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Saturday, March 18, 2017

Spagna: la morte del fracking




We cannot ban it, but we can make it impossible
Francisco Martínez Arroyo, 
Castilla-La Mancha, responsabile ambiente



Cinque o sei anni pareva che in Spagna dovesse arrivare la "rivoluzione" del fracking. 

Il miracolo texano, il miracolo del North Dakota, il miracolo delle trivelle doveva essere replicato anceh qui, con ben cinque ditte intenzionate a estrarre il gas di scisto del paese.

I politici del partito popolare di Spagna erano pure d'accordo: la fratturazione idraulica avrebbe diminiuto la dipendenza energetica della Spagna dall'estero.

Ma il diavolo non fa bene ne le pentole ne i coperchi, e non ci si poteva aspettare ne una forte opposizione pubblica, ne tantomeno che i prezzi sarebbero crollati.

E cosi *tutte le cinque ditte* interessate a fare fracking in Spagna ci hanno rinuciato.

Adios!


Secondo le stime del 2013, condotto dal Spanish Association of Research, Exploration and Production of Hydrocarbons and Subterranean Storage Companies -- cioe' da un gruppo di petrolieri! --  i paesi baschi e la Cantabria hanno grandi riserve di gas di scisto, circa 70 anni di fabbisogno per la Spagna tutta e per un valore di 700 miliardi di euro.

...Sara' vero?

Ad ogni modo uno o settecento miliardi, la societa' spagnola non ne ha voluto sapere di fracking e di trivelle. E questo nonostante il partito popolare abbia pure cambiato le leggi per facilitare i petrolieri, cosa che pote' fare perche' avevano una maggioranza di ampio respiro in parlamento.

In Cantabria e nei paesi baschi invece vennero varate leggi locali per fare tutto il possibile per fermare i trivellanti. Tutti i sindaci del partito popolare con progetti di fracking nelle loro terre hanno espressso il proprio dissenso.

E che deve fare un povero petroliere?

Visto il clima di incertezza hanno aspettato.

E poi sono crollati i prezzi del petrolio.

E poi nel 2016 il partito popolare ha perso la maggioranza assoluta nel parlamento.

E poi e' stata presentata una legge per vietare il fracking nel paese.

E quindi, i signori del fracking se ne sono andati.

Sono cinque ditte riunite sotto il nome Shale Gas España – BNK, Heyco, R2 Energy, San Leon e la Sociedad de Hidrocarburos de Euskadi - che hanno tutte rinunciato al fracking.

Nel frattempo la Cantabria aveva passato delle leggi per vietare il fracking, ma il governo centrale blocco' la leffe perche' la gestione delle risorse energetiche doveva essere in mano a Madrid e non ai governi locali.

E cosi, la Cantabria e i paesi baschi iniziarono a passare una serie di leggi per rendere la vita difficile ai fraccanti: obbligi, cautele, prevenzioni che alla fine hanno reso impossibile agire. 

Come dice Francisco Martínez Arroyo dei paesi baschi:  “We cannot ban it, but we can make it impossible"

E cosi' e' stato. Amen.

Tuesday, February 9, 2016

Petroceltic: rinuncia alle Tremiti


Eccoci qui, notizia di qualche minuto fa -- la Petroceltic rinuncia alle trivelle alle Tremiti!


L'annuncio secondo Reuters, arriva dal ministro dell'industria, Federica Guidi e dice cosi:
 
"Italy is trying to boost oil and gas production on land and at sea to reduce its dependence on imports, but local opposition to drilling on environmental grounds has slowed development and prompted the introduction of a 12-mile ban on activities within Italy's coastlines and protected areas."

Cioe' abbiamo vinto noi! Si sono presi paura e se ne sono andati prima ancora di arrivare! Cosi si fa.


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Ecco qui il loro collasso economico!





La Petroceltic di Dublino, la ditta a cui il nostro governo ha deciso di affidare i mari attorno alle isole Tremiti con la concessione BR 274 EL, e' sull'orlo del fallimento, assolutamente piegata in due da debiti, azionisti senza scrupoli, accuse di frode e corruzione, crollo dei prezzi del petrolio. Oltre alle Tremiti, la Petroceltic e' titolare della BR 272 EL, al largo di Pescara dove le operazioni di airgun sono state approvate nel 2013.

A Londra le loro azioni sono oggi arrivate a 9.6 pence di valore, da un massimo di 446 nel 2009. La situazione, come scrivono vari siti internazionali, e' disperata dopo che il giorno 23 Dicembre 2015, il giorno dopo la firma del decreto che autorizzava l'airgun alle Tremiti, la Petroceltic si e' messa in vendita, sommersa dai debiti.

I petrolieri d'Irlanda avevano preso 217 milioni di dollari a prestito dalla banca britannica HSBC -- HongKong and Shanghai Banking Corporation -- e non erano stati capaci di rispettare i termini imposti. Non sanno ora dove trovare la liquidita' per far fronte ai pagamenti. Si stima che la disponibilita' di capitale finira' entro la fine di Gennaio 2016.

Le azioni sono crollate di oltre il 90% in un solo anno.

Le banche che si occupuano della messa in vendita della Petroceltic sono la Bank of America Merrill Lynch e la Davy Corporate Finance. Stanno vagliando tutte le opzioni: la vendita in toto delle varie concessioni al miglior offerente, la fusione con altre ditte, o anche l'infusione di capitale con altri debiti e offerte pubbliche.

Ma le cose non vanno molto bene, fra i potenziali acquirenti la Emirates National Oil Company che pero' si e' tirata indietro.

Oltre ai debiti, le accuse di corruzione e di frode.

Il principale investitore della Petroceltic si chiama Worldview Capital Management, e' una ditta di hedge funds che ne detiene il 29% di azioni. Gia' a Febbraio 2015 l'indebitata Petroceltic, decise di vendere obbligazioni per 175 milioni di dollari usando come collaterale Ain Tsila, un campo di gas in Algeria. La Worldview si oppose: questo passo avrebbe lasciato gli azionisti con guadagni derisori.

Si scateno' il polverone fra gli azionisti, la Petroceltic rinuncio' alla vendita di obbligazioni. Le azioni, gia' basse, crollarono ancora. La Worldview denuncio' la Petroceltic in tribunali d'Irlanda e d'Inghilterra per errori nelle revisoni interne. Le cause sono ancora aperte.

Il 20 Agosto 2015 la Worldview accusa la Petroceltic di frode e di corruzione con la creazione di schemi per defraudare la compagnia dall'interno, con fatture gonfiate in Algeria.

Il 17 Settembre 2015 la Worldview accusa ancora la Petroceltic di altre irregolarita' in Bulgaria: dirigenti di medio livello avrebbero creato anche qui canali per il trasferimento illegale di fondi della compagnia in mano di terzi, tramite sussidiarie egiziane, bulgare e lussembughesi.

E poi il 23 Dicembre 2015 finiscono i soldi e si mettono in vendita.

Ecco, questa e' la Petroceltic d'Irlanda in questo momento. A chi finiranno le Tremiti e Turchese? Perche' le abbiamo affidato il nostro Adriatico senza neanche indagare che fondi avessero, o chi
fossero? Lo sapevano al ministero che il giorno dopo l'approvazione dell'airgun alle Tremiti la Petroceltic si sarebbe messa in vendita?

Caro Matteo Renzi, cara Federica Guidi veramente vogliamo una ditta squattrinata, guidata da gente senza scrupoli, sull'orlo del collassso, a trivellare in uno dei mari piu belli d'Italia?


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La Petroceltic continua ad annaspare. Sono oggi arrivati a 9 pence di valore, da un massimo di 446 nel 2009.  La situazione, come scrivono vari siti internazionali, e' disperata.

Si sono messi in vendita al miglior acquirente il giorno 23 Dicembre, dopo che avevano preso 217 milioni di dollari a prestito dalla banca britannica HSBC -- HongKong and Shanghai Banking Corporation -- e dopo che non erano stati capaci di rispettare i termini imposti.  Devono dunque adesso iniziare con i ripagamenti, ma non sanno come fare.

Le azioni sono crollate di oltre il 90% in un solo anno.

Fra le varie opzioni, la vendita a pezzettini delle varie concessioni e dei vari permessi che possiede, e anche la vendita a terzi. Fra i potenziali acquirenti, la Emirates National Oil Company che pero' si e' tirata indietro. Stessa storia per la Dragon Oil che voleva comprare la Petroceltic nel 2014 e che e' stata poi acquistata dalla Emirates National Oil Company.

Nel 2014 la Petroceltic era stata stimata valere quasi 700 milioni di dollari. Oggi ne vale 35.

Si rifaranno con le isole Tremiti, grazie ai nostri politici.

Wednesday, December 4, 2013

Civitacquana - all'aceto!


Ecco il comunicato stampa originale.

Ovviamente ora tutti a saltare sul carro -  a partire dai politici. Interessante che a parte tutto il lavoro che c'e' stato dietro, anche scovare gli annunci agli investitori e' toccato alla sottoscritta.

Gianni Chiodi, che approva le trivelle di gas a Teramo, dice che e' tutto merito suo. Che vomito.

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In data 25 Novembre 2013 la Cygam Energy Italia, titolare del permesso Civitaquana ha inoltrato la richiesta di rinuncia alla concessione stessa, come pubblicato nel Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e della Geotermia.

Civitaquana si estende fra le province di Pescara, Chieti e Teramo e copre un area di circa 600 chilometri quadrati. Il permesso stato conferito nel 2007 alla Cygam Gas, canadese - per il 65% - e alla Petroceltic, irlandese - per il rimanente 35%.

I motivi della rinuncia sono stati illustrati agli investitori dalla Petroceltic che annuncia che:

"The Operator has recently submitted an application to the relevant Ministry for the relinquishment of the license as Regional Legislation does not currently allow exploration of oil in the license area."

"L'operatore ha recentemente sottomesso una applicazione al Ministero competente per la rinuncia della licenza perche' la legislazione regionale non consente l'esplorazione di petrolio nell'area della
concessione"

La rinuncia dunque, in prima lettura, e' merito della legge regionale 48 del 2010, varata dal governo Chiodi.

Ma quella legge, e la rinuncia che ne consegue, partono da molto piu' lontano che dalla penna di Chiodi.

Dopo l'ENI ad Ortona e la Forest Oil a Bomba, la Cygam gas e la Petroceltic abbandonano l'Abruzzo grazie all'attivismo, al tempo, all'intelligenza, all'amore di tutti gli Abruzzesi che si sono mobilitati dal primo giorno del Centro Oli fino ad adesso.

E' stata l'incessante partecipazione popolare che ha messo pressione ai politici che hanno dovuto fare le cose giuste, e ai petrolieri che si sono dovuti arrendere di fronte alla testardaggine di un popolo intero.

C'e' ovviamente molto ancora da fare, con gli incubi Ombrina ed Elsa, le trivelle nel teramano e il maldestro tentativo di far passare il messaggio che le estrazioni e la ricerca di gas siano meno dannose che quelle di petrolio. Ma la strada maestra e' tracciata, e occore solo continuare a rompere le
scatole a tutti.

Mi auguro anche che questo altro pezzo di Abruzzo salvo dalle trivelle sia di incoraggiamento a tutte le realta' locali che lottano per salvare il territorio da altri scempi meno "famosi" del petrolio -
cave, inceneritori, amianto, fiumi inquinati - ma ugualmente meritevoli di attenzione, di scandalo, e di attivismo partecipato.

Sette anni fa, nessuno avrebbe mai immaginato che saremmo arrivati fin qui con il petrolio.

Maria Rita D'Orsogna

 


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Beh, una cosa buona la legge Chiodi l'ha fatta.

Ha spaventato gli investitori stranieri che hanno abbandonato una delle loro concessioni di petrolio in terraferma.

Si tratta di Civitaquana, fra Pescara, Chieti e Teramo, di circa 600 chilometri quadrati e che era stata conferita ai trivellanti nel 2007. Era di proprieta' mista fra la Cygam gas, canadese, al 65% e la Petroceltic, irlandese, al 35%.

I siti ministeriali parlano di "istanza di rinuncia pubblicata nel B.U.I.G. Anno LVII - N. 11."

E perche' rinunciano? 

Beh, ecco cosa dice la Cygam gas:

Two further existing licences, C.R148.VG and Civitaquana, are still held by the Company but will be relinquished in the near future and have therefore not been included in these acreage totals.





Ma e' la Petroceltic a dire come stanno le cose per davvero:

The Operator has recently submitted an application to the relevant Ministry for the relinquishment of the license as Regional Legislation does not currently allow exploration of oil in the license area.


 
Amen. La legge regionale non consente la trivellazione in Abruzzo!

Ma prima che Chiodi prenda troppi meriti, ricordiamoci tutti da dove e' venuta quella legge: dalla penna di Chiodi si, ma dalle mani, dal tempo, dall'intelligenza, dall'amore di tutti gli Abruzzesi che si sono mobilitati dal primo giorno del Centro Oli fino ad adesso contro le trivelle e che gli hanno messo pressione, a Chiodi come ai petrolieri.

Relentlessly.

Era proprio questo lo scopo del tutto: fargli paura a questi prepotenti del petrolio, che qui non ci devono neanche pensare di venire perche' non sono benvenuti.

E penso che l'abbiano capito: dopo avere visto la fine di Bomba, e del Centro Oli e prima ancora che perdersi per vie legali, e incontri interminabili in sede di VIA, e proteste e angoscie varie, e considerato lo schifo che c'e' sottoterra, si arrendono!

Si arrendono prima. Si arredono ad una regione di 1 milione di abitanti, dalle loro sede luccicanti di Calgary e di Dublino.

Chi l'avrebbe mai detto?

Io sento l'adrenalina a mille, perche' so cosa c'e' dietro tutto questo -- sulla mia pelle, sulle mie lacrime e sulle tante cose che ho dovuto ingoiare in questi anni e che non si possono scrivere qui.

Sono contenta, stanca, and so damn proud of myself.

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PS: La notizia buona e' anche per i Sicliani: la Cygam Gas era titolare anche di una concessione in mare al largo di Siracusa, la C.R148.VG, che abbandonano assieme a Civitacquana.

Eccola, anche questa di 330 chilometri quadrati, e' all'aceto.