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Tuesday, March 19, 2019

Germania: elettricita' da rinnovabili in tutto il paese al 72% per una settimana intera




Ogni tanto sentiamo di record del 100% rinnovabili in paesi industrializzati. E' successo anche in Germania dove per qualche ora le rinnovabili hanno portato a piu' energia del necessario e alla vendita sottocosto o addirittura alla cessione gratuita di energia. Ma questo spesso dura poche ore, un giorno al massimo, e grazie spesso alle speciali condizioni meteo.

Questo qui e' invece un record diverso.

Intanto, l'obiettivo iniziale era di arrivare al 35 per cento di rinnovabili entro il 2020; ma sono arrivati al traguardo con molto anticipo e cosi se ne sono dati un altro.  Nel 2018 hanno deciso di voler arrivare alla generazione del 65% di energia dalle rinnovabili entro il 2030.

E' uno dei target piu' ambiziosi del mondo, visto che si tratta di una potenza economica con un forte consumo energetico. Il 65% non e' il 100%, ma poi siamo al 2019 e non ancora al 2030.

Ebbene i primi mesi del 2019 sono stati strabilianti per la generazione di energia elettrica della Germania. 

Siamo arrivati al 65% di energia sostenibile nella settimana che va dal 25 Febbraio 2019 al 3 Marzo 2019; le settimane successive hanno invece portato al 68% di energia dalle rinnovabili (4 Marzo - 10 Marzo) e poi, per quella appena passata (11 Marzo - 17 Marzo) al 72%.

Non male no per un paese che voleva arrivarci fra dieci anni, esserci arrivati in parte gia' adesso.

A fare la parte del leone il vento, al 57% del totale; le biomasse sono seguite al 9% e poi ancora l'idroelettrico al 6%. Fra l'energia non rinnovabile c'e' il nucleare all'11%, il carbone al 7%, gas e petrolio per tutto il resto.  Il sole ha contribuito molto poco, essendo i cieli spesso coperti e freddi.

In Germania in questo momento ci sono 30,000 turbine con una capacita' totale di 53 GW e se tutto va bene l'obiettivo del 65% di elettricita' dalle rinnovabili a regime dovrebbe essere superato molto prima del 2030.

Quello che invece resta da fare, e' di davvero impegnarsi ad eliminare il nucleare entro il 2022 come promesso, e il carbone entro il 2038.

E se tengono fede, il 100% rinnovabili entro il 2030 non sara' impossibile. 


Monday, February 11, 2019

L'anno 2018 - il vento record in tutto il mondo









Visto che in Italia continuano a moltiplicarsi gli articoli del Corriere della Sera sul tutt-e'-meglio del petrolio,  volevo un po' vedere quali sono le statistiche per l'erogazione di energia dal vento a livello mondiale.

Semplicmente inserendo in Google le parole "wind energy 2018" esce tutta una lista di record in ogni anno del pianeta. E cioe' non siamo in qualche isola remota di Svezia, o in Costa Rica, ma proprio in tutto il mondo, con i prezzi dell'eolico in continua discesa.

E se il vento e il sole aumentano a livello globale, se la Germania pure abbandona carbone e nucleare, se tutti sappiamo i danni a persone e pianeta delle trivelle, a che pro voler continuare a rilasciare permessi petroliferi e a decantare le virtu' delle trivelle? 

Matteo Salvini ci senti?

Marco Marisilio ci senti? 

Petrol-giornalisti del Corriere della Sera ci leggete?

Oscar Giannino ci senti?

Iniziamo dagli USA,

Nel 2018 dall'eolico sono state generate piu' di 96 GW di energia in totale, di cui quasi 8 GW nuovi di zecca. Ci sono 56,800 turbine nel paese in 41 stati.  La domanda arriva principalmente da citta', grandi corporazioni ed unversita che, per amore o per calcolo non importa, vogliono energia pulita.

I prezzi sono contenuti, la richiesta e' elevata e si prevede che la produzone di energia eolica continuera' a crescere.

La cosa ridicola e' che fra i piu' grandi utilizzatori di energia eolica siano... ATT, Walmart e... ExxonMobil e Shell Energy! Cioe' i petrolieri stessi chiedono energia green :)

Per di piu' altri petrolieri, i norvegesi della ex Statoil, ora Equinor, Orsted e Shell sono in gara per bucare gli oceani della East Coast cercando stavolta per piazzarci pale eoliche.

Interessante no? Pure i petrolieri seguono il vento, figurativamente e nella realta'. 

Passiamo al Canada, sotto molti aspetti un petrolstato visto che molta della sua economia dipende dalla vendita di petrolio dalle Tar Sands del Canada agli USA. Anche qui l'industria del vento ha aumentato impianti e produttivita'; nel frattempo l'eolico e' diventata la fonte energetica meno costosa del paese.

Occorre rifletterci: il Canada, il paese delle Tar Sands, dove il vento fornisce energia a minor costo delle trivelle!

E cosi' c'e' una corsa all'aumento di capacita' energetica eolica. Nel 2018 siamo arrivati a 13GW in tutto il paese grazie ad Eolo, e grazie a 299 campi eolici e 6,600 turbine nel paese. Questo significa energia elettrica green per circa 3 milioni e mezzo di persone.  Tutto punta all'aumento dell'eolico anche per il 2019.

Anche nel Sud America la crescita e' notevole, tanto che per tutto il 2018 la crescita' e' stata di quasi 12 GW, di cui 2GW nuovi dal Brasile e 1GW dal Messico.

In Europa invece sono stati installati nuovi impianti eolici per 2.6GW di energia, con l'85% delle strutture in UK (700 MW)  e in Germania (1.3 GW) ; i prezzi calano ed ora in Europa ci sono 105 impianti offshore con una capacita' totale di 18.5 GW in mare. A terra siamo invece a 160 GW.
Si prevede crescita per i prossimi cinque anni almeno. 

Nel Regno Unito intanto e' stato appena varato il piu' grande campo eolico marino del mondo. 

Si chiama Hornsea One e si trova lungo le coste dello Yorkshire. A svilupparlo la danese Ørsted, con 174 turbine a fornire ben 1.2GM di energia con lo scopo di riempire il vuoto lasciato dai falliti tentativi di estendere il nucleare da parte della Hitachi e della Toshiba. Dara' elettricita' a un milione di famiglie; ed e' in gia' in programma la fase due del progetto.

E dunque, perche' insistere e diabolicamente persistere a propinarci che il futuro e' scavando nella melma petrolifera sotto i nostri piedi, fra le falde acquifere, le faglie sismiche e avvelando l'aria dei residenti?












Tuesday, January 29, 2019

La Germania chiudera' tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera' solo energia rinnovabile



It's also an important signal for the world that Germany 
is again getting serious about climate change:
 a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off

Claudia Kemfert, 


Neanche questa notizia arrivera' sul fossilizzato Corriere della Sera o sara' oggetto dei petrol-editoriali di Stefano Agnoli.

Si e' spesso sentito dire che il 100% rinnovabile si puo' fare solo in Costa Rica o in Uruguay, paesi piccoli. Ecco allora un altro esempio virtuoso che arriva dalla Germania, uno dei principali paesi del mondo per il consumo di carbone e che ci mostra che volere e' potere.

Il governo tedesco ha infatti deciso che nei prossimi 19 anni chiuderanno tutte le centrali a carbone - tutte e 84 - per soddisfare i requisiti dettati dagli accordi di Parigi

Ottantaquattro centrali a carbone!

24 saranno chiuse entro il 2022, cioe' entro tre anni, e 76 entro il 2030.
Cioe' fra circa dieci anni in Germania ci saranno solo 8 centrali a carbone.

E' un cambiamento fondamentale, per questa che e' la quarta o la quinta economia del mondo, a seconda di varie classifiche perche' il carbone ha dominato per anni lo scenario energetico del paese. Le miniere della Ruhr le studiavamo a scuola!

Lo sappiamo tutti che e' da tanto che il paese lotta contro le emissioni di CO2 e che tanto hanno fatto per favorire sole e vento, e questo e' un altro tassello nel loro cammino verso un paese piu' verde e per l'attuazione della Energiewende. In realta' il carbone era una sorta di macchia alla coscienza ecologica del paese, ed e' proprio a causa del carbone che la Germania rischiava di non potere arrivare ai limiti imposti da Parigi,

Cosi hanno deciso di osare, e di continuare con piu' coraggio,  programmandone l'eliminazione.

Il carbone contribuisce per il 40% all'elettricita' del paese, nonostante tutti gli sforzi rinnovabili fatti, ma c'era una volta in cui era la sorgente energetica dominante in Deutschland. Basti solo pensare che sole e vento solo nel 2018 sono diventati la sorgente elettrica principale del paese, e solo al 41%. Cioe' essenzialmente, oggi, il carbone e' importante tanto quanto le rinnovabili in Germania. In piu' e' abbondante, l'infrastruttura c'e' gia' e costa poco. Quindi e' questo davvero un cambiamento epocale.

Per solo capire l'importanza del passo: ci sono voluti sette mesi per arrivare qui con negoziati che sono andati avanti a volte fino per 21 ore di fila. Sono stati approvati pacchetti per mitigare le conseguenze della chiusura delle centrali a carbone per un totale di circa 40 milardi di euro: si stima che 20mila lavoratori diretti e 40mila incluso l'indotto perderanno il lavoro e dovranno essere riqualificati.

Ad ogni modo, entro il 2038 niente piu carbone.

Questa decisone si accompagna al quella del 2011 in cui si programmava di chiudere tutte le centrali nucleari in Germania dopo l'incidente nucleare di Fukushima. La data che si sono dati e' stato il 2022.

A suo tempo, quella decisione venne fortemente criticata in Germania e all'estero: come faremo? I prezzi sicuramente aumenteranno! Ci sara' perdita di competitivita'! Solo noi le togliamo mentre la Francia le ha ancora!

Ma invece nulla di cosi grave e' successo.

Siamo a 12 su 19 che sono state chiuse, e non c'e' stato alcun cataclisma. Anzi, l'economia tedesca continua a crescere e a correre.

Ma ora che non ci sara' piu' nucleare, e carbone ... come teniamo accese le lampadine?

Elementare: con l'energia rinnovabile!

L'idea e' che si aumentera' la quota di energia rinnovabile fino all'80% entro il 2040.

La storia tedesca e' interessante: ci fu un grande crollo delle emissioni di CO2 negli anni 1990 a causa della caduta del muro di Berlino: quando tutte le fabbriche vecchie e inquinanti della Germania comunista sono state chiuse o modernizzate. Poi ci furono gli anni dei forti investimenti nel sole e nel vento. Negli scorsi anni pero' il carbone ha impedito alla nazione di proseguire la sua de-carbonizzazione a passi sostenuti ed eccoci qui.

E i tedeschi come l'hanno presa?

La TC tedesca ZDF dice che il 73% dei tedeschi e' favorevole a misure ancora piu' drastiche per uscire dal carbone entro il 2030 - piu' in fretta dunque di quanto deciso.

Solo quattro stati piu' carboniferi, hanno manfestato disappunto e non per l'idea di chiudere: semplicemente volevano piu' soldi: 64 miliardi di euro e non 40.

Sono tutti d'accordo pero' nel discutere di progressi e problemi ogni tre anni, e se possible arrivare alla chiusura entro il 2035.

Per cui: non crediamo a quei gufatori che dicono che non si puo e che dobbiamo trivellare-trivellare-trivellare con la testa sottoterra come ostriche.

Basta solo volerlo, e uscire dal fossilmondo verso il sole e le stelle si puo'.


Tuesday, August 28, 2018

Nicolas Hulot, ministro dell'ambiente francese si dimette: non facciamo abbastanza per il pianeta



"Have we started to reduce the use of pesticides? 
The answer is no.

Have we started to stop the erosion of biodiversity? 
No.

Have we started to stop the artificialization of the land?
The answer is no.

Europe is not doing enough.
The world is not doing enough."

Nicolas Hulot, ex ministro dell'ambiente di Francia


Non e' un mistero per nessuno che io adoro le persone che vivono di ideali, costi quel che costi.

E cosi, mi rattrista ma mi fa ammirare molto di piu' il Ministro dell'Ambiente di Francia (o dovrei dire ex-Ministro dell'Ambiente di Francia) Nicholas Hulot che si e' oggi dimesso dal suo incarico.

Io lo ricordo per il suo coraggio di dire no alle trivelle future venture in Francia, annunciato qualche mese dopo il suo insediamento.

Dice che nonostante tutte le belle parole di Emmanuel Macron e degli altri non stiamo facendo abbastanza per il pianeta, contro i cambiamenti climatici.

Un passo indietro: dopo l'annuncio che gli USA si ritiravano dagli accordi sul clima di Parigi nel 2017, Emmanuel Macron si prese il manto semiufficiale del paladino dell'ambiente mondiale.

Per prendere in giro Trumo diceva "Make our planet great again," in risposta al motto di Trump "Make America great again", noto anche come MAGA.

Ma secondo Nicolas Hulot a parte le tante belle parole Macron e il suo governo non hanno fatto abbastanza. Parlare e promettere non e' sufficente. E cosi, senza dire niente a nessuno prima, va a fare una intervista telefonica in radio e si dimette, lasciando tutti di stucco.

Dice che e' una protesta delle politiche ambientali di Francia.

Dice che non vuole piu' mentire a se stesso e che non vuole dare l'illusione che la sua presenza in parlamento significhi che la Francia stia facendo tutto il possibile per salvare il pianeta. E cosi, decide di abbandonare il suo ministero.

Non lo sapeva neanche la moglie che si sarebbe dimesso.

Nicolas Hulot e' molto amato in Francia, era un annunciatore televisivo, parte del partito dei verdi. Dice che e' stata una delle decisioni piu' difficili della sua vita politica, ma che non ha avuto scelta perche' si e' trovato con le mani legate.

Esempi?

In primis la riluttanza del governo francese a dimezzare la quota di energia da nucleare entro il 2025. Altre decisioni che non sono piaciute Hulot e' il fatto che il governo di Francia abbia  reso piu' facile la caccia.

Le sue parole sono semplici e chiare:

Abbiamo iniziato a ridurre l'uso dei pesticidi? No.
Abbiamo iniziato a fermare l'erosione della biodiversita'? No.
Abbiamo iniziato a fermare l'artificializzazione della terra? No.

Certo e' che molte cose buone sono state fatte in Francia, come per esempio il fermo alla ricerca di petrolio, e di chiudere le centrali a carbone. Ma Hulot vorrebbe di piu'.

Macron dice che la Francia e' all'avanguardia per salvare al pianeta e anzi, il portavoce del governo dice di essere molto sorpreso da questa decisione, visto che molti successi ambientali sono venuti proprio grazie ad Hulot.

E anzi, dice che anche se non ha vinto tutte le sue battaglie, e' cosi che funziona in politica.

Credo che sia qui la questione: uno che ci crede davvero non puo' accontentarsi di passetti. Uno che ci crede vuole che tutto sia fatto con urgenza perche' il pianeta e' arrivato alla frutta.

Non so se per il bene del pianeta sia un bene o un male che Hulot si sia dimesso, ma capisco, un po almeno, cosa si turbasse nel suo animo.

Dice che non stiamo facendo abbastanza.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.


Sunday, April 29, 2018

Chernobyl: dopo 32 anni l'energia arrivera' dal sole

Chernobyl 2018: il sarcofago che copre il reattore nucleare esploso sulla sinistra; 
i pannelli solari sulla destra. 



Il sarcofago costruito nel 2016 

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Dentro Chernobyl













Fuori Chernobyl 











Era il 25 Aprile 1986, quando il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl scoppio', rilasciando dieci volte il quantitativo radioattivo della bomba di Hiroshima.

Morirono in 31; ci fu panico in tutta Europa, migliaia furono i morti attribuibili al nucleare lungo i decenni successivi. Vennero evacuati in 115,000 da un area di 2,500 chilometri quadrati.  La zona d'esclusione aveva un raggio di 30 chilometri dalla centrale e trasformo' la citta di Pripyat, dove vivevano tutti i lavoratori della centrale nucleare, in una ghost-town ferma al 1986.

Dopo 32 anni l'area e' ancora abbandonata, casa di improbabile vegetazione e fauna selvatica. Ogni tanto qualcuno va li a fare foto di un passato che non esiste piu' e di un presente spettrale, introspettivo, triste e toccante allo stesso tempo.  E' anche nata una specie di industria del turismo con circa 4,500 visitatori nel 2017.

In realta' attivita' nucleare non venne tutta fermata nel 1986. Il reattore 4, quello che scoppio', continuo' ad operare fino al 1990; e questo perche' era' piu' facile lasciare le barre di generazione di energia esaurirsi da sole piuttosto che entrare dentro la centrale e rimuoverle. Si sono spente da sole dopo quattro anni. Il reattore 2 venne chiuso nel 1991 dopo un incendio, il reattore 1 venne chiuso nel 1996, e finalmente il reattore 3 che continuo' ad operare fino al 2000.

Dal 2000 ad oggi Chernobyl non ha prodotto niente.

Fino ad oggi.

Perche' questa e' una storia di speranza.

E infatti e' poi arrivato Evgeny Variagine, con la sua Rodina Energy Group, e con il suo progetto "Solar Chernobyl".

Si, Solar Chernobyl. La centrale tornera' a produrre energia, ma non dal nucleare, quanto dal fotovoltatico. 

La Rodina Energy Group d'Ucraina con a capo Mr. Variagine ha creato una partenership nel 2017 con la ditta tedesca Enerparc per mettere su una centrale solare di un megawatt a cento metri dal reattore 2 abbandonato.

Solar Chernobyl e' un inizio. Costera' 1.2 milioni di dollari e portera' energia a 2000 famiglie, Fra sette anni i ricavati copriranno gli investimenti.

Dal canto suo il governo dell'Ucraina offre incentivi in termini di costi bassi per investitori, come per esempio per affittare i terreni (appunto abbandonato!) e alti ritorni per la generazione di energia che verra' immessa in rete.

L'idea e' partita nel 2016 quando il ministro dell'ecologia del paese annuncio' di volere riutlizzare circa 2,500 chilometri quadrati di terreno attorno a Chernobyl. La terra' e troppo radioattiva per l'agricoltura, e anche per viverci, ma ci sono ancora linee elettriche degli anni settanta ed ottanta che connettevano la centrale di Chernobyl ad altre citta' piu' lontane e che possono ancora essere usate.

E di qui l'idea del solare, per di trasformare l'area in qualcosa di piu' produttivo.

Sorgeranno qui 3,800 pannelli solari, fissati su strati di cemento e non scavati nel terreno, perche e' vietato. Sul fondo, il reattore numero 4 coperto dal “sarcofago” costruito da un consorzio francese nel 2016 e costato 1.5 miliardi di euro. Il sarcofago e' ermeticamente sigillato; dentro ci sono impianti controllabili in remoto che hanno finalmente smantellato il reattore interno. La struttura e' pensata per contenere qualsiasi altro rilascio reattivo dal reattore 4. E' stato anche costruito un nuovo impianto per lo stoccaggio di materiale radioattivo.

Rodinia ed Enerparc verranno pagate 15 centesimi di euro per ogni kilowatt-ora generata fino al 2030. Questo e' circa il 40% in piu' rispetto ai costi medi del resto d'Europa, a causa ovviamente dei rischi e del fatto che il sito non e' ottimale. Per Rodina ed Enerparc e' un buon affare, ed infatti, l'idea e' di sviluppare altri 99 megawatt di energia solare, per arrivare da uno a cento megawatt.

Al momento l'Ucraina ha dodici impianti nucleari arrivi e altre tre centrali solari:  due in Crimea, Okhotnykovo e Perovo Solar Parks, costruite nel 2011 e che generano 82 e 100 megawatt ciascuna. Nel 2012 invece e' stata costruita Starokozache Solar Park ad Odessa, con 42 megawatt. Le prime due pero' sono state perse nel 2014 con l'annessione della Crimea alla Russia. E non solo, adesso il gas russo non arriva piu' in Ucraina e cosi' Chernobyl puo' anche rappresentare un passo in avanti verso la generazione di energia "made in Ucraina" e non importata dalla Russia.

Altre ditte hanno espresso interesse a generare energia dal sole a Chernobyl: la Engie Sa di Francia, addirittura pensa di creare un progetto da mille megawatt. Come possono mancare i cinesi? E infatti ci sono ben due ditte che da Pechino vogliono venire ad investire qui: la GCL System Integration Technology e la China National Complete Engineering Corporation.

In totale ci sono 60 richieste. 

Dal canto suo, la Rodina sviluppa progetti solari in Ucraina, Bielorussia, Turchia, Armenia e Kazakhstan, avendo installato circa 150 megawatt in totale. Fra queste, il progetto di Bielorussia da 4.2 megawatt che e' nella zona di esclusione di Chernobyl.

Il piano originale per Chernobyl era di costruire 12 reattori. Nel 1986 erano funzionali il reattore 1, 2, 3 e 4. Il 5 e il 6 erano in costruzione. Il 7 e l'8 erano in progettazione. E poi lo scoppio.

Nel 1986 Chernobyl quei quattro reattori generavano mille megawatt l'uno - un totale di 4 gigawatt.

Nel 2018 Chernobyl quell'unica centrale solare generera' un megawatt di energia. 

Siamo ovviamente molto lontani da cio' che si produceva qui 32 anni da, ma chissa' che con tutta questa attivita', idee,  voglia di fare, e magari con un po di tempo, che il sole non possa arrivare a superare l'energia generata dall'atomo.

Senza radioattivizzare nessuno.




Wednesday, April 4, 2018

UK: nel 2017 sole e vento producono piu' energia del nucleare






 Grafico di Sizewell C



Nel Regno Unito ci sono otto stazioni nucleari.

Nel 2017 gli impianti a sole e il vento distribuiti sulla nazione hanno generato piu' energia di tutte ed  otto messe assieme secondo i dati ufficiali.

Totale?

Anche l'uso di carbone e' diminuito e cosi, in totale rispetto al 2016, il calo di emissioni di CO2 e altri gas serra nel 2017 e' stato del tre percento.

Il sorpasso e' stato sopratutto dovuto agli ultimi mesi del 2017 grazie a forti venti, l'apertura di nuovi impianti a vento e diminuzione della produzione di energia nucleare.

In totale sole e vento hanno generato 18.3 tera-watt-ore (1 tera = 1000 giga) e il nucleare 16.7 tera-watt-ore. In cima alla lista c'e' pero' ancora il gas, che e' a 36.1 tera-watt-ore anche se la produzione e' in leggero calo.

Dietro a questi numeri c'e' pero' da ricordare che il nucleare riceve sussidi governativi, e infatti i signori della Horizon Nuclear Power, sussidiaria della giapponese Hitachi, ha richiesto nuovi fondi per operare e che vorrebbe ricevere entro l'estate.

Dal canto sul la Electricite' de France (EDF)  ha minacciato di non andare avanti con la costruzione di una centrale nucleare costruenda nel Regno Unito senza soldi governativi.

La EDF sta costruendo una centrale nucleare nel Somerset, nell'est del paese. Si chiama Hinkley Point C plant e costa la bellezza di... 19.6 miliardi di sterline. E cioe' 23 miliardi di euro!

Vorrebbero costruirne un'altra nel Suffolk, che sta verso ovest, e che si dovrebbe chiamare Sizewell C. Il progetto e' quasi identico, come dire, prendi due paghi uno. Ma vogliono vedere i quattrini prima.

Il capo della EDF ha un nome italiano, Simone Rossi. Lui dice che per la EDF occorre capire se ne valga la pena andare avanti con Sizewell C e che deve capire l'impegno economico da parte del governo britannico per Sizewell C. Dice che la costruzione ha senso solo se Sizewell C (proposta) e Hinkley Point C (gia' in realizzazione) sono vicine nel tempo, in modo da risparmiare sui costi e sul personale.

E quindi vogliono vedere i soldi adesso.

Sole e vento non ricevono piu' niente dal governo dal 2015.
Niente sussidi, niente vantaggi. Niente costi da 22 miliardi di euro. Basta un tetto, e la volonta'.


E vincono lo stesso.




Tuesday, February 6, 2018

Germania: 100% rinnovabile il 1 Gennaio 2018; target al 65% entro il 2030









Il giorno 1 Gennaio 2018 la Germania ha ragginunto un altro obiettivo-simbolo: la generazione del 100% della sua elettricita' da rinnovabili.

A causa dei forti venti la notte di Capodanno,  le turbine eoliche hanno generato l'85% delll'energia ed il resto e' venuto dall'idroeletrico e dalle biomasse, secondo i dati forniti dall'Agenzia della Rete Federale tedesca.

I prezzi sono andati in negativo, e la generazione di elettricita' da carbone, nucleare e gas e' stata ridotta al minimo. L'energia in piu' e' stata venduta ai paesi confinanti.

Tutto questo e' successo alle 6 del mattino di Capodanno, quando il sole non era ancora sorto. Ovviamente, nessuno se lo aspettava di arrvare al 100% di rinnovabili la mattina presto di un giorno d'inverno. Il record precedente era del 90% di energia green il giorno 30 Aprile 2017.

Un segno di quanti passi abbiano fatto in questi anni con le rinnovabili in Germania.

Per tutto il 2017 invece la media di energia rinnovabile e' stata del 38%, non male considerato che si tratta della quarta economia del mondo, mentre nel 2016 e' stato del 32%. Per la prima volta il vento ha generato piu energia che il carbone e il nucleare.

Anzi, altre statistiche rivelano che dal 1990 ad oggi la generazione di elettricita' green e' aumentata del 1000%.  In quell'anno il carbone era al 57% e il nucleare al 28%. Le rinnovabili erano solo idroelettrico, al 5%.

Nel 2017 il carbone ha fornito il 37% dell'energia, e il nucleare il 12%. L'idroelettrico e' sempre al 5%, ma sole e vento sono arrivate al 33%.

Tutto bene dunque? Non proprio. Anche in Germania, nonostante la Energiewende, ci sono ostacoli e problemi.

Nel 2017 e' stato usato piu' petrolio e gas per trasporto e per il riscaldamento.  Le emissioni di CO2 non sono ancora sotto controllo e si pensa che il paese non potra' raggiungere gli obiettivi che si era posto per il 2020 per quanto riguarda la diminuzione della CO2 emessa.

Il progetto infatti era di arrivare al 2020 con le emissioni di CO2 inferiori del 40% rispetto al 1990. Invece si calcola adesso che il limite sara' "solo"del 32% in meno. 

A me fa sorridere che il ministro dell'ambiente di Germania dica che se questi numeri saranno realta' sara' un disastro per la reputazione internazionale del paese come di un leader del miglioramento del clima!  Fa sorridere perche' loro veramente sentono la responsabilita' delle promesse. Magari fosse cosi dappertutto!

Ad ogni modo per cercare di tornare al 40% invece che essere fermi al 32% si era pensato di chiudere alcuni impianti a carbone piu' in fretta di quanto originariamente previsto. Ma non si sa bene come andra' tutto a finire con il nuovo governo che deve ancora decidere le sue priorita' e i gran trambusti elettorali della nazione.

Per esempio non e' chiaro che ne sara' della tassa sulle rinnovabili che i tedeschi usano per finanziare tutti questi progetti green. La tasse e' ancora necessaria,  specie adesso che l'obiettivo sara' di ridurre l'uso di fonti fossili per trasporto e riscaldamento.

Spesso pero' questa tassa viene contestata e viene additata essere non trasparente. Una possibilita' e' di aumentare il numero di progetti che finisce all'aste pubblica, con offerte competitive da piu' gruppi interessati e senza che il governo debba aggiungere denaro pubblico.

Dove invece i tedeschi hanno avuto molto successo e' stato l'aumento della produzione di energia rinnovabile. L'obiettivo era del 35 percento entro il 2020.

L'obiettivo e' stato raggiunto e superato nel 2017.

Ed ora si e' deciso un nuovo target: il 60% entro il 2030.

Vanno avanti, eh? Ogni ostacolo e' una opportunita' per fare meglio, e loro lo vogliono. 

Thursday, December 21, 2017

Francia: firmata la legge che vieta le trivelle dal 2040








** Update 25 Gennaio 2018 **

Oggi, al World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, Svizzera il presidente francese 
Emmanuel Macron ribadisce che vuole che la Francia sia un modello nella lotta ai cambiamenti climatici e vuole avere piu' obiettivi concreti entro il 2020.

Cosi' annuncia pure che entro il 2021 il paese avra' chiuso tutte le sue centrali a carbone. E' una buona notizia certo, ma anche questa e' piu' che altro simbolica, visto che la Francia deriva solo l'1% della sua elettricita' dal carbone.

L'elefante nella stanza e' invece il nucleare che fa la parte del leone nello scenario energetico nazionale di Francia. 


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Il giorno 19 Dicembre 2017, la Francia ha approvato e finalizzato la legge che vietera' le estrazioni di petrolio sul suo suolo dal 2040.

Saranno vietate nuove licenze, e rinnovi di licenze, come spiegato dal ministro dell'ambiente Nicolas Hunt.

La legge pero', per tutto il suo parlare, e' simbolica: la Francia produce solo l'1% del suo fabbisongo nazionale di idrocarburi. La legge non sara' certo una rivoluzione epocale nei fatti. Potrebbe pero' esserlo a mo' di esempio.

Pero' non e' tutto oro quello che luccica, visto che anche se si tratta solo dell'1%, ci sono anche qui, varie "eccezioni".

Il Coal Bed Methane sara' ancora sfruttato - questi sono giacimenti metaniferi in strati carboniferi. Un po come volevano (vogliono?) fare ancora in Sulcis.

Verra; ancora sfruttato il gas della regione di Lacq, una sorta di capitale francese del gas, che fra l'altro e' qui particolarmente carico di idrogeno solforato e altre impurita'.

Alcuni permessi, in realta', potranno essere estesi nel tempo, per motivi economici, se riescono a dimostrare che non sono riusciti a recuperare i soldi del loro investimento iniziale. Perche' appunto, non devono perdere soldi!

Se si hanno gia' permessi, e' possibile continuare ad esercitare il diritto alle trivelle anche dopo il 2040.

Nessuna discussione sulle importazioni da altri stati. E attivita' di trivelle... all'estero?

Beh, la Total certo non molla. Hanno appena apprvato il loroLibra project, nel Santos Basin del Brasile per trivellare offshore, con tanto di FPSO con capacita' produttiva di 150,000 barili al giorno.

In Italia non si parla di trivelle pre o post 2040. Anzi, qui la Total prevede di operare il 50% di Tempa Rossa, ed e' comproprietaria dei permessi Teana (80%, operatore), Aliano (60%, operatore), Fosso Valdienna (83.4%, operatore), Tempa Moliano (83.4%, operatore) e Serra San Bernardo (13.77%).

Operatore significa che e' lei che pompa.