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Sunday, April 17, 2016

Il referendum non raggiunge il quorum - pensieri e grazie




There is something magnificent about fighting a battle you know you cannot win.

Non ci siamo riusciti. Nonostante tutta la nostra buona volonta’, il nostro entusiasmo, la macchina del no, dell’astensionismo, dei geologi al soldo delle fossili, dei lobbisti del petrolio hanno avuto la meglio su di noi.

Lo sapevamo tutti che non era una partita alla pari fin dal primo giorno: una data a casaccio, la stampa ufficiale contro di noi, gli spauracchi immaginari della disoccupazione e delle luci spente, un primo ministro che invita all’astensione. Onore a noi tutti per averci provato e per averci creduto fino all’ultimo voto.

Mi dispiace molto, e per prima cosa voglio ringraziare tutti quelli che si sono adoperati condividendo post su Facebook, promuovendo incontri di quartiere, facendo passaparola. Voglio ringraziare ogni nipote che lo spiegava al nonno perche’ votare si, e ogni nonno che ha capito che era importante. Voglio ringraziare tutti quelli che sebbene lontani da comunita’ trivellate o trivellande si sono presi la briga di studiare, e sono diventati piccoli attivisti. Anche se non ci siamo riusciti e’ stato lo stesso una bella pagina di democrazia sana, in cui molti si sono sentiti investiti, con il desiderio di poter far qualcosa di buono.

La sconfitta ci insegna che abbiamo ancora tanta strada da fare.

Non e' un caso che laddove le trivelle siano state oggetto di discussione negli scorsi anni ci sia stata maggiore affluenza. Chi sa, chi ha capito, chi ha vissuto il petrolio nelle proprie comunita' ha votato SI. E' stato in parte non realistico pensare che i residenti di Trentino Alto Adgie o di Umbria potessero davvero capire, soprattuto dato tutto quello che veniva scritto sul Corriere della Sera, o gli schiamazzi televisivi o il comportamento immondo dei politici italiani, quasi tutti amici dei petrolieri.

Come dico sempre, l'opinione pubblica te la crei giorno per giorno, con calma e non quando c'e' l'emergenza. Quando ho iniziato questa battaglia, pochi pochi pochi erano quelli che ci credevano. Non c'era Greenpeace a fare titoloni. L'opinine pubblica te la crei parlando, spiegando e sopratutto quando si instaura un filone di fiducia fra il convincitore ed in convincente. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ci vuole amore.

E' per quello che ho aperto questo blog. Per continuare ogni giorno a raccontare, a spiegare, a volerlo. Non ci si puo' aspettare che gente che non ha mai sentito parlare di trivelle prima d'ora adesso riesca a vedere il quadro completo del tutto, andando oltre le petrolballe di Matteo Renzi,  o a speigargli che era un voto simbolico o che la petrol-monnezza e' vera o che gli 11mila posti di lavoro sono solo nella fantasia dell'ENI.  

Nel 2008 andai a San Vito Marina, dove c'era gia' Ombrina che faceva i test. La gente andava al mare tranquilla, quasi all'ombra di questi enormi tralicci bianchi e rossi. Quasi nessuno si chiese niente.  Feci domande a gente che non conoscevo.  Fui stupita del fatto che quella piattaforma fosse un non problema. Non erano d'accordo o contrari, semplicemente non si erano posti il problema.

A suo tempo Marevivo diceva che Ombrina era tutto fatto per bene, e fino al 2011 Legambiente parlava della necessita' del  "gas di transizione", distinguendo fra petrolio e gas naturale. 

Lo sappiamo come e' andata a finire con Ombrina. E credo che guardare la differenza fra il 2008 e il 2016 sia emblematico. Ci vuole tempo, ci vuole perseveranza, ci vogliono numeri spiegati in maniera chiara, e ragionamenti e idee, e non gli scoop, persone famose e le urla condensate in due mesi.  E questo specie in Italia dove la solidarieta' e il fare squadra sono spesso un miraggio.

Come diceva Francis Bacon e come ricorda il mio amico Fausto Di Biase: "nullus sermo in his potest certificare, totum enim dependet ab experientia".

Ma non tutto e’ perduto. Questo referendum ha avuto il merito di aver portato il tema petrolio nelle case degli italiani, nel bene o nel male. Ha portato quantomeno il dubbio che le trivelle non siano benessere e ricchezza per l’italiano medio.

Purtroppo per noi, ci sono altre concessioni in terra, in mare previste in varie parti dello stivale per i prossimi mesi, per i prossimi anni. Grazie a tutti i dibattiti referendari quelli che avranno la sfortuna di viverci vicino avranno vita piu’ facile nel constrastare questi progetti, se lo vorrannno. Sapranno che si puo’ e si deve lottare, anche se si e’ in pochi, anche se e’ difficile. Avranno materiale ed esempi. E’ tutto scritto, documentato, dai pesci ai terremoti. E’ scomparso il vuoto mediatico che c’era dieci anni fa e questo anche grazie al referendum che ha obbligato stampa e TV ufficiali a parlarne, anche se spesso male.

A suo modo questa sensibilizzazione e’ gia’ una vittoria. E adesso cosa fare? Occorre andare avanti, concessione per concessione, comunita’ per comunita’. E' qui la nostra forza, sul locale. E’ persa la battaglia del referendum, non la guerra.

Anche se Matteo Renzi e Claudio Descalzi andranno a brindare, la storia e’ dalla nostra parte.

Cent'anni fa facevamo buchi perche' pensavamo che far buchi fosse lo stato dell'arte. Lo stato dell'arte nel 2016, nonostante il referendum, nonostante chi ci governa, non e’ fare buchi. E' fare tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi con le fonti fossili senza trivellare ad infinitum, senza distruggere la vita di nessuno, senza martoriare l'unico pianeta che abbiamo.

Dobbiamo continuare a opporci alla petrolizzazione d’Italia come fatto finora, ogni santo giorno, e cioe’ dal basso, progetto per progetto. Dobbiamo continuare a esigere un ambiente ed una democrazia pulite, un Italia che guardi alle rinnovabili e al futuro e non alle trivelle e al passato.

Vinceremo. La storia e’ piu’ grande di Matteo Renzi.

Tuesday, February 9, 2016

Petroceltic: rinuncia alle Tremiti


Eccoci qui, notizia di qualche minuto fa -- la Petroceltic rinuncia alle trivelle alle Tremiti!


L'annuncio secondo Reuters, arriva dal ministro dell'industria, Federica Guidi e dice cosi:
 
"Italy is trying to boost oil and gas production on land and at sea to reduce its dependence on imports, but local opposition to drilling on environmental grounds has slowed development and prompted the introduction of a 12-mile ban on activities within Italy's coastlines and protected areas."

Cioe' abbiamo vinto noi! Si sono presi paura e se ne sono andati prima ancora di arrivare! Cosi si fa.


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Ecco qui il loro collasso economico!





La Petroceltic di Dublino, la ditta a cui il nostro governo ha deciso di affidare i mari attorno alle isole Tremiti con la concessione BR 274 EL, e' sull'orlo del fallimento, assolutamente piegata in due da debiti, azionisti senza scrupoli, accuse di frode e corruzione, crollo dei prezzi del petrolio. Oltre alle Tremiti, la Petroceltic e' titolare della BR 272 EL, al largo di Pescara dove le operazioni di airgun sono state approvate nel 2013.

A Londra le loro azioni sono oggi arrivate a 9.6 pence di valore, da un massimo di 446 nel 2009. La situazione, come scrivono vari siti internazionali, e' disperata dopo che il giorno 23 Dicembre 2015, il giorno dopo la firma del decreto che autorizzava l'airgun alle Tremiti, la Petroceltic si e' messa in vendita, sommersa dai debiti.

I petrolieri d'Irlanda avevano preso 217 milioni di dollari a prestito dalla banca britannica HSBC -- HongKong and Shanghai Banking Corporation -- e non erano stati capaci di rispettare i termini imposti. Non sanno ora dove trovare la liquidita' per far fronte ai pagamenti. Si stima che la disponibilita' di capitale finira' entro la fine di Gennaio 2016.

Le azioni sono crollate di oltre il 90% in un solo anno.

Le banche che si occupuano della messa in vendita della Petroceltic sono la Bank of America Merrill Lynch e la Davy Corporate Finance. Stanno vagliando tutte le opzioni: la vendita in toto delle varie concessioni al miglior offerente, la fusione con altre ditte, o anche l'infusione di capitale con altri debiti e offerte pubbliche.

Ma le cose non vanno molto bene, fra i potenziali acquirenti la Emirates National Oil Company che pero' si e' tirata indietro.

Oltre ai debiti, le accuse di corruzione e di frode.

Il principale investitore della Petroceltic si chiama Worldview Capital Management, e' una ditta di hedge funds che ne detiene il 29% di azioni. Gia' a Febbraio 2015 l'indebitata Petroceltic, decise di vendere obbligazioni per 175 milioni di dollari usando come collaterale Ain Tsila, un campo di gas in Algeria. La Worldview si oppose: questo passo avrebbe lasciato gli azionisti con guadagni derisori.

Si scateno' il polverone fra gli azionisti, la Petroceltic rinuncio' alla vendita di obbligazioni. Le azioni, gia' basse, crollarono ancora. La Worldview denuncio' la Petroceltic in tribunali d'Irlanda e d'Inghilterra per errori nelle revisoni interne. Le cause sono ancora aperte.

Il 20 Agosto 2015 la Worldview accusa la Petroceltic di frode e di corruzione con la creazione di schemi per defraudare la compagnia dall'interno, con fatture gonfiate in Algeria.

Il 17 Settembre 2015 la Worldview accusa ancora la Petroceltic di altre irregolarita' in Bulgaria: dirigenti di medio livello avrebbero creato anche qui canali per il trasferimento illegale di fondi della compagnia in mano di terzi, tramite sussidiarie egiziane, bulgare e lussembughesi.

E poi il 23 Dicembre 2015 finiscono i soldi e si mettono in vendita.

Ecco, questa e' la Petroceltic d'Irlanda in questo momento. A chi finiranno le Tremiti e Turchese? Perche' le abbiamo affidato il nostro Adriatico senza neanche indagare che fondi avessero, o chi
fossero? Lo sapevano al ministero che il giorno dopo l'approvazione dell'airgun alle Tremiti la Petroceltic si sarebbe messa in vendita?

Caro Matteo Renzi, cara Federica Guidi veramente vogliamo una ditta squattrinata, guidata da gente senza scrupoli, sull'orlo del collassso, a trivellare in uno dei mari piu belli d'Italia?


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La Petroceltic continua ad annaspare. Sono oggi arrivati a 9 pence di valore, da un massimo di 446 nel 2009.  La situazione, come scrivono vari siti internazionali, e' disperata.

Si sono messi in vendita al miglior acquirente il giorno 23 Dicembre, dopo che avevano preso 217 milioni di dollari a prestito dalla banca britannica HSBC -- HongKong and Shanghai Banking Corporation -- e dopo che non erano stati capaci di rispettare i termini imposti.  Devono dunque adesso iniziare con i ripagamenti, ma non sanno come fare.

Le azioni sono crollate di oltre il 90% in un solo anno.

Fra le varie opzioni, la vendita a pezzettini delle varie concessioni e dei vari permessi che possiede, e anche la vendita a terzi. Fra i potenziali acquirenti, la Emirates National Oil Company che pero' si e' tirata indietro. Stessa storia per la Dragon Oil che voleva comprare la Petroceltic nel 2014 e che e' stata poi acquistata dalla Emirates National Oil Company.

Nel 2014 la Petroceltic era stata stimata valere quasi 700 milioni di dollari. Oggi ne vale 35.

Si rifaranno con le isole Tremiti, grazie ai nostri politici.

Sunday, February 7, 2016

L'Abruzzo sconfigge Ombrina e regala un po di Adriatico trivelle-free al resto d'Italia



“Some people care too much. I think it's called love.”
 A.A. Milne


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8 Marzo 2016: continua l'effetto domino.
Anche la Transunion si ritira e le sue due concessioni
d68 FR TU e d361 CR TU
nel golfo di Taranto e in Sicilia non sono piu' operative.
Queste:






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 20 Febbraio 2016: inizia l'effetto domino.
Anche la Shell si ritira e le sue due concessioni
d73 FR SH e d74 FR SH
nel golfo di Taranto non sono piu' operative
Queste:




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Rigettate tutte le domande di ricerca petrolifera entro le 12 miglia. 

I provvedimenti riguardano 27 istanze tra cui Ombrina mare.

Sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse BUIG Anno LX- N.1 del 31 gennaio 2016 sono stati pubblicati in estratto 27 provvedimenti di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi ricadenti nelle aree precluse a nuove attivita' ai sensi del comma 239, articolo 1, della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di stabilita' 2016).

 Le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate.

Le 18 istanze parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente.

Con i 27 provvedimenti e' stata data piena attuazione al disposto di legge: all'interno delle aree interdette non insistono piu' istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi.

Eccole:



PERMESSI DI RICERCA 
(airgun e/o pozzo/i preliminare)


1) d 59 FR NP -- Northern Petroleum
Crotone
 730kmq, richiesta nel 2005


2) d 148 DR CS -- Apennine Energy
Golfo Di Taranto
 16 ettari, richiesta nel 2006


3) d151 DR EL -- Petroceltic
Golfo di Taranto
250 km, richiesta nel 2009


4) d358 CR EL - Petroceltic 50% Northern Petroleum 50%
Canale di Sicilia
135 kmq, richiesta nel 2009 




CONCESSIONI DI COLTIVAZIONE
(pozzo/i permanenti) 



 5) d1 GC AG - ENI -- Edison
Pantelleria
170kmq, richiesta nel 1996




6) d6 AC AG - ENI
Trebisacce - Golfo di Taranto
77kmq, richiesta nel 2007

7) d23 AC AG - ENI
58 kmq, richiesta nel 1995

8) d30 BC MD - Rockhopper Exploration 
San Vito Marina (CH)
145kmq, richiesta nel 2009

9) d39 A.C EA -- ENI
Cesenatico, Rimini
103kmq, richiesta nel 2006 

RIPERIMETRAZIONI
PERMESSI DI PROSPEZIONE (airgun)

10) d1 BP SP Spectrum Geo Limited
Superficie iniziale: 14.510 kmq
Superficie riperimetrata: 13.700 kmq
richiesta nel 2011

11) d1 FP SP Spectrum Geo Limited
Superficie inziale: 16.300 kmq
Superficie riperimetrata: 16.210 kmq
richiesta nel 2011

Adriatico


12)  d2 EP TG  - Societa' TGS-Nopec Geophysical Company 
Superficie iniziale: 20.890 kmq
Superficie finale: 20.200 kmq
richiesta nel 2015



13)  d2 FP PG  - Societa' TGS-Nopec Geophysical Company 
Superficie iniziale: 14.280 kmq
Superficie finale: 14.200 kmq
richiesta nel 2012



RIPERIMETRAZIONI
 PERMESSO DI RICERCA (pozzi preliminari)

14) d29 GR NP - Northern Petroleum
Sciacca, Sicilia
Superficie iniziale: 601 kmq
Superficie finale: 104 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare


15) d30 GR NP - Northern Petroleum
Sciacca, Sicilia
Superficie iniziale: 385 kmq
Superficie finale: 280 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 

16) d33 GR AG - ENI
Gela, Sicilia
Superficie iniziale: 154 kmq
Superficie finale: 121 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 

8 Marzo 2016 -- la Transunion si ritira volontariamente da questa concessione
17) d68 FR TU - Transunion Petroleum
Policoro, Golfo Di Taranto
Superficie iniziale: 623 kmq
Superficie finale: 197 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare
 

20 Febbraio 2016 -- la Shell si ritira volontariamente da questa concessione:
18) d73 FR SH - Shell
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 730 kmq
Superficie finale: 609 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 


20 Febbraio 2016 -- la Shell si ritira volontariamente da questa concessione
19) d74 FR SH - Shell
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 620 kmq
Superficie finale: 153 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare


8 Marzo 2016 -- la Transunion si ritira volontariamente da questa concessione
20) d361 CR TU - Transunion Petroleum
Gela, Canale di Sicilia
Superficie iniziale: 602 kmq
Superficie finale: 70 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare
 Siccome la concessione e' divisa in due
non hanno ancora generato la mappa nuova
 21) d503 BR CS - Apennine Energy
Porto San Giorgio, Marche
Superficie iniziale: 138kmq
Superficie finale: 83 kmq
richiesta nel 2007

L'arancio scompare


22) d61 FR NP - Northern Petroleum
Monopoli, Puglia
Superficie iniziale: 728 kmq
Superficie finale: 720 kmq
richiesta nel 2006

L'arancio scompare






23) d67 FR AG - ENI
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 449 kmq
Superficie finale: 441 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare

 24) d87 FR GM - Global Med
Crotone, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 737 kmq
Superficie finale: 730 kmq
richiesta nel 2013

L'arancio scompare


RIPERIMETRAZIONI
CONCESSIONE DI COLTIVAZIONE
(pozzo permanente)


25) d2 GC AG - ENI Edison
Canale di Sicilia
Superficie iniziale: 142 kmq
Superficie finale: 41 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare

26) d26 BC AG - ENI
Ortona, Abruzzo
Superficie iniziale: 58 kmq
Superficie finale: 5 kmq
richiesta nel 1988

L'arancio scompare

 27) d40 AC PY - Po Valley
Ravenna, Adriatico
Superficie iniziale: 107 kmq
Superficie finale: 66 kmq
richiesta nel 2015

L'arancio scompare



Mi sveglio. E' una mattina californiana di sole. E' il 5 Febbraio 2016. La mia casella postale scoppia di messaggi. Abbiamo vinto. Il governo annulla Ombrina e altre 26 concessioni petrolifere a mare, tutte entro le dodici miglia dalla riva. Apro i siti dell'UNMIG per la conferma.  Leggo: "Rigetto totale". Queste parole sono soavi nella loro durezza, specie perche' in Italia mai niente e' totale e definitivo. Una vittoria bella, tanto agognata, di noi tutti attivisti da mezzo stivale. Una vittoria che l'Abruzzo regala al resto d'Italia: per fermare Ombrina ne hanno dovute ammazzare o tagliuzzare altre ventisei.

Chi l'avrebbe mai detto che una piccola battaglia, quasi disperata, partita dalla piccolissima contrada Feudo di Ortona in Abruzzo nel 2007, avrebbe portato fino a qui. Una nazione intera che in dieci anni e' passata dal paradigma immaginario del "petrolio oro nero" al paradigma reale del "petrolio maledizione nera". Un popolo informato dei propri diritti, intollerante dei troppi conflitti di interesse, amicizie ed accordi segreti fra petrolieri, politici, pseudogiornalisti. Non ci sono riusciti a fermarci. La cosa piu' bella e' che siamo arrivati fin qui in modo intelligente, senza violenza, e da popolo adulto, persistente, volenteroso. Caro Matteo Renzi, anche se ci hai provato a fermarci, anche se ci hai deriso, nulla hai potuto contro i tanti comitatini spuntati in ogni angolo d'Italia contro le tue idee fossili e vecchie.

Ai miei occhi tutto nasce con il Centro Oli di Ortona nel 2007.  Era il mostro desolforante che l'ENI voleva costruire fra i vigneti d'Abruzzo, trasformandola in una nuova Viggiano. Furono anni concitati: ce ne accorgemmo all'undicesima ora dei piani dell'ENI, che tramava con gli enti regionali e statali gia' dal 2001 nel silenzio generale. Erano tutti d'accordo. L'allora ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi aveva firmato uno dei tanti decreti approvativi. Il governatore della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco del PD non perdeva occasione di decantare i miracoli che il Centro Oli avrebbe portato all'Abruzzo - occupazione, royalties -- l'assessore all'ambiente dell'epoca Franco Caramanico pure lui del PD ora passato a SEL aveva detto che si trattava di una "occasione da non perdere". Anche l'allora sindaco di Ortona, Nicola Fratino di Forza Italia era d'accordo.  Confindustria Abruzzo non stava nella pelle dalla gioia. Cosa si poteva mai fare?  Ortona ha 23,000 abitanti. La contrada Feudo si e no 500.  L'ENI guadagna 100 miliardi di dollari l'anno. La politica di destra, di sinistra e pure i Verdi di Roma erano tutti d'accordo.

Nasce il primo dei tanti "comitatini". Il Comitato Natura Verde di Giusto Di Fabio, Gabriele Di Clerico e Luigi Tiberio decide di far qualcosa per Ortona. Si organizzano con proteste, marcie di trattori, domande ai politici dell'epoca. In qualche modo vengo coinvolta nella battaglia. Arrivano basi scientifiche, informazione a tappeto, conferenze in giro per l'Abruzzo. Ho rotto le scatole a tutti. Ci siamo inventati passo dopo passo il da farsi ogni giorno, cercando di coinvolgere quanti piu' attori possibili, dalla Chiesa Cattolica ai ragazzini delle scuole.  E credo che sia stato qui l'ingrediente magico: tutti hanno capito, tutti hanno sentito di poter fare qualcosa, tutti hanno sentito che vittoria o non vittoria era importante attivarsi, tutti si sono indignati ed hanno chiesto risposte.

Eravamo nel bel mezzo della guerra al Centro Oli quando nel Marzo 2008 spunto' la piattaforma esplorativa Ombrina Mare. Si vedeva nel blu dell'Adriatico un gigante rosso e bianco. La storia e' stata lunga e appassionante, con tanti colpi di scena. Ombrina sarebbe stata una versione marina del Centro Oli. Stesso giacimento, stesso petrolio scadente. Anzi, all'inizio si pensava di portare il petrolio di Ombrina su terraferma per la desolforazione presso il Centro Oli: sarebbe stato l'inizio dell'Abruzzo minerario con impianti a terra e a mare. Una nuova Basilicata.

Dopo tanti eventi rocamboleschi, moratorie, Silvio Berlusconi che sale su una scala da imbianchino in piazza a Pescara ad annunciare che siamo "piu' belli del Maine", minacce di denuncia, e uno degli amministratori di Ortona che mi scrive che in altre epoche mi avrebbe sfidato a duello,  l'ENI finalmente rinuncia al Centro Oli all'inizio del 2010. L'Abruzzo ha vinto una delle sue partite piu' belle.

Ma resta Ombrina. Che fare del petrolio allo zolfo che avrebbero estratto? Ecco l'idea malsana:  mandiamo il petrolio su una nave desolforante,  con fiamma permanente ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l'anno, senza dover usare il Centro Oli. Ci hanno provato, come ci provo' l'ENI, a convincerci della bonta' del tutto, che ci sarebbero stati "protocolli rigidissimi", che in Italia siamo migliori degli altri, che incidenti mai e poi mai, che turismo e petrolio possono coesistere.  Ci hanno provato ma non se l'e' bevuta nessuno.

La macchina dell'informazione era stata messa in moto. Abbiamo lavorato con Ombrina come sul Centro Oli. Conferenze informative, blog e Facebook pullulanti di informazioni, nuovi comitati che organizzano altri eventi. Ombrina diventa imbarazzante per i politici. Qualcosa devono pur fare. Arriva una prima bocciatura nell'Ottobre del 2010. Ombrina poi resuscita nel 2013. Decine di migliaia di persone si sono sentite prese in giro. Scendono in piazza a Pescara e a Lanciano -- la mia citta'. L'Abruzzo non ha mai visto cosi' tanto attivismo.

Nel corso degli anni altre realta' d'Italia hanno scoperto di avere a che fare con gli stessi problemi. Massimo Colonna del Comitato Gestione Partecipata del Territorio sconfigge la Forest Oil con il suo impianto desolforante a Bomba, Manuela Pintus del Progetto Eleonora guida Arborea in Sardegna contro le trivelle di gas della Saras, nel Parco del Curone si manda via la Po Valley, a Carpignano un paese intero si ribella contro le trivelle ENI. Si protesta a Pantelleria, a Sciacca, a Rovigo, sul Montello, a San Benedetto del Tronto, a Crotone, sul Gargano, a Ragusa, a Cotignola.  Anche la Basilicata che accolse le trivelle a braccia aperte verso la meta' degli anni novanta si scopre ingannata dalle petrol-promesse. Non posso piu' contarle le comunita' insorte contro le trivelle in casa loro. Tutti a loro modo hanno storie belle di attivismo e di amore.

Ed eccoci qui. Per salvare la faccia su Ombrina, il governo di Matteo Renzi e' costretto a ripristinare la fascia protettiva delle dodici miglia, il quarto cambio legislativo sulle trivelle a mare in cinque anni. Si e' arreso anche lui ai comitatini, e ben 27 concessioni a mare sono state affondate.

E' una vittoria dell'Abruzzo che nel proteggere se stessa regala una fascia marina di dodici miglia trivelle-free al resto d'Italia.  Adesso si ergeranno a paladini un sacco di persone. Ma io so dove nasce tutto questo. E voglio ringraziare qui una persona che in un modo o nell'altro e' stata parte della mia vita per otto anni anche se non l'ho mai incontrato: Sergio Morandi, il capo di Ombrina, che mi ha attaccato in ogni modo, in ogni dove, a volte anche con quella che io reputo crudelta'. Grazie caro Sergio perche' lei ha fatto venire fuori la parte migliore di me. La parte che non si e' arresa, la parte che ha voluto, la parte coraggiosa, la leonessa che non sapevo di essere.

Grazie.

Qui la lista e le immagini delle 27 concessioni passate a miglior vita.

Friday, March 25, 2011

Elsa a Vasto - licenza sospesa per "interpretazione"


Se aspettiamo la stampa investigativa, o i politici d'Abruzzo, siamo freschi.

Ogni tanto mi chiedo che fine abbiano fatto i pozzi programmati per Vasto, quelli della Petroceltic, e scopro cose nuove.

Viene fuori allora che la nostra beneamata si abbina con l'ENI per trivellare il Piemonte - e probabilmente per risparmiare soldi - e sospende temporaneamente la licenza su Elsa, per allungare il brodo e per risolvere "questioni interpretative" sul decreto Prestigiacomo che vieta le trivelle a 5 miglia dalla riva.

In poche parole, sperano di poter raggirare la legge e di poter trivellare, e cosi' chiedono che i permessi siano momentaneamente congelati cosi' da rimandarne la scadenza.

Ecco infatti un comunicato da parte di Brian O’Cathain, amministratore della Petroceltic del 16 Marzo 2011 dove Mr. Petroceltic dice di stare aspettando con ansia di poter trivellare il mare d'Abruzzo:

Activity on Petroceltic's Elsa discovery, located in the Central Adriatic B.R268.RG permit, continues to be delayed due to uncertainties in the legal interpretation of Italian Legislative Decree L.D. 128, passed into law in August 2010, which prohibits drilling in the Italian seas within 5 nautical miles of the coastline and within 12 nautical miles around the perimeter of protected Marine and Coastal Parks. This decree clearly states that it does not apply to "existing titles"; however the impact of the law on existing exploration licences is as yet unclear.

Le attivita' produttive sulla scoperta Elsa, nel mare Adriatico, sono ancora ritardate a causa dell'interpretazione legale del decreto legale LD 128, che e' diventato legge in Agosto 2010. Questa legge proibisce il trivellamento nel mare italiano nella fascia costiera di 5 miglia nautcihe dalla costa e di 12 miglia nautiche nei pressi di aree marine protette. Questo decreto chiaramente afferma che non viene applicato a "titoli esistenti", ma l'impatto della legge sulle licenze esplroative esistenti non e' ancora chiaro.

In response to this uncertainty, Petroceltic has been seeking approval from the Ministry of Economic Development ("MSE") to suspend the license until these interpretation issues have been clarified. On March 1, 2011, the MSE signed the decree suspending the B.R268.RG permit. The decree will be published in the April edition of the Ministry's monthly bulletin. Petroceltic and its partners have extended existing agreements pertaining to the farm-out of this permit, with the $26M of funding, raised for the drilling of the proposed Elsa-2 appraisal well, remaining available


In risposta a questa incertezza, la Petroceltic ha richiesto al ministero dello sviluppo economico (MSE) di sospendere la licenza fino a quando queste questioni interpretative saranno chiarite. Il giorno 1 Marzo 2011, il MSE ha firmato il decreto che sospende il permesso BR 268. Il decreto sara' pubblicato nell'edizione di Aprile del bollettino mensile del ministero. La Petroceltic e i suoi partners hanno esteso tutti gli accordi che riguardano lo sfruttamento di questo permesso, con 26 milioni di dollari ancora disponibili per il trivellamente del pozzo Elsa.


Ma che c'e' da interpretare? La legge e' legge e i numeri sono numeri: il diveto e' a 5 miglia, e loro sono si e no a 3.

E poi, questi non sanno che Elsa non ha mai avuto una licenza vera, ma che la fase di VIA serviva proprio per dargliela questa licenza. Abbiamo mandato tutte le osservazioni a suo tempo proprio per fermare il processo di assegnazione della licenza di esplorazione, e il ministero non si e' mai espresso in merito. Dunque, siamo nel pieno dell'applicabilita' della legge.

E poi ancora, se notate il link, non una parola sui cittadini, sulle nostre proteste, sui desideri di un milione di persone. Come sempre, siamo solo "Adriatic interests". Non siamo un popolo, non siamo persone, non siamo bagnanti, cittadini, contadini, e non abbiamo il diritto al nostro mare, secondo loro.

Io sono schifata, come sempre, dell'amministrazione di questa nazione, che permette ad una intera regione di stare li in bilico ad aspettare per anni. E quando si decidono quelli di Roma? Che aspettano? Dobbiamo scendere in piazza un altra volta?

E Gianni Chiodi dove sta? Cosa dice? Cosa fa? Ma perche' e' cosi molle?

Enrico di Giuseppanatonio e la provincia di Chieti che ha: addetto alla stampa, assessore al turismo, all'ambiente e pure un consigliere per gli affari petroliferi le sanno queste cose? Cosa intendono fare? Perche' non leggono la stampa internazionale? Perche' non chiamano Roma a dirgli: amici miei, quei pozzi non ce li vogliamo, ne' ora ne' mai e vedete di darvi una mossa a bocciare Elsa in via definitiva invece di contiunare questo balletto estenuante?

E cosi, come per tutta questa faccenda del petrolio, ad accorgersi dei piani petroliferi, a sollevare rumore, a rompere le scatole e ad aggiustare le cose non sono le persone votate e pagate per rappresentare i cittadini, ma i cittadini stessi, gratis e come se questo fosse normale.

L'Italia non andra' lontano cosi.

Fonti: Rigzone