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Friday, August 5, 2016

Istat 2015: Basilicata terza regione piu' povera d'Italia. Anche quest'anno niente di nuovo sotto le trivelle


In questi giorni Angelino Alfano decide che le organizzazioni ambentaliste lucane sono un problema per l'ordine pubblico e le inserisce in una "lista nera" in riferimento alla sicurezza pubblica e alla criminalita' organizzata.

Fra i motivi che rendono queste associazioni "cattivissime" la protesta al petrolio. Queste azioni che io personalmente non ho mai visto violente o criminali, vanno avanti da tanti anni e includono marcie, incontri, lettere.  E' anche una protesta che e' arrivata un po tardi (dove erano tutti nel 1997? o prima del 2008?) ma che ha sicuramente dato fastidio alla politica di Roma, specie dopo tutti i riflettori sulla love story petrolifera fra l'ex ministro Federica Guidi e Gianluca Gemelli che si spartivano le vesti del costruendo impianto petrolifero Tempa Rossa al telefono. E' stato uno scandalo nazionale.

Alfano avra' avuto le sue fonti, i suoi motivi per inserire queste associazioni nella sua lista nera.

Ma se uno allarga un po l'orizzonte, la prospettiva e' un po' diversa. E questo orizzonte basta allargarlo sul rapporto Istat appena pubblicato sulla poverta' in Italia per l'anno 2015: anche quest'anno la Basilicata si scopre ai vertici delle classifica della poverta'.

In cima alla lista dell'indigenza la Calabria con il 28,2% delle famiglie in stato di povertà. Seguono la Sicilia con il 25,3% e poi la Basilicata con l’indice di povertà familiare al 25,0%.

Cioe' una persona su quattro in Basilicata, questo paradiso del petrolio, del benessere in cui l'ENI elargisce soldi, lavoro, gioia e prosperita', e' povera.

E' povera nonostante le trivelle abbiano ingoiato buona parte del territorio lucano, nonostante le roboanti promesse di royalties, progesso e sviluppo che l’Istituto Luce non potrebbe far meglio, nonostante addirittura ci sia in Basilicata la scuola del petrolio Assoil – “Advanced Skills for Services in Oil and Gas”.

E non solo la Basilicata e' povera, ma e' piu' povera della media del meridione d'Italia - dall'Abuzzo in giu' -  dove la poverta' totale e' del 20.4%.

Come le proteste, non e' questa una canzone nuova. Anzi sono almeno 13 anni che la Basilicata non riesce ad uscire da questo pantano.

Dal 2003 al 2015, ad eccetto che nel 2012, la Basilicata è sempre stata fra le prime tre regioni più povere d’Italia, alternandosi con Sicilia e Calabria. E cioe' poveri erano prima del petrolio, poveri sono rimasti. E se c'e' qualcuno che si arricchito, quelli non sono i lucani: il petrolio ha portato ricchezza agli altri, agli speculatori di turno, agli amanti di Roma, agli affaristi delle borse di Milano.

Tutto questo nonostante la Basilicata sia considerata il piu' grande giacimento petrolifero d'Europa.
Ecco qui, tutti i dati dai rapporti Istat online dal 2003 ad oggi. Il numero in parentesi indica il posto nella classifica delle regioni.

2003: Basilicata (1): 25.6% – Sud-Italia: 21.6%
2004: Basilicata (2): 28.5% – Sud-Italia: 25.0%
2005: Basilicata (3): 24.5% – Sud-Italia: 24.0%
2006: Basilicata (3): 23.0% – Sud-Italia: 22.6%
2007: Basilicata (2): 26.3% – Sud-Italia: 22.5%
2008: Basilicata (1): 28.8% – Sud Italia: 23.8%
2009: Basilicata (2): 25.1% – Sud-Italia: 22.7%
2010: Basilicata (1): 28.3% – Sud-Italia: 23.0%
2011: Basilicata (3): 23.3% – Sud-Italia: 23.3%
2012: Basilicata (5): 24.5% – Sud Italia: 26.2%
2013: Basilicata (2): 24.3% – Sud-Italia: 21.4%
2014: Basilicata (2): 25.5% – Sud Italia: 21.1%
2015: Basilicata (3): 25.0% - Sud Italia: 20.4%


Una persona su quattro in Basilicata, questo Texas d'Italia, e' povera, caro Angelino Alfano. Forse invece che criminalizzare chi protesta ci si potrebbe soffermare sulle ragioni della protesta. Perche' i lucani protestano secondo lei? Perche' vedono le loro vite sporche e difficili e senza speranza per colpa delle trivelle mentre invece c'e' chi ci specula sopra. Perche' loro sono poveri mentre ENI e Total pompano veleni nel loro sottosuolo prima e contano i milioni in banca dopo. Perche' in quasi venti anni di petorlio nessuno ha saputo dare loro ascolto, e risposte alle loro legittime richieste di vita sana. Non e' bello. La protesta, che come detto ai miei occhi e' sempre stata pacifica, e' tutto cio' che gli resta.

Quand'e' che Angelino Alfano creera' una lista nera di chi inquina l'ambiente? Quand'e' che vedremo multe salte a chi ci avvelena? Quand'e' che vedremo ripristini ambientali degni di questo nome? Quand'e' che la gente di Basilicata smettera' di respirare aria avvelenata? 






Wednesday, April 20, 2016

Riapre il Centro Oli di Viggiano. L'ENI avverte su "possiibli episodi odorigeni"

















Il 13 Agosto, proprio qualche giorno prima di ferragosto e' stato riaperto il Centro Oli di Viggiano.  Data interessante, no?  Tutti al mare, cosi uno puo' un po fare quello che gli pare. E infatti, la prima cosa che e' successa e': puzza e fiammate in tutta la valle attorno all'impianto ENI.

C'era da aspettarsi qualcosa di diverso?

No - e' il business del petrolio che e' cosi. Fiamme e puzza prima. Intrighi amorosi fra un ministro e il suo amante. Fiamme e puzza dopo.  Non cambia niente.

E lo sapevano anche loro e infatti l'ENI dice (dai loro siti, mica alla gente di Viggiano!)

Eni informa che nel corso delle fasi di riavvio e messa a regime del Centro Olio Val d’Agri (COVA), si potrebbero verificare eventi transitori di visibilità della fiaccola e limitati episodi odorigeni.  Durante tutte le fasi del riavvio dell’impianto saranno costantemente monitorati tutti i parametri emessivi e di qualità dell’aria sia da parte del Sistema di Monitoraggio in continuo del Centro Olio Val d’Agri, sia da parte delle centraline di proprietà Arpab situate nell’area circostante. Il raggiungimento delle condizioni di regime dell’impianto sarà comunicato oltre che agli Enti e Autorità interessate, anche alla comunità locale.

Limitati episodi odorigeni? Ma a chi parlano? E perche' queste cose non le hanno dette ai residenti invece che scrvierle su siti oscuri?


Il Centro Oli venne chiuso tre mesi fa perche' c'erano dei problemi con lo smaltimento della monnezza: erano trattati come non pericolosi, mentre erano tuttaltro.  Ovviamente questo era fatto per risparmiare.  Dicono che ora alcuni "periti" hanno deciso che e' tuttapposto e quindi si riapre.

Mmh. Ma esattamente cosa e' successo? Quali migliorie ci sono state? Perche' puzza ancora? Cosa e' cambiato? Cosa hanno "diversificato"? Ci sono delle multe? Cosa era quella roba "odorigena"? I dirigenti ENI l'hanno respirata pure loro o erano al mare di Ferragosto?

Non e' dato sapere.

Intanto dalla stampa si leggono le piu' assurde cose: "vogliamo i controlli dell Norvegia e non della Nigeria". Beh, in Norvegia non ce li fanno proprio i pozzi a terra e vicino alle case. E pure in Norvegia dicono che inquina.

E poi, c'e' la presidentessa di una associazione di arpe che dice che senza i soldi delle royalties non avrebbero potuto fare il proprio CD musicale.

L'ENI sponsorizza cinema di Basilicata, enogastronomia, turismo. Ovviamente tutto ricoperto dal tuttapposto.

Federpetroli conta i soldi.

Come detto: ci si doveva pensare nel 1997. Adesso sono troppo potenti, la maggior parte della gente, della politica, vive in questa sorta di simbiosi con il petrolio, per cui le arpe e i CD valgono l'aria malata, in cui il compromesso si puo', e in cui ma si, un po di puzza che vuoi che sia.


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20 Aprile 2016

Federpetroli: chiudere il Centro Oli di Viggiano e' un suicidio aziendale da kamikaze.


Certo, dal punto di vista del loro portafoglio e' un suicidio che il Centro Oli di Viggiano, dopo tutte queste vicende di monnezza e di morte, chiuda per un po.
Mi sa che per i residenti invece e' una festa, amara, ma una festa.

Parlano di "diversificazione dell'attivita'".

Ma che diversificazione possono fare?

Il loro core business e' petrolio. E il petrolio, nella sua essenza e' inquinamento, comunque la metti.

La vera diversificazione era se avessero iniziato dieci, venti anni fa a innovare con le rinnovabili. Ma
 per fare questo ci vuole lungimiranza, investimenti, volonta, intelligenza, coraggio.

Tutte cose a cui l'ENI e' allergica. E chi glielo fa fare a cambiare il paradigma aziendale- hanno tutto il governo dalla loro parte che giustifica e nasconde, finche' puo', gli schifi. .

Che dire. Una delle tante altre maledizione del petrolio. Arrivano, distruggono tutto, ambiente e aziende sane, e alla fine ci sono solo loro - lasicandoti la scelta fra la morte o il deserto. 

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Ecco cosa ha da dire Michele Marsiglia di Federpetroli Italia:

Con l'annuncio del blocco dei contratti con i fornitori dell'indotto industriale del Centro Oli (COVA) di Viaggiano (Potenza) in Basilicata e la cassa integrazione, ENI commette un suicidio aziendale. Chiediamo come FederPetroli Italia, che si rifletta, prima di fare altre operazioni azzardate da parte dell'azienda energetica di Stato. 

Certamente con un  sequestro la situazione non è facile e sta comportando all'azienda ed a tutto l'indotto energetico una grande perdita economica, ma a soli pochi giorni dal sequestro non si possono decretare decisioni così azzardate e da kamikaze. Adesso non c'è più in gioco solo un logo con un cane a sei zampe ma il destino di aziende, lavoratori e famiglie.

Ad un grande colosso energetico mondiale come ENI, basta un'inchiesta per destabilizzare lo scenario industriale? Sembra del tutto esagerato. Se l'ENI avesse investito in questi ultimi anni sul terriotorio italiano con una diversificazione di attività e secondo una chiara Strategia Energetica in diversi segmenti dell'energia, sicuramente non si sarebbe arrivati a tutto questo, è evidente che oggi l'azienda verte in una situazione di stallo nelle attività strategiche e produttive. Stanno sbagliando la politica di sviluppo industriale e questo è un errore che pagheranno tutte le aziende.

Stiamo facendo di tutto per creare lavoro, rendere più semplici gli accreditamenti per le aziende, puntare su una eco-sostenibilità per ristabilire un equilibrio industriale e sociale ed invece assistiamo a queste decisioni che non si sa di chi. Chi si assume la responsabilità di queste decisioni? Non penso gli azionisti ENI ed i tanti lavoratori.

Friday, April 8, 2016

Perche' votare e perche' votare si al referendum del 17 Aprile 2016



Il petrolio prima ancora che l'ambiente inquina la democrazia. 



Non avrei mai immaginato che questo referendum aprisse una cosi violenta discussione sul tema petrolio in Italia o che venissero fuori tutti questi scandali, uno piu' deprimente dell'altro per chiunque ami l'Italia.  Essenzialmente predico tutte queste cose da anni, ma questa cosi grande macchina organizzativa per taroccare i controlli, per mentire alla gente, per farci soldi sopra, con la piu' totale incuranza per l'ambiente, il pianeta, la gente e' veramente strabiliante.  I petrolieri hanno giocato con i polmoni, con il mare, con la fiducia degli italiani e questo da solo e' un motivo forte per votare SI il giorno 17 Aprile 2016.


Gli altri li elenchero' fra qualche paragrafo. Ma e' quanto di piu' meschino e antidemocratico invitare la gente all'astensionismo come cercano di fare in molti nel PD. Quale che sia stato l'iter di questo referendum siamo adesso chiamati alle urne, e occorre andare a votare per non sprecare i 3-400 milioni di euro che questo referendum costera'.  Vincere sperando che non si raggiunga il quorum e' uno schiaffo al vivere civile e a tutti quelli che hanno dato la vita, generazioni fa, per darci il suffragio universale.


Il quesito e' sulla durata temporale delle trivelle. Le concessioni adesso durano 30 anni con possibilta' di proroga fino all'esaurimento del giacimento. Il referendum vuole che, per il futuro e per le sole concessioni entro le 12 miglia, una volta scaduti questi 30 anni, non possano esserci proroghe. Il quesito riguarda una ventina di concessioni della Edison e dell'ENI che "scadranno" fra il 2017 e il 2027. Sono in Adriatico (Emilia Romagna, Marche e Abruzzo), in Sicilia e nel mar Ionio (Calabria).   Di queste concessioni una e' unicamente a petrolio, Rospo Mare in Abruzzo, le altre sono tutte a gas o miste. Le piattaforme fuori dalle 12 miglia non sono interessate.


Il voto e' un voto simbolico. I quesiti iniziali erano sei, ma di questi cinque sono stati cancellati, grazie a sgambetti piu' o meno aperti da parte del governo. Hanno una gran paura del voto. Oltre a cancellare cinque quesiti su sei, hanno pure deciso di non voler incorporare il voto con le amministrative di Giugno, sperando nell'astensionismo. Essendo un voto simbolico, anche l'espressione del voto deve essere simbolico.


Non votiamo per trenta o trentuno anni di trivelle. Votiamo per dire al governo che tipo di Italia vogliamo. Una Italia fossile, che si ancora stretta stretta al passato, con tutte questa petrol-molassa di morte, di ministri, di amanti, di bugie, o una Italia che con coraggio guarda al futuro e programma un paradigma energetico diverso, fatto non solo di energia pulita, ma di coscienze pulite.  


Non e' vero che non si puo'. I perdenti, i vecchi dentro, quelli che hanno le mani in pasta, dicono che non si puo'. L'uomo e' piu' intelligente dei buchi. Se abbiamo messo un uomo sulla luna possiamo anche portare sulla terra sole e vento per fare tutto quello che facciamo con il petrolio, senza avvelenare nessuno.  Lo so. E' la storia che ce lo dice.



Ecco perche' votare si:


1. Dalle trivelle italiane, esistenti e future, non ci guadagnano niente gli italiani, solo i petrolieri.  Importiamo ancora la maggior parte del petrolio e del gas che usiamo e sara' sempre cosi perche' ce ne abbiamo troppo poco e scadente per farne affidamento. Non sono le trivelle in mare a portare ricchezza agli italiani. E' l'ambiente sano, un turismo intelligente e moderno, la bellezza, la poesia del nostro paeseaggio che ci salveranno, non i buchi. Ogni Gela e' una Taormina mancata.


2. L'Italia e' un paese fraglie. Trivellare significa stuzzicare e modificare delicati equlibri naturali di cui non sappiamo niente. Tutto il Ravenate e' sottoposto a fortissima subsidenza, spiagge intere sprofondano.  Studi commissionati dagli stessi petrolieri in tempi recenti confermano che la maggior parte della subsidenza e' causata dalle estrazioni metanifere. La subsidenza e' un fenomeno irreversibile: una volta che la terra si abbassa non si torna indietro. La subsidenza si puo' solo rallentare. Chi da il diritto ai petrolieri di lasciare questa eredita' alle generazioni future?


3. Quello che emerge da Viggiano (Basilicata) in questi giorni e' *normale* per l'industria petrolifera. In alcune localita' del mondo i controlli sono superiori, altrove, come in Italia, arrivano tardi e c'e' una spettacolare corruzione fra controllo e controllato. Ma i tentativi di avvelenare residenti e ambiente per risparmiare costi, esistono ovunque. E' questa la triste verita' dell'industria petrolifera: ancora piu' che i sussidi governativi i loro business lucrano con i sussidi non quantificabili delle nostre vite e del nostro ambiente. Ci avvelenano i polmoni ed i figli, ci deumanificano le coste con brutture industriali, puzze sulfuree insopportabili, e cozze e pesci tossici. Sono sicura che se si indagassero tutte le piattaforme d'Italia si troveranno concentrarzioni elevate di materiale tossico in ciascuna di queste. E' inevetabile. Prima ci lasciamo questo modus vivendi alle spalle, meglio sara'.


4. A Ragusa, allo scadere della concessione Vega A approvata nel 1984, hanno fatto richiesta per trivellare altri dodici pozzi nel quasi silenzio generale. Viene fuori adesso che dopo decenni attorno alla piattaforma Vega A ci sono elevate concentrazioni di metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE e che non e' possibile il totale ripristino ambientale.  A Ravenna invece viene fuori che le cozze "sane" pescate vicino alle piattaforme erano invece state prese altrove. Quelle vere invece avevano altre concentrazioni, anche qui, di metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Chi mangia quelle cozze? Anche qui, tutto questo e' *normale* perche' si tratta di infrastrutture che invecchiano, di sostanze tossiche e corrosive, e di controlli scarsi e difficili. Un giorno in piu' di proroga e' un giorno in piu' di mare malato.


5. E se qualcuna delle trivelle ha incidenti o malfunzionamenti? Dalla piattaforma Paguro, da cui sono morte tre persone, non vogliamo veramente imparare niente? O vogliamo dimenticare la piattaforma ENI Temash incendiatasi nel 2004 solo perche' e' in Egitto? O del fatto che l'ENI-Saipem ha trivellato senza certificazioni? O che l'ENI in Norvegia ha ammesso una "lack of competence" nel trivellare i mari del nord? O vogliamo dimenticare che quando in Abruzzo ci furono perdite da Rospo Mare, prima si parlo' di petrolio e *dopo quattro giorni* i petrolieri corressero la stampa parlando di erba e fango, come se loro stessi non fossero capaci di distinguere il petrolio dal fango immediatamente? 



6. Non e' vero che se non lo estraiamo noi lo faranno i Croati con magiche trivelle "a 45 gradi" come scrive qualche petrol-giornalista. Per tutto il parlare che si e' fatto di petrolio in Croazia, i residenti dell'ex-Yugoslavia non hanno trivellato un solo pozzo. In Italia invece tiramo fuori petrolio dagli anni '50 in Adriatico, senza chiedere niente a nessuno. Non sarebbe il caso di dare l'esempio e di decidere *assieme* ai croati di chiudere il mar nostrum ai petrolieri da ambo i lati?


7. Non e' vero che diminuira' l'occupazione. Nessuna piattaforma chiudera' il 18 Aprile. Per di piu' il lavoro petrolifero e' altamente automatizzato e sono poche le persone che lavorano sulle piattaforme. Di contro, chi protegge il lavoro delle migliaia di pescatori che non sanno se pescano pesce o concentrati di monnezza tossica?

8. E se invece di preoccuparci di petrol-lavoro, ci preoccupassimo del lavoro green? La tendenza mondiale e' di occupazione verde che cresce. In Canada gli ex lavoratori del petrolio chiedono di essere riqualificati per il lavoro nell'industria delle rinnovabili, negli USA il lavoro nelle rinnovabili ha superato quello nell'industria petrolifera. E la cosa bella del lavoro verde e' che spesso si tratta di piccole industrie, e quindi di ricchezza distribuita invece che di colossi e multinazionali. Invece di fare la guerra al referendum, perche' il governo di Matteo Renzi non fa piu' politiche per incentivare le rinnovabili? L'uso di automobili elettriche? Il risparmio energetico? Nel 2014 il governo addirittura fece dei tagli retroattivi sugli impianti di energia verde, causando l'ira degli investitori stranieri e pure del Wall Street Journal.  Forse perche' Matteo Renzi ha piu' petrol-amici che amore per le rinnovabili? 


9. Giustificare le trivelle d'Italia perche' "se non lo facciamo noi, lo faranno in Mozambico e in Nigeria" e' una offesa al Mozambico e alla Nigeria, e a tutti quelli che vivono vicino a pozzi e trivelle e mare malato. Ai Nigeriani non importa se trivelliamo Tempa Rossa o Ravenna o Ombrina. Ai Nigeriani importa che il loro dolore cessi e che non debbano piu' respirare, mangiare e vivere petrolio.  A chi pensa cosi' due cose dico. Intanto, se vogliamo proprio fare questo ragionamento, e allora dovremmo dire "se non lo facciamo nel giardino del mio condominio, lo faranno in Basilicata" e quindi che si aprissero loro un Centro Oli nelle loro citta', o una FPSO nel loro mare. Andassero al mare a Falconara. E sopratutto. Se vi dispiace (ma veramente!) per la Nigeria e per il Mozambico, diventate attivisti per la Nigeria e per il Mozambico. Ce n'e' tanto bisogno. E no, non e' impossibile. Se l'ho fatto io dalla Calfornia per l'Italia, lo potete fare anche voi per il Mozambico e per la Nigeria. Ai politici che seguono questo pensiero dico: perche' invece non mettete su delle commissioni d'inchiesta per studiare cosa esattamente l'ENI e l'AGIP abbiano combinato in Nigeria, se veramente ci tenete?  Non e' distruggendo l'Italia che si migliora il resto del mondo. Invece di giocare al ribasso, miglioriamolo il pianeta.


10. Il pianeta muore per colpa nostra. Del nostro uso smodato di fonti fossili. Ogni giorno leggiamo di cambiamenti climatici che progrediscono e che alterano i delicati equilibri naturali. I ghiacciai che si sciolgono, le barriere coralline che muoiono, isole che scompaiono, gli oceani che si acdificano. Non e' giusto. Da qualche parte si deve pur iniziare per cambiare le cose, e cercare di salvare il salvabile. L'Italia ha firmato decine di accordi da Kyoto a Parigi e sarebbe tutto vuoto se ci ostinassimo a trivellare il pianeta fino all'ultima goccia. Occore invece affrontare la sfida energetica con coraggio: iniziamo da qui, dal 17 Aprile.


Non c'e' sfida alcuna davanti cui l'uomo non abbia messo tutta la sua intelligenza e il suo volere e non ci sia riuscito.

Possiamo farcela. Ce l'abbiamo sempre fatta.

Monday, April 4, 2016

Il Ministro Gianluca Galletti e il referendum


Egregio Ministro Galletti,





Le scrivo queste poche righe perché sono veramente amareggiato per come Lei, in qualità di Ministro dell’Ambiente, sta affrontando la questione referendaria.

Dalle sue interviste Lei dichiara che vede molta disinformazione su questo tema. Su questo posso anche essere d’accordo; tuttavia, Lei sicuramente non contribuisce a dirimere queste perplessità: anzi, non entrando nel merito della questione e gridando slogan strumentali solo a fini politici, aumenta ancor di più la confusione.

Lei dichiara: “Questa consultazione è ideologica”.

Bene, non potrebbe essere altrimenti. Dietro i tecnicismi dell’unico quesito che gli italiani troveranno sulla scheda elettorale, si cela un dibattito che coinvolge il futuro modello di sviluppo del nostro Paese:-

Meglio continuare a sfruttare quel poco di gas e petrolio che abbiamo, o meglio investire in energie rinnovabili ?

Chi ha voluto che questa consultazione diventasse ideologica ? Lei sa benissimo che il Suo Governo ha fatto di tutto per affossare il referendum. Le ricordo solo l’ultima manovra: non aver legato i referendum alle prossime elezioni con la scusa di “salvaguardare il diritto all’astensione”. Avete praticamente considerato i Cittadini come degli idioti incapaci di capire che, per salvaguardare il proprio diritto all’astensione, avrebbero potuto tranquillamente rifiutare la scheda referendaria e votare solamente alle elezioni.

Ancora più meschino (mi scusi il termine) che Lei come i membri del Suo governo, dopo aver deciso di destinare due date diverse per le elezioni ed il referendum PONTIFICHIATE che si stanno perdendo 400 milioni di euro che potevano servire per gli asili nido.

Chi ha preteso ciò ? Non certo i no-triv che auspicavano che il referendum si sarebbe potuto svolgere a Maggio insieme alle elezioni in modo da avere più tempo per eliminare quella disinformazione che Lei stesso ha notato.

Ma entriamo nel merito della questione. Lei dichiara che:

“dati scientifici che provano che le trivelle fanno male alla costa non ce ne sono”.

Bene, forse è il caso di ricordarLe che l’attenzione per queste problematiche relative alla sicurezza di questi impianti deve essere sempre alta e costante. Vero è che dopo il disastro della Piper Alpha1 (la Piper Alpha era una piattaforma petrolifera che operava nel Mare del Nord, divenne tristemente nota il 6 luglio del 1988, in quanto in seguito ad un’esplosione morirono 167 persone) gli standard di sicurezza internazionali sono stati modificati, purtroppo episodi di tal genere si sono ripetuti.

Si cita la violentissima esplosione della piattaforma di trivellazione americana Odyssey al largo della costa orientale del Canada, nel novembre 1988, l’incidente provocò lo sversamento in mare di circa 132 mila tonnellate di petrolio. Lo scoppio, avvenuto il 21 agosto del 2009, della piattaforma Montara, situata al largo della costa settentrionale dell’Australia occidentale, con conseguente fuoriuscita di greggio per ben 74 giorni. Il Dipartimento delle Risorse, Energia e Turismo Australiano stimò che le perdite erano state di circa 2000 barili (320 mc)/giorno).

Continiuamo con l’inclinazione di 45° della piattaforma petrolifera di proprietà della società cinese Shengli Oifield, nel settembre 2010, nella baia di Bohai, nell'est della Cina (dei 36 operai, due dispersi). La fuoriuscita di petrolio, nel giugno 2010, da una piattaforma petrolifera situata nel mar Rosso presso Geisum, gestita dalla Geisum Oil Company, una sussidiaria della Egyptian General Petroelum Corporation. Il recente affondamento della piattaforma petrolifera Kolskaya del dicembre 2011 al largo dell’isola di Sakhalin nell’estremo oriente russo appartenente ad una società riconducibile alla Gazprom (53 morti). Lo sventato disastro ambientale della piattaforma petrolifera Kuluk di proprietà della Shell, in Alaska nel gennaio 2013. Questi recenti incidenti sono solo una piccola parte dei drammatici episodi avvenuti. L’elenco, come Lei stesso sa, potrebbe continuare ancora a lungo.

Come è possibile che in qualità di Ministro dell’Ambiente abbia potuto fare simili affermazioni ?

In proposito mi permetto di ricordarLe che non c’è bisogno di tanta scienza per capire che il Mediterraneo è un mare chiuso e che eventi di tal genere potrebbero essere amplificati da tale situazione.

A tal proposito, Le rammento anche che, in barba alle presunte stringenti normative sulla sicurezza adottate, mentre nel mondo il numero degli incidenti, relativi agli sversamenti di idrocarburi, dal 1970 al 2010 sembrerebbe in diminuzione, seppur la quantità di petrolio sversato, purtroppo, non segua questo trend (vedi fig 3.5, fonte dati ITOPF); nel Mediterraneo è invece in costante aumento (vedi fig 3.8, fonte dati REMPEC).





Queste informazioni non sono frutto di un complotto ordito da un covo di ambientalisti, ma dati scientifici forniti da organismi internazionali che sono stati ripresi dall’ISPRA nel rapporto n. 149(2011 “Sversamenti di prodotti petroliferi: sicurezza e controllo nel trasporto marittimo”. Nel documento, lo stesso ISPRA sottolinea che gli incidenti che hanno coinvolto le piattaforme di estrazione del greggio sono, purtroppo, “ben più gravi” rispetto a tutti gli altri.

L’ISPRA, un Istituto che Lei, in qualità di ministro dell’Ambiente, dovrebbe ben conoscere.

A parere dello scrivente, escludere o minimizzare tale situazione dimostra quanto meno un atteggiamento esageratamente ottimista.

Ed adesso veniamo ai presunti posti di lavoro a rischio.

Con la vittoria del Si, Lei come altri membri del Suo Governo sostiene che sono a rischio ben 10.000 posti di lavoro (attualmente qualcuno del Suo Governo dice 11.000).


Ehhh???




Ma non scherziamo, Lei sa benissimo, o almeno dovrebbe sapere, che l’art 9 comma 8 della legge 9/1991 prevede che al fine di completare lo sfruttamento del giacimento al concessionario, oltre alla proroga decennale, possono essere concesse una o più proroghe di cinque anni ciascuna (non viene specificato il numero di proroghe – ndr) se ha eseguito i programmi di coltivazione e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe.

Il quesito referendario se raggiungerà il quorum abrogherà soltanto l’art 6, comma 17, terzo periodo, del D.lgs. 152/2006, ma non l’articolo sopracitato. Di conseguenza dipenderà esclusivamente dal MISE rilasciare una o più proroghe di cinque anni ciascuna al titolare della concessione. Tutto ciò a condizione che il titolare abbia adempiuto agli obblighi derivanti dal Decreto di Concessione o dal Decreto di proroga.

Quindi, tutte le Società che avranno fatto il loro dovere ed avranno agito correttamente, non avranno motivo di paventare la perdita di posti di lavoro.

Se vincerà il SI dovranno necessariamente aumentare i controlli e renderli più stringenti (almeno si spera - ndr); se il referendum fallirà, i controlli potranno essere allentati.

Se vincerà il Si potranno andare avanti le Società che avranno rispettato il Decreto di Concessione o di Proroga (ripetiamo: almeno si spera); se vincerà il NO potrete tranquillamente rilasciare le proroghe di Concessione come il Suo Governo sta attualmente facendo.

Cito ad esempio il caso di VEGA B, per cui il Suo governo, tramite il MISE, ha rilasciato la proroga della Concessione alla EDISON, permettendole di realizzare una seconda piattaforma, all’interno dei limiti delle dodici miglia da un’area protetta, ben sapendo che quest’ultima doveva essere realizzata in regime di concessione e non di proroga.

Lei sa benissimo che i 10.000 posti di lavori a rischio sono una bufala, e se non lo sa, se lo faccia dire dall’ex Ministro GUIDI, la quale dovrebbe sapere che il referendum, forse, potrà servire ad aumentare i controlli e nient’altro.

Non spetta certamente a me giudicare se Lei sia un politico capace o l’ultimo ad aver occupato in modo approssimativo e mediocre questo Dicastero.

Posso soltanto dire che, considerati i saggi interventi del Suo primo periodo di insediamento, da Lei mi sarei aspettato di più.

Visto le molte critiche che ha ricevuto, converrà con me, che non sono certamente la sola persona che Lei ha profondamente deluso.

Cordialmente.


Mike il Cavaliere



Friday, April 1, 2016

Federica Guidi: l'amore ai tempi della monnezza petrolifera

A cena con Paolo Scaroni, ex CEO ENI

 Con Claudio Descalzi, CEO ENI attuale

 Con Matteo Renzi

Federica Guidi e Gianluca Gemelli
Love.



"There is no man more dangerous, in a position of power, 
than he who refuses to accept as a working truth that all a man 
does should make for rightness and soundness
that even the fixing of a tariff rate must be moral."
Ida Tarbell, giornalista



Federica Guidi e' una delle donne piu' famose d'Italia in questo momento. Si e' appena dimessa dal suo ruolo di Ministro dell'Economia perche' dalle intercettazioni pare che si sarebbe adoperata per accelerare la costruzione del Centro Oli Total di Tempa Rossa in Basilicata. Avrebbe tramato con il Ministro delle Riforme Costituzionali Mariaelena Boschi per scavalcare obiezioni dei cattivissimi ambientalisti e superare altri ritardi vari. Da questo progetto il fidanzato della Guidi, Gianluca Gemelli, avrebbe tirato fuori 2 milioni e mezzo di euro per le sue imprese.

Questi i fatti raccontati dalla stampa di mezza Italia.

Federica Guidi ha qualche anno piu' di me. Vuol dire che e' diventata adulta durante gli anni di Tangentopoli, anni in cui tutta l'Italia era speranzosa di un cambiamento forte. Erano gli anni dell'eroe Antonio Di Pietro, delle monetine a Craxi, di mezzo parlamento indagato, dell'idea che la seconda repubblica sarebbe stata veramente nuova, piu' equa e piu' produttiva per tutti. Che le generazioni successive sarebbero state liberate, una volta per sempre, dalla corruzione endemica d'Italia e che "il cosi' fan tutte" sarebbe stato solo un vago ricordo del passato. Almeno questo e' quello che ricordo io, studentessa ventenne.

La vicenda della Guidi mostra che non e' stato cosi'. Che forse dovremmo aspettarne altre di generazioni perche' quella dei politici attuali non e' poi migliore di quella passata. Fa tristezza per tanti motivi. Quando cambia l'Italia? Quando impariamo che chi governa lo deve fare per servizio alla collettivita' e deve essere pulito dentro e fuori fino all'ultimo millimetro? Come faremo mai ad avere fiducia nei governanti se ogni mese viene fuori un altro scandalo? Come fa il paese a crescere se non sappiamo mai se chi comanda prende le decisioni per amore dell'Italia o per amore del suo portafoglio? E' una democrazia malata questa.

Federica Guidi era il Ministro dell'Economia. Come puo' pensare che l'economia del paese possa migliorare, se lei stessa che dovrebbe dare l'esempio, si mette a fare questi giochini per avvantaggiare i suoi familiari? E anche se non l'avesse mai scoperto nessuno, la sua coscienza non le diceva che era sbagliato? Non era sorto a nessuno il dubbio che, visto che il suo compagno aveva interessi nel petrolio, forse era meglio non metterla in posizioni di comando? Che forse poteva esserci un qualche conflitto di interessi?

E' evidente che l'affaire Guidi-Gemelli in cui i due invece che parlare d'amore al telefono parlavano di monnezza petrolifera, da' un duro colpo a tutti quelli che sostengono che non si deve votare il 17 Aprile, o meglio che occorre andare avanti con le trivelle in Italia.

Perche'? Perche' questa vicenda mostra, per l'ennesima volta, che il petrolio prima ancora che l'ambiente inquina la democrazia. Che il petrolio crea tentacoli irresistibili, intrecci di denaro, di potere, di interessi, in cui l'ambiente, l'Italia e gli italiani, sono solo comparse minori.  Che vincono gli amici e non il bene comune. Come possono i polmoni dei lucani competere con due milioni e mezzo di euro? Non possono, specie se Tempa Rossa viene costruito cosi lontano da Roma, Milano e da Modena in questo caso. Non c'e' tempo, non c'e' spazio per pensare ai figli degli altri, perche' i propri non dovranno respirare niente di quei fumi e perche' gli interessi degli amanti e dei lobbisti sono piu' importanti delle lezioni imparate dal Centro Oli di Viggiano che ha distrutto tutta la vallata in cui sorge.

E questo non riguarda solo i diretti interessati, ma i loro amici. Mariaelena Boschi per esempio, perche' non ha detto no? Qual'e' stato il suo ruolo esatto in questa vicenda? Chi altro lo sapeva nel governo di questi petrol-massaggiamenti mentre approvavano la finanziaria?

E' evidente che c'e' uno scollamento totale fra il buonsenso e i politici in tema petrolio. In questo tempo di referendum e' il PD sotto i riflettori. L'intera segreteria di partito invita all'astensionismo (e allo spreco di almeno 300 milioni di euro), Matteo Renzi ne e' infastidito,  Debora Serracchiani prima fa le interrogazioni parlamentari contro le trivelle alle Tremiti e poi accusa chi glielo ricorda di "vergare acidi editoriali", Gianluca Galletti pare quasi il Ministro dell'ambiente petrolizzato, e Romano Prodi teme le cannucce croate. Tutti si scoprono pro-trivelle.

Viene quasi spontaneo chiedersi quali altri petrol-altarini scopriremo nelle prossime puntate, se tutta questa contrarieta' al voto e' collegata ad altri favori petrolieri-politici, presenti o futuri, ad altre trame con tornaconti personali, economici e non.  Magari non e' cosi, ma e' naturale pensare all'esistenza di segreti inconfessabili visto dove siamo arrivati.

Come detto, il petrolio ammazza la democrazia, la trasparenza, la fiducia dei cittadini.

E noi? Cosa possiamo fare? Possiamo solo cercare di essere i migliori noi che possiamo ogni santo giorno. Credo che questo includa andare a votare SI il 17 Aprile, per chiedere un futuro diverso dai Centri Oli, dalla corruzione, dal vecchiume delle trivelle, dalla monnezza.  Dobbiamo dirglielo a questo governo che non ne possiamo piu' dei petrol-scandali, di pochi che si arricchiscono a scapito di molti, di territori devastati, di sguardi miopi verso il futuro.

E per farla un po vergognare questa Federica Guidi, amesso che sappia cosa sia la vergogna, e mostrarle che siamo meglio del modo schifoso in cui ha trattato la nostra democrazia.

Qui le immagini di Tempa Rossa e di Viggiano.








Thursday, March 31, 2016

Federica Guidi: due milioni di euro da Tempa Rossa per il suo compagno



Il petrol-sito di Tempa Rossa.
Tutta salute.


Oggi 31 Marzo 2016 , scopriamo un altro interessante
collegamento fra il Ministro dello Sviluppo Federica Guidi,
il suo fidanzato Gianluca Gemelli e il petrolio.

Invece di parlare d'amore i due parlavano di monnezza petrolifera
e di come aggiustare le cose per intascare due milioni e mezzo di euro.
 
Il ministro si e' dimesso.

Povera Italia.

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Viene intercettato il suo compagno Gianluca Gemelli, "indagato per traffico d'influenze illecite dalla procura di Potenza" come dice La Repubblica.

A quanto pare tale Gemelli voleva fortissimamente che i lavori su Tempa Rossa, il nuovo costruendo centro Oli in Basilicata della Total, venisse sbloccato perche' c'erano in ballo due milioni e mezzo di euro di sub appalti per le sue aziende.  Erano infatti emerse irregolarita' e contestazioni ambientali e cosi era tutto in standby per un po. 

Ma due milioni e mezzo di euro, sono due milioni e mezzo di euro, e mica ce li possiamo scordare cosi facilmente. 

E cosi, la cara Federica Guidi, che non vive ne a Viggiano, ne a Potenza, e a cui evidentemente non importa un fico secco della qualita' di vita dei lucani, aggiusta, parla, sistema. Che vuoi che sia la Basilicata davanti a 2 milioni e mezzo di euro. Poi chiama Gemelli e dice, riferendosi alla finanziaria del 2014: 

 "Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se... è d'accordo anche Mariaelena la... quell'emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte... Rimetterlo dentro alla legge... con l'emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa... ehm... dall'altra parte si muove tutto!"

Mariaelena sarebbe Maria Elena Boschi.


Cosi' Gianluca Gemelli dopo aver scambiato queste dolci parole d'amore con la sua fidanzata chiama Total:

"La chiamo per darle una buona notizia..ehm.. .si ricorda che tempo fa c'è stato casino..che avevano ritirato un emendamento...ragion per cui c'erano di nuovo problemi su tempa ross ... pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al senato..ragion per cui..se passa...e pare che ci sia l'accordo con Boschi e compagni...(...) se passa quest'emendamento... che pare... siano d'accordo tutti...perché la boschi ha accettato di inserirlo... (...) è tutto sbloccato! (ride ndr)...volevo che lo sapesse in anticipo! (...) e quindi questa è una notizia..."

Detto fatto. I due milioni e mezzo di euro sono salvi, e non contenti del Centro Oli di Viggiano, presto anche a Tempa Rossa la gente continuera' a vivere all'ombra di fiaccole, di "anomalie di funzionamento" e di tuttappostismi.

Cosa ha da dire Marcello Pittella?

Il PD per l'Italia.  

Vota SI il 17 Aprile, a questi non gliene importa niente dell'Italia o degli Italiani.  

Gliene importa solo del portafoglio. 

Thursday, March 24, 2016

Marcello Pittella, governatore lucano e il "dialogo" sul referendum

 Invece di tutti i blabla sul referendum, ci dica cosa vuole fare per le emissioni 
selvagge del Centro Oli di Viggiano, courtesy of ENI.



Ci mancava solo Marcello Pittella, il governatore della Basilicata che cambia parere come cambia il vento. Occorre ricordare che Marcello Pittella e' (era?)  uno dei nove governatori in favore del referendum e che adesso, folgorato sulla via di Renzi, decide, cosi sembra, di cambiare idea.

Dice:

“Leggo le quotidiane esternazioni di alcuni miei colleghi presidenti di Regione del Sud sul tema referendum anti-trivelle. E dico: basta. Non se ne può più. Siamo in presenza di un attacco al Governo del tutto fuori luogo, che non condivido assolutamente e dal quale prendo le distanze, specie quando sento utilizzare in pubblico – come ha fatto recentemente in televisione Michele Emiliano – un linguaggio colorito, infarcito di offese personali nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri, che stonano, per non dire altro, in bocca ad un uomo delle Istituzioni."

Non guardo la televisone italiana e non so cosa abbia detto Michele Emiliano, governatore della Puglia. Ma qualsiasi cosa abbia detto, e' vergognoso, semplicemente vergognoso che un governo lavori per mesi per fare ostruzionismo contro il referendum, e poi quando riesce ad ammazzare solo 5 quesiti su 6, dica alla gente "e' un referendum inutile",  non andate a votare.

Grazie!

Sono stati loro ad ammazzare l'essenza del referendum, appunto, uccidendo 5 quesiti su 6, invitando all'astensionismo e sprecando almeno 300 milioni di euro, rifiutandosi di accorpare il referendum alle amministrative di Giugno, ed ora cercano di dire che il referendum e' inutile. Roba che gli ignavi di Dante sono dei signori.

Dal mio punto di vista, il governo, i ministri e tutti quelli che lavorano per sprecare soldi pubblici meritano tutte le "parole colorite" e le "offese personali" possibili, e di piu'.  Matteo Renzi ai miei occhi e' solo un politicuccio senza stoffa, poco intelligente, poco lungimirante, poco amante dell'Italia.

Quello che stona, caro Marcello Pittella, non sono le parole di Michele Emiliano, ma il modo in cui lei governa la sua regione, la Basilicata. Piu di altri lei dovrebbe sapere cosa significhi avere petrolio in mare o in terra, visto lo schifo che l'ENI ha fatto in Basilicata e per cui lei non ha fatto niente di niente. Piu' di altri lei dovrebbe battersi per abbracciare una vera economia moderna, green, lontana dalle fossili, in terra o in mare. Pozzi nuovi o vecchi.

Ogni settimana al Centro Oli succede qualcosa, e lei puntualmente o non dice niente o minimizza.

Al diavolo le parole forti. Ci vogliono i fatti, non gli sceneggiati, capisce?

Lei avrebbe dovuto essere il primo a dire: basta petrolio, in terra, in mare, con ogni strumento possibile. E invece e' qui a cercare di democrazia-cristianizzare il voto, e di creare pure qui la festa dei tarallucci e vino.

E' vergognoso.


Col Governo siamo chiamati a confrontarci in modo serio e costruttivo. E anche alla luce degli importanti e strategici risultati ottenuti proprio in forza del dialogo avviato nei mesi scorsi con Matteo Renzi e i suoi Ministri, non posso accettare che si strumentalizzi a fini politici, o ancora peggio per ritorsioni di carattere personale, una bella pagina di democrazia, qual è quella alla quale gli italiani saranno chiamati a dare vita fra meno di un mese.

In modo serio e costruttivo? E da quando in qua Matteo Renzi si comporta in modo serio e costruttivo con l'Italia?  Questo governo non e' stato votato da nessuno e dobbiamo "confrontarci" con quest'uomo e il suo entourage dopo lo squallore con cui Matteo Renzi e' arrivato alla poltrona? O con questo Matteo Renzi che all'ONU va a fare proclami sull'energia green e quanto sono belle le rinnovabili e poi invece che fa tagli retroattivi agli incentivi sulle rinnovabili stesse? O con Matteo Renzi che difende a spada tratta le trivelle senza ascoltare la gente?

Il dialogo, lo si fa con gente che ascolta, che non imbroglia, che non lavora a servizio dei petrolieri. Il dialogo lo si fa quando c'e' rispetto e onesta' da parte dei governanti. Chi sta strumentizzando il voto a fini politici se non il governo che propaganda messaggi falsi? Chi fa ritorsioni di carattere personale? Dov'e' questa bella pagina di democrazia quando il voto e' stato cosi bistrattato e quando meta' del PD chiede astensionismo e spreco di soldi?

Caro Pittella, perche' non ci dice invece cosa ha fatto lei per la Basilicata? Per proteggere i lucani dalla monnezza del Centro Oli? Per evitare la costruzione di Tempa Rossa? Per indagare chi e come ha inquinato il Pertusillo? Quando si assicurera' che l'ARPAB funzioni tutti i giorni e non solo quando fa comodo ai petrolieri? Quando chiedera' una indagine sull'inquinamento ENI in Basilicata? Quando condannera' pubblicamente questa ditta che ha avvelenato Viggiano e tutta la democrazia lucana?

Ah, si dobbiamo prima fare il "confronto serio e costruttivo" con l'ENI per sentire che la fiaccola e' un gran ben "dispositivo di sicurezza" e bercela tutta, vero?

Certo.


Forse sfugge a qualcuno che le Regioni – e con esso il Governo nazionale – hanno di fatto già vinto la battaglia per vietare nuove trivelle nel nostro mare entro le dodici miglia dalla costa. E il quesito sul quale saremo chiamati a pronunciarci, recandoci alle urne, come io farò, domenica 17 aprile, riguarda solo ed esclusivamente la durata delle autorizzazioni già concesse ed attive da decenni.
Ho detto “no”, e lo confermo, alle estrazioni in mare. Poi si può condividere o meno ciò che autorevolmente e legittimamente dice il prof. Romano Prodi, che giudica un “suicidio” per il Paese la eventuale vittoria dei “sì”, ove mai il quorum fosse raggiunto. Un dato però è certo: gli italiani vanno messi nelle condizioni di approfondire e di farsi una idea personale sulla reale posta in gioco.
Non serve a nessuno, meno che mai alle Regioni del Mezzogiorno, trasformare il referendum sulle trivelle in mare in una scelta di campo all’interno del Partito Democratico, per farne materia di scontro ideologico contro il Governo e il suo premier.

No, tesoro. Ecco qui altri imbrogli. Il governo nazionale e le regioni hanno soltanto risposto all'enorme, enorme, enorme rabbia del popolo, specie d'Abruzzo che si e' rivoltato contro Ombrina Mare. Se era per il governo -- Renzi, Letta, Monti, Berlusconi avremmo pozzi e raffinerie in tutta Italia. Devo proprio ricordare qui la storia di Ombrina e del perche' si e' arrivati a questo limite delle 12 miglia?

Bene, per l'ennesima volta:

1. Fino al 2010 *non c'erano regole*. Potevi mettere il pozzo a 2km da riva se volevi. Negli USA, dal 1981, il limite sulle East and West coasts e' di 100 miglia. 125 in Florida. 160 e 200 chilometri.

2. 2010: L'Abruzzo, me inclusa, porta avanti una lotta feroce contro Ombrina a 5km da riva. Arriva il Golfo del Messico. La Prestigiacomo approva la legge con il divieto di 5 miglia da riva e 12 miglia in presenza di riserve naturali sulla costa. Ombrina muore.

3. 2012 Arriva il galantuomo di Corrado Passera a decidere di cambiare le leggi. Il divieto e' di 12 miglia per tutta l'Italia, ma *solo* per concessioni future. Siccome tutti i mari italiani sono gia' lottizzati e assegnati, il divieto di fatto diventa inutile e inapplicabile. Non esistono concessioni future, sono tutte gia' passate. Addirittura i capi delle ditte petrolifere interessate scrivono lettere di ringraziamento ai politici, fra cui a Corrado Clini per avere cosi furbescamente risolto il loro problema: trivellare sottocosta. Ombrina resuscita.

4. 2013-2015 L'Abruzzo si ribella, manifestazione dopo manifestazione. Migliaia di persone scendono in piazza. Ombrina diventa un tema nazionale, e nelle elezioni. Luciano D'Alfonso dice che gli "ufo petroliferi" in Abruzzo mai e poi mai. Ci si organizza per i referendum nazionali.

5. Il governo capisce che non ha alternative. Per non perdere la faccia, e per evitare i referendum, figuracce e dibattiti a scala nazionale, decidono di reinstaurare il limite delle 12 miglia per tutte le concessioni passate e future. Ombrina muore di nuovo. L'idea e': sacrifichiamo un po di concessioni, ammazziamo Ombrina cosi gli abruzzesi si stanno zitti, ma teniamoci la gente rabbonita e non arriviamo al referendum nazionale.

6. Dei 6 quesiti iniziali, resta in piedi solo uno. Si vota il 17 Aprile.

7. Visto che non ci sono riusciti a fermare il referendum in toto, non sapendo cosa fare, i politicanti italani invitono all'atensionismo, accusano i pro-si di populismo, dicono che senza trivelle torneremo alle caverne, tirano in ballo discoccupazione e Croazia.  Questo e' populismo.

Quindi, il limite delle 12 miglia e' *grazie a noi* non certo grazie al suo "dialogo", al suo "rapporto dialettico" o alla sua "stagione delle riforme".

No. E' perche' la gente si e' ribellata. Punto e fine.

Poi, lei parla di "condizioni di approfondire e di farsi una idea personale sulla reale posta in gioco".

E chi deve darle le condizioni di approfondire? L'ENI? Debora Serracchiani? Amici della Terra? La geologa disoccupata? L"AGI di proprieta' dell'ENI? Lei?

Avete tutta la stampa a vostro servizio: dal Sole 24 Ore all'Unita' che manda gli editoriali di Chicco Testa, petroliere pure lui. Avete tutto. Se la gente non vi crede, forse e' perche' nel 2016 il tempo di giocare con l'opinione pubblica e' finito da tempo.


Lo dico in particolare a Michele Emiliano, che ha oggi utilizzato il palcoscenico offertogli a Bari dalla Coldiretti nazionale e da quelle di Puglia e Basilicata per una nuova intemerata populista, alla quale non mi è stata offerta la possibilità di replicare dinanzi a più di quattromila persone: non è utilizzando toni da Masaniello che faremo il bene del Sud e delle sue popolazioni. Le nostre Regioni – caro Michele – devono poter collaborare insieme con le Istituzioni nazionali, in un rapporto dialettico ma corretto, per consolidare la stagione delle riforme avviata in questi ultimi due anni che, da sola, può garantire una prospettiva di sviluppo dopo lustri di assoluto silenzio da parte del Governo nazionale sulle sacrosante istanze del Mezzogiorno.

Ancora con queste accuse populistiche? Ma scusi, la politica a chi serve? Al popolo no! E il popolo non e' scemo. O forse lei pensa che la politica servi per aggiustare le apparenze e per rabbonire il popolo cosi ENI e amici possano continuare a fare il loro comodo in Basilicata e nel resto d'Italia?

Caro Pittella, il tempo del panem e circensem e' passato da molto. Ci vogliono i fatti.

Rileggo quello che lei dice. Rapporto dialettico, le nostre regioni devono collaborare con le istuituzioni, stagione delle riforme, prospettiva di sviluppo? Ma stringi stringi cosa sta dicendo, Pittella?

Sta dicendo che le trivelle vanno bene? Non si capisce niente! Parli semplice. Trivelle si o no? Dopo 20 anni di ENI in Basilicata, lei dovrebbe sapere piu' di altri che le trivelle non portano niente di buono alle popolazioni. E non c'e' nessun "rapporto dialettico" che possa dimostrare il contrario. 

Qualsiasi cosa abbia detto Michele Emiliano, almeno ha avuto il coraggio di dare pane al pane.

E lei?

Ah, certo lei e' quello che ha firmato il raddoppio petrolifero in Basilicata, cercando di arrampicarsi sugli specchi per giustificare l'ingiustificabile con la sua stessa gente.

Un atteggiamento non-populista che ha portato ad un ottimo dialogo e in cui sicuramente ha vinto la Basilicata.

Un vero statista.



Agli elettori vanno dette le cose come stanno. E cioè che essi, col proprio voto, saranno chiamati ad abrogare una norma che consente alle compagnie petrolifere che già operano al largo delle nostre coste (e non ad altre) di estrarre gas e petrolio entro le dodici miglia marina fino all’esaurimento del giacimento, senza limiti di tempo. Tutto il resto non c’entra niente. Non c’entra la politica energetica nazionale. Non c’entra lo scontro tra renziani e minoranza dem. Non c’entrano le strumentalizzazioni populistiche e demagogiche di alcune forze di opposizione che da tempo hanno elevato il tema petrolio a strumento indebito di lotta politica.

Ogni giorno in piu' sara' un giorno in piu' di monnezza in mare, di H2S e di VOC e di CO2 in atmosfera e nei polmoni della gente. E vedremo cosi' altri scenari come Ragusa, dove la concessione data nel 1984 continua ad essere usata per trivellare, facile facile, nel 2016, altri 12 pozzi. Continueremo verso il baratro dell'economia fossile, avvallando lo status quo, e senza il coraggio di cambiare registro.

A quando l'economia green per l'Italia? A quando l'Energiewende d'Italia? Di Basilicata? 

Mi auguro che nei prossimi giorni si recuperino sobrietà, moderazione, senso di responsabilità e rispetto delle Istituzioni. Personalmente lavorerò per questo, nella convinzione – peraltro confermata dai fatti – che il dialogo e la correttezza pagano sempre.”

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.  E cioe' mentre lei fa i suoi bla bla, a Viggiano si continua a morire.


Tuesday, February 9, 2016

Petroceltic: rinuncia alle Tremiti


Eccoci qui, notizia di qualche minuto fa -- la Petroceltic rinuncia alle trivelle alle Tremiti!


L'annuncio secondo Reuters, arriva dal ministro dell'industria, Federica Guidi e dice cosi:
 
"Italy is trying to boost oil and gas production on land and at sea to reduce its dependence on imports, but local opposition to drilling on environmental grounds has slowed development and prompted the introduction of a 12-mile ban on activities within Italy's coastlines and protected areas."

Cioe' abbiamo vinto noi! Si sono presi paura e se ne sono andati prima ancora di arrivare! Cosi si fa.


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Ecco qui il loro collasso economico!





La Petroceltic di Dublino, la ditta a cui il nostro governo ha deciso di affidare i mari attorno alle isole Tremiti con la concessione BR 274 EL, e' sull'orlo del fallimento, assolutamente piegata in due da debiti, azionisti senza scrupoli, accuse di frode e corruzione, crollo dei prezzi del petrolio. Oltre alle Tremiti, la Petroceltic e' titolare della BR 272 EL, al largo di Pescara dove le operazioni di airgun sono state approvate nel 2013.

A Londra le loro azioni sono oggi arrivate a 9.6 pence di valore, da un massimo di 446 nel 2009. La situazione, come scrivono vari siti internazionali, e' disperata dopo che il giorno 23 Dicembre 2015, il giorno dopo la firma del decreto che autorizzava l'airgun alle Tremiti, la Petroceltic si e' messa in vendita, sommersa dai debiti.

I petrolieri d'Irlanda avevano preso 217 milioni di dollari a prestito dalla banca britannica HSBC -- HongKong and Shanghai Banking Corporation -- e non erano stati capaci di rispettare i termini imposti. Non sanno ora dove trovare la liquidita' per far fronte ai pagamenti. Si stima che la disponibilita' di capitale finira' entro la fine di Gennaio 2016.

Le azioni sono crollate di oltre il 90% in un solo anno.

Le banche che si occupuano della messa in vendita della Petroceltic sono la Bank of America Merrill Lynch e la Davy Corporate Finance. Stanno vagliando tutte le opzioni: la vendita in toto delle varie concessioni al miglior offerente, la fusione con altre ditte, o anche l'infusione di capitale con altri debiti e offerte pubbliche.

Ma le cose non vanno molto bene, fra i potenziali acquirenti la Emirates National Oil Company che pero' si e' tirata indietro.

Oltre ai debiti, le accuse di corruzione e di frode.

Il principale investitore della Petroceltic si chiama Worldview Capital Management, e' una ditta di hedge funds che ne detiene il 29% di azioni. Gia' a Febbraio 2015 l'indebitata Petroceltic, decise di vendere obbligazioni per 175 milioni di dollari usando come collaterale Ain Tsila, un campo di gas in Algeria. La Worldview si oppose: questo passo avrebbe lasciato gli azionisti con guadagni derisori.

Si scateno' il polverone fra gli azionisti, la Petroceltic rinuncio' alla vendita di obbligazioni. Le azioni, gia' basse, crollarono ancora. La Worldview denuncio' la Petroceltic in tribunali d'Irlanda e d'Inghilterra per errori nelle revisoni interne. Le cause sono ancora aperte.

Il 20 Agosto 2015 la Worldview accusa la Petroceltic di frode e di corruzione con la creazione di schemi per defraudare la compagnia dall'interno, con fatture gonfiate in Algeria.

Il 17 Settembre 2015 la Worldview accusa ancora la Petroceltic di altre irregolarita' in Bulgaria: dirigenti di medio livello avrebbero creato anche qui canali per il trasferimento illegale di fondi della compagnia in mano di terzi, tramite sussidiarie egiziane, bulgare e lussembughesi.

E poi il 23 Dicembre 2015 finiscono i soldi e si mettono in vendita.

Ecco, questa e' la Petroceltic d'Irlanda in questo momento. A chi finiranno le Tremiti e Turchese? Perche' le abbiamo affidato il nostro Adriatico senza neanche indagare che fondi avessero, o chi
fossero? Lo sapevano al ministero che il giorno dopo l'approvazione dell'airgun alle Tremiti la Petroceltic si sarebbe messa in vendita?

Caro Matteo Renzi, cara Federica Guidi veramente vogliamo una ditta squattrinata, guidata da gente senza scrupoli, sull'orlo del collassso, a trivellare in uno dei mari piu belli d'Italia?


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La Petroceltic continua ad annaspare. Sono oggi arrivati a 9 pence di valore, da un massimo di 446 nel 2009.  La situazione, come scrivono vari siti internazionali, e' disperata.

Si sono messi in vendita al miglior acquirente il giorno 23 Dicembre, dopo che avevano preso 217 milioni di dollari a prestito dalla banca britannica HSBC -- HongKong and Shanghai Banking Corporation -- e dopo che non erano stati capaci di rispettare i termini imposti.  Devono dunque adesso iniziare con i ripagamenti, ma non sanno come fare.

Le azioni sono crollate di oltre il 90% in un solo anno.

Fra le varie opzioni, la vendita a pezzettini delle varie concessioni e dei vari permessi che possiede, e anche la vendita a terzi. Fra i potenziali acquirenti, la Emirates National Oil Company che pero' si e' tirata indietro. Stessa storia per la Dragon Oil che voleva comprare la Petroceltic nel 2014 e che e' stata poi acquistata dalla Emirates National Oil Company.

Nel 2014 la Petroceltic era stata stimata valere quasi 700 milioni di dollari. Oggi ne vale 35.

Si rifaranno con le isole Tremiti, grazie ai nostri politici.

Sunday, February 7, 2016

L'Abruzzo sconfigge Ombrina e regala un po di Adriatico trivelle-free al resto d'Italia



“Some people care too much. I think it's called love.”
 A.A. Milne


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8 Marzo 2016: continua l'effetto domino.
Anche la Transunion si ritira e le sue due concessioni
d68 FR TU e d361 CR TU
nel golfo di Taranto e in Sicilia non sono piu' operative.
Queste:






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 20 Febbraio 2016: inizia l'effetto domino.
Anche la Shell si ritira e le sue due concessioni
d73 FR SH e d74 FR SH
nel golfo di Taranto non sono piu' operative
Queste:




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Rigettate tutte le domande di ricerca petrolifera entro le 12 miglia. 

I provvedimenti riguardano 27 istanze tra cui Ombrina mare.

Sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse BUIG Anno LX- N.1 del 31 gennaio 2016 sono stati pubblicati in estratto 27 provvedimenti di rigetto, parziale o totale, di istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi ricadenti nelle aree precluse a nuove attivita' ai sensi del comma 239, articolo 1, della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di stabilita' 2016).

 Le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate.

Le 18 istanze parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente.

Con i 27 provvedimenti e' stata data piena attuazione al disposto di legge: all'interno delle aree interdette non insistono piu' istanze di permesso di prospezione, di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi.

Eccole:



PERMESSI DI RICERCA 
(airgun e/o pozzo/i preliminare)


1) d 59 FR NP -- Northern Petroleum
Crotone
 730kmq, richiesta nel 2005


2) d 148 DR CS -- Apennine Energy
Golfo Di Taranto
 16 ettari, richiesta nel 2006


3) d151 DR EL -- Petroceltic
Golfo di Taranto
250 km, richiesta nel 2009


4) d358 CR EL - Petroceltic 50% Northern Petroleum 50%
Canale di Sicilia
135 kmq, richiesta nel 2009 




CONCESSIONI DI COLTIVAZIONE
(pozzo/i permanenti) 



 5) d1 GC AG - ENI -- Edison
Pantelleria
170kmq, richiesta nel 1996




6) d6 AC AG - ENI
Trebisacce - Golfo di Taranto
77kmq, richiesta nel 2007

7) d23 AC AG - ENI
58 kmq, richiesta nel 1995

8) d30 BC MD - Rockhopper Exploration 
San Vito Marina (CH)
145kmq, richiesta nel 2009

9) d39 A.C EA -- ENI
Cesenatico, Rimini
103kmq, richiesta nel 2006 

RIPERIMETRAZIONI
PERMESSI DI PROSPEZIONE (airgun)

10) d1 BP SP Spectrum Geo Limited
Superficie iniziale: 14.510 kmq
Superficie riperimetrata: 13.700 kmq
richiesta nel 2011

11) d1 FP SP Spectrum Geo Limited
Superficie inziale: 16.300 kmq
Superficie riperimetrata: 16.210 kmq
richiesta nel 2011

Adriatico


12)  d2 EP TG  - Societa' TGS-Nopec Geophysical Company 
Superficie iniziale: 20.890 kmq
Superficie finale: 20.200 kmq
richiesta nel 2015



13)  d2 FP PG  - Societa' TGS-Nopec Geophysical Company 
Superficie iniziale: 14.280 kmq
Superficie finale: 14.200 kmq
richiesta nel 2012



RIPERIMETRAZIONI
 PERMESSO DI RICERCA (pozzi preliminari)

14) d29 GR NP - Northern Petroleum
Sciacca, Sicilia
Superficie iniziale: 601 kmq
Superficie finale: 104 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare


15) d30 GR NP - Northern Petroleum
Sciacca, Sicilia
Superficie iniziale: 385 kmq
Superficie finale: 280 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 

16) d33 GR AG - ENI
Gela, Sicilia
Superficie iniziale: 154 kmq
Superficie finale: 121 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 

8 Marzo 2016 -- la Transunion si ritira volontariamente da questa concessione
17) d68 FR TU - Transunion Petroleum
Policoro, Golfo Di Taranto
Superficie iniziale: 623 kmq
Superficie finale: 197 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare
 

20 Febbraio 2016 -- la Shell si ritira volontariamente da questa concessione:
18) d73 FR SH - Shell
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 730 kmq
Superficie finale: 609 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare 


20 Febbraio 2016 -- la Shell si ritira volontariamente da questa concessione
19) d74 FR SH - Shell
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 620 kmq
Superficie finale: 153 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare


8 Marzo 2016 -- la Transunion si ritira volontariamente da questa concessione
20) d361 CR TU - Transunion Petroleum
Gela, Canale di Sicilia
Superficie iniziale: 602 kmq
Superficie finale: 70 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare
 Siccome la concessione e' divisa in due
non hanno ancora generato la mappa nuova
 21) d503 BR CS - Apennine Energy
Porto San Giorgio, Marche
Superficie iniziale: 138kmq
Superficie finale: 83 kmq
richiesta nel 2007

L'arancio scompare


22) d61 FR NP - Northern Petroleum
Monopoli, Puglia
Superficie iniziale: 728 kmq
Superficie finale: 720 kmq
richiesta nel 2006

L'arancio scompare






23) d67 FR AG - ENI
Policoro, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 449 kmq
Superficie finale: 441 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare

 24) d87 FR GM - Global Med
Crotone, Golfo di Taranto
Superficie iniziale: 737 kmq
Superficie finale: 730 kmq
richiesta nel 2013

L'arancio scompare


RIPERIMETRAZIONI
CONCESSIONE DI COLTIVAZIONE
(pozzo permanente)


25) d2 GC AG - ENI Edison
Canale di Sicilia
Superficie iniziale: 142 kmq
Superficie finale: 41 kmq
richiesta nel 2009

L'arancio scompare

26) d26 BC AG - ENI
Ortona, Abruzzo
Superficie iniziale: 58 kmq
Superficie finale: 5 kmq
richiesta nel 1988

L'arancio scompare

 27) d40 AC PY - Po Valley
Ravenna, Adriatico
Superficie iniziale: 107 kmq
Superficie finale: 66 kmq
richiesta nel 2015

L'arancio scompare



Mi sveglio. E' una mattina californiana di sole. E' il 5 Febbraio 2016. La mia casella postale scoppia di messaggi. Abbiamo vinto. Il governo annulla Ombrina e altre 26 concessioni petrolifere a mare, tutte entro le dodici miglia dalla riva. Apro i siti dell'UNMIG per la conferma.  Leggo: "Rigetto totale". Queste parole sono soavi nella loro durezza, specie perche' in Italia mai niente e' totale e definitivo. Una vittoria bella, tanto agognata, di noi tutti attivisti da mezzo stivale. Una vittoria che l'Abruzzo regala al resto d'Italia: per fermare Ombrina ne hanno dovute ammazzare o tagliuzzare altre ventisei.

Chi l'avrebbe mai detto che una piccola battaglia, quasi disperata, partita dalla piccolissima contrada Feudo di Ortona in Abruzzo nel 2007, avrebbe portato fino a qui. Una nazione intera che in dieci anni e' passata dal paradigma immaginario del "petrolio oro nero" al paradigma reale del "petrolio maledizione nera". Un popolo informato dei propri diritti, intollerante dei troppi conflitti di interesse, amicizie ed accordi segreti fra petrolieri, politici, pseudogiornalisti. Non ci sono riusciti a fermarci. La cosa piu' bella e' che siamo arrivati fin qui in modo intelligente, senza violenza, e da popolo adulto, persistente, volenteroso. Caro Matteo Renzi, anche se ci hai provato a fermarci, anche se ci hai deriso, nulla hai potuto contro i tanti comitatini spuntati in ogni angolo d'Italia contro le tue idee fossili e vecchie.

Ai miei occhi tutto nasce con il Centro Oli di Ortona nel 2007.  Era il mostro desolforante che l'ENI voleva costruire fra i vigneti d'Abruzzo, trasformandola in una nuova Viggiano. Furono anni concitati: ce ne accorgemmo all'undicesima ora dei piani dell'ENI, che tramava con gli enti regionali e statali gia' dal 2001 nel silenzio generale. Erano tutti d'accordo. L'allora ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi aveva firmato uno dei tanti decreti approvativi. Il governatore della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco del PD non perdeva occasione di decantare i miracoli che il Centro Oli avrebbe portato all'Abruzzo - occupazione, royalties -- l'assessore all'ambiente dell'epoca Franco Caramanico pure lui del PD ora passato a SEL aveva detto che si trattava di una "occasione da non perdere". Anche l'allora sindaco di Ortona, Nicola Fratino di Forza Italia era d'accordo.  Confindustria Abruzzo non stava nella pelle dalla gioia. Cosa si poteva mai fare?  Ortona ha 23,000 abitanti. La contrada Feudo si e no 500.  L'ENI guadagna 100 miliardi di dollari l'anno. La politica di destra, di sinistra e pure i Verdi di Roma erano tutti d'accordo.

Nasce il primo dei tanti "comitatini". Il Comitato Natura Verde di Giusto Di Fabio, Gabriele Di Clerico e Luigi Tiberio decide di far qualcosa per Ortona. Si organizzano con proteste, marcie di trattori, domande ai politici dell'epoca. In qualche modo vengo coinvolta nella battaglia. Arrivano basi scientifiche, informazione a tappeto, conferenze in giro per l'Abruzzo. Ho rotto le scatole a tutti. Ci siamo inventati passo dopo passo il da farsi ogni giorno, cercando di coinvolgere quanti piu' attori possibili, dalla Chiesa Cattolica ai ragazzini delle scuole.  E credo che sia stato qui l'ingrediente magico: tutti hanno capito, tutti hanno sentito di poter fare qualcosa, tutti hanno sentito che vittoria o non vittoria era importante attivarsi, tutti si sono indignati ed hanno chiesto risposte.

Eravamo nel bel mezzo della guerra al Centro Oli quando nel Marzo 2008 spunto' la piattaforma esplorativa Ombrina Mare. Si vedeva nel blu dell'Adriatico un gigante rosso e bianco. La storia e' stata lunga e appassionante, con tanti colpi di scena. Ombrina sarebbe stata una versione marina del Centro Oli. Stesso giacimento, stesso petrolio scadente. Anzi, all'inizio si pensava di portare il petrolio di Ombrina su terraferma per la desolforazione presso il Centro Oli: sarebbe stato l'inizio dell'Abruzzo minerario con impianti a terra e a mare. Una nuova Basilicata.

Dopo tanti eventi rocamboleschi, moratorie, Silvio Berlusconi che sale su una scala da imbianchino in piazza a Pescara ad annunciare che siamo "piu' belli del Maine", minacce di denuncia, e uno degli amministratori di Ortona che mi scrive che in altre epoche mi avrebbe sfidato a duello,  l'ENI finalmente rinuncia al Centro Oli all'inizio del 2010. L'Abruzzo ha vinto una delle sue partite piu' belle.

Ma resta Ombrina. Che fare del petrolio allo zolfo che avrebbero estratto? Ecco l'idea malsana:  mandiamo il petrolio su una nave desolforante,  con fiamma permanente ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l'anno, senza dover usare il Centro Oli. Ci hanno provato, come ci provo' l'ENI, a convincerci della bonta' del tutto, che ci sarebbero stati "protocolli rigidissimi", che in Italia siamo migliori degli altri, che incidenti mai e poi mai, che turismo e petrolio possono coesistere.  Ci hanno provato ma non se l'e' bevuta nessuno.

La macchina dell'informazione era stata messa in moto. Abbiamo lavorato con Ombrina come sul Centro Oli. Conferenze informative, blog e Facebook pullulanti di informazioni, nuovi comitati che organizzano altri eventi. Ombrina diventa imbarazzante per i politici. Qualcosa devono pur fare. Arriva una prima bocciatura nell'Ottobre del 2010. Ombrina poi resuscita nel 2013. Decine di migliaia di persone si sono sentite prese in giro. Scendono in piazza a Pescara e a Lanciano -- la mia citta'. L'Abruzzo non ha mai visto cosi' tanto attivismo.

Nel corso degli anni altre realta' d'Italia hanno scoperto di avere a che fare con gli stessi problemi. Massimo Colonna del Comitato Gestione Partecipata del Territorio sconfigge la Forest Oil con il suo impianto desolforante a Bomba, Manuela Pintus del Progetto Eleonora guida Arborea in Sardegna contro le trivelle di gas della Saras, nel Parco del Curone si manda via la Po Valley, a Carpignano un paese intero si ribella contro le trivelle ENI. Si protesta a Pantelleria, a Sciacca, a Rovigo, sul Montello, a San Benedetto del Tronto, a Crotone, sul Gargano, a Ragusa, a Cotignola.  Anche la Basilicata che accolse le trivelle a braccia aperte verso la meta' degli anni novanta si scopre ingannata dalle petrol-promesse. Non posso piu' contarle le comunita' insorte contro le trivelle in casa loro. Tutti a loro modo hanno storie belle di attivismo e di amore.

Ed eccoci qui. Per salvare la faccia su Ombrina, il governo di Matteo Renzi e' costretto a ripristinare la fascia protettiva delle dodici miglia, il quarto cambio legislativo sulle trivelle a mare in cinque anni. Si e' arreso anche lui ai comitatini, e ben 27 concessioni a mare sono state affondate.

E' una vittoria dell'Abruzzo che nel proteggere se stessa regala una fascia marina di dodici miglia trivelle-free al resto d'Italia.  Adesso si ergeranno a paladini un sacco di persone. Ma io so dove nasce tutto questo. E voglio ringraziare qui una persona che in un modo o nell'altro e' stata parte della mia vita per otto anni anche se non l'ho mai incontrato: Sergio Morandi, il capo di Ombrina, che mi ha attaccato in ogni modo, in ogni dove, a volte anche con quella che io reputo crudelta'. Grazie caro Sergio perche' lei ha fatto venire fuori la parte migliore di me. La parte che non si e' arresa, la parte che ha voluto, la parte coraggiosa, la leonessa che non sapevo di essere.

Grazie.

Qui la lista e le immagini delle 27 concessioni passate a miglior vita.