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Saturday, January 19, 2019

Oleodotto esplode in Messico: 66 morti, 85 dispersi




Siamo a Tlahuelilpan, cento chilometri a nord di Citta' del Messico. Una esplosione di un oleodotto PEMEX ha portato alla morte di almeno 66 persone, 76 feriti e 85 dispersi, venerdi 18 Gennaio.

L'incendio ancora arde.

L'oleodotto portava petrolio dal golfo del Messico alla citta' di Tula, piu' a nord di Citta' del Messico e di Tlahuelilpan.
 
A sentire i rapporti di PEMEX, Petroleos Mexicanos, la ditta statatle di petrolio messicano, l'esplosione e' dovuta a fessure create illegalmente lungo il suo percorso da ladri di petrolio.  
Inzialmente c'e' stata la rottura dell'oleodotto, con petrolio sparato in cielo, poi si e' creata una folla festiva attorno allo scoppio per assistere alla pioggia nera che scendeva giu'. Cosi' quando l'oleodotto e' scoppiato, due ore dopo, tanti e troppi sono stati i morti, i feriti, i dispersi.  

In 21 sono morti sull'istante, altri sono invece morti successivamente.

Il Messico ha da poco un nuovo presidente, Andres Manuel Obrador in carica dal 1 Dicembre 2018, che si e' rivolto alle persone chiedendo loro di non infierire e di non cercare di prendere altro petrolio dall'oleodotto esploso.

Si parla di circa 12,581 buchi negli oleodotti del paese nei soli primi dieci mesi del 2018, creati per portare via petrolio e benzina con secchi, bottiglie di plastica e bidoni. Si tratta di una perdita economica per il Messico di circa 3 miliardi di dollari l'anno, e contro il quale Obrador ha dispiegato 3200 marines per monitorare la faccenda.

E infatti questi scoppi non sono rari: un altro ci fu una settimana fa nel vicino stato di Queretaro, presso la citta' di San Juan del Rio, ma li non ci furono vittime perche' non si formarono folle festeggianti.

Il caos pero' continua: la gente povera continua l'assalto agli oleodotti, il governo ne chiude alcuni per controlli e ripari o per monitorare lo stato dei furti, le file diventano lunghe, la gente si arrabbia, le gang dei furti del petrolio riesce a farsi voler bene, regalando il petrolio e usando le persone come senitnelle.

Insomma, tipiche scene di poverta e disperazione, con un contorno di petrolio; succede anche in Nigeria.

Ora uno dira': se la sono cercati perche' lo scoppio e' stato a causa del contrabbando di petrolio. Certo e' vero. Ma e' anche vero che occorre che le ditte di petrolio siano vigili sulla loro infrastruttura, e che questo tipo di attivita' in cui il petrolio-denaro scorre in un paese senza niente in cambio per i residenti favorisce l'illegalita', specie nei territori poveri.

La PEMEX quanto ha investito negli anni per la sicurezza? Per la manutenzione? Per i territori? Per l'istruzione alle persone che, come minimo, giocare con gli oleodotti e' pericoloso? 

Quante fessure ci sono causate dall'uso e dal logorio?

E' questa un'altra manifestazione del paradigma: profitti per pochi, briciole e morte per gli altri.
Meglio il sole, che non si puo' bucare. 




Thursday, January 17, 2019

Matteo Salvini: trivelli casa sua per primo


Matteo Salvini si sveglia ora petrol-favorevole, ed esordisce cosi:  “Non si può dire ‘no’ a tutto e andare in giro con le candele”.

Intanto, caro Matteo, se trivelliamo quelle candele le dovremo portare tutte al cimitero - della morte
ambientale e civile.

Seguendo stupidi luoghi comuni, il nostro ministro dell'interno dice

 “Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti. Di tutto il resto si può discutere, ma con i soli ‘No’ non si campa”. 

E infatti io dico si!

Dico si al sole, al vento. Dico si ai trattati di Parigi. Dico si agli investimenti per il risparmio energetico. Dico si alle automobili elettriche. Dico si alla vita sana e onesta. Dico si all'energia che davvero abbiamo in Italia e non ai miraggi petroliferi che stanno solo nei petrol-sogni dell'ENI. Dico si alla democrazia sana. Dico si alle territori liberi dall'inquinamento, dalla paura del terremorto, del terreno che spronfonda o dei mari che erodono.

Dico si al futuro! 

Interessante che il nostro Matteo dica queste cose in Sardegna, teatro di tante petrol-battaglie che hanno scacciato i petrolieri da dove sono venuti.
 
Ovviamente non puo' che metterci bocca Matteo Renzi, che e' meglio che si va a nascondere per il modo osceno in cui il suo governo ha approvato quasi tutte le trivelle sottomesse al suo ministero dell'ambiente. Non c'e' stata una trivella che non gli sia piaciuta.

Meglio che taci, Renzi e che per un po, o per di piu' ancora, ti metti nel dimenticatoio che ci fai piu' bella figura, assieme a quegli altri galantuomini dell'ambiente dal nome Gianluca Galletti e Dario Franceschini.

Ma torniamo a Matteo Salvini.

Intanto, solo tre anni fa Matteo Salvini era contro le trivelle nel nostro paese. Interessante che si facesse fotografare con cotanta maglietta solo perche' al tempo era all'opposizione e la Lega in teoria. difendeva i territori.

Cosa e' successo? Si e' andati al governo ed ora la petrol-persuasione dell'ENI o i petrol-euro hanno iniziato a fare gola?

Qui occorre riconoscere un importante principio, caro Matteo Salvini. Nessuno di noi nasce come signore o signora del no.

Tutti noi attivisti, da Ravenna a Carpignano, da Arborea a Monopoli, da Ragusa a Ortona siamo persone che prima di tutto vogliamo il si all'aria pulita, alle democrazie non corrotte, ai mari puliti, alla natura vivente.

Tutti noi ci siamo messi li a studiare le carte, a rompere le scatole a tutti i politici di qualsiasi colore politico non perhce' non abbiamo niente da fare, ma perche' era importante capire, e darsi da fare *prima* che le trivelle arrivassero, in modo da non fare la fine di Viggiano o di Porto Marghera.

Siamo dunque quelli del si alla vita e non del si alla morte civile ed ambientale petrolifera.
 
Se lei vuole fare qualcosa di buono: legga le carte, ascolti parli con la gente che *deve vivere* vicino alle trivelle, e poi capira', e anzi, credo che lei sarebbe il primo a dire di no al petrolio nei mari e nelle campagne dove lei stesso vive o va al mare.

Che cosa triste vedere l'Italia governata in modo cosi approssimativo. Ho sempre pensato che a comandare ci dovesse andare gente colta, intelligente, studiosa, critica, e non sempliciotti o canne al vento.



Friday, November 16, 2018

Spagna: 100% rinnovabile nel 2050, zero sussidi alle fossili, zero nuovi permessi petroliferi



 
Spain shows that the battle against climate change is deadly serious.
 Intanto, in Italia il M5S fa convegni al senato con i negazionisti!


Mentre che in Italia approviamo leggi spandi veleni nei terreni in nome dell'emergenza, e si invitano personaggi di dubbio valore a negare i cambiamenti climatici in Senato, ecco cosa succede in Spagna, non lontano da noi, e dai nostri politici dalla stella ambientale decadente.

La Spagna ha infatti lanciato un ambizioso programma per diventare 100% rinnovabile, e per decarbonizzarsi.

Hanno pensato a tutto, con ambizione, coraggio, lungimiranza, intelligenza.

Un esempio per tutti.

Gli ultimi dati (2014) gia' parlano di una Spagna che va al 42.8% di energia elettrica rinnovabile.
Adesso si vuole appunto arrivare al 100% su un periodo di 30 anni. I livelli di emissioni di CO2 sono programmati per calare del 90% rispetto al 1990, e nei prossimi 10 anni verranno generati 3 GW nuovi di energia elettrica solare ed eolica.

Saranno vietate tutte le nuove licenze petrolifere, di sfruttamento e di ricerca di idrocarburi con o senza fracking; e il 20% del budget nazionale sara' usato per misure che siano utili a constrastare i cambiamenti climatici. Il denaro destinato a tale scopo aumentera' a partire del 2025. Le automobili a benzina saranno vietate dal 2040.



Il programma spagnolo e' stato ampiamente lodato in tutto il mondo: Christiana Figueres del panel delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici dice che l'esempio spagnolo e' un eccellente esempio di una nazione che ha aderito e si e' impegnata nel concreto dopo gli accordi di Parigi del 2015.

Laurence Tubiana che ha aiutato a scrivere i testi di Parigi, dice che e' un programma ispirazionale e rivoluzionario.

E' un programma con obiettivi a medio e lungo termine, ci sono incentivi, e si prevede transizione anche per il personale tecnico e per i lavoratori.

Per esempio ci sara' un pacchetto da circa 300 milioni di euro per la chiusura di tutte le miniere di carbone nel paese, per incentivi, pre-pensionamenti, riqualificazione del personale e per la riqualifica ambientale.

E' stata tolta la cosiddetta tassa sul sole che aveva frenato la crescita delle rinnovabili, e anzi il mandato e' che ora si arrivi al 35% dell'energia elettrica entro il 2030; e cosi pure l'efficenza energetica che dovra' migliorare del 35% pure lei entro il 2030.

Cioe' piu' energia green e piu' energia intelligente.

Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. Ma il punto e' che osano, che ambiscono, che non si nascondono dietro foglie di fico, che ci provano. Non si fanno mettere in paralisi da quelli della Repsol o da altre petrolditte.

Io posso solo dire che dopo quasi sei mesi di governo, i ministri e i senatori italiani in tema di ambiente hanno veramente fatto cadere le braccia, e ancor di piu' visto tutto il bel parlare degli anni passati.

Perche' quelli del M5S non sono stati capaci di convincere, parlare, spiegare, coinvolgere la gente e gli altri politici della Lega su quanto importante sia proteggere l'ambiente?  Dove e' stato lo sforzo *vero* di tutti quelli che si sono riempiti la bocca su ILVA, TAP, petrolio, natura? Perche' sono capitolati senza neanche davvero provarci?

Davvero la poltrona era gia' cosi comoda, subito subito?

Personalmente sono del parere che tutto si puo' se lo si vuole, e sui temi di cui sopra non lo si e' voluto abbastanza.

Caro Sergio Costa, dove sei?

Invece di fare convegni con i negazionisti del clima, perche' non fare le leggi per eliminare il piu' possibile le fonti fossili dalla nostra nazione?  Non si sa. 

Ah, il nobile coraggio della coerenza e della convizione;
questa sconosciuta.





Thursday, October 18, 2018

Nigeria: Scoppia oledotto e muoiono in sessanta, forse in duecento









La conta dei morti non e' ancora completa. Reuters parla di sessanta morti, la stampa locale di duecento. E poi ci sarebbero almeno una trentina di ustionati gravi, e molti altri feriti, tutte vittime dell'esplosione di un oleodotto gestito dalla Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC). Sono anche andate distrutte delle case.

Non e' ben chiaro cosa sia successo. 

Le fonti ufficiali parlano di possibile sabotaggio allo scopo di rubare petrolio - una sorta di furto andato male. I residenti pero' parlano invece di un oleodotto difettoso da anni, per il quale la manutenzione era un optional. La NNPC, ditta di stato, viene accusata di negligenza e di avere pompato petrolio in un oleodotto vecchio, abbandonato da tre anni.

Della serie: piu' facile dare la colpa ai residenti piuttosto che fare mea culpa da parte del governo. Temo che non sapremo mai davvero cosa sia successo, se non che ci sono stati tanti morti.

Siamo in localita' Ososioma, vicino alla citta' meridionale di Aba, in Nigeria.

L'oloedotto in questione convogliava petrolio dalla raffineria di Port Harcourt fino ad Aba ed era parte di un sistema integrato, detto System 2E che pompava petrolio verso il sudest e il nord del paese. A Port Harcourt ci sono due raffinerie che operano al di sotto della loro capacita' usuale, a causa della crisi dei mercati energetici.

Ovviamente non e' la prima volta che scoppiano oleodotti in Nigeria con conseguenze catastrofiche.  L'esplosione piu' grave fu venti anni fa, nel 1998 quando un oleodotto nel Niger Delta uccise piu di mille persone; nel 2006 un altro incendio ne uccise 269. A volte gli scoppi si scatenano dopo la manomissione degli oleodotti, quando la gente e' radunata attorno per prendere quanto piu' petrolio possibile, amplificando il conto delle vittime.

Ovviamente ignoranza, disperazione e poverta' fanno da corredo a queste storie, in cui invece di allertare le autorita' del petrolio che perde, degli oleodotti sabotati, e dei piccoli incendi collegati, la gente cerca di avvantaggiarsene finche' non ci lasciano le penne.

Ma e' anche vero che e' necessaria maggior sicurezza, e che sia il governo nigeriano -- coperto da petroldollari, crisi o non crisi, ed i colossi internazionali, Shell ed ENI in primis che hanno distrutto questa nazione assieme ai politici nigeriani, dovrebbero investire di piu' nella manutenzione e nei controlli, alla ricerca di pericoli causati dai vandali, dall'usura e dalla corrosione.

Per ora si continua a litigare sul numero dei morti. 






Saturday, July 14, 2018

L'Irlanda diveste da tutte le fonti fossili - e' la prima nazione del mondo a farlo






Eccoci qui.

L'Italia detiene ancora il 30% delle azioni dell'ENI ed e' ancora inguaiata con il petrolio. Noi non lo sappiamo, ma sono sicura che quel 30% condiziona molte delle nostre scelte a livello di nazione, delle nostre politiche, del coraggio (o mancanza di coraggio) dei nostri politici.

Questa melassa politica-petrolio era evidente sotto il governo Renzi, e di tutti i governi prima di lui, con i ministri di ogni colore che hanno per lo piu' approvato tutte le trivelle possibili, a meno che non ci siano state eroiche resistenze e scandali popolari fra la gente.

Per il governo attuale e' ancora presto da dire, ma il fatto che il Ministro Sergio Costa non abbia, che mi risulta, detto ancora una parola sulle trivelle, mi preoccupa non poco e mostra che davvero si fa bene a temere che l'ENI strangola la nostra democrazia. 

Invece dalla piccola Irlanda una grande bella notizia.

Una legge che fa si che piu di 300 milioni di euro in azioni di 150 ditte di petrolio, gas e carbone saranno vendute il piu' presto possibile.

La legge definisce una ditta "fossile" se il 20% dell suo introito arriva dall'esplorazione, sfruttaemento o raffinamento di fonti fossili; se una di queste ditte inverte il suo focus e cade sotto questo limite del 20% gli investimenti possono continuare.

L'Iralanda cosi' diventa la prima nazione del mondo a divestire dalle fonti fossili secondo una legge passata con il supporto di tutti i partiti.

Tutti i partiti.

Tutti i partiti.

La nazione nel suo complesso ha circa 8 miliardi di euro in fondi di investimento nazionale, e la legge da 5 anni di tempo per completare la vendita.

La Norvegia ha fatto lo stesso, divestendo il suo fondo pensionistico dalle fonti fossili, ma solo con il carbone. Non sanno ancora cosa fare con le azioni che detengono di petrolio e del gas. E come potrebbe essere altrimenti, visto che lo stesso fondo di investimenti pensionistici e' figlio del petrolio!

E cosi quello che sembrava un micro movimento ha preso piede e sono tanti i piccoli e grandi enti che hanno aderito, chiese, scuole, cittadine. E ora il governo d'Irlanda.

E anzi, Thomas Pringle il parlamentare irlandese che ha introdotto la legge dice che il movimento di divestimento mostra al mondo intere che occorre agire e pensare il grande per fermare la catastroficita' dei cambiamenti climatici. Dice che occorre guardare al dila' dei ritorni economici a breve tempo del mercato.

Dovremmo tutti seguire l'esempio dell'Irlanda, e fare molto di piu' per questo martoriato pianeta.

Io sarei contenta gia' se Costa annunciasse che l'Italia non rilascera' piu' nessun tipo di licenza petrolifera sul suolo, sottosuolo o nei mari d'Italia.

Non e' difficile, basta solo volerlo.

Thursday, July 12, 2018

Il Congo apre il Virunga alle trivelle, foresta dei gorilla e patrimonio dell'umanita' UNESCO












E' una notizia triste, che sa tanto di "perdona loro perche' non sanno quello che fanno".

Il governo della repubbica democratica del Congo ha deciso di aprire due parchi nazionali alle trivelle. Ci vivono qui specie a rischio di estinzione, fra cui i gorilla di montagna. 

Di uno di questi parchi abbiamo gia' parlato: e' il Virunga, il parco nazionale storico del Congo. L'altro si chiama Salonga. Insieme rappresentano una buona parte del Congo Basin che e' la seconda piu' grande foresta tropicale del mondo.

Sono entrambi siti UNESCO. Per ricorda il 1988 sono i gorilla del film "Gorilla in the Mist" con Dian Fossey, la conservatrice della natura che ha trascorso la sua vita fra i gorilla poi uccisa dai bracconieri.

Vivono qui oltre ai gorilla, elefanti di foresta, scimpanze' e pavoni, tutte varianti che non esistono in altre parti del mondo.

Ovviamente non c'e' che da rabbrividire a questa notizia, perche' saranno messi in pericolo animali gia' a rischio, perche' ci sara' un altro po' di uccisione di biodiversita' sul pianeta, e per l'enorme quantita' di CO2 che verra' immessa in atmosfera. Senza contare l'abbattimento di alberi per far spazio a trivelle, tubi e impianti di petroliferi.

La cosa triste e' che nel Virunga, parco coperto di foreste e di vulcani vive la meta' della popolazione dei gorilla di montagna.

Chi e' che trivella qui?

La compagnia inglese Soco International che ha gia' trivellato nel passato, anche se la licenza e' scaduta nel 2015.

Ma il governo del Congo vuole piu' petrolieri e cosi dicono che in realta' e' possibile trivellare ovunque nel paese perche' saranno attenti a piante ed animali.

Come se fosse possibile!

E cosi, hanno semplicemente declassificato il 21.5% del Virunga da parco a zona trivellabile. Fanno 1700 chilometri quadrati.

La cosa ancora piu' triste e' che in realta' la popolazione dei Virunga e' in lenta, lentissima ma esistente crescita. 

Nel 2010 infatti c'erano qui solo 480 gorilla, mentre nel 2016 erano 604. E' stato uno lungo processo di conservazione, partito nel 1981 quando i gorilla erano al loro minimo storico, 242 esemplari.

C'e' stato un tempo in cui si pensava che i gorilla non sarebbero arrivati al nuovo millennio.

Grazie al sacrificio personale di tante persone, incluse le 170 guardie forestali morte per proteggere i gorilla, grazie alla fama di Diane Fossey e alla fondazione creata dopo la sua morte per aiutare le comunita' locali in modo che i gorilla siano visti come una opportunita' da vivi e non da morti, in qualche modo sono sopravvisuti.

E adesso arriva Mr. Petrolio a sfasciare tutto. 


Wednesday, October 4, 2017

La Scozia vieta il fracking












Altre nazioni o regioni che hanno vietato il fracking:

Francia
Bulgaria
Germania
Scozia
Vermont (USA)
Maryland (USA)
New York State (USA)
Victoria (Australia)
Cantabria (Spagna)

Il governo di Scozia ha annunciato che la pratica del fracking sara' totalmente vietata a causa della contrarieta' della stragrande maggioranza della popolazione.

In Scozia era gia' dal 2015 che esisteva una moratoria temporanea. Adesso la pratica sara' vietata in maniera definitiva.

Ad annunciare l'iniziativa e' stato il ministro per l'ambiente di Scozia, Paul Wheelhouse che ha detto chiaramente che "the Scottish government will not support the development of unconventional oil and gas in Scotland."

Di fracking abbiamo parlato tante volte qui, e' essernzialmente una tecnica con cui si iniettano ad alte pressioni liquidi e sostanze chimiche per "fratturare la roccia" e lasciare che sprigioni il gas presente in piccole vacuita' che altrimenti non si saprebbe come recuperare. La parola fracking viene da hydraulic fracturing, appunto, fratturazione idraulica, perche' la si fa con composti fluidi "idraulici".
La roccia dove il fracking si applica, con tutte queste vacuita' si chiama shale, in italiano scisti.

Tutto bene? No, perche' nel fare tutto questo, spesso si frattura la roccia e si inquinano le falde idriche e si possono innescare terremoti.

E' per questo che tutte le persone di buon senso sono opposte al fracking.

E perche' dicono che vieteranno il fracking a causa dell'enorme opposizione della gente in Scozia?

Beh, perche' sono anni che protestano e che sensibilizzano. Hanno fatto un sondaggio a Maggio 2017 in cui circa il 99% dei rispondenti ha detto di essere contrario al fracking, specie in aree densamente abitate dove il fracking potrebbe esssere implementato.

E poi ovviamente ci sono le preoccupazioni piu' grandi: ogni grammo in piu di idrocarburi che continuiamo a consumare, fracking o non fracking, e' un altro passetto in avanti verso sempre maggiori effetti collegati ai cambiamenti climatici.

Le proposte per trivellare arrivano nel 2014 quando il British Geological Survey stima ben la presenza di ben 2.2 trillioni di metri cubi di gas in tutta la Scozia.  Fra i primi "volontari" del fracking in Scozia, la ditta Ineos e i suoi investitori cinesi di Petrochina. Ma datasi l'opposizione della gente, nel 2015 viene annunciata una moratoria temporanea.  Nel 2016 vietano anche la "gassificazione sotterranea del carbone", altra tecnica simile al fracking, solo che coinvolge appunto gli strati carboniferi da cui estrarre gas.

E oggi finalmente il divieto del fracking.

Tutt'altra storia in UK invece dove, malgrado le proteste, la ditta Cuadrilla sta facendo fracking esplorativo in  Lancashire, nonostante anni di proteste.

E in Italia?

In Italia c'e' questa specie di leggenda urbana secondo cui non e' necessario vietare il fracking perche' tale tecnica non si puo' attuare. In parte e' vero, ma e' anche vero che laddove anche solo pareva che si potesse fare ci hanno pensato e ci hanno pure fatto esperimenti.

Come faccio a saperlo?

Perche' credo di essere stata  la prima persona a scovare i progetti per fare fracking in Italia fra cui la Independent Respurces, quella dello stoccaggio gas in Emilia Romagna. Volevano fare fracking in Toscana. Altri ancora volevano applicare tecniche del tutto simili in Sardegna. Per Ombrina era prevista anche qui la stimolazione con metodi da fracking e di acidificazione. In Puglia ci sono stati gia' esperimenti. La Basilicata ha i suoi specialisti del fracking.

E quindi, quantomeno ci hanno pensato. E allora, per evitare ogni discussione, non sarebbe utile vietarlo anche in Italia?

Anzi, se fossi io a decidere, la prima cosa che farei e' di vietare non solo il fracking ma ogni forma di estrazione di idrocarburi nel suolo e nel mare d'Italia.

Fantascienza? Certo che no.

E' solo il coraggio di guardare al futuro.






Tuesday, May 23, 2017

La FIAT-Chrysler denunciata dal governo USA per imbrogli ai test d'inquinamento



Il giorno Martedi 23 Maggio 2017 il governo USA ha depositato denuncia contro la Fiat Chrysler di Sergio Marchionne accusandola di avere usato software illegale per far si che i suoi veicoli diesel passassero i test d'inquinamento. Succede tutto presso il Justice Department Environmental Enforcement Section nella corte del Michigan.

Familiare, no? 

Tutto questo succede qualche giorno dopo che la FIAT-Chrysler aveva proposto una modifica ai suoi software per "aggiustare" le cose.

Ma qui non siamo in Italia, dove si possono fare giochini e sperare di avere un governo comprensivo e generoso. 

Per tutta risposta, la FIAT-Chrysler, non certo un esempio di umilta', dice che sono delusi di tle azione e che si difenderanno contro queste accuse.
 
Quali accude? A Gennaio 2017, l'Environmental Protection Agency degli USA, una sorta di Ministero dell'Ambiente accuso' la ditta del CEO Sergio Machionne, di avere installato del software diverso da quello che avevano accordato con l'EPA stessa su 104,000 RAM pickups e Jeep Grand Cherokee dal 2014 al 2016.

Questo software, sempre secondo le accuse, sono capaci di evitare e/o di rendere inoperativi e/o difettosi i sistemi di controllo delle emissioni, causando l'emissione di monossido di azoto molto superiori rispetto a quanto legale. 

Un po come fatto con la Volkswagen.

La quale Volkswagen fini' con il pagare almeno 14 miliardi di dollari di multa e con molti dei suoi manager accusati di avere agito in maniera illegale.

E' in corso adesso negli USA una enorme campagna di buy back: la Volkswagen che si ricompra le sue auto non vendute e che nessuno vuole piu'.
La faccenda con la FIAT-Chrysler e' meno potente che con la Volkswagen, e non ci sono accuse per la modifica *intenzionale* di questi software.  Cioe' potrebbe essere che sia stato fatto senza malizia. Ma il punto e' che e' successo e che ora la FIAT-Chrysler deve risolvere il tutto. La causa' e vista come un modo per mettere pressione alla FIAT-Chrysler. 

Nel 2015-2016 furono vendute 50,000 veicoli diesel della FIAT-Chrysler. Nel 2017, dopo lo scandalo, quasi zero perche' mancano le certificazioni dell'EPA.

Cosa fara' la FIAT-Chrysler? 

Potrebbe ammettere le sue colpe ed avviare una campagna di richiamo delle vecchie macchine e di quelle nuove nelle concessionarie e che sono rimaste invendute come la Volkswagen; potrebbe negoziare con i clienti direttamente; potrebbe andare a processo e cercare di spuntarla.

Di certo non ci sara' mamma-governo-Italia a mettere le toppe a Mr. Marchionne e ai suoi Agnelli.

Monday, March 13, 2017

Ventuno ragazzi in tribunale contro Donald Trump e per il pianeta









"I have no doubt that the right to a climate system capable 
of sustaining human life is fundamental to a free and ordered society," 

Il giudice Ann Aiken, sulla decisione di consentire a 21 ragazzi di 
portare avanti la causa contro il govenro USA sui cambiamenti climatici. 



E' una causa, ed e' una causa vera presentata da 21 ragazzi di eta' compresa fra i 9 ed i 20 anni qui negli USA contro Donald Trump e l'industria del petrolio.

Si chiama Juliana v. United States e al centro del procedimento legale e' l'accusa secondo la quale il governo USA non sta salvaguardando adeguatamente i diritti umani dei giovani perche' non presenta azioni concrete per fermare i cambiamenti climatici.

Secondo i 21 le azioni di Trump e dei petrolieri violano i loro diritti costituzionali di "life, liberty and property."  L'idea e' semplice: chi paghera' maggiormente i costi dei cambiamenti climatici sono i giovani e non e' accettabile che i governanti attuali facciano poco e tardi per fermarli, mettendo a repentaglio il loro futuro, tanto piu' che i giovani non hanno voce in capitolo.

Dal lato suo Trump cerca di fare tutto il possibile per far decadere tale processo che dovrebbe essere discusso entro il 2017. Se fosse vittoriosa infatti, questa causa sarebbe la prima della storia americana a imporre ad un governo di "scettici" di abbassare le emissioni di CO2 e aiutare le comunita' a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. E Trump non vuole fare questo, quindi cerca di usare tutto il suo potere affinche'  la causa scompaia in un modo o nell'altro.

Non e' la prima volta che gruppi di ragazzi portano in tribunale i politici USA sul tema petrolio accusandoli di non fare abbastanza per garantirgli un futuro sano.  Anzi questa causa inizialemente era stata diretta contro Obama. Sebbene meno amico dei petrolieri di Trump, e sebbene ci sono stati dei gesti importanti da parte di Obama nella direzione giusta, Barack non ha fatto granche' per svincolare la nazione dal suo bisogno smodato di petrolio, gas e carbone. Certo ha vietato le trivelle nei mari d'Alaska e l'air gun in Atlantico, ma c'era bisogno di azioni molto piu' grandi e incisive.

Adesso che Obama non c'e' piu' la causa passa contro Trump.

Ma almeno Obama *ammetteva* i cambiamenti climatici.

Trump negando la scienza e l'evidenza dice che i cambiamenti climatici non sono un rischio e che non si sa esattamente chi li causa.

Addiruttura il capo dell'EPA, l'ente per la protezione ambientale degli USA, Scott Pruitt, vuole elimiare le leggi di Obama contro i cambiamenti climatici!!

E cosi il giorno 7 Marzo 2017, l'amministrazione Trump sottomette dei documenti dicendo che i ragzzi non hanno i l diritto a tale processo. Gia' ci avevano provato a Novembre 2016 quelli dell'amministrazione Obama, a fare dismettere la causa.

Allora il giudice disse che invece il procedimento legale era legittimo stabilendo il principio che si, cambiamenti climatici vanno ad impattare i dirittti dei cittadini e devono essere trattati come una minaccia.

In una lettera del 24 Gennaio 2017 i ragazzi chiedevano anche che il governo USA e le agenzie governative conservassero tutti i documenti il loro possesso sui cambiamenti climatici e le comunicazioni fra petrolieri e governi. E questo per avere traccia di cio' che accade inter-nos fra politici e trivellatori, e sopratutto perche' l'amministrazione Trump sembra essere intenzionata a elimiare pagine e documenti relativi ai cambiementi climatici dai server e dalle pagine internet della NASA e di altri enti.

Trump risponde che tale richiesta avrebbe portato a troppa burocrazia al governo e che gli USA potrebbero essere "irreparably harmed" da questa decisione se dovesse essere attuata.

Passano pochi giorni e anche i petrolieri dicono che questa richiesta, se dovesse passare porterebbe a enormi spese per loro, per poter indagare e trovare tali documenti. 

Il rappresenante dei 21 dice che si tratta di "misplaced priorities".

Invece di trovare cavilli burocratici, perche' non preoccuparsi davvero del nostro clima impazzito per colpa nostra e perche' non fare qualcosa di buono finche' non siamo ancora in tempo?