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Friday, November 16, 2018

Spagna: 100% rinnovabile nel 2050, zero sussidi alle fossili, zero nuovi permessi petroliferi



 
Spain shows that the battle against climate change is deadly serious.
 Intanto, in Italia il M5S fa convegni al senato con i negazionisti!


Mentre che in Italia approviamo leggi spandi veleni nei terreni in nome dell'emergenza, e si invitano personaggi di dubbio valore a negare i cambiamenti climatici in Senato, ecco cosa succede in Spagna, non lontano da noi, e dai nostri politici dalla stella ambientale decadente.

La Spagna ha infatti lanciato un ambizioso programma per diventare 100% rinnovabile, e per decarbonizzarsi.

Hanno pensato a tutto, con ambizione, coraggio, lungimiranza, intelligenza.

Un esempio per tutti.

Gli ultimi dati (2014) gia' parlano di una Spagna che va al 42.8% di energia elettrica rinnovabile.
Adesso si vuole appunto arrivare al 100% su un periodo di 30 anni. I livelli di emissioni di CO2 sono programmati per calare del 90% rispetto al 1990, e nei prossimi 10 anni verranno generati 3 GW nuovi di energia elettrica solare ed eolica.

Saranno vietate tutte le nuove licenze petrolifere, di sfruttamento e di ricerca di idrocarburi con o senza fracking; e il 20% del budget nazionale sara' usato per misure che siano utili a constrastare i cambiamenti climatici. Il denaro destinato a tale scopo aumentera' a partire del 2025. Le automobili a benzina saranno vietate dal 2040.



Il programma spagnolo e' stato ampiamente lodato in tutto il mondo: Christiana Figueres del panel delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici dice che l'esempio spagnolo e' un eccellente esempio di una nazione che ha aderito e si e' impegnata nel concreto dopo gli accordi di Parigi del 2015.

Laurence Tubiana che ha aiutato a scrivere i testi di Parigi, dice che e' un programma ispirazionale e rivoluzionario.

E' un programma con obiettivi a medio e lungo termine, ci sono incentivi, e si prevede transizione anche per il personale tecnico e per i lavoratori.

Per esempio ci sara' un pacchetto da circa 300 milioni di euro per la chiusura di tutte le miniere di carbone nel paese, per incentivi, pre-pensionamenti, riqualificazione del personale e per la riqualifica ambientale.

E' stata tolta la cosiddetta tassa sul sole che aveva frenato la crescita delle rinnovabili, e anzi il mandato e' che ora si arrivi al 35% dell'energia elettrica entro il 2030; e cosi pure l'efficenza energetica che dovra' migliorare del 35% pure lei entro il 2030.

Cioe' piu' energia green e piu' energia intelligente.

Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. Ma il punto e' che osano, che ambiscono, che non si nascondono dietro foglie di fico, che ci provano. Non si fanno mettere in paralisi da quelli della Repsol o da altre petrolditte.

Io posso solo dire che dopo quasi sei mesi di governo, i ministri e i senatori italiani in tema di ambiente hanno veramente fatto cadere le braccia, e ancor di piu' visto tutto il bel parlare degli anni passati.

Perche' quelli del M5S non sono stati capaci di convincere, parlare, spiegare, coinvolgere la gente e gli altri politici della Lega su quanto importante sia proteggere l'ambiente?  Dove e' stato lo sforzo *vero* di tutti quelli che si sono riempiti la bocca su ILVA, TAP, petrolio, natura? Perche' sono capitolati senza neanche davvero provarci?

Davvero la poltrona era gia' cosi comoda, subito subito?

Personalmente sono del parere che tutto si puo' se lo si vuole, e sui temi di cui sopra non lo si e' voluto abbastanza.

Caro Sergio Costa, dove sei?

Invece di fare convegni con i negazionisti del clima, perche' non fare le leggi per eliminare il piu' possibile le fonti fossili dalla nostra nazione?  Non si sa. 

Ah, il nobile coraggio della coerenza e della convizione;
questa sconosciuta.





Tuesday, July 10, 2018

Il Mar Mediterraneo: il piu' inquinato dalla plastica del mondo

Tuesday, April 10, 2018

Spagna: la balena morta con 29 kg di plastica in corpo








Non e' la prima volta che accade ed ogni volta fa un po male al cuore.

Questa volta e' un capodoglio di 10 metri e sei tonnellate di peso che si e' arenata lungo le coste di Spagna nel mese di Febbraio 2018.

Era morta e si era deciso di fare l'autopsia per capire perche'.

Il perche' e' presto trovato: 29 chilogrammi di plastica in pancia.

Ventinove.

Siamo nella localita' Cabo de Palos, nella regione di Murcia, nel sud del paese. Qui il centro per il recupero degli animali El Valle ha scoperto buste di plastica, barattoli, corda da pesca nella pancia della povera balena.

La morte e' avvenuta perche' la balena stessa non sapeva, non poteva espellere tutta la plastica che aveva mangiato a sua insaputa. Il sistema digestivo e' collassato, c'e' stata una infezione dell'addome, una peritonite, e poi la morte.

Ci sono milioni e milioni di pezzi di plastica in mare, interi isolotti di monnezza da noi creati, sotto e sopra la linea dell'orizzonte marino.

Che vuoi che siano 29 chilogrammi?

Che fare?

Il governo di Murcia ha deciso di usare la morte della balena per sensibilizzazione e prevenzione.

Si stima che ce ne siano circa 100,000 a livello mondiale di capodogli e le stesse sono considerate una popolazione a rischio. Mangiano per lo piu' polipi e vivono in condizioni normali per 70 anni. Dal suo intestino, in condizioni normali!, un tempo si estraeva una sostanza detta ambergris usata nell'industria dei profumi.

A noi sempre il solito compito: esserne coscienti, ridurre, risparmiare, non gettare monnezza in modo sbagliato, usare meno plastica possibile.

Purtroppo per la balena senza nome tutte queste cose non sono arrivate in tempo.




Saturday, March 18, 2017

Spagna: la morte del fracking




We cannot ban it, but we can make it impossible
Francisco Martínez Arroyo, 
Castilla-La Mancha, responsabile ambiente



Cinque o sei anni pareva che in Spagna dovesse arrivare la "rivoluzione" del fracking. 

Il miracolo texano, il miracolo del North Dakota, il miracolo delle trivelle doveva essere replicato anceh qui, con ben cinque ditte intenzionate a estrarre il gas di scisto del paese.

I politici del partito popolare di Spagna erano pure d'accordo: la fratturazione idraulica avrebbe diminiuto la dipendenza energetica della Spagna dall'estero.

Ma il diavolo non fa bene ne le pentole ne i coperchi, e non ci si poteva aspettare ne una forte opposizione pubblica, ne tantomeno che i prezzi sarebbero crollati.

E cosi *tutte le cinque ditte* interessate a fare fracking in Spagna ci hanno rinuciato.

Adios!


Secondo le stime del 2013, condotto dal Spanish Association of Research, Exploration and Production of Hydrocarbons and Subterranean Storage Companies -- cioe' da un gruppo di petrolieri! --  i paesi baschi e la Cantabria hanno grandi riserve di gas di scisto, circa 70 anni di fabbisogno per la Spagna tutta e per un valore di 700 miliardi di euro.

...Sara' vero?

Ad ogni modo uno o settecento miliardi, la societa' spagnola non ne ha voluto sapere di fracking e di trivelle. E questo nonostante il partito popolare abbia pure cambiato le leggi per facilitare i petrolieri, cosa che pote' fare perche' avevano una maggioranza di ampio respiro in parlamento.

In Cantabria e nei paesi baschi invece vennero varate leggi locali per fare tutto il possibile per fermare i trivellanti. Tutti i sindaci del partito popolare con progetti di fracking nelle loro terre hanno espressso il proprio dissenso.

E che deve fare un povero petroliere?

Visto il clima di incertezza hanno aspettato.

E poi sono crollati i prezzi del petrolio.

E poi nel 2016 il partito popolare ha perso la maggioranza assoluta nel parlamento.

E poi e' stata presentata una legge per vietare il fracking nel paese.

E quindi, i signori del fracking se ne sono andati.

Sono cinque ditte riunite sotto il nome Shale Gas España – BNK, Heyco, R2 Energy, San Leon e la Sociedad de Hidrocarburos de Euskadi - che hanno tutte rinunciato al fracking.

Nel frattempo la Cantabria aveva passato delle leggi per vietare il fracking, ma il governo centrale blocco' la leffe perche' la gestione delle risorse energetiche doveva essere in mano a Madrid e non ai governi locali.

E cosi, la Cantabria e i paesi baschi iniziarono a passare una serie di leggi per rendere la vita difficile ai fraccanti: obbligi, cautele, prevenzioni che alla fine hanno reso impossibile agire. 

Come dice Francisco Martínez Arroyo dei paesi baschi:  “We cannot ban it, but we can make it impossible"

E cosi' e' stato. Amen.

Thursday, April 16, 2015

Marea nera anche alle Canarie









E cosi dopo solo pochi mesi dalle proposte trivellanti al largo delle isole Canarie, ecco qui: scia petrolifera di sei chilometri e mezzo in mezzo al mare.  

Arrivano da una nave russa, la Oleg Naydenov, con 1400 tonnellate di carburante che ha preso fuoco a Las Palmas, domenica scorsa. Non e' ben chiaro perche' la nave sia stata portata al largo dopo l'incendio, fatto sta che arrivata in mare aperto, a circa 24 chilometri a sud dell'area turistica detta
Maspalomas, si e' inabissata con tutto il suo carico di carburante e .. voila'. Sono comparse le macchie di petrolio in superficie.

Anche qui vogliono mandare un robot a vedere cosa succede, a 2.4 km sotto il livello del mare, dove vivon delfini e tartarughe.

Si teme che la nave si spezzi e che ancora piu' carburante possa arrivare in superficie.

A tutti sono tornate in mente le immagini della Prestige, inabissatasasi in Galizia nel 2002 e da cui, dopo essersi spezzata, sono fuoriuscite 23,000 tonnelate di petrolio amaro, inquinando Spagna, Francia e Portogallo.

Ovviamente tutti si chiedono chi ha avuto la brillante idea di mandare al largo una nave che si stava incendiando.

Monday, December 8, 2014

Trivelle Repsol alle isole Canarie



 I blocchi petroliferi sono in grigio a destra.
Fuerteventura e Lanzarote - isole Canarie.

... e un po piu' in la le trivelle Australiane della Cairn Energy.
Evviva!









Proteste di Greenpeace

Antonio Brufau, il capo della Repsol - tuttapposto.



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Finalmente oggi 16 Gennaio 2015 la Repsol annuncia che le concessioni esaminate sono sterili.

Hanno dichiarato infatti che dopo due mesi di indagini, dopo essere arrivati a 3000 metri sotto il livello del mare, e con il lavoro di 750 persone, hanno trovato petrolio e gas ma che le quantita' presenti sono cosi poche che non ne vale la pena di andare avanti. 

 Adesso sigilleranno i pozzi con "i piu' severi protocolli di sicurezza"  e si sposteranno piu' a sud, nel vicino campo di Chirimoya.

La partita non e' chiusa dunque 


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Il 75% dei residenti delle Canarie ha detto no.


E cosi' le trivelle sono arrivate anche nei pressi delle isole Canarie. Il giorno 18 Novembre 2014 infatti sono iniziate esplorazioni petrolifere al largo di alcune delle isole vacanziere piu famose del mondo e questo nonostante le ripetute ed appassionate proteste di residenti, amanti del mare e della politica locale. Chi vive alle Canarie infatti - circa 2.2 milioni di persone - non ne vuole sentire di airgun, petrolio e rifiuti petroliferi - e a buona ragione!


La Repsol, ditta spagnola petrolifera, e' a capo del consorzio responsabile delle indagini petrolifere che continueranno per i prossimi quattro mesi al largo delle isole Lanzarote e Fuerteventura, nell'arcipelago delle Canarie. Si tratta di un area vastissima e di vari blocchi petroliferi. Oltre alla Repsol, che possiede meta' del consorzio, c'e' l'australiana Woodside, che detiene il 30% dello stesso consorzio e la tedesca RWE a cui e' intestato il rimanente 20%. In questa prima fase di ispezioni sismiche, detta operazione "Sandia", la Repsol fara' tutto da sola. Seguiranno forse altre indagini, secondo i progetti Chirimoya e Zanahoria.

La Repsol da un lato stima che -- se troveranno petrolio -- questo bastera' a copire un decimo del fabbisogno nazionale spagnolo, ma allo stesso tempo, stimano che le probabilita' di successo siano fra il dodici ed il venti percento!

La questione ha creato forti tensioni fra il primo ministro Mariano Rajoy e i politici delle isole Canarie, fra cui il presidente Paulino Rivero, preoccupati per gli effetti sulla flora e sulla fauna del mare, per i pericoli di scoppi e inquinamento a lungo termine, specie visto che l'acqua che si usa alle Canarie e' desalinizzata direttaemente dal mare, e in generale dell'immagine delle loro isole nel resto del mondo.

Vari tentativi di indirre dei referendum a livello locale sono stati ripetutamente bloccati dal governo di Mariano Rajoy, e la Corte Costituzionale di Spagna ha sottoscritto il divieto.  Poi c'e' stata Greenpeace che ha cercato di fare protesta pacifica durante queste esplorazioni petrolifere e la violenta risposta della marina spagnola a creare il trambusto internazionale. Le immagini drammatiche della marina spagnola che sperona la barchetta degli attivisti, spezzando la gamba di una ventitreenne italiana, hanno infatti fatto il giro del mondo.

Ovviamente le promesse, i sogni e i miraggi dei petrolieri sono sempre gli stessi: questo petrolio portera' a investimenti multi-miliardari, si creeranno (addirittura!) 5000 posti di lavoro e che diminuiranno le importazioni dall'estero, un problema importante per la Spagna che importa il 99% del proprio fabbisogno nazionale. Dicono anche che hanno accettato di sottoscrivere un fondo da 20 milioni di euro in caso di problemi all'ambiente e di 40 millioni per responsabilita' civile se qualcosa va storto.

Dimenticano pero' che le trivelle quasi sicuramente distruggeranno il settore del turismo che rappresenta un terzo dell'economia delle Canarie, e che il turismo e' stato uno dei pochi settori della nazione a non aver sofferto la crisi, che la zona e' ricchissima di biodiversita'. Ad esempio, Oceana, nel sorvegliare le aree in cui la Repsol vuole trivellare ha scoperto ben 82 specie marine protette.

E sopratutto dimenticano di dire che la popolazione e' fortemente contraria.

Forse e' per questo che a lungo il governo ha cercato di ostacolare i referendum. Ma alla fine un voto c'e' stato. Era un voto di facciata, nel senso che non e' vincolante, perche' cosi' ha deciso la Corte Costituzionale, ma ugualmente il 23 Novembre 2014 i residenti hanno potuto dire la loro: il 75% dei votanti ha detto no alle trivelle, il 10% che non sa, e solo il 15% che e' favorevole.

Ma tutto questo alla Repsol e al suo CEO Antonio Brufau non interessa: nel caso in cui troveranno petrolio, la Repsol chiedera' di estrarlo.

Canarie o non Canarie.


Saturday, November 15, 2014

Trivelle alle Canarie - Greenpeace, Lanzarote e la 23 enne italiana



Lanzarote - nella morsa dei trivellanti della Repsol, isole Canarie, Spagna

Io non so cosa dire, se non chiedermi nella mia ingenuita' perche' deve esistere una societa' in cui niente e' sacro. Neanche due fra le isole piu' selvaggie delle Canarie - Fuerteventura e Lanzarote -  e perche' anche ci si pensi a trivellarle.

Ma quali che siano i malsani motivi che hanno portato il governo spagnolo a permettere ai petrolieri spagnoli della Repsol di distruggere questo piccolo paradiso terrestre, le conseguenze sono in questo drammatico video, in cui una attivista di Greenpeace, italiana fra l'altro, cade in mare durante la protesta e si rompe una gamba.

La manifestazione c'e' stata oggi 15 Novembre. La barchetta di Greenpeace, chiamata Arctic Sunrise, arriva sul sito trivellando prima che arrivasse una delle navi dei petrolieri per fare una protesta pacifica. La polizia gli dice di andarsene. Loro rispondono che sono pacifici e che vogliono solo proteggere il mare. La polizia scambia altre comunicazioni con loro, dicendogli ancora di andarsene. Greenpeace rifiuta. E cosi la polizia decide di intervenire.  Dal video si vede la barchetta di Greenpeace dimenarsi fra due navi enormi, con l'acqua che schizza da tutte le parti. La marina spagnola li insegue e nella foga l'attivista italiana viene scaraventata in mare, rompendosi appunto una gamba.

Io non so cosa dire se non che questi non sono i miei metodi, ma allo stesso tempo occorre riconoscere che a mali estremi, estremi rimedi. E' da tanto che i residenti protestano e si oppongono, ma il governo spagnolo e' sordo, e forse se non ci fosse stato questo gesto, molte meno persone avrebbero saputo delle trivelle alle Canarie, come pure dei misfatti della Shell in Artico o delle trivelle in Sicilia.

Ecco il video che si apre con Greenpeace che promette che si tratta di una protesta pacifica.






Prima dell'attacco della nave della polizia spagnola, Greenpeace ha comunicato con loro, e gli ha ricordato che sono pacifici, e che il loro dovere e' di porteggere l'ambiente e che non possono stare a guardare. Chiedono che vengano protette le persone e l'ambiente e non i petrolieri.

Come detto, non sono i miei metodi - anche perche' avrei paura! - ma ammiro la dedizione e l'impegno. Alla fine, a modo suo si tratta di una guerra, e tutti combattiamo come possiamo. E' a monte il problema: a chi le pensa queste cose, e a chi decide che un paradiso naturale sia da dare in pasto a ditte irreponsabili e che pensano solo al portafoglio.


La barchetta che hanno usato e' la stessa usata nell'Artico, sequestrata dai russi per circa un anno. Questa e' la prima volta che viene usata dopo quell'evento.



Wednesday, January 8, 2014

Spagna: vince il vento





"Throughout 2013, the all-time highs of wind power production were exceeded"

"Wind power has been, for the first time ever, the technology that contributed most to the annual electricity demand coverage"

Nel 2013 le emissioni di gas serra dalla Spagna sono calate del 23%, secondo la Red Electrica de Espana (REE).

Il merito di tutto e' della generazione di energia elettrica dagli impianti di energia eolica ed idroelettrica, che fra l'altro sono stati il maggior fornitore di elettricita' all'intero paese.

La REE infatti annuncia: "per la prima volta assoluta, l'energia eolica e' stata la prima fonte per il fabbisogno elettrico del paese".

Il vento ha generato il 21.1% dell'elettricita' del paese, contro il 21% dell'energia nucleare.

Si obiettera' che siamo quasi in parita', ma la cosa strabiliante e' il tasso di crescita delle rinnovabili in Spagna. Nel 2012 il rapporto era del 18% dell'energia totale prodotta dall'eolico e del 22% dal nucleare.

Il vento cresce dunque, l'atomo cala.

Anche la produzione di energia idroelettrica e' raddoppiata in Spagna nel 2013, passando dall'8% del 2012 al 14% nel 2013.

Se si considera anche l'aumento di energia solare prodotta nel paese si arriva ad un 49.1% di energia elettrica prodotta dalle rinnovabili nel paese.
Il risvolto della medaglia e' che la produzione di elettricita' da fonti fossili e' in forte declino. Rispetto al 2012, il contributo dalle centrali a gas e' sceso del 34%, quello dalle centrali a carbone del 27% e quello di energia nucleare dell'8%.

Tutto questo si e' tradotto in un significativo abbassamento delle emissioni di CO2 in atmosfera. Secondo la REE, nel 2013 sono state emesse 61 milioni di tonnellate di CO2, rispetto agli 80 milioni del 2012.

Tutto questo e' accaduto senza che ci fossero blackouts o sovraccarichi della rete elettrica.
 
Il messaggio a tutti quelli che pensano che il futuro dell'Italia sia nelle fonti fossili e nelle trivelle selvagge e' molto semplice: yes we can.

Il rapporto della REE e le immagini relative sono qui.


 

Tuesday, October 1, 2013

Spagna: dopo il terremoto 4.2 il campo offshore di stoccaggio Castor sara' chiuso per sempre







Update 4 Maggio 2017 



Il governo ha accertato che i rischi esistono ancora e che se l'impianto Castor venisse riaperto, potrebbe esserci altra sismicita' indotta.


E' stato costruito sulla faglia sismica Amposta, che secondo il MIT
e' stata attivata dalle operazioni di ineizione e di emissione di gas.

Ai cittadini spagnoli il costo e' stato di almeno 1.35 miliardi di euro
nel solo 2014 per non aver potuto operare Castor.

L'istituto di ricerca del Massachusetts Institute of Technology
conclude che "senza ombra di dubbio" i terremoti sono stati causati
dallo stoccaggio.  


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L'agenzia spagnola Enagas che gestisce la distribuzione del gas di Spagna ha deciso di rescindere il suo contratto con la ditta che ha costruito Castor, la Escal UGS.  Castor venne costruita nel 2008, a Vinaros, nella provincia di Castellon e nei pressi di Tarragona. Gli accordi erano che il governo avrebbe pagato per la costruzione di tale impianto.

Il ministro dell'industria di Spagna, Jose Soria gia' nel 2014 aveva ammesso che il progetto non era sicuro, ma che gli obblighi di pagamento avrebbero dovuti essere rispettati.

Il giorno 3 Maggio 2017 l'istituto di ricerca americano di Boston, il Massachusetts Institute of Technology, consegna al governo il suo rapporto di indagine e conclude che:

1. oltre ogni dubbio, sono state le inieizioni di gas a causare i terremoti del 2014;
2. dopo la cessione delle attivita' di iniezione di gas i terremoti si sono fermati dopo due settimane;
3. la riattivazione potrebbe portare a rischi maggiori, anche terremoti di grado 6.8;
4. Castor e' stato responsabile di almeno 500 terremoti.

Il rapporto e' costato 600 mila euro; ogni anno la manutezione di Castor costa al governo 15 milioni di euro; lo smatellamento costerebbe 143 milioni di euro.

Comunque vada, il governo di Spagna ha gia' pagato circa 1.7 miliardi di euro al costruttore dal 2013 ad oggi.


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1 Ottobre 2013

L'impianto Castor e' nel mare al largo di Valencia.


 Zona dei terremoti - almeno 220 dall'inizio del pompaggio di gas.

Il piu' grande oggi, 1 Ottobre 2013,
sebbene le operazioni fossero ferme dal 26 Settembre 2013.
4.2 Richter.




"We insisted on a seismic report. 
There was none. 
If there are small earthquakes now, 
what will happen when the plant is at full capacity?"

Cristina Reveter
attivista dal 2007 contro il progetto

"What is puzzling to us is that the mini earthquakes 
are taking place so long after gas injections have stopped," 

Emilio Carreno, 
director of the National Geographic Institute of Spain


Reuters riporta proprio oggi che c'e' stato un terremoto sulla costa occidentale della Spagna, nel golfo di Valencia e di grado 4.2 Richter, il piu' forte mai registrato in quella zona.

Guarda caso, siamo nei pressi di un impianto di stoccaggio di gas.

La scossa di 4.2 Richter, il giorno 1 Ottobre 2013, arriva dopo uno sciame sismico di almeno 220 scosse minori. A meta' settembre, si erano registrate 49 scosse in 48 ore, in mare ed in terraferma, tutte nel raggio di una settantina di chilometri da Valencia e dalla centrale.

Questo mega impianto dove si vogliono stoccare 1.3 miliardi di metri cubi di gas e' stato finanziato dalla Castor, con bond europei, ed e' gestita dalla spagnola Escual UGS, al 67% e della canadese Dundee Energy al 33%.

L'impianto sarebbe dovuto entrare a regime nel 2014 con lo scopo era di stoccare circa il 30% del fabbisogno spagnolo giornaliero di gas. In questo periodo iniettavano il cushion gas, cioe' il gas iniziale che serve per creare un primo strato "cuscinetto".

l terremoto e' arrivato alle ore 5:32 del mattino del 1 Ottobre 2013, ma gia' la settimana scorsa il giorno 26 Settembre, il governo aveva annunciato il fermo delle operazioni di stoccaggio a causa di circa 220 scosse fino al grado 3.6 Richter.

Il ministro dell'industria, Jose Manuel Soria ha gia' detto che non ci sono legami ufficiali fra il terremoto e lo stoccaggio, ma i sismologi dicono il contrario: i tremori sono iniziati, guarda caso, proprio quando hanno iniziato le operazoni di pompaggio del gas sottoterra.

Il presidente della ditta che gestisce le operazioni di stoccaggio, Recaredo del Portro, dice che hanno fatto tutto secondo norma.

I cattivissimi ambientalisti ricordano che gia' dal 2007 quando si era iniziato a parlare della costruzione di questa centrale, non c'erano stati studi sulla potenziale sismicita' indotta, sebbene ci fossero delle note faglie sotterranee. Una delle attiviste si chiama Cristina Reverter e dice in modo semplicissimo:

"We insisted on a seismic report. There was none. If there are small earthquakes now, what will happen when the plant is at full capacity?"

Ne la Castor, ne la Escual, ne la Dundee energy hanno niente altro da dire.

Qui altri link in spagnolo