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Monday, February 11, 2019

L'anno 2018 - il vento record in tutto il mondo









Visto che in Italia continuano a moltiplicarsi gli articoli del Corriere della Sera sul tutt-e'-meglio del petrolio,  volevo un po' vedere quali sono le statistiche per l'erogazione di energia dal vento a livello mondiale.

Semplicmente inserendo in Google le parole "wind energy 2018" esce tutta una lista di record in ogni anno del pianeta. E cioe' non siamo in qualche isola remota di Svezia, o in Costa Rica, ma proprio in tutto il mondo, con i prezzi dell'eolico in continua discesa.

E se il vento e il sole aumentano a livello globale, se la Germania pure abbandona carbone e nucleare, se tutti sappiamo i danni a persone e pianeta delle trivelle, a che pro voler continuare a rilasciare permessi petroliferi e a decantare le virtu' delle trivelle? 

Matteo Salvini ci senti?

Marco Marisilio ci senti? 

Petrol-giornalisti del Corriere della Sera ci leggete?

Oscar Giannino ci senti?

Iniziamo dagli USA,

Nel 2018 dall'eolico sono state generate piu' di 96 GW di energia in totale, di cui quasi 8 GW nuovi di zecca. Ci sono 56,800 turbine nel paese in 41 stati.  La domanda arriva principalmente da citta', grandi corporazioni ed unversita che, per amore o per calcolo non importa, vogliono energia pulita.

I prezzi sono contenuti, la richiesta e' elevata e si prevede che la produzone di energia eolica continuera' a crescere.

La cosa ridicola e' che fra i piu' grandi utilizzatori di energia eolica siano... ATT, Walmart e... ExxonMobil e Shell Energy! Cioe' i petrolieri stessi chiedono energia green :)

Per di piu' altri petrolieri, i norvegesi della ex Statoil, ora Equinor, Orsted e Shell sono in gara per bucare gli oceani della East Coast cercando stavolta per piazzarci pale eoliche.

Interessante no? Pure i petrolieri seguono il vento, figurativamente e nella realta'. 

Passiamo al Canada, sotto molti aspetti un petrolstato visto che molta della sua economia dipende dalla vendita di petrolio dalle Tar Sands del Canada agli USA. Anche qui l'industria del vento ha aumentato impianti e produttivita'; nel frattempo l'eolico e' diventata la fonte energetica meno costosa del paese.

Occorre rifletterci: il Canada, il paese delle Tar Sands, dove il vento fornisce energia a minor costo delle trivelle!

E cosi' c'e' una corsa all'aumento di capacita' energetica eolica. Nel 2018 siamo arrivati a 13GW in tutto il paese grazie ad Eolo, e grazie a 299 campi eolici e 6,600 turbine nel paese. Questo significa energia elettrica green per circa 3 milioni e mezzo di persone.  Tutto punta all'aumento dell'eolico anche per il 2019.

Anche nel Sud America la crescita e' notevole, tanto che per tutto il 2018 la crescita' e' stata di quasi 12 GW, di cui 2GW nuovi dal Brasile e 1GW dal Messico.

In Europa invece sono stati installati nuovi impianti eolici per 2.6GW di energia, con l'85% delle strutture in UK (700 MW)  e in Germania (1.3 GW) ; i prezzi calano ed ora in Europa ci sono 105 impianti offshore con una capacita' totale di 18.5 GW in mare. A terra siamo invece a 160 GW.
Si prevede crescita per i prossimi cinque anni almeno. 

Nel Regno Unito intanto e' stato appena varato il piu' grande campo eolico marino del mondo. 

Si chiama Hornsea One e si trova lungo le coste dello Yorkshire. A svilupparlo la danese Ørsted, con 174 turbine a fornire ben 1.2GM di energia con lo scopo di riempire il vuoto lasciato dai falliti tentativi di estendere il nucleare da parte della Hitachi e della Toshiba. Dara' elettricita' a un milione di famiglie; ed e' in gia' in programma la fase due del progetto.

E dunque, perche' insistere e diabolicamente persistere a propinarci che il futuro e' scavando nella melma petrolifera sotto i nostri piedi, fra le falde acquifere, le faglie sismiche e avvelando l'aria dei residenti?












Saturday, February 2, 2019

Il Petrol-Corriere della Sera e le trivelle Croate



Ormai e' ben chiaro che il Corriere della Sera in merito a trivelle e 5 stelle ha completamente perso l'obiettivita'.

Ogni tanto vengono fuori con petro-editoriali assurdi con le piu' patetiche scusanti in favore delle trivelle.

Mai uno di questi petrol-editoriali sulle sofferenze di Viggiano o di Gela, sull'inquinamento di Nigeria o di Russia, sulle petrol-democrazie malate di Venezuela o dell'Alberta, sui collegamenti fra cambiamenti climatici e trivelle, sulla pericolosita' della sismicita' indotta in un paese cosi fragile come l'Italia.

Mai uno sguardo al futuro, per esempio sulla necessita' non di aggrapparsi al petrol-lavoro come l'unica alternativa al morire di fame, quanto invece al creare una nuova forza lavoro green, al bisogno in Italia di creare una rete di elettrificazione per le automobili degna di questo nome, o al bisogno di educare la popolazione al risparmio energetico.

Mai.

Ecco allora un altro patetico editoriale di tale Michelangelo Borrillo che evidentemente non ne sa niente di storia o di economia.

Chi e' Michelangelo Borrillo?

Eccolo qui, gia' presente in questo blog - che ossequiava l'allora ministro Clini per la scelta di dire "si" alle estrazioni di petrolio in Italia, incluse alle isole Tremiti.

E poi qui, in una intervista scandalosa, a mio avviso, in cui il "giornalista" non osava fare nessuna vera domanda al ministro che fosse un po fuori lo schema yes-man. Per esempio, Clini diceva che il limite delle 12 miglia non esiste da nessuna parte in Europa se non in Italia, dimenticando di ricordare che invece in California e' 100 miglia!

Ed eccolo qui, sette anni dopo. Il nostro amico Michelangelo Borrillo parla di un paradosso.

Dice che fermare le trivelle in Adriatico da parte nostra e' proprio un paradosso perche' penalizza l'Italia mentre dall'altro lato in Croazia si va alla ricerca di petrolio; anzi, dice che i croati stanno accellerando, che ne approfittano e che addirittura pagheremo dazi!

I croati econdo Borrilo stanno cercando di bucare al largo delle isole Pelagosa, un tempo italiane e ora nel mezzo dell'Adriatico, giusto un po piu vicino a noi.

Insomma, invece che il pelo nell'uovo qui cercano le Pelagosa in Adriatico!

Non sanno piu' a cosa aggrapparsi.

Da come la vedo io il paradosso e' un altro.

Intanto caro Borrillo, evidentemente lei non sa che l'Italia e' da decenni che trivella - a Ravenna, e in Alto Adriatico, e quindi, come detto ad infinitum occorre che siamo noi non solo a fermarci per primi e a dare un segnale, ma soprattutto ad aprire un dialogo con la Croazia per un Adriatico petrolio-free.

La politica, lo spazio per editoriali non dovrebbe essere una corsa al ribasso, o a una depressione del chi fa peggio. I bambini delle elementari fanno cosi. La politica e il mestiere dell'opinionista dovrebbe essere, secondo me, il volere le cose migliori, per la propria nazione e per il pianeta, l'elevare il rettore alle cose piu' nobili.

E ad usare questo ragionamento dovremmo trivellare ovunque! Perche' non trivellare allora in Sardegna, al largo delle Tremiti, delle isole eolie, di Venezia, nel lago Maggiore?

Davvero lei pensa che il misero petrolio di Pelagosa possa cambiare di una virgola lo scenario energetico croato o italiano? La risposta e' no.

In Croazia esistono dei movimenti anti-petroliferi, ma sono gruppi isolati e soffrono del fatto di essere ancora lontani dall'industrializzazione selvaggia, e di non avere mai visto con i loro occhi cosa i petrolieri lasciano dietro di se.

Non hanno una Basilicata, povera e bucata.

Il paradosso e' dunque che una nazione che ha saputo partorire mostri come Gela e Augusta, Porto Marghera e Falconara, e appunto la Basilicata, possa volere infliggere lo stesso alla Croazia!

E stia tranquillo caro Borrillo che troveranno poco e niente.

E' stato cosi in ogni giacimento italiano o adriatico mai trivellato. Sono solo poche gocce di monnezza. Alla fine, con tutto questo trivellare da Ravenna a Viggiano, l'Italia importa ancora il 95% del petrolio che usa, e non saranno certo quei pochi barili dello Ionio a fare la differenza.

Vogliamo invece prendere altri esempi?

Come ripetuto pure questo ad infinitum qui in California dopo lo scoppio di Santa Barbara di 50 anni fa non sono state piazzate mai piu' trivelle in mare, in una fascia di ... 160km da riva!

Non siamo morti, e anzi, fra turismo, high tech, agricoltura siamo la quinta economia del mondo se fossimo uno stato da soli.

Ecco qui le vere cose da copiare.

Ma di questo il Petrol-Corriere della Sera non parlera' mai.

Troppo forte l'ingerenza di ENI, troppo spessi i paraocchi, troppo piccolo l'amore per l'Italia, troppo fine il sentimento di pieta' umana per lo schifo che l'ENI ha inflitto ai lucani, ai siciliani, ai nigeriani, e ovunque abbia messo piede nel mondo.

A Borrillo la stessa domanda fatta ad Agnoli: date l'esempio, e fate trivellare per prime le vostre citta', i vostri mari e sopratutto quelle dei vostri figli. 

Tuesday, January 29, 2019

La Germania chiudera' tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera' solo energia rinnovabile



It's also an important signal for the world that Germany 
is again getting serious about climate change:
 a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off

Claudia Kemfert, 


Neanche questa notizia arrivera' sul fossilizzato Corriere della Sera o sara' oggetto dei petrol-editoriali di Stefano Agnoli.

Si e' spesso sentito dire che il 100% rinnovabile si puo' fare solo in Costa Rica o in Uruguay, paesi piccoli. Ecco allora un altro esempio virtuoso che arriva dalla Germania, uno dei principali paesi del mondo per il consumo di carbone e che ci mostra che volere e' potere.

Il governo tedesco ha infatti deciso che nei prossimi 19 anni chiuderanno tutte le centrali a carbone - tutte e 84 - per soddisfare i requisiti dettati dagli accordi di Parigi

Ottantaquattro centrali a carbone!

24 saranno chiuse entro il 2022, cioe' entro tre anni, e 76 entro il 2030.
Cioe' fra circa dieci anni in Germania ci saranno solo 8 centrali a carbone.

E' un cambiamento fondamentale, per questa che e' la quarta o la quinta economia del mondo, a seconda di varie classifiche perche' il carbone ha dominato per anni lo scenario energetico del paese. Le miniere della Ruhr le studiavamo a scuola!

Lo sappiamo tutti che e' da tanto che il paese lotta contro le emissioni di CO2 e che tanto hanno fatto per favorire sole e vento, e questo e' un altro tassello nel loro cammino verso un paese piu' verde e per l'attuazione della Energiewende. In realta' il carbone era una sorta di macchia alla coscienza ecologica del paese, ed e' proprio a causa del carbone che la Germania rischiava di non potere arrivare ai limiti imposti da Parigi,

Cosi hanno deciso di osare, e di continuare con piu' coraggio,  programmandone l'eliminazione.

Il carbone contribuisce per il 40% all'elettricita' del paese, nonostante tutti gli sforzi rinnovabili fatti, ma c'era una volta in cui era la sorgente energetica dominante in Deutschland. Basti solo pensare che sole e vento solo nel 2018 sono diventati la sorgente elettrica principale del paese, e solo al 41%. Cioe' essenzialmente, oggi, il carbone e' importante tanto quanto le rinnovabili in Germania. In piu' e' abbondante, l'infrastruttura c'e' gia' e costa poco. Quindi e' questo davvero un cambiamento epocale.

Per solo capire l'importanza del passo: ci sono voluti sette mesi per arrivare qui con negoziati che sono andati avanti a volte fino per 21 ore di fila. Sono stati approvati pacchetti per mitigare le conseguenze della chiusura delle centrali a carbone per un totale di circa 40 milardi di euro: si stima che 20mila lavoratori diretti e 40mila incluso l'indotto perderanno il lavoro e dovranno essere riqualificati.

Ad ogni modo, entro il 2038 niente piu carbone.

Questa decisone si accompagna al quella del 2011 in cui si programmava di chiudere tutte le centrali nucleari in Germania dopo l'incidente nucleare di Fukushima. La data che si sono dati e' stato il 2022.

A suo tempo, quella decisione venne fortemente criticata in Germania e all'estero: come faremo? I prezzi sicuramente aumenteranno! Ci sara' perdita di competitivita'! Solo noi le togliamo mentre la Francia le ha ancora!

Ma invece nulla di cosi grave e' successo.

Siamo a 12 su 19 che sono state chiuse, e non c'e' stato alcun cataclisma. Anzi, l'economia tedesca continua a crescere e a correre.

Ma ora che non ci sara' piu' nucleare, e carbone ... come teniamo accese le lampadine?

Elementare: con l'energia rinnovabile!

L'idea e' che si aumentera' la quota di energia rinnovabile fino all'80% entro il 2040.

La storia tedesca e' interessante: ci fu un grande crollo delle emissioni di CO2 negli anni 1990 a causa della caduta del muro di Berlino: quando tutte le fabbriche vecchie e inquinanti della Germania comunista sono state chiuse o modernizzate. Poi ci furono gli anni dei forti investimenti nel sole e nel vento. Negli scorsi anni pero' il carbone ha impedito alla nazione di proseguire la sua de-carbonizzazione a passi sostenuti ed eccoci qui.

E i tedeschi come l'hanno presa?

La TC tedesca ZDF dice che il 73% dei tedeschi e' favorevole a misure ancora piu' drastiche per uscire dal carbone entro il 2030 - piu' in fretta dunque di quanto deciso.

Solo quattro stati piu' carboniferi, hanno manfestato disappunto e non per l'idea di chiudere: semplicemente volevano piu' soldi: 64 miliardi di euro e non 40.

Sono tutti d'accordo pero' nel discutere di progressi e problemi ogni tre anni, e se possible arrivare alla chiusura entro il 2035.

Per cui: non crediamo a quei gufatori che dicono che non si puo e che dobbiamo trivellare-trivellare-trivellare con la testa sottoterra come ostriche.

Basta solo volerlo, e uscire dal fossilmondo verso il sole e le stelle si puo'.


Thursday, January 24, 2019

Lega e M5S: stop temporaneo di almeno un anno e mezzo e canoni aumentati di 25 volte


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Update: 24 Febbraio 2019

Il divieto dei 18 mesi e' entrato in vigore il giorno 13 Febbraio 2019.
Secondo i petrolieri sara' la fine del mondo!







Ma, e se invece pensassimo a come fare per migliorare la mobilita' elettrica, 
il risparmio energetico, il sole, il vento? 
Non sarebbe piu' intelligente?


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Sono sollevata.

In questo gran calderone che e' la politica italiana, pare che ci sia una intesa fra i due contendenti: il M5S e la Lega decidono che tutto sara' congelato per almeno 18 mesi.

I canoni aumenteranno di 25 volte rispetto alle tariffe attuali.

Secondo il Corriere della Sera, le commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato potranno ora proseguire i loro lavori sul decreto semplificazioni e si potrebbe arrivare anche ad un OK domani 25 Gennaio 2019.

Da come la vedo io, e' un buon passo in avanti, che ha visto approvazioni di crociere-sismiche, il toto-emendamenti, le minacce di dimissioni del ministro dell'ambiente Costa, e tutto un fior fiore di politici e giornalisti che si svegliano da un giorno all'altro pro trivelle, blabberando assurdita' sul lavoro, l'economia, i soldi e senza sapere che lavoro, soldi, economia, si possono creare anche senza ammazzare nessuno o senza distruggere l'ambiente.

Sono una persona lineare, e mi piacciono le cose fatte con logica, e questa ital-confusione e' estranea al mio modo di essere, ma sono felice lo stesso, perche' ogni passo in avanti e' un buon basso, e un anno e mezzo e' abbastanza per allontanare lo spettro trivelle.

E per tutti quelli che gridano all'assoluto, o che trovano il pelo nell'uovo, che pensano che e' stato fatto in vista delle elezioni X o Y,  che pensano che fra due anni ci sara' l'inghippo dico solo: il PD ha approvato ogni trivella che ha incontrato lungo il suo cammino, ed e' monumentale che siamo ora qui invece.

Per cui, nonostante l'armata-brancaleonaggine, e nonostante tutti i colpi di scena, occorre essere soddisfatti.

Quel che invece occorre fare e' di non mollare, continuare a metter pressione, a vigilare, a tenere alta l'attenzione pubblica, di modo che se pure ci saranno post-elezioni, o veri peli nell'uovo, saremo ancora qui a rompere le scatole e che la pressione che li ha portati qui, sara' ancora viva, e piu' forte fra 18 mesi.

E' pure importante rendersi conto che *mai* saremmo arrivati fino a qui *senza* il nostro costante impegno.  Mai. L'impegno di persone che *vogliono* una Italia che guarda al futuro, senza trivelle e senza fossili e' stato il motore di tutto questo.  Pensate davvero che ci sarebbero stati accordi o sensibilita' senza di noi? Non credo.

Il nostro opearato e' utile, e abbisogna di energia constante. Ogni giorno.
Il nostro potere e' qui: nell'opinione pubblica, nei nostri numeri, nella perseveranza.

L'ultima cosa importante e' questa.

Tre anni fa, il miraggio delle 12 miglia era veramente un miraggio, nel senso che prima del 2016 ci sono stati permessi trivellanti proposti e concessi a due chilometri da riva. Quanti anni abbiamo speso contro Ombrina, il mostro e la sua FPSO a cinque chilometri da riva?  E prima ancora, almeno noi dell'Abruzzo, quanto tempo abbiamo speso con i documenti che non erano postati in rete e quanti viaggi al Ministero in persona per avere le valutazioni di impatto ambientale?

Grazie all'attivismo di noi tutti le cose sono cambiate, ed anche i piu acerrimi sostenitori dell'Italia petrolifera hanno accettato che ci fosse informazione pubblica online, e sopratutto il limite delle 12 miglia e' ora dato per scontato.

E' infatti interessante che anche qui chi vuole le trivelle parli di "trivelle lontano dalla costa", significa che hanno accettato questa nostra conquista

Occore allora porre l'asticella ancora un po piu in alto e chiedere un giorno, un Italia libera dalle fonti fossili, un Adriatico chiuso ai petrolieri, e aria pultia e polmoni sani per tutti.

Amen brother.



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Wednesday, January 23, 2019

Otto stati di ogni colore politico contro l'airgun in Atlantico e contro Trump



Neanche questa storia la leggerete mai sul Corriere della Sera, perche' e' una storia di coraggio e di coerenza che prescinde dal colore politico e non rientra nell'equilibrismo della stampa nostrana.

Donald Trump ha deciso che vuole trivelle, carbone ad ogni costo, e il ritorno essenzialmente a quegli anni 60 che non torneranno piu'. Vuole iniziare con le trivelle in Oceano Atlantico, e con l'airgun, l'anticamera delle trivelle.

Ed ecco allora che tutti gli stati, democratici e repubblicani, lungo la riviera atlantica decidono di ribellarsi. Ben 92 rappresentanti del congresso USA, la quasi totalita' dei rappresentanti delle loro comunita', si sono dichiarati contrari all'airgun in Atlantico.

Otto stati hanno fatto causa comune contro l'amministrazione del presidente arancione.

Non hanno guardato al colore dei loro partiti, e hanno levato la loro voce unanimi, perche' tutti sanno che e' folle trivellare, fare airgun e distruggere ancora di piu' il nostro pianeta e le loro economie costiere.

L'ultimo della serie e' stato il New Jersey che si aggiunge a Maryland, Connecticut, Delaware, Maine, Massachusetts, New York, North Carolina e Virginia. Assieme contendono in una causa comune che l'amministrazione arancione ha violato il cosiddetto Marine Mammal Protection Act, Endangered Species Act e il National Environmental Policy Act, perche' l'airgun causa danni alla vita animale marina, con il rumore assordante, la confusione, le lesioni ai loro corpi con valori di decibel anche solo superiori a 160.

Mica come i nostri governanti, presenti e passati che parlano di crociere sismiche e che danno permessi dicendo che "non si sa" quali siano i danni dell'airgun. Si sa eccome, basta solo volerlo sapere.

Notare bene che New York e' ultra liberale, e la Virginia ultra conservatrice.

Il furore e' arrivato quando, in Novembre 2018, il National Marine Fisheries Service ha autorizzato cinque compagnie per fare airgun in Atlantico, dal Delaware alla Florida. Fra le prescrizioni-finzione, il comando di fermarsi se una delle specie protette si trova vicino alle navi dell'airgun.

Sono trent'anni che non ci sono ispezioni sismiche in Atlantico.

Trent'anni in cui nessuno ha seriamente pensato di trivellare l'oceano, e trent'anni in cui si sono sviluppate piccole e grandi realta' turistiche, di pesca, di bellezza che il petrolio non fara' altro che rovinare.

E infatti non si puo' dire lo stesso della costa Texana!

E adesso Trump si risveglia e dice che dobbiamo trivellare.

Intanto gli arriva un altro piccolo grande schiaffo: lui che non ne vuole sentire di cambiamenti climatici e che vuole trivelle-carbone-morte, ha trovato un avversario formidabile,  un giudice di una corte federale in South Carolina ha vietato all'amministrazione Trump di procedere con le ispezioni sismiche al largo dell coste dell'Atlantico.

Come forse in molti hanno letto sulla stampa italiana, il nostro governo e' chiuso, almeno parzialmente, perche' Trump vuole il muro e i democratici no. E quindi la soluzione e' stata di fermare tutte le attivita' non considerate essenziali finche' non risolve questa situazione.

Fra le decisioni da fermare, quella sulle trivelle e sull'airgun perche dare permessi non e' considerato vitale.

Ma i petrol-amici volevano far si che i permessi venissero firmati in quattro e quattr'otto anche con il governo chiuso. Il giudice federale Richard Gergel ha pero' detto no: il dipartmento dell'interno non ha il potere di dare permessi trivellanti o di ispezioni sismiche in Atlantico in questo periodo di governo chiuso.



Tutto questo e' successo ancora grazie all'intervento dell' Attorney General del South Carolina, stato repubblicano. Lui si chiama Alan Wilson e si e'opposto ai cinque trivellatori.

Invece i permessi trivellanti continuano nel golfo del Messico, gia' ampiamente trivellati e dove i petrolieri hanno la politica in tasca, e da tanto. Continuano anche le discussioni per bucare l'Arctic National Wildlife Refuge in Alaska, sotto tante critiche.


Un altro politico locale intanto, del South Carolina propone 10 di moratoria sul tema.


Giusto in tempo per liberarsi diDonald Trump.




Questo occorre ricordare: che gli USA non fanno airgun lungo le coste Atlantiche da 30 anni.


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Sunday, June 10, 2018

Le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera







A me fa sempre rabbia quando la stampa italiana intervista questi personaggi come se fossero verginelle. Verginelle i petrolieri, verginelle i giornalisti, come se non sanno o non vogliono sapere, con chi abbiamo a che fare.

L'altro giorno il Papa ha incontrato i petrolieri al Vaticano e ha detto loro di fare di piu' per l'ambiente. Come gia' detto, secondo me e' come chiedere ad un lupo di diventare agnello.

E' impossibile.

In inglese: wishful thinking.

Non succedera' mai. Ci vuole una sola cosa: la linea dura, lo svergognamento planetario, la resistenza nelle nostre comunita', tutte quante. Questi qui devono solo vergognarsi anche solo di proferire parola. 

E invece il Corriere della Sera va ad intervistare il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, per dare una patina di green-religiosita' alla sua ditta, e gli fa solo domande conciliatorie, appunto da verginella.

Ma... il Corriere della Sera non sa che l'ENI ogni anno riporta decine e decine di istanze di inquinamento, disastro ambientale, riversamenti in mare di sostazne inquinanti? Lo riportano alla SEC di Wall Street. Il Corriere della Sera forse non lo sa, o forse non si da la briga di saperlo.

Non sa che in Nigeria ancora adesso e da 50 anni a questa parte quasi fa gas flaring, avvelenando i nigeriani?

Non sa che l'ENI e' accusata di frode, evasione di tasse, creazione di cartello? O vogliamo parlare delle enormi tangenti di cui e' accusata in Nigeria? In Algeria?

Tutti fanno finta di non vedere gli elefanti nello sgabuzzino, e cosi possiamo tutti dire come siamo bravi. Il Papa fa la sua predica, Descalzi fa il pio fedele e il Corriere della Sera avvalla il tutto.

E non c'e' neanche bisogno di andare cosi lontano, come in Nigeria.

Basta solo andare in Basilicata, dove continuano a morire persone, animali e speranze.

In Basilicata continuano a trovare idrocarburi nel latte, nel miele, nei laghi. La gente continua ad emigrare, mentre l'ENI continua a pompare.

Dov'e' il Corriere della Sera ad intervistare queste persone vittime dell'ENI? Dov'e' il Papa a stare con questi poveri qui?  E poveri non necessariamente di denaro, anche se la Basilicata e' sempre fra le top three delle regioni piu' povere in Italia, quanto povera di aria e di acqua sana, di speranza e di gioia di vivere.

A me sarebbe tanto piaciuto che il Papa avesse invitato non solo i CEO del petrolio, ma anche e separatamente, tutte le persone che ogni giorno si sacrificano e cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente.  In silenzio. Tutti quelli che si mettono di traverso all'ENI e agli speculatori venuti da ogni parte del mondo a trivellare in Italia e in generale nelle comunita' piu' deboli. Tutti quelli che non tirano su soldi a palate, e che non cercano i riflettori della politica, e che continuano la loro opera senza stancarsi mai, e senza i quali la nostra societa' sarebbe piu' brutta e piu' malata.

Per loro non c'e' ne il Papa ne il Corriere della Sera ne tantomeno Claudio Descalzi.

A tutti voi, che vi riconoscete in queste parole, dalla TAP a Vercelli, da Ravenna a Monopoli, da Oristano a Sciacca, da Ortona a Viggiano, e anche se non sono nessuno, il mio grazie.

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Ecco qui le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera

Claudio Descalzi dice

"Sono stati due giorni di lavoro intensi e molto proficui"

Ah si? E cosa succedera' adesso? Chiuderete il Centro Oli a Viggiano? Spegnerete il gas flaring in Nigeria? Ritirerete le concessioni che avete chiesto per trivellare ancora nei mari d'Italia?  Farete le bonifiche dove avete inquinato? Le ricordo che l'ENI ha o ha avuto decine di contenziosi per l'ambiente in Italia, e nel mondo, e che tutto quello di cui vi siete arricchiti e' arrivato dai polmoni di quelli che vivevano vicino ai vostri impianti di morte.

Cosa verra' fuori in pratica da questo lavoro "intenso" e come dice lei, "proficuo"?

Proficuo in che senso? 

Temo solo un sacco di comunicati stampa e di tante belle parole a vanvera che verranno spazzate via dal vento, come appunto queste del Corriere della Sera. 
 
"La situazione è preoccupante e va affrontata con urgenza. Su questo siamo stati tutti d’accordo. Ma è un discorso che non riguarda solo l’energia, bensì tutto il nostro modello di consumi. È una sfida complessa, che può essere vinta solo col concorso di tutti: chi produce, chi consuma e la politica che detta le regole. Solo così si avranno i cambiamenti che sono necessari su tre fronti"

Bla Bla. Non e' vero che siamo tutti uguali. Lei e' il CEO di una multinazionale che fa flaring e disastri e le sue decisioni hanno ripercussioni sulla vita di molti e sulla vita del pianeta. Io, e il resto di noi tutti cittadini, possiamo solo influire sui nostri consumi personali, fare attivismo dal basso, sensibilizzare i nostri amici e parenti.  

E allora, vista questa disparita' nei ruoli e nell'influenza, parta lei caro Descalzi con il *suo* cambiamento. Rinunci alle trivelle in Artico, in Norvegia, nell'Adriatico. Dia lei l'esempio. Paghi le sue bonfiche. Chieda scusa ai lucani, ai nigeriani, agli ecuadorgeni, agli abruzzesi, ai sardi, ai siciliani, ai veneti, agli emiliani per tutto quello che avete fatto in sessant'anni di morte.

Si faccia lei per primo l'esame di coscienza.

Inquinamento, subsidenza, bugie alla gente, valori degli immobili crollati, idrogeno solforato, puzze di vario genere, tumori, tangenti, cattiveria, interesse solo per il vile denaro.

Parta. 

Dimostri nei fatti la sua devizione al cristianesimo.

Difficile, eh? 

Meglio farsi l'intervistina sul Corriere della Sera, dare la colpa al sistema, agli americani, al concetto di consumi, invece che guardarsi dentro.

Lo so.

"Il primo riguarda la riduzione della componente carbonica nelle nostre attività. Si può fare con un sempre maggior
e utilizzo delle nuove tecnologie, della digitalizzazione, che da sola può ridurre del 20% le emissioni, e aumentando i processi di trasformazione dell’energia. Il secondo fronte è, invece, legato alla società, perché presuppone un cambiamento del modello di sviluppo. Soprattutto nei Paesi avanzati si produce molto più di quello che si consuma e questo crea spreco di risorse e rifiuti che devono essere trattati. Bisognerebbe quindi rivedere il sistema consumistico perché alla lunga non possiamo permettercelo".

Ancora con queste frasi generiche ad effetto? Ma ci dica *nel concreto* cosa vuole fare l'ENI, cosa vuole fare lei, Claudio Descalzi, CEO di una delle di morte piu' grandi del pianeta. E' facile prendersela con il sistema consumistico, il modello di sviluppo, ma invece predersela con una societa' basata sulle fonti fossili?

Li lei ha piu' voce in capitolo, e potrebbe fare cose concrete e grandi. Perche' accusare gli altri, invece che appunto dare l'esempio e partire, quantomeno per coscienza personale? 

Ah, certo petrolieri e coscienza.

Un ossimoro. Per un attimo me ne ero dimenticata.

"La componente energetica conta per il 60% sul livello di emissioni. Il resto viene dagli altri consumi. Se nei Paesi ricchi continuiamo a comprare in eccesso, dall’abbigliamento al cibo, dai veicoli agli elettrodomestici, questo ha un impatto sull’ambiente. Meno consumi e più economia circolare, cioè riciclo dei rifiuti, sia urbani sia industriali, un campo dove, come Eni, siamo molto impegnati"

Di nuovo, siamo qui a guardare la pagliuzza quando invece voi siete una trave. Si lo so, in ogni Valutazione di Impatto Ambientale che io abbia mai letto mi sono sempre imbattuta nel reparto dove si dice che l'ENI fa il reciclo dei rifiuti domestici prodotti sulle piattaforme. 

E gli scarichi in mare che invece fate da tutte le vostre piattaforme? E la monnezza che mettete in ambiente e che avvelena piante e acqua? E le vasche di monnezza a cielo aperto? E i pozzi di reinizione per metterci dentro scarti petroliferi spesso radioattivi? Per vostra informazione tutto lo schifo che finisce in ambiente dai vostri impianti e' di gran lunga piu' impattante della monnezza dai rifiuti urbani che puo' produrre un cittadino.

La vera soluzione non e' di avere ditte di petrolio che fanno il riciclo dei rifiuti (!!) la vera soluzione e' non avere ditte di petrolio. La vera soluzione e' arrivare ad una societa' in cui abbiamo deciso, in modo cosciente ed intelligente, di trovare una alternativa a trivellare a 5 km sottoterra per riportare in superficie materiale misto a metalli pesanti, radioattivita' e altre sostanze cancerogene per farci energia. 

Pare utopia? Si, ma un giorno ci arriveremo. Le batterie, i costi del solare e dell'eolico continuano a scendere, l'iuomo e' intelligente, e da piu' parti si parla, e in alcuni casi si mostra, che un mondo 100% fossil fuel free si puo'. 

Lo so che questo le fa paura caro Descalzi, e quindi deve arrampicarsi sugli specchi, ma la storia non sta dalla sua parte. 

Abbiamo mandato un uomo sulla luna, saremo capaci di alimentare il mondo senza fare buchi, e senza dover stare a sentire qui cotante stoltezze.
 
Portare l’energia dove serve. Come ha detto Papa Francesco, c’è più di un miliardo di persone nel mondo che non ha accesso all’energia. In particolare in Africa e in Asia, che sono le aree che vedranno la maggior crescita demografica. Bisogna quindi investire in queste zone, ricche di gas e olio, per non parlare del sole, ma dove la popolazione consuma un decimo di quello che consuma un cittadino medio americano. Dare energia a questi Paesi, diversificando le fonti, vuol dire rimuovere la povertà e dare loro sviluppo e benessere. Se non facciamo questo, non possiamo pensare che queste persone, che non hanno energia, acqua e cibo, non si muovano verso quei Paesi dove questi problemi non ci sono"

Quindi li trivelliamo e gli facciamo fare la stessa fine della Nigeria?  

La verita' e' che ovunuque ENI e petrolieri si siano insediati hanno solo portato morte e distruzione, dal Peru' alla Siberia. Vogliamo dare energia a questi paesi? Perfetto. La soluzione non e' trivellarli ancora. La soluzione e' fare diventare questi posti laboratori di energia solare, eolica, pulita. 

Fare qui la predica contro il cittadino americano e' semplicemente dare la colpa ad un altro senza guardare se stessi. Come prima per il sistema consumistico o per il modello di sviluppo. 

Caro Descalzi, lei essendo CEO dell'ENI e' molto piu' influente del cittadino medio americano. Quanta CO2 emette una raffineria? Quanta CO2 emette l'ENI con il gas flaring? Come detto sopra, si faccia l'esame di coscienza, si guardi dentro e poi faccia lei i passi che siano di esempio al cittadino americano, italiano e cinese.

"Abbiamo investito più di due miliardi di euro in Africa per fornire energia in 15 Paesi, tra i quali Algeria, Libia, Egitto, Ghana, Tunisia, Angola. Fornire energia significa che la troviamo e la vendiamo in questi stessi Paesi anziché esportarla. Inoltre, creiamo diversificazione perché sviluppiamo agricoltura e produciamo anche energia rinnovabile".

Oddio. Adesso mi tocca sentire pure l'ENI che sviluppa agricoltura. Ma quando mai? All'ombra delle trivelle? Al profumo di idrogeno solforato? Sotto l'ombra delle raffinerie? O nelle mangrovie piene di petrolio? 

Interessante che non si parli di Nigeria, eh? 
Vogliamo parlare del rapporto ONU che dice che per bonficare la Nigeria, martoriata da Shell ed ENI ci vorranno 30 anni almeno? Questo rapporto e' stato pubblicato nel 2011. Che fondi avete dato alla Nigeria per il ripristino ambientale da allora fino ad adesso? Quante volte avete sistemato quello che avete distrutto senza passare per tribunali?

In Nigeria altro che agricoltura. In Nigeria sviluppate tangenti, e processi per tangenti, e comunita' dopo comunita' che avete avvelenato.

Ma poi, scusi che significa che "fornite energia" in questi paesi? In molti di questi l'ENI e' alla ricerca spasmodica di *nuovi giacimenti*. E quindi dire che fornite energia in Ghana ed Angola, significa che trivellate e tirate su petrolio da giacimenti vecchi e nuovi, perche' e' quello il vostro core business.

Ma il Papa ha appena detto che occorre lasciare il petrolio sottoterra!!

Perche' trivellate in Ghana? In Angola? 

Mi fa strano che il Corriere della Sera non faccia neanche una domanda difficile, o che non abbia un dato da contrapporre a Claudio Descalzi e alle sue parole content-free. E ovviamente non e' questo l'ultimo dei giornali italiani, segno di quanto poco giornalismo vero ci sia in Italia. Tutti docili docili a fare domandine delicate e ad accettare risposte ovvie e senza contenuto.

"Il problema non sono soltanto gli Stati Uniti che, grazie allo sviluppo dello shale gas e la conseguente riconversione dal carbone, hanno ridotto di circa il 25% le loro emissioni, ma anche la Cina, l’India e i Paesi emergenti e l’Europa stessa. Se non riduciamo le nostre emissioni, il rischio è che invece di scendere da 32 a 24 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno entro il 2030, si arrivi a 34 miliardi di tonnellate. Bisogna invertire la rotta. In questo senso la conferenza voluta dal Papa è stata utile, anche perché ha coinvolto gli investitori. Sono infatti gli investimenti di medio lungo periodo che, opportunamente indirizzati sulle fonti di energia riciclabile e sull’economia circolare, possono determinare i cambiamenti necessari per salvaguardare il nostro pianeta".

Bla bla. Investimenti a medio lungo periodo significa che il pianeta sara' morto prima. E' adesso che si deve intervenire, non nel 2050.

Impegni concreti dell'ENI?
Zero e porto zero.

Le domande scomode del Corriere della Sera? 
Zero e porto zero.

Intanto la gente, e il pianeta continuano a morire, grazie anche al pio e devoto Claudio Descalzi. 

Tuttapposto. 








Thursday, January 4, 2018

Davide Tabarelli, Nomisma, il petrolio e le rinnovabili


Davide Tabarelli sull'Advisory Board dell'ENI, 27 Giugno 2017

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Visto che il Corriere della Sera non sa mettere il contesto 
attorno ai vari personaggi che intervista
cerco di farlo io.


La pagina web di Nomisma Energia qualche anno fa -- trivelle in primo piano


Tabarelli dice che 

"In Europa si usa sempre di più il gas perché il carbone presto andrà eliminato"

 Dal grafico di cui sopra e' evidente che dal 2008 in poi il comsumo di gas in Europa e' calato

In realta' sono aumentate le rinnovabili, caro Tabarelli.
 
Ecco qui il grafico invece della produzione energetica da rinovabili:



I dati di Davide Tabarelli dove sono?




Il core business della Nomisma Energia.
Le prime tre sono

Crude Oil and Oil Products; Natural Gas; Coal

Davide Tabarelli


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Il Corriere della Sera manda una interessante intervista a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia in cui si da la colpa dei prezzi troppo alti delle bollette alle rinnovabili.

Anzi, lui la chiama "rivoluzione verde".

Il titolo dell'articolo e' infatti: Bollette troppo alte? Paghiamo troppo per la rivoluzione verde

Tabarelli aggiunge che meglio e’ estrarre gas italiano perche’e' piu' pulito.

Se questo blog potesse parlare adesso scoppierebbe in una risata fragorosa.

Il gas italiano e’ piu’ pulito! Certo. Possiamo anche aggiungere: il sottosuolo italiano e’ piu’ resistente alla sismicita’ indotta! I polmoni degli italiani sono piu’ assuefatti agli inquinanti! E pure,  gli italiani sono scemi e credono a tutte le panzane che il governo amico delle fossili gli propina!

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La prima cosa che vorrei dire e' che in Italia non e' in atto nessuna rivoluzione verde, nel senso che tutto quello che di buono abbiamo in questa nazione sul reparto energia verde e' stato *nonostante* gli ostacoli imposti da un governo dopo l'altro, *nonostante* gli intrighi promossi da un petroliere dopo l'altro, *nonostante* i tagli retroattivi imposti alle rinnovabili sotto il governo Renzi, *nonostante* si continuino ad approvare un progetto fossile dopo l'altro.

Una rivoluzione la si vuole, la vive, la si progetta, la si costruisce. Quello che invece abbiamo in Italia e' una serie di eventi a casaccio.

Uno deve solo pensare a Tempa Rossa in Basilicata - una nuova raffineria nel 2018! - la TAP per portare piu' gas in Italia, la SNAM per il trasporto del gas lungo mezza Italia usando la penisola come una sorta di autostrada degli idrocarburi per lo smistamento nel resto d'Europa, e i vari progetti on e offshore che vengono riproposti da Vercelli fino a Pantelleria.

Si chiamano Bomba, Carpignano, Zibido, Ragusa e Ravenna e ce ne sono tanti altri.

Sempre approvati dai ministri dell'ambiente Gianluca Galletti e dei beni culturali, Dario Franceschini, senza che mai Matteo Renzi o Gentiloni abbiano detto "ah", o mosso una qualsiasi obiezione.

Vi pare questa una rivoluzione verde?

O ci vogliamo nascondere dietro i saccehettini della spesa? 

Come possiamo parlare di una rivoluzione verde? E' invece una resistenza delle rinnovabili che, appunto, *malgrado* tutto, riescono ogni tanto a vincere e fanno paura a Tabarelli e compari.

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Ad ogni modo, fatta questa precisazione nel titolo, ci tengo a sottolineare che il Corriere della Sera non spiega bene chi sia questa "Nomisma Energia" di tale Davide Tabarelli.

Io li conosco da abbastanza tempo, nel senso che vanno in giro predicando quanto sia buono e giusto trivellare in Italia, dall'Abruzzo alla Basilicata, dall'Emilia Romagna alla Sicilia da anni ormai.

A volte rasentano il ridicolo. E questo solo per mettere un po di contesto al personaggio.

Qui quando Davide Tabarelli disse che il turismo puo' convivere con il petrolio in Basilicata, visto che Ravenna ha trivelle e mosaici ed e' sito UNESCO.

Qui quando vennero in Abruzzo a convicerci che "l'ostilita' delle popolazioni e' sproporzionata” per il reparto trivelle. Disse pure che lui quando veniva in Abruzzo e passava per Falconara ammirava la raffineria sul mare. La gente rise.

Chi e' allora la Nomisma Energia?

E’ il ramo energetico della Nomisma, fondata da Romano Prodi che fa consulenze economiche. Davide Tabarelli e' il fondatore di Nomisma Energia e appunto fanno ricerca e consulenza economica per imprese, prime fra tutti per i petrolieri.

In cima c’e’ a questo post c'e' la pagina di Nomisma Energia come appariva qualche anno fa con le trivelle in prima veduta. E infatti ancora adesso la Nomisma Energia rivela di avere petrolio, gas, carbone, nucleare, rifiuti fra i suoi principali interessi. A chi e’ interessato al petrolio dicono di offrire:

servizi informativi specialistici, accesso a informazioni privilegiate, surveys periodiche con management di aziende del settore e decisori pubblici, monitoraggio costante delle normative e regolamenti, europei e nazionali.

Mmh.

Accesso ad informazioni privilegiate? Surveys con i decisori pubblici? C’e’ qualche legame? Chi lo sa.

Survey in italiano sarebbe questionario o statistica.

Ma poi hanno anche interessi in "Ambiente e Territorio" sotto la voce “monitorare” i fenomeni NIMBY – cioe non e’ che gli interessi capire e farsi portavoce delle preoccupazioni dei territori (non sia mai) quanto invece vogliono monitorare tutti noi che ci opponiamo a trivelle e affini e che invece vogliamo sole e vento e intelligenza e lungimiranza e dare l’esempio in questa nazione.

Il loro interesse per l'ambiente e per il territorio comprende monitorare quelli che non vogliono buchi per terra rincorrendo miti energetici vecchi di sessanta anni!

Fra i clienti di Nomisma una sfilza di nomi che comprende una serie di compagnie certo famose per il loro amore per l’ambiente e le persone: ENI Servizi, Federchimica, British American Tobacco Italia, Dow Agrosciences, Monsanto Agricoltura Italia, Philip Morris International Management; Philip Morris Italia, British GAS, Italgas, Italsementi, Toto.

E dunque eccolo qui il nostro Davide Tabarelli, di cui il Corriere della Sera ignora il passato e gli interessi.

Siamo nella trasmissione "Petrolio".

Tabarelli dice che e’ un "dovere etico" estrarre il petrolio in Basilicata e che addirittura si potrebbe arrivare a tripilcare il numero di barili.

Ah si?

Un dovere etico?

E il dovere etico di salvaguardare la vita di chi vive in Basilicata? E tutti gli scandali ambientali degli ultimi anni? Quelli non sono mica surveys? Sono fatti sulla pelle della gente, ogni santo giorno.

Si vede che lui vive altrove.

Il dovere etico sta nel lasciare questa terra un po piu' sana di quello che e' adesso, non nel triplicare i barili e la disperazione dei lucani. 

Ecco qui le sue domande e risposte al Corriere della Sera:

Abbiamo un triste primato, dopo la Danimarca siamo i primi in Europa per costi ricaduti sulle famiglie a causa dell’energia, non c’è da gioire. Solo che noi siamo anche i più virtuosi, i primi rivoluzionari del verde, ma questo ci costa. Nelle energie rinnovabili l’Italia è tra i Paesi più avanzati; spendiamo 16 miliardi l’anno per le politiche ambientali, appena poco meno della Germania, solo che loro producono più energia elettrica e hanno un Pil più alto. Vanno bene le rinnovabili, e la cosiddetta rivoluzione verde è condivisibile, ma va gestita, perché crea un sacco di problemi.

Io non so da dove vengano questi numeri, e ne dubito fortemente. Ma anche se tutto fosse vero, vuol dire che siamo inefficenti e che sprechiamo soldi. Non e' colpa delle rinnovabili se gli investimenti non fruttano tanto quanto in Germania. E' colpa di chi gestisce i soldi e magari ci deve fare il ricamo sopra per mangiarci lui ed i suoi amici se le rinnovabili non fruttano tanto quanto potrebbero.

Non sono sole e vento i cattivi, quanto gli sprechi, e chi e' responsabile di questi sprechi, ammesso che i numeri di Tabarelli, che fornisce consulenze per oil and gas, siano veritieri. Gli viene chiesto se sia contrario alle rinnovabili. Lui dice

vanno gestite bene e considerata tutta una serie di fattori. Mi spiego: a lungo termine avremo degli effetti positivi, forse. Appunto: forse. Invece, dal primo gennaio gli aumenti sono sicuri, perché il fabbisogno di energia elettrica aumenta e quindi il costo sale.

Forse avremo degli effetti positivi?

Forse?

Non e' bello questo modo di sminuire le rinnovabili e creare questo parallelo fra "forse" vantaggi delle rinnovabili e "sicuri" aumenti in bolletta del gas. Non e' giusto, non ci sono dati dietro, non ci sono prove e numeri a spiegare questa supposta correlazione. Per me e' tutto fumo negli occhi.

La verità, almeno secondo me, e' che se veramente puntassimo sulle rinnovabili, le nostre citta' soffocate dallo smog potrebbero forse soffrire un po di meno, e con loro i bambini e le persone piu' fragili costrette a respirare contanta schifezza.

E gli effetti positivi sarebbero per il breve, medio e lungo termine. Perche' non staremmo a sparare in ambiente sostanze tossiche, dal benzene ai composti sulfurei che portano danni -- questi si sicuri! -- a persone e ambiente.
 
Ma poi, Tabarelli ha mai sentito parlare di cambiamenti climatici? Non sa Davide Tabarelli che le fossili, gas incluso, contribuiscono fortemente a tutto i soqquadro climatico in atto in questi anni? E gli accordi di Parigi che li abbiamo firmati a fare?

Ma poi, siamo davvero sicuri che gli aumenti dei costi della bolletta sono a causa delle rinnovabili?

Addirittura per tranquillizzarci, Mr. Tabarelli aggiunge che l'aumento dei prezzi del gas (del 5%) e' una situazione è più tranquilla.

Cosa vuol dire questo? Perche' la situazione e' piu tranquilla? In che modo le rinnovabili ci devono spaventare? Quand'e' che l'aumento dei prezzi del gas diventa invece preoccupante?  Al 10%? Al 20%?

Mistero.

L’aumento è legato a un fattore stagionale: c’è più freddo, aumenta la richiesta e quindi il prezzo. Ma gli stoccaggi ci sono. E io dico sì a tutte quelle opere che portano gas, dal South Stream dalla Russia al Tap in Puglia.

Fa piu freddo e per questo ci sono gli aumenti? Suvvia, dobbiamo credere a questo? Proprio quest'anno aumentano i prezzi perche' c'e' piu' freddo?

E l'anno scorso non faceva freddo?

E come lo sanno per i prossimi mesi che sara' piu' freddo?

Lo sanno, vero che le previsioni meterologiche piu che a una settimana non si possono fare? 

Io credo invece che visto che anche in Italia il consumo di gas cala, devono trovare un modo per tenere i profitti, e quindi aumentano i prezzi. Il 5% e' un aumento consistente, non da niente.

E ovviamente che Tabarelli dice si a piu' gas in Italia! La Nomisma Energia e' fossile anche lei. E chissa che ruolo gioca nella cricca di corporazioni che gestisce l'energia in Italia con tutti gli inciuci fra governi, dirigenti di ditte fossili, affaristi.

Il sole e vento fanno paura perche' sono risorse maggiormente distribuite, perche' non c'e' un monopolio, perche' possiamo gesticerla da soli. 

Il primo cameo finale e' per l'Europa, dove si dice che

In Europa si usa sempre di più il gas perché il carbone presto andrà eliminato e questo è un bene: anche se più economico, è molto più inquinante.  

....

Dobbiamo aumentare la concorrenza producendolo anche noi, e il nostro è anche più pulito.

In realta' non e' proprio cosi: il consumo di gas e' in calo, ed aumenta quello delle rinnovabili, caro Davide Tabarelli. I grafici in alto sono ufficiali da Eurostat. Dove sono i suoi dati in merito al fatto che aumenta il consumo di gas per sostituire il carbone?

E la favola che il nostro gas e' piu' pulito, da dove arriva?

In che senso e' piu' pulito?

Il gas italiano ha una formula chimica diversa?

Quali libri di chimica spiegano questa magia del gas italiano?

Mistero.

Il secondo cameo finale e' per la Cina


Basti pensare che in Cina, dove il carbone rappresenta il 90% delle fonti energetiche, per il troppo inquinamento hanno ridotto la produzione interna. 

Si e' vero. Ma lei dimentica di dire, caro Tabarelli che la Cina ha iniziato una *corsa* verso le rinnovabili. Vogliono essere i leader globali, e siccome gli USA di Trump fanno veramente pena in questo senso, hanno il campo aperto.  Per sostituire il carbone, non puntano mica su gas, puntano su sole e vento!

Citta' intere create ed alimentate dalle rinnovabili, citta' di 10 milioni di abitanti con tutti gli autobus elettrici, programmazione per il 100% di autovetture rinnovabili, sperimentazione di batterie nuove, persino tratti di autostrada elettrica.

Certo, partono da una situazione molto peggiore dell'Europa.  Hanno inquinamento enorme a causa delle scelte del passato. Ma adesso hanno *deciso* di darsi una svolta, e di fare sul serio, con idee, progetti, passi in avanti, legislazione. E vanno avanti. Per davvero.

Questa e' una rivoluzione verde. Non quella che abbiamo in Italia.

Ed e' una rivoluzione perche' la si vuole, non perche' capita a caso.

Infine una parola alla giornalista Claudia Voltattorni: ma intervistare qualcuno che non parli di ambiente dal suo punto di vista di fornitore servizi all'industra del petrolio? 

Potrebbe mai succedere?

Oppure dobbiamo per forza convincere gli italiani che il cerchio e' quadrato?


Saturday, April 2, 2016

La sventurata rispose. La lettera di Federica Guidi al Corsera



L'immaginario, il materiale






Prossimamente a Tempa Rossa.


Ma perche' uno non puo' avere la dignita' del silenzio?

Ti hanno scoperta che da Ministro facevi un disservizio all'Italia, all'immagine del paese, ai lucani, all'ambiente, e invece di scomparire dalla scena scrivi una lettera al Corriere della Sera arrampicandoti sugli specchi invece di chiedere scusa?

Un po di pudore, suvvia.

Ecco la lettera di Federica Guidi al Corsera. C'e' tutto fuorche' amore per l'Italia.

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"Caro direttore, 

in questi anni ho lavorato con estrema serietà e grande riservatezza, come mi hanno insegnato a fare nell’ambiente imprenditoriale nel quale mi sono formata. Oggi sento però l’esigenza di scrivere per chiarire alcuni punti e per sottolineare alcuni dati, che nella polemica politica sono stati strumentalizzati e deformati. Comincerei dall’inizio, ricordando che la polemica nasce da una telefonata a colui che considero a tutti gli effetti mio marito, nella quale lo informavo di un provvedimento parlamentare di portata nazionale. In particolare, gli davo una notizia nota, su un fatto avvenuto in un luogo pubblico — il Parlamento — al quale hanno dato risalto tutti i media e del quale molti addetti ai lavori avevano già conoscenza perché di rilevante interesse per l’economia nazionale. Insomma, nessuno ha rivelato segreti di Stato."

Io non lo so in che ambiente lei si sia formata cara Guidi, ma sara' stato un ambiente sterile e che pensava al profitto prima di ogni altra cosa.  Da ancora prima del caso Tempa Rossa, lei e' stata una forte sostenitrice dell'Italia al petrolio sempre secondo i crismi del tuttapposto, del minimizzare, del trovare un "equilibrio" fra trivelle e ambiente, spesso giocando anche con le parole.

Diceva, sul caso Tremiti che si trattava di una "nave oceanografica - di quelle per intenderci usate anche dagli scienziati - per una serie di rilievi della durata di due, massimo tre settimane"

Cosa, aveva paura di usare la parola ispezioni sismiche? Airgun? Beh, glielo dice questo scenziato qui: l'airgun e' dannoso alla vita marina, alla pesca. Lei ci ha mai pensato a questo? Le e' mai pasato per l'anticamera del cervello di almeno ascoltare gente *indipendente* e non quelli che stanno al soldo del petrolio e di chiedersi perche' siamo tutti cosi contrari alle trivelle? 

Glielo dico io: perche' invece di vivere dentro Confindustria, la maggior parte di noi ci tiene ad un ambiente sano. La maggior parte di noi pensa che l'ambiente vada migliorato e che il petrolio non portera' niente di buono. La maggior parte di noi ha visto l'evidenza mondiale ed ha concluso che tutte le comunita' petrolizzate sono peggiorate, non migliorate. Inclusi i mari di Norvegia.

Viggano ha reso una vallata invivibile. Tempa Rossa ne rendera' invivibile un altra. Non ci vuole mica un genio a capirlo.  Ma voi del governo diabolicamente continuate ad insistere che non e' cosi.

Ma dove vivete?

La polemica non nasce dalla sua telefonata. La polemica nasce dal fatto che lei, Ministro della Repubblica italiana, ha anteposto i suoi interessi amorosi a quelli della nazione. Non ha importanza se la decisione fosse segreta o no. Ha importanza che lei abbia lavorato per accelerare i progetti petroliferi da sui il suo compagno ne avrebbe guadagnato benefici aziendali.

Capisce? Lei ha usato il suo ruolo di Ministro per far approvare una cosa da cui Gianluca Gemelli avrebbe tratto vantaggi aziendali. Io non ho questo lusso, e non ce l'ha quasi tutto il resto del paese.
E se ce l'avessi farei fare cose di vita e non di morte. Pannelli solari, e non Centri Oli.

Sulla questione marito/amante veda lei. A me non interessa. Ma se uno deve essere preciso, quello non e' suo marito.

"Ma è bene anche entrare nel merito. Nella telefonata lo informavo di un emendamento che avrebbe consentito di accelerare i processi autorizzativi di molte opere strategiche, tra cui il cosiddetto progetto Tempa Rossa di Taranto, bloccato da anni. La società di mio marito, invece, operava come subappaltatrice in Basilicata per un lavoro che nulla aveva a che vedere con lo sviluppo del progetto di Taranto e risaliva ad epoca precedente a quella in cui sono stata nominata ministro. 
Qualcuno ha gridato allo scandalo, al ministro che favorisce il marito. Non è vero. Io rivendico l’importanza di quella norma per il Paese. Come sappiamo, uno dei problemi dell’Italia è la costante necessità di acquistare dall’estero le risorse energetiche di cui abbiamo bisogno, per riscaldare le nostre case, per accendere le luci, per cucinare e per produrre le eccellenze del made in Italy che mandano avanti la nostra economia."

E perche' era bloccato? Ce lo vuole dire? In una Italia in cui i potenti fanno quello che gli pare, da prendersi il posto di Primo Ministro senza essere stati mai votati, fino a farsi costruire gli aeroporti ad personam, se le autorita' l'hanno bloccato un motivo ci sara' pure. E saranno stati motivi gravi perche' non e' facile tenere a freno la Total, un colosso mondiale.

Sono anni che si parla di questioni ambientali, di corruzione petrolifera in Basilciata. Chi e' lei per decidere di "accelerare" gli iter di approvazione? Chi le da questo diritto? Ah certo, lei e' il Ministro dell'economia, in questo caso petrolifera.

Perche' invece non ha usato il suo potere per "accelerare" l'uso delle rinnovabili, ai quali avete tagliato anche i sussidi in modo *retroattivo* facendo scappare gli investitori stranieri? Perche' non fa leggi per incentivare le auto elettriche? Il risparmio energetico? Sono milioni di volte che lo scrivo.

Di tutto quello che serve all'Italia, proprio il Centro Oli di Tempa Rossa era cosi' importante?

Era forse importante per la Total, e per il suo fidanzato, non certo per l'Italia o per la Basilicata. Torno sempre allo stesso concetto: la democrazia e' per il bene di tutti non per il bene di pochi eletti. Anzi, in questo caso, manco eletti.

Infine, lei "rivendica" l'importanza di Tempa Rossa per il paese per riscaldare le case e per cucinare.
Non ci crede nessuno. Anzi, questo e' un insulto ai polmoni dei lucani. Un insulto all'intelligenza degi italiani. Ma dove li piglia questi dati? Pure se trivellassimo tutto lo stivale NON BASTEREBBE MAI. Lo compreremo sempre.

Possibile che un Ministro dell'Economia debba sparare queste cose?

Lei e' di Modena. Scavi un po nel suo giardino, e le assicuro che trovera' pure li idrocarburi. E prima che a Tempa Rossa, lo acceleri nel suo giardino l'impianto desolforante.

Non so chi viva vicino a Tempa Rossa, ma le assicuro che grazie al suo "accelerare" la costruzione di un altro petrol-mostro, anche il peggioramento di tutti gli indicatori di vita sana a Tempa Rossa sara' "accelerato". 
 

"In questo contesto una serie di grandi imprese hanno deciso di investire miliardi di euro per estrarre petrolio e gas naturale in Italia e di farlo, peraltro, al Sud. È un settore che il governo ritiene strategico e che comporta la creazione di posti di lavoro e di un indotto importante.  Insomma, non era necessario un mio speciale interessamento per mandare avanti una norma così importante. E comunque, dopo che è stata approvata, non abbiamo attivato i poteri sostitutivi che la legge ci conferiva. In sintesi, appare chiaro che tutto è accaduto alla luce del sole, su un progetto strategico per il Paese e nel massimo rispetto del mio ruolo."

"Una serie di grandi imprese". Si saranno pure grandi, ma hanno a loro carico decine e decine di denuncie e di accuse in tutto il mondo per corruzione,  per maltrattamento delle comunita' in cui operano.

Esempi? La Total e' stata appena multata di 1.5 milioni di euro nel UK per avere lasciato che una sua piattaforma in mare, dopo un incendio, rilasciasse gas in atmosfera per 51 giorni di fila. Seimila tonnellate di metano. Cinquantuno giorni. L'incendio fini' solo perche' si pense da solo. L'ente britannico per la sicurezza ha accertato che la Total ha cercato di nascondere l'accaduto e di minimizzare e ha dato alla Total il massimo possibile di multa.

Ancora, nonostante le sanzioni internazionali imposte alla Russia qualche tempo fa per la questione Ucraina, la Total aveva continuato a fare affari con Putin. Ovviamente per difendere i propri interesssi: campi di gas, petrolio, impianto di liquefazione del gas, magari sfruttamento di nuovi varchi nell'Artico. Al diavolo le risoluzioni internazionali.

O vogliamo parlare di come la Total ha tratto la Birmania? Questa bella ditta internazionale e' stata accusata di avere quanto meno chiuso gli occhi sui *lavori forzati* nella costruzione di un oleodotto nel paese in appoggio alla giunta militare dell'epoca. Si parlava di confisca dei terreni senza compenso, evacuazioni forzate, tortura, violenza sessuale e omicidio per chi osava ribellarsi. Secondo la Total omicidi e violenza c'erano ma non erano problemi loro.

E no, non sono chiacchere da bar, perche' nel 2005 la Total pago' 6 milioni di dollari per evitare una causa; Earth Rights International dal 1996 ad oggi ha catalogato e denunciato tutte le malefatte del governo birmano e dei petrolieri conniventi in questa storia di torture e di sfruttamento:

"Total continues to mislead policymakers, investors, and the general public about its direct and indirect impacts in the Southeast Asian country. The companies are still linked to violent abuses such as forced labor and killings in their project area and their project has generated multi-billion dollar revenues for the Burmese military regime."


Ce li vogliamo proprio questi qui in Italia?

Ma poi, non c'e' bisogno di andare cosi lontano. Qualche anno fa la Total fu accusata di avere seppellito monnezza petrolifera tossica a Corleto Perticara, Basilicata, per quasi venti anni! 

Questa gente e' strategica?  Come possiamo pensare che abbiano a cuore l'Italia? Non sarebbe piu' strategico un pinao di solarizzazione o di isolamento termico di tutti i condomini?

Scusi, ma non sa che Viggiano e' un Centro Oli tal quale quello di Tempa Rossa? Le risulta che il Centro Oli di Viggiano in venti anni di attivita' abbia portato tutto questo lavoro, gioia, benessere, aria profumata ai residenti? E perche' la Basilicata (siamo precisi, almeno chiamiamola con il suo nome e non con un generico "sud") allora e' sempre nella top three della poverta'?

Perche' la gente emigra?

Perche' non se lo costruisce lei un Centro Oli a casa sua?
  
"Ovviamente, mi rendo conto che ci sono tutti gli ingredienti per uno scandalo mediatico: il ministro, la telefonata, il grande progetto industriale, un mio familiare. Ricamarci sopra, per molti, è stato facile. Ancor più facile in vista del referendum sulle trivelle, che per molti è occasione non di ragionamento serio ma di bagarre politica."

Mah, veramente la bagarre politica e' tutta del suo governo e dei shady characters che tutto fanno fuorche' difendere la democrazia e dare l'esempio.

Non e' bagarre politica il vostro invitare all'astensionismo? Il voler sprecare 300 milioni di euro? Non voler accorpare il voto alle amministrtive di giugno? Far fallire 5 quesiti su 6 e poi dire "non votate perche' e' un referendum inutile"? Avere un ministro dell'ambiente che invita a votare in favore dei petrolieri? Propagandare che se vince il SI allora non potremo piu cucinare? I vostri compagni del PD che nel 2012 facevano le crociate antitrivelle ed adesso diventano possibilisti?

Mi definisca lei questo atteggiamento, se e' un atteggiamento da statisti o da dispetti della 4a elementare.

Anche per questo, primariamente per ragioni di opportunità politica ho subito deciso di dimettermi, per senso di responsabilità verso il governo del quale ho fatto parte, a maggior ragione alla vigilia di un appuntamento fondamentale come è il referendum sulle trivelle. Ma la mia è anche una scelta umana, che mi costa, ma che ritengo doverosa per i miei principi che hanno ispirato sempre la mia vita. Credo che anche alla luce del ruolo istituzionale che ho ricoperto, queste precisazioni siano per me necessarie, per consentire ai lettori, ai cittadini e alle molte persone che hanno lavorato con me di farsi un’opinione critica conoscendo i fatti e potendo giudicare in maniera informata.

Non so di quali principi lei parli. I principi che hanno insegnato a me cara Federica, e non da dentro Confindustria, ma da una famiglia di origine contadina ed onesta, sono ben altri.

Spero con tutto il cuore che questa vicenda che l'ha coinvolta faccia capire a tutti che il petrolio, prima che l'ambiente, inquina la democrazia.

Vota SI il 17 Aprile.