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Friday, March 22, 2019

La tartaruga Afrodite e le sue sorelle Caretta Caretta: ferite e uccise da reti, rottami e rifiuti in Calabria

Tartaruga senza nome, trovata morta con la bocca piena di plastica 
 Italia, 2019

 
Afrodite, Caretta Caretta con le pinne in cancrena avvolte dal nylon della pesca
Italia, 2019


Chi non si intenerisce a parlare di tartarughe marine?

Sono goffe, lente, bonaccione, e sembrano non voler fare del male a nessuno. Un po come dei vecchi burberi ma buoni.

E in particolare le Caretta Caretta, protetta da tutti i trattati possibili immaginabili in Mediterraneo, in Europa, sulla carta, la specie di tartaruga piu' diffusa nei nostri mari.

Ed ecco qui immagini e storie che spezzano il cuore.

La prima, in basso,  arriva dal Centro di Recupero delle Tartarughe Marine a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria che si occupa di appunto assistere le tartarughe ferite e spiaggiate.

Sempre di piu' queste ferite e questi spiaggiamenti arrivano dall'attivita' umana, pesca ed inquinamento.

E come in tutti i mari del mondo anche in Italia non mancano le storie di tartarughe ferite dalla plastica, ingarbugliate belle reti dei pescatori, nella monnezza umana.

In questo caso la storia ha una eroina sfortunata ed un nome: Afrodite. 

E' stata trovata pochi giorni fa, il 17 Marzo, a Pellaro, in Calabria, incastrata fra un cerchione di bici ed un pezzo di legno. Non riusciva a muoversi poverina, ed e' stata portata a Brancaleone per i soccorsi. Pesa 25 chili ed e' lunga 70 centimetri. E non solo il corpo era fra la legna e il cerchione, ma le pinne e il collo erano tutte attorcigliate negli infiniti fili da pesca in nylon. Chissa' da quanto tempo era cosi, visto che le pinne stesse erano in cancrena.

Giunta a Brancaleone e' apparso chiaro che le pinne dovrebbero essere amputate, ma questo significa la morte per una tartaruga.  Non e' chiaro ancora cosa accadra' e gli esperti dovranno decidere come procdere.  Il nome Afrodite arriva proprio da qui, perche' restera' senza braccia, come la Venere di Milo che a volte e' anche nota come Afrodite di Milo.

Afrodite non e' l'unica,  e le sue amiche spesso non hanno neanche nome.

Qualche giorno fa infatti un altra tartaruga e' stata trovata in Calabria, questa volta nel litorale La Castella nei pressi di Crotone, e dell'area marina protetta Capo Rizzuto.

La tartaruga Caretta Caretta di quest'area non era morente, ma era gia' morta con la bocca piena di plastica. E' per questo credo che non le e' stato dato un nome. 

Chissa' quante altre che non vediamo e che non sentiamo.
Chissa' quanto dolore.

Ecco,  questo accade nei nostri mari, nei nostri comuni. Io spero davvero che quando andiamo al mare d'estate facciamo del nostro meglio per non lasciare monnezza, per raccoglierla dove la troviamo anche se ci fa un po schifo e non e' nostra.

E sopratutto visto che si parla sempre di giovani che anelano per ideali, per cose concrete, perche' non organizzare frequenti opere di pulizia in mare, in spiaggia? Sono cose piccole certo, ma da qualche parte si deve iniziare.

E a quando le reti da pesca biodegradabili?

A quando la gente imparera' che il mare non e' il ricettacolo di biciclette rotte o della nostra monnezza?

Queste povere tartarughe non hanno fatto niente di male per finire martoriate dalla nostra plastica.




P

Tuesday, August 1, 2017

ISTAT 2016: la petrol-Basilicata terza regione piu' povera d'Italia dopo vent'anni di petrolio



Eccoci, sono usciti i nuovi dati ISTAT per il 2016.

Non sono cambiate molte cose da quando ho iniziato a seguire queste "classifiche". E cioe' che la Basilicata', ad esclusione dell'anno 2012, e' sempre nella top three delle regioni piu povere d'Italia, scambiandosi di posto con Sicilia e Calabria, dal 2003 al 2016.

Cioe' per 13 anni, quasi di fila, appunto ad eccetto il 2012, quando era quinta.

Tutto questo nonostante tutti i proclami e nonostante la Basilicata sia considerata il piu' grande giacimento petrolifero d'Europa. Ecco qui, tutti i dati dai rapporti Istat online dal 2003 ad oggi. Il numero in parentesi indica il posto nella classifica delle regioni.

2003: Basilicata (1): 25.6% – Sud-Italia: 21.6%
2004: Basilicata (2): 28.5% – Sud-Italia: 25.0%
2005: Basilicata (3): 24.5% – Sud-Italia: 24.0%
2006: Basilicata (3): 23.0% – Sud-Italia: 22.6%
2007: Basilicata (2): 26.3% – Sud-Italia: 22.5%
2008: Basilicata (1): 28.8% – Sud Italia: 23.8%
2009: Basilicata (2): 25.1% – Sud-Italia: 22.7%
2010: Basilicata (1): 28.3% – Sud-Italia: 23.0%
2011: Basilicata (3): 23.3% – Sud-Italia: 23.3%
2012: Basilicata (5): 24.5% – Sud Italia: 26.2%
2013: Basilicata (2): 24.3% – Sud-Italia: 21.4%
2014: Basilicata (2): 25.5% – Sud Italia: 21.1%
2015: Basilicata (3): 25.0% - Sud Italia: 20.4%
2016: Basilicata (3): 21.2% - Sud Italia: 19.7%


Una persona su cinque in Basilicata, questo Texas d'Italia, e' povera.
Di piu' che in tutto il mezzogiorno d'Italia.

La regione piu' povera per questo 2016 e' la Calabria con un'agonizzante 34.9%. Fa quasi paura.
Poi c'e' la Sicilia al 22.8%, e appunto la Basilicata e' terza con il 21.2%.

L'Abruzzo che al petrolio ha detto no e' invece la regione piu ricca del mezzogiorno, con l'indice di poverta' al 9.9%, con un miglioramento rispetto al 2015 quando invece i poveri erano l'11.2%.

Ma come....  il petrolio non doveva portare ricchezza, progresso, amore e gioia a tutta la Lucania?

Evidentemente la risposta e' no.

Uno puo' dire: bene, non ci si puo' aspettare miracoli dal petrolio se ci sono fattori storici, geografici e culturali a impedire che si esca dalla poverta' qui.  Certo, e' vero.

Ma questo discorso vale su un arco temporale di un anno, di due.

Non di venti. Dopo venti anni le petrol-promesse avrebbero dovuto essere mantenute, sopratutto visto che invece le petrol-profezie di monnezza, inquinamento, ambiente malato, democrazia morente, scandali, emigrazione, poverta' e disocccupazione si sono invece avverate, tutte quante.

Non ci sono appelli qui.

Il petrolio e' morte e distruzione, per chi ci vive vicino, e prima ce ne liberiamo, prima daremo un futuro migliore alle generazioni future e alle nostre comunita'.

Pittella, Renzi, Gentiloni, Galletti. E' in questi numeri la cruda realta'.






Friday, August 5, 2016

Istat 2015: Basilicata terza regione piu' povera d'Italia. Anche quest'anno niente di nuovo sotto le trivelle


In questi giorni Angelino Alfano decide che le organizzazioni ambentaliste lucane sono un problema per l'ordine pubblico e le inserisce in una "lista nera" in riferimento alla sicurezza pubblica e alla criminalita' organizzata.

Fra i motivi che rendono queste associazioni "cattivissime" la protesta al petrolio. Queste azioni che io personalmente non ho mai visto violente o criminali, vanno avanti da tanti anni e includono marcie, incontri, lettere.  E' anche una protesta che e' arrivata un po tardi (dove erano tutti nel 1997? o prima del 2008?) ma che ha sicuramente dato fastidio alla politica di Roma, specie dopo tutti i riflettori sulla love story petrolifera fra l'ex ministro Federica Guidi e Gianluca Gemelli che si spartivano le vesti del costruendo impianto petrolifero Tempa Rossa al telefono. E' stato uno scandalo nazionale.

Alfano avra' avuto le sue fonti, i suoi motivi per inserire queste associazioni nella sua lista nera.

Ma se uno allarga un po l'orizzonte, la prospettiva e' un po' diversa. E questo orizzonte basta allargarlo sul rapporto Istat appena pubblicato sulla poverta' in Italia per l'anno 2015: anche quest'anno la Basilicata si scopre ai vertici delle classifica della poverta'.

In cima alla lista dell'indigenza la Calabria con il 28,2% delle famiglie in stato di povertà. Seguono la Sicilia con il 25,3% e poi la Basilicata con l’indice di povertà familiare al 25,0%.

Cioe' una persona su quattro in Basilicata, questo paradiso del petrolio, del benessere in cui l'ENI elargisce soldi, lavoro, gioia e prosperita', e' povera.

E' povera nonostante le trivelle abbiano ingoiato buona parte del territorio lucano, nonostante le roboanti promesse di royalties, progesso e sviluppo che l’Istituto Luce non potrebbe far meglio, nonostante addirittura ci sia in Basilicata la scuola del petrolio Assoil – “Advanced Skills for Services in Oil and Gas”.

E non solo la Basilicata e' povera, ma e' piu' povera della media del meridione d'Italia - dall'Abuzzo in giu' -  dove la poverta' totale e' del 20.4%.

Come le proteste, non e' questa una canzone nuova. Anzi sono almeno 13 anni che la Basilicata non riesce ad uscire da questo pantano.

Dal 2003 al 2015, ad eccetto che nel 2012, la Basilicata è sempre stata fra le prime tre regioni più povere d’Italia, alternandosi con Sicilia e Calabria. E cioe' poveri erano prima del petrolio, poveri sono rimasti. E se c'e' qualcuno che si arricchito, quelli non sono i lucani: il petrolio ha portato ricchezza agli altri, agli speculatori di turno, agli amanti di Roma, agli affaristi delle borse di Milano.

Tutto questo nonostante la Basilicata sia considerata il piu' grande giacimento petrolifero d'Europa.
Ecco qui, tutti i dati dai rapporti Istat online dal 2003 ad oggi. Il numero in parentesi indica il posto nella classifica delle regioni.

2003: Basilicata (1): 25.6% – Sud-Italia: 21.6%
2004: Basilicata (2): 28.5% – Sud-Italia: 25.0%
2005: Basilicata (3): 24.5% – Sud-Italia: 24.0%
2006: Basilicata (3): 23.0% – Sud-Italia: 22.6%
2007: Basilicata (2): 26.3% – Sud-Italia: 22.5%
2008: Basilicata (1): 28.8% – Sud Italia: 23.8%
2009: Basilicata (2): 25.1% – Sud-Italia: 22.7%
2010: Basilicata (1): 28.3% – Sud-Italia: 23.0%
2011: Basilicata (3): 23.3% – Sud-Italia: 23.3%
2012: Basilicata (5): 24.5% – Sud Italia: 26.2%
2013: Basilicata (2): 24.3% – Sud-Italia: 21.4%
2014: Basilicata (2): 25.5% – Sud Italia: 21.1%
2015: Basilicata (3): 25.0% - Sud Italia: 20.4%


Una persona su quattro in Basilicata, questo Texas d'Italia, e' povera, caro Angelino Alfano. Forse invece che criminalizzare chi protesta ci si potrebbe soffermare sulle ragioni della protesta. Perche' i lucani protestano secondo lei? Perche' vedono le loro vite sporche e difficili e senza speranza per colpa delle trivelle mentre invece c'e' chi ci specula sopra. Perche' loro sono poveri mentre ENI e Total pompano veleni nel loro sottosuolo prima e contano i milioni in banca dopo. Perche' in quasi venti anni di petorlio nessuno ha saputo dare loro ascolto, e risposte alle loro legittime richieste di vita sana. Non e' bello. La protesta, che come detto ai miei occhi e' sempre stata pacifica, e' tutto cio' che gli resta.

Quand'e' che Angelino Alfano creera' una lista nera di chi inquina l'ambiente? Quand'e' che vedremo multe salte a chi ci avvelena? Quand'e' che vedremo ripristini ambientali degni di questo nome? Quand'e' che la gente di Basilicata smettera' di respirare aria avvelenata? 






Wednesday, October 21, 2015

Approvato airgun nel golfo di Taranto - 740kmq di mare regalati alla Shell





Presto nel golfo di Taranto fra Basilicata e Calabria appariranno le navi airgun per ricerca di giacimenti petroliferi e di gas. Siamo nel mar Ionio, fra le province di Crotone, Cosenza e Matera e l'istanza si chiama d 73 FR SH.

Titolare della concessione la Shell, che reduce dalle sconfitte in Artico, arriva ora nei mari italiani con una concessione di 740kmq. I comuni interessati sono Corigliano Calabro, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Albidona, Rossano, Ciro' Marina, Crucoli, Rotondella, Rocca Imperiale, Cariati, Pietrapaola, Crosia, Scanzano Jonico, Nova Siri, Cassano all'Ionio, Policoro, Ciro', Scala Coeli, Mandatoriccio, Trebisacce, Villapiana, Amendolara.

La profondita' del mare nella concessione in esame varia dai 600 ai 1600 metri. Il tutto durera' sei settimane e verranno acquisite 730km2 di linee sismiche.  Si tratta di ispezioni 3D, che sono piu' invasive di quelle a 2D (mi raccomando ora tutti a ricopiare!)

Come sempre, e' tuttapposto, lieve, trascurabile. 

Ad approvare tutto un Decreto del Ministero dell'Ambiente, assieme al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Dicono: 

-- A dodici miglia c'e' una Zona Speciale Protetta, detta "Alto Ionio Cosentino" -- e non ci saranno effetti negativi.

-- La regione Puglia e Basilicata hanno espresso parere negativo. Ma che importa, approvano lo stesso!

-- Devono fare il tutto fuori dal periodo di deposito delle uova, riproduzione e reclutamento delle principali specie ittiche commerciali. Tradotto: lo sanno anche loro che questo puo' incidere sulla pesca ma che importa!

-- Portrebbero esserci varie campagne in parallelo, della Shell e di altre ditte petrolifere, e quindi e' bene coordinare con l'ISPRA in modo che le varie operazioni non si sovrappongano. Ma... quante ditte diverse ci vogliono?

-- Si devono portare appresso gli "osservatori marini", "team leader" con corriculum approvato. Devono scrivere un rapporto in italiano e un sacco di altre prescizioni che fanno ridere.  Eh si!

Ma la cosa piu' assurda che in tutte queste labirintine prescrizioni, non viene stabilita la potenza massima utlizzabile. Certo, nessuno lo sapra' cosa fanno in mare aperto, ma almeno a dire: oltre X non puoi andare. No. Dicono solo che si deve usare "la minor potenza acustica necessaria". Cioe' sparate quanto piu' potete basta che e', secondo voi, necessario.

Tutto questo non e' firmato da un ministero del petrolio. E' firmato dal ministero dell'ambiente e da quello del turismo. Che evidentemente non sanno niente ne di ambiente ne di turismo, altrimenti il mare lo proteggerebbero invece che darlo in pasto alla Shell. E nota che lo scopo della Shell, alla fine, e' di trivellare e di far soldi, non certo di conoscere la geologia del mare Ionio. A quelli, seduti nelle sedie comode di Rotterdam e di Londra, non gliene puo' importare un fico secco del mar Ionio.

La mia domanda e' la stessa che feci a D'Alfonso per l'Abruzzo. Il gran salvatore della patria Marcello Pittella, che in teoria dice no alle trivelle in mare, che e' il capofila delle regioni refendarie, cosa fara' adesso?

Gridera' allo scandalo? Andra' su tutte le televisioni di Basilicata e d'Italia a dire che e' inaccettabile che il governo prenda decisoni cosi contrarie alla volonta' popolare? O semplicemente questa dei referendum per Pittella e' l'ennesima foglia di fico dietro cui nascondersi, mentre nel frattempo tutto l'approvabile e' stato gia' approvato e ispezionato e trivellato?





Wednesday, October 7, 2015

Calabria: rigettato permesso di ricerca Petroceltic d151 DR EL






In data 1 Ottobre 2015 il Ministero dell'Ambiente rilascia il suo "Provvedimento direttoriale" sul permesso di ricerca di idrocarburi d151 DR EL della Petroceltic al largo delle coste calabresi, nei pressi di Trebisacce,  Roseto Capo Spulico ed Amendolara in provincia di Cosenza.

Si voleva qui fare airgun su un area di 250 chilometri quadrati e non meglio specificate "indagini geologiche"

Il Ministero dice che il permesso fu gia' rigettato nel Luglio 2010, grazie al decreto Prestigiacomo che vietava le trivelle entro la fascia delle 5 miglia (12 in caso di zone naturalistiche) ma che grazie al famoso articolo 35 del decreto Passera veniva resuscitato nell'Ottobre del 2013.

Il Ministero fa pero' sapere alla Petroceltic che sarebbe stato necessario un nuovo studio di impatto ambientale perche' non si poteva escludere che nel frattempo erano mutate le condizioni ambientali della zona, e soprattutto per studiare gli effetti cumulativi visto che l'area e' praticamente sommersa di concessioni petrolifere.

La Petroceltic nel Dicembre del 2014 ha chiesto una proroga dei limiti per presentare questa nuova documentazione che il ministero concede e che fissa al Marzo del 2015.

Non e' arrivato niente e cosi per una volta, il Ministero fa la cosa giusta: provvede al definitivo rigetto e all'archiviazione della pronuncia di compatibilita' ambientale.

E' una piccola conquista, ma proprio piccola, e dovuta piu' al fatto che la Petroceltic non sia riuscita ad organizzarsi (o chissa' con i chiari di luna che corrono, a pagare!) ma allo stesso tempo sono 250 chilometri quadrati di mare salvi dall'airgun oggi e dalle trivelle domani.  E questo e' un buon motivo per sentirsi un po piu leggeri, oggi almeno.

Thursday, July 16, 2015

Rapporto Istat 2014: la Basilicata seconda regione piu' povera d'Italia. Niente di nuovo sotto le trivelle.



Le situazioni più gravi si osservano tra le famiglie residenti in
Calabria (26,9%), Basilicata (25,5%) e Sicilia (25,2%),
dove oltre un quarto delle famiglie è relativamente povero.
 

Rapporto Istat, per il 2014



Come sempre, i numeri non possono mentire. Il rapporto Istat per la povertà in Italia, appena pubblicato con i dati relativi al 2014, vede in cima alla lista la Calabria con il 26,9% delle famiglie in stato di povertà. Seguono la Basilicata con l’indice di povertà familiare al 25,5% e la Sicilia al 25,2%.

Ma come può essere? La Basilicata, la regione petrolizzata per antonomasia da quasi venti anni, è una delle più povere d’Italia? Ma, non doveva il petrolio portare ricchezza e benessere e sviluppo? E dove sono andati a finire?

Analizzando tutte le annate messe in rete dall’Istat dal 2003 al 2014, viene fuori che ad eccetto che nel 2012, la Basilicata è sempre stata fra le prime tre regioni più povere d’Italia, alternandosi con Sicilia e Calabria. In più tranne che nel 2011, la Basilicata è sempre stata più povera della media delle altre regioni del sud Italia. Per la serie: il petrolio porta ricchezza agli altri.

Nel 2010 addirittura, la Caritas, nel suo rapporto “Povertà ed esclusione” scriveva: “La situazione appare particolarmente negativa in Basilicata”. Segno che il più grande giacimento petrolifero d’Europa tutta questa ricchezza non l’ha portata e non la porterà.

E così, nonostante le trivelle abbiano ingoiato buona parte del territorio lucano, nonostante le roboanti promesse di royalties, progesso e sviluppo che l’Istituto Luce non potrebbe far meglio, nonostante addirittura la scuola del petrolio Assoil – “Advanced Skills for Services in Oil and Gas” – un quarto dei lucani vive in povertà. Secondo l’Istat e non secondo la D’Orsogna. Ecco qui, tutti i dati dai rapporti Istat online dal 2003 ad oggi. Il numero in parentesi indica il posto nella classifica delle regioni.

2003: Basilicata (1): 25.6% – Sud-Italia: 21.6%
2004: Basilicata (2): 28.5% – Sud-Italia: 25.0%
2005: Basilicata (3): 24.5% – Sud-Italia: 24.0%
2006: Basilicata (3): 23.0% – Sud-Italia: 22.6%
2007: Basilicata (2): 26.3% – Sud-Italia: 22.5%
2008: Basilicata (1): 28.8% – Sud Italia: 23.8%
2009: Basilicata (2): 25.1% – Sud-Italia: 22.7%
2010: Basilicata (1): 28.3% – Sud-Italia: 23.0%
2011: Basilicata (3): 23.3% – Sud-Italia: 23.3%
2012: Basilicata (5): 24.5% – Sud Italia: 26.2%
2013: Basilicata (2): 24.3% – Sud-Italia: 21.4%
2014: Basilicata (2): 25.5% – Sud Italia: 21.1%

La media nazionale è del 10,3% di famiglie in povertà. In Basilicata siamo a più del doppio. Proprio il Texas d’Italia.

Chissà se il governatore Marcello Pittella voglia prendere atto di questi dati, chiedere scusa e chiedersi se continuare a fare buchi, centro oli, oleodotti e raddoppi sia proprio la cosa saggia per la sua gente. Ammesso che gli interessi la sua gente.

Friday, November 14, 2014

La Schlumberger di nuovo all'attacco 4000 kmq in Calabria, Basilicata, Puglia

Schlumberger Italiana:


Nota: il sito scelto dalla Schlumberger e' *gia'*
 coperto da concessioni minerarie! 

E quindi ci saranno due operatori sulla stessa concessione!

E infatti ecco qui di sotto i siti con gia' le richieste di ricerca di petrolio
da ditte diverse. Non ci si capisce niente.



ENI:
Shell:
Shell:


Enel Longanesi Developments:




Nautical Petroleum Transunion Petroleum Italia:

Appennine Energy:

 Enel Longanesi:
Qui tutte le aree protette vicino alla concessione per le quali, 
secondo la Schlumberger, sara' tuttapposto, sempre.



Parco Marino Regionale “Riviera dei Cedri” - Calabria
Parco Marino Regionale “Baia di Soverato” - Calabria
Parco Marino Regionale “Costa dei Gelsomini” - Calabria
Parco Marino Regionale “Scogli di Isca” - Calabria
Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo 
S. Irene Vibo Marina Pizzo Capo Vaticano Tropea” - Calabria
Parco Naturale Regionale “Costa Otranto – Santa Maria di Leuca – Bosco Tricase” - Puglia
Parco Naturale Regionale “Dune Costiere da Torre Canne e Torre San Leonardo” - Puglia
Parco Naturale Regionale “Litorale di Punta Pizzo e Isola di Sant’Andrea” - Puglia
Parco Naturale Regionale “Porto Selvaggio e Palude del Capitano” - Puglia
Riserva Naturale Regionale “Foce del Crati” - Calabria
Riserva Naturale Statale “Metaponto” - Basilicata
Riserva Naturale Regionale “Bosco Pantano di Policoro” - Basilicata
Riserva Naturale Regionale “Litorale Tarantino Orientale” - Puglia
SIC IT9320100 "Dune di Marinella" - Calabria
SIC IT9310051 "Dune di Camigliano" - Calabria
SIC IT9310048 "Fondali Crosia – Pietrapaola" – Cariati - Calabria
SIC IT9310047 "Fiumara Trionto - Calabria
SIC IT9310045 "Macchia della Bura - Calabria
SIC IT9310044 "Foce del Fiume Crati - Calabria
SIC IT9310052 "Casoni di Sibari - Calabria
SICIT9310042 "Fiumara Saraceno - Calabria
SIC IT9310053 "Secca di Amendolara" - Calabria
SIC IT9310043 "Fiumara Avena" - Calabria
SIC IT9310040 "Montegiordano Marina"- Calabria
ZPS IT9320302 "Alto Ionio Cosentino" - Calabria
ZPS IT9310304 "Marchesato e Fiume Neto" - Calabria
SIC IT9220055 "Bosco Pantano di Policoro e Costa Ionica Foce Sinni" - Basilicata
SIC IT9220080 "Costa Ionica Foce Agri" - Basilicata
SIC IT9220095 "Costa Ionica foce Cavone" - Basilicata
SIC IT9220085 "Costa Ionica Foce Basento" - Basilicata
SIC IT9220090 "Costa Ionica Foce Bradano" - Basilicata
ZPS IT9220055 "Valle Basento – Ferrandina Scalo" - Basilicata
SIC IT9130006 "Pinete dell’Arco Ionico" - Puglia
SIC IT9130008 "Posidonieto Isola di San Pietro – Torre Canneto" - Puglia
SIC IT9130003 "Duna di Campo Marino" - Puglia
SIC IT9130001 "Torre Colimena" - Puglia
SIC marino IT9150027 "Palude del Conte e Dune di Punta Prosciutto" - Puglia
SIC marino IT9150028 "Porto Cesareo" - Puglia
 SIC marino IT9150013 "Palude del Capitano" - Puglia
SICIT9150007 "Torre Uluzzu" - Puglia
SIC IT9150008 "Montagna Spaccata e Rupi di San Mauro" - Puglia
SIC IT9150034 "Posidonieto Capo San Gregorio, Punta Ristola" - Puglia
SICIT9150015 "Litorale di Gallipoli e Isola di S. Andrea" - Puglia
Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea (ASPIM) “Porto Cesareo”- Puglia
Area marina protetta "Porto Cesareo" (EUAP0950) - Puglia
Important Bird Area  IT149M "Marchesato e Fiume Neto" - Calabria
Important Bird Area IT144 "Alto Ionio Cosentino" - Calabria
Important Bird Area Isola di Sant’Andrea" - Puglia

Nella zona interessata a partire ci sono stati almeno 800 spiaggiamenti ufficiali negli scorsi 25 anni. Ma la Schlumberger promette che se avvisteranno cetacei si fermeranno per venti minuti e compileranno un rapporto.








Cosa restera' del golfo di Taranto?

E' questa la domanda che mi sovviene guardando l'enorme concessione petrolifera che la Schlumberger Italiana richiede al Ministero dell'Ambiente nel mar Ionio.

Si tratta del progetto d 3 F.P-.SC, per l'ispezione sismica tridimensionale conair gun in un area di oltre 4,000 chilometri quadrati e per acquisire circa 4,300 km di linee sismiche per una durata di 92 giorni.

Ci sono dentro tutti - Basilicata, Puglia, Calabria, con le province di Crotone, Cosenza, Matera e Lecce ed i comuni di Galatone, Lizzano, Strongoli, Manduria, Corigliano Calabro, Scansano, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Albidona, Pulsano, Maruggio, Taranto, Rossano, Ciro' Marina, Castellaneta, Ugento, Melissa, Crucoli, Rotondella, Palagiano, Leporano, Crotone, Racale, Sannicola, Rocca Imperiale, Castrignano del Capo, Cariati, Pietrapaola, Taviano, Ginosa, Crosia, Nova Siri, Massafra, Cassano all'Ionio, Porto Cesareo, Policoro, Morciano di Leuca, Patu', Ciro', Scala Coeli, Gallipoli, Mandatoriccio, Alliste, Salve, Bernalda, Nardo', Trebisacce, Pisticci, Torricella, Calopezzati, Villapiana, Amendolara.

Apro il file. La prima cosa che dicono e' che "non è contemplato, in nessun momento, di procedere con alcun tipo di perforazione finalizzata all’esplorazione, né tantomeno allo sfruttamento di eventuali giacimenti".

In nessun momento. Benone. Quindi fanno le indagini per passatempo? Per amore della conoscenza? O dicono cosi solo per prenderci in giro? Continuo a leggere e poi aggiungono "La proposta di prospezione geofisica è scaturita dalla necessità di perfezionare la conoscenza del sottofondo marino in quest’area, caratterizzata da un’interessante potenzialità mineraria, e di mettere a disposizione delle compagnie che operano nell’area i dati ad alta risoluzione ottenuti con le prospezioni geofisiche."

Ah, eccola la verita': c'e' una interessante potenzialita' mineraria e le "compagnie che operano nell'area" possono usare questi dati e quindi la Schlumberger offre di "perfezionare la conoscenza del sottofondo marino". Ma, di quali compagnie si tratta? Di compagnie turistiche, di ditte di pesca? Molto piu' probabile che si tratti di ditte petrolifere che hanno come scopo quello di trivellare, soprattutto visto che la stessa Schlumberger si autodefinisce "la più grande compagnia al mondo di servizi per le società petrolifere".

Come dire: non preocupatevi, prendiamo solo i dati, facciamo tre mesi di air gun, chissa, magari ci lascia le penne qualche cetaceo, ma alla fine non siamo noi a trivellare, sara' un altro!

La cosa che lascia interdetti e' che questa concessione *si sovrappone* ad altre gia' esistenti, dell'ENI, dell'Enel Longanesi, della Transunion. Interessante soprattutto che qui si tratta di airgun, per le concessioni gia' in itinere si trattava di permessi di ricerca che di solito prevedono il pozzo. Due concessioni per due operatori diversi sullo stesso sito e in ordine contrario alla logica. Non c'e' ne capo ne coda, lo so.

Ad ogni modo, la tecnica di airgun che la Schlumberger intende usare nello Ionio e' la stessa che aveva proposto per i mari di Sardegna. Ci sara' una batteria di 24 pistole con violenti spari di aria compressa ogni 5-15 secondi fino a 260 decibel, un bombardamento di intensita' elevatissima per le specie acquatiche. Piu' forte dell'airgun ci sono solo i terremoti ed i vulcani nei sottofondali marini. 

Tutto sara' fatto per la protezione dell'ambiente -- ovviamente -- ma e' strabiliante il numero di parchi marini, di riserve naturali, di siti di importanza comunitaria,  di zone speciali protette, di zone di sosta per uccelli migratori, e di aree sottoposte a vincoli paessaggistici che in qualche modo saranno impattate da questa proposta della Schlumberger e di chiunque ne comprera' i dati. C'e' pure l'area specialmente protetta di importanza mediterranea Porto Cesareo.

Ci sono qui specie animali e vegetali protette da ogni convenzione europea e mediterrranea possibile - fra cui la tartaruga Caretta Caretta, la tartarguga verde, la tartaruga liuto e la Posidonia Oceanica, nonche' coralli e grotte sommerse.  Ci sono aree di riproduzione di naselli, gamberi, scampi. Per l'area di ripopolamento ittico di Rossano Calabro la Sclumberger dice che "si trova a profondità enormemente più basse di quelle che si trovano nell’area in istanza di permesso di prospezione". Ma cosa vuol dire? L'airgun arriva fino al sottosuolo. Dove si trova allora la riserva di pesca? Sotto la crosta terrestre? 

Continuo a leggere il progetto. Mi colpisce veramente la superficialita' degli scriventi. E' tutto estremamente ridotto, trascurabile, nullo. Elencano tutti i minimi dettagli del numero di abitanti della Calabria, e ci dicono che si fermeranno per venti minuti se incroceranno un cetaceo, ma poi... poi non riescono (o non vogliono!) vedere e a discutere il tutto in una ottica piu' grande. Cosa restera' del golfo di Taranto se questa concessione diventa produttiva, anche fra dieci o venti anni, e considerato che nella zona ci sono almeno altre sei concessioni petrolifere?

Non si tratta solo di airgun quanto del primo passo verso il trivellare l'intero Golfo di Taranto allo scopo di tirare fuori una sostanza inqunante in un posto ecologicamente fragile che avra' bisogno di infrastruttura pesante per anni a venire. Se li lasciamo fare, cambiera' tutto in un modo o nell'altro: l'ecosistema e' uno solo, come uno solo e' il golfo di Taranto, un mare semichiuso dove gia' c'e' dell'altro.

Ed e' per questo che e' veramente tragico che lo Sblocca Italia renda il processo decisionale meno partecipativo: che ne possono sapere i burocrati di Roma delle bellezze silenziose di Porto Cesareo? E di tutti quegli altri altri siti protetti? O della gente che va al mare di Santa Maria di Leuca? O vogliamo veramente credere che tutte queste trivelle mai e comunque avranno effetti e che tutto e' veramente trascurabile, nullo, minimizzato?

La domanda e' sempre la stessa: in questa nazione vogliamo essere una enorme Gela, o una enorme Taormina?



Sunday, September 7, 2014

Renzi e petrolio: la norma la faccio io, anzi l'ho gia' fatta.

Gela, 2014. Spiaggie al petrolio

Viggiano, 2014. Atmosfera all'H2S.

Lo sviluppo di Matteo Renzi nel 2014.
More of the same.



 Il futuro del nostro paese è lontano dai combustibili fossili: 
il futuro del nostro paese è l'efficienza energetica, 
l'innovazione e l'uso delle rinnovabili.

21 Novembre 2012, Le Scienze

“Quando io penso che siamo in una crisi energetica che voi tutti conoscete, e abbiamo un sacco di petrolio in Basilicata o in Sicilia che non tiriamo su per problemi dei comitati di turno, io dico eh bè, vorrà dire che perderò qualche voto ma la norma per sbloccare e per tirar su il petrolio in Basilicata e in Sicilia, creando posti di lavoro in Basilicata e in Sicilia e consentendo a questo paese di vincere la sfida energetica, io la norma la faccio, anzi l’ho già fatta. Vada come deve andare”.

6 Settembre 2014, Rubinetterie Bresciane, Gussago (Brescia)


Evviva la coerenza!
 
Interessante che Matteo Renzi vada a parlare di trivelle lucane e siciliane -- con un pizzico di arroganza non lontano dal "ghe penso mi" di un altro primo ministro italiano -- a Brescia e che non abbia il coraggio di annunciarle direttamente ne ai lucani, ne ai siciliani. 

Perche' Matteo Renzi non va a dire queste cose, per dirne una, a Gela, dove l'industria petrolifera ha portato tumori, malattie e malformazioni a residenti e lavoratori, inclusi i bambini,  fuori da ogni limite di tolleranza e di decenza? Basta solo fare google "Gela ENI petrolchimico" e viene fuori ogni sorta di schifo. Invito veramente tutti quelli che pensano che il petrolio sia la panacea ai nostri mali ad andarci a Gela e a vedere li quanto lavoro e quanto progresso abbia portato loro l'ENI che li opera da decenni.  O che, come disse a me l'ENI tanti anni fa,  "quelli sono effetti collaterali"?

Lo stesso discorso si ripete per Viggiano - puzze, inquinamento, fiammate in atmosfera che ogni tanto mandano la gente in ospedale e ogni volta vengono definite "anomalie di funzionamento"?

Sicilia e Basilciata si contendono, assieme alla Calabria, ogni anno il titolo di regione piu' povera dello stivale. E' evidente che tutto questo lavoro e sviluppo il petrolio non l'ha portato.

Come detto ad nauseam non e' solo il petrolio, ma tutto cio' che gli ruota intorno: emissioni in atmosfera, rifiuti tossici da smaltire, oleodotti, desolforatori, raffinerie, scoppi e perdite, trasformazione di territori agricoli o boschivi in aree industriali con gravi ricadute ambientali ed occupazionali e che distruggono tutto il resto e la democrazia avvelenata. Ovviamente i risultati della petrolizzazione non si vedono il giorno dopo, ma dopo anni, ed e' per questo che e' facile fare demagogia da Brescia.  I pozzi sono altrove e le malattie verranno piu' avanti.

Ma lei dovrebbe saperlo meglio di me, caro Matteo: qui non si tratta di perdere voti, quanto di perdere vite preziose di persone innocenti che non hanno fatto niente di male se non nascere in posti petrolizzati. E' facile per Matteo Renzi parlare cosi.  Le trivelle non tangono lui, i suoi risparmi, la sua famiglia. Scommetto che parlerebbe diversamente se si decidesse di  trivellare le colline fiorentine a duecento metri da casa sua.

E poi, non fa ridere Renzi che parla di trivelle lucane che ci porteranno a "vincere la sfida energetica". Ma quale sfida? E con chi?  Di progetti petroliferi ne ho letti tanti, e non mi sovviene che ci siano clausole secondo le quali il petrolio estratto in Basilicata resti in Basilicata e sia venduto a prezzo di favore ai lucani. E neanche agli italiani. No, le multinazionali estraggono per vendere dove gli sta piu comodo, non certo per far vincere "la sfida energetica" all'Italia. Semmai faranno vincere la "sfida di Wall Street" agli azionisti sparsi nel mondo.

Tutto questo lascia avviliti e affranti per la piccolezza intellettuale e per l'ignoranza di chi parla.

In Basilicata non c'e' "un sacco di petrolio". In Basilicata c'e' un giacimento di petrolio che facilmente
potrebbe essere lasciato sottoterra se decidessimo di usare al meglio tutto il resto: risparmio energetico, rinnovabili e intelligenza, come diceva lo stesso Matteo Renzi meno di due anni fa.

Ma perche' Renzi ha cambiato idea? Perche' ce l'ha su con i comitatini? Non lo so, ma la mia piccola esperienza nei palazzi romani mi porta ad immaginare che non sia facile resistere alle lobby, alle pressioni e alle voci di tutti quelli che con il petrolio hanno da guadagnarci sopra. Sono organizzati, hanno le tasche profonde, e non hanno niente altro da fare.  Ecco allora che e' piu' facile cedere ai petrolieri e compari, e prendersela con i "comitatini", che chiamati cosi sono solo enti astratti, e non persone, madri e padri di famiglia che vogliono sono l'aria sana.

In tutto questa faccenda mi fanno un po tenerezza -- per essere gentili -- i vari governatori di Basilicata e di Sicilia. Cosa diranno? Avranno il coraggio di andare contro il primo ministro e le sue scellerate politiche o invece se ne staranno buoni ad obbedire e a far quadrare il cerchio, sacrificando le proprie genti e i propri mari e i propri campi? Veramente Marcello Pittella e Rosario Crocetta non riescono a vedere la realta' lampante di Gela e di Viggiano? Veramente ne vogliono delle altre per le loro regioni?

Ma la persona che io vorrei interpellare piu' di tutte e' Mrs. Agnese Renzi. Non hanno figli costoro?
Veramente pensano che il futuro dell'Italia e del pianeta sia ancora nel fare buchi? Non lo vede che l'Italia e' tutta densamente abitata e che non esiste una sola localita' da trivellare senza rovinare l'ambiente e l'abitato circostante? Che ne pensa Angese Renzi *da mamma* alle trivelle? Da mamma che vuole dare sicuramente ai propri figli tutto quello che di buono gli si puo' dare: la serenita', una buona istruzione, viaggi, l'apertura al mondo, il diritto di realizzarsi.

...e l'aria pulita? Perche' quella no? Senza l'aria sana non c'e' niente altro. Perche'  i bambini di Gela e di Viggiano e delle citta' al petrolio presenti e future non meritano l'aria pulita? Chi sono i petrolieri per poter prepotentemente prendersi i nostri campi, la nostra aria, la nostra salute? 

Matteo Renzi conclude con "Vada come deve andare" . No.  Qui non si tratta di una partita di calcio, qui si tratta di vita che e' troppo preziosa per farci giochi ed esperimenti sopra da parte di un primo ministro improvvisato e che due anni fa diceva una cosa e ora ne dice un altra.


Monday, August 26, 2013

Calabria: in 20,000 contro le trivelle

Spiaggia di Schiavonea, Corigliano Calabro 25 Agosto 2013
Una catena umana di ventimila persone per dire no alle trivelle nel mar Ionio.














IN 20,000 NELLA CATENA UMANA DI CORIGLIANO CONTRO LE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE IN TERRA E MARE 

La Calabria c’e ed è presente in modo massiccio contro le trivellazioni petrolifere in terra e mare. Erano 20.000 i partecipanti all’odierna e straordinaria catena umana che si è tenuta sulla spiaggia di Schiavonea secondo i dati forniti dall’ amministrazione comunale di Corigliano Calabro.

Uno tra i più grossi comuni della fascia jonica che dopo l’insediamento comunale ha fatto propria la nostra storica catena umana che a Policoro è giunta alla III edizione e che ha visto partecipare nell’ edizione dell’11 agosto 2013 ben 7.000 persone, tra cui anche diversamente abili (verso i quali la ns. riconoscenza non avrà limite).

Il comune di Corigliano insieme con quello di Rossano si è dichiarato contrario a qualsiasi forma di sfruttamento del territorio da parte delle compagnie petrolifere, ultimi comuni del golfo di Taranto che mancavano all’appello No Triv.

Grande gesto di responsabilità e di forza da parte dei calabresi dell’hinterland di
Corigliano Calabro che oggi dandosi la mano hanno detto NO con fermezza a qualsiasi ipotesi di trivellare la terra o peggio il mare.

La Calabria e il sud sono stanchi di 30 anni di politiche distruttrici del
territorio, di programmi e progetti che non portano sviluppo e benessere ma
distruzione dell’ambiente, danni alle economie locali e malattie.

Nella sola Sibaritide i cittadini hanno respinto negli ultimi anni l’Enel con la centrale a carbone, un grosso rigassificatore e le petroliere che sarebbero
attraccate nel porto di Corigliano per alimentare centrali termiche.

C’e una Calabria che crede nel proprio territorio e che da esso in modo  sostenibile vuole ottenere sviluppo e benefici economici nei settori trainanti della pesca, del turismo e dell’agricoltura.

A Corigliano si trova la flotta dei pescherecci più grossa della Calabria. Presenti nella catena umana odierna numerosi esponenti politici calabresi di tutti partiti e alcuni consiglieri regionali. Il Ministero dell’ambiente bocci pertanto le istanze di ricerca petrolifera nel mar Jonio e altrettanto faccia la regione Calabria , opponendosi al governo centrale e bocciando anche le procedure di Via per le istanze di trivellazione sulla terra ferma.

Ringraziamo l’amministrazione comunale di Corigliano , il Codiss, il Cotaj ,il SIb che insieme al gruppo di Noscorie–NoTriv ha contribuito all’ottima riuscita dell’iniziativa

Grazie Corigliano e grazie Calabria.

Cordiali  Saluti
Felice Santarcangelo
NOSCORIE TRISAIA
tel 3357196709


Monday, October 24, 2011

Le brillanti idee delle Prestigiacomo






Invece di decidere di adottare misure serie di prevenzione dell'inquinamento marino, ecco come passa il tempo Stefania Prestigiacomo. Sul sito del Ministero dell'Ambiente infatti c'e' una importante iniziativa che comincia con la domanda:

Cosa accadrebbe nell'alto Tirreno se una grande nave cisterna piena di petrolio prendesse fuoco e rilasciasse in mare una grande quantità del proprio carico inquinante in mare?

Ma che ci vuole un esercitazione per capirlo? E secondo lei cosa dovrebbe succedere: un disastro, come sempre!

Ad ogni modo decidono di fare questa esercitazione assieme alla Francia e alla Spagna (ah, ecco!) e coinvolgendo: la Marina Militare, la Prefettura, i Vigili del Fuoco, il 118, tutti gli operatori portuali, gli enti territoriali e quelli scientifici, 18 mezzi aerei e navali.

Cioe' tutto quello che abbiamo. Tutto questo e' per proteggere il Mediterraneo, che secondo la Prestigiacomo

pur costituendo meno dell’uno per cento della totalità dei mari del pianeta, ospita – nel suo prezioso habitat naturale - un traffico di navi e merci di particolare intensità, bisognoso di specifiche e costanti attenzioni.

Anche il Corriere della Sera si pone la stessa domanda, tramite l'articolo di Manuela Campanelli:

Marea nera: e se capitasse in Italia?

E qui si danno pure una risposta: Siamo pronti all'emergenza.

Ora, per carita' le esercitazioni, la prevenzione vanno sempre bene, ma questa e' propaganda e non veramente convinzione di difesa del Mediterraneo.

Davvero siamo pronti all'emergenza? O sono pronti gli altri? E l'emergenza sarda di qualche mese fa? Dov'era tutta questa prontezza?

L'articolo del CorSera - secondo me - dice un sacco di cose rassicuranti ma false:

Si fanno gli elogi alla Castalia, azienda che dovrebbe occuparsi di "pulizie marine".
Ma se la Castalia non ha una lira per piangere, ed e' stata misteriosamente assente dall'incidente marino di Sardegna!

Si dice che l'Italia e' la prima al mondo - addirituttura! - per l'attenzione con cui si previente l'inquinamento da mari rispetto alle straniere. Ma di quali straniere si parla? Di navi di Panama o della Liberia o dei paesi industrializzati?

Si parla della petroliera inabissatasi a Genova venti anni fa, la Haven come di "una lezione che il nostro paese offri' agli altri stati". Ma davvero? Ma se l'area e' ancora satura di petrolio, come mostro' Report qualche mese fa! Hanno pulito proprio bene! Addirittura non ci sono stati colpevoli! Niente multe ovviamente.

La verita' e' che incidenti accadono sempre, e non si tratta di bravura o di essere primi nel DOPO incidente, quanto invece di fare prevenzione PRIMA.

Cara Prestigiacomo, cara Campanelli, cominciamo con il dire che la squattrinata Castalia per qualche mese aveva pure sospeso il servizio protezione coste perche' non avevano i soldi!

Cominciamo con il dire che in Italia gli sversamenti minori sono all'ordine del giorno e che a volte li puliscono i volontari perche' mancano i soldi.

Cominciamo con il dire che in Italia sono permesse trivellazioni a 5 miglia, 9 chilometri da riva, aumentando le possibilita di incidenti, mentre negli USA siamo a 100 miglia da riva.

E poi, perche' non facciamo esercitazioni su cosa fare se scoppia uno dei tanti pozzi di petrolio programmati per l'Adriatico? Per la Sicilia? Per lo Ionio?

O meglio ancora, se vogliamo proteggere per davvero il Mediterraneo, decidiamo di vietare le trivelle a centinaia di chiomentri da riva, e magari a chiudere l'Adriatico tutto alle trivellazioni.

E ancora, perche' non ci mettiamo li a risolvere i problemi veri e non immaginari dell'Ilva di Taranto, del centro oli di Viggiano, dell'inquinamento dell'acqua di Marghera?

E gia', questi non si vedono e non fanno rumore. Si sentono solo sulla pelle e nei polmoni della gente, lontano dal clamore.

Grazie ad Adriano Bellintani per la segnalazione del link.




Tuesday, October 14, 2008

L'ENI a Crotone


Come riferito negli scorsi giorni dai giornali nazionali, a Crotone, in Calabria, sorgono scuole, asili, parcheggi, strade, case e opere pubbliche costruite con materiali di scarto industriale, fra cui rifiuti altamente tossici e scorie cancerogene e radioattive. In due zone di Crotone, ad alta densita' mafiosa, sono state sequestrati ben diciotto siti inquinati ed e' venuto fuori che nei cortili delle scuole ci fossero la bellezza di 350,000 tonnellate di materiali tossici: arsenico, piombo, indio, zinco, germanio, mercurio. Sette persone sono state arrestate con accusa di associazione a delinquere e per disastro ambientale. Fra questi, addirittura dirigenti delle ASL locali.

Per dieci anni i bambini delle elementari e della ragioneria della citta' hanno fatto lezione, ginnastica e merenda fra gli scarti industriali. Dieci anni di veleni quando il corpo e' in via di formazione. Non e' giusto.

Crotone, durante gli anni sessanta era soprannominata la Milano del sud Italia. C'erano li la Montedison, Cellulosa Calabra e Pertusola sud, ditte che producevano metalli, carta, sostanze chimiche. Disoccupazione non ce n'era, ma con il tempo queste ditte hanno contribuito a dare a Crotone uno dei piu' alti tassi di tumore di Italia. Queste ditte mai si preoccuparono di rinnovarsi, di migliorarsi, diventarono obsolete e nel 1995 erano tutte state quasi totalmente chiuse. Crotone e' oggi la piu' povera provincia della Calabria.

Delle tre ditte, quella responsabile della bomba ecologica e' la Pertusola sud il cui capo di cio' che e' rimasto e' stato arrestato pure lui. E a chi fa capo la Pertusola sud? Guarda caso proprio all'ENI, la nostra amica che fa disastri
in tutta Italia. Naturalmente non e' solo colpa loro. Hanno trovato attorno a loro condizioni politiche favorevoli, informazione scarsa, gente omertosa e ndrangheta pronta a fare affari. Ma alla fine dei conti, se l'ENI fosse stata onesta non si sarebbe arrivati qui. Che mandi tuo figlio all'asilo e invece gli dai per quattro o cinque ore al giorno aria tossica da respirare. Intanto, ecco cosa dice il presidente della provincia di Crotone il 25 settembre del 2008:

"La notizia conferma, se pure ce n'era bisogno, la gravità eccezionale della situazione ambientale su larga parte del territorio provinciale e, in particolare, la responsabilità che, nel determinarsi di questa situazione, hanno avuto le politiche di aggressione al territorio e di rapina delle risorse per lunghi anni attuate dall'Eni attraverso le società controllate e le attività condotte nella provincia di Crotone"

"Questo è il risultato della logica del profitto a tutti i costi, che ha trovato sul posto classi dirigenti cieche ed insensibili. Persino settori dell'informazione, sull'altare di meschini interessi economici, hanno chiuso gli occhi davanti a realtà inquietanti, che oggi si manifestano in tutta la loro esplosiva negatività. Incalcolabili danni sono stati causati alla salute dei cittadini, all'ambiente, al sistema produttivo
"

In realta' di questo gia' si sapeva dal 2003, quando vennero commissionati degli studi ambientali per verificare la presenza di sostanze radioattive fra i rifiuti industriali. Quella commissione studio' tutta la zona di Crotone e il Prefetto della citta' dell'epoca disse:

la Pertusola ha causato un elevato inquinamento a tutta la zona che, uno studio commissionato ad istituzioni universitarie dall’Alto Commissariato per i Rifiuti, ha definito altissimo. Per fortuna la notizia non si è propagata, perché in caso contrario si sarebbe determinata, a mio avviso, una situazione pericolosa per l’ordine pubblico”.

Cio' meglio farla morire la gente piuttosto che informarla. Intanto come riferisce il giornale online L'opinione:

".. si e' continuato a coltivare le colline, a pescare ed immettere nella catena alimentare pesce all’arsenico, a bere e utilizzare acqua allo zinco senza che nessuno prendesse dei provvedimenti per l’unica cosa ovvia e sensata da fare: la tutela della salute pubblica. Si è permesso invece di impastare rifiuti tossici con il cemento con il quale hanno poi costruito scuole elementari. Hanno lasciato che con quel materiale si costruisse il porto, ponti e viadotti, piazzali attrezzati, caserme e piste ciclabili, le strade ed i palazzi dove la gente è morta e continua a morire di tumore, ad ammalarsi di leucemia, a subire alterazioni geniche e del metabolismo e malformazioni di vario genere. Ci troviamo dinnanzi ad un disastro ambientale di proporzioni immani, una situazione che in molti conoscevano ma hanno preferito tacere e chi doveva agire per assicurare i responsabili alla giustizia nonché impedire che il reato venisse portato ad ulteriori conseguenze, ha taciuto e non ha agito così facendo si è reso complice della catastrofe."

Di fronte a tutto cio' il primo Ottobre, l'ENI avanza la magnanime proposta: quella di forse bonificare gratis i diciotto siti inquinati di Crotone. Nulla di certo, ci devono pensare poverini, ma forse lo faranno, come se fossero santi. Allo stesso tempo pero' l'ENI ci tiene a precisare che "il conglomerato idraulico catalizzato se isolato e rullato con l'asfalto non è pericoloso".

Cioe' negano anche qui! Certo, nulla e' pericoloso, come non lo sono i fumi tossici delle raffinerie, i pozzi nella laguna veneta, il DDT nel lago maggiore, gli incendi e tutte le schifezze che vanno facendo quotidianamente. In un altra parte del mondo, di fronte ad uno scandalo simile sarebbero saltati tutti i vertici ENI, ci sarebbe stata indignazione popolare totale, se ne sarebbe parlato per giorni e giorni, e oltre a condanne di bonifica obbligata ci sarebbe stato il riscarcimento alla citta' di multe salatissime. Spero che i processi siano veloci e che l'ENI e gli altri personaggi coinvolti paghino per cio' che hanno fatto perche' tutto questo e' criminale.

L'ENI a Crotone non solo gli ha regalato scuole al mercurio, ma gli ha anche rubato il mare e la pesca. A pochi chilometri dalla costa di Crotone infatti sorgono dei pozzi petroliferi e per il metano. Il risultato? Mare sporco, problemi di subsidenza, pesca drasticamente ridotta, mare privo di vita per colpa delle onde sonore e brutture visive in una citta' che ora spera nel turismo...



Fonti: Indymedia Calabria , Corriere della Sera