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Wednesday, January 23, 2019

Otto stati di ogni colore politico contro l'airgun in Atlantico e contro Trump



Neanche questa storia la leggerete mai sul Corriere della Sera, perche' e' una storia di coraggio e di coerenza che prescinde dal colore politico e non rientra nell'equilibrismo della stampa nostrana.

Donald Trump ha deciso che vuole trivelle, carbone ad ogni costo, e il ritorno essenzialmente a quegli anni 60 che non torneranno piu'. Vuole iniziare con le trivelle in Oceano Atlantico, e con l'airgun, l'anticamera delle trivelle.

Ed ecco allora che tutti gli stati, democratici e repubblicani, lungo la riviera atlantica decidono di ribellarsi. Ben 92 rappresentanti del congresso USA, la quasi totalita' dei rappresentanti delle loro comunita', si sono dichiarati contrari all'airgun in Atlantico.

Otto stati hanno fatto causa comune contro l'amministrazione del presidente arancione.

Non hanno guardato al colore dei loro partiti, e hanno levato la loro voce unanimi, perche' tutti sanno che e' folle trivellare, fare airgun e distruggere ancora di piu' il nostro pianeta e le loro economie costiere.

L'ultimo della serie e' stato il New Jersey che si aggiunge a Maryland, Connecticut, Delaware, Maine, Massachusetts, New York, North Carolina e Virginia. Assieme contendono in una causa comune che l'amministrazione arancione ha violato il cosiddetto Marine Mammal Protection Act, Endangered Species Act e il National Environmental Policy Act, perche' l'airgun causa danni alla vita animale marina, con il rumore assordante, la confusione, le lesioni ai loro corpi con valori di decibel anche solo superiori a 160.

Mica come i nostri governanti, presenti e passati che parlano di crociere sismiche e che danno permessi dicendo che "non si sa" quali siano i danni dell'airgun. Si sa eccome, basta solo volerlo sapere.

Notare bene che New York e' ultra liberale, e la Virginia ultra conservatrice.

Il furore e' arrivato quando, in Novembre 2018, il National Marine Fisheries Service ha autorizzato cinque compagnie per fare airgun in Atlantico, dal Delaware alla Florida. Fra le prescrizioni-finzione, il comando di fermarsi se una delle specie protette si trova vicino alle navi dell'airgun.

Sono trent'anni che non ci sono ispezioni sismiche in Atlantico.

Trent'anni in cui nessuno ha seriamente pensato di trivellare l'oceano, e trent'anni in cui si sono sviluppate piccole e grandi realta' turistiche, di pesca, di bellezza che il petrolio non fara' altro che rovinare.

E infatti non si puo' dire lo stesso della costa Texana!

E adesso Trump si risveglia e dice che dobbiamo trivellare.

Intanto gli arriva un altro piccolo grande schiaffo: lui che non ne vuole sentire di cambiamenti climatici e che vuole trivelle-carbone-morte, ha trovato un avversario formidabile,  un giudice di una corte federale in South Carolina ha vietato all'amministrazione Trump di procedere con le ispezioni sismiche al largo dell coste dell'Atlantico.

Come forse in molti hanno letto sulla stampa italiana, il nostro governo e' chiuso, almeno parzialmente, perche' Trump vuole il muro e i democratici no. E quindi la soluzione e' stata di fermare tutte le attivita' non considerate essenziali finche' non risolve questa situazione.

Fra le decisioni da fermare, quella sulle trivelle e sull'airgun perche dare permessi non e' considerato vitale.

Ma i petrol-amici volevano far si che i permessi venissero firmati in quattro e quattr'otto anche con il governo chiuso. Il giudice federale Richard Gergel ha pero' detto no: il dipartmento dell'interno non ha il potere di dare permessi trivellanti o di ispezioni sismiche in Atlantico in questo periodo di governo chiuso.



Tutto questo e' successo ancora grazie all'intervento dell' Attorney General del South Carolina, stato repubblicano. Lui si chiama Alan Wilson e si e'opposto ai cinque trivellatori.

Invece i permessi trivellanti continuano nel golfo del Messico, gia' ampiamente trivellati e dove i petrolieri hanno la politica in tasca, e da tanto. Continuano anche le discussioni per bucare l'Arctic National Wildlife Refuge in Alaska, sotto tante critiche.


Un altro politico locale intanto, del South Carolina propone 10 di moratoria sul tema.


Giusto in tempo per liberarsi diDonald Trump.




Questo occorre ricordare: che gli USA non fanno airgun lungo le coste Atlantiche da 30 anni.


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Thursday, January 17, 2019

Matteo Salvini: trivelli casa sua per primo


Matteo Salvini si sveglia ora petrol-favorevole, ed esordisce cosi:  “Non si può dire ‘no’ a tutto e andare in giro con le candele”.

Intanto, caro Matteo, se trivelliamo quelle candele le dovremo portare tutte al cimitero - della morte
ambientale e civile.

Seguendo stupidi luoghi comuni, il nostro ministro dell'interno dice

 “Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti. Di tutto il resto si può discutere, ma con i soli ‘No’ non si campa”. 

E infatti io dico si!

Dico si al sole, al vento. Dico si ai trattati di Parigi. Dico si agli investimenti per il risparmio energetico. Dico si alle automobili elettriche. Dico si alla vita sana e onesta. Dico si all'energia che davvero abbiamo in Italia e non ai miraggi petroliferi che stanno solo nei petrol-sogni dell'ENI. Dico si alla democrazia sana. Dico si alle territori liberi dall'inquinamento, dalla paura del terremorto, del terreno che spronfonda o dei mari che erodono.

Dico si al futuro! 

Interessante che il nostro Matteo dica queste cose in Sardegna, teatro di tante petrol-battaglie che hanno scacciato i petrolieri da dove sono venuti.
 
Ovviamente non puo' che metterci bocca Matteo Renzi, che e' meglio che si va a nascondere per il modo osceno in cui il suo governo ha approvato quasi tutte le trivelle sottomesse al suo ministero dell'ambiente. Non c'e' stata una trivella che non gli sia piaciuta.

Meglio che taci, Renzi e che per un po, o per di piu' ancora, ti metti nel dimenticatoio che ci fai piu' bella figura, assieme a quegli altri galantuomini dell'ambiente dal nome Gianluca Galletti e Dario Franceschini.

Ma torniamo a Matteo Salvini.

Intanto, solo tre anni fa Matteo Salvini era contro le trivelle nel nostro paese. Interessante che si facesse fotografare con cotanta maglietta solo perche' al tempo era all'opposizione e la Lega in teoria. difendeva i territori.

Cosa e' successo? Si e' andati al governo ed ora la petrol-persuasione dell'ENI o i petrol-euro hanno iniziato a fare gola?

Qui occorre riconoscere un importante principio, caro Matteo Salvini. Nessuno di noi nasce come signore o signora del no.

Tutti noi attivisti, da Ravenna a Carpignano, da Arborea a Monopoli, da Ragusa a Ortona siamo persone che prima di tutto vogliamo il si all'aria pulita, alle democrazie non corrotte, ai mari puliti, alla natura vivente.

Tutti noi ci siamo messi li a studiare le carte, a rompere le scatole a tutti i politici di qualsiasi colore politico non perhce' non abbiamo niente da fare, ma perche' era importante capire, e darsi da fare *prima* che le trivelle arrivassero, in modo da non fare la fine di Viggiano o di Porto Marghera.

Siamo dunque quelli del si alla vita e non del si alla morte civile ed ambientale petrolifera.
 
Se lei vuole fare qualcosa di buono: legga le carte, ascolti parli con la gente che *deve vivere* vicino alle trivelle, e poi capira', e anzi, credo che lei sarebbe il primo a dire di no al petrolio nei mari e nelle campagne dove lei stesso vive o va al mare.

Che cosa triste vedere l'Italia governata in modo cosi approssimativo. Ho sempre pensato che a comandare ci dovesse andare gente colta, intelligente, studiosa, critica, e non sempliciotti o canne al vento.



Saturday, December 8, 2018

La Norvegia verginella ambientale a trivellare 50 pozzi esplorativi nel 2019







Ora, uno puo' sempre dire che e' difficile smettere di pompare dai pozzi gia' esistenti; e in un certo senso e' vero. Una volta che e' tutto messo in atto - trivelle, permessi, raffinerie, politica, coscienze e accettazione popolare - e' difficile tornare indietro.

Un esempio lampante e' la Basilicata, dove si trivella dagli anni novanta - a quel tempo nessuno mosse troppe dita per fermare ENI e affini ed ora ci ritroviamo qui, con pozzi dappertutto, incendi e fiammate periodiche. E anche se in questi anni si e' accesa la fiammella del dissenso e' difficilissimo tornare indietro. Il Centro Oli di Viggiano, temo, restera' fumante ancora a lungo.

Quello che invece e' diabolico e' *perseguire* sulla strada delle trivelle, specie dopo che ci si e' spacciati per fortissimi sostenitori dell'ambiente e dopo che ci si e' fatti un immagine di paese che guarda al futuro con macchine elettriche, centrali idroelettriche, trattati di Parigi, foreste e bellezza.

E invece e' quello che accade in Norvegia dove ci si accinge, nel 2019 a trivellare altri 50 pozzi esplorativi. Notare bene: non sono pozzi gia' esistenti che vanno avanti per inerzia, e' la ricerca attiva di idrocarburi nuovi di zecca.

Cioe' continuiamo con la corsa al petorlio, senza fermarci.

I cinquanta pozzi del 2019 sono lo stesso numero dei pozzi trivellati nel 2018; per cui in due anni la Norvegia ne trivellera' cento di pozzi esplorativi!

Questo lo annuncia il Petroleum Directorate del paese. Ci saranno non solo 50 pozzi esplorativi nuovi ma anche altri studi di ispezione sismica al confine con la Russia - come dire: ci si prepara per altre trivelle anche nel 2020 e giu' a procedere!

Anzi il direttore dell'ente petrolifero di Norvegia, Torgeir Stordal dice che vogliono essere in posizione competitiva: se i russi trovano petrolio, vogliono essere sicuri che la parte norvegese resti in mani norvegese.

E quindi dopo tanto parlare, e dopo tanto farci la morale su quanto sono bravi con le loro vetture elettriche (sovvenzionate dalle petrol-corone)  eccoci qui che non allentano la presa sul petrolio.

Sono tanto meglio di Trump? Almeno lui e' stato chiaro: per seguire la politica degli idrocarburi e del carbone ha deciso neanche di firmarli gli accordi di Parigi.

La Norvegia invece firma con la mano destra e trivella con la mano sinistra.


Saturday, August 4, 2018

Il neo-presidente del Messico vietera' il fracking in tutta la nazione




Si chiama Andrés Manuel López Obrador e si fa chiamare AMLO, come le sue inziali.
E' appena stato eletto presidente del Messico, e sara' in carica a partire dal 1 Dicembre 2018.

AMLO ha appena annunciato che la sua amministrazione imporra' la fine del fracking in tutto il paese.

Dice che non useranno piu' questi metodi per estrarre petrolio visto la pericolosita' associata.

Ovviamente i petrol-investitori non sono felici, non solo per il fracking svanito ma anche perche il Messico ha rimandato i termini per la cessione di nuove concessioni di shale gas ai investitori e petrolieri privati.

L'asta era prevista per Settembre 2018, ci sara' invece a Febbraio 2019. E' ovviamente un bene, visto che ogni minuto di ritardo nella macchina del petrolio e' un minuto di maggior salute del pianeta.

Quello che il governo avrebbe offerto in questa asta era un blocco di nove concessioni nel cosiddetto Burgos Basin, uno dei piu' grandi depositi di Shale gas in Messico che si teorizza possa competere con il gas da fracking estratto in Texas.

L'apertura del Burgos Basin alle trivelle e' stata decisa un anno fa ed e' anche una delle prime aste promosse in Messico dalla Comisión Nacional de Hidrocarburos (CNH) dopo le riforme del 2013 che hanno liberalizzato il mercato energetico in Messico.

Ma c'e' fracking in Messico?  In realta' Pemex, la ditta di stato petrolifera messicana ha gia' sperimentato con vari pozzi, ma il fracking non e' ancora molto utilizzato nel paese.  E' dunque una mossa simbolica o preventiva, fatta nel momento giusto, cioe' prima che posssano arrivare interessi e tele di affaristi, speculatori e petrolieri. Dall'inizio dicono no, che ci siano riserve grandi o piccole di shale gas non importa, AMLO ha detto no.

Arriva in ballo anche l'ENI che ha invece proposto di trivellare in tre concessioni in mare presso la
Campeche Bay del Messico. I tre campi petroliferi sono Amoca, Miztón and Tecoalli, ci sara' anche qui una FPSO e il tutto portera' ad un totale di $1.9 miliardi di profitto.

Trivellano qui gia' nel bacino del Sureste dove hanno sotto controllo l'Area 7, l'Area 10, l'Area 14, l'Area 24 e l' Area 28.  E' come il prezzemolo, sempre in mezzo. Solo che invece che portare il profumo dell'Italia, porta il peggio che questa nazione possa offrire.

Thursday, June 14, 2018

Il Quebec vieta il fracking











Il Quebec annuncia che vietera' il fracking e che imporra' regole piu' ferree per tutta l'industria del petorlio e del gas, dall'esplorazione, all'estrazione, allo stoccaggio dei prodotti petroliferi. 

Il ministro delle risorse naturali del Quebec, Pierre Moreau dice che la sicurezza della persone, delle cose e la protezione dell'ambiente vengono prima di ogni altra cosa.

La decisione e' stata presa dopo una serie di consultazioni pubbliche nel Quebec e verra' inscritta nel cosidetto Petroleum Resources Act.  Oltre al divieto del fracking ci sara' anche il divieto di trivellare in laghi e fiumi, e verranno fortemente ristrette le zone dove anche l'esplorazione per idrocarburi sara' vietata, fra cui zone urbane.

Sara' vietato trivellare in tutti i siti delicati ed ad alta densita' abitativa, con una zona di esclusione di un chilometro tutt'attorno.  In altre localita' ci sara' invece un divieto trivellante di un chilometro da ogni scuola, ospedale, casa ed ufficio pubblico.

E' tanto, e' poco? A ciascuno il proprio parere. Di certo e' che qualsiasi passo in avanti e' un buon passo, ma che se vogliamo salvare l'unico pianeta che abbiamo, la soluzione e' zero fonti fossili.





Friday, April 27, 2018

Corea del Sud: terremoto di magnitudo 5.5 da fracking per geotermia













“It would be a very a remarkable coincidence 
if this earthquake were to be unrelated 
to the activity at the site, 
given that it occurred so close to it. 
My own personal view is that it is highly likely there is a connection.”

Robert Westaway, Glasgow University



E' successo il 15 Novembre 2017, presso la citta' di Pohang, in Corea del Sud.

Un terremoto di magnitudo 5.5 ha sconvolto la zona, non abituata a tremori simili. E infatti non c'erano tracce di scosse cosi' forti in questo angolo di Corea fino ad allora.

Sono rimasti feriti in 82, e decine e decine di edifici sono stati danneggiati.
E' stato il secondo terremoto piu' forte della storia della Corea. 

E adesso un articolo su Science, appena pubblicato, dove viene avanzata la possibilita' che questa scossa sia dovuta alle trivelle. Per la precisione al fracking, cioe' all'iniezione ad alta pressione di liquidi e composti chimici per "fratturare idricamente" la roccia, spaccarla, e far uscire gas o altre sostanze dalle piccole cavita' di roccie porose chiame scisti.

Solo che in questo caso non si voleva raccogliere gas metano e nemmeno petrolio da queste cavita' ma fluidi e vapori utili per creare energia geotermica.

In quetso caso, sono state iniettate sottoterra migliaia e migliaia di liquidi per fare fratturazione idraulica, a circa 4 chilometri sotto la crosta terrestre. Il fracking e' sato effettuato fra gli inizi del 2016 e il Settembre 2017, un anno e mezzo circa.

Pohang non e' lontata dai siti trivellanti.

Vivono qui 500mila persone.

Dopo due mesi, voila', il terremoto e lungo il corso di due settimane, altre 46 scosse di assestamento. Tutti i terremoti sono avvenuti a meno di due chilometri dal sito del fracking. Tutte le scosse avevano epicentro alla stessa profondita' delle iniezioni per il fracking.

Le correlazioni spazio-temporali sono veramente troppo apparenti da poter essere ignorate.

E poi ci sono immagini da satellite che confermano che il terremoto principale, quello di magnitudo 5.5, ha sollevato la terra di circa 5 centimetri. La zona prima delle scosse del 2017 non era considerata sismica.

Oltre all'articolo menzionato in alto, ce ne sono altri, di altri gruppi, che arrivano alla stessa conclusione: c'e' stata la mano dell'uomo nello stimolare questo terremoto, il secondo piu' forte della storia recente della Corea. 

Le inieizioni di materiale trivellante da fracking causa trivelle per due motivi: uno perche' vengono lubrificate le faglie naturali, favorendo i movimenti sotterranei, e due perche' si possono creare squilibri in zone di equilibrio precario, favorendo movimenti in una direzione o in un altra.

Ma come si fa a decidere se un terremoto e' "naturale" o "indotto"?   Gia' nel 1993 due sismologi americani, i padri della sismcita' indotta, Scott Davis and Cliff Frohlich pubblicano un elenco di sei criteri base. Fra questi, il fatto che, ovviamente, terremoti e siti disturbati dall'uomo siano vicini nello spazio e nel tempo.

Nel caso di di Pohang pero' mancano un criterio: ci sono due mesi fra la fine delle trivelle e l'inizio delle scosse. Secondo gli autori questo e' probabilmente causa di alcune reazioni chimiche stimolate dal fracking che hanno fatto dissolvere la roccia sottostante, rompendo gli equilibri esistenti, e portando a movimenti forti. Le reazioni chimiche non sono state immediate, ma c'e' voluto del tempo, portando a questi ritardi nelle scosse.

Un altro aspetto inquietante dei terremoti di Pohang e' che siccome la stimolazione iniziale non era sufficente, hanno pompato sempre di piu' le pressioni dei fluidi da fracking, e alla fine, aumenta aumenta, non solo e' stato generato fluido geotermico, ma pure i terremoti. In una citta' di 500mila persone!

Che fare?

Certo la prima cosa e' non trivellare, per fluidi geotermici, per petrolio, per gas, per qualsiasi cosa vicino a centri abitati.  E questo specie perche' non e' ben chiaro quale sia la relazione fra fluidi  da fracking pompati sotto terra e l'energia rilasciata. E poi, il buon senso ci obbliga sempre a pensare di trovare energia piu' sana, che non abbisogni di fare buchi in profondita' e che sia associata a tutti questi rischi.

Perche' racconto questa storia? Perche' ci insegna tante cose.

Perche' anche se e quando crediamo di conoscere e di poter prevedere la natura, lei ci mostra che non e' cosi, e siamo dei presuntuosi a pensare di poter sempre vincere noi. La natura segue le sue leggi e i suoi criteri, e se stuzzicata, risponde. Alla fine a pagare il prezzo non sono stati gli ingegneri o chi trivellava, quanto quelle 82 persone rimaste ferite, e tutto il paese di Pohang preso dalla paura e con gli edifici inagibili.

Perche' e' stata qui l'ingordigia di chi trivellava che ha aumentato le pressioni dei fluidi da fracking finche' non sono riusciti ad arrivare all'obiettivo, senza chiedersi se potevano esserci conseguenze, se era il caso di fermarsi, se davvero questo fluidi geotermico gli serviva cosi tanto da mettere a rischio una intera citta'. 

Perche' l'area era non sismica e l'azione dell'uomo ha portato ad un terremoto di magnitudo 5.5.

Perche' come sempre, occorre far tesoro delle esperienze degli altri.

L'Italia come Pohang e' densamente popolata. Ma differenza di Pohang e' sismica, tutta. A differenza di Pohang ha una storia archiettonica datata, che la rende piu' fraglie e delicata.  Non possiamo assolutamente permetterci di bucare e stimolare e pompare materiale da e nel sottosuolo in questa nazione.

Tutte queste tecniche di super-sfruttamento del sottosuolo un giorno portano il conto,
e la domanda e' sempre: cui prodest?








Saturday, March 24, 2018

Il Texas che sprofonda dopo ottant'anni di trivelle -- subsidenza di un metro, terremoti e voragini






















Human activities of fluid (saltwater, CO2) injection for stimulation of hydrocarbon production, salt dissolution in abandoned oil facilities, and hydrocarbon extraction each have negative impacts on the ground surface and infrastructures, including possible induced seismicity.

Lu and Kim, Scientific Reports, 2018 



This region of Texas has been punctured like a pin cushion 
with oil wells  and injection wells since the 1940s 
and our findings associate that activity with ground movement.


 

Negli anni ottanta in Texas iniziarono a formarsi strane "formazioni geologiche".

Erano delle buche, delle "sinkholes", una specie di pozzetti che sembravano naturali, dal diametro di varia dimensione, e non troppo profondi.

Con il tempo pero' queste sinkholes sono diventate piu' grandi, piu' cattive, piu' numerose. Pentole di Gargamella in continua crescita sparse un po' dappertutto. Alcune hanno iniziato a unirsi, e intere citta' hano temuto o temono ancora di essere ingoiate da quelle che ora sono diventate gigantesche voragini.

Un recente studio mostra che le sinkholes, i terremoti, la subsidenza sono tutte collegate fra loro in una vasta area del Texas, di circa 10mila chilometri quadrati, grande come l'Abruzzo. La zona sta letteralmente sprofondando. L'attivita' sismica un tempo sconosciuta, diventa sempre piu' intensa.

Di chi e' la colpa?

Che domande.

L'area e' stata trivellata a piu' non posso, e questo e' il risultato.

A delineare il legame fra la terra che si abbassa, e che si riempe di sinkholes non e' la D'Orsogna, quanto il geofisico Zhong Lu della Southern Methodist University di Dallas che assieme al suo collega Jin Woo Kim hanno eseguito lo studio appena pubblicato su Scientific Reports.

Zhong Lu lo dice chiaramente:

The ground movement we're seeing is not normal. The ground doesn't typically do this without some cause.

E cioe' che un area grande quanto l'Abruzzo non sprofonda in 80 anni senza motivo. E il motivo sono le trivelle.

Lu e Kim hanno messo a raffronto i dati della produzione di petrolio e di gas fra il Novembre 2014 e l'Aprile 2017,  con i movimenti della terra, la subsidenza e i terremoti ed hanno concluso che quella che chiamano "instabilita' epocale" e' frutto di decenni di sfruttamento petrolifero e di tutte le reazioni geologiche a catena che si sono susseguite sottoterra nel corso degli anni.

E questo vale per un area di circa 10mila chilometri quadrati, quattro contee e sei citta' che si stanno abbassando in modo impressionante.

Nella citta' di Pecos il numero di terremoti era zero prima del 2012; adesso sono frequenti. Nella citta' di Wink ci sono due sinkholes che mettono paura a tutto il paese e che si spostano, si allargano e si contraggono in parallelo con l'attivita' umana.. In alcune localita' si arriva a un metro di subsidenza.

Ovviamente il tutto rappresenta un pericolo per residenti, per la stabilita' delle strade, ferrovie, dighe e tutta l'infrastruttura costruita. Inclusa l'infrastruttura petrolifera, gli oleodotti in primo luogo.

Nessuno sa come intervenire.

E questo perche' una volta messi in moto questi processi, nessuno sa e puo' fermarli, perche' la natura va avanti per conto suo.

I ricercatori dicono che hanno considerato "solo" un'area di 10mila chilometri quadrati ma che se avessero esteso le loro ricerche su un area piu grande di quella attuale sono sicuri che avrebbero trovato movimenti di terreni collegati ad oil and gas anche li.

E cosi il gruppo del professor Lu promette di continuare i propri studi sulla subsidenza.


Thursday, July 6, 2017

Zibido, Milano. La Sound Oil fallisce: trivellano, il gas fa schifo, e vanno in Marocco




“Badile remains the largest and most strategic asset in our portfolio with an independently assessed best case estimate of 178 Bscf equivalent. The gas produced from Badile (following a successful exploration well and production concession award) would feed in to the energy hungry domestic market in Italy which has maintained pricing resilience against a backdrop of falling commodity prices.”

James Parsons, CEO Sound Oil 2015 

"The likely sub-commercial volumes at Badile are of course a disappointment”

 James Parsons, CEO Sound Oil 2017



La parola che usano e' "sub-commerciale", cioe' inferiore a quanto necessario per essere commercializzato.

Siamo a Zibido San Giacomo, in Lombardia, alle porte di Milano dove esiste una concessione petrolifera gestita dalla Apennine Energy, filiale italiana della Sound Oil, con sede a Londra. E' una ditta piccola, che viene quotata presso l'AIM, la Alternative Investment Market, il "sub-mercato" inglese per ditte minori, con regolamentazioni piu' leggere e con maggior rischi per gli investitori.

Questa Sound Oil decide di venire in Italia a trivellare nei pressi dei campi di Villafortuna-Trecate, dove l'ENI gia' tira fuori idrocarburi da tempo. Pensano che sia facile fare il salto di qualita' e cosi rilevano dall'ENI il permesso di Badile e di Zibido non lontano da Villafortuna-Trecate.



Andranno ora in Marcocco. Le azioni sono crollate del 26%. Hanno tolto pure la webcam.

C'e' un po di amaro in bocca. Intanto sarebbe stato intelligente se le autorita' italiane, dalla regione Lombardia al governo di Roma, avessero fatto tesoro di tutti i segnali delle alte probabilita' di insuccesso, invece che lasciarli trivellare un area verde, essenzialmente per niente. Chi controllera' che il ripristino sia fatto a regola d'arte?

La cosa piu amara pero' e' che gli attivisti dell'"Associazione Cittadini Zibido San Giacomo", guidata da Matteo Macchiarulo e Vincenzo Lepori, aveva fatto ricordo al TAR contro Moirago 1-dir per tutti i motivi di cui sopra. Ma il tribunale non solo diede ragione ai petrolieri, ma condanno' l'associazione a pagare piu di 7,500 euro in parte alla regione Lombardia e in parte alla Apennine Energy/Sound Oil.

L'associazione secondo il TAR non era legittimata a presentare ricorso perche' non avendo soci iscritti, non era rappresentativa della comunita' locale!

Sara', ma alla fine, fra regione, governo, TAR e petrolieri, e' stata solo l'associazione a vederci giusto.

Spero che questi soldi possano essere loro perdonati.
Sono tanti per una piccola comunita' che aveva ragione.





Monday, February 27, 2017

I materiali radioattivi e altra monnezza usata nei pozzi di petrolio e di gas

Cosa sono? Sorgenti radiattive usate nelle miscele trivellanti petrolifere. Non sempre, non tutte allo stesso momento, ma tutte queste sostanze, in modi e in tempi e in pozzi diversi, sono usati dai signori delle trivelle.

Cosa ci fanno?

Beh, i petrolieri li usano per misurare tutto cio' che e' collegato alle caratteristiche fisiche del petrolio, dalla densita' dei fluidi, alla loro mobilita'.  In un certo senso aiutano a "visualizzare" il petrolio grazie al decadimento temporale della radioattivita' che e' collegato alle caratteristiche del petrolio.

Ad esempio le sorgenti di cesio 137 una volta iniettate rilasciano raggi gamma ad alta energia. La loro attenuazione dipende dalla densita' del materiale in cui sono rilasciati, e quindi il modo in cui questi segnali radioattivi si smorzano nel petrolio da una idea di quanto denso sia il petrolio stesso.

Siccome la densita' del petrolio e' collegata alla sua qualita', ecco che i materiali radioattivi diventano utili per capire se il petrolio e buono o fa schifo.

Il cesio 137 e' usato nell industria del petrolio e del gas dal 1965, cioe' non da ieri. 

Miscele di americio-berillio invece sono usate dal 1950 per valutare la porosita' della roccia. E poi ci sono materiali in polvere e in forma granulare che servono per tracciare il movimento delle masse petrolifere. Lasciano delle scie mentre si muovono.

Circa il 15% delle miscele petrolifere usate negli USA per stimolare pozzi vecchi contiene materiale radioattivo.

In teoria per usare queste sostanze ci vuole personale specializzato e tutta una serie di permessi per il trasporto e l'accesso a queste miscele radioattive perche' sono pericolose. Ovviamente l'idea e' che se usate correttamente -- e cioe' sigillati durante il trasporto e rilasciati a dosi minime solo durante le fasi di ricerca e di estrazione di petrolio, a centinaia o migliaia di metri sotto la crosta terrestre --  non dovrebbero esserci rischi per la popolazione o per i giacimenti di acqua sotterranei.

Se usate correttamente.

Oltre a queste sostanze usate dall'uomo e iniettate sottoterra, ci sono i materiali radioattivi naturalmente presenti sottoterra e che vengono riportati in superficie. Fra questi: l'uranio, il thorio, il radio, alcuni isotopi di potassio e di piombo e i loro sottoprodotti di decadimento.

Non lo dice la D'Orsogna. Lo dice l'Ente di Protezione Ambientale degli USA, l'EPA.

Questo materiale radioattivo che la natura ha cosi ben pensato di tenere sottoterra, e' spesso disciolto nell'acqua di scarto -- l'acqua di produzione --  che naturalmente e' presente nei giacimenti di petrolio.  E quindi, uno tira su il petrolio e nolente o volente tira su anche acqua di produzione e la radioattivita' naturalmente disciolta. A volte ce n'e' di piu', a volte di meno.

Anzi, siccome il processo estrattivo concentra la radioattivita' naturale sottoterra e li riporta in superficie questa monnezza ha un suo nome proprio: Technologically Enhanced Naturally Occurring Radioactive Material -- TENORM.

Negli USA uno studio del 2000 mostrava che i petrolieri avevano prodotto 150mila metri cubi l'anno di monnezza da attivita' convenzionale - di cui il 30% circa contaminato dalla radioattivita'. In generale per ogni barile di petorlio prodotto in modo convenzionale ce ne sono dieci di monnezza per i pozzi convenzionali.

Per quanto riguarda la monnezza da trivelle non-convenzionali -- il fracking, quando occore "idraulicamente" fratturare la roccia, la monnezza prodotta e' di 2 miliardi di metri cubi l'anno. 
Queste sono cifre dei petrolieri stessi, visto che le fornisce l' American Petroleum Institute. 
Qui la maggior parte della radioattivita' arriva dal radio fra cui il radio-226 e il radio-228. 

La radioattivita', e le altre componenti radioattive variano da stato a stato, perche' le geologie possono essere diverse. Ad esempio, in Mississippi il 90% dei pozzi ha radioattivita' instrinseca. In Colorado quasi nessuno. Alte le concentrazioni in Texas e Louisiana. Basse in Calfiornia e Kansas.

E dove finisce questa radioattivita'?

Buona domanda.

Negli USA gli impianti di depurazione non sono obbligati a fare test di radioattivita'.

Il New York Times nel 2011 misuro' livelli di radio oltre mille volte il limite consentito nell'acqua vicino ai pozzi di gas. 

"Overview of Exploration and Production: Waste Volumes and Waste Management Practices in the United States" prepared for The American Petroleum Institute by ICF Consulting, May 2000.