.

.
Showing posts with label elettriche. Show all posts
Showing posts with label elettriche. Show all posts

Monday, April 1, 2019

Scozia: entro il 2032 niente piu automobili a benzina, l'elettrico sara' al 100%



La storia all'inizio e' sempre che non si puo', solo che poi invece arriva qualcuno e mostra che non solo si puo' , ma si deve.

Qualche tempo fa sono andata, assieme ad Andrea e Valentina, del sito "Aboliamo il Motore a Scoppio" al lancio del nuovo modello della Tesla, qui a Hawthorne, in California.

Elon Musk si vedeva che era stanco, ma era ottimista e riflessivo mentre raccontava la storia della Tesla e di come nel 2007 tutti gli dicevano che non si puo'. Adesso, nonostante i tanti ostacoli e le tante sterzate, siamo arrivati a piu' di 500mila veicoli elettrici sulle strade a marchio Tesla.

Non male, no? per dieci anni, per uno che all'inizio era un principiante che aveva contro colossi come Ford e GM. Io ho voluto bene ad Elon Musk quella sera, perche' nonostante le luci diffuse, e le tante braccia tese verso l'alto a fargli la foto, con me che riuscivo a malapena a vederlo, il suo amore e la sua dedizione all'auto elettrica brillavano forti.


Siamo in Scozia, dove e' stato annunciato che entro il 2032 - 13 anni da adesso, il 100% delle automobili nuove saranno elettriche. Ci sono piani per parcheggi a ricarica elettrica, e una grande infrastruttura per la rete di alimentazione in autostrada, nei condomini, oltre che una grid (V2G) technology che facilitera' lo scambio di energia dalle macchine alla rete, in modo bilaterale in modo da poter scambiare energia fra case, autovetture e imprese.

Intanto in questo momento il 75% di tutta l'energia di Scozia e' rinovabile, principalmente vento, sole ed idroelettrico, con vari esperimenti per usare l'energia dalle onde del mare che a differenza del vento e del sole e' costante. Gia' adesso c'e' un progetto pilota che porta energia dal mare a 2600 famiglie.

Tredici anni non sono molti, ma ci sara' del lavoro da fare  - non solo infrastruttura e integrazione della rete elettrica, ma anche mentalita', educazione al cittadino. Come sempre, e' la volonta' politica e del pubblico che fanno tutta la differenza e che rendono le cose possibili se le si vuole. 

Friday, January 5, 2018

Norvegia: nel 2017 vendute piu' auto elettriche ed ibride che a benzina


La cosa interessante e' che in questo momento non c'e' una grande offerta di automobili elettriche, il panorama per il futuro e' roseo. Pian piano anche le ditte tradizionali annunciano l'arrivo di modelli elettrici, i prezzi iniziano ad abbassarsi, e ci sono sempre piu' investimenti in stazioni di ricarica e altre operazione per la manutenzione dei veicoli elettrici.





Wednesday, October 11, 2017

Paribas: la banca piu' grande di Francia non finanziera' piu' fracking, oledotti, rigassificatori, tar sands, trivelle in Artico















Tar Sands, Alberta, Canada 


“We’re a long-standing partner to the energy sector and we’re determined 
to support the transition to a more sustainable world”

Jean-Laurent Bonnafé, Chief Executive Officer BNP Paribas


BNP Parisbas e' la piu' grande banca di Francia e per molti anni uno dei principali finanziatori dell'industria energetica.

Oggi Mercoledi 11 Ottobre hanno annunciato che non finanzieranno piu' operazioni di oil e gas nelle Tar Sands del Canada e nessuna attivita' di fracking -- comprese la ricerca, produzione, distribuzione, marketing e compravendita di prodotti petroliferi ottenuti dalle Tar Sands o dal fracking.

Hanno anche annunciato che non faranno affari piu' con ditte coinvolte nella creazione di rigassificatori e di oleodotti. E infine non avranno niente a che fare con ditte che propongono di trivellare l'Artico.

C'e' voluto un po di tempo, ma come sempre, meglio tardi che mai.

In realta' Paribas gia' da tempo aveva smesso di finanziare ditte di carbone, specie quelle che non ci hanno nemmeno provato a transizionare verso le rinnovabili.

Ed ora alla lista si aggiungono attivita' di petrolio e gas "estremo", cioe' appunto fracking e tar sands, nonche' tutta l'infrastruttura di supporto collegata, tubi, liquefazione del gas, e le trivelle in Artico, zona uber sensibile e che difficilmente potrebbe superare l'inquinamento da scoppi e riversamenti in mare. 

Di fracking abbiamo parlato tante volte, e qui c'e' un link.

Di Tar Sands pure, qui un altro link con immagini devastanti. E' una pratica che si fa sopratutto in Canada, in Alberta.

Qui un po la storia dell'Alberta e delle Tar Sands

Ad ogni modo, la decisone di Paribas e' importante perche' e' un gigante del settore. Dicono che vogliono guidare la transizione verso le rinnovabili e che vogliono fare dei temi ambientali una parte centrale del loro business.

E cosi hanno deciso di investire circa 15 miliardi di euro in attivita' di energia green da qui al 2020, in aggiunta ad altri 100 miliardi di euro per attivita' di stoccaggio energia da rinnovabili e efficenza energetica.  Hanno anche un reparto di "green bonds" investimenti verdi che specializzano in energia rinnovabile, trasporto pubblico,  reciclaggio e smaltimento rifiuti.

Se quelli di Paribas facciano questo per amore della natura o per amore degli affari, e per porsi in un ruolo centrale mentre il funerale dell'industria fossile viene scritto, cosi da avere mercato quando la morte fossile avverra', non lo possiamo sapere.

Probabilmente un misto delle due cose, idealismo ambientale e pragmatismo commerciale.

Ma alla fine quel che conta e' che questa decisione e' un altro passo in avanti verso il tramonto, inesorabile, inevetabile, dell'industria del petrolio e del gas.

Perche' il funerale e' scritto da tempo. L'agonia sara' lunga, ma alla fine oil and gas moriranno. Tutti i segnali sono in questa direzione. Da Parisbas, alle auto elettriche della Cina, ai prezzi dei pannelli solari che crollano, alla mobilitazione popolare in tutto il mondo contro progetti di gas, petrolio e trivelle.

Non sappiamo quando, ma la morte arrivera' presto.

Prima ce ne liberiamo, meglio e'.





 

 

Wednesday, July 26, 2017

UK: al bando tutte le macchine a benzina e diesel entro il 2040









 "There is no alternative to embracing new technology," 

“We can’t carry on with diesel and petrol cars,
not just because of the health problems that they cause, 
but also because the emissions that they 
cause would mean that we would accelerate climate change, 
do damage to our planet and the next generation.”




L'annuncio arriva dal governo di Londra tramite il Segretario dell'ambiente Micheal Gove: entro il 2040 non saranno piu vendute macchine a petrolio e a diesel. 

E questo perche' il Regno Unito non puo' piu' andare avanti con carburanti fossili a causa dei danni fatti a persone e all'ambiente. D'altro lato, saranno incoraggiate la produzione e la vendita di automobili elettriche.

Dice che non c'e' alternativa. Dice che non possiamo andare avanti cosi per i danni alla salute causati dalle emissioni e per i danni al pianeta e alle generazioni successive.

Questa decisione fa parte di una strategia piu grande, dal costo di circa 3.9 miliardi di dollari, per aria pulita nel Regno Unito, dove si stima che le morti per inquinamento siano circa 40,000 l'anno.

Ovviamente il 2040 e' lontano, e le esigenze di aria pulita sono a breve termine, e non solo nel Regno Unito.

La decisione arriva proprio adesso perche' il 31 Luglio era il termine ultimo fissato dai truibunali inglesi per il governo di creare programmi anti inquinamento, specie contro i livelli di diossido di azoto emessi dal diesel, che erano oltre quanto stabilito dall'Unione europea in almeno 81 strade ad alto volume di traffico in 17 citta'. 

Di queste strade, 48 sono a Londra. Le altre sono a Birmingham, Derby, Leeds, Nottingham, Southampton, Bristol, Bolton, Manchester, Bury, Coventry, Newcastle, Sheffield, Belfast, Cardiff e Middlesborough.

Perche' siamo arrivati qui? Perche' il numero di diesel sulle strade britanniche e' aumentato da 3.2 milioni di vetture nel 2000 ad oltre 10 milioni nel 2017. In precdenza c'erano state tasse sul diesel, per ridurre le emissioni e per scoraggiarne l'acquisto. Queste tasse furono eliminate proprio nel 2000 sotto il governo di Tony Blair, causando l'aumento delle vendite e sopratutto dell'inquinamento da diesel.

Adesso e' arrivata la resa dei conti. Gia' Sir David King, che fu il principale consigliere scientifico sotto Tony Blair dice che l'idea di eliminare le tasse sul diesel fu un errore.

E cosi oggi, a Londra ci sono vari giorni l'anno in cui viene consigliato alle persone di restare dentro per evitare lo smog, o in cui viene fermato il traffico automobilistico. E anche se sono arrivate maggiori piste ciclabili, aumento della viabilita' pubblica e costi contenuti per chi si sposta in treno o in autobus, tutto questo non e' sufficente. C'e' anche la proposta di mettere una tassa di 16 dollari al giorno per entrare a Londra con veicoli non a basse emissioni, di incentivare la rottamazione di auto diesel, di sincronizzare semafori e rendere il traffico piu scorrevole. 

Il cambiamento non sara' facile, ne nel Regno Unito ne altrove: i produttori di autombili si lamentano dei costi nella transizione, della perdita possibile di lavoro per chi e' impiegato nell'industria automobilitistica tradizionale. Chi gestisce la rete elettrica dovra' adeguarla al maggior consumo di elettricita', e si dovra' capire da dove debba arrivare l'elettricita' in piu che sara' necessaria per alimentare le auto non-fossili. Ci vorra' per esempio, maggiore produzione dall'eolico offsbore.

E' per questo che ci vuole tempo, e che la strategia e' a lungo termine: per dare a tutti il modo di accettare il cambiamento e di programmare.

L'idea e' che entro il 2050 ci saranno emissioni zero in tutte le strade del Regno Unito.

Se sia una chimera o una ambizione possibile, non si sa ancora, ma di certo se niente si fa, mai niente ne verra' fuori.

A quando i programmi per veicoli ad emissione zero in Italia? Per il bando delle auto a benzina in Italia? Per gli incentivi alle automobili elettriche?




Tuesday, July 11, 2017

La Shell, finalmente, a investire un miliardo di dollari l'anno su rinnovabili e auto elettriche










Beh, se l'hanno capito anche loro, vuol dire che proprio siamo arrivati alla fine di queste battaglie fra sole e petrolio.

I petrolieri, Trump, i politici pro-trivelle d'Italia, potranno tirare la corda ancora un po', certo, e forse qualche punto lo porteranno a casa, ma alla fine il punto d'arrivo non e' piu sottoterra, quanto verso l'alto, verso il sole, verso il vento.

La Royal Dutch Shell approva un nuovo piano secondo il quale spendera' un miliardo di dollari sul reparto "Nuove Energie". Sara' dedicato alle rinnovabili e alle necessita' delle auto elettriche.

Ora, io non credo neanche per un millisecondo al buon cuore di chi dirige le ditte di oil and gas, anzi, piu' si va su nella catena di comando, meno rispetto io ho per la loro integrita' e per la loro eticita'. Perche' dico questo? Perche' sono dieci anni che ho a che fare con loro, direttamente o indirettamente, e so che hanno in mente una sola parola: profitto.

Quindi, se annunciano questo investimento, non e' per amore, quanto perche' il mondo non e' piu' quello del 2007 o del 1997. E' un altra era, in cui il costo delle rinnovabili e' sempre piu' basso, e questo le rende competitive rispetto al petrolio.  Per molti versi, migliori del petrolio, specie fra il pubblico.

Anzi, fra i clienti, che sono fortemente collegati al profitto di cui sopra.

E infatti, fa un po ridere come lo annunciano questo nuovo investimento. Il CEO della Shell infatti, Ben Van Beurden al 22esimo World Petroleum Congress di Istanbul dice 

“In some parts of the world we are beginning to see battery electric cars starting to gain consumer acceptance” 

In alcune parti del mondo "iniziamo" a vedere che le macchine elettriche con batterie iniziano ad avere accettazione dei clienti.

Mmh.

Tesla? Dove sono stati quelli della Shell in questi anni in cui Elon Musk creava e rivoluzionava tutto il segmento del trasporto e dell'alimentazione delle macchine elettriche?

Non si sa.

Pero'e' evidente che devono avere un po' paura. Ora pure la Volvo li abbandona! Se usiamo l'energia dal sole, e poi le batterie, che tipo di business deve fare la Shell? O meglio, il profitto di cui sopra, da dove deve arrivare? 

Quindi, essendosi resi conto pure loro che non possono perdere il treno, decidono quanto meno di provarci. Dicono infatti, che oltre le batterie, ci sara' lo stesso un ruolo non nullo dell'energia tradizionale: con celle ad idrogeno, trasporto usando gas liquefatto, biocarburanti, dove non saranno usate le batterie.

Van Beurden continua con la solfa del fatto che sole e vento sono ad intermittenza e quindi ci sara' ancora un ruolo per le centrali a gas. Sara' ma intanto qui in California le smontano!

Al convegno di Istanbul c'era tutto il gotha del petrolio, tutti timorosi della stessa cosa: il profitto da dove deve arrivare in futuro?

Il ministro russo dell'energia,  Alexander Novak e il capo della Saudi Arabian Oil Company, Amin Nasser, hanno ribadito che petrolio e gas resteranno dominanti sul lungo termine. Ma Van Beurden ricorda che specie nei paesi in via di sviluppo, e dunque piu' appetibili per il profitto prossimo venturo,  e' molto piu' probabile che si passi dal niente direttamente alle rinnovabili, senza passare per le fossili.

Queste societa' non hanno zavorra petrolifera o fossile, in termini di infrastruttura, mazzette, status quo e per loro e' molto piu facile, nonche' conveniente, passare a sole e vento. Non e' un caso che India e Cina ogni giorno fanno un passo gigante in avanti su questo fronte.

E quindi la Shell si prepara.

Per profitto, non per amore.

Tuesday, June 6, 2017

Crolla il petrol-prezzo, crolla la valuta norvegese. Ma le petrol-riserve di Oslo sono a 960 miliardi di USD





Melkøya, Statoil, Norvegia







Le mille contraddizioni della Norvegia sono affascinanti, tristi e sorprendenti allo stesso tempo.
Sanno un po di real politik, di accordi con il diavolo, di qualcuno che vuole fare il virtuoso, e forse lo e' in tanti modi, ma ha enormi segreti nell'armadio. 

Per quanto avanzati i norvegesi possano essere in tema di ambiente, e' un dato di fatto che la loro economia dipenda, per poco o per tanto, ancora non si sa', sul petrolio.

Sono stati e sono tuttora un grande produttore di greggio, ed e' per questo, fra l'altro, che non sono mai entrati nell'UE.

E quindi, con il crollo il prezzo del petrolio, non potevano non esserci problemi per la moneta nazionale, la corona norvegese.

Il petrolio e' sotto i $50 al barile, e la corona e' ai suoi minimi da Agosto 2016. Da gennaio 2017 finora e' calata del 4% rispetto all'euro.

La nazione e' anche andata in recessione -- brevemente -- e anzi, quando se ne sono accorti era gia' passato il peggio.

Tutto questo per dire, che anche nella civile e ricca Norvegia, il petrolio non e' sempre rose e fiori. 

Intanto c'e' il timore che ditte non norvegesi, e non europee comprino quel che resta dell'industria petrolifera del paese, ed Oslo e' particolarmente preoccupata dei russi, e che il capitale di Mosca possa subentrare nell'economia nazionale.

Dopo il crollo dei prezzi infatti, le grandi del petrolio -- BP e Exxon -- hanno abbandonato il paese, e sono subentate ditte piccole, alcune finanziate da capitale privato. E dunque si teme che ditte piu' grandi possano comprarle. Esempio? La Gazprom di Russia.

E' gia' arrivato qui un tale Mikhail Fridman, uber miliardario russo che nel 2015 ha acquistato percentuali di investimento in 43 concessioni di Norvegia, per un totale di 1.6 miliardi di dollari, in partenership con la Statoil e rilevando vecchie quote BP.

E poi ci sono accordi fra Russia e Norvegia per esplorare assieme l'Artico, con la Statoil che collabora con Rosneft e Lukoil.

Tutto questo e' un troppo per la Norvegia, che cosi' decide di cambiare le regole: sara' piu' difficile per stranieri comprare e sfruttare riserve petrolifere per questioni di sicurezza nazionale e la protezione dei "segreti" logistici del petrolio di Norvegia.

Pero' intanto vanno avanti con i russi a fare ispezioni sismiche in Artico!
Ultimo appunto sulle contraddizioni del paese. La Norvegia, con tutte le sue contraddizioni, grazie al petrolio e' riuscita a creare un fondo pensioni di 960 *miliardi* di dollari.  I proventi vengono qui versati dal 1998, e l'investimento e' del 3.79%. 


Fanno 185,000 dollari per ogni persona che vive in Norvegia.
Viene gestito dalla Norges Bank Investment Management e risponde alla banca centrale e al governo di Norvegia.

Investono in azioni e obbigazioni ma solo stranieri.

Si calcola che l'1.3% delle obbligazioni a livello mondiale sia nelle mani dei norvegesi. Le principali obbligazioni sono di USA, Giappone e Germania.

Ogni anno si puo' usare solo il 3% del fondo, in modo da preservarlo per la posterita'.

Non si puo' investire in armi e tabacco. 

Gli investimenti principali sono in Apple, Nestle e Shell. 

Si, proprio cosi. Non si puo' investire in tabacco ed armi, ma nel petrolio si. 
Alla fine, sempre petrol-dollari sono. 

Monday, May 8, 2017

India: cancellata centrale a carbone per il sole sui tetti; entro il 2030 solo macchine elettriche








"We are going to make electric vehicles self sufficient. 
The idea is that by 2030 not a single 
petrol or diesel car should be sold in the country."

Piyush Goyal, ministro del carbone, India.


A volte i cambiamenti epocali arrivano da dove meno te l'aspetti.

L'India ha forti problemi di inquinamento ambientale. Nuova Dehli e' perennemente soffocata dallo smog; durante l'autunno del 2016 venne designata come citta' piu' inquinata del pianeta.

L'Air Quality Index -- piu' alto e' peggiore e' la qualita' dell'aria -- era di 999 il giorno 6 Novembre 2016 a New Dehli. Non si poteva andare oltre tale limite perche' anzi, il massimo dell'inquinamento e' considerato 500. Quello stesso giorno la citta' piu inquinata della Cina, Baoding, era a 298.

Tutti a comprare maschere e purificatori, scuole chiuse, cantieri fermi, divieti al transito privato, visibilita' limitatissima, ospedali affollati di gente con problemi respiratori. La citta' tutta grigia. I livelli di PM10 di 16 volte superiori a quanto considerato sano.

Hanno pure dovuto sospendere le partite di cricket. 

Greenpeace rilacio' pure un report dal titolo "Airpocalypse"  in cui si stimavano oltre 2.3 milioni di morti l'anno per inquinamento ambientale.

E quindi e' evidente che qualcosa dovevano fare.

E cosi il 1 Maggio 2017 il ministro del carbone e delle miniere Piyush Goyal (hanno pure il ministro del carbone in India!) ha annunciato che dal 2030 *tutte* le macchine vendute in India saranno elettriche.

Tutte.

L'annuncio e' stato fatto durante il meeting dell' industria indiana a New Dehli. Il ministro ha paragonato l'iniziativa a quella presa nel 2015 per l'utilizzo di lampadine LED nel paese per abbassare i costi e migliorare l'efficenza. E adesso si passera' piu' in grande, alle automobili.

Secondo Goyal ci vorrano due o tre anni di assistenza da parte del governo, sottoforma di incentivi, ma che secondo i suoi piani, il mercato sara' perfettamente autonomo dopo il periodo iniziale di transizione.

Intanto il governo di Narendra Modi ha gia' iniziato a programmare, con il suo "Transformative Mobility Solutions for India" un programma per appunto cambiare in toto la mobilita' nel paese. 
La priorita' sara' di elettrizzare il trasporto, con stazioni di ricarica e batterie adeguate. 

Ci sara' molto da lavorare: problemi saranno i costi, la funzionalita' e la diffusione delle centraline di ricarica, l'adattabilita' del cliente indiano. Finora l'unica ditta che costruisce macchine elettriche in India e' la Mahindra.

Ad ogni modo, il piano prevede che le tasse e i tassi di interesse sulle macchine elettriche saranno abbassate, che i taxi saranno incoraggiati ad usare automobili l'elettriche. Si useranno le tasse del petrolio e della benzina per costruire stazioni di ricarica elettriche, per batterie ed altri impianti di stoccaggio energia solare. Si pensa anche di costruire batterie piccole e adattabili per i veicoli elettrici a due ruote.

Non ci sara' molto spazio per le macchine ibride, visto che l'elettrico puro e' molto piu' promettente.

Con questa mossa, l'India ha per obiettivo quello di dimezzare le importazioni di petrolio entro il 2030 e di aderire ai propri programmi stabiliti con durante l'incontro sui cambiamenti climatici a Parigi nel 2015.

Nel frattempo un mega impianto a carbone nello stato di Gujarat e' stato cancellato.
Il governo vuole concentrarsi solo sull'energia green - in particolare sul fotovoltaico sui tetti.

L'idea, l'ambizione del paese e' di arrivare ad un TeraWatt di energia dal sole e dal vento entro il 2030.

Ora, se non ricordo male anche in Italia ogni santo Gennaio arriva la crisi smog. Quest'anno erano Torino e Milano sulle prime pagine dei giornali. Certo non sara' stato inquinato come Nuova Dehli, ma ... quali soluzioni, idee, inziative propone il governo italiano in merito?

Qual'e' obiettivo dell'Italia per il 2030? 

Perche' se lo pensa, vuole, studia, proporre l'India di andare al 100% elettrico in 13 anni, con tutti i suoi guai e con tutto il suo miliardo di persone, non lo puo' pensare, volere, studiare, proporre ... l'Italia?









Sunday, February 19, 2017

Mr. Petrolio impone nuove tasse a chi guida auto elettriche


Le Tesla, per chi puo' permettersela, e' adorata, e pian piano tutte le case autmobilistiche iniziano a sformare modelli eletrici perche' hanno capito che prima o poi prenderanno il sopravvento.

E quindi, da qualche parte un petroliere deve pure iniziare a fare qualcosa per fermarli, prima che sia troppo tardi. E quindi, ecco qui. Dall'inzio del 2017 altri sei stati USA e cioe' Indiana, South Carolina, Kansas, Tennessee, New Hampshire, e Montana hanno introdotto leggi per tassare chi guida auto elettriche di un massimo di $180 l'anno.

Tasse simili esistono gia' in Wyoming, Colorado, Virginia, Nebraska, Missouri, Washington, North Carolina, Idaho, Georgia, e Michigan sia per gli autisti di auto elettriche che di auto ibride. In questo caso le tasse variano da $50 a $300 l'anno.  Arizona e Arkansas le stanno considerando.

La Georgia, che in precedenza era il secondo stato dell'unione per la vendita di auto elettriche, grazie agli incentivi di un tetto massimo di $5,000 ha adesso annullato tale incentivo. Invece che $5,000 dollari ora l'incentivo e' di $200.  Ovviamente, i crolli delle vendite di automobili elettriche sono stati immediati.

Chi sta dietro a tutto questo?

I fratelli Charles e David Koch, di 81 e 76 anni.

Ultraconservatori, ricchi, che spendono e spandono per fare lobby contro tutto cio' che il 21esimo secolo dovrebbe essere: rinnovabili e un mondo fossil-fuel free.  Grazie alla loro Koch Industries spendono circa 10 milioni di dollari l'anno per incoraggiare il consumo di petrolio e per cercare di arginare, come possono, le rinnovabili.

Cosa fa la Koch Industries, fondata dal loro padre Fred Koch?

Asfalto, sostanze chimiche,  fertilizzanti, minerali, gas naturale, petrolio, plasitca, finanza.
Puo' bastare per inquadare i due fratelli di Wichita, Kansas?

E di soldi ne hanno tanti: la Koch Industries e' dell'84% di proprieta' privata - e cioe' della famiglia
Koch, ha fatturato 100 miliardi di dollari nel 2015 ed e' il secondo conglomerato per grandezza degli USA in mano a privati.  Ci lavorano 100 mila persone.

Ovviamente hanno tutto da perdere con le rinnovabili, e quindi cercano di fermarle come meglio possono. Dieci milioni l'anno di lobby anti-sole e anti-vento sono tanti.

I due fratelli, non contenti, hanno pure formato un gruppo politico dal nome ALEC che sta per American Legislative Exchange Council che oltre a Koch Industries viene supportata da altri industriali fossili/antichi/conservatori per fare azione di lobby presso Washington.

E infatti a Dicembre 2015 passarono una risoluzione per far si che gli stati che avevano investito sulle rinnovabili e che pensavano di dare sussidi alle auto elettriche facessero retromarcia.

Da un certo punto di vista, ci sono riusciti. Dopotutto, tutti gli stati di cui sopra hanno passato tasse sulle macchine elettriche oppure ridotto gli incentivi.

Pero' il fatto che si siano cosi impuntati alla lotta contro le rinnovabili, e contro le automobili elettriche testimonia quanto grandi siano i passi fatti in avanti dalle auto non-a-benzina. 

Nel 2016 il tasso di crecita delle auto elettriche e' stato del 37 percento rispetto al 2015, e questo nonostante non siano economicissime, e nonostante i prezzi del petrolio siano relativamente bassi rispetto a qualche anno fa. E le cose non potranno che migliorare: i prezzi delle auto elettriche continueranno a calare, un po come per i pannelli solari, con la produzione di massa.

L'Imperial College di Londra, stima che entro il 2035 ci saranno il 35% di auto elettriche nel pianeta e nel 2050 arriveremo al 67%.i

I fratelli Koch e i loro amici dicono che queste tasse sulle auto elettriche sono dovute al calo della vendita della benzina, e alle tasse per la manutenzione delle strade che e' contenuto dentro tali tasse. Meno galloni si vendono, meno introiti alla comunita' da parte di queste accise, e quindi la necessita' di avere tasse "esterne"

Le tasse sulla benzina vennero introdotte nel 1957 e servivano per finanziare strade e ponti. 

La realta' e' che questa tassa non e' mai aumentata con l'inflazione e il valore e' fermo al 1993; le macchine sono diventate sempre piu' efficenti, e quindi anche le macchine a benzina ne usano meno;
la percentuale di macchine elettriche e' ancora troppo bassa per giustificare tasse ad hoc solo per loro.

Cioe': queste tasse non serviranno per sistemare l'infrastruttura stradale americana.  Invece pare che sia stato tutto fatto ad arte per scoraggiare l'acquisto di automobili elettriche, che per ora costano piu' delle altre, e a cui ora aggiungono anche tasse. 

Come aggiustare le strade? Usare una carbon tax, una tassa sul numero di miglia viaggiato ogni anno? O fare come il Vermont che riconosce che le tasse sulle automobili elettriche saranno considerate solo dopo che queste costitueranno il 15% delle automobili nello stato.

E poi, quanti soldi risparmiamo come collettivita' con queste automobili elettriche che non inquinano tanto quanto le automobili fossili? 

Eppur si muove.. nel senso che nonostante tutti questi piccoli e grandi ostacoli, le automobili elettriche sono in crescita dappertutto.

Prima o poi ci arriveremo -- prima o poi anche gli ottantenni fratelli Koch e le loro idee fossili -- saranno il passato.


Wednesday, February 1, 2017

California: pannelli solari gratis ai ceti bassi e un miliardo di dollari per rinnovabilizzare lo stato




 Bertha Dortch, pensionata la cui bolletta 
e' passata da 300 dollari al mese a 30
con i pannelli solari gratis



Stan Greshner, Grid Alternatives che si occupa di 
installare pannelli solari sui tetti dei piu' poveri 


"We need to make sure all communities, all families, are part of our nation's transition to a clean energy future and we must now focus on the low-income segment in order for that to be true." 
Stan Greshner, Grid Alternatives


Il sole e' per tutti, e lo stato della California ha deciso che anche i pannelli solari debbano essere alla
portata di tutti.

Ed eccoci qui, un programma di incentivi per installare sistemi fotovoltaici sui tetti, gratis, per i meno ricchi e sovvenzionato dalla tassa statale sulle emissioni di CO2, il Cap and Trade program ideato sotto l'ex governatore Arnold Schwarzenegger.

L'iniziativa specifica si chiama Single-family Affordable Solar Homes incentive program; in ballo $162 milioni di dollari. In totale, fra questa iniziativa ed altre simili verranno spesi circa $300 milioni di dollari entro il 2020 per portare le rinnovabili anche ai ceti piu' bassi. 

L'idea e' che gli incentivi per le rinnovabili le paghiamo tutti, con le nostre tasse, ma spesso i piu' poveri non possono approfittarne perche' manca il capitale iniziale. E quindi, ecco qui l'idea di usare parte dei fondi reperiti tramite questa Cap and Trade carbon tax per fornire pannelli solari a chi non potrebbe permetterselo.

A installare i pannelli solari volontari di associazioni come la Grid Alternatives, dove spesso prestano servizio esperti che lavoravano -- o lavorano tuttora -- presso grandi ditte di solare. In genere queste ditte operano in citta' e quartieri ricchi, come Palm Springs, comunita' nel deserto fuori Los Angeles.  Gli italiani forse la ricordano perche' qui che Obama arrivo' dopo aver lasciato la casa bianca.

Il solare fa tutta la differenza del mondo, anche e sopratutto per chi non vive con molto.

Bertha Dortch, pensionata che si occupa a tempo pieno della sua .... bisnipote e che ha due ragazzini in affidamento, ha visto la bolletta calare da 300 dollari al mese durante l'estate a 30.  Notare che nella bolletta e' compreso riscaldamento, aria condizionata, gas da cucina.
Anche lo stato di New York e del Colorado hanno incentivi simili. Ad Agosto del 2016 il governo federale di Obama, passo' una "solar access for all" per portare il sole gratis a tutte le famiglie di reddito inferiore al $40,000 dollari annui.

Sono circa 50 milioni di famiglie.

Come sappiamo, tutto questo e' una grande opportunita' per l'ambiente, per le famiglie interessate ma anche per l'occupazione. Tutti i posti di lavoro persi per il "made in China" o per il "made by a robot" potrebbero essere recuperati grazie al lavoro "green".

Ci vuole qualcuno in carne ed ossa ad installare e a fare manutenzione ai pannelli, a venderli, a trasportarli. E questo crea lavoro. E infatti in questo momento, il sole da piu' lavoro negli USA che il carbone, con 210mila persone impiegate.

Allargare la base dei consumatori aprira' le porte ad ancora maggiore impiego.

E non sono solo i tetti solari: tre fornitori di energia elettrica, la Southern California Edison, la Pacific Gas and Electric e la San Diego Gas and Electric hanno gia iniziato a rivoluzionare il sistema energetico nelle case, nei posti di lavoro e nelle strade, adattando l'infrastruttura esistente per incorporare piu' energia elettrica.

Finora sono stati investiti 200 milioni di dollari, e a fine Gennaio 2017 hanno richiesto di investirne un altro miliardo per poter aggiungere stazioni di ricarica elettrica veloce lungo le strade, per inventivare l'uso di camion e taxi al sole, per aggiungere ricariche specifiche per autobus e camion, per installare infrastruttura elettrica in aereoporti e porti da dedicare agli spostamenti interni e al sistema smistamento bagagli, per installare pannelli rinnovabili sui tetti degli appartamenti inclusi di quelli a ceto medio-basso.

Delle stazioni elettriche, la proposta e' di aggiungerne cinque di uber-veloci che ricaricheranno le automobili in 30 minuti.


Ovviamente nello stato ci sono gia' stazioni di ricarica, ma in genere queste sono dedicate ai clienti di una ditta specifica. Per esempio Tesla ne ha gia' 50 di stazioni Super-charger nello stato di Calfiornia
ed altre ditte private e startup che stanno aprendo altri punti ricarica. Fra queste EVgo che pianifica di aprire 200 punti di ricarica e ChargePoint che ne vuole installare 70 lungo le autostrade.

Le tre ditte fornitrici di energia elettrica invece con le loro stazioni saranno aperte a tutti.
E' il piu' grande e il piu ambizioso progetto di sempre per la California, con l'obiettivo di veramente
rivoluazionare il sistema energetico.  Si prevede anche di incentivare i proprietari di automobili elettriche a ricaricare nei momenti di maggior abbondanza di sole e vento.
Questi investimenti sono parte dell'obiettivo di arrivare ad un milione di automobili a emissioni zero entro il 2020 e ad 1.5 milioni entro il 2025, oltre che di arrivare al taglio di emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. 

Il sole non e' un lusso, e' per tutti. Basta solo volerlo.