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Saturday, May 4, 2019

La tribu Waorani vince la prima causa contro le trivelle in Amazzonia






La strada e' lunga, e la storia sara' sicuramente appassionante e sappiamo gia' per chi facciamo il tifo.

Per ora, nel primo round dei Waorani, 4,800 anime, contro i petrolieri, la corte ha dato ragione agli indigeni: i trivellatori non potranno entrare nelle loro terre ancestrali alla ricerca di petrolio in Amazzonia.

Per adesso almeno.

Sono state due settimane intense di dibattiti e di interrogatori a Puyo, nella parte centrale dell'Ecuador, ma alla fine i giudici hanno accordato ai Waorani che le loro terre nella provincia di Pastaza resti chiusa alle trivelle e che i 180,000 ettari di terra che si voleva lottizzare, restino invece parte della foresta.

Il punto cruciale e' che secondo il tribunale, qualsiasi lottizzazione e speculazione deve essere preceduta da consultazioni con gli indigeni, che in questo caso non ci sono state.

Quindi, il governo per adesso e' stato fermato e per andare avanti dovranno almeno "consultare" gli indigeni, che -- secondo me almeno  -- gli diranno no!

Secondo la costituzione dell'Ecuador, gli indigeni hanno il diritto “inalienabile, non revocabile e indivisibile" di mantenere il possesso delle loro terre ancestrali.

Il contenzioso nasce dal fatto che il petrolio e' ... sottoterra e non e' ben chiaro a chi appartenga. La stessa costituzione prevede pero' che ci voglia la "consultazione" degli indigeni per effettuare operazioni minerarie, in modo da poter valutare gli effetti all'ambiente e alla cultura delle tribu'.

Il governo di Quito cosi non ha fatto. 

Anzi, gia' 2012 avevano avuto una sorta di rassicurazione dal governo di che le loro terre sarebbero state trivelle-free, ma in realta' poi il governo centrale ci ha ripensato e ha riproposto la lottizzazione
senza chiedere niente a nessuno.  Nel frattempo, i trivellatori, mica scemi, hanno cercato di fare il lavaggio del cervello agli indigeni con regali, e promesse, sfruttando l'ospitalita' dei Waorani nella foresta, senza spiegare che erano li per entrare nelle loro terre e studiarne l'appetibilita' petrolifera.

Il tribunale ha adesso ordinato di applicare al caso tutte le normative imposte dall' Inter-American Court of Human Rights, che da maggior protezione agli indigeni del continente, e in particolare prevede che questa consultazione sia vera, estesa e chiara.

Tutto fermo per ora almeno.

La vittoria dei Waorani e' in realta' una vittoria di tutte le genti indigene del paese, e ha creato un importante precendente in Amazzonia: sulla loro scia tutte le altre tribu del continente potranno appellarsi agli stessi principi per fermare gli sfruttatori nelle loro terre. Non solo i Waorani ma anche le terre degli Shuar, Achuar, Kichwas, Shiwiar, Sapara potranno essere protette.

La cosa piu' bella e' che a capo di questa battaglia c'e' una donna, Nemonte Nenquimo.  

Anche Leonardo di Caprio ha mandato le proprie congratulazioni ai Waorani.

Certamente il governo centrale e i petrolieri non si fermeranno e ci saranno appelli e pillole per cercare di addolcire l'amaro del petrolio, prima e dopo questa fantomatica consultazione, ma per ora i Waorani hanno vinto.

Speriamo che continui a prevalere il buon senso fino alla fine.

Monday, September 12, 2016

Norilsk, Siberia: una delle citta' piu' inquinate del mondo ha ora anche un misterioso fiume rosso




















"Within 48 kilometers of the nickel smelter
there's not a single living tree. 
It's just a wasteland."



In Siberia c'e' un fiume che e' diventato rosso. Come le arancie di Sicilia.




In Siberia dove tutto,  secondo la nostra immaginazione lontana, dovrebbe esser bianco e soffice.

E invce no. Qui hanno un fiume rosso sanguigno. 

Fino ad oggi non si sapeva perche'.

Siamo a nord del circolo Artico e siamo presso a citta' mineraria di Norilsk, che in alcune "classifiche" e' considerata una delle citta' piu' inquinate del mondo. Il fiume si chiama Daldyka.

Due erano le opzioni: ferro o argilla "naturale" che in qualche modo e' finito nel fiume colorandolo di rosso, o sostanze chimiche finite nel fiume da una delle tante fabbriche di questa citta'.

Alla prima opzione non credeva nessuno. Anzi, quando e' stata proposta la gente ha riso. 

Il Ministro Russo delle Risorse Naturali e dell'Ambiente invece ha subito puntato il dito contro la chimica siberiana, aprendo una indagine sul caso. Secondo loro avrebbe potuto essere una rottura di un oleodotto della Norilsk Nickel che produce, fra l'altro, palladio, un sostituto del platino che nella sua versione acetata e' rossiccia.

Poteva anche essere rame o nickel. 

Nonostante tutto cio, la Norilsk Nickel a lungo ha continuato a dire che era tuttapposto e che i colori erano sfumature naturali rilasciando comunicati stampa del tutto tranquillizzanti. Dicevano di avere anche aumentato i monitoraggi ambientali attorno ai loro impianti e che avrebbero fatto test approfonditi.

Ma intanto naturale o non naturale, l'acqua era ed e' rossa.

E la gente, che non e' scema,  continua a rifiutarsi di berla quell'acqua.  

Perche' parlo di questa storia che non ha - per una volta! - a che fare con il petrolio? Perche' come con l'Amazzonia, le nevi dell'Artico sono parti del mondo un po dimenticate, lontane, in cui e' facile pensare che va tutto bene. Lontane dagli occhi, lontane dal cuore. E invece no, sono zone fragili, dove disturbi umani necessitano di anni e decenni per essere in qualche modo sistemati da madre natura.

Gli standard ambientali della Russi in Artico sono quasi osceni, considerato, ad esempio quello che hanno fatto ad Usinsk, citta' petrolizzata dove anche la neve e' quasi nera.

E quindi il fiume rosso di Norilsk non fa notizia.

E anzi, Norilsk in particolare ha una storia tragica.  Fu fondata nel 1935 proprio come centro minerario. Stalin ci mandava qui i prigionieri a estrarre minerali. I lavoratori vivevano in condizioni desolate, nei gulag. Negli anni 1950 venire qui a lavorare per l'industria mineraria divenne volontario, non piu' per eseguire lavori forzati. La citta' si ingrandi' e sorsero ciminierie sputa fumi, oleodotti, enromi mostri industriali.  Tante Ilva messe assieme, senza nessun tipo di protezione dell'ambiente.

Vivono qui oggi 134,000 persone, che soffrono tutte per inquinamento ambientale dovuto a particelle fini, SO2, metalli pesanti e fenoli, regali dell'industria mineraria. Gli ha pure lasciato in eredita' un enorme buco. 

Ogni anno vengono rilasciati in ambiente 4 milioni di tonnelate fra cadmio, rame, piombo, arsenico, selenio e zinco.  L'aria e' inquinata con forti concentrazioni di rame e di zinco, e le malattie respiratorie sono elevatissime.
Nel giro di 50 chilometri dall'impianto di lavorazione del nickel non c'e' un solo albero vivente. 

E oggi c'e' pure il fiume rosso.

Finalmente, oggi 13 Settembre 2016 la Norilsk Nickel ha ammesso che si, la colpa e' loro:
il giorno 5 Settembre 2016 le forti pioggie hanno causato il riversamento di fluidi nel fiume da un impianto di filtraggio nello stabilimento Nadezhda.

Ma sono recidivi. Aggiungono che non ci sono problemi per nessuno - persone, fauna o fiume.
Il tuttapposto sibieriano.




Thursday, September 8, 2016

La California: nuovi leggi per renderla leader mondiale dell'ambiente










This bill preserves California’s place as a global climate leader by ensuring it will reduce emissions more than any other state in the nation. The scale and ambition of this bill will also keep California at the forefront of clean technology investment for years to come.


This is big, and I hope it sends a message across the country. The bills today, they really are far reaching, and they keep California on the move to clean up the environment, to encourage vast innovation and to make sure we have the environmental resilience that the Californians really want and expect.

Si chiama SB 32 ed e' una delle leggi piu' ambiziose del mondo per il taglio delle emissioni di CO2. La California ridurra' le emissioni di anidride carbonica del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. E' stata approvata il giorno 8 Settembre 2016. Assieme a questo obiettivo -- quasi rivoluzionario le altre decisioni sono che:

1. Le emissioni di CO2 dovranno essere il 40% in meno nel 2030 che non nel 1990. E' uno degli obiettivi piu' ambiziosi in questo senso nel mondo;

2. Ci saranno maggiori controlli contro chi inquina;

3. Le raffinierie dovranno emettere meno monnezza;

4. L'impegno per rallentare le emissioni di CO2 continuera' per altri dieci anni almeno.

Ovviamente non e' stato facile arrivare qui, perche' -- e chi senno'? -- i petrolieri erano contrarissimi a queste norme piu' stringenti per proteggere l'ambiente. Hnno fatto a gara a chi aveva il ritornello piu' bello  "Distruggera' il lavoro, costera' di piu'", e bla bla.
 
A favore invece i gruppi ambientali, le ditte che lavorano con le rinnovabili, le associazioni di persone che vivono vicino alle raffinerie, e, a sorpresa, anche la Casa Bianca.

La California aveva gia' deciso che avremmo tagliato le emissioni fino a tornare agli stessi livelli del 2020. Se tutto va come dovrebbe e come e' andato finora, stiamo sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo.

Questa legge (della parita' delle emissioni 1990-2020) era stata introdotta da Arnold Schwarzenegger quando era governatore e sarebbe scaduta nel 2020. La nuova legge, la estende al 2030 e impone obiettivi piu' ambiziosi: dopo la parita', il 40% in meno. 

Il disastro economico?

Le favole ambiente = disoccupazione?

Appunto favole. Infatti negli scorsi dieci anni, da quando sono state implementate le leggi proposte da Arnold, lo stato ha visto la sua economia crescere, la sua percentuale di energia crescere, e sono diminuiti i consumi di petrolio e di energia in generale.

Le cose da fare sono tante - siamo al 25% di rinnovabili oggi, le macchine a zero emissioni sono ancora poche (l'un percento), non abbiamo sistemi rapidi di trasporto ferroviario. Ma da qualche parte si deve pur partire.   

E gli investimenti?

Beh, dal 2006 ad oggi Sono cresciuti del 600%.

Ma la cosa piu' bella, da come la vedo io, e' che dieci anni fa la legge venne istituita da Arnold Schwarzenegger, repubblicano. Colui che la estende e' Jerry Brown, un democratico. Quest'ultimo non l'ha cancellata solo perche' era di un politico di colore diverso. No, l'ha presa, fatta sua e continuata. E quindi,  non conta da chi parte l'idea. Proteggere l'ambiente e' importante e cosi' uno porta avanti il progetto dell'altro, migliorandolo e senza chiedersi se i venti politichi tirino a sud o a nord.

Ci siamo dentro tutti.










Tuesday, March 15, 2016

Obama: divieto alle trivelle, all'airgun in Atlantico

Obama annuncia il no alle trivelle in Atlantico.
L'oceano e' tornato protetto da una fascia di rispetto di 160 km.
La larghezza dell'Adriatico.



Tutte le citta' della East Coast che hanno detto no alle trivelle e all'airgun.
Turismo e petorlio non si puo'.
Piu' di cento citta'.


Qui la mappa dei 160 km di barriera protettiva negli USA
Vietato trivellare: rosso
Permesso: verde


Tutto il petrolio che ci lasciamo sottoterra (arancio):
Trivelliamo solo il verde


Si trivellano solo i mari di Texas e Lousiana.



Ecco qui il risultato:
3000 pozzi, lo scoppio del golfo del Messico
e una accozzaglia di oleodotti marini
che e' impossibile monitorare


Il 17 Aprile vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? 


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** Update: 15 Marzo 2016, Obama annuncia che non ci saranno airgun 
e/o trivelle lungo la East Coast **

Salvi 800 mila chilometri quadrati di mare
in Virginia, South Carolina, North Carolina, Georgia

Come? 
La gente si e' ribellata, e con loro politici, stampa, attivita' commerciali.

Il parere unanime e' che 
turismo e petrolio non si puo'.

Vota SI il 17 Aprile 2016


Il regalo e' qui: il giorno 15 Marzo 2016 il governo USA ha deciso di ritirare il suo piano di aprire l'Oceano Atlantico ai sondaggi sismici con la tecnica dell'airgun prima e alle trivelle poi nei mari atlantici di di quattro stati: Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia.

Fanno 800 mila chilometri quadrati di mare salvo.

Spero che sara' un regalo e un esempio anche all'Italia che si appresta a votare, e spero a votare SI al mare pulito e libero dalle trivelle il giorno 17 Aprile 2016.

Perche' Obama ha deciso questo? Il segretario dell'interno Sally Jewell ha spiegato che ad essere contrari erano nientemeno che il Pentagono e dozzine e dozzine, se non centinaia di comunita' costiere, sindaci e rappresentanti governativi di ogni colore politico. Si doveva iniziare a lottizzare il mare nel 2017,  e invece se ne riparlera', forse, nel 2022.

Sono arrivate al governo la bellezza di un milione di osservazioni e hanno deciso che non era proprio il caso. Per la precisione, oltre a centinaia e centinaia di "no" dai residenti, ci sono state 104 citta', 100 rappresentanti del Congresso, 660 politici locali, 750 attivita' commerciali, dozzine e dozzine di editoriali dalla stampa, che si sono dichiarati contrare al petrolio in Atlantico. Temono tutti le conseguenze delle trivelle sulla vita marina, sul turismo, sulla salute e sulla qualita' di vita dei residenti.

Ci sono qui 1.4 milioni di posti di lavoro e quasi 100 miliardi di fatturato nell'industria della pesca e del turismo.  E non c'e' spazio per le trivelle.

Sally Jewell dichiara:

When you factor in conflicts with national defense, economic activities such as fishing and tourism, and opposition from many local communities, it simply doesn’t make sense to move forward with any lease sales in the coming five years.

In ballo c'erano 4 miliardi di barili di petrolio, e 850 miliardi di metri cubi di gas. Finanche il Pentagono si e' dichiarato contro perche' le attivita' petrolifere avrebbero potuto interferire con le esercitazioni navali della marina americana.

Ovviamente, i petrolieri hanno gridato alla catastrofe: "e' una decisione da estremisti", "soffira' l'industria del petrolio e del gas", "aumentera' il costo dell'energia", "dimunuiranno i posti di lavoro e gli investimenti", "diminuiranno gli introiti governativi", "dimuinuira' la sicurezza energetica". Tutte parole di Jack Gerard, il presidente dell'American Petroleum Institute che vede solo una gran tragedia.

Ancora piu' pattriottica Karen Harbert, presidente dell'Istituto per l'energia del 21esimo secolo che dice che nel chuidere l'Atlantico alle trivelle “e' stato un regalo agli estremisti dell'elettorato a spese della sicurezza energetica e dell'economia americana".

Sono le stesse cose che dicono i fossilzzatori italici -- uguale uguale.

Ma chiunque non abbia interessi personali (e cioe' chiunque non sia affiliato all'industria del petrolio) non puo' che applaudire la decisione di Obama. E infatti arrivano plausi e ringraziamenti da tutta la costa atlantica per questa decisione: cittadini, sindaci, associazioni ambientaliste.

Ma come si era anche arrivati all'idea di trivellare l'Atlantico? Beh, occorre fare un po di passi indietro.  E' da piu' di 30 anni, cioe' dal 1981, che esiste il divieto di trivellare la costa pacifica ed atlantica, una decisione che nacque dallo scoppio di Santa Barbara nel 1969 che cambio' il paradigma petrolio-benessere in petrolio-maledizione. Dopo che la California cambio' le sue leggi, piano piano si arrivo' alla moratoria federale del 1981 con una fascia di 160 chilometri di rispetto perche' turismo e trivelle non possono coesistere. I petrolieri hanno sempre cercato di mettere pressione per addolcire questa moratoria, ma non ci sono mai riusciti.


Non e' mai stato chiaro perche'. Forse perche' c'erano le elezioni di medio-termine e voleva aiutare i democratici in corsa in stati dove l'elettorato repubblicano e' forte, ed in generale favorevole alle trivelle? Forse perche' gia' allora pensava di bocciare il mega-oleodotto della discordia, Keystone XL, che avrebbe portato il petrol-bitume dal Canada fino ad Houston e non voleva apparire troppo "estremista"? Non si sa. Fatto che sta che a Novembre 2015 Keystone venne bocciato, e fatto sta che forse nemmeno Obama poteva aspettarsi l'enorme scroscio di "no grazie" che gli arrivo' in merito alle trivelle in Adriatico, repubblicani e democratici. 

Cosa impariamo da questo?

Beh, intanto che qui si parlava di fare airgun e trivelle a 80 chilometri da riva, e che con queste decisione si tornera' ad una barriera protettiva di 160 chilometri. Credo di averlo detto mille volte: visto che in Europa ci piace sempre copiare le cose sciocche degli americani, caro Matteo Renzi, perche' non copiamo queste cose qui? Decidiamo anche noi italiani di mettere una fascia di rispetto di 160 chilometri, e mettiamola noi e i croati. Il risultato sarebbe l'Adriatico totalmente chiuso alle trivelle, perche' l'Adriatico e' largo proprio 160 chilometri.

E poi questa decisione significa che veramente i petrolieri sono arrivati alla fine: se pure stati repubblicani e conservatori sono contro le trivelle, e si sono resi conto che turismo e trivelle non possono coesistere anche in Virginia, allora e' proprio il momento di cambiare registro.

I petrolieri, negli USA e in Italia, continueranno a presentarci scenari apocalittici, a dire che non si puo'. Continueranno ad esssere quelli di ieri, e non quelli di domani. E' normale. Hanno paura, hanno qualcosa da perdere: soldi. Ma non e' vero che senza petrolio l'umanita' non potra' andare avanti. L'uomo ha sempre affrontato ogni sfida con intelligenza e ci siamo riusciti a superarle tutte, dall'uomo sulla luna, alla levitazione magnetica. Certo che si puo' arrivare ad un futuro senza petrolio, senza trivelle. Lo si deve solo volere.  L'essere umano e' piu' intelligente dei buchi.

Vota, e vota SI, il giorno 17 Aprile 2016. 

Qui le immagini 

Sunday, February 7, 2016

L'Abruzzo sconfigge Ombrina e regala un po di Adriatico trivelle-free al resto d'Italia



“Some people care too much. I think it's called love.”
 A.A. Milne


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8 Marzo 2016: continua l'effetto domino.
Anche la Transunion si ritira e le sue due concessioni
d68 FR TU e d361 CR TU
nel golfo di Taranto e in Sicilia non sono piu' operative.
Queste:






**
 20 Febbraio 2016: inizia l'effetto domino.
Anche la Shell si ritira e le sue due concessioni
d73 FR SH e d74 FR SH
nel golfo di Taranto non sono piu' operative
Queste:




**

 


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Rigettate tutte le domande di ricerca petrolifera entro le 12 miglia. 

I provvedimenti riguardano 27 istanze tra cui Ombrina mare.

Sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse BUIG Anno LX- N.1 del 31 gennaio 2016 sono stati pubblicati in estratto 27 provvedimenti di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi ricadenti nelle aree precluse a nuove attivita' ai sensi del comma 239, articolo 1, della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di stabilita' 2016).

 Le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate.

Le 18 istanze parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente.

Con i 27 provvedimenti e' stata data piena attuazione al disposto di legge: all'interno delle aree interdette non insistono piu' istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi.

Eccole:



PERMESSI DI RICERCA 
(airgun e/o pozzo/i preliminare)


1) d 59 FR NP -- Northern Petroleum
Crotone
 730kmq, richiesta nel 2005


2) d 148 DR CS -- Apennine Energy
Golfo Di Taranto
 16 ettari, richiesta nel 2006


3) d151 DR EL -- Petroceltic
Golfo di Taranto
250 km, richiesta nel 2009


4) d358 CR EL - Petroceltic 50% Northern Petroleum 50%
Canale di Sicilia
135 kmq, richiesta nel 2009 




CONCESSIONI DI COLTIVAZIONE
(pozzo/i permanenti) 



 5) d1 GC AG - ENI -- Edison
Pantelleria
170kmq, richiesta nel 1996




6) d6 AC AG - ENI
Trebisacce - Golfo di Taranto
77kmq, richiesta nel 2007

7) d23 AC AG - ENI
58 kmq, richiesta nel 1995

8) d30 BC MD - Rockhopper Exploration 
San Vito Marina (CH)
145kmq, richiesta nel 2009

9) d39 A.C EA -- ENI
Cesenatico, Rimini
103kmq, richiesta nel 2006 

RIPERIMETRAZIONI
PERMESSI DI PROSPEZIONE (airgun)

10) d1 BP SP Spectrum Geo Limited
Superficie iniziale: 14.510 kmq
Superficie riperimetrata: 13.700 kmq
richiesta nel 2011

11) d1 FP SP Spectrum Geo Limited
Superficie inziale: 16.300 kmq
Superficie riperimetrata: 16.210 kmq
richiesta nel 2011

Adriatico


12)  d2 EP TG  - Societa' TGS-Nopec Geophysical Company 
Superficie iniziale: 20.890 kmq
Superficie finale: 20.200 kmq
richiesta nel 2015



13)  d2 FP PG  - Societa' TGS-Nopec Geophysical Company 
Superficie iniziale: 14.280 kmq
Superficie finale: 14.200 kmq
richiesta nel 2012



RIPERIMETRAZIONI
 PERMESSO DI RICERCA (pozzi preliminari)

14) d29 GR NP - Northern Petroleum
Sciacca, Sicilia
Superficie iniziale: 601 kmq
Superficie finale: 104 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare


15) d30 GR NP - Northern Petroleum
Sciacca, Sicilia
Superficie iniziale: 385 kmq
Superficie finale: 280 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 

16) d33 GR AG - ENI
Gela, Sicilia
Superficie iniziale: 154 kmq
Superficie finale: 121 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 

8 Marzo 2016 -- la Transunion si ritira volontariamente da questa concessione
17) d68 FR TU - Transunion Petroleum
Policoro, Golfo Di Taranto
Superficie iniziale: 623 kmq
Superficie finale: 197 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare
 

20 Febbraio 2016 -- la Shell si ritira volontariamente da questa concessione:
18) d73 FR SH - Shell
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 730 kmq
Superficie finale: 609 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 


20 Febbraio 2016 -- la Shell si ritira volontariamente da questa concessione
19) d74 FR SH - Shell
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 620 kmq
Superficie finale: 153 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare


8 Marzo 2016 -- la Transunion si ritira volontariamente da questa concessione
20) d361 CR TU - Transunion Petroleum
Gela, Canale di Sicilia
Superficie iniziale: 602 kmq
Superficie finale: 70 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare
 Siccome la concessione e' divisa in due
non hanno ancora generato la mappa nuova
 21) d503 BR CS - Apennine Energy
Porto San Giorgio, Marche
Superficie iniziale: 138kmq
Superficie finale: 83 kmq
richiesta nel 2007

L'arancio scompare


22) d61 FR NP - Northern Petroleum
Monopoli, Puglia
Superficie iniziale: 728 kmq
Superficie finale: 720 kmq
richiesta nel 2006

L'arancio scompare






23) d67 FR AG - ENI
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 449 kmq
Superficie finale: 441 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare

 24) d87 FR GM - Global Med
Crotone, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 737 kmq
Superficie finale: 730 kmq
richiesta nel 2013

L'arancio scompare


RIPERIMETRAZIONI
CONCESSIONE DI COLTIVAZIONE
(pozzo permanente)


25) d2 GC AG - ENI Edison
Canale di Sicilia
Superficie iniziale: 142 kmq
Superficie finale: 41 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare

26) d26 BC AG - ENI
Ortona, Abruzzo
Superficie iniziale: 58 kmq
Superficie finale: 5 kmq
richiesta nel 1988

L'arancio scompare

 27) d40 AC PY - Po Valley
Ravenna, Adriatico
Superficie iniziale: 107 kmq
Superficie finale: 66 kmq
richiesta nel 2015

L'arancio scompare



Mi sveglio. E' una mattina californiana di sole. E' il 5 Febbraio 2016. La mia casella postale scoppia di messaggi. Abbiamo vinto. Il governo annulla Ombrina e altre 26 concessioni petrolifere a mare, tutte entro le dodici miglia dalla riva. Apro i siti dell'UNMIG per la conferma.  Leggo: "Rigetto totale". Queste parole sono soavi nella loro durezza, specie perche' in Italia mai niente e' totale e definitivo. Una vittoria bella, tanto agognata, di noi tutti attivisti da mezzo stivale. Una vittoria che l'Abruzzo regala al resto d'Italia: per fermare Ombrina ne hanno dovute ammazzare o tagliuzzare altre ventisei.

Chi l'avrebbe mai detto che una piccola battaglia, quasi disperata, partita dalla piccolissima contrada Feudo di Ortona in Abruzzo nel 2007, avrebbe portato fino a qui. Una nazione intera che in dieci anni e' passata dal paradigma immaginario del "petrolio oro nero" al paradigma reale del "petrolio maledizione nera". Un popolo informato dei propri diritti, intollerante dei troppi conflitti di interesse, amicizie ed accordi segreti fra petrolieri, politici, pseudogiornalisti. Non ci sono riusciti a fermarci. La cosa piu' bella e' che siamo arrivati fin qui in modo intelligente, senza violenza, e da popolo adulto, persistente, volenteroso. Caro Matteo Renzi, anche se ci hai provato a fermarci, anche se ci hai deriso, nulla hai potuto contro i tanti comitatini spuntati in ogni angolo d'Italia contro le tue idee fossili e vecchie.

Ai miei occhi tutto nasce con il Centro Oli di Ortona nel 2007.  Era il mostro desolforante che l'ENI voleva costruire fra i vigneti d'Abruzzo, trasformandola in una nuova Viggiano. Furono anni concitati: ce ne accorgemmo all'undicesima ora dei piani dell'ENI, che tramava con gli enti regionali e statali gia' dal 2001 nel silenzio generale. Erano tutti d'accordo. L'allora ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi aveva firmato uno dei tanti decreti approvativi. Il governatore della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco del PD non perdeva occasione di decantare i miracoli che il Centro Oli avrebbe portato all'Abruzzo - occupazione, royalties -- l'assessore all'ambiente dell'epoca Franco Caramanico pure lui del PD ora passato a SEL aveva detto che si trattava di una "occasione da non perdere". Anche l'allora sindaco di Ortona, Nicola Fratino di Forza Italia era d'accordo.  Confindustria Abruzzo non stava nella pelle dalla gioia. Cosa si poteva mai fare?  Ortona ha 23,000 abitanti. La contrada Feudo si e no 500.  L'ENI guadagna 100 miliardi di dollari l'anno. La politica di destra, di sinistra e pure i Verdi di Roma erano tutti d'accordo.

Nasce il primo dei tanti "comitatini". Il Comitato Natura Verde di Giusto Di Fabio, Gabriele Di Clerico e Luigi Tiberio decide di far qualcosa per Ortona. Si organizzano con proteste, marcie di trattori, domande ai politici dell'epoca. In qualche modo vengo coinvolta nella battaglia. Arrivano basi scientifiche, informazione a tappeto, conferenze in giro per l'Abruzzo. Ho rotto le scatole a tutti. Ci siamo inventati passo dopo passo il da farsi ogni giorno, cercando di coinvolgere quanti piu' attori possibili, dalla Chiesa Cattolica ai ragazzini delle scuole.  E credo che sia stato qui l'ingrediente magico: tutti hanno capito, tutti hanno sentito di poter fare qualcosa, tutti hanno sentito che vittoria o non vittoria era importante attivarsi, tutti si sono indignati ed hanno chiesto risposte.

Eravamo nel bel mezzo della guerra al Centro Oli quando nel Marzo 2008 spunto' la piattaforma esplorativa Ombrina Mare. Si vedeva nel blu dell'Adriatico un gigante rosso e bianco. La storia e' stata lunga e appassionante, con tanti colpi di scena. Ombrina sarebbe stata una versione marina del Centro Oli. Stesso giacimento, stesso petrolio scadente. Anzi, all'inizio si pensava di portare il petrolio di Ombrina su terraferma per la desolforazione presso il Centro Oli: sarebbe stato l'inizio dell'Abruzzo minerario con impianti a terra e a mare. Una nuova Basilicata.

Dopo tanti eventi rocamboleschi, moratorie, Silvio Berlusconi che sale su una scala da imbianchino in piazza a Pescara ad annunciare che siamo "piu' belli del Maine", minacce di denuncia, e uno degli amministratori di Ortona che mi scrive che in altre epoche mi avrebbe sfidato a duello,  l'ENI finalmente rinuncia al Centro Oli all'inizio del 2010. L'Abruzzo ha vinto una delle sue partite piu' belle.

Ma resta Ombrina. Che fare del petrolio allo zolfo che avrebbero estratto? Ecco l'idea malsana:  mandiamo il petrolio su una nave desolforante,  con fiamma permanente ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l'anno, senza dover usare il Centro Oli. Ci hanno provato, come ci provo' l'ENI, a convincerci della bonta' del tutto, che ci sarebbero stati "protocolli rigidissimi", che in Italia siamo migliori degli altri, che incidenti mai e poi mai, che turismo e petrolio possono coesistere.  Ci hanno provato ma non se l'e' bevuta nessuno.

La macchina dell'informazione era stata messa in moto. Abbiamo lavorato con Ombrina come sul Centro Oli. Conferenze informative, blog e Facebook pullulanti di informazioni, nuovi comitati che organizzano altri eventi. Ombrina diventa imbarazzante per i politici. Qualcosa devono pur fare. Arriva una prima bocciatura nell'Ottobre del 2010. Ombrina poi resuscita nel 2013. Decine di migliaia di persone si sono sentite prese in giro. Scendono in piazza a Pescara e a Lanciano -- la mia citta'. L'Abruzzo non ha mai visto cosi' tanto attivismo.

Nel corso degli anni altre realta' d'Italia hanno scoperto di avere a che fare con gli stessi problemi. Massimo Colonna del Comitato Gestione Partecipata del Territorio sconfigge la Forest Oil con il suo impianto desolforante a Bomba, Manuela Pintus del Progetto Eleonora guida Arborea in Sardegna contro le trivelle di gas della Saras, nel Parco del Curone si manda via la Po Valley, a Carpignano un paese intero si ribella contro le trivelle ENI. Si protesta a Pantelleria, a Sciacca, a Rovigo, sul Montello, a San Benedetto del Tronto, a Crotone, sul Gargano, a Ragusa, a Cotignola.  Anche la Basilicata che accolse le trivelle a braccia aperte verso la meta' degli anni novanta si scopre ingannata dalle petrol-promesse. Non posso piu' contarle le comunita' insorte contro le trivelle in casa loro. Tutti a loro modo hanno storie belle di attivismo e di amore.

Ed eccoci qui. Per salvare la faccia su Ombrina, il governo di Matteo Renzi e' costretto a ripristinare la fascia protettiva delle dodici miglia, il quarto cambio legislativo sulle trivelle a mare in cinque anni. Si e' arreso anche lui ai comitatini, e ben 27 concessioni a mare sono state affondate.

E' una vittoria dell'Abruzzo che nel proteggere se stessa regala una fascia marina di dodici miglia trivelle-free al resto d'Italia.  Adesso si ergeranno a paladini un sacco di persone. Ma io so dove nasce tutto questo. E voglio ringraziare qui una persona che in un modo o nell'altro e' stata parte della mia vita per otto anni anche se non l'ho mai incontrato: Sergio Morandi, il capo di Ombrina, che mi ha attaccato in ogni modo, in ogni dove, a volte anche con quella che io reputo crudelta'. Grazie caro Sergio perche' lei ha fatto venire fuori la parte migliore di me. La parte che non si e' arresa, la parte che ha voluto, la parte coraggiosa, la leonessa che non sapevo di essere.

Grazie.

Qui la lista e le immagini delle 27 concessioni passate a miglior vita.