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Thursday, September 8, 2016

La California: nuovi leggi per renderla leader mondiale dell'ambiente










This bill preserves California’s place as a global climate leader by ensuring it will reduce emissions more than any other state in the nation. The scale and ambition of this bill will also keep California at the forefront of clean technology investment for years to come.


This is big, and I hope it sends a message across the country. The bills today, they really are far reaching, and they keep California on the move to clean up the environment, to encourage vast innovation and to make sure we have the environmental resilience that the Californians really want and expect.

Si chiama SB 32 ed e' una delle leggi piu' ambiziose del mondo per il taglio delle emissioni di CO2. La California ridurra' le emissioni di anidride carbonica del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. E' stata approvata il giorno 8 Settembre 2016. Assieme a questo obiettivo -- quasi rivoluzionario le altre decisioni sono che:

1. Le emissioni di CO2 dovranno essere il 40% in meno nel 2030 che non nel 1990. E' uno degli obiettivi piu' ambiziosi in questo senso nel mondo;

2. Ci saranno maggiori controlli contro chi inquina;

3. Le raffinierie dovranno emettere meno monnezza;

4. L'impegno per rallentare le emissioni di CO2 continuera' per altri dieci anni almeno.

Ovviamente non e' stato facile arrivare qui, perche' -- e chi senno'? -- i petrolieri erano contrarissimi a queste norme piu' stringenti per proteggere l'ambiente. Hnno fatto a gara a chi aveva il ritornello piu' bello  "Distruggera' il lavoro, costera' di piu'", e bla bla.
 
A favore invece i gruppi ambientali, le ditte che lavorano con le rinnovabili, le associazioni di persone che vivono vicino alle raffinerie, e, a sorpresa, anche la Casa Bianca.

La California aveva gia' deciso che avremmo tagliato le emissioni fino a tornare agli stessi livelli del 2020. Se tutto va come dovrebbe e come e' andato finora, stiamo sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo.

Questa legge (della parita' delle emissioni 1990-2020) era stata introdotta da Arnold Schwarzenegger quando era governatore e sarebbe scaduta nel 2020. La nuova legge, la estende al 2030 e impone obiettivi piu' ambiziosi: dopo la parita', il 40% in meno. 

Il disastro economico?

Le favole ambiente = disoccupazione?

Appunto favole. Infatti negli scorsi dieci anni, da quando sono state implementate le leggi proposte da Arnold, lo stato ha visto la sua economia crescere, la sua percentuale di energia crescere, e sono diminuiti i consumi di petrolio e di energia in generale.

Le cose da fare sono tante - siamo al 25% di rinnovabili oggi, le macchine a zero emissioni sono ancora poche (l'un percento), non abbiamo sistemi rapidi di trasporto ferroviario. Ma da qualche parte si deve pur partire.   

E gli investimenti?

Beh, dal 2006 ad oggi Sono cresciuti del 600%.

Ma la cosa piu' bella, da come la vedo io, e' che dieci anni fa la legge venne istituita da Arnold Schwarzenegger, repubblicano. Colui che la estende e' Jerry Brown, un democratico. Quest'ultimo non l'ha cancellata solo perche' era di un politico di colore diverso. No, l'ha presa, fatta sua e continuata. E quindi,  non conta da chi parte l'idea. Proteggere l'ambiente e' importante e cosi' uno porta avanti il progetto dell'altro, migliorandolo e senza chiedersi se i venti politichi tirino a sud o a nord.

Ci siamo dentro tutti.










Monday, May 2, 2016

La piattaforma Troll a 32 metri di altezza sul livello del mare


Piattaforma Sable, con gambe allungabili per i cambiamenti climatici






Piattaforma Troll costruita perche' si prevedevano 30 metri di 
innalzamento dei livelli del mare.

Tutti quelli che ricordano gli anni novanta, ricordano anche il summit del clima di Kyoto del 1997 in cui si decise di tagliare a livello planetario le emissoni di CO2 in atmosfera. In un primo momento anche gli USA erano d'accordo nel firmare e ratificare questi accordi.

Poi iniziarono le campagne mediatiche dei petrolieri.

Pochi sanno che in quegli stessi giorni di Kyoto la MobilOil, adesso fusasi con la Exxon, compro' della pubblicita' sul New York Times e sul Washington Post.  Scrissero a caratteri cubitali che la scienza dei cambiamenti climatici era "troppo incerta" e che queste restrizioni di cui si parlava nella lontana Kyoto avrebbero portato a crolli nell'economia mondiale.  Misero su una enorme macchina politica e di propaganda per dire a tutti "non lo sappiamo" se il clima cambia e quindi perche' porre freni all'industria fossile?

Ma e' ancora minore il numero di persone che sa che un anno prima, nel 1998, la stessa MobilOil stava costruendo una serie di piattaforme speciali nel nord del Canada, in Nova Scotia, che avrebbero dovuto essere resistenti ai cambiamenti climatici: potevano essere innalzate o abbassate a piacimento e per adeguarsi ai livelli del mare, pensavano a come trivellare l'Artico una volta che le nevi si sarebbero sciolte e a speciali tipi di miscele anti-corrosive in un ecosistema che cambiava. Le ditte del petrolio sapevano dei cambiamenti climatici gia' dagli anni '80 e sapevano che era colpa delle estrazioni di petrolio e di gas. Cioe' sapevano che era colpa loro.

E quindi pubblicamente dicevano "tuttapposto", privatamente ammettevano che non era cosi e si preparavano ad affrontare e a sfruttare i cambiamenti climatici nel loro interesse.

Prima di Kyoto la faccenda dei cambiamenti climatici non era ben nota al grande pubblico. Fu la Exxon la prima a studiarli, e quando si rese conto di cosa veramente avrebbero significato, si affrettarono a minimizzare, nascondere, fare il lavaggio del cervello alle persone. Ma avevano capito e fra petrolieri inizio' la corsa all'adattamento.


Fra i primi impianti costruiti con in mente i cambiamenti climatici, il campo di gas Sable, Canada. Assieme alla Mobil Oil erano qui coinvolte la Shell e Imperial Oil, di proprieta' della Exxon.  Gli ingegneri scrivevano che i loro calcoli li portavano ad assumere che nel corso di 25 anni il livello del mare, grazie ai cambiamenti climatici, poteva aumentare di mezzo metro. Oltre a Sable, altri progetti climate-change-resistant venivano programmati nei mari del Nord e nell'Artico.

La scienza indipendente inizio' a parlare di cambiamenti climatici verso la fine degli anni ottanta. Nel 1988 James Hansen della NASA disse che era sicuro al 99% dei cambiamenti climatici. L'ONU creo' in quello stesso anno il suo Intergovernmental Panel on Climate Change.

Ma i petrolieri si erano gia' portati avanti: perfezionavano i loro progetti in silenzio, e iniziarono con la propaganda mediatica che divento' incessante dopo Kyoto. Si organizzarono per bene e crearono un consorzio comune detto "Global Climate Coalition" per dire che non c'era niente da temere. Spesero milioni di dollari per convincere politici, il pubblico, i professori che il clima era e sarebbe rimasto lo stesso di sempre. Nel frattempo spesero miliardi di dollari per adeguare le loro infrastrutture.

Addirittura fecero circolare video a giornalisti, alla Casa Bianca e pure a quelli del Medio Oriente, spiegando loro che seppure fosse tutto vero, questi supposti cambiamenti climatici avrebbero potuto essere ottimali per l'agricoltura e che sarebbe stata la fine della fame nel mondo!

E' come il referendum in Italia: i lobbisti, i petrolieri, gli affaristi hanno, oggi come allora, molti piu' soldi, tempo, agganci degli scienziati indipendenti. Per di piu' a quel tempo non c'erano internet su larga scala, facebook e tantomeno una coscienza civile diffusa. In poche parole, fu una campagna mediatica sbilanciata e inarrestabile. Potevano dire quasi tutto quello che volevano, e lo dissero, su disoccupazione, costi elevati dell'elettricita', declino della qualita' di vita negli USA.

Gli credettero.

Ma Sable andava avanti. Cosi pure Troll, nei mari del Nord un mostro della Shell di 30 metri di altezza dalla superficie del mare, costruita cosi in alto perche' ci si aspettavano altrettanti metri di mare in piu' a causa dei cambiamenti climatici. Anzi, invece che 30, si decise poi 32 metri dalla superficie del mare, per "essere sicuri". Troll esiste ancora ed e' una piattaforma da film dell'horror a vederla. Installarono maggiori impianti di sicurezza contro gli uragani, e si studiarono come creare tubature ed oleodotti  piu' resistenti alle intemperie del clima.


Una volta morta Kyoto, il Global Climate Coalition pian piano si sciolse. Il lavoro era stato fatto: gli USA non avrebbero firmato Kyoto, il pubblico non credeva ai cambiamenti climatici e potevano tornare a fare quello che avevano sempre fatto: trivellare.

Ma anche se sotto altri nomi, la propaganda continuo'. Fra il 1998 e il 2005 la sola Exxon Mobil diede almeno 15 milioni di dollari a vari altri enti negazionisti.

I livelli del mare attorno a Sable sono aumentati.










Wednesday, December 16, 2015

Samso, Danimarca 100% rinnovabile




Soren














"It's not the windmills that make it interesting.
It's the story: The little community that did good,
turned green, and actually realized something."

Søren Hermansen, Samso, Danimarca


Si chiama Samso ed e' un'isola danese. Ci crescono patate e fragole. La gente e' cordiale, semplice, determinata. Credono di poter migliorare il mondo. E l'hanno fatto. L'energia elettrica e' oggi al 100% generata in loco da fonti rinnovabili.

Il protagonista di questa storia si chiama Søren Hermansen, un signore di 67 anni. Anni fa decise, da solo, che potevano fare l'impossibile a Samso: dire adios al petrolio, aumentare la produzione di energia locale e ridurre le emissioni di anidride carbonica. Era il 1997.

A Samso, isola usata dai vichinghi come punto di ritrovo, ci abitano 3700 persone. Grazie al signor Soren producono oggi tre volte l'energia che consumano. Quello che c'e' in eccesso viene venduto al resto del paese. In Danimarca il 40% dell'energia viene dall'eolico.

Nel 1997, il governo di Copenhagen pose una sfida ai suoi residenti: una gara a chi per primo decideva di produrre il 100% di energia rinnovabile localmente.  L'idea era venuta al ministro per l'ambiente danese dell'epoca, Svend Auken, di ritorno dal meeting sul clima di Kyoto.  

Samso partecipo' alla sfida insieme ad altre quattro comunita'. Furono loro ad essere selezionati dal governo. L'obiettivo di Soren? Usare il vento che soffia potente sull'isola. Non ricevettero sussidi speciali dal governo, solo ogni tanto consigli tecnici.

Il signor Soren si rimbocco' le maniche e mise su una serie di incontri con i suoi concittadini.  Chiese loro di investire e di installare 21 turbine a vento, per la produzione di energia eolica, in parte sull'isola, in parte in mare.  E cosi hanno iniziato.  Ricevettero circa 80 milioni di dollari in credito da restituire entro dieci anni, soldi che vennero suddivisi fra residenti, la citta' e investitori per compare le turbine e per investire in un sistema di riscaldamento centrale che avrebbe usato rifiuti dalle campagne.

Non tutti erano d'accordo e non tutti parteciparono. Anzi, ci fu pure qualche bastian contrario. Ma a tutti i membri dell'esperimento fu concesso di dire la sua, e a ogni passo le decisioni furono prese democraticamente. Per esempio, decisero assieme dove mettere le turbine, davanti ad una tazza di caffe o davanti ad una birra, dopo tante ed estenuanti discussioni, in modo che tutti fossero soddisfatti e che non ci fossero decisoni calate dall'alto.

A distanza di 18 anni si puo' dire che l'esperimento di Soren e' riuscito, e alla grande. Tutti hanno restuito i prestiti e gli investimenti, oltre alle turbine, hanno portato alla costruzione di case ad alto risparmio energetico e con pannelli solari. Le turbine sono adesso di proprieta' distributita, residenti e vacanzieri. Alcuni contadini come il signor Jorgen Tranberg hanno la propria turbina personale. L'impianto a biomassa che riscalda l'isola e' di un consorzio di 240 proprietari ed e' in parte alimentata dai pannelli solari sul tetto. Il biogas generato viene usato nelle automobili e da pochi mesi anche per alimentare il traghetto verso la terraferma, che non va piu' a diesel. Ci sono ancora alcune macchine e trattori a benzina: l'obiettivo attuale e' di diventare completamente liberi dal petrolio nel 2030.

Sono sorte aziende agriciole organiche -- pesticidi free. C'e' pure una scuola di agricoltura organica per incoraggiare i giovani: tutto quello che viene qui prodotto, dalle patate al formaggio viene venduto nelle grandi citta' -- Aaruhus e Copenhagen oppure nel negozio locale "Oekologisk Samso"
Samso ecologica, messa su nel 2012.  Anche questo e' di proprieta' di una cooperativa locale. Oltre a vendere prodotti spesso ci sono qui incontri su come migliorare ancora in efficenza e in produzione green.

Samso ha anche un campo da golf: anche qui tutto sostenibile. Le macchine tagliaerba sono elettriche, invece che usare fertilizzanti artificiali usano liquidi estratti dalle alghe marine, e usano un tipo speciale di trifogli che catturano azoto dall'atmosfera in modo efficiente e lo trasferiscono al terreno, una sorta di fertilizzante naturale.  I sistemi di irrigazione vengono usati raramente ed e' tutto alimentato dal sole. 

Samso non e' (ancora!) il paradiso -- il reddito medio e' al di sotto della media nazionale e i giovani lasciano l'isola perche' sulla terraferma ci sono piu' opportunita'. In questi ultimi anni i prezzi della vendita dell'elettricita' al resto della Danimarca sono calati e quindi gli introiti sono minori rispetto a qualche anno fa.

Ma chi vive a Samso, il signor Soren per primo, sa che lo si vuole, e con impegno e perseveranza, e con la volonta' di tutto il villaggio tutto puo' essere migliorato. Il signor Soren e' intanto diventato il direttore della Samso’s Energy Academy, dove, come al tempo dei Vichinghi, spesso si incontrano rappresentanti di ditte, scienziati e politici per discutere di energie rinnovabili e per imparare da Samso. Vengono qui in molti, da altre parti della Danimarca, dalla Finlandia, dagli USA. L'edificio, manco a dirlo, e' al 100% sostenibile, usa acqua piovana per gli scarichi, tutti gli elettrodomestici e le lampadine sono a risparmio energetico,  e anche questo e' alimentato dalla centrale a biomasse locale.

Ma il loro segreto e' semplice: tutti si sono sentiti partecipi, tutti hanno potuto fare la loro, e il successo e' stato di tutti.

Ci mandiamo Matteo Renzi a visitare Samso? 

Qui le immagini della piccola grande Samso.


Tuesday, October 13, 2015

Cambiamenti climatici: la Exxon gia' sapeva tutto dal 1979









The greenhouse effect would require major reductions in fossil fuel combustion.
Exxon Mobil, 1982

Quanto tempo prezioso abbiamo perso nella lotta ai cambiamenti climatici perche' i negazionisti si aggrappavano a teorie sul fatto che il clima non cambia, e che anche se cambia e' tutto naturale, e che mai e poi poteva essere colpa dell'uomo?

Risposta: tanto, troppo tempo.

E la Exxon Mobil e' una delle ditte principalmente responsabili di questo fatto, secondo un meraviglioso reportage del Los Angeles Times.  

Nel 1990 uno degli investitori della Exxon, in una riunione di azionisti, aveva gia' posto il problema degli equilibri climatici che cambiano a causa del nostro uso delle fonti fossili. La Exxon tranquillizzo' tutti: avevano studiato le cose per bene e ... tuttapposto.

Intanto, nell'Artico canadese gli ingegneri della Exxon stavano gia' incorporando i piani di cambiamenti climatici e di scioglimento delle nevi nei loro progetti operativi. C'erano gruppi interi il cui solo lavoro era di capire come usare al meglio questi cambiamenti climatici per ottimizzare le operazioni della Exxon al polo nord. E cioe' non per evitare che i ritmi naturali cambiassero, ma usare questi cambiamenti per far soldi. Il capo di uno di questi reparti era Ken Croasdale, senior ice researcher che gia' in convegni petroliferi nel 1991 parlava di cambiamenti climatici che avrebbero cambiato i livelli del mare, l'estensione dei ghiacciai, gli icerberg e il permafrost.

Fra il 1986 e il 1992, ogni anno Croasdale andava negli uffici di Houston per presentare rapporti sui cambiamenti climatici alla casa madre. Fra le parole famose di Croasdale, queste, del 1992:

"Potential global warming can only help lower exploration and development costs in the Beaufort Sea."

E se c'erano problemi erano solo perche' le alterazioni dei livelli del mare avrebbero potuto portare danni alle infrastrutture petrolifere costiere, fra cui piattaforme, isolotti artificiali costruiti come supporto per i petrolieri e le loro navi, impianti marini, oleodotti e stazioni di pompaggio. Danni agli altri, alla flora alla fauna? Nessun problema, Houston.

E mentre Croasdale diceva tutte queste nelle stanze segrete della Exxon, al pubblico i gran capi dicevano il contrario: fra il 1980 e la meta' degli anni 2000, centinaia e centinaia di documenti interni dicevano che occorreva seminare dubbi e dispellere le paure dei cambiamenti climatici fra la popolazione.

E' stata la Columbia University e il suo Energy and Environmental Reporting Project assieme con il Los Angeles Times a leggersi tutte queste carte, conservate presso l'Imperial Oil collection nel Calgary Glenbow Museum e presso la Exxon Mobil Historical Collection della Briscoe Center for American History di Austin, che fa parte della University of Texas. La Imperial Oil e' al 70% di proprieta' della Exxon.

La Imperial Oil in realta' aveva gia' iniziato a trivellare in Artico, prima ancora della Shell, gia' negli anni '70. Dopo avere bucato circa venticinque pozzi avevano abbandonato tutto perche' i costi erano proibitivi: venti forti, temperature frigide, difficolta' logistiche, ghiacci impenetrabili.

Il ragionamento della Exxon era semplice. Se ci sono i cambiamenti climatici, forse le cose diventano piu' facili in Artico, no? Forse i costi e le difficolta' diventano minori? E forse ne varra' la pena. E se non lo facciamo noi, lo fara' un altro.

E fu cosi' che fra la fine degli anni 1970 e la meta' degli anni 1980 la Exxon e' stata all'epicentro dello studio dei cambiamenti climatici, con studi interni e consulenze con la Columbia University e l' MIT, con speciale enfasi sull'Artico.

Fra i vari progetti quelli di uno studente estivo, Steve Knisely, che nel 1979 predisse che l'uso indiscriminato di fonti fossili avrebbe portato all'aumento di concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera da 280 ppm, prima della rivoluzione industriale, a 400ppm nel 2010. Disse che se si voleva evitare il raddoppio di CO2 in atmosfera, si sarebbe dovuto lasciare l'80% delle fonti fossili nel sottosuolo.  "Il problema e' grande ed urgente". Era solo uno studente, ma aveva capito.

Arrivano allora modelli, simulazioni, dati presi dagli studi scientifici NASA e dal centro climatico canadese.  Erano quegli stessi dati e quegli stessi modelli che per venti anni la Exxon avrebbe poi pubblicamente detto di essere non affidabili e basati su scienza fasulla. Ma all'inizio, non c'erano contoroversie o dubbi. I cambiamenti climatici erano considerati veri da tutti gli scienziati che lavoravano per la Exxon.  I documenti interni parlano di unanimita'.  Anzi, si disse addirittura che alla Exxon avrebbe dovuto essere riconosciuto il ruolo di pioniere nello studio dei cambiamenti climatici.

Nel 1984 si giunge alla conclusione che si, i cambiamenti climatici potevano essere maggiormente sentiti nei pressi dei due poli terrestri. Gli effetti sarebbero stati irreversibili a partire dal 2030.

Nel 1991, ad un convegno di ingegneri petroliferi Croasdale disse che i gas ad effetto serra aumentano a causa della combustione di fonti fossili. Nessuno mette questo fatto in dubbio, ne che i livelli di CO2 sarebbero raddoppiati entro il 2050. Nel 1992 predisse che tutto questo avrebbe portato alla diminuzione dei costi per trivellare del 30-50%. Il suo gruppo arrivo' alla conclusione che i ghiacci del Beaufort Sea dell'Alaska nel giro di pochi anni si sarebbero sciolti per tre o anche cinque mesi l'anno, invece che i due prima di allora, rendendo piu' lunga la finestra di tempo utile per le trivellazioni in Artico.

Ci hanno azzeccato. 

In Alaska la stagione dei ghiacci disciolti dal 1979 ad oggi si e' allungata di 79 giorni, due mesi e mezzo.

Successivamente, la Exxon Mobil e la Imperial Oil assunsero Stephen Lonergan, geografo canadese. Da lui volevano sapere esattamente cosa fare, da un punto di vista pratico, per ottimizzare percorsi e progettazione di oleodotti in Artico.

Ma Lonergan non pote' essere specifico. Nessuno avrebbe potuto. Disse che l'aumento delle temperature in Artico dovute alla combustione di fonti fossili "non si possono ignorare". Che oltre agli aspetti postivi si sarebbero dovuti tenere in considerazione i costi per manutenzione, stabilita' di oleodotti ed edifici costruiti su quelli che si pensavano essere ghiacciai perenni ma che invece avrebbero potuto sciogliersi da un giorno all'altro. Che non si possono ignorare possibili inondazioni, tempeste potenti. Che le fluttuazioni climatiche avrebbero potuto portare a effetti non prevedibili non solo per l'Artico ma per il resto del pianeta. Che le temperature e le precipitazioni estreme dovrebbero essere considerate di grande preoccupazione per la progettazione di infrastuttura petrolifera e per gli impatti si quelli esistenti.

In sostanza disse che era tutto troppo grande per una azione specifica. 

J.F. “Derick” Nixon,  ingegnere geotecnico predisse che le temperature dell'Artico avrebbero potuto aumentare di 0.2 gradi ogni anno ce che questo avrebbe potuto danneggiare le strutture costruite sul permafrost.

PBS ha creato un bellissimo documentario sul ruolo della Exxon nel discreditare i cambiamenti climatici chiamato "Hot Politics". 

Da allora sono passati 25 anni. Tutte le previsioni della Exxon sono ancora valide. Alcune si sono gia' avverate. L'aumento delle temperature in Artico e' stato di tre-quattro gradi centigradi, mentre nel resto del pianeta e' stato di 0.85 gradi centigradi.  La Exxon Mobil e la Imperial Oil detengono 400 mila ettari di permessi trivellanti in Artico. Croasdale fa ancora il consulente per la Exxon.

Tutto il resto del pianeta, in un modo o nell'altro, ha avuto esperienza dei cambiamenti climatici.

Tuesday, July 2, 2013

Stephen Harper, il padre del petrolstato del Canada










"Countries that become too dependent on oil and gas riches 
an unsustainable development trajectory fueled by an exhaustible resource”

Terry Lynn Karl, economista



Il 25% delle esportazioni del Canada e' da oil and gas. 

Il partito Conservatore e' in carica dal 2011 e da allora il petrolio ha occupato il pensieri dei politici come un chiodo fisso, inimicandosi ambientalisti, indigeni, l'Europa, la NASA, scienziati esperti dei cambiamenti climatici, i difensiori delle leggi in favore dell'ambiente e chiunque chiedesse loro di tenre a freno la produzine di petrolio dalle Tar Sands.

Il primo ministro si chiama Stephen Harper, guarda caso dell'Alberta, il petrolstato per eccellenza in questa petrolnazione. Anzi, suo padre era un petroliere, e lavorava per la Imperial Oil.

Harper vuole finanziare l'economia del paese con il petrolio e nel fare questo ha cercato e cerca di concentrare sempre di piu' il potere nelle sue mani per arrivare al suoi scopo, senza impedimenti. E ci sta riuscendo, con propaganda e promesse. Il 75% dei Canadesi approva lo sfruttamento delle Tar Sands.

Si tratta qui di bitume, petrolio amaro, di pessima qualita' che rassomiglia all'asfalto. Questi bitume e' sotto le foreste dell'Alberta, che devono essere scavate via per tirare fuori la petrolmonnezza.

Fra il 2008 e il 2013 sono stati investiti $160 miliardi di dollari in Alberta. Al 2013 si estraggono 1.7 milioni di barili, e si pensa che il ricavato sara' sufficente a rimpiguare le casse statali per anni a venire, per un total di almeno $120 miliardi fra royalties e tasse. L"idea e' di arrivare a 5 milioni di barili entro il 2030.

Ci vuole acqua, capitale e energia per tirare fuori la petrolmonezza, e ancora piu risorse per purficarla e commercializzarla. Le operazioni di ripristino ambientale sono un miraggio perche' costosissime. Il governo pero' lo chiama sfruttamento “responsable” e “sostenibile” - “una impresa epica, come costruire le piramidi".

In Canada ci sono gia 6 miliardi di barili di monnezza usata per trivellare e per purificare quelo e' stato estratto, che siede laragamente in laghetti a cielo aperto. Nel loro complesso questi laghetti occupano la stessa superficie complessiva della Grecia!

A Ottawa pero' piace il greenwashing.  Attaccano James Hansen della NASA, vigoroso sostenitore della necessita' di fare di piu contro i cambiamenti climatici, attaccano l'ente europeo sulle direttive della qualita' della benzina che dice che il bitume e' molto piu' sporco del petrolio normale. Ma investono anche in campagne pubblicitarie per convincere i Canadesi che esportare la petrolmonnezza e' uno sviluppo responsabile -- “responsible resource development” come dicono loro.

Nel frattempo vanno in Cina a convincere le molto "responisible" ditte cinesi del petrolio di venire a trivellare in Alberta. E infatti queste ditte hanno gia' speso 20 miliardi di dollari in investimenti in Canada.  Hanno pure approvato che la China National Offshore Oil Corporation comprasse la canades Nexen per mostrare il benvenuto ai cinesi. I Cinesi per gratitudine gli hanno prestato due panda per dieci anni alla modica cifara di 10 milioni di dollari.

E qui e' un altro problema che hanno i Canadesi: come fare per mandare il loro bitume al resto del mondo, e non solo agli USA. I loro vicini a sud infatti hanno ridotto l'importazioni di 4 milioni di barili al giorno fra il 2005 e il 2011, e intanto l'oleodotto Keystone che dovrebbe portare il petrolio dall'Alberta a Houston non si sa se verra' mai realizzato.

Di qui il corteggiamento dei cinesi. Harper dice che occorre fare business con i cinesi anche se i lori e gli interessi politici fra Canada e Cina sono diversi.

E l'ambiente? L'ambiente non vota, non paga, non fa accordi. E cosi' viene fuori che le operazioni petrolifere nelle Tar Sands rappresentano forniscono il 10% delle emissioni di CO2 dal Canada. Harper chiama i trattati di Kyoto “uno schema socialista” che  “distruggera' l'economia e i posti di lavoro”. Il Canada li aveva firmati, ma si era poi ritirata nel 2012.

Addirittura  il Mnistro per le risorse naturali Joe Oliver dice che sui cambiamenti climatici si esagera
e molti altri sono i membri del governo Harper che similmente non ci credono. E cosi' il governo ha anche smesso di dare fondi al Canadian Foundation for Climate and Atmospheric Sciences e ha messo i freni ad altri scienziati e gruppi che cercavano di studiarli o di promuovere azioni per contenerli.

Basti solo dire che nel 2012 la rivista Nature chiese al governo Harper di "liberare i propri scienziati" una azione piuttosto singolare per Nature. Pure the Economist, non certo una rivista socialista o ambientalista ha avuto parole di condanna per Harper ed il suo governo, per essere "intollerante di critiche e disaccordi”

Se le coe vanno come vorrebbe Harper, le esportazioni di bitume a USA e Cina risolveranno i problemi ambientali del Canada: saranno USA e Cina ad emettere piu' CO2 una volta acquistata la petrolmonnezza e non il Canada. Come dire, i problemi ce li avranno gli altri, loro, i canadesi, si limiteranno solo a fornire il petrolio non ad usarlo.

E quindi il punto e' qui: ogni cosa che viene fatto in Canada, e' in qualche modo visto sotto la visuale del petrolio, e che e' tuttapposto. Ogni ostacolo contro l'estrazione di bitume viene spazzato via e si trovano ragionamenti folli per giustificarli.  Negli scorsi hanno, ben 70 leggi sono state approvate per adattare il sistema legale in favore del petrolio.

Il Fisheries Act che proibisce la distruzione di habitat marini e' stato modificato per permettere la costruzione del Northern Gateway pipeline, per portare petrolio dall'Alberta a Vancouver e da qui poi alle petroliere verso la Cina.  I fondi al sistema di protezione dei parchi e' calato del 20%. Anche il  sistema sanitario ha subito tagli. Ai medici viene detto di star zitti sulle malattie provocate dalle Tar Sands e le loro emissioni.

Ecco qui, ogni petrolstato ha le sue disfunzioni, e il Canada, che credevamo civile e proogressista non e' da meno. E dove erano i Canadesi in tutto cio'? Non si sa. Ma di certo erano lontani dall'Alberta e dallo schifo che ogni giorno si perpetua nelle Tar Sands del Canada.