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Sunday, June 10, 2018

Le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera







A me fa sempre rabbia quando la stampa italiana intervista questi personaggi come se fossero verginelle. Verginelle i petrolieri, verginelle i giornalisti, come se non sanno o non vogliono sapere, con chi abbiamo a che fare.

L'altro giorno il Papa ha incontrato i petrolieri al Vaticano e ha detto loro di fare di piu' per l'ambiente. Come gia' detto, secondo me e' come chiedere ad un lupo di diventare agnello.

E' impossibile.

In inglese: wishful thinking.

Non succedera' mai. Ci vuole una sola cosa: la linea dura, lo svergognamento planetario, la resistenza nelle nostre comunita', tutte quante. Questi qui devono solo vergognarsi anche solo di proferire parola. 

E invece il Corriere della Sera va ad intervistare il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, per dare una patina di green-religiosita' alla sua ditta, e gli fa solo domande conciliatorie, appunto da verginella.

Ma... il Corriere della Sera non sa che l'ENI ogni anno riporta decine e decine di istanze di inquinamento, disastro ambientale, riversamenti in mare di sostazne inquinanti? Lo riportano alla SEC di Wall Street. Il Corriere della Sera forse non lo sa, o forse non si da la briga di saperlo.

Non sa che in Nigeria ancora adesso e da 50 anni a questa parte quasi fa gas flaring, avvelenando i nigeriani?

Non sa che l'ENI e' accusata di frode, evasione di tasse, creazione di cartello? O vogliamo parlare delle enormi tangenti di cui e' accusata in Nigeria? In Algeria?

Tutti fanno finta di non vedere gli elefanti nello sgabuzzino, e cosi possiamo tutti dire come siamo bravi. Il Papa fa la sua predica, Descalzi fa il pio fedele e il Corriere della Sera avvalla il tutto.

E non c'e' neanche bisogno di andare cosi lontano, come in Nigeria.

Basta solo andare in Basilicata, dove continuano a morire persone, animali e speranze.

In Basilicata continuano a trovare idrocarburi nel latte, nel miele, nei laghi. La gente continua ad emigrare, mentre l'ENI continua a pompare.

Dov'e' il Corriere della Sera ad intervistare queste persone vittime dell'ENI? Dov'e' il Papa a stare con questi poveri qui?  E poveri non necessariamente di denaro, anche se la Basilicata e' sempre fra le top three delle regioni piu' povere in Italia, quanto povera di aria e di acqua sana, di speranza e di gioia di vivere.

A me sarebbe tanto piaciuto che il Papa avesse invitato non solo i CEO del petrolio, ma anche e separatamente, tutte le persone che ogni giorno si sacrificano e cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente.  In silenzio. Tutti quelli che si mettono di traverso all'ENI e agli speculatori venuti da ogni parte del mondo a trivellare in Italia e in generale nelle comunita' piu' deboli. Tutti quelli che non tirano su soldi a palate, e che non cercano i riflettori della politica, e che continuano la loro opera senza stancarsi mai, e senza i quali la nostra societa' sarebbe piu' brutta e piu' malata.

Per loro non c'e' ne il Papa ne il Corriere della Sera ne tantomeno Claudio Descalzi.

A tutti voi, che vi riconoscete in queste parole, dalla TAP a Vercelli, da Ravenna a Monopoli, da Oristano a Sciacca, da Ortona a Viggiano, e anche se non sono nessuno, il mio grazie.

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Ecco qui le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera

Claudio Descalzi dice

"Sono stati due giorni di lavoro intensi e molto proficui"

Ah si? E cosa succedera' adesso? Chiuderete il Centro Oli a Viggiano? Spegnerete il gas flaring in Nigeria? Ritirerete le concessioni che avete chiesto per trivellare ancora nei mari d'Italia?  Farete le bonifiche dove avete inquinato? Le ricordo che l'ENI ha o ha avuto decine di contenziosi per l'ambiente in Italia, e nel mondo, e che tutto quello di cui vi siete arricchiti e' arrivato dai polmoni di quelli che vivevano vicino ai vostri impianti di morte.

Cosa verra' fuori in pratica da questo lavoro "intenso" e come dice lei, "proficuo"?

Proficuo in che senso? 

Temo solo un sacco di comunicati stampa e di tante belle parole a vanvera che verranno spazzate via dal vento, come appunto queste del Corriere della Sera. 
 
"La situazione è preoccupante e va affrontata con urgenza. Su questo siamo stati tutti d’accordo. Ma è un discorso che non riguarda solo l’energia, bensì tutto il nostro modello di consumi. È una sfida complessa, che può essere vinta solo col concorso di tutti: chi produce, chi consuma e la politica che detta le regole. Solo così si avranno i cambiamenti che sono necessari su tre fronti"

Bla Bla. Non e' vero che siamo tutti uguali. Lei e' il CEO di una multinazionale che fa flaring e disastri e le sue decisioni hanno ripercussioni sulla vita di molti e sulla vita del pianeta. Io, e il resto di noi tutti cittadini, possiamo solo influire sui nostri consumi personali, fare attivismo dal basso, sensibilizzare i nostri amici e parenti.  

E allora, vista questa disparita' nei ruoli e nell'influenza, parta lei caro Descalzi con il *suo* cambiamento. Rinunci alle trivelle in Artico, in Norvegia, nell'Adriatico. Dia lei l'esempio. Paghi le sue bonfiche. Chieda scusa ai lucani, ai nigeriani, agli ecuadorgeni, agli abruzzesi, ai sardi, ai siciliani, ai veneti, agli emiliani per tutto quello che avete fatto in sessant'anni di morte.

Si faccia lei per primo l'esame di coscienza.

Inquinamento, subsidenza, bugie alla gente, valori degli immobili crollati, idrogeno solforato, puzze di vario genere, tumori, tangenti, cattiveria, interesse solo per il vile denaro.

Parta. 

Dimostri nei fatti la sua devizione al cristianesimo.

Difficile, eh? 

Meglio farsi l'intervistina sul Corriere della Sera, dare la colpa al sistema, agli americani, al concetto di consumi, invece che guardarsi dentro.

Lo so.

"Il primo riguarda la riduzione della componente carbonica nelle nostre attività. Si può fare con un sempre maggior
e utilizzo delle nuove tecnologie, della digitalizzazione, che da sola può ridurre del 20% le emissioni, e aumentando i processi di trasformazione dell’energia. Il secondo fronte è, invece, legato alla società, perché presuppone un cambiamento del modello di sviluppo. Soprattutto nei Paesi avanzati si produce molto più di quello che si consuma e questo crea spreco di risorse e rifiuti che devono essere trattati. Bisognerebbe quindi rivedere il sistema consumistico perché alla lunga non possiamo permettercelo".

Ancora con queste frasi generiche ad effetto? Ma ci dica *nel concreto* cosa vuole fare l'ENI, cosa vuole fare lei, Claudio Descalzi, CEO di una delle di morte piu' grandi del pianeta. E' facile prendersela con il sistema consumistico, il modello di sviluppo, ma invece predersela con una societa' basata sulle fonti fossili?

Li lei ha piu' voce in capitolo, e potrebbe fare cose concrete e grandi. Perche' accusare gli altri, invece che appunto dare l'esempio e partire, quantomeno per coscienza personale? 

Ah, certo petrolieri e coscienza.

Un ossimoro. Per un attimo me ne ero dimenticata.

"La componente energetica conta per il 60% sul livello di emissioni. Il resto viene dagli altri consumi. Se nei Paesi ricchi continuiamo a comprare in eccesso, dall’abbigliamento al cibo, dai veicoli agli elettrodomestici, questo ha un impatto sull’ambiente. Meno consumi e più economia circolare, cioè riciclo dei rifiuti, sia urbani sia industriali, un campo dove, come Eni, siamo molto impegnati"

Di nuovo, siamo qui a guardare la pagliuzza quando invece voi siete una trave. Si lo so, in ogni Valutazione di Impatto Ambientale che io abbia mai letto mi sono sempre imbattuta nel reparto dove si dice che l'ENI fa il reciclo dei rifiuti domestici prodotti sulle piattaforme. 

E gli scarichi in mare che invece fate da tutte le vostre piattaforme? E la monnezza che mettete in ambiente e che avvelena piante e acqua? E le vasche di monnezza a cielo aperto? E i pozzi di reinizione per metterci dentro scarti petroliferi spesso radioattivi? Per vostra informazione tutto lo schifo che finisce in ambiente dai vostri impianti e' di gran lunga piu' impattante della monnezza dai rifiuti urbani che puo' produrre un cittadino.

La vera soluzione non e' di avere ditte di petrolio che fanno il riciclo dei rifiuti (!!) la vera soluzione e' non avere ditte di petrolio. La vera soluzione e' arrivare ad una societa' in cui abbiamo deciso, in modo cosciente ed intelligente, di trovare una alternativa a trivellare a 5 km sottoterra per riportare in superficie materiale misto a metalli pesanti, radioattivita' e altre sostanze cancerogene per farci energia. 

Pare utopia? Si, ma un giorno ci arriveremo. Le batterie, i costi del solare e dell'eolico continuano a scendere, l'iuomo e' intelligente, e da piu' parti si parla, e in alcuni casi si mostra, che un mondo 100% fossil fuel free si puo'. 

Lo so che questo le fa paura caro Descalzi, e quindi deve arrampicarsi sugli specchi, ma la storia non sta dalla sua parte. 

Abbiamo mandato un uomo sulla luna, saremo capaci di alimentare il mondo senza fare buchi, e senza dover stare a sentire qui cotante stoltezze.
 
Portare l’energia dove serve. Come ha detto Papa Francesco, c’è più di un miliardo di persone nel mondo che non ha accesso all’energia. In particolare in Africa e in Asia, che sono le aree che vedranno la maggior crescita demografica. Bisogna quindi investire in queste zone, ricche di gas e olio, per non parlare del sole, ma dove la popolazione consuma un decimo di quello che consuma un cittadino medio americano. Dare energia a questi Paesi, diversificando le fonti, vuol dire rimuovere la povertà e dare loro sviluppo e benessere. Se non facciamo questo, non possiamo pensare che queste persone, che non hanno energia, acqua e cibo, non si muovano verso quei Paesi dove questi problemi non ci sono"

Quindi li trivelliamo e gli facciamo fare la stessa fine della Nigeria?  

La verita' e' che ovunuque ENI e petrolieri si siano insediati hanno solo portato morte e distruzione, dal Peru' alla Siberia. Vogliamo dare energia a questi paesi? Perfetto. La soluzione non e' trivellarli ancora. La soluzione e' fare diventare questi posti laboratori di energia solare, eolica, pulita. 

Fare qui la predica contro il cittadino americano e' semplicemente dare la colpa ad un altro senza guardare se stessi. Come prima per il sistema consumistico o per il modello di sviluppo. 

Caro Descalzi, lei essendo CEO dell'ENI e' molto piu' influente del cittadino medio americano. Quanta CO2 emette una raffineria? Quanta CO2 emette l'ENI con il gas flaring? Come detto sopra, si faccia l'esame di coscienza, si guardi dentro e poi faccia lei i passi che siano di esempio al cittadino americano, italiano e cinese.

"Abbiamo investito più di due miliardi di euro in Africa per fornire energia in 15 Paesi, tra i quali Algeria, Libia, Egitto, Ghana, Tunisia, Angola. Fornire energia significa che la troviamo e la vendiamo in questi stessi Paesi anziché esportarla. Inoltre, creiamo diversificazione perché sviluppiamo agricoltura e produciamo anche energia rinnovabile".

Oddio. Adesso mi tocca sentire pure l'ENI che sviluppa agricoltura. Ma quando mai? All'ombra delle trivelle? Al profumo di idrogeno solforato? Sotto l'ombra delle raffinerie? O nelle mangrovie piene di petrolio? 

Interessante che non si parli di Nigeria, eh? 
Vogliamo parlare del rapporto ONU che dice che per bonficare la Nigeria, martoriata da Shell ed ENI ci vorranno 30 anni almeno? Questo rapporto e' stato pubblicato nel 2011. Che fondi avete dato alla Nigeria per il ripristino ambientale da allora fino ad adesso? Quante volte avete sistemato quello che avete distrutto senza passare per tribunali?

In Nigeria altro che agricoltura. In Nigeria sviluppate tangenti, e processi per tangenti, e comunita' dopo comunita' che avete avvelenato.

Ma poi, scusi che significa che "fornite energia" in questi paesi? In molti di questi l'ENI e' alla ricerca spasmodica di *nuovi giacimenti*. E quindi dire che fornite energia in Ghana ed Angola, significa che trivellate e tirate su petrolio da giacimenti vecchi e nuovi, perche' e' quello il vostro core business.

Ma il Papa ha appena detto che occorre lasciare il petrolio sottoterra!!

Perche' trivellate in Ghana? In Angola? 

Mi fa strano che il Corriere della Sera non faccia neanche una domanda difficile, o che non abbia un dato da contrapporre a Claudio Descalzi e alle sue parole content-free. E ovviamente non e' questo l'ultimo dei giornali italiani, segno di quanto poco giornalismo vero ci sia in Italia. Tutti docili docili a fare domandine delicate e ad accettare risposte ovvie e senza contenuto.

"Il problema non sono soltanto gli Stati Uniti che, grazie allo sviluppo dello shale gas e la conseguente riconversione dal carbone, hanno ridotto di circa il 25% le loro emissioni, ma anche la Cina, l’India e i Paesi emergenti e l’Europa stessa. Se non riduciamo le nostre emissioni, il rischio è che invece di scendere da 32 a 24 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno entro il 2030, si arrivi a 34 miliardi di tonnellate. Bisogna invertire la rotta. In questo senso la conferenza voluta dal Papa è stata utile, anche perché ha coinvolto gli investitori. Sono infatti gli investimenti di medio lungo periodo che, opportunamente indirizzati sulle fonti di energia riciclabile e sull’economia circolare, possono determinare i cambiamenti necessari per salvaguardare il nostro pianeta".

Bla bla. Investimenti a medio lungo periodo significa che il pianeta sara' morto prima. E' adesso che si deve intervenire, non nel 2050.

Impegni concreti dell'ENI?
Zero e porto zero.

Le domande scomode del Corriere della Sera? 
Zero e porto zero.

Intanto la gente, e il pianeta continuano a morire, grazie anche al pio e devoto Claudio Descalzi. 

Tuttapposto. 








Tuesday, January 30, 2018

Nel 2019 la prima Harley Davidson elettrica




L'annuncio e' arrivato oggi 30 Gennaio 2018: la Harley Davidson fra 18 mesi lancera' sul mercato la loro prima moto al 100% elettrica.

Il CEO Matt Levatich dice che il mercato delle moto elettriche e' ancora all'inizio, ma che si aspetta che l'interesse crescera' anche grazie ai nuovi modelli che verranno presto lanciati sul mercato.

Il primo prototipo della Harley Davidson si chiamava LiveWire ed e' stato costruito e testato nel 2014: la moto dell'epoca poteva andare da 0 a 60 miglia l'ora in quattro secondi. L'autonomia era di 50 miglia, 80 chilometri, tanto o poco dipende da chi la usa e dove ci deve andare.

Fra i primi a testare tale prototipo niente altro che la star di "Easy Rider", Peter Fonda.

In realta' il mondo delle moto non e' roseo: a livello mondiale le vendite di moto sono calate del 9.6% nell'ultimo quadrimestre del 2017. Negli USA del 6.5%.

Alla Harley il calo e' stato piu' grave: 11% in soli tre mesi.  Mentre se si fa la media lungo tutto il 2017 le perdite sono state dell'8.5%. E cosi' la Harley Davidson con sede a Milwaukee, ha anche annunciato tagli di personale e chiusura di fabbriche per mancanza di vendite.

Pero' le previsioni per il mercato di moto elettriche sono ottimistiche: si parla di aumento della vendita del 45% entro il 2020.

La Harley Davidson dice che investiranno fra i 25 e i 50 milioni l'anno per ottimizzare la tecnologia delle moto elettriche e che vogliono essere il leader globale del nuovo mercato.

Wednesday, September 13, 2017

Cina: niente piu' macchine a benzina, il futuro e' l'auto elettrica
















Non hanno fissato ancora una data, ma la Cina ha appena annunciato che nel futuro prossimo verra' *vietata* la vendita di automobili alimentate da combustibili fossili. 

L'hanno gia' annunciato UK e Francia, Norvegia e Svezia, e pure l'India, ma questa mossa eseguita in Cina, ovviamente, non potra' che avere ripercussioni a livello mondiale, considerato che e' uno dei principali mercati del mondo e con la capacita' nascente ma certa di poter costruire automobili elettriche in massa. 

L'annuncio arriva dal vice ministro dell'industria e della tecnologia informatica, Xin Guobin, che dice che non ci sono date, a differenza di UK e Francia che hanno fissato il termine del 2040, ma che l'obiettivo e' certo e che le date verranno stabilite nei tempi dovuti. 

Quello che era stato fisssato in precedenza e che si vuole migliorare e' di produrre almeno il 20% di auto elettriche o ibride entro il 2025.

Sara' una trasformazione enorme, per la Cina, e per noi tutti, che la FIAT lo voglia o no.

Perche' fanno questo i cinesi? 

Certo, perche' soffocano d'inquinamento, lo smog e' alle stelle, le malattie respiratorie pure, e la pressione popolare di migliorare le cose aumenta, in parallelo alla prosperita' dei cinesi.  E' una decisione che si pone sulla scia di eliminare il carbone come fonte energetica dal paese entro il 2030.

Ma ci sono altri motivi, piu' economici e di immagine.

Intanto dopo il fiasco di Trump (e degli USA!) sugli accordi di Parigi, la Cina vede in se stessa un  leader nella lotta ai cambiamenti climatici e questa decisione non potra' fare altro che sigillare ancora di piu' il suo ruolo o la sua aspirazione di diventare paese-guida ora che gli USA non ci sono piu'.  E infatti il presidente Xi Jinping e' uno dei piu' ferventi sostenitori degli accordi sui cambiamenti climatici.

E poi... Poi c'e' un enorme mercato da conquistare con le auto elettriche e i cinesi vogliono che siano i loro produttori di veicoli a prendersi questo mercato, e non Elon Musk con la sua Tesla o gli europei. Con l'obbligo dell'auto elettrica i produttori cinesi inizieranno ad essere piu' competitivi e a sviluppare progetti elettrici per il paese in modo piu' urgente e sostenuto, cosi' da avere un elettrico made-in-China prima che arrivino gli altri a prendersi il mercato interno. 

E chissa' magari anche a favorire le esportazioni di automobili cinesi a basso prezzo.  

Insomma, vogliono riprodurre il successo di Tesla in Cina.

Ma il governo cinese e' furbo.

Tutte le case automobilistiche straniere che intendono vendere in Cina devono entrare in consorzi 50-50 con ditte cinesi e fare e vendere i loro veicoli e camion in Cina. A causa delle alte tariffe sulle importazioni, e' difficile per le ditte straniere importare veicoli dai loro paesi d'origine, perche' non e' conveniente.

Dunque, chiunque vuole entrare nel mercato cinese deve farlo con queste joint ventures.

Non ci sono scorciatoie.

I cinesi possono fare questo perche' il mercato e' enorme, con 28 milioni di auto vendute nel 2016, un +14% rispetto al 2015. Basti solo dire che negli USA le vendite sono a 17.5 milioni di automobili, a tasso costante rispetto al 2015.

Quindi, per fare business in Cina, devi metterti in una joint venture con i cinesi. Il governo cinese, per ora, paga le royalties su eventuale proprieta' intellettuale che gli stranieri usano in queste joint ventures, ma intanto hanno preso ed applicato al loro paese il sapere sviluppato altrove.

Ma anche questo cambiera', perche il governo cinese prevede di eliminare la clausola sul pagamento delle royalties. E cosi, le ditte straniere non potranno far altro che prendere eventuali profitti sulle auto vendute, senza poter proteggere la proprieta' intellettuale.

Tutto questo non e' molto bello: ci vogliono anni ed investimenti per sviluppare tecnologie nuove e la Cina semplicemente usa i suoi numeri per prendersi i risultati del lavoro di altre ditte.

Si prevede che l'amministrazione Trump non la prendera' troppo bene, ma tutti sono in una cattiva posizione, europei ed americani.

Per non perdere quote di mercato in Cina, europei ed americani dovranno in un certo senso regalare anni dei loro studi e perfezionamenti sulle auto elettriche ai concorrenti cinesi.

La Cina non e' certo nota per la qualita' delle sue macchine. Ma l'idea e' che invece di cercare di superare l'occidente con i tradizionali motori a scoppio, lo faranno con l'elettrico. Per esempio, la Cina non ha mai dominato il mercato delle lampadine tradizionali, ma e' diventata il leader mondiale delle lampadine a LED una volta che il mercato ha preso questa direzione.

L'idea e' di fare lo stesso con le auto elettriche. Superare l'occidente non con il motore a scoppio ma con l'auto elettrica.

Ma cosa produce per adesso la Cina? Molte delle macchine elettriche di piccolo taglio non sono di alta qualita', ma alcuni modelli sono gia' alla pari con quelli europei, in particolare le ditte BYD e  Geely che ha comprato la Volvo nel 2010.

E gli altri?

Beh, gli altri hanno preso la sfida: Mercedes, Jaguar, Volkswagen hanno gia' annunciato che molti dei loro modelli saranno offerti sul mercato in versione elettrica fra il 2020 e il 2030.

Cina o non Cina, mi sa che in un certo senso ci vinciamo un po' tutti con questa corsa verso l'auto elettrica.

Wednesday, July 26, 2017

UK: al bando tutte le macchine a benzina e diesel entro il 2040









 "There is no alternative to embracing new technology," 

“We can’t carry on with diesel and petrol cars,
not just because of the health problems that they cause, 
but also because the emissions that they 
cause would mean that we would accelerate climate change, 
do damage to our planet and the next generation.”




L'annuncio arriva dal governo di Londra tramite il Segretario dell'ambiente Micheal Gove: entro il 2040 non saranno piu vendute macchine a petrolio e a diesel. 

E questo perche' il Regno Unito non puo' piu' andare avanti con carburanti fossili a causa dei danni fatti a persone e all'ambiente. D'altro lato, saranno incoraggiate la produzione e la vendita di automobili elettriche.

Dice che non c'e' alternativa. Dice che non possiamo andare avanti cosi per i danni alla salute causati dalle emissioni e per i danni al pianeta e alle generazioni successive.

Questa decisione fa parte di una strategia piu grande, dal costo di circa 3.9 miliardi di dollari, per aria pulita nel Regno Unito, dove si stima che le morti per inquinamento siano circa 40,000 l'anno.

Ovviamente il 2040 e' lontano, e le esigenze di aria pulita sono a breve termine, e non solo nel Regno Unito.

La decisione arriva proprio adesso perche' il 31 Luglio era il termine ultimo fissato dai truibunali inglesi per il governo di creare programmi anti inquinamento, specie contro i livelli di diossido di azoto emessi dal diesel, che erano oltre quanto stabilito dall'Unione europea in almeno 81 strade ad alto volume di traffico in 17 citta'. 

Di queste strade, 48 sono a Londra. Le altre sono a Birmingham, Derby, Leeds, Nottingham, Southampton, Bristol, Bolton, Manchester, Bury, Coventry, Newcastle, Sheffield, Belfast, Cardiff e Middlesborough.

Perche' siamo arrivati qui? Perche' il numero di diesel sulle strade britanniche e' aumentato da 3.2 milioni di vetture nel 2000 ad oltre 10 milioni nel 2017. In precdenza c'erano state tasse sul diesel, per ridurre le emissioni e per scoraggiarne l'acquisto. Queste tasse furono eliminate proprio nel 2000 sotto il governo di Tony Blair, causando l'aumento delle vendite e sopratutto dell'inquinamento da diesel.

Adesso e' arrivata la resa dei conti. Gia' Sir David King, che fu il principale consigliere scientifico sotto Tony Blair dice che l'idea di eliminare le tasse sul diesel fu un errore.

E cosi oggi, a Londra ci sono vari giorni l'anno in cui viene consigliato alle persone di restare dentro per evitare lo smog, o in cui viene fermato il traffico automobilistico. E anche se sono arrivate maggiori piste ciclabili, aumento della viabilita' pubblica e costi contenuti per chi si sposta in treno o in autobus, tutto questo non e' sufficente. C'e' anche la proposta di mettere una tassa di 16 dollari al giorno per entrare a Londra con veicoli non a basse emissioni, di incentivare la rottamazione di auto diesel, di sincronizzare semafori e rendere il traffico piu scorrevole. 

Il cambiamento non sara' facile, ne nel Regno Unito ne altrove: i produttori di autombili si lamentano dei costi nella transizione, della perdita possibile di lavoro per chi e' impiegato nell'industria automobilitistica tradizionale. Chi gestisce la rete elettrica dovra' adeguarla al maggior consumo di elettricita', e si dovra' capire da dove debba arrivare l'elettricita' in piu che sara' necessaria per alimentare le auto non-fossili. Ci vorra' per esempio, maggiore produzione dall'eolico offsbore.

E' per questo che ci vuole tempo, e che la strategia e' a lungo termine: per dare a tutti il modo di accettare il cambiamento e di programmare.

L'idea e' che entro il 2050 ci saranno emissioni zero in tutte le strade del Regno Unito.

Se sia una chimera o una ambizione possibile, non si sa ancora, ma di certo se niente si fa, mai niente ne verra' fuori.

A quando i programmi per veicoli ad emissione zero in Italia? Per il bando delle auto a benzina in Italia? Per gli incentivi alle automobili elettriche?




Monday, October 3, 2016

UK: strade al sole che ricaricano le macchine mentre si viaggia








Che alla fine verra' realizzata o no, non e' importante davvero. Ma gia' che ci si pensi, che lo si voglia, che se ne parli, e' un segno dei tempi: la voglia, la necessita' di abbandonare l'uso di fonti fossili per un futuro benzina-free.

Siamo nel Regno Unito dove dal 2015 e' corso una sperimentazione della Highways England per gli automobilisti con macchina elettrica. 

L'idea e' semplice: le macchine saranno dotate di tecnologia wireless e viaggeranno su strade con un campo elettromagnetico sottoterra. Le macchine comunicheranno il loro passaggio alla strada, facendo "accendere" il campo elettromagnetico. A sua volta il campo elettromagnetico attivera' un solenoide dentro l'automobile che le fornira' energia. 

E' un esperimento gia' provato nel 2013 nella Corea del Sud dove la citta' di Gumi realizzo' un tracciato simile per 12 chilometri e per gli autobus. 

L'idea e' di aiutare gli automobilisti e di rendere meno complicato il processo di ricarcica delle auto elettriche (o la percezione che sia complicato!) e di far si che ci sia piu' autonomia.  Il test e' per ora limitato su strade dove non ci sono ancora macchine "normali" ma circuiti dedicati.

L'esperimento terminera' nel 2018 e costa circa 500 milioni di sterline.

Questo in Inghilterra.

E in Italia? Quali esperimenti abbiamo? Quali obiettivi abbiamo? Chi vogliamo essere, caro Matteo Renzi?

Dovunque ci giriamo ci sono progetti di strade elettriche, di piste al sole, di idee, di esperimenti, di tentativi.

E noi?

Perche' lei continua a fossilizzarsi sulle fossili? Su buchi ed altri buchi? Su airgun e raffinerie, su morte e distruzione?  Non le basta quello che accade in Basilicata e in tutti i posti del mondo dove si trivella? Non le basta il *no* di tutte le comunita' trivellate e trivellande?

Perche' per una volta non possiamo *pensare* a qualcosa di grande, di nuovo, di emozionante, che ci renda orgogliosi? Siamo gli eredi di Leonardo da Vinci in questa nazione, sa?

E invece siamo qui, a rincorrere, paralizzati nella melma petrolifera, mentre il mondo scappa avanti.

Tuesday, May 31, 2016

2016: piu' lavoro nelle rinnovabili che nel petrolio, gas e carbone messi assieme






Il rapporto dell'International Renewable Energy Agency (IRENA) annuncia che per la prima volta 
a livello globale il lavoro nell'energia green ha superato quello nel petrolio, gas e carbone. Cioe' il sole e il vento battono tutte le fossili assieme. 

A livello globale, il lavoro verde e' cresciuto del 5% nel 2015 fino ad arrivare a 8.1 milioni di impiegati. Rispetto a dieci anni fa e' un aumento del 400%. A causa del crollo dei prezzi del petrolio invece i petrolieri hanno perso 350,000 posti di lavoro.  La maggior parte dei posti di lavoro e' in Cina, dove vengono creati la maggior parte dei pannelli solari. Crescono le installazioni, e il personale addetto, specie negli USA. 

La cosa piu' importante di tutte e' che in questo momento le rinnovabili sono competitive con le fossili, nella maggior parte del pianeta.  Cresce il numero di comunita' a livello mondiale con obiettivi di 100% rinnovabile, e crescono i movimenti di persone che lo esigono.
 
Purtroppo invece, gli investimenti nelle fossili, sono ancora tre volte quelli nelle rinnovabili.

 
In Europa il principale fornitore di lavoro verde e' la Germania, dove il numero di addetti e' maggiore che in Francia, the UK e in Italia messi assieme. In generale pero' l'Europa e' in un periodo di declino: gli investimenti calano. Ma a causa delle politiche di anni precedenti, Germania, Svezia e Danimarca sono ancora fra i principali generatori di energia rinnovabile pro-capita.
 
Il Giappone e' cresciuto del 28% in soli due anni. 
 
Oltre alla Cina, molti sono i posti di lavoro nuovi in Brasile, USA, India, Giappone e Germania. 
 
Prima e' l'industria fotovoltaica con 2.8 milioni di addetti nella produzione, installazione e manutenzione. A seguire il bio-carburanti con 1.7 milioni di persone, e poi il vento con 1.1 milioni di lavoratori.

I mercati migliori per le rinnovabili, con enorme potenziale pero' sono i paesi in via di sviluppo e senza rete elettrica stabile - Bangladesh, India, Kenya. Saranno loro a portare avanti avanti la rivoluzione del sole distribuito semplicemente perche e' piu' facile installare sistemi locali, semplici e adattabili su scala piccola ma diffusa. Anche in North Korea l'uso dei pannelli solari aumenta, per lo stesso motivo: la scarsa affidabilita' della rete elettrica. 
 
 Paesi come il Marocco, l'Uruguay, l'Honduras, il Nicaragua, il Sud Africa e la Giordania hanno speso circa l'1% del loro PIL per aumentare la propria fornitura di energia rinnovabile. Certo, sono paesi molto piu' piccoli e con economie piu' piccole della Cina o del Giappone, ma lo stesso l'1% del PIL e' impressionante.
 
C'e' anche la guerra dei prezzi: USA e EU hanno spesso criticato i cinesi perche' vendono pannelli sottocosto per uccidere la competizione altrove. Sono arrivate tasse sulle importazioni cinesi in vari paesi, ma la Cina ha deciso di delocalizzare, con fabbriche cinesi ora in Malesia, Thailandia, India, Brasile e pure negli USA. Questo per far capire quanto lucrativo sia il mercato del sole.

Secono il direttore di IRENA, Adnan Amin, la crescita nel sole e nel vento e' importante, perche' e' in netto constrasto con quello che accade con le fonti fossili, dove i posti di lavoro diminuiscono. La tendenza al rialzo per il lavoro green continuera' ad aumentare, perche' il costo delle rinnovabili dinimuisce, e gli accordi di Parigi pian piano devono essere implementati.

E quindi c'e' voglia e necessita' di sole e di vento, di pulizia e di affidabilita', di energia a basso costo e facile da installare.

Secondo IRENA se tutto va come dovrebbe, il lavoro da rinnovabili triplichera' entro il 2030, a 24 milioni di unita'.