzo petrolifero? E adesso? Piu' facile star zitti e cercare Gerusalemme, eh?

E la gente? La gente e' come imbambolata, come se stessero a guardare una partita di calcio, magari fanno il tifo per me e pensano che io segnero' i gol per loro. Ma a me la vita non cambia, Centro Oli o non Centro Oli, Forest Oil o Petroceltic che siano.

La vostra si.

Sta a voi Ortonesi scrivere, protestare, andare a Cieri e dirgli di farselo in casa sua il pozzo di petrolio, scendere in strada, scrivere alla stampa, aprire blog, chiedergli cosa ha fatto Cieri finora per il lavoro ad Ortona, a parte appoggiare venditori di fumo e di morte, cheidere a Di Martino di prendere posizioni, e EDG di prendere posizioni pubbliche una volta per tutte.

La democrazia vera e' un altra cosa.

A volte credo che Ortona, l'Abruzzo, l'Italia meritino tutto quello che hanno.

Thursday, August 5, 2010

I Saraceni di Ortona

Non si possono contrastare le leggi della fisica e della biologia. Porcherie metti nel tuo ambiente e porcherie ti ritornano indietro. Non c'e' scampo.

Mi scrive Nicola, che mi racconta le sue avventure al mare 'I Saraceni' di Ortona, dove andavo anche io da bambina. Oggi a destra del molo c'e' la spiaggia dei bagnanti. A sinistra quella delle navi, del porto, e del sindaco Fratino.com, chiusa alla balneazione.

Mia madre, dopo la guerra e prima del porto e fino agli anni sessanta, faceva il bagno sia a destra che a sinistra. Io ho potuto farlo solo a destra. E quelli che verranno dopo chissa pure se potranno farlo del tutto il bagno.

Ecco cosa dice Nicola.

... attenta a dove vai al mare. Sono andato ieri al mare Saraceni ad Ortona e non ci tornerò più. Mi sono rimescolato nel gasolio, pensa che addirittura dopo essermi asciugato e rivestito, mi vado a sciacquare le mani sporche di sabbia, e le mani si sono unte. Questo è il progresso industriale, navi che arrivano al porto e lavano le cisterne in mare ...

Io non lo so se davvero il liquame di Nicola sia gasolio delle navi, so solo che la Confindustria proclama che il 70% dell'attivita' del porto di Ortona e' collegata all'industria del petrolio e del gas, che e' pratica comune che le navi lancino robaccia dalle loro cisterne in mare, e che e' un dato di fatto che la spiaggia dei Saraceni non e' piu' la stessa di prima.

Tuesday, June 9, 2009

L'Italia come l'Algeria


Non e' solo il nostro primo ministro a dire che Roma e Milano assomigliano sempre piu' a citta' africane. Anche la Petroceltic, ditta petrolifera irlandese in data 3 giugno 2009 ci ha messo nella stessa casella dell'Algeria. Come infatti riporta L'African Buisness News il capo della Petroceltic, tale Andrew Bostock dichiara:

"I am pleased to be able to report that all of the resolutions at today's AGM have been approved, including the recently announced share placing, which will now proceed to completion. Petroceltic has raised aggregate gross proceeds of £27.5 million from this placing and is now well funded for active programs in both Algeria and Italy throughout 2009 and 2010. These programs will appraise the extent of discoveries already made in both areas and also extend our operations into new exploration prospects. We are optimistic that this program will start to unlock the value which we believe exists in our portfolio.

Funding from the placing has also enabled the Company to accelerate the Italian exploration and appraisal program. We are now preparing for the drilling of up to three wells on our Italian acreage during 2009/10."

Cioe' e' stato tutto liscio avere permessi, in Algeria come in Italia. Uguale. Dicono di avere sufficienti soldi per trivellare durante il 2009 e il 2010 e che addirittura vogliono accelerare i tempi per le trivelle italiane.

Nessuno ricorda che in Algeria ci sono i deserti, mentre in Abruzzo c'e' il mare, l'uva e la vita delle persone. Forse non lo ricordano nemmeno gli italiani.

Nel silenzio generale dunque, Ortona, l'Abruzzo, lo sciapito Gianni Chiodi, il prepotente Mauro Febbo, la muta Daniela Stati e in generale il popolo intero d'Italia regala la sua spiaggia, il suo mare, la sua pesca, la sua terra ad un gruppo di irlandesi.

Si sente solo il fruscio delle banconote del sindaco di Ortona, Nicola Fratino che già conta i soldi per il trasporto del petrolio tramite il suo porto dai colori psichedelici. Che schifo.

Un motivo ci sarà pure se l´Italia lentamente declina - turisticamente, culturalmente, economicamente, politicamente e secondo me la base di tutto sta in questo orrendo non curarsi del bene comune. In questa idea che se penso al mio orticello, andra' tutto bene. In questa rassegnazione che tanto io che ci posso fare. In questo piegarsi la schiena tutti i giorni e pensare che solo i matti possono urlare la verita'. In questo lasciare che tanto ci pensera' un altro a far qualcosa.

In California e' dal 1969 che non si azzardano a mettere più trivelle nel mare. L'anno scorso negli USA si parlava di diminuire le distanze trivellabili dalle coste, da 160km ad 80km. Ci fu la rivolta di governatori e popolo - se ne parlo' per settimane. Il governatore Schwarzenegger disse che non se ne parlava nemmeno in California, e con lui quello del Maine, della Florida, dell'Oregon. Alzarono la voce, e non da politici di questo o di quel partito, ma da governatori interessati al bene del proprio popolo. Io non ho dovuto far nulla, perche' ci ha pensato chi di dovere.

Tutto questo fracasso per portare il limite ad 80 chilometri. In Italia non esiste nessun limite e non gliene importa niente a nessuno se gli vengono a mettere le trivelle sotto il naso. Ma proprio niente.

La TV italiana, se uno la guarda agli orari giusti, continua a mostrare storie di morte e di distruzione, per colpa della Camorra, della Mafia, del terremoto, delle regole inesistenti sul trasporto su strada, qualche volta dell'ENI. Ma per una volta che le tragedie potrebbero essere PREVENUTE, in Abruzzo come in Sicilia, il silenzio piu totale.

Ci piacciono i morti gia' morti.

Ma poi, ognuno ha quel che si merita e ciascuno e' artefice della propria fortuna, compresi i popoli. Come posso pensare che ci si indigni per trivelle in mare, quando non ci si indigna che la Mafia e' la prima azienda del paese?

Questa storia del petrolio in Abruzzo si e' snodata esattamente allo stesso modo in cui tutto si snoda in Italia: con pochissime persone disposte davvero a lottare con intelligenza, senza distogliere lo sguardo dall'obiettivo vero e senza volerne approfittarne - politicamente o economicamente.

Dove sono gli altri accademici? Dove sono i ricchi d'Abruzzo? Dov'e' Mr Pasta De Cecco? Dov'e' la gente che spontaneamente si riversa nelle piazze? Dove sono i politici? Davvero si crede alle parole di Chiodi? E ricordo che sono parole, e non fatti, quelli sono inesistenti.

Il primo gennaio 2010 e' sempre piu' vicino. Da allora i petrolieri potranno fare cio' che vogliono alla nostra terra. Si vede che agli abruzzesi gli sta bene cosi'.

Ma come già so dal primo giorno di questa storia, tutto ciò non scalfisce di un millimetro la mia vita personale. Alla fine dei conti, non sono io che devo andare al mare ad Ortona, a Vasto, a Pineto. Non sono io che dovrò portare i miei bambini a giocare all'ombra delle piattaforme, fra il cemento e circondata da spiagge che scompaiono a San Vito, a Pescara, a Montesilvano.

Malibu e' molto più vicina.

Saturday, April 25, 2009

L'ENI a Manfredonia


Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerà con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale.

Ippocrate


Il 26 settembre 1976 lo stabilimento ENIchem di Manfredonia, in provincia di Foggia, esplose e rilascio' trentadue tonnellate di anidride arseniosa, di formula chimica As2 O3. L'arsenico veniva usato nella formazione di fertilizzanti prodotti dall'ENIchem.

Fu tutto messo subito a tacere. Alla popolazione, terrificata, si disse che la nube nera che avvolgeva la citta' era dannosa tanto quanto il fumo di sigaretta e che non c'erano danni anche se gia' da allora si sapeva che l'arsenico era fortemente tossico.

L'arsenico e l'anidride arseniosa infatti sono cancerogeni. A dosi piu' o meno basse, quest'ultima causa vomito, dolori addominali, perdita di sangue, diarrea, problemi agli occhi, cardiovascolari, infiammazione del fegato e dei reni, problemi alla coaugulazione del sangue. Spesso le unghia diventano fragili e si perdono i capelli. Fra i problemi riproduttivi dovuti ai derivati d'arsenico ci sono aborti spontanei, feti sottosviluppati e deformazioni congenite.

Bene, l'ENIchem, che fa capo alla benefattrice dell'umanita' ENI, dopo avere riversato questa robaccia su duemila operai e su 50,000 cittadini di Manfredonia, mando' alcuni dei suoi lavoratori a ripulire la zona alla meno peggio. Strumenti in dotazione: la scopa. Tipo di precauzione per proteggere le vie respiratorie, la pelle o l'apparato digerente: nessuno. Toglievano il veleno a mani nude.

Fra questi operai un uomo di 30 anni, Nicola Lovecchio. Per mesi lavoro' alla pulizia dell'area contaminata, e continuo' a lavorare nello stabilimento Enichem fino al 1996 quando ando' in pensione perche' colpito da tumore ai polmoni qualche tempo prima, a 47 anni. Era un non-fumatore.

In tutti quegli anni, prima e dopo l'esplosione, l'ENIchem aveva continuato ad usare e a produrre arsenico senza un minimo di precauzione verso i propri operai e la citta'. Gli incidenti si sono ripetuti. La falda acquifera e il ciclo alimentare sono stati inquinati. Alcuni bambini sono nati con il fegato liquefatto per colpa dell'arsenico. Nel 1988 la produzione di caprolattame (l'ingrediente di base per fare il nylon) dell'Enichem venne fermata perché gli scarichi a mare causarono una moria di delfini e tartarughe nell' Adriatico.

Nel 1994 il colpo di scena. La Regione Puglia decide di autorizzare la reindustrializzazione dell’area di Manfredonia senza una valutazione d’impatto ambientale, e dando pure le sovvnezioni all'ENichem. Nel 2002 l’Unione Europea apre una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia che

"non ha adottato le misure necessarie ad assicurare che i rifiuti, stoccati o depositati in discarica presenti nel sito Enichem, fossero recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e pregiudizio per l’ambiente”.

Intanto, le analisi delle urine dei lavoratori continuarono a mostrare valori troppo alti di arsenico: ben quattordicimila volte superiore alla norma. Mica uno o due, quattordici mila!

E allora, facile facile, ci furono alcuni "medici" che decretarono che l'arsenico era dovuto ai troppi crostacei mangiati dagli operai. Le aragoste infatti bioaccumulano arsenico. Ecco dunque il colpevole di tutto quell'arsenico: i due chili al giorno di aragoste mangiate dai lavoratori!

Con questa spiegazioncina si pote' tornare a vivere tranquilli. Invece che a tarallucci e vino qui fini' ad aragoste e vino per vent'anni. Intanto l'infermieria ENIchem nascondeva le cartelle cliniche.

Verso la meta' degli anni '90, dopo avergli diagnosticato il tumore, l'oncologo Maurizio Portaluri, decise di unire le sue forze a quelle di Nicola Lovecchio. Fanno indagini fra amici, ex lavoratori, persone che erano in ENIchem quella mattina del 1976. Degli operai messi a pulire l'arsenico, 23 sono morti o hanno avuto patologie tumorali in eta' relativamente giovane. Nicola Lovecchio presenta un esposto alla magistratura di Foggia che sfocia in un processo per dieci dirigenti ENIchem e due professori universitari di medicina del lavoro consulenti per l' Enichem all’epoca dei fatti.

I nomi dei docenti-consulenti dell'Universtia' di Bari accusati sono

LUIGI AMBROSI
VITO FOA'


Le accuse per tutti furono di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni e omissioni di controllo.

Nel 2001 parte di processo. Furono diciannove le famiglie che si costituirono contro l'ENIchem, assieme a varie centinaia di persone collegate ad associazioni ambientali fra cui Medicina Democratica e un gruppo di sole donne detto Bianca Lancia.

L'ENIchem decide allora di usare una strategia infame: diamo delle somme di denaro agli accusanti in cambio del ritiro della denuncia. Oltre a diciassette famiglie, i comuni di Manfredonia nella persona del sindaco Paolo Campo, e altri due comuni vicini, Mattinata e Monte Sant'Angelo, se li presero quei soldi e NON si sono presentati parte civile al processo.

Alla fine del processo, nel 2007, oltre alle associazioni ambientaliste, a combattere l'ENIchem era rimasta solo la famiglia di Nicola Lovecchio, nella persona di sua moglie AnnaMaria, e quella di un altro operaio, Elio Amicarelli. Tre sindaci e diciassette famiglie su diciannove presero i soldi. Sono colpevoli anche loro.

Il 5 Ottobre 2007 la "giudice" Michela Valente da ragione all'ENIchem: tutti innocenti. Il fatto non sussiste. La colpa e' delle aragoste.

Intanto, da una parte lo studio promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2003 a Manfredonia dove si conclude che nella citta' c'e'

"un eccesso di mortalità per tumore allo stomaco nei maschi e un aumento dei tumori alla laringe, alla pleura e mielomi multipli nelle donne, nonche' aumenti generali di leucemie e malattie non tumorali all'apparato genito-urinario. Gli eccessi riscontrati possono essere indicativi di effetti dalle esposizioni da arsenico, e in particolare all'emergere dei primi effetti a lunga latenza che potrebbero aggravarsi negli anni successivi"

Dall'altro lato, nel 2008 i professori di Bari e di Foggia ripetono le proprie analisi e dicono che si tratta ancora di aragoste come riferisce il sito sicurezzaonline. Gli illustri scienziati pugliesi che ci salvano dalle aragoste sono:

LUIGI VIMERCATI,
ANTONIO CARRUS,
TOMMASO GAGLIARDI,
GIUSEPPE SCIANNAMBLO,
FRANCESCA CAPUTO,
VIVIVANA MINUNNI,
MARIA ROSARIA BELLOTTA,
GIGLIOLA DE NICHILO,
LUCIA BISCEGLIA,
VINCENZO CORRADO,
P. DE PASQUALE,
GIORGIO ASSENNATO.

Queste sono le ultime dichiarazioni di Nicola Lovecchio:

Il senso della mia vita è quello di continuare a lottare: voglio vivere, non voglio andarmene così. Non posso stare seduto ad aspettare la fine che questa malattia mi consuma del tutto e senza aver fatto nulla per riacquistare la mia dignità di uomo. Dirò ai miei tre figli: vedete nella mia sfortuna lotto perché ho un debito nei vostri e nei miei confronti. Se sentite di stare nel giusto andate avanti senza alcun timore.

Nicola Lovecchio e' morto di tumore a 50 anni nel 1997.

Dopo 30 anni, la bonifica di Manfredonia in seguito ai riversamenti di arsenico non e' ancora completa. Trecento ettari di terra e centro cinquanta in mare sono ancora contaminati.

La gente continua a morire.

Il 1976 e' un ricordo lontano.

Non esistono colpevoli, ma solo aragoste assassine.

Io mi vergogno di essere parte di un paese cosi'.



Fonti dirette: Damiano Cafiero cittadino di Manfredonia,
Fonti: Peacelink, Panorama, Medicina Democratica, Medicina Democratica 2, La Repubblica, Il Manifesto, Wikipedia

Friday, April 24, 2009

E' sera, sono stanca


Ho appena finito di leggere il post di ApocalisseItalia sul fatto che la Buonefra (ditta abruzzese di cui fa parte il sindaco di Ortona, l'eloquente Nicola Fratino) ha ricevuto ben 300,000 euro dall'ENI dopo averne gia' preso 800,000 un anno fa per "Esplorazione ed estrazione di gas e di petrolio".

Piu' chiaro di cosi si muore. L'Abruzzo petrolizzato va avanti, a partire da Ortona e alla faccia degli Abruzzesi che nemmeno lo sanno, o che anestetizzati, credono alla propaganda di Chiodi che dice che il centro oli non si fa. E' molto comodo crederci e tornare alla vita di tutti i giorni. E' facile lasciare che a vigilare, a denunciare, a scrivere, a fare, siano gli altri, e pensare che "tanto l'ha detto Berlusconi, tanto l'ha detto Chiodi", mentre intanto dietro le quinte i programmi petroliferi vanno avanti a gonfie vele. Beata ignoranza.

1,100,000 euro. Che ci faranno? Buchi nel mare, nella terra, oleodotti? Magari anche le basi della raffineria di Ortona, aspettando il primo gennaio 2010, o i risultati della anticostuzionalita' del mangia-pane-a-tradimento Daniele Toto? O magari la raffineria la Buonefra la costruisce a Piana di Navelli, a Teramo. Chi lo sa.

Ma gli Abruzzesi di buona volonta' dove sono? Non sarebbe forse un nostro diritto sapere che ci deve fare l'ENI con queste oeprazioni sul NOSTRO territorio? E il giornalismo d'inchiesta dov'e'? E la stampa? E la provincia? E la regione? Perche' queste notizie devono partire da bloggers d'oltreoceano che lo fanno per volontariato? Quanta amarezza.

Dovrei sentirmi felice di vivere cosi lontano, e di non vedere la tragedia annunciata che si sta per spiegare davanti ai miei occhi. Dopotutto ho vissuto in Abruzzo solo 10 anni, ed e' ormai piu' il tempo che ho trascorso negli USA che laggiu'. Sarebbe cosi facile metterci una pietra sopra e dire: ho dato tutto quello che potevo, ora basta.

Piu' in generale sarebbe molto piu facile dimenticarsi dell'Italia, e maledire un paese che lascia la Mafia essere la prima azienda della nazione, che lascia ai costruttori di fare case di pastafrolla in zone supersismiche, dove la liberta di stampa e' allo stesso livello del Burundi, dove Gabriella Carlucci si permette di insultare uno dei fisici piu' rispettati in ambito internazionale, e dove la quasi interezza della classe poltica e' fatta di gente corrotta, stupida, piccola, provinciale.

Come mi piacerebbe pensare pure a me che tanto ci pensera' qualcun'altro, o che il petrolio ci fara' bene.

Il mio angolo del pianeta non e' perfetto, ma qui come cittadino conto qualcosa, la mia voce, e quella di tutti, ha un peso, un significato. Qui si discute, si parla con la gente, la si ascolta. Un mese fa mi hanno invitata ad un incontro per parlare di come vogliamo la Los Angeles del 2030! Piccole riunioni di quartiere per parlare di reciclaggio, compostaggio, rifiuti zero, come piantare gli alberi, disposizione dei pannelli solari e cose di questo tipo. Questa e' una citta' di 10 milioni di persone e ci chiedevano a uno a uno che vogliamo fra 20 anni!

Non riesco ad accettare che in Italia la democrazia debba essere soltanto una parola vuota. Non lo accetto, non e' giusto, non va bene, e non per me, che sono grande e vaccinata, ma per un ideale piu' grande di me: il bene comune del proprio popolo, della propria terra, delle generazioni future.

Che Abruzzo lasciamo ai nostri figli? Cosa gli insegnamo? Che 800,000 euro sono piu' importanti della volonta' e del benessere della propria gente? Che basta farsi i fatti propri perche' tanto il sistema e' tutto marcio? Non sapete che tristezza quando andavo nelle scuole e qualche ragazzo di 16, 17 anni mi diceva "si sa' che le cose vanno cosi, e non ci possiamo fare niente". A 16 anni si erano gia' arresi. Anche io mi sento impotente adesso, ma domani mi inventero' qualcosa.

Per motivi che non so spiegami, mi pare di non avere scelta che continuare fino alla fine, che io lo voglia o no. Mi dispiace solo che questo fuoco nelle vene io non possa darlo agli altri Abruzzesi. Io non conto niente, ma se fossimo un milione di Abruzzesi, a scrviere, a protestare, a rompere le scatole, e chi ci ferma?

Ma il sentimento piu' profondo che provo e' il disgusto pietoso per Nicola Fratino, Gianni Chiodi, Daniela Stati, Mauro Febbo, Ottaviano del Turco, Franco Caramanico e tutti gli altri amministratori che non hanno saputo o voluto far nulla. Possono raccontare tutte le balle di questo mondo a tutti quelli che vogliono, ma io so che la responsabilita' e' loro, per ignavia o ignoranza non e' importante, ed e' questo sapere che mi fa sentire libera, pulita e forte per il domani.

Fonti: e-gazzette, dgmarket1 , dgmarket2

Wednesday, March 18, 2009

Federparchi o federpetrolio?


Gianfranco Giuliante e' il presidente (?) del Parco Nazionale della Majella. E' anche stato appena eletto all'unanimita' come vicepresidente nazionale di Federparchi.

Questo e' quello che Patrizio Schiappa, il segretario regionale di Ambiente e Vita (mai sentiti nominare!) dice di lui a Prima da Noi. Secondo Schiappa l'elezione di Giuliante rappresenta:

"il riconoscimento più evidente dell’eccellente lavoro svolto da Giuliante sia come dirigente apicale di “Ambiente e/è Vita” sia come Presidente del Parco Nazionale della Majella".

Notare l'uso di parole arzigorose e auliche. Un dirigente apicale mi fa pensare al lavoro diuturno del buon vecchio Remo Di Martino. Comunque, Schiazza continua dicendo che l'attivita' di Giuliante e' da sempre

"caratterizzata per l’attenzione rivolta ai criteri di gestione e salvaguardia delle aree protette."

Ah si? E dov'e' Giuliante nella lotta all'Abruzzo petrolizzato? E dov'e' la Federparchi, Ambiente e Vita, o Mr. Patrizio Schiazza a sporcarsi le mani con il popolo? Qualcuno li ha mai visti? Qualcuno li ha mai sentiti? Dov'e' e' l'attenzione di Giulinate per quella meta' d'Abruzzo che rischia di essere ingoiata dal petrolio? Ha mai aperto bocca per promuovere la salvezza della costa teatina? Per farsi promotore dell'instaurazione, perimetrazione sia di quel parco che di quello marino, a Cerrano, vicino a Pineto?

Ma lo sa Giuliante che la Shell sta cercando di andare a trivellare LettoManoppello? Lo sa che molti permessi estrattivi ricadono anche dentro il parco Nazionale della Majella? C'e' mai stato lui in Baslicata dove i pozzidi petrolio hanno inquinato le falde acquifere del Parco Nazionale della Val D'Agri?

Cosa fa Federparchi oltre alle belle parole e all'autocelebrazione di quanto siamo bravi e belli?

Ma Giuliante sa benissimo cosa fa: tace perche' non gliene importa un fico secco della natura e dell'Abruzzo. La poltrona e' l'unico ambiente che ama. In questa intervista infatti dice:

"Bisogna fare una scelta intelligente - che non soffra di un pregiudizio "ecologico" - e non si deve negare la necessità che i "pozzetti" vadano messi da qualche parte per poter vivere e lavorare tutti quanti".


Questo qui non sa cosa dice! La parola SCELTA significa che non puoi seguire due strade in conteporanea: o fai l'Abruzzo verde o fai l'Abruzzo minerario. Non ci sono alterantive. O vuoi la salute del parco o vuoi ci i 'pozzetti' dentro.

Caro Giuliante, non abbiamo necessita' di pozzetti o di scelte petrolfiere intelligenti. Abbiamo invece necessita' di amministratori istruiti, lungimiranti, innamorati della terra, della gente, della verita'. Abbiamo biosgno di uomini liberi, e non di gente ignorante. Abbiamo bisogno di gente che invece di rincorrere le ultime goccie di petrolio del pianeta, sappia guardare al futuro liberi dai giochi di potere, di politica e che sappia dire no ai tarallucci con petrolieri, cementificatori e affaristi di ogni genere. Il petrolio non porta lavoro, ma solo malattie e distruizione.

Arrivera' la fine di questa gente, e' inevitabile. Sono vecchi nelle apparenze, nei modi di fare, nelle idee. Sono vecchi e inutili. Gianfranco Giuliante, Nicola Fratino, Remo Di Martino, Daniela Stati, Mauro Febbo, Gianni Chiodi, Daniele Toto. A modo loro questa gente ha dimostrato nei fatti di volere l'Abruzzo petrolifero. Non meritano l'Abruzzo, sta a noi farglielo capire.

Ringrazio con affetto ed amicizia Lorenzo del blog Allegria di Naufragi che mi ha segnalato l'esistenza di questo personaggio e del suo amore per l'Abruzzo. Ecco il video del Presidente (?) del Parco Nazionale della Majella:

Monday, November 10, 2008

I deliri di Fratino



Il giorno Mercoledi' 12 Novembre 2008 alle ore 12, il consiglio comunale di Ortona si riunisce per discutere del ruolo che l'ENI ha sul futuro occupazionale della nostra regione. Spero che qualcuno ci possa andare e magari anche filmare tutto.

Intanto, mi chiedo a cosa serva questa riunione.

Per piangerci addosso?

Per dare a Fratino l'illusione che possa mantenere i suoi confliftti di interessi?

Ancora si pensa che il futuro occupazionale sia il petrolio ed una ditta che in decenni di attivita' ha collezionato cause in tribunale di mezzo mondo per stragi e disastri ambientali, cartelli di prezzi, bugie ed imbrogli anche nella stessa Ortona?

Continuo ad essere convinta che questo illuminato sindaco e tutta la sua giunta comunale vivano nel 1950. Io voglio sperare che la riunione del consiglio comunale sia propositiva e lungimirante, e non solo un giochetto per mettere paura alla gente che se l'ENI se ne va, rimaniamo tutti al freddo e al gelo o che muoriamo tutti di fame.

Non ce facciamo nulla di 25 posti di lavoro a respirare veleni in un centro insalubre di prima classe, mentre i contadini abbandonano le terre e tutto l'indotto agricolo, vinicolo e turistico va a farsi benedire!


Spero che Fratino e quelli che ancora vogliono l'ENI riescano a svincolarsi da una mentalita' vecchia e superata.

Perche' dobbiamo essere cosi ancorati al passato?

Accogliamo il futuro come una sfida, come un qualcosa dove crescere e migliorarci e non stiamo qui ad aggrapparci con le mani e i piedi e le unghia a qualcosa che e' ormai anacronistico: il petrolio fra le case e i campi.

Se fossero un po piu' intelligenti i governanti di Ortona indirebbero un altro tipo di riunione: come possiamo fare per attirare investimenti moderni, lungimiranti e che non ammazzano la gente?

Come possiamo fare per i ragazzi che i genitori mandano all' universita' con tanti sacrifici affinche' possano trovare un lavoro salutare ed adeguato ai loro studi e non dargli come prospettiva un lavoro con la maschera antigas?

Come possiamo fare per promuovere meglio tutti i doni che la natura e la storia hanno regalato ad Ortona? Il mare, i monti, la seconda guerra mondiale, San Tommaso, le vigne, gli Aragonesi? Vi pare poco?

In realta' questa del come crescere in modo sano e' una domanda che dovrebbero porsi tutti i governanti, d'Abruzzo e d'Italia. L'industria pesante ha fatto il suo tempo e quella non ci porta da nessuna parte. Anche l'inquinatissima Cina ha capito che non si puo' andare piu' avanti con le energie fossili, (la Cina!) ed iniziano a nascere anche li iniziative per incentivare le energie alternative, come ad esempio la trasformazione di una ex-discarica in un campo eolico, a Shanghai. E noi invece?

Agli Abruzzesi vorrei anche ricordare che nel 2001, prima che molti di noi sapessero del progetto Miglianico e della conseguente petrolizzazione dell'Abruzzo, l'ENI senza dialogare con nessuno, decise di elimiare 300 posti di lavoro ad Ortona e di trasferire il proprio centro direzionale a Ravenna.

All'epoca vi furono dei tentativi di protesta che si risolsero in un nulla di fatto perche' l'azienda ed il governo avevano deciso cosi. Il lavoro diciamo cosi, piu' dirigenziale e pulito, lo mandano a Ravenna, a noi lasciano il reparto trivelle.

Ecco qui un sito web dell'epoca. All'ENI, come tutte le multinazionali, non gli importa granche' del popolo, a meno che questi non siano azionisti. Questi ci lasciano solo le cose brutte dell'industria petrolifera e noi gli dobbiamo pure mettere il tappeto rosso sotto i piedi?

E nelle altre parti del mondo cosa fanno?

Bush, amico dei petrolieri, prima di andare via dara' il permesso di trivellare alcune terre desertiche nello Utah. Questi territori sono disabitati ma bellissimi e non lontani dai parchi nazionali. Sono sotto la protezione del Southern Utah Wilderness Alliance, che da venticinque anni ha in atto una moratoria contro le trivelle nei deserti della regione.

Naturalmente questa decisione ha scatenato l'ira delle popolazioni locali.

Bush intende declassificare quelle aree protette come regalino di buona uscita per le varie lobby petrolifere. Obama ha gia annunciato che immediatamente blocchera' queste decisioni. Il suo portavoce John Podesta ha detto che la decisione di trivellare non e' nell'interesse della nazione ma dei petrolieri e che appena si insidera' le eliminera'.

E poi ha ricordato che il lavoro del 2008 e' nell'industria verde. La nuova amministrazione prevede di stimolare la crescita di cinque milioni di posti di lavoro nelle tecnologie verdi, e di immatricolare almeno un milione di automobili ibride a breve termine. Ci riuscira'? Non ci riuscira'? Non lo sappiamo, ma almeno c'e' un progetto, una idea, una visione, cosa che troppo spesso manca all'Italia nel suo complesso.

A parte i piagnistei della Prestigiacomo infatti il governo italiano attuale, ma nemmeno quello precedente, non ha programmato nulla e tutto e' lasciato al caso.

L'ENI, magnanime pero', invece di andare a risanare le emissioni di una qualsiasi delle sue raffinerie italiane, che ammazza la gente da Pieve Vergonte fino a Gela, fa qualcosa: ha indetto il venerdi senza cravatta, come modo per tenere la gente piu' fresca, il condizionatore d'aria piu basso e dunque di lottare cosi' contro le emissioni di inquinanti in atmosfera.

L'idea e' venuta direttamente al Sancho Panza della situazione, Paolo Scaroni. Che genio! Gli unici scontenti di questa proposta sono stati i cravattai, poverini.

Sicuramente riusciremo a stare dentro Kyoto con questa strategia. Magari la adotta anche il consiglio comunale di Ortona che cosi' potra' bilanciare la tonnellata e mezzo di inquinanti che ogni giorno verranno emessi della raffineria di Ortona e a darci, come l'ENI, fumo negli occhi.

Il disegno me lo ha mandato Pierluigi da Archi, in fondo e' per i bimbi che facciamo tutto questo.

Sunday, October 12, 2008

Fratino alla frutta



L'intelligentissimo sindaco di Ortona, Nicola Fratino non sa piu' che pesci pigliare.

Ora che chiesa, scienza, stampa nazionale e popolo sono tutti compatti a dire no al centro oli e all'Abruzzo petrolizzato, si aggrappa all'unica arma che gli rimane: infondere paura fra la gente. Leggo infatti da "Il Messaggero" di oggi che in seguito ad un misterioso incontro romano fra lui e innominabili vertici dell'ENI (Fratino e' davvero un uomo importante!), emerge la possibilita' per Ortona di perdere settecentocinquanta posti di lavoro. Questi infatti, secondo il guru dell'economia Nicola Fratino, sono gli impieghi dell'indotto legati alla attuale presenza ENI ad Ortona, nel complesso Sant'Elena.

Se non ci prostriamo ai piedi dell'ENI e non gli offriamo il 35% dell'Abruzzo dunque, il lupo deforme si trasferira' a Viggiano e gli operai pure. Il sindaco e' preoccupato per noi cittadini e proclama:

"In qualità di sindaco di Ortona ho il dovere di intraprendere tutte le iniziative atte a scongiurare questo pericolo."

Sono quasi commossa dall'amore per il popolo e per Ortona di quest'uomo che ha portato prosperita', lungimiranza e crescita alla sua citta' in questi anni.

Il posto degli operai sara' garantito. Dovranno trasferirsi in altre citta' d'Italia, e certo, qualche volta questo puo' anche essere difficile, ma accade spesso nel mondo del lavoro, e fa parte del gioco. Quante altre persone conosciamo che si sono trasferite dall'Abruzzo a Milano o in altre parti di Europa per lavoro o per decisioni aziendali? Anche se molti dei lavoratori ENI si ostinano a dire che il centro oli portera' benessere e gioia, non sara' facile adattarsi alla vita a Viggiano. Mi dispiace per loro, perche' non hanno saputo vedere con occhi liberi dalle bende. Vedranno li, quant'e' bella la vita con il petrolio dietro casa.

Gia' nel 2001 l'ENI smantello' parte del distretto operativo di Ortona, trasferendo tutti a Ravenna nel giro di un mese e senza chiedere, discutere o dialogare con nessuno. Hanno deciso che era meglio cosi per loro, e amen. Da il Centro del 2001:

"Nonostante l'unitarietà d'intenti di tutti i partecipanti in contrapposizione alla politica dell'Eni, rovesciando tutte le premesse e le attese, il sottosegretario [dell'energia] Dell'Elce ha concluso l'incontro ignorando le posizioni espresse e dando per scontato che il progetto dell'azienda [ENI] era da considerarsi accettato ed irreversibile".

Dunque l'ENI ci sta minacciando: se vuole davvero andarsene lo avrebbe fatto con o senza il viaggio della speranza di Fratino a Roma. Lo avrebbe fatto perche' all'ENI non interessa ne di noi, ne della natura, ne della salute della gente ma solo del proprio tornaconto. A me pare piuttosto che cerchino di infonderci paura, cosi, alla fine, da poter vincere. E' un ricatto come quelli che fanno i bambini. Tu non mi dai tutto quello che voglio? E io me ne vado. Ma noi non siamo mica scemi.

E poi, qualcuno mi dice quali sono queste industrie dell'indotto ENI? Io non riesco a pensare a nulla. Fratino tira fuori numeri dal cappello, settecentocinquanta lavoratori. Dice addirittura che l'indotto ENI rappresenta l'80% dell'occupazione ad Ortona. Davvero? Ma distribuiti come? Che lavoro fanno quelli dell'indotto? La Fater e' indotto ENI? Le cantine agricole sono indotto ENI? La De Cecco e' indotto ENI?

Non sono mai stata al complesso Sant'Elena e non so, ma mi pare un numero sparato a caso.

Ad ogni modo, se davvero fossero settecentocinquanta posti di lavoro, dall'altro piatto della bilancia c'e' il lavoro di cinquemila famiglie che vivono di agricoltura, una popolazione alle prese con tumori e malattie e il crollo del gia' scarso turismo a causa di politiche miopi della citta' di Ortona. Da come la vedo io, nemmeno 750 posti di lavoro ne valgono la pena. Un nuovo lavoro uno lo trova, la guarigione dal cancro non troppo spesso.

Fra le parole di Fratino anche qualche cosa di vagamente familiare: il 70% del traffico commericale del porto di Ortona e' legato all'ENI e occorre salvarlo. Anche qui, sara' vero, sara' falso, da dove vengono queste cifre? Ma la cosa piu intrigante e' che, ammesso che tutto fosse vero, il traffico portuale porta prima di ogni altra cosa, SOLDI A FRATINO!!. Forse e' per questo che e' cosi preoccupato! E' lui che gestisce il porto di Ortona, tramite la ditta Fratino.com... Almeno su certe cose, caro Nicola, taci, che ci fai piu' bella figura.

Da ultimo, e qui lo so che parlo da americana, ma perche' non vedere l'eventuale uscita di scena dell'ENI come una occasione di sviluppo per Ortona? La zona del porto e' desolata e piena di baracche o ex stabilimenti portuali abbandonati e arrugginiti. E se tutto cio' venisse riconvertito a spiaggia o inglomerato nel parco della costa teatina? E se Ortona tornasse ad essere la perla dell'Adriatico e la gente non fosse costretta a pigiarsi gli uni sugli altri ai Saraceni d'estate?

Cigliegina sulla torta:

"Perderemmo anche gli investimenti conseguenziali che l'Eni è solita fare come quelli in forme di energie alternative come l'idrogeno o il fotovoltaico - spiega il rappresentante sindacale Gianfranco Nervegna"

Si cosi potremmo farci la chemio-ecologica! Gianfranco, senti a me, vai a Viggiano e chiedigli quanti impianti foltovoltaici l'ENI ha messo li. Oppure chiediti quanti ne ha messi ad Ortona in cinquanta anni di permanenza. E poi, non serve mica l'ENI a metterti l'impianto fotovoltaico. Per quello basta l'imprenditoria locale e un minimo di inteligenza e lungimiranza politica che sproni lo sviluppo in questo senso.

ALL'ENI NON GLIENE IMPORTA NULLA DI NOI, CAPITE?

Thursday, September 25, 2008

Le bugie hanno le gambe corte


La mia famiglia mi riferisce che qualche giorno fa al telegiornale il sindaco piu' amato d'Italia, Nicola Fratino, manda un comunicato per dire che se anche ci fosse un pur microscopico dubbio sulla salute della gente a causa della raffineria dell'ENI, lui sara' il primo ad opporsi.

Naturalmente nessuno gli chiede: scusi, ma il dubbio da dove deve venire? Deve essere una ispirazione extraterrena? La chiesa, la scienza, la gente, il Corriere della Sera, non solo hanno espresso dubbi, ma CERTEZZE sul fatto che la raffineria portera' solo guai e malattie.

Dulcis in fundo, lo dice anche l'ENI! Non solo nella valutazione d'impatto ambientale, ma anche da un articolo scritto dal suo "scienziato" (si fa per dire) Paolo Andreussi, professore (si fa per dire) di Ingegneria Chimica a Pisa, e al soldo dell'ENI da venti anni. Proprio una persona disinterssata ed obiettiva. Per chi fosse stato presente alla conferenza di Pescara in Luglio, Paolo Andreussi e' il tipo che continuava a dire che in Toscana vivono benissimo con l'idrogeno solforato e che e' quasi un balsamo per le loro vite.

Beh, questo e' quello che Andreussi dice a parole. Ho scovato un articolo pubblicato nel 1998, di cui lui e' autore, dove dice proprio all'inizio dell'articolo, subito subito:

"Hydrogen sulfide originating from various sources (coal-based power plants, natural-gas processing, refineries, smelter operation) can be regarded as a major air pollutant entering the atmosphere and causing acid rain."

L'idrogeno solforato, proveneinte da varie fonti (impianti a carbone, trattamenti di gas naturale, raffinerie, solventifici), puo' essere considerato come un forte inquinante dell'aria che entra l'atomosfera e causa la pioggia acida.


Parole di Paolo Andreussi! Che onesta'! Il degno compare di Fratino e Di Martino! La scienza insegna l'obiettivita' e l'onesta intellettuale, non l'imbroglio delle parole e dunque caro Andreussi che sulle riviste scrivi che l'idrogeno solforato inquina e che a noi dici che e' una crema di bellezza: vergognati! Sei un servo dei potenti anche tu, come Fratino, come Di Martino.

Per di piu' proprio oggi, il 26 settembre, ci sara' una causa in Toscana contro l'ENEL che da una centrale geotermica sotto il monte Amiata sputa un cocktail di robaccia, fra cui, guarda caso, l' H2S. Useranno anche dei documenti che gli ho inviato io come parte dell'evidenza scientifica. Capito Andreussi? Che strana la vita eh! Mi ti ritroverai fra i piedi pure in Toscana...

Tornando al nostro beniamino Fratino, ma scusa, ma i dubbi chi te li deve dare ancora? Anche i tuoi padroni dell'ENI lo dicono. Perche' nessun giornalista va a chiedergliergli da dove deve venire questo dubbio? Dalla fata Morgana in sogno? Perche' nessun ortonese non si presenta con una telecamera e gli dice: "Nico', ma tu che ne pensi dell'idrogeno solforato e del fatto che centianaia di articoli dicono che inquina e che rovinera' i vigneti?". Invece no, lui accoglie l'ENI ad Ortona e discutono di come spartire la citta', il porto, i soldi. Tutto. Uno scandalo, roba da dittatura sudamericana.

La vita ci presenta sempre il conto pero' e per dirla con Manzoni, verra' un giorno anche per te Nicola, mio caro.

Altre informazioni: da cio' che mi dicono i membri del CNV i soldi servono perche' i proprietari dei terreni non vogliono piu' sottostare ai metodi da KGB dell'ENI e vogliono che l'ENI debba conforntarsi non con loro, ma con associazioni o enti piu grandi dei cittadini. Certo, i politici devono fare la loro e mettere denaro anche dalle proprie tasche, e cosi pure la chiesa cattolica e tutti quelli che parlano e predicano (me compresa). Ma noi cittadini, secondo me, dobbiamo fare la nostra parte - almeno questa e' la mia opinione. Tante volte mandiamo soldi ai bimbi in Africa o ad altre cause, senza troppo chiederci se quei soldi effttivamente verranno spesi bene, e io credo che ci voglia un pizzico di fiducia. Spero anche che i membri del CNV spieghino meglio l'esatta strategia, e come siamo messi.

La Stralanciano si corre domenica 12 ottobre, e non il 5. Ci sara' materiale informativo. Il punto di ritrovo sara' all'ex-ippodromo di Lanciano, se non sbaglio. Se gli organizzatori leggono questo post, possono essere piu' precisi. Credo anche che si si stia organizzando per una sorta di sit in a piazza salotto a Pescara - l'operazione plaza de mayo, da tenersi a scadenza periodiche e continuata. Appena ne so un po di piu' lo metto sul post. Da ultimo, se volete donare soldi e non andare in banca, potete contattare, nella zona di Ortona, Fabrizia: 329/1574549 o a Lanciano, Diana:
335/5392058.

Bonifico bancario intestato a: Comitato Natura Verde
Conto: 064 - 330 - 0080876
Coordinate bancarie: IT73 B060 5077 890C C064 0080 876

Andiamo avanti.