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Saturday, December 8, 2018

La Norvegia verginella ambientale a trivellare 50 pozzi esplorativi nel 2019







Ora, uno puo' sempre dire che e' difficile smettere di pompare dai pozzi gia' esistenti; e in un certo senso e' vero. Una volta che e' tutto messo in atto - trivelle, permessi, raffinerie, politica, coscienze e accettazione popolare - e' difficile tornare indietro.

Un esempio lampante e' la Basilicata, dove si trivella dagli anni novanta - a quel tempo nessuno mosse troppe dita per fermare ENI e affini ed ora ci ritroviamo qui, con pozzi dappertutto, incendi e fiammate periodiche. E anche se in questi anni si e' accesa la fiammella del dissenso e' difficilissimo tornare indietro. Il Centro Oli di Viggiano, temo, restera' fumante ancora a lungo.

Quello che invece e' diabolico e' *perseguire* sulla strada delle trivelle, specie dopo che ci si e' spacciati per fortissimi sostenitori dell'ambiente e dopo che ci si e' fatti un immagine di paese che guarda al futuro con macchine elettriche, centrali idroelettriche, trattati di Parigi, foreste e bellezza.

E invece e' quello che accade in Norvegia dove ci si accinge, nel 2019 a trivellare altri 50 pozzi esplorativi. Notare bene: non sono pozzi gia' esistenti che vanno avanti per inerzia, e' la ricerca attiva di idrocarburi nuovi di zecca.

Cioe' continuiamo con la corsa al petorlio, senza fermarci.

I cinquanta pozzi del 2019 sono lo stesso numero dei pozzi trivellati nel 2018; per cui in due anni la Norvegia ne trivellera' cento di pozzi esplorativi!

Questo lo annuncia il Petroleum Directorate del paese. Ci saranno non solo 50 pozzi esplorativi nuovi ma anche altri studi di ispezione sismica al confine con la Russia - come dire: ci si prepara per altre trivelle anche nel 2020 e giu' a procedere!

Anzi il direttore dell'ente petrolifero di Norvegia, Torgeir Stordal dice che vogliono essere in posizione competitiva: se i russi trovano petrolio, vogliono essere sicuri che la parte norvegese resti in mani norvegese.

E quindi dopo tanto parlare, e dopo tanto farci la morale su quanto sono bravi con le loro vetture elettriche (sovvenzionate dalle petrol-corone)  eccoci qui che non allentano la presa sul petrolio.

Sono tanto meglio di Trump? Almeno lui e' stato chiaro: per seguire la politica degli idrocarburi e del carbone ha deciso neanche di firmarli gli accordi di Parigi.

La Norvegia invece firma con la mano destra e trivella con la mano sinistra.


Monday, August 27, 2018

L'ENI combina guai in Norvegia e viene sgridata dall'ente di sicurezza petrolifero








Eccoli qui, quella della nostra armata brancaleone.

L'ENI in Norvegia che periodicamente recepisce avvisi di mancato adempimento alle norme di sicurezza in Norvegia. 
 
Il castigatore e' sempre lo stesso, il Petroleum Safety Authority (PSA) che ha mandato l'ultimo avviso di una lunga serie all'ENI per le sue attivita' in Artico, nel campo Goliat.

Il PSA ha indagato le condizioni su Goliat dall'8 al 18 Giugno 2018.

Hanno determinato questa bella sfilza di "non conformities" in merito all'esecuzione delle trivellazioni, le operazioni sui pozzi, il management della preparazione in caso di energenza, le loro progettazioni e la valutazione del rischio.

Ecco cosa dicono:

Results

Non-conformities were identified in connection with:
  • Planning and risk management of drilling and well operations
  • Management of Change (MOC)
  • Systematic emergency preparedness training
  • Classification of safety-critical equipment
  • System for follow-up of competence and training of temporary employees
  • Training and exercises for drilling and well personnel
In addition, improvement points were identified in connection with:
  • IWCF Certification not carried out
  • Employee participation
  • Quality and language of procedures
  • Robustness in the event of nurse’s absence
  • Learning from well control incidents
  • Knowledge and use of Well Control Bridging Document


Cioe' l'ENI non e' in adempienza nelle proprie pianficazioni e nella valutazione del rischio delle sue trivelle, nell'addestramento del suo personale in caso di emergenza, nella formazione di lavoratori temporanei. In piu' devono migliorare le proprie certificazioni, e devono imparare dai vari incidenti sui pozzi.

Non e' la prima volta che accade tutto questo, e anzi, io credo che l'ENI ci sia abituata!

Ecco qui:


Goliat e' il campo petrolifero piu' a nord della Norvegia, a 85 chilometri a nord della terraferma. C'e' qui anche una FPSO. Il petrolio di Goliat e' in realta' di buona qualita', con indice API 32 e viene mandato nei mercati del Nord Europa.  Il 65% di Goliat e' dell'ENI, e il 35% della Statoil, ora chiamata Equinor.

Il tutto e' in azione dal 2016 ma i problemi esistono dal giorno in cui hanno aperto.

Produce solo i 2/3 di quanto inizialmente si progettava (11mila barili al giorno); ed e' stata chiusa diverse volte proprio per problemi alla sicurezza e all'ambiente.

Chissa' cosa succede esattamente, e' solo che essendo cosi lontano, cuore non vede occhio non duole. 

Perche' trivellano qui, in condizioni cosi estreme? Perche' la Norvegia sa che il bacino tradizionale da cui prende petrolio, il mare del nord, e' in declino, e quindi si spingono in posti sempre piu' delicati, piu' difficili, piu' imperversi.

E in questo caso si sono affidati all'ENI!

Solo che l'ENI non ci azzecca e cosi si sono pure messi in partnership con un ente privato, la Point Resources, nota anche come Var Energi "la nostra energia", per cercare di trivellare meglio, con piu' risorse e conoscenza della situazione norvegese con il target di ottimizzare tutto e di ottenere tutti assieme, ENI e Point Resources, 250mila barili al giorno entro il 2023.

Ambiziosi, eh?

Ma ci pensa l'ente di sicurezza petrolifera nazionale, il Petroleum Safety Authority a fermare la festa.

L'ENI dovra' rispondere il 21 Settembre 2018.

Vediamo che scuse si inventano.

Solo una domanda: ma dov'e' l'ente di sicurezza petrolifero d'Italia?
Chi fa controlli simili in Basilicata? A Ravenna? In Sicilia? In Veneto?

Dopotutto, e' sempre ENI e se non ci azzeccano in Norvegia, come facciamo a fidarci di loro in Italia?



Monday, November 6, 2017

Goliat: chiusa FPSO dell'ENI in Norvegia per "gravi irregolarita'"








The Petroleum Safety Authority Norway (PSA) 
has audited electrical safety
and the person in charge of the electrical facilities at 
Eni Norge (Eni) on board the Goliat FPSO.


Serious breaches of the regulations were identified, 
and Eni has now been given notice of an order. 
Until the order has been complied with to the PSA’s satisfaction, 
all production from the Goliat floating production, 
storage and offloading (FPSO) unit must remain shut down.


Dagli ordini della Norway Petroleum Safety Authority all'ENI



Non gliene va bene una all'ENI in Norvegia.

E questo specie perche' la Norvegia esegue controlli e impone ordini.

L'ENI in Norvegia gestisce Goliat, fra le altre cose, una FPSO che serve per processare in loco il petrolio estratto dai mari del Nord.

E' una posizione difficile, le intemperie non rendono sempre la vita facile a strutture petrolifere e a FPSO. E l'ENI in Norvegia ha avuto gia' tanti problemi, per mancanza di competenza, per sfortuna, o chissa' anche per malafede.

Come parte di un normale controllo la Norway’s Petroleum Safety Authority (PSA) ha ispezionato Goliat fra il 19 e il 28 Settembre 2017.

Hanno trovato varie irregolarita' al sistema elettrico e hanno ordinato all'ENI di chiudere Goliat il giorno 5 Ottobre 2017.

Il tutto e' in messo in bellavista sul sito ufficiale della PSA.

Prima di riaprire Goliat ordinano all'ENI di: 

Complete the systematic survey of potential ignition sources related to electric Ex motors.

On the basis of the survey, implement the necessary technical, operational and organisational measures to reduce as far as possible the threat of ignition from all faults which represent an ignition source.

Fra queste irregolarita' dunque, pericolo di incendio da motori difettosi della FPSO.  Dicono che l'ENI ha tre settimane per sollevare obiezioni. Alla fine, nel loro ordine, PSA scrive:

“Until the order has been complied with to the PSA’s satisfaction, all production from the Goliat FPSO unit must remain shut down."
 
L'ispezione ha anche messo in evidenza che ci sono alti tassi di fallimento dell'integrita' dell'equipaggiamento della FPSO. Secondo l'ENI stessa il tasso di fallimento era del ... 38% durante le ispezioni! Di queste il 3.5% erano gravi.

E questo secondo l'ENI stessa.

Il giorno 6 Novembre 2017 arrivano risultati piu' approfonditi dell'ispezione. E arriva un nuovo ordine e' di revisionare in modo sistematico tutte le potenziali sorgenti di incendio della FPSO prima che la produzione possa tornare attiva.  Dicono che le irregolarita' sono serie. 

L'ENI deve indentificare tutte le non-conformita', chiarificare tutte le loro cause, presentare sistemi correttivi per evitare occorrenza di nuovi problemi e rischi. Devono anche fare una revisione del propri controlli del sistema elettrico, far si che tutti i ruoli siano chiari al personale, che le procedure siano compliate per iscritto, con linee guida e che tutto sia adeguato alle varie possibili condizioni a bordo. Devono anche presentare moduli di formazione che devono essere adeguati a tutti i ruoli a bordo della FPSO.

Questo e' quello che scrive PSA:

The report from the audit has now been completed, and identifies further breaches of the regulations. 
During the audit, nonconformities were identified relating to:

  • follow-up and handling of nonconformities
  • electrical safety and the person responsible for the electrical facilities
  • management and risk assessment of conditions related to ignition source control.
Furthermore, improvement points were identified relating to:

  • reporting of situations of hazards and accidents
  • planning and setting of priorities
  • heating-cable installation
  • safety supervisor.
On the basis of the nonconformities identified, the PSA has now given Eni Norge AS notice of the following order. 

Eni Norge is ordered to do as follows.
  • Review the company’s system for following up identified nonconformities, so that the nonconformities are corrected, their causes are clarified and corrective measures are initiated to prevent the nonconformities reoccurring. The effect of the measures must be evaluated.
  • Review all identified nonconformities related to ignition source control, clarify their causes and initiate corrective measures to prevent the nonconformities reoccurring.
  • Review nonconformities which have been closed without adequate correction to ensure the necessary handling of the nonconformities and adequate correction. This includes further handling of conditions described in the report’s nonconformity 5.1.1.
Conduct a review of the management system for the electrical discipline area and implement the measures necessary to ensure that:
  • roles and responsibilities are defined and understood
  • necessary procedures, guidelines and instructions have been drawn up and are complied with, and that these are adapted to the extent necessary to site-specific conditions on board
  • existing training programmes are evaluated and measures implemented to ensure that relevant training modules are tailored to and implemented for each position on board.

Il giorno 11 Dicembre 2017 il PSA di Norvegia eseguira' ulteriori controlli, e la scadenza finale per mettersi in regola sara' il giorno 1 Marzo 2018.

Questo e' quanto accade in Norvegia. Seguo queste cose da quasi 10 anni, e spesso leggo e/o scrivo del governo norvegese che impone limiti, controlli, manda ordini di chiusura. E in Italia? Ci sono controlli regolari? Le nostre infrastrutture a mare, a Ravenna o a Gela, sono davvero cosi sicure che non succede mai niente?

Davvero queste cose accadono solo in Norvegia?
In Italia e' tuttapposto, o vogliamo fare finta che sia tuttapposto? 










Wednesday, July 6, 2016

I sindacati di Norvegia: abbiamo un problema con la sicurezza dell'ENI





 “We can confirm that Eni notified us about a gas leak on Goliat on Sunday evening."

L'ENI conferma perdite di gas dalla sua piattaforma/FPSO a mare in Norvegia.
Dopo un mese dall'inizio delle sue attivita'.
 

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Si chiama ENI Norge ed e' la sussidiaria norvegese dell'ENI. Ha 425 addetti.

Si chiama Industri Energi ed e' il sindacato norvegese dei lavoratori dell'oil and gas.  Ha 60,000 membri.

E' notizia di questi giorni che Industri Energi ha espressamente manifestato le proprie preoccupazioni nei riguardi del management dell'ENI in Norvegia. Non si tratta di un specifico progetto, quanto dell'intera cultura dell'ENI che, secondo la Industri Energi, compromette la sicurezza. Tutto questo e' oggetto di un rapporto presso il Petroleum Safety Authority (PSA) di Norvegia, l'ente che regolamenta le trivellazione in Norvegia.

Il rappresentante dell'Industri Energi Martha Skjæveland dice che i problemi sono numerosi e che la situazione corrente e' seria. Si chiedono pertanto investigazioni approfondite per studiare le possibili infrazioni alle leggi norvegesi.

Il segretario generale di Industri Energi Jørn Erik Bøe dice che di queste presunte irregolarita' dell'ENI si e' gia' parlato piu' volte e che e' necessario avere regole piu' stringenti, specie per le ditte straniere che vengono a trivellare in Norvegia.

Fra i casi piu' eclatanti del cattivo management ENI e dei problemi alla sicurezza, il campo Goliat nel Barents Sea, completo di FPSO, che e' finalmente stato aperto nel Marzo 2016 dopo una innumerevole serie di ritardi e di problemi di sicurezza.  L'ENI e' qui l'operatore principale ed e' proprietaria di Goliat al 65%, mentre il restante 35% e' nelle mani della ditta statale norvegese Statoil.

Ad Aprile 2016, ecco qui: dopo neanche un mese, la prima perdita di gas da Goliat. 

A Giugno 2016 un lavoratore e' rimasto ferito durante le operazioni di scarico dalla FPSO dell'ENI. 

Tutto questo in Norvegia, e dopo soli tre mesi dall'apertura di Goliat. Se sono preoccupati delle operazioni ENI in Norvegia, e se fanno le cose un po a casaccio in Norvegia, come non possiamo essere preoccupati delle operazioni ENI in Italia?

Come non possiamo pensare che facciano le cose con la stessa leggerezza a Viggiano? A Ravenna? Nei mari dell'Adriatico?  Come non possiamo essere preoccupati delle operazioni di ditte ancora piu' piccole dell'ENI in Italia?

La soluzione e' sempre la stessa, non farceli venire dal primo giorno.


Monday, January 4, 2016

Tre anni di irregolarita' ENI su trivelle ed FPSO di Norvegia



Audit con punti da migliorare -- Dicembre 2014



Audit con non conformita' -- Maggio 2015


Audit con non conformita' -- Luglio 2015



Audit con non conformita' -- Novembre 2015



 Dopo tutti questi "audit" ecco l'ordine di correggere le irregolarita' 
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Febbraio 2016





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Update 27 Agosto 2016


 
 
Pursuant to the Framework Regulations, Section 69, with reference to the Management Regulations, Section 22 concerning the handling of nonconformities, we order Eni to identify and implement necessary measures following the incident of 27 August 2016 in order to achieve compliance with health, safety and environmental legislation.
After completing the investigation, Eni is required to submit a binding, time-delimited schedule with deadlines for implementing corrective measures following the incident.
The company has also been asked to present descriptions of any compensatory measures to be deployed until the non-conformity has been rectified.


L'ENI in Norvegia ha avuto almeno 12 incidenti nel campo Goliat nel 2016.
Il ministro del lavoro e della inclusione sociale di Norvegia, Anniken Hauglie,
chiede un incontro con l'ente di sicurezza petrolifero per
migliore supervisione e per maggior misure di protezione.

Intanto, all'ENI e' stato ordinato di prepare un rapporto su nuovi incidenti su Goliat
che ha portato all'evacuazione del campo petrolifero e di stimare le compensazioni.
La piattaforma dovra' restare chiusa fino al 5 Settembre.

 Un incidente simile il 10 Maggio 2016.

Se non ci riescono in Norvegia....

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Update 12 Febbraio 2016

Ecco qui, non ci riescono proprio i nostri eroi dell'ENI a fare le cose per bene! Mentre in Italia continuano a propinarci "siamo piu' bravi di tutti"  in Norvegia non la pensano cosi.

Siamo sempre nel campo Goliat, a nord della Norvegia dove l'ente di monitoraggio petrolifero nazionale, il Petroleum Safety Authority (PSA), per l'ennesima volta ha trovato irregolarita' da parte dell'ENI.  Goliat avrebbe dovuto essere operativa gia' nel 2013, ma continuano a non azzeccarci.

Queste ispezioni vengono fatte in modo regolare per essere sicuri che prima di dare l'OK alle trivlle sia tutt'apposto. Bene, dal 2013 ad oggi, ogni volta quelli del PSA trovavano irregolarita' da parte dell'ENI e rimandavano l'OK finale. Ogni volta l'ENI prometteva che avrebbe sistemato tutto. Ogni volta non ci riuscivano, anzi le cose peggiorano.

L'ultimo controllo a Gennaio 2016: putroppo il PSA certifica che molte questioni tecniche ed operazionali sono ancora non risolte e anzi, il giorno 11 Febbraio 2016 quando rendono pubbliche le loro conclusioni, parlano di "serie mancanze fra cui


mancanza di preparazione al personale;
istruzioni non chiare;
illuminazione inadeguata;
non conformita' dell'uso di postazioni di carico, scarico e spostamento materiale;
cattiva manutenzione dei cavi elettrici;
gru da adeguare;

All'ENI e' stato detto di fare un'altra revisione interna e che le prossima ispezione ci sara' il 4 Marzo 2016. 

Finora i costi per sviluppare Goliat sono di circa 6 miliardi di dollari. Si calcola che contenga 174 milioni di barili di petrolio. A 30 dollari al barile fanno 5.2 miliardi.

Cioe' in questo momento, e' piu' la spesa che l'impresa.





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Goliat, 4 Gennaio 2016

La lista delle non-conformita' e dei punti di miglioramento imposti dall'ente norvegese per la sicurezza all'ENI e alla sua FPSO -- a 85 km da riva, mica a sei come Ombrina.


“Eni Norge has applied for the PSA’s consent to deploy Goliat FPSO, but the consent will not be granted until Eni is able to demonstrate that the company is ready for start-up. We are waiting for this documentation. We are aware that Eni is working flat out to fix all the faults and defects, to allow us to issue consent to start production. 

It is, however, not the PSA which is delaying the Goliat project. The project has been subject to large delays, which Eni itself is responsible for. The PSA has followed the company’s progress in parallel, and we have made it clear to Eni Norge that we will not grant consent to use Goliat FPSO until we are confident that the activities can be performed in compliance with statute.”




Le cose all'ENI in Norvegia non vanno cosi bene.  Anzi, pare piuttosto l'armata Brancaleone.

Negli anni scorsi in Norvegia le e' successo un po di tutto - incidenti per "lack of competence" cioe' mancanza di competenza, citazioni in giudizio per problemi alla sicurezza e adesso ritardi e sprechi nella messa in produzione del campo Goliat nel Barents Sea, l'Artico di Norvegia.

Secondo l'ENI qui a Goliat doveva essere tutto pronto nel 2013. Era una operazione ambiziosa, nel freddo polare dell'Artico, con le migliori tecnologie, con la migliore sicurezza e con una FPSO, lo stesso tipo di nave desolforante che la Rockhopper Exploration vuole piazzare davanti le coste d'Abruzzo con Ombrina. Dal 2013 ad oggi questo campo Goliat non e' ancora partito.

Perche' tutti questi ritardi? Perche' a differenza degli enti italiani che lasciano i petrolieri trivellare un po a vanvera e dove gli pare, l'ente norvegese che controlla le operazioni petrolifere,  il Petroleum Safety Authority (PSA) e' molto piu' severo e vuole essere sicuro che tutto sia fatto nel pieno rispetto delle regole. Questo PSA conduce delle ispezioni periodiche sul campo Goliat e non si pone scadenze di tempo. Cioe' se le cose sono fatte bene, si parte, altrimenti no. Non ha importanza quanto lunga sia l'attesa o in che stato siano mercati e petrolieri, o quanto costano le migliorie che impongono.  Si parte solo se tutto e' in regola. Proprio come in Italia, vero?

Dopo vari ritardi accumulatisi dal 2013 a causa delle richieste di questa PSA, finalmente ad Agosto del 2015 l'ENI annuncia ai suoi investitori che erano "solo un po di settimane" indietro e che tutto sarebbe stato presto pronto a Goliat. Ma questo PSA e' un osso duro. Il 2 Novembre 2015 l'ennesima ispezione mostra una sfilza di almeno sedici irregolarita' e/o di necessita' di miglioramenti nelle apparecchiature. Partono altre promesse ed impegni agli azionisti. Il 22 Dicembre 2015 dopo l'ennesima ispezione, l'ente norvegese, azionisti o non azionisti, conclude che no, non era tuttapposto nel campo Goliat e che si deve aspettare ancora. 

Oops.

Il PSA manda anche una lettera in cui si spiega il perche' della mancanza del nulla osta. 
La FPSO secondo il PSA di Norvegia  ha concluso che le irregolarita' sistema elettrico della FPSO in presenza di gas o liquidi infiammabili avrebbero potuto portare ad esplosioni. Ne l'ENI ne la sua partner di minoranza, la Statoil hanno ancora saputo sistemare i guai e ora la partenza di Goliat, forse, ci sara' nel 2016. 

La cosa che a me piu' colpisce e' questa frase, schietta, del PSA:

Non e' tuttavia il PSA che impone ritardi al progetto Goliat. Il progetto e' soggetto a gravi ritardi, di cui l'ENI stessa e' responsabile. 

Dicono che ci sono delle "technical weaknesses in equipment" -- debolezze tecniche nelle apparecchiature -- che devono ancora essere sistemate e che

“C'e' molta incertezza riguardo i progetti dell'ENI, sullo status delle apparecchiature critiche per la sicurezza e per il lavoro che resta da fare. Da parte nostra e' necessario un dialogo lungo e continui monitoraggi."

Intanto, i costi lievitano. Inzialmente si parlava di 5 miliardi di dollari per la messa in produzione di Goliat, ma i costi hanno gia' superato i 6 miliardi a causa dei ritardi. Secondo il Wall Street Journal per recuperare i costi e per rendere Goliat competitiva il prezzo del petrolio dovrebbe essere $100 al barile. Invece siamo a $37.

Ma... dove si trova questo campo Goliat?

Mica a 6 chilometri da riva, come Ombrina. Si trova a 85 dalle rive di Hammerfest, nel nord della Norvegia.

Notare che se l'Italia e la Croazia decidessero pure loro di trivellare ad almeno 85 chilometri da riva, il mare Adriatico sarebbe petrolieri-free perche' l'Adriatico a malapena arriva a 190 chilometri di larghezza.

Buon 2016, anche all'ENI.

Qui le immagini di Goliat e degli altri casi di "lack of competence" dell'ENI. 

Tuesday, July 1, 2008

Lofoten, Norvegia




La Norvegia e' uno dei maggiori produttori di idrocarburi e le compagnie di petrolio sono sempre alla ricerca di nuovi giacimenti. Fra le zone recentemente sotto attacco, Lofoten e Goliat, entrambe situate nel circolo polare artico, di gran bellezza naturale e che, secondo i calcoli e le previsioni, avrebbero enormi potenzialita' estrattive.

Nel 2001, la zona di Lofoten fu aperta all'esplorazione, ma queste vennero immediatamente fermate a causa di proteste popolari, che coinvolsero anche Greenpeace. Le attivita' principale a Lofoten sono il turismo e la pesca commerciale, specie il merluzzo gigante (da cui fanno il baccala' norvegese). Questa zona e' fra le piu' belle del paese, nonche' un importante punto di aggregazione per la vita marina, con balene, coralli, e varie colonie di uccelli migratori che spesso si fermano qui.

Dopo le scoperte del 2001, il governo annnuncio' che erano necessari studi ambientali sui pericoli sismici e di inquinamento legati agli scarti nel mare. I politici dissero che avrebbero rispettato l'opinione pubblica.

I petrolieri allora iniziarono una forte campagna pubblicitaria cercando di convincere i pescatori che il petrolio avrebbe portato opportunita' di lavoro e benessere per tutti. Promisero che avrebbero usato le migliori tecniche per rispettare l'ambiente. Naturlamente ci credono solo loro! Fra le ditte petrolifere interessate la Shell, la Statoil, la Norwegian Hydro, e la nostra beneamata ENI. Il potenziale quantitativo di petrolio fu stimato attorno ai mille milardi di dollari.

Nonstante i tentativi e la propaganda dei petrolieri, il governo decise di vietare le trivelle a Lofoten, sulla base di studi ambientali dove si giunse alla conclusione che i rilasci in mare di fluidi e di petrolio avrebbero gravemente compromesso l'equilibrio sia ecologico che economico dalla zona. Nel 2006 Lofoten venne dichiarata parte di un piano di protezione che escludeva le trivelle. Queste sono ora vietate per una distanza di almeno cinquanta chilometri dalla costa. Il piano verra' revisionato nel 2010, ma l'opposizione della gente e' forte, e i recenti sondaggi mostrano che solo il 19% degli abitanti di Lofoten e' favorevole alle trivelle. I petrolieri avarnno vita dura li.

Parallelamente pero' il governo approvo' le trivelle a Goliat, piu' a nord. L'impresa che si e' aggiudicata la trivellazione, a 93 chilometri dalla costa e' l'ENI. La lotta va avanti, anche in Norvegia, loro a 93 chilometri, noi a sette.

Questi numeri cosi sproporzionati non finiscono mai di farmi arrabbiare.


BBC, Environmental News Service
WWF Norway