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Sunday, April 21, 2019

Montana: giudice salva Yellowstone dalle trivelle - la natura e' piu' importante della miniera d'oro









Non succede spesso che le corti dicano di no a petrolieri e speculatori, e quindi ecco qui una buona notizia.

In Montana il giudice Brenda Gilbert, del Park County District, ha stracciato un permesso per creare una miniera d'oro alle porte di Yellowstone.

Come ci abbiano solo pensato a creare una miniera a cielo aperto vicino ad uno dei parchi piu' famosi del mondo e' gia' di per se un mistero, ma grazie al cielo il giudice e' stata previdente e non si e' lasciata abbindolare dai miraggi aurei.

La ditta che voleva creare una miniera d'oro e' canadese e si chiama Lucky Minerals. Volevano cercare oro nella cosiddetta Emigrant Gulch proprio al di fuori del confine nord del parco nazionale di Yellowstone, nel Montana.

Le trivelle esplorative, perche' sempre di trivelle si tratta!, dovevano partire il giorno 15 luglio 2019, ma il giudice ha reso invalido il permesso della Lucky Minerals perche' non rispettava i diritti del pubblico e della sua partecipazione in materia ambientale, secondo la costituzione del Montana.

Cosa e' successo?

E' successo che la Lucky Minerals aveva gia' fatto richiesta di trivellare l'area, e che gia' un primo giudizio, sempre espresso dallo stesso giudice, Brenda Gilbert stato negativo. Nel maggio del 2018 si concluse che la Lucky Minerals non aveva tenuto in considerazione il fato delle sorgenti d'acqua e degli animali selvatici, nel suo rapporto di valutazione ambientale.

Occorreva ripresentare altre carte. Allo stesso tempo pero' la legge del Montana stipula che i giudici non possono bloccare le trivelle a causa di intoppi ambientali e cosi' il Montana Department of Environmental Quality diede il permesso. Per di piu' il terreno in questione e' in mani private e non e' di dominio pubblico.

E cosi la Lucky Minerals si prepara per queste operazioni esplorative, all'acqua e agli animali ci avrebbero pensato dopo.

Ma questa idea causo' una sorta di mini ribellione ambientale, da ambo i lati dello spettro politico.

La rabbia popolare era montata, e sia la agenzie federali che i rappresentanti del congresso erano rimasti inorriditi che non esistessero difese maggiori per questi terreni che non fanno formalmente parte di Yellowstone, ma che gli stanno al confine.

Il segretario dell'interno dell'epoca, Ryan Zinke, odiato da tutti perche' lui stesso odia la natura e la sua protezione, fu inorridito pure lui, a dimostrazione di quanto fosse orribile l'idea della miniera d'oro fuori da Yellowstone. In fretta ed in furia nell'Ottobre del 2018 venne passata una legge per rendere i territori federali al di fuori di Yellowstone off-limits a tutte le operazioni minerarie per i prossimi 20 anni, fino all'8 Ottobre 2038.

Il giorno 12 Marzo 2019, il presidente arancione Donald Trump ha firmato una legge bipartisan per rendere queste protezioni permanenti.

Ma questo si applica ai territori federali, pubblici, e non a quelli dei privati, E cosi i vari gruppi ambientalisti del Montana, guidati dal Park County Environmental Council, dalla Greater Yellowstone Coalition, e dall'associazione Earthjustice,  hanno deciso di opporsi alla legge del Montana che consente le trivelle *prima* che i rapporti ambientali siano completi, perche' appunto tolgono alla gente la possibilita' di esprimere la propria opinione e tolgono trasparenza al progetto.

Che senso ha partire con i lavori prima gli impatti siano noti?

E indovina un po? A presiedere la causa lo stesso giudice del primo no, Brenda Gilbert, che ha dato ragione agli ambientalisti, ha eliminato la clausola che permette di iniziare lavori prima che gli iter approvativi siano terminati, e ha essenzialmente detto alla Lucky Minerals di tornarsene in Canada dove sarebbero stati piu' lucky.

Ovviamente, da buon speculatore, il CEO della Lucky Minerals, dice che faranno appello.

Ma intanto devono stare a braccia conserte, e visto che la comunita' intera, dai residenti fino a Trump hanno fatto tutto quello che si poteva e doveva per fermarli, sara' davvero difficile che ci riusciranno.

Per una volta triofa il buon senso.

 

Saturday, June 2, 2018

India: l'uomo che pulira' 100 chilometri di spiaggia










Ora viene chiamata Mumbai, ma per secoli era Bombay, una gigante, confusionaria, contraddittoria megalopoli nel sud-ovest dell'India.

Ci sono qui cento chilometri di costa, alcune coperte di mangrovie, di alberi, di scogliere, di sabbia. Ma a prescindere di cosa esattamente la natura abbia messo lungo questi cento chilometri, tutti sono coperti di monnezza.

In India non esiste una vera cultura del mare, dell'andare in acqua, dell'abbronzarsi, dell'andarci a correre, o del turismo. Il mare e' visto come una specie di pattumiera. E questo andava bene (forse!) finche' tali rifiuti erano organici, e la natura poteva in qualche modo assorbirli.

Oggi invece ci sono involucri di caramelle, biscotti, patatine, bottiglie e bicchieri e forchette di plastica, ciabatte, buste della spesa, e qualsiasi altro oggetto di plastica uno possa pensare. E nessuna di queste cose e' biodegradabile, e cosi resta li per anni, a cumulare per i decenni.

Entra in scena Afroz Shah, avvocato costituzionalista di Bombay.  

Il quale ha avuto una idea semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo.

Puliamola quella spiaggia. Tutti e 100 i chilometri.

Si e' messo all'opera e il suo esempio e' stato tale che in tanti lo hanno e lo stanno ancora imitando. 
Decine di persone si incontrano periodicamente per ripulire ogni volta un pezzetto di spiaggia e dando vita a quello che le Nazioni Uniti hanno definito il piu' grande evento di pulizia della spiaggia del mondo. A volte sono in trecento.

Il tutto e' iniziato due anni fa quando Afroz Shah, che si definisce amante del mare e pulitore del mare a tempo pieno si e' trasferito in un appartamento con vista sul mare, solo che dal suo balcone non si vedeva soltanto il mare, ma anche tutta la monnezza colorata, accumulatasi per anni.

E' sceso giu un giorno e si messo a raccogliere tutti i pezzettii.

Era l'Ottobre del 2015. E lo fa ancora adesso, ogni fine settimana per quattro ore. Non e' facile perche' spesso la monnezza e' sepolta nella sabbia e occorre fare attenzione. Tutto quello che raccoglono viene messo in secchi che vengono poi mandati in un centro apposito per trattare i rifiuti; quello che non si puo' salvare viene mandato in discarica. 

La voglia di fare e' diventata cosi contagiosa che ci sono decine di persone che parlano tutte lingue diverse, da ogni parte dell'India, qui per vacanza o per lavoro: gente che parla Gujarati, Hindi, Marathi, Tamil, Urdu, e a volte anche angolsassoni, russi, norvegesi, giapponesi e inglesi partecipano, Ci sono tanti bambini, volontari dalle scuole, studenti, soldati, insegnanti, pescatori.

A volte e' anche una occasione sociale. Una delle cose belle e' che le persone incuriosite che poi partecipano diventano piano piano piccoli attivisti, sensibilizzando gli altri e aiutando a prendere coscienza nelle loro comunita' di amici e parenti.

Fra i pulitori di spiaggia, anche i pescatori che raccontano che prima dell'idea di Afroz Shah, si pescava piu' monnezza che pesce nel mare di Bombay. I pescatori semplicemente prendevano la monnezza e la rigettavano a mare. E cosi Afroz ha parlato loro e spiegato l'importanza del riportarla, per quanto possibile a riva e smaltirla correttamente.

Il vedere tutte quelle schiene piegate al Sabato e alla Domenica a raccogliere rifiuti e' un messaggio potente anche per chi non ci va, che magari si sente in colpa e ci pensa due volte prima di gettare rifiuti in mare.

E la domanda che alcuni gli hanno fatto a Mr. Shah e': ma... chi te lo fa fare? E' compito della citta' pulire, non tua, perche' sacrificare tutti i tuoi weekend cosi?

E lui dice: l'oceano e' anche mio, e proteggere l'ambiente e' responsabilita' di tutti e non del governo.

Finalmente la citta' si e' svegliata. Adesso, alla domenica arrivano anche i lavoratori del comune con ruspe.

La spiaggia dove ha iniziato, Versova beach, ha oggi 7,000 tonnellate di monnezza in meno.

E Afroz Shah e' diventato un piccolo grande eroe. 




Saturday, August 26, 2017

Le bucce d'arancia che fanno ricrescere la foresta in Costa Rica


  Il terreno dove sono state gettate le bucce d'arance nel 1997 e' a destra.






Iniziava nel 1996 e sarebbe stato un programma controverso di biodegradazione.

L'Area de Conservación Guanacaste (ACG) e' un sito protetto dell'UNESCO nel nord-ovest del Costa Rica. Al suo interno c'e' foresta, ma alcune aree non sono in ottimo stato grazie al pascolo di bestiame eccessivo eseguito prima che diventasse area protetta.

All'inzio degli anni novanta, si decise di aprire una piantagione di arance al confine con l'area di conservazione. Le arance sarebbero state usate per fare spremute commerciali, da parte una ditta chiamata Del Oro.

Per un po' hanno vissuto da buoni confianti, la Del Oro e l'area di conservazione Guanacaste, ma ciascuno a casa sua.

Nel 1996 arrivano due ecologi americani, Daniel Janzen e Winnie Hallwachs moglie e marito dell'Universita' della Pennsylvania con una proposta quasi folle. Si occupavano della gestione di sistemi ecologici a rischio. Avevano lavorato a lungo con i responsabili di Guacanaste, specie per cercare di migliorare quei terreni aridi che c'erano dentro l'area protetta.

E cosi hanno avuto l'idea di proporre sia a quelli dei succhi di frutta che a quelli del sito UNESCO di prendere i rifiuti organici delle arance, e invece di mandarli all'immonzia normale di usarli in un progetto di riforestazione.

Semplicemente, le arance non utilizzabili e le bucce della Del Oro sarebbero state disseminate su terreni semi-morti dentro l'area protetta Guacanaste.

In 1997, Janzen and Hallwachs presented an attractive deal to Del Oro, an orange juice manufacturer that had just begun production along the northern border of Área de Conservación Guanacaste. If Del Oro would donate part of their forested land to the Área de Conservación Guanacaste, the company could deposit its orange peel waste for biodegradation, at no cost, on degraded land within the park.

Read more at: https://phys.org/news/2017-08-orange-green-revived-costa-rican.html#jCp
In 1997, Janzen and Hallwachs presented an attractive deal to Del Oro, an orange juice manufacturer that had just begun production along the northern border of Área de Conservación Guanacaste. If Del Oro would donate part of their forested land to the Área de Conservación Guanacaste, the company could deposit its orange peel waste for biodegradation, at no cost, on degraded land within the park.

Read more at: https://phys.org/news/2017-08-orange-green-revived-costa-rican.html#jCp
In 1997, Janzen and Hallwachs presented an attractive deal to Del Oro, an orange juice manufacturer that had just begun production along the northern border of Área de Conservación Guanacaste. If Del Oro would donate part of their forested land to the Área de Conservación Guanacaste, the company could deposit its orange peel waste for biodegradation, at no cost, on degraded land within the park.

Read more at: https://phys.org/news/2017-08-orange-green-revived-costa-rican.html#jCp
Tutti hanno detto si, e l'esperimento e' iniziato nel 1997 con 12mila tonnellate di rifiuti di arance. Erano tre ettari di terra aridi, con poche piante e con terreno poco fertile.

La speranza era che le arance, forse avrebbero portato a qualcosa di buono.

Passano pochi mesi e il terreno inizia davvero a rinvigorirsi, con erbe di vario genere. E cosi si decide di trasformare l'esperimento in qualcosa di sistematico.

Per venti anni la Del Oro avrebbe depositato bucce d'arance su Guacanaste sottoforma di mille camion l'anno.

Entra in scena Ticofruit, rivale di Del Oro che fa succhi di arancia anche lei. Non era contenta dell'accordo fra la Del Oro e Guacanaste, e del vantaggio che secondo loro la Del Oro aveva ricevuto, e quindi vanno in tribunale.

La Del Oro stava "inquinando" un parco nazionale, sebbene in realta' tutte le parti erano d'accordo e sebbene c'erano stati studi in precendenza e dimostrazioni dopo dell'efficacia del programma.

Ma la Ticofruit ebbe la meglio, e cosi il programma di deposito monnezza d'arancia venne terminato dopo solo un anno.

Nessun carico di arance sarebbe piu' arrivato dentro Guacanaste.

Ci si dimentico' dei primi camion del 1997 e tutto torno' a come era prima. Per quasi quindici anni quel terreno non interesso' a nessuno.

Nel 2013 entra in scena Timothy Treuer, studente di Princeton che cerca un argomento per fare la tesi. Parla con Daniel Janzen e Winnie Hallwachs e decide di studiare che ne era stato di quell'angolo di foresta con le bucce d'arance.

Arriva sul sito e... inizialmente non riesce neanche a trovarlo. L'insegna piantata nel 1996, alta due metri era totalmente coperta dalla foresta. Il terreno abbandonato e semi morente era diventato uber rigoglioso, piu' del lotto confinante, dove invece le bucce non erano mai arrivate.

Tornano nel 2014 per fare studi piu approfonditi e scoprono che tutto era meglio nel sito con le arance, con alte concentrazioni di macro e micro nutrienti e con tre volte in piu il numero di alberi, con maggiore vegetazione e piu' copertura arborea. Il terreno e' qui piu fertile, ci sono piu' alberi, la vegetazione e' piu' folta.

E' il frutto di qualche carico di arance morte gettate nel 1997.

E' la natura che fa il suo ciclo e che si prende cura di se stessa se solo la lasciamo guarirsi da sola.

E' una vittoria di tutti.

E' il miglior modo di reciclare.

Monday, October 10, 2016

La Norvegia a gettare monnezza mineraria in mare: dal monte ai fiordi

 
 
 



“Norway is the worst of the worst environmental offenders. Not only do we stand for half of all mining waste deposits in the sea already, we are planning new ones”

 Silje Lundberg, Friends of the Earth Norway


“This is a fjord full of life – to smother it with toxins is insane"

Arnstein Vestre,  Young Friends of the Earth Norway,



La Norvegia, il paese dove tutto e' green, dove vendono il 29% di automobili elettriche adesso, il paese che vuole mettere al bando il motore a scoppio, dove tutti reciclano e tutto e' sustainable .... si rifiuta di smettere di gettare monnezza mineraria a mare, pianifica di gettarne altra, e si rifiuta pure di firmare i trattati internazionali!

Si proprio cosi.   Una Norvegia un po meno green e un po piu black.

Cosa e' successo?

L'International Union for Conservation of Nature organizza un congresso alle Hawaii per parlare di monnezza a mare, da operazioni minerarie di varia origine.

I paesi invitati erano 53. Quasti tutti hanno accettato la proposta di vietare lo scarico di monnezza mineraria a mare da nuove miniere, e di fare tutto il possibile per fermare lo scarico a mare dalle miniere gia' esistenti.

La Cina ha detto si al divieto. La Russia pure. E cosi anche l'Iran, quelli della Repubblica Ceca, le Filippine. Anzi, queste ultime tre -- Iran, Repubblica Ceca e Filippine -- sono state le nazioni a promuovere questo divieto.

A dire di no dei 53 paesi invitanti solo in due. La Turchia e ... la civilissima Norvegia.

Si la civilissima Norvegia!

La civilissima Norvegia con il suoi quasi 1200 fiordi.

La civilissima Norvegia dove tutto e' perfetto.

Perche' hanno detto di no?

Perche' ad Aprile del 2015 il governo della Norvegia decise di dare il via libera ad una miniera a cielo aperto da una montagna chiamata Engebø, nei pressi del villaggio Vevring.

La cima della montagna scomparira' e restera' una sorta di miniera a cielo aperto.

A trivellare la Nordic Mining che cerca non petrolio ma rutile, un materiale a base di titanio usato come pigmento nella pittura, nella plastica e nella carta. Il deposito di Engebø fu acquistato dalla Nordic Mining nel 2006 e da allora fino ad adesso il prezzo del rutile e' aumentato di quattro volte.

L'area e' considerata fra le piu' ricche in termini di materia prima di questo rutile a livello globale.

E siccome i campi petroliferi sono in declino, perche' sono vecchi ed il prezzo basso del greggio certo non aiuta, ad Oslo hanno pensato di puntare su altro.

Sul rutile!

Il ministro Monica Mæland dice

If Norway wants future workplaces and welfare, we must be competitive. The minerals industry can be a motor for business and jobs in rural areas. The mine could generate up to 500 jobs.

Aggiunge che non c'e' da temere perche' ci saranno controlli "severissimi" e tutto sara' controllato.

Quindi addio montagna Engebø, salve rutile, salve 500 posti di lavoro ma salve anche monnezza!

E' per salvare questo progetto che la Norvegia non firma il trattato firmato invece dagli altri 51 paesi per vietare il rilascio a mare di sostanze di scarto da miniere.

E infatti da Engebø verranno prodotte, secondo il gruppo Save the Fjords, circa 250 milioni di tonnellate di monnezza chimica in 50 anni.

Il piano e' proprio di rigettare questa monnezza nel Forde fjord, vicino a Engebø.

E' questo uno dei fiordi piu' importanti per la deposizione delle uova di salmone e di merluzzi, e perche' l'area e' l'habitat di balene ed altri animali marini.

Mmh.

Se mi dicevano in Cina.... ma in Norvegia???

La gente ovviamente non ci sta e per ora sono riusciti a bloccare i primi tentativi di trivellare la montagna, nonostante le minaccie ricevute dalla Nordic Mining.

Anzi, per 3 settimane a Febbraio 2016, circa 100 persone hanno fisicamente impedito alla Nordic Mining di iniziare i lavori. Per tutta risposta la Nordic Mining dice che portera' in tribunale chi protesta. 

I primi ad essere arrestati, a Febbraio,  erano in 14, fra cui Ingrid Skjoldvær, presidente di Young Friends of the Earth Norway. La gente infuriata, e' allora accorsa in massa per dare supporto agli arrestati e per dimostrare la propria contrarieta'.

Alla fine la protesta e' durata 21 giorni.  La Nordic Mining non e' riuscita nel suo intento, cioe' di iniziare i lavori sulla montagna. Ma sono stati arrestati in 80, e a ciascuno di loro e' stata data una multa di circa 1000 euro.  E' stata la piu' grande azione di disobbedienza civile in Norvegia. 

Tutto bene? No perche' ovviamente la Nordic Mining non molla l'osso cosi facilmente. E nemmeno il rutile. 

Non sappiamo come andra' a finire.  Sappiamo pero' che alla miniera cielo aperto sono contrari quelli della Norwegian Fishermen’s Association perche' temono l'arrivo di metalli pesanti, fra cui cromo, ad inquinare la pesca. Vari biologi marini hanno denunciato la possibilita' che le "particelle piu' fino possono diffondere ampiamente con le correnti marini anche lontano dai fiordi" (questa frase mi e' familiare!)  danneggiando la catena alimentare e l'ecosistema.

Ma il capo della Nordic Mining, Ivar Fossum dice che sara' tuttapposto.

Interessante che non dice che non ci sara' inquinamento ma che dopo 50 anni, i materiali di scarto della montagna copriranno "solo" il 13% dei fondali del fiordo in questione, a 200 metri di profondita'.  Ovviamente garantiscono la totale assenza di materiale radioattivo, di metalli pesanti e di qualsiasi elemento tossico.

Il governo e' dalla sua parte.

E quindi, da un lato i residenti, i biologi, la gente con un minimo di buonsenso, dall'altra il governo centrale, i minatori,  i tuttapposti. 

In mezzo la montagna. 

Ovviamente al congresso dell'International Union for Conservation of Nature alle Hawaii il governo della Norvegia non poteva votare a favore del divieto contro il rigetto di rifiuti minerari a mare, visto che loro stessi hanno in progetti di farlo!

E infatti hanno votato no.

Cos'e' lo IUCN (International Union for Conservation of Nature)? E' un corpo internazionale che ogni 4 decide gli stantard per la conservazione del pianeta, fra cui degli oceani e del mare.

Come ha giustificato la Norvegia il fatto di avere votato contro il divieto, sola assieme alla Turchia?

Beh, Vidar Helgesen, il ministro del clima e dell'ambiente di Norvegia dice che la Norvegia e' 30 anni che getta monnezza a mare, sia localmente che sulla scena internazionale e che le restrizioni sono adesso ancora piu' vigorose che non ci sono problemi.

Dice che e' gettare la monnezza a mare non e' poi cosi male: le discariche a terra non sono migliori di quelle a mare!

“Norway is a very special case because of its topography with lots of fjords surrounded by high mountains. There is no evidence to support that deposits of mining waste on land are generally better than those at sea"

Ipse Dixit.

Come si dice tuttapposto in norvegese? 

Tuesday, March 29, 2016

La grande barriera corallina d'Australia: ufficialmente morta


Update Ottobre 2016:
Viveva da 25 milioni di anni, ed e' stata dichiarata morta nell'Ottobre del 2016. 


Era lunga 2000 chilometri
Aveva 2900 micro-barriere coralline su 1050 isolotti
Aveva piu' biodiversita' che tutta l'Europa
Ci abitavano 1625 specie di pesci
3000 specie di molluschi
450 specie di coralli
220 specie di uccelli e tartarughe
30 specie di balene e delfini

 
Era stata creata da coralli, piccoli animaletti che nel corso dei millenni si sono espansi in un enorme labirinto di atolli ed isolotti, di enorme bellezza e ricchezza naturale. 
 
Nel 1960 l'idea di trivellare nei pressi della barriera corallina porto' al primo movimento ecologico d'Australia con il movimento “Save the Reef”. 
 
Nel 1975, scacciati i petrolieri, venne creato il Great Barrier Reef Marine Park.

Nel 1981 l'UNESCO la nomino' World Heritage Site e la chiamo' 
“the most impressive marine area in the world".

Quello stesso anno, 1981, arrivo' il primo episodio di sbiancamento. 
L'aumento di temperatura porto' alla morte delle 
alghe che danno colore e nutrimento ai coralli

Altri sbiancamenti
nel 1997-1998
nel 2001-2002
nel 2005-2006

E non c'era solo la morte delle alghe,
ma un oceano piu acido a causa dei cambiamenti climatici
e di maggior CO2

L'acidita' stava dissolvendo la barriera corallina

Gli scienzati suonarono l'allarme,
nessuno piu' forte di Veron

Nel 2009 disse a Londra, davanti a 350 scienziati

Is the Great Barrier Reef on Death Row?
This is not a fun talk to give, but I’ve never given a more important talk in my life


La sua profezia si e' avverata.

Non sappiamo se intenventi dell'ultima ora avrebbero potuto salvarla,
ma nessun intervento c'e' stato mai

Ne a livello australiano, ne a livello mondiale

L'Australia fece pressioni sull'ONU affinche la grande barriera
corallina fosse rimossa dai siti UNESCO in pericolo
per "salvare il turismo"

Nel 2016 la morte.

Amen.


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17 Maggio 2016:






La cosa triste e scandalosa e' che oggi 17 Maggio 2016 il dramma 
della barriera corallina morente e' stata cancellata da tutti i documenti 
UNESCO per pressioni da parte del governo australiano: 

Questo e' quello che dice l'UNESCO: 

Recent experience in Australia had shown that negative commentary 
about the status of world heritage properties impacted on tourism.
The department indicated it did not support any of Australia’s world heritage 
properties being included in such a publication for the reasons outlined above.
The Department of the Environment conveyed these concerns 
through Australia’s ambassador to UNESCO.

E quindi, cancellata l'Australia.


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29 Marzo 2016


 Come dovrebbe essere e come era

Com'e' adesso, bianca e morente


Qui le immagini aeree della Great Barrier Reef


 Lo sbiancamento e la morte:



This has been the saddest research trip of my life. 
Almost without exception, every reef we flew 
across showed consistently high levels of bleaching, 
from the reef slope right up onto the top of the reef.

 Terry Hughes, James Cook University, Australia 


What we're seeing now is unequivocally to do with climate change

Justin Martin, Universita' del Queensland, Australia 


You have reefs getting hammered time and time again, year after year.
Recovery at this point is very limited.

Mark Eakin, oceanografo NOAA oceanographer


Ci sono le immagini aeree a mostrarlo: la Great Barrier Reef d'Australia e' al 95% "sbiancata".  Non si sa se tornera' mai normale, ma secondo i piu' pessimisti, meta' della piu' grande barriera corallina del mondo, e la struttura vivente piu' grande del pianeta, morira' fra qualche settimana. E' il peggior episiodio di "sbiancamento" delle barriere coralline mai registrato.

Di centinaia tratti di barriera analizzati fra la citta' di Cairns, Australia fino a Papua Nuova Guinea e che si snodano per oltre 400 chilometri, solo 4 su 520 erano sani. Il resto tutti sbiancati. Un ecosistema sano avrebbe presentato invece diversita' di colori e vita.

Terry Hughes, il capo del National Coral Bleaching Taskforce d'Australia che ha eseguito il sondaggio dello stato di salute dei coralli australiani ha detto che questo e' stato il peggior viaggio della sua vita. 

Perche' i coralli sbiancano? Sbiancano a causa dell'aumento della temperatura del mare - fortemente influenzato dai cambiamenti climatici visto che gli oceani assorbono il 93% del calore generato dall'effetto serra sul pianeta. I coralli sono particolarmente sensibili alla temperatura dell'acqua in cui vivono. Anche aumenti modesti di temperatura portano al rigetto dell'alga principale che le compongono e che le danno colore: le zooxanthellae.  Il colore scompare, i coralli diventano bianchi e piu' proni a malattie e alla morte. E con loro scomprare tutta la biodiversita che ospitano visto che un quarto di tutte le specie marine sul pianeta vivono in simbiosi con gli habitat generati dai coralli. 

Secondo il Prof. Justin Martin dell'Universita' del Queensland e' tutto, senza ombra di dubbio,  a causa dei cambiamenti climatici.

Fino a pochi decenni fa, questi sbiancamenti erano rari e geograficamente localizzati, ma in anni recenti sono diventati piu' comuni ed interessano aree sempre maggiori. Il primo evento a grande scala fu registrato nel 1997, con la morte del 18% di tutti i coralli sul pianeta.

Nel 2014, un nuovo fenomeno di moria su grande scala dei coralli, a causa degli aumenti di temperatura degli oceani. Secondo il National Oceanic Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti, l'epidemia dei coralli sbiancati potrebbe impattare il 40% dei coralli sul pianeta. A Febbraio del 2016 la NOAA ha aggiunto che a causa degli effetti aggiuntivi della perturbazione El Niño la moria sara' ancora piu' grave di quanto precedentemente annunciato e che lo stato di stress dei coralli durera' almeno fino al 2017. 

Ce la faranno i coralli a ritornare alla normalita'? Come detto non si sa, anche se i piu pessimisti dicono di no. Ma Mark Eakin oceanografo di NOAA ricorda che tornare alla normalita' sara' molto difficile. I coralli sono delicati e le continue martellate da parte dell'uomo -- usa proprio queste parole! --non lasciano presagire niente di buono.

Forse a Matteo Renzi i coralli d'Australia paiono lontani dalle pressioni e dai portafogli dei suoi petrol-amici. Ma questi coralli sileziosi e lontani sono una ennesima testimonianza del fatto che il pianeta e' fragile e che anche ecosistemi incontaminati e speciali sono minacciati dai cambiamenti climatici, generati dall'uomo e dal nostro uso smodato di fonti fossili.

I coralli sbiancano e muoiono per colpa nostra.

Da qualche parte dobbiamo iniziare, se vogliamo conservare questo pianeta per le generazioni future, dalle barriere coralline che muoiono,  ai ghiacciai dell'Artico che si sciolgono, alle isole del Pacifico che vengono ingoiate dal mare. Non e' giusto che questi ecosistemi vengano obliterati dal pianeta perche' non sappiamo dire di no ai petrolieri.

Non possiamo aspettare un giorno di piu.