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Friday, November 17, 2017

La Norvegia a divestire tutti i fondi sovrani da oil and gas - un bottino di 40 miliardi di dollari



Era quasi l'ora, no?

Per una nazione che aspira ad essere il piu' possibile rinnovabile e progressista e attenta alle politiche ambientali, non era molto green che parte del suo fondo sovrano fosse investito in oil gas gas, da Exxon a Shell.

Ma poi, la Norvegia da questo punto di vista e' un po una nazione atipica visto che il suo fondo sovrano, uno dei piu' grandi del mondo, di circa 1 trillione di dollari!, e' stato in gran parte finanziato grazie alle estrazioni di petorlio degli scorsi decenni.  Anzi, a tuttoggi, il petrolio e il gas
rappresentano il 20% della sua attivita' economica.


Il 60% di questo questo trillione e' investito in borsa -- seicento miliardi di dollari, l'1.5% delle azioni di tutto il mondo. Una enormita' di denaro e di azioni e di potere.

Adesso decidono che gli investimenti nel petrolio e nel gas sono troppo rischiosi, datosi il clima internazionale cosi ostile al petrolio, i titoli in borsa che calano, i rischi finanziari associati ai cambimenti climatici.

E cosi, la banca centrale norvegese annuncia stanno considerando l'opzione di divestire tutto il fondo sovrano dal petrolio. Per evitare rischi economici, per diversificare i loro risparmi, e questo dopo avere gia' divestito dal carbone. Evidentemente fanno tutto questo per business, non per amore. Ma non importa, l'importante e' che lo facciano.

Si tratta in totale di 40 miliardi di dollari, quasi tutti investiti in Exxon e/o Shell.

Il fondo norvegese e' in realta' molto scrutinato da cittadini, investitori e dall'opinione pubblica, proprio perche' e' cosi' grande e cosi potente. A volte hanno divestito da alcune industrie per motivi etici, come ad esempio armi o sigarette, altre volte a causa di decisioni economiche o politiche. Questa del petrolio e' appunto una sorta di via di mezzo, visto che il fondo stesso e' stato creato dal petrolio!

Il fondo e' *raddooppiato* in valore negli scorsi cinque anni. E anzi, adesso non solo si vogliono usare investimenti piu' sicuri, ma anche passare dal 60% del totale investito in borsa al 70%.  Per la prima volta nel 2016 hanno dovuto attingere dal fondo perche' a causa del calo dei prezzi del petrolio esportato dalla Norvegia, le spese erano troppo grandi, e cosi invece di diminuire servizi e programmi nazionali, hanno usato quelli del fondo.

E' anche per questo che decidono di divestire le azioni dal petrolio: siccome lo producono in casa, nelle annate grasse, usano gli introiti diretti, in quelle magre, se ce ne saranno ancora, useranno quelli del fondo, che adesso saranno svincolati da investimenti petroliferi. Come dire, meglio non mettere tutte le uova in solo cestino.

Uno si chiedera' e perche' il fondo non investe in ditte petrolifere norvegesi? Risposta: perche' la Statoil e' gia' della nazione.

Non sappiamo se davvero questa decisione verra' messa in atto, ma se si, sara' nel 2018 e il mondo del petrolio avra' allora ricevuto un altro, forte colpo in attesa della morte definitiva.

Ci arriveremo, prima o poi.

Mica posso scrivere questo blog per sempre?
Un giorno il petrolio sara' storia remota.

E anche questo blog.



Tuesday, June 6, 2017

Crolla il petrol-prezzo, crolla la valuta norvegese. Ma le petrol-riserve di Oslo sono a 960 miliardi di USD





Melkøya, Statoil, Norvegia







Le mille contraddizioni della Norvegia sono affascinanti, tristi e sorprendenti allo stesso tempo.
Sanno un po di real politik, di accordi con il diavolo, di qualcuno che vuole fare il virtuoso, e forse lo e' in tanti modi, ma ha enormi segreti nell'armadio. 

Per quanto avanzati i norvegesi possano essere in tema di ambiente, e' un dato di fatto che la loro economia dipenda, per poco o per tanto, ancora non si sa', sul petrolio.

Sono stati e sono tuttora un grande produttore di greggio, ed e' per questo, fra l'altro, che non sono mai entrati nell'UE.

E quindi, con il crollo il prezzo del petrolio, non potevano non esserci problemi per la moneta nazionale, la corona norvegese.

Il petrolio e' sotto i $50 al barile, e la corona e' ai suoi minimi da Agosto 2016. Da gennaio 2017 finora e' calata del 4% rispetto all'euro.

La nazione e' anche andata in recessione -- brevemente -- e anzi, quando se ne sono accorti era gia' passato il peggio.

Tutto questo per dire, che anche nella civile e ricca Norvegia, il petrolio non e' sempre rose e fiori. 

Intanto c'e' il timore che ditte non norvegesi, e non europee comprino quel che resta dell'industria petrolifera del paese, ed Oslo e' particolarmente preoccupata dei russi, e che il capitale di Mosca possa subentrare nell'economia nazionale.

Dopo il crollo dei prezzi infatti, le grandi del petrolio -- BP e Exxon -- hanno abbandonato il paese, e sono subentate ditte piccole, alcune finanziate da capitale privato. E dunque si teme che ditte piu' grandi possano comprarle. Esempio? La Gazprom di Russia.

E' gia' arrivato qui un tale Mikhail Fridman, uber miliardario russo che nel 2015 ha acquistato percentuali di investimento in 43 concessioni di Norvegia, per un totale di 1.6 miliardi di dollari, in partenership con la Statoil e rilevando vecchie quote BP.

E poi ci sono accordi fra Russia e Norvegia per esplorare assieme l'Artico, con la Statoil che collabora con Rosneft e Lukoil.

Tutto questo e' un troppo per la Norvegia, che cosi' decide di cambiare le regole: sara' piu' difficile per stranieri comprare e sfruttare riserve petrolifere per questioni di sicurezza nazionale e la protezione dei "segreti" logistici del petrolio di Norvegia.

Pero' intanto vanno avanti con i russi a fare ispezioni sismiche in Artico!
Ultimo appunto sulle contraddizioni del paese. La Norvegia, con tutte le sue contraddizioni, grazie al petrolio e' riuscita a creare un fondo pensioni di 960 *miliardi* di dollari.  I proventi vengono qui versati dal 1998, e l'investimento e' del 3.79%. 


Fanno 185,000 dollari per ogni persona che vive in Norvegia.
Viene gestito dalla Norges Bank Investment Management e risponde alla banca centrale e al governo di Norvegia.

Investono in azioni e obbigazioni ma solo stranieri.

Si calcola che l'1.3% delle obbligazioni a livello mondiale sia nelle mani dei norvegesi. Le principali obbligazioni sono di USA, Giappone e Germania.

Ogni anno si puo' usare solo il 3% del fondo, in modo da preservarlo per la posterita'.

Non si puo' investire in armi e tabacco. 

Gli investimenti principali sono in Apple, Nestle e Shell. 

Si, proprio cosi. Non si puo' investire in tabacco ed armi, ma nel petrolio si. 
Alla fine, sempre petrol-dollari sono. 

Monday, October 10, 2016

La Norvegia a gettare monnezza mineraria in mare: dal monte ai fiordi

 
 
 



“Norway is the worst of the worst environmental offenders. Not only do we stand for half of all mining waste deposits in the sea already, we are planning new ones”

 Silje Lundberg, Friends of the Earth Norway


“This is a fjord full of life – to smother it with toxins is insane"

Arnstein Vestre,  Young Friends of the Earth Norway,



La Norvegia, il paese dove tutto e' green, dove vendono il 29% di automobili elettriche adesso, il paese che vuole mettere al bando il motore a scoppio, dove tutti reciclano e tutto e' sustainable .... si rifiuta di smettere di gettare monnezza mineraria a mare, pianifica di gettarne altra, e si rifiuta pure di firmare i trattati internazionali!

Si proprio cosi.   Una Norvegia un po meno green e un po piu black.

Cosa e' successo?

L'International Union for Conservation of Nature organizza un congresso alle Hawaii per parlare di monnezza a mare, da operazioni minerarie di varia origine.

I paesi invitati erano 53. Quasti tutti hanno accettato la proposta di vietare lo scarico di monnezza mineraria a mare da nuove miniere, e di fare tutto il possibile per fermare lo scarico a mare dalle miniere gia' esistenti.

La Cina ha detto si al divieto. La Russia pure. E cosi anche l'Iran, quelli della Repubblica Ceca, le Filippine. Anzi, queste ultime tre -- Iran, Repubblica Ceca e Filippine -- sono state le nazioni a promuovere questo divieto.

A dire di no dei 53 paesi invitanti solo in due. La Turchia e ... la civilissima Norvegia.

Si la civilissima Norvegia!

La civilissima Norvegia con il suoi quasi 1200 fiordi.

La civilissima Norvegia dove tutto e' perfetto.

Perche' hanno detto di no?

Perche' ad Aprile del 2015 il governo della Norvegia decise di dare il via libera ad una miniera a cielo aperto da una montagna chiamata Engebø, nei pressi del villaggio Vevring.

La cima della montagna scomparira' e restera' una sorta di miniera a cielo aperto.

A trivellare la Nordic Mining che cerca non petrolio ma rutile, un materiale a base di titanio usato come pigmento nella pittura, nella plastica e nella carta. Il deposito di Engebø fu acquistato dalla Nordic Mining nel 2006 e da allora fino ad adesso il prezzo del rutile e' aumentato di quattro volte.

L'area e' considerata fra le piu' ricche in termini di materia prima di questo rutile a livello globale.

E siccome i campi petroliferi sono in declino, perche' sono vecchi ed il prezzo basso del greggio certo non aiuta, ad Oslo hanno pensato di puntare su altro.

Sul rutile!

Il ministro Monica Mæland dice

If Norway wants future workplaces and welfare, we must be competitive. The minerals industry can be a motor for business and jobs in rural areas. The mine could generate up to 500 jobs.

Aggiunge che non c'e' da temere perche' ci saranno controlli "severissimi" e tutto sara' controllato.

Quindi addio montagna Engebø, salve rutile, salve 500 posti di lavoro ma salve anche monnezza!

E' per salvare questo progetto che la Norvegia non firma il trattato firmato invece dagli altri 51 paesi per vietare il rilascio a mare di sostanze di scarto da miniere.

E infatti da Engebø verranno prodotte, secondo il gruppo Save the Fjords, circa 250 milioni di tonnellate di monnezza chimica in 50 anni.

Il piano e' proprio di rigettare questa monnezza nel Forde fjord, vicino a Engebø.

E' questo uno dei fiordi piu' importanti per la deposizione delle uova di salmone e di merluzzi, e perche' l'area e' l'habitat di balene ed altri animali marini.

Mmh.

Se mi dicevano in Cina.... ma in Norvegia???

La gente ovviamente non ci sta e per ora sono riusciti a bloccare i primi tentativi di trivellare la montagna, nonostante le minaccie ricevute dalla Nordic Mining.

Anzi, per 3 settimane a Febbraio 2016, circa 100 persone hanno fisicamente impedito alla Nordic Mining di iniziare i lavori. Per tutta risposta la Nordic Mining dice che portera' in tribunale chi protesta. 

I primi ad essere arrestati, a Febbraio,  erano in 14, fra cui Ingrid Skjoldvær, presidente di Young Friends of the Earth Norway. La gente infuriata, e' allora accorsa in massa per dare supporto agli arrestati e per dimostrare la propria contrarieta'.

Alla fine la protesta e' durata 21 giorni.  La Nordic Mining non e' riuscita nel suo intento, cioe' di iniziare i lavori sulla montagna. Ma sono stati arrestati in 80, e a ciascuno di loro e' stata data una multa di circa 1000 euro.  E' stata la piu' grande azione di disobbedienza civile in Norvegia. 

Tutto bene? No perche' ovviamente la Nordic Mining non molla l'osso cosi facilmente. E nemmeno il rutile. 

Non sappiamo come andra' a finire.  Sappiamo pero' che alla miniera cielo aperto sono contrari quelli della Norwegian Fishermen’s Association perche' temono l'arrivo di metalli pesanti, fra cui cromo, ad inquinare la pesca. Vari biologi marini hanno denunciato la possibilita' che le "particelle piu' fino possono diffondere ampiamente con le correnti marini anche lontano dai fiordi" (questa frase mi e' familiare!)  danneggiando la catena alimentare e l'ecosistema.

Ma il capo della Nordic Mining, Ivar Fossum dice che sara' tuttapposto.

Interessante che non dice che non ci sara' inquinamento ma che dopo 50 anni, i materiali di scarto della montagna copriranno "solo" il 13% dei fondali del fiordo in questione, a 200 metri di profondita'.  Ovviamente garantiscono la totale assenza di materiale radioattivo, di metalli pesanti e di qualsiasi elemento tossico.

Il governo e' dalla sua parte.

E quindi, da un lato i residenti, i biologi, la gente con un minimo di buonsenso, dall'altra il governo centrale, i minatori,  i tuttapposti. 

In mezzo la montagna. 

Ovviamente al congresso dell'International Union for Conservation of Nature alle Hawaii il governo della Norvegia non poteva votare a favore del divieto contro il rigetto di rifiuti minerari a mare, visto che loro stessi hanno in progetti di farlo!

E infatti hanno votato no.

Cos'e' lo IUCN (International Union for Conservation of Nature)? E' un corpo internazionale che ogni 4 decide gli stantard per la conservazione del pianeta, fra cui degli oceani e del mare.

Come ha giustificato la Norvegia il fatto di avere votato contro il divieto, sola assieme alla Turchia?

Beh, Vidar Helgesen, il ministro del clima e dell'ambiente di Norvegia dice che la Norvegia e' 30 anni che getta monnezza a mare, sia localmente che sulla scena internazionale e che le restrizioni sono adesso ancora piu' vigorose che non ci sono problemi.

Dice che e' gettare la monnezza a mare non e' poi cosi male: le discariche a terra non sono migliori di quelle a mare!

“Norway is a very special case because of its topography with lots of fjords surrounded by high mountains. There is no evidence to support that deposits of mining waste on land are generally better than those at sea"

Ipse Dixit.

Come si dice tuttapposto in norvegese? 

Wednesday, June 8, 2016

Norvegia 2025: zero deforestazione, zero macchine a benzina, zero diesel, zero ibridi




Avanti, forza giornalisti d'Italia a ricopiare.

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Gia' adesso un quarto delle sue automobili sono elettriche, nonostante la petroli-produzione nazionale. E no, questa elettricità' non viene dalle trivelle, viene dall'idroelettrico, che provvede al 99% del fabbisogno nazionale di elettricità'.

Adesso la Norvegia decide di fare un passo in piu': entro il 2025, e cioè' nove anni da adesso!, Oslo
vietera' la vendita di tutte le macchine nuove che vanno a benzina, diesel e pure gli ibridi.  Chi ce le ha se le può tenere, ma di nuove non se ne venderanno piu'.

In Norvegia vogliono il 100% di energia verde per le loro macchine. Lo dice il Dagens Naeringsliv, che annuncia pure che la Norvegia sara' il primo paese a prendersi l'impegno di zero deforestazione e che vogliono triplicare la produzione di energia eolica entro il 2030. L'annuncio ha anche attirato Elon Musk, il padre della Tesla che ha detto:

Just heard that Norway will ban new sales of fuel cars in 2025 - What an amazingly awesome country. You guys rock!

Gia' adesso esisteva una proposta di vietare macchine diesel e a benzina entro il 2030. Questo e' un passo in piu' perche' vieta anche gli ibridi e pone gli obiettivi a cinque anni prima del previsto. I quattro partiti principali del paese sono tutti d'accordo. 

Cosa significhera tutto questo? Che assieme alle macchine a benzina, piano piano scompariranno stazioni di servizio, oli usati da smaltire, puzze alla pompa. Le cose cambieranno, e il mondo sapra' che oil-free si puo'. 

La cosa interessante e' che la Norvegia e' diventata ricca proprio grazie al petrolio, che ha venduto agli altri mentre che lei stessa ha saputo portarsi avanti con rinnovabili ed ambiente sano, che ha saputo crearsi un fondo pensione fruttuoso e che porterà a benefici ancora a lungo.

Ma una domanda mi resta. Perche' cari Norvegesi non smettete di fare nuovi buchi? E' infatti da poco emerso che vi apprestate a trivellare nuovi campi per far fronte al declino di quelli esistenti. Perché' non lasciarlo sottoterra quel nuovo petrolio? E' come per le macchine a benzina. Quelli che avete, teneteveli, ma di nuovi non piu'. 

Tutto quello che fate e' bellissimo ed e'  di esempio al resto del mondo, ma trivellare e vendere ad altri petrolio e affini e' un po miope. I cambiamenti climatici e il pianeta muoiono, che lo usiate voi o che lo usino in Cina quel petrolio che tirate fuori dal vostro mare e con il quale vi arricchite. 










Monday, January 4, 2016

Tre anni di irregolarita' ENI su trivelle ed FPSO di Norvegia



Audit con punti da migliorare -- Dicembre 2014



Audit con non conformita' -- Maggio 2015


Audit con non conformita' -- Luglio 2015



Audit con non conformita' -- Novembre 2015



 Dopo tutti questi "audit" ecco l'ordine di correggere le irregolarita' 
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Febbraio 2016





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Update 27 Agosto 2016


 
 
Pursuant to the Framework Regulations, Section 69, with reference to the Management Regulations, Section 22 concerning the handling of nonconformities, we order Eni to identify and implement necessary measures following the incident of 27 August 2016 in order to achieve compliance with health, safety and environmental legislation.
After completing the investigation, Eni is required to submit a binding, time-delimited schedule with deadlines for implementing corrective measures following the incident.
The company has also been asked to present descriptions of any compensatory measures to be deployed until the non-conformity has been rectified.


L'ENI in Norvegia ha avuto almeno 12 incidenti nel campo Goliat nel 2016.
Il ministro del lavoro e della inclusione sociale di Norvegia, Anniken Hauglie,
chiede un incontro con l'ente di sicurezza petrolifero per
migliore supervisione e per maggior misure di protezione.

Intanto, all'ENI e' stato ordinato di prepare un rapporto su nuovi incidenti su Goliat
che ha portato all'evacuazione del campo petrolifero e di stimare le compensazioni.
La piattaforma dovra' restare chiusa fino al 5 Settembre.

 Un incidente simile il 10 Maggio 2016.

Se non ci riescono in Norvegia....

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Update 12 Febbraio 2016

Ecco qui, non ci riescono proprio i nostri eroi dell'ENI a fare le cose per bene! Mentre in Italia continuano a propinarci "siamo piu' bravi di tutti"  in Norvegia non la pensano cosi.

Siamo sempre nel campo Goliat, a nord della Norvegia dove l'ente di monitoraggio petrolifero nazionale, il Petroleum Safety Authority (PSA), per l'ennesima volta ha trovato irregolarita' da parte dell'ENI.  Goliat avrebbe dovuto essere operativa gia' nel 2013, ma continuano a non azzeccarci.

Queste ispezioni vengono fatte in modo regolare per essere sicuri che prima di dare l'OK alle trivlle sia tutt'apposto. Bene, dal 2013 ad oggi, ogni volta quelli del PSA trovavano irregolarita' da parte dell'ENI e rimandavano l'OK finale. Ogni volta l'ENI prometteva che avrebbe sistemato tutto. Ogni volta non ci riuscivano, anzi le cose peggiorano.

L'ultimo controllo a Gennaio 2016: putroppo il PSA certifica che molte questioni tecniche ed operazionali sono ancora non risolte e anzi, il giorno 11 Febbraio 2016 quando rendono pubbliche le loro conclusioni, parlano di "serie mancanze fra cui


mancanza di preparazione al personale;
istruzioni non chiare;
illuminazione inadeguata;
non conformita' dell'uso di postazioni di carico, scarico e spostamento materiale;
cattiva manutenzione dei cavi elettrici;
gru da adeguare;

All'ENI e' stato detto di fare un'altra revisione interna e che le prossima ispezione ci sara' il 4 Marzo 2016. 

Finora i costi per sviluppare Goliat sono di circa 6 miliardi di dollari. Si calcola che contenga 174 milioni di barili di petrolio. A 30 dollari al barile fanno 5.2 miliardi.

Cioe' in questo momento, e' piu' la spesa che l'impresa.





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Goliat, 4 Gennaio 2016

La lista delle non-conformita' e dei punti di miglioramento imposti dall'ente norvegese per la sicurezza all'ENI e alla sua FPSO -- a 85 km da riva, mica a sei come Ombrina.


“Eni Norge has applied for the PSA’s consent to deploy Goliat FPSO, but the consent will not be granted until Eni is able to demonstrate that the company is ready for start-up. We are waiting for this documentation. We are aware that Eni is working flat out to fix all the faults and defects, to allow us to issue consent to start production. 

It is, however, not the PSA which is delaying the Goliat project. The project has been subject to large delays, which Eni itself is responsible for. The PSA has followed the company’s progress in parallel, and we have made it clear to Eni Norge that we will not grant consent to use Goliat FPSO until we are confident that the activities can be performed in compliance with statute.”




Le cose all'ENI in Norvegia non vanno cosi bene.  Anzi, pare piuttosto l'armata Brancaleone.

Negli anni scorsi in Norvegia le e' successo un po di tutto - incidenti per "lack of competence" cioe' mancanza di competenza, citazioni in giudizio per problemi alla sicurezza e adesso ritardi e sprechi nella messa in produzione del campo Goliat nel Barents Sea, l'Artico di Norvegia.

Secondo l'ENI qui a Goliat doveva essere tutto pronto nel 2013. Era una operazione ambiziosa, nel freddo polare dell'Artico, con le migliori tecnologie, con la migliore sicurezza e con una FPSO, lo stesso tipo di nave desolforante che la Rockhopper Exploration vuole piazzare davanti le coste d'Abruzzo con Ombrina. Dal 2013 ad oggi questo campo Goliat non e' ancora partito.

Perche' tutti questi ritardi? Perche' a differenza degli enti italiani che lasciano i petrolieri trivellare un po a vanvera e dove gli pare, l'ente norvegese che controlla le operazioni petrolifere,  il Petroleum Safety Authority (PSA) e' molto piu' severo e vuole essere sicuro che tutto sia fatto nel pieno rispetto delle regole. Questo PSA conduce delle ispezioni periodiche sul campo Goliat e non si pone scadenze di tempo. Cioe' se le cose sono fatte bene, si parte, altrimenti no. Non ha importanza quanto lunga sia l'attesa o in che stato siano mercati e petrolieri, o quanto costano le migliorie che impongono.  Si parte solo se tutto e' in regola. Proprio come in Italia, vero?

Dopo vari ritardi accumulatisi dal 2013 a causa delle richieste di questa PSA, finalmente ad Agosto del 2015 l'ENI annuncia ai suoi investitori che erano "solo un po di settimane" indietro e che tutto sarebbe stato presto pronto a Goliat. Ma questo PSA e' un osso duro. Il 2 Novembre 2015 l'ennesima ispezione mostra una sfilza di almeno sedici irregolarita' e/o di necessita' di miglioramenti nelle apparecchiature. Partono altre promesse ed impegni agli azionisti. Il 22 Dicembre 2015 dopo l'ennesima ispezione, l'ente norvegese, azionisti o non azionisti, conclude che no, non era tuttapposto nel campo Goliat e che si deve aspettare ancora. 

Oops.

Il PSA manda anche una lettera in cui si spiega il perche' della mancanza del nulla osta. 
La FPSO secondo il PSA di Norvegia  ha concluso che le irregolarita' sistema elettrico della FPSO in presenza di gas o liquidi infiammabili avrebbero potuto portare ad esplosioni. Ne l'ENI ne la sua partner di minoranza, la Statoil hanno ancora saputo sistemare i guai e ora la partenza di Goliat, forse, ci sara' nel 2016. 

La cosa che a me piu' colpisce e' questa frase, schietta, del PSA:

Non e' tuttavia il PSA che impone ritardi al progetto Goliat. Il progetto e' soggetto a gravi ritardi, di cui l'ENI stessa e' responsabile. 

Dicono che ci sono delle "technical weaknesses in equipment" -- debolezze tecniche nelle apparecchiature -- che devono ancora essere sistemate e che

“C'e' molta incertezza riguardo i progetti dell'ENI, sullo status delle apparecchiature critiche per la sicurezza e per il lavoro che resta da fare. Da parte nostra e' necessario un dialogo lungo e continui monitoraggi."

Intanto, i costi lievitano. Inzialmente si parlava di 5 miliardi di dollari per la messa in produzione di Goliat, ma i costi hanno gia' superato i 6 miliardi a causa dei ritardi. Secondo il Wall Street Journal per recuperare i costi e per rendere Goliat competitiva il prezzo del petrolio dovrebbe essere $100 al barile. Invece siamo a $37.

Ma... dove si trova questo campo Goliat?

Mica a 6 chilometri da riva, come Ombrina. Si trova a 85 dalle rive di Hammerfest, nel nord della Norvegia.

Notare che se l'Italia e la Croazia decidessero pure loro di trivellare ad almeno 85 chilometri da riva, il mare Adriatico sarebbe petrolieri-free perche' l'Adriatico a malapena arriva a 190 chilometri di larghezza.

Buon 2016, anche all'ENI.

Qui le immagini di Goliat e degli altri casi di "lack of competence" dell'ENI.