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Tuesday, November 18, 2014

Immagini che valgono 1000 parole


Wasson oil field, Denver City, Texas
una citta' divorata dal fracking

 EagleFord Shale,Texas
campo di petrolio illuminato a giorno

 Bakken Shale, North Dakota
campo di petrolio illuminato a giorno

 San Andres oil field, Hockley County, Texas

 Kern County oil fields, California

 Kern County oil fields, California

San Andres oil field, Hockley County, Texas





Qui gli uccelli morti per solare, vento, petrolio, carbone e nucleare.
Molti di piu' per fonti fossili e pure per nucleare che per il solare.

E quindi quando dicono "ma il solare ammazza gli uccellini" e' tutto relativo!

Le stime di uccelli morti per solare ed eolico sono di circa 400,000 unita' annue.
I gatti ammazzano dagli 1.4 ai 3.7 miliardi di uccelli ogni anno.


Friday, August 1, 2014

Immagini di incidenti su FPSO - UK, Canada, Brasile, Thailandia, Mari del Nord, Nigeria




Fumo e scintille 
Personale evacuato con l'elicottero





 

2 incidenti nel giro di pochi mesi, sulla SeaRose.
La rosa del mare sputa fiamme.




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Cosi, giusto per vedere quali potrebbero essere gli scenari futuri possibili, ecco qui un po di storie horror in giro per il mondo sulle navi FPSO. Notare che l'ancoramento a 9 chilometri da riva non e' progettato per nessuna di queste, come si vorrebbe fare in Abruzzo. Molti di questi incidenti sono in Brasile, dove al Settembre 2013 c'erano 37 FPSO attive.

1. Brasile: Crolla la torre di desolforazione - 2012 
 






Questa e' di proprieta' della Petrobras, notare la torre quasi sommersa dall'acqua e le numerose barche che hanno dovuto chiamare per assistenza.



Anche qui, della Petrobras, 70 persone evacuate, la FPSO e' stata a rischio di affondamento.





 











Tutto questo e' successo a causa di forti mareggiate nel Dicembre 2011, nella zona di Aberdeen quando ben due FPSO hanno perso il controllo, fra cui la Gryphon A della Maersk Oil. Le navi erano cariche di petrolio, e per fortuna non ci sono stati riversamenti. Oltre settanta persone sono state evacuate.


7. Thailandia: la nave FPSO barcolla fuori dalla zona di ancoraggio -2014


In questo caso la ditta responsabile e' la Salamander Energy che ha dovuto fermare la sua FPSO Rubicon Vantage a causa delle fluttuazioni violente della nave e delle perdite in mare di petrolio.









Questa e' la piu' drammatica, perche' sempre qui finiamo, nella Nigeria devastata dal petrolio. Da una perdita dalla FPSO sono fuoriusciti in mare circa 40,000 litri di petrolio. Le foto sopra sono collegate a quell'evento Succedeva nel 2011. Hanno usato dispersanti per pulire, ma la maggior parte del petrolio si era gia' dispersa nel mare.


Ma secondo Sergio Morandi della Medoilgas in Abruzzo non succedera' mai.




Tuesday, January 22, 2013

Rospo Mare

Mi arrivano messaggi da tutte le parti su Rospo Mare e sullo sversamento in mare dalla loro piattaforma fra Termoli e Vasto. 1000 litri di petrolio. Arrivo di aerei, produzione fermata, sommozzatori.

La Edison da Milano viene a controllare questo blog per vedere cosa dico.  Sono loro che gestiscono la piattaforma che invece e' di proprieta' mista al 62% loro e al 38% con ENI.

Ai petrolieri non dico niente. Cosa potrei dire? Che si devono vergognare? Ma lo gia' sanno e pare non interessargli. Per loro e' un business e questo, per loro, fa parte del gioco. Sperano che tutto passi il piu' in fretta possibile e di tornare allo status quo il piu' presto possibile.

Che dire invece ai residenti, ai politici?

Rospo Mare, e non e' un segreto per nessuno, vorrebbe ampliarsi. Se ne parla gia' da 4/5 anni. E voi cosa fate?

Ombrina, e' un mostro che solo aspetta di arrivare.

Il petrolio che c'e' a Rospo Mare ha indice API 11 - e' melma pure quella, e pure ad Ombrina.

A nessuno dei residenti pare importare. Ai politici di meno ancora.

E' tutto solo questione di tempo, di portata, di livello di coscienza delle persone, perche' e' ben noto che tutte queste cose - sversamenti, incidenti, emergenza, allarmi, cose piu' o meno gravi - sono "normali", nel senso che accadono con cadenza periodica.

La stessa Rospo Mare ha gia' avuto problemi - nel 2005.

Secondo la stampa di oggi, dal 1982 ad oggi la Edison ha estratto 92 miloni di barili di petrolio. Anche qui, la matematica non e' un opinione.

Fanno 30 anni.

Fanno 60 giorni di fabbisogno nazionale in 30 anni.

Fanno lo 0.005% del fabbisogno nazionale.

Proprio quello che ci serve.

Ma finche' si dorme,  cari Abruzzesi, non si andra' lontano. Come detto tante volte, e' questo il momento di fare le domande difficili, di assillare i politici, di chiedere loro di darsi da fare. Enrico Di Giuseppantonio, Remo Di Martino, Eugenio Caporrella, tutti pagati con i vostri soldi per preoccuparsi della provicnia, del turismo, dell'ambiente. Cosa hanno da dire, nel concreto, contro Ombrina?

Qualche giornalista andra' a chiedergli:

"Scusi, ma alla luce di quello che e' successo a Rospo Mare, lei che ne pensa della concessione Ombrina e cosa fara' in concreto su questo tema - e non cosa ha fatto, ma cosa fara' domani, in pratica?"

E invece finira' che tutti metteremo like, ci cliccheremo un po addosso e niente cambiera'.

Prossimo giro, prossima corsa.

Todo mi amor está aquí y se ha quedado pegado a las rocas, al mar, a las montañas.




Monday, October 24, 2011

Le brillanti idee delle Prestigiacomo






Invece di decidere di adottare misure serie di prevenzione dell'inquinamento marino, ecco come passa il tempo Stefania Prestigiacomo. Sul sito del Ministero dell'Ambiente infatti c'e' una importante iniziativa che comincia con la domanda:

Cosa accadrebbe nell'alto Tirreno se una grande nave cisterna piena di petrolio prendesse fuoco e rilasciasse in mare una grande quantità del proprio carico inquinante in mare?

Ma che ci vuole un esercitazione per capirlo? E secondo lei cosa dovrebbe succedere: un disastro, come sempre!

Ad ogni modo decidono di fare questa esercitazione assieme alla Francia e alla Spagna (ah, ecco!) e coinvolgendo: la Marina Militare, la Prefettura, i Vigili del Fuoco, il 118, tutti gli operatori portuali, gli enti territoriali e quelli scientifici, 18 mezzi aerei e navali.

Cioe' tutto quello che abbiamo. Tutto questo e' per proteggere il Mediterraneo, che secondo la Prestigiacomo

pur costituendo meno dell’uno per cento della totalità dei mari del pianeta, ospita – nel suo prezioso habitat naturale - un traffico di navi e merci di particolare intensità, bisognoso di specifiche e costanti attenzioni.

Anche il Corriere della Sera si pone la stessa domanda, tramite l'articolo di Manuela Campanelli:

Marea nera: e se capitasse in Italia?

E qui si danno pure una risposta: Siamo pronti all'emergenza.

Ora, per carita' le esercitazioni, la prevenzione vanno sempre bene, ma questa e' propaganda e non veramente convinzione di difesa del Mediterraneo.

Davvero siamo pronti all'emergenza? O sono pronti gli altri? E l'emergenza sarda di qualche mese fa? Dov'era tutta questa prontezza?

L'articolo del CorSera - secondo me - dice un sacco di cose rassicuranti ma false:

Si fanno gli elogi alla Castalia, azienda che dovrebbe occuparsi di "pulizie marine".
Ma se la Castalia non ha una lira per piangere, ed e' stata misteriosamente assente dall'incidente marino di Sardegna!

Si dice che l'Italia e' la prima al mondo - addirituttura! - per l'attenzione con cui si previente l'inquinamento da mari rispetto alle straniere. Ma di quali straniere si parla? Di navi di Panama o della Liberia o dei paesi industrializzati?

Si parla della petroliera inabissatasi a Genova venti anni fa, la Haven come di "una lezione che il nostro paese offri' agli altri stati". Ma davvero? Ma se l'area e' ancora satura di petrolio, come mostro' Report qualche mese fa! Hanno pulito proprio bene! Addirittura non ci sono stati colpevoli! Niente multe ovviamente.

La verita' e' che incidenti accadono sempre, e non si tratta di bravura o di essere primi nel DOPO incidente, quanto invece di fare prevenzione PRIMA.

Cara Prestigiacomo, cara Campanelli, cominciamo con il dire che la squattrinata Castalia per qualche mese aveva pure sospeso il servizio protezione coste perche' non avevano i soldi!

Cominciamo con il dire che in Italia gli sversamenti minori sono all'ordine del giorno e che a volte li puliscono i volontari perche' mancano i soldi.

Cominciamo con il dire che in Italia sono permesse trivellazioni a 5 miglia, 9 chilometri da riva, aumentando le possibilita di incidenti, mentre negli USA siamo a 100 miglia da riva.

E poi, perche' non facciamo esercitazioni su cosa fare se scoppia uno dei tanti pozzi di petrolio programmati per l'Adriatico? Per la Sicilia? Per lo Ionio?

O meglio ancora, se vogliamo proteggere per davvero il Mediterraneo, decidiamo di vietare le trivelle a centinaia di chiomentri da riva, e magari a chiudere l'Adriatico tutto alle trivellazioni.

E ancora, perche' non ci mettiamo li a risolvere i problemi veri e non immaginari dell'Ilva di Taranto, del centro oli di Viggiano, dell'inquinamento dell'acqua di Marghera?

E gia', questi non si vedono e non fanno rumore. Si sentono solo sulla pelle e nei polmoni della gente, lontano dal clamore.

Grazie ad Adriano Bellintani per la segnalazione del link.




Monday, August 8, 2011

Gli oleodotti dell'ENI a Taranto


Sversamento di petrolio a Taranto - meglio nota come "irridescenza"


Qualche giorno fa l'ennesimo incidente petrolifero d'Italia, a Taranto, anche se la stampa nazionale non ne parla.

Una condotta di petrolio che va dalla raffineria ENI in terraferma fino ad un impianto dove ormeggiano le petroliere in mare ha avuto delle perdite di petrolio.



Come si puo' vedere dalle foto, il mare era marroncino, ma quelli della Capitaneria di porto dicono che

non è neanche il caso di parlare di uno sversamento nel senso proprio del termine.

Ce lo dica lei allora come dobbiamo definirla questo sversamento che non e' uno sversamento. Tanto piu' che per sistemare il danno delle 10:30 del mattino del 6 Agosto 2011 c'e' voluta tutta la giornata, con l'operato di tecnici, ARPA, sommozzatori, vigili del fuoco e responsabili dell'ENI. Interessante anche che qualche settimana prima di queste perdite - che non sono perdite - in data 24 giugno 2011, la stessa Capitaneria di porto aveva detto che il trasporto di petrolio dal mare alla terraferma e'

un’operazione senza rischi

anche se

può accadere qualche piccola perdita ma solo di quantità di materiale assolutamente irrisorio che viene prontamente ripulito e reso innocuo.

Neanche un mese dopo queste affermazioni, ecco qui verificatosi l'incidente! Che pero' non si chiama perdita o sversamento ma "irridescenza".

La mia domanda e': come quantifichiamo l'irrisorieta'? Un litro? Dieci? Mille? E quante perdite irrisorie deve sopportare il mare, il pescato, la gente all'anno? Mistero.

Intanto a Taranto la difesa del mare e' lasciata ai volontari: un ortopedico che si chiama William Uzzi e un ambientalista di nome Fabio Matacchiera che dicono che non e' la prima volta che succede.

E il sindaco di Taranto Ippazio Stefano? Cosa dice? Cosa fa? Soprattutto nell'ottica in cui anche il mare di Taranto e' a rischio trivelle - siccome ci sono pochi guai in quella citta'.

La Repubblica di Bari aggiunge che in seguito allo sversamento, Taranto è stata investita a ripetizione da cattivi odori e che le innumervoli telefonate fatte ai vigili del fuoco segnalavano tutte puzza di gas.

L'indice accusatore è puntato ovviamente verso ciminiere e torri torce che incombono sulle case dei tarantini. L'emergenza è stata al centro di un summit in prefettura. Allo studio nuove rilevazioni che consentano di individuare la sostanza e quindi la fonte del nauseante tanfo.


La dottoressa Maria Spartera di Arpa Puglia, ha spiegato poi che la puzza è stata sicuramente causata da idrocarburi e collega la puzza allo sversamento - pardon all'irridescenza. Dice la Dr.ssa Spartera al Corriere del Mezzogiorno

Il degasaggio delle stive effettuato da una petroliera, oppure il cattivo odore potrebbe essere legato ai vapori del greggio sversato in mare durante la mattinata. Può essere, infatti, che tali vapori siano stati trasportati dal vento verso la città durante le ore successive alla perdita.

A Taranto non le manca niente, con buona pace di Nichi Vendola.