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Thursday, October 26, 2017

Ombrina Mare smantellata e sconfitta per sempre


Tutto questo non c'e' piu:




Grazie ad Assunta di Florio per le foto

Ecco,

dopo nove anni e sei mesi, Ombrina Mare va via.

Era l'Aprile del 2008 e la signora Liliana mi scrisse di questo mostro che si iniziava a vedere da fuori la finestra della sua stanza da letto.

Era un mostro a righe, bianche e rosse, ed era in constrasto assoluto con il blu del mare, e del cielo.

Vivevo lontano, e pensavo di aver gia' dato tutto al Centro Oli di Ortona, che ha consumato, a suo tempo, altri dei miei giorni. Ma non c'era nessun altro.

La storia e' durata fino a questi giorni, passando per le piazze, per le universita', per i dibattiti televisivi, per le pagine del Fatto Quotidiano, e pure per i tribunali.

La fine di Ombrina e' qui. La ditta che voleva costruirlo, la Mediterranean Oil and Gas non c'e' piu', non ha retto alla resistenza di chi si oppeneva al suo mostro marino e hanno finito i soldi. Era il loro piu' grande progetto. Con Ombrina e la sua FPSO dovevano fare il salto di qualita' e passare da una microditta quotata sulla borsa secondaria di Londra ad una compagnia petrolifera di medie dimensioni.

Non ci sono riusciti.

Chi e' venuto dopo ha maldestramente pensato di poter tirar fuori petrolio in quattro e quattrotto dalle spoglie della Mediterannean Oil and Gas, ma non ha fatto i conti ne con il popolo d'Abruzzo, ne con questo piccolo grande blog.

Ombrina e' morta e sulla sua scia un divieto nazionale alle trivelle lungo una fascia di 12 chilometri lungo tutto il perimetro nazionale. 

Mi sono rimasti anche dei grandi amari nell'anima con Ombrina. Persone, tante persone, che ne hanno approfittato per cercare di farcisi improbabili carriere politiche, sedicenti associazioni ambientaliste che tirano su pure il 5per mille e che sono state solo di ostacolo e non di unione o propositivi. Alcuni mi hanno anche rubato denaro. 

Non e' bello scrivere queste cose, ma e' la verita'. Alla fine sono quasi dieci anni, ed e' impossibile che i puri siano da una parte e che i cattivi siano tutti dalla parte delle trivelle.  Lezioni di vita anche queste.

Resta il fatto che due cose ho scoperto.

Uno e' che la volonta' popolare e' irresistibile quando e' ben cosciente, organizzata, determinata, e testarda, e che guidata da perseveranza e intelligenza questa volonta' popolare puo' crescere.  L'Abruzzo ne' e' stato un grande, bell'esempio. Ma ci vuole lavoro e una opposizione su questa scala non nasce dal nulla e non si improvvisa. E l'altra invece sono che tante persone sono si' pure dentro, e io sono stata fortunata ad averle incontrate e ad aver fatto un pezzo di vita assieme a loro.

Passeranno gli anni e i decenni ma dentro portero' sempre la silenziosa certezza di avere, a suo tempo, fatto qualcosa di buono, senza desistere per quasi dieci anni, per una terra ormai non piu' mia, da lontano, e per amore.






Saturday, July 15, 2017

La Rockhopper vende sei concessioni alla Northern Petroleum: obbligo di ripristino ambientale di 3 milioni di euro









Dal 2012 ad oggi la Rockhopper Exploration ha perso il 90% del suo valore: da 200 pence nell'Agosto di 5 anni fa, a 20 pence al Luglio del 2017.

E' evidente che le cose non vanno bene. Oltre ai prezzi del petrolio collassati sul mercato globale da un paio di anni ormai, la debacle Ombrina Mare dalla quale sperano stoltamente di recuperare 150 milioni di dollari, il 14 Giugno hanno anche annunciato che un pozzo appena trivellato in Egitto era sterile. 

Da qualche parte devono pur recuperare il denaro.

E cosi decidono di vendere tutte le loro concessioni su terraferma in Italia alla Northern Petroleum. Le chiamano concessioni "non-core", cioe' non fondamentali, e lo fanno per "snellire" le loro operazioni e per "rettificare" i costi.

Sono in genere parole per dire: stiamo cercando di salvare il salvabile.

La Northern Petroleum ha pagato 1.6 milioni di euro in cambio di sei concessioni, totali e parziali sparsi per l'Italia, e che sono qui elencate:

100% Scanzano (71 kmq, Basilicata)
60% Monte Verdese (60 kmq, Basilicata, il restante 30% e della Gas Plus e il 10% della Petrorep)
50% Torrente Celone (80 kmq, Puglia, il restante 50% e' della Edison)
100% Aglavizza (7 kmq, Abruzzo)
100% Civita (276 kmq, Abruzzo)
85% San Basile (98 kmq, Abruzzo, il restante 15% e' della Irminio)

Oltre agli 1.6 milioni di euro di prezzo, ci sono i costi associati alla manutenzione, debiti, e spese varie che sono passati alla Northern Petroleum per circa 2.8 milioni di euro.  E poi i costi di dismissione e di ripristino ambientale, passati anche loro alla Northern Petroleum di 3 milioni di euro per un totale di dieci anni stimati di lavoro.

In totale, fra debiti e spese di ambientale la Northern Petroleum ha dunque speso 7.4 milioni di euro.

Dunque, impariamo da tutto cio' che:

1. Circa 600 kmq di territorio italiano per trivellare valgono 7.4 milioni di euro;

2. Le spese ambientali su sei concessioni ambientali sono di tre milioni di euro. Anche se non e' un conto accurato (sono diverse fra loro, per estensione territoriale e per livello di struttamento) questo vuol dire che ogni concessione si riduce in circa 500mila euro di danni. E' una cifra da tenere in mente come ordine di grandezza quando si parla dei fantasmagorici litri e litri di petrolio che queste microconcessioni porteranno all'Italia e il costo totale di guadagno per loro e di veri costi per la collettivita'.

E la Rockopper?

Da tutta questa transazione oltre agli 1.6 milioni di euro ricevuti direttamente dalla Northern Petroleum, hanno ricevuto circa 1 milione di euro indietro come value-added-tax refund dal governo.

Cioe' lo stato italiano le restituisce l'IVA!

Bell'affare no?

Resteranno in Italia con la concessione a gas Guendalina e il permesso Serra San Bernado.
E poi, andranno a trivellare in altre localita' del Nord Africa.


Altro giro, altra corsa.


Wednesday, April 19, 2017

Ombrina atto finale: le ferraglie eliminate entro la fine del 2017 per 2 milioni di dollari





"The decommissioning and removal of the tri-pod structure is 
anticipated to take place during H2 2017 and a 
fixed price contract for this work has been awarded."



Avevamo lasciato Ombrina ad Agosto 2016 circondata di navi per vari giorni, sotto il cielo blu e circondata da un mare ancora piu' blu. I residenti del litorale dei trabocchi vedevano finalmente il concretizzarsi di otto anni di lotta con la dismissione del pozzo piu' contestato d'Italia.

Quelle operazioni di otto mesi fa erano di "plug and abandonment", cioe' letteramente, "tappa ed abbandona". I lavori eseguiti dal jack up Atwood Beacon della Zenith Energy di Londra erano stati essenzialmente di cementificazione totale per evitare che gli idrocarburi del giacimento potessero in qualche modo essere rilasciati nell'ambiente circostante. 

Tutto ando' secondo il protocollo stabilito, e la ditta affermo' che le operzazioni erano state di gran successo, nonostante l'alta concentrazione di gas pericolosi nel pozzi, primo fra tutti l'idrogeno solforato.  Le operazioni costarono 300mila euro.

In questi giorni arrivano altre notizie sul finale di Ombrina: il tripode che si erge (ancora!) dal mare sara' eliminato, secondo la Rockhopper Exploration entro la fine dell'anno, ad un costo che dovrebbe aggirarsi attorno ai 2 milioni di euro

Il tripode e' visibile dalla riva, e fu installato nel 2008, all'inizio della vicenda. La Mediterranean Oil and Gas prima, e la Rockhopper Exploration dopo, non la smantellarono mai perche' pensavano che potesse essere utile durante le fasi future di Ombrina.

Se tutto va secondo i programmi di marcia, nel 2017 verra' eliminato.

E' questo un buon momento per riflettere sul futuro delle lotte petrolifere in Abruzzo. In questi giorni e' sulle cronache la storia del Centro Oli di Viggiano, che sara' chiuso per tre mesi a causa di irregolarita' nelle emissioni e dopo venti anni di continui problemi, anomalie di funzionamento, e disperazione dei residenti. Il governo centrale continua a rilasciare concessioni trivellanti, dal Molise al Veneto. I petrolieri sono intenzionati a lavorare anche entro la fascia protettiva delle dodici miglia cosi tanto agognata per anni da noi tutti.

Tutto questo ci deve ricordare quanto importante e' stato attivarsi nella nostra regione, e soprattutto che queste sono battaglie per la vita. Non si deve mai abbassare la guardia.

Grazie all'ostinazione della nostra gente, non abbiamo avuto ne Ombrina, ne Centro Oli, ne la raffineria della Forest Oil.

Tante altre concessioni sono morte sul nascere. 

Ortona e Bomba non sono diventate nuove Viggiano. 

Ma non dobbiamo mai per un attimo pensare che sia finito qui. I petrolieri sono dietro l'angolo, aspettano il mercato, aspettano le condizioni politiche favorevoli, aspettano che noi dimentichiamo. 

Sta a noi continuare ogni giorno a vigilare, ad essere interessati, a fare, nel piccolo e nel grande quello che possiamo per proteggere il nostro angolo di pianeta.

Ciao Ombrina!


Monday, March 27, 2017

Sam Moody di Ombrina Mare dice che vuole i soldi indietro


Le perdite della Rockhopper dall'Aprile 2014 al Marzo 2016.
Dal 105.000 a circa 21.250.
Una perdita dell'80%.

 Negli scorsi 12 mesi la Rockhopper ha perso circa il 50% del suo valore


Nello scorso anno,

 il massimo e' stato il 29 Aprile 2016  -- 41.000
il minimo e' stato il 16 Dicembre 2016 -- 18.640
il valore al 28 Marzo 2016 e' stato circa 28.500

Adesso siamo a 21.250

un calo del 48% rispetto al 29 Aprile 2016
un calo del 25% rispetto al 28 Marzo 2016



Whilst we had hoped to avoid arbitration, we are extremely disappointed that it has proved to be necessary in order to protect our investment in the Ombrina Mare project. While it may take some time to produce a result, and there is no certainty of success, Rockhopper is taking all necessary steps to protect its shareholders’ interests at no extra cost to the company.

Sam Moody, CEO Rockhopper Exploration


 
Factors that would cause actual results or events to differ from current expectations, intentions or projections might include, amongst other things ... political risks, changes to regulations affecting the Company's activities, delays in obtaining or failure to obtain any required regulatory approval 

Dai documenti della transazione fra Rockhopper Exploration e Mediterranean Oil and Gas




Che cosa patetica.

Il CEO della Rockhopper Exploration, tale Sam Moody dice di avere inziato niente di meno che un "arbitrato internazionale" contro il governo italiano sulla questione Ombrina Mare.

Nel Febbraio del 2016 Ombrina mori',  come tutti sappiamo, grazie alla nostra eroica resistenza di otto anni, mille peripezie, e pure scartoffie in tribunale.

Oggi Sam Moody dice che il Italia abbiamo infranto il cosiddetto "Energy Charter Treaty" che proteggeva la Rockhopper dal 1998 (ma come, se a quel tempo Ombrina era della Mediterrannean Oil and Gas!) e che le garantiva la stabilita' degli investimenti.

Secondo i suoi legali, la Rockhopper avrebbe buone possibilita' di recuperare il denaro perso.

Quanto? Non si si sa. Ma sulla base dei profitti persi.

Cosa ne penso io?

1. La Rockhopper Exploration ha perso circa il 50% del suo valore negli scorsi 11 mesi e oltre l'80% da tre anni a questa parte.  E' una perdita abissale, ed io credo che non sia un caso che questa richiesta di arbitrato arrivi alla stampa adesso. E' secondo me anche un modo di proiettare confidenza agli investitori che stanno cercando di fare qualcosa per fare cassa e per recupare qualcosa da Ombrina, che, ricordiamo era l'investimento principe per Sergio Morandi, prima della Medoilgas e poi di Rockhoppper, prima che arrivassimo noi a fermarli.

2.  Questa richiesta e' patetica perche' lo sanno tutti, investitori e petrolieri e uomini di business che le regole possono cambiare, e che finche' l'ultimo si non e' stato firmato, le cose possono saltare. Sono le regole del gioco, e' un investimento con rischi, non una certezza matematica. Ed e' ancora piu' patetico aggrapparsi ad un documento del 1998!

3. In verita' Ombrina era stata gia' bocciata nel 2010, e quindi e' evidente che i rischi c'erano ed erano rischi reali e veri. E che quando meno la Mediterranean Oil and Gas lo sapeva. Poi le leggi sono cambiate ed Ombrina e' tornata in vita.  Sono le regole del gioco. E anzi, la Mediterannean Oil and Gas ha approfittato di queste leggi che sono cambiate, quando il cambiamento e' stato il loro favore. E adesso che cambiano il loro sfavore la Rockhopper Exploration vuole l'arbitrato internazionale?

Suvvia, Sam Moody, cresca e diventi adulto e accetti che a volte le cose possano andare male e che quando lei ha comprato Ombrina ha fatto i conti senza l'oste.

4. Come faranno a stabilire gli intrioti persi? Sulla base di quanti barili di produzione? Non hanno mai avuto cifre esatte di quanto petrolio ci fosse, anzi, spesso le riserve da certe sono diventate probabili e i volumi sono cambiati nel corso degli anni. Tantomeno Moody e compari possono proiettare i prezzi sul lungo termine. Come detto, e' tutto incerto.


4. Seppure fosse vero che questo Energy Charter Treaty e' stato applicato ad Ombrina nel 1998, la verita' e' che allora Ombrina e la sua concessione erano della Mediterranean Oil and Gas o chi per lei prima di allora, dal 1998 al 2014. In quel frangente ci fu anche la prima bocciatura di Ombrina, nel 2010.

La Rockhopper e' subetrata nel 2014, ed e' subentrata *ben sapendo* delle nostre lotte, dell'incertezza attorno ad Ombrina, degli enormi ritardi accomulatesi per loro nel corso degli anni. Come detto, hanno comprato Ombrina consci di quello che c'era attorno, da un punto di vista umano e politico. E se non lo sapevano e' loro ignoranza, non certo loro scusante.

E infatti, questo che segue era scritto fra i documenti della compravendita -- che il tutto e' soggetto a rischi, a cambi nelle regolamentazioni che hanno a che fare con Ombrina, e con ritardi o impossibilita' di avere i permessi.

Era chiaro a tutti, ed e' una prassi accettare che ci possano essere imprevisti.
Eccetto ovviamente a Sam Moody.

Scritto dalla Rochopper Exploration in data 23 Maggio 2014 agli investitori:

Certain statements in this document are forward-looking statements which are based on Company's expectations, intentions and projections regarding its future performance, anticipated events or trends and other matters that are not historical facts. These statements are not guarantees of future performance and are subject to known and unknown risks, uncertainties and other factors that could cause actual results to differ materially from those expressed or implied by such forward-looking statements. Factors that would cause actual results or events to differ from current expectations, intentions or projections might include, amongst other things, changes in oil prices, changes inequity markets, failure to establish estimated petroleum reserves, political risks, changes to regulations affecting the Company's activities, delays in obtaining or failure to obtain any required regulatory approval, failure of equipment, uncertainties relating to the availability and costs of financing needed in the future, the uncertainties involved in interpreting drilling results and other geological, geophysical and engineering data, delays in obtaining geological results and other risks associated with offshore exploration, development and production. Given these risks and uncertainties, readers should not place undue reliance on forward-looking statements. Forward-looking statements speak only as of the date of such statements and,except as required by applicable law,the Company undertakes no obligation to update or revise publicly any forward-looking statements, whether as a result of new information, future events or otherwise.

Chiaro?










Wednesday, January 6, 2016

Ombrina: direttamente dalla Rockhopper Exploration


Rockhopper Exploration plc
"Rockhopper" or the "Company"

Ombrina Mare Project Update




Rockhopper Exploration plc (AIM: RKH), the oil and gas exploration and production company with interests in the North Falkland Basin and Greater Mediterranean region, provides the following update on the status of the Ombrina Mare project offshore Italy.

The Italian Parliament has approved the 2016 Budget Law which reintroduces restrictions on offshore oil and gas activity including the general ban on exploration and production activity within 12 nautical miles of the coast of Italy. This restriction was originally introduced in 2010 and repealed in 2012.

Certain exceptions apply for existing production concessions and none of the Company's other interests in Italy, including the Guendalina gas field, are expected to be impacted by this new legislation. The Budget Law came into force on 1 January 2016.  

At the same time, Rockhopper has been granted a 12 month extension to the suspension of the Ombrina Mare exploration permit to 31 December 2016. Ombrina Mare is located within the 12 mile limit and the Company is conducting an in depth review of this new legislation, how the exploration permit is affected and its impact on the Ombrina Mare project.




1. Che il primo gennaio e' tornato in vigore il limite delle 12 miglia su tutto il perimetro nazionale, e che questo, in qualche modo impattera' Ombrina Mare che rientra entro la fascia protettiva. 

2. Che non sanno ancora bene cosa faranno, ma che stanno studiando la legge e le sue conseguenze. Potrebbero esserci eccezioni.

3. Che nel frattempo hanno ottenuto una proroga della concessione Ombrina Mare per dodici mesi. Quindi, non e' ancora di cantare vittoria, io credo.

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Perche' questa matassa infinita in questo paese?

Era tutto per evitare il referendum? Era solo una attesa in vista di elezioni future, e quindi inventiamoci uno standby? Era solo perche' i prezzi del petrolio sono bassi e quindi meglio aspettare? Ci sono altre cose che non sappiamo? E chi lo sa.

Sappiamo solo che c'e' questo limbo di un anno. E' una storia senza fine, in cui,  come sempre, a perderci e' forse l'unica cosa piu' importante dell'ambiente italiano, e cioe' la democrazia italiana. 

Fermiamoci un attimo a riguardare la storia. Prima del 2010 non esistevano fasce di rispetto in mare, ed infatti si poteva trivellare un po' dove capitava. Pure a meno di due chilometri dalla riserva naturale di Punta Aderci, nel vastese come voleva fare la Petroceltic d'Irlanda. Questo mentre in Calfornia, per dirne una, la fascia di rispetto era di 100 chilometri da almeno trent'anni prima.

Nel 2010 anche l'Italia vara finalmente la sua fascia di rispetto di 5 miglia che diventano 12 in caso di zone protette. Ombrina muore perche' a sei chilometri dalla costa. Nel 2012 arrivano Corrado Passera ed i suoi amici ad inventarsi il barbatrucco della fascia di rispetto "non retroattiva". La fascia di protezione non si applica a concessioni esistenti che coprono la stragrande maggioranza delle coste italiane. Ombrina resuscita. Nel 2015 la fascia di rispetto viene ripristinata. Ombrina muore di nuovo. Anzi, no. E' solo in coma. 

Ma che paese e' questo?  Non si rendono conto di essere ridicoli. Non e' da paese normale fare una legge e cambiarla cosi radicalmente ogni due o tre anni. Non seri. Ridicoli. Assolutamente ridicoli.

E perche' penso che sia la democrazia a perderci con tutti questi colpi di scena? Perche' con questi comportamenti non siamo di fronte a governanti che hanno a cura la res publica, la cosa di tutti, in modo pulito, chiaro, lineare, intelligente. No, abbiamo a che fare con una accozzaglia di decisioni torbide, confuse, sporche. Una pezza dopo l'altra.

Mi occupo di petrolio, ma e' spesso cosi per tutto il vivere civile in Italia: e' questa una nazione in cui non si sa mai da che parte sta il tuo governo, in cui non sai se le leggi le fanno per davvero o per finta, in cui non sai mai dove sta il trabocchetto o l'espediente.  Un posto in cui non puoi avere mai fiducia di nessuno e devi sempre chiederti se ti dicono la verita' o vogliono imbrogliarti.

E' snervante vivere cosi. 

Tornando ad Ombrina: perche' mai aspettare ancora un altro anno?  

Sono otto anni che si va avanti. 

A mio parere, la risposta deve essere o si o no. Con coraggio.  Con virilita'.

Vogliono trivellare? Bene. Fine della storia. Dite all'Abruzzo che devono accettare la FPSO in mare, e dite ai politici locali che la colpa e' tutta loro e che si vergognassero. 

O invece hanno capito che non e' intelligente trivellare entro 12 miglia da riva? O hanno paura del movimento di popolo che si e' creato? Bene. Dite alla Rockhopper che e' ora che se ne vadano, una volta per tutte.

Ma cosi, ancora con il democristiano compresso, e' assurdo.

Che senso ha per tutti, tirarla cosi per le lunghe? Possibile che non ci si rende conto che nel frattempo tutta questa energia umana, questo tempo, potrebbero essere usati per cose piu' costruttive? Le nostre vite non sono infinite, e l'Italia ha bisogno di mille cose. E anche per i petrolieri: diciamogli di no subito e per bene, se questo e' veramente l'intento di questo ripristino delle 12 miglia, cosi loro stessi si mettono il cuore in pace e tutti possiamo andare avanti con le nostre vite. 

Sono patetici. Quasi dieci anni di rimpalli. Dieci anni. E grazie che l'Italia va a sfacelo.

In quel tempo li in Cina hanno costruito interi sistemi tranviari ad idrogeno, regioni e citta' intere hanno trasformato la loro economia e sono arrivate al 100% di rinnovabili. E noi? Ancora qui a discutere di un petrol-mostro che nessuno, da nessuna parte del mondo civile mette cosi vicino a riva?  Il mondo corre, cambia, scappa. E noi siamo fossilizzati.

Non c'e' nessun modo di scappare: Ombrina e' un obbrobrio, da ogni punto di vista, e la politica che oscilla,  che rimanda a data da destinarsi, che cerca sentieri tortuosi per arrivare a trivellare l'intrivellabile e' un obbrobrio pure lei.

La mia verita' e' che Renzi e i suoi compari non solo non amano l'ambiente, ma non amano questo paese. Non vogliono che le cose funzionino in modo logico, veloce, pulito per il bene della nazione. Vogliono accontentare i loro amici, tenersi i piedi in 127 staffe,  fare finta, tenere il popolo a bada e cosi fare tutto quello che vogliono per i loro benefici. 

Si credono furbi, e invece sono solo caricature.

E' L'Italia che ci perde e neanche lo sanno.







Monday, January 4, 2016

Tre anni di irregolarita' ENI su trivelle ed FPSO di Norvegia



Audit con punti da migliorare -- Dicembre 2014



Audit con non conformita' -- Maggio 2015


Audit con non conformita' -- Luglio 2015



Audit con non conformita' -- Novembre 2015



 Dopo tutti questi "audit" ecco l'ordine di correggere le irregolarita' 
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Febbraio 2016





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Update 27 Agosto 2016


 
 
Pursuant to the Framework Regulations, Section 69, with reference to the Management Regulations, Section 22 concerning the handling of nonconformities, we order Eni to identify and implement necessary measures following the incident of 27 August 2016 in order to achieve compliance with health, safety and environmental legislation.
After completing the investigation, Eni is required to submit a binding, time-delimited schedule with deadlines for implementing corrective measures following the incident.
The company has also been asked to present descriptions of any compensatory measures to be deployed until the non-conformity has been rectified.


L'ENI in Norvegia ha avuto almeno 12 incidenti nel campo Goliat nel 2016.
Il ministro del lavoro e della inclusione sociale di Norvegia, Anniken Hauglie,
chiede un incontro con l'ente di sicurezza petrolifero per
migliore supervisione e per maggior misure di protezione.

Intanto, all'ENI e' stato ordinato di prepare un rapporto su nuovi incidenti su Goliat
che ha portato all'evacuazione del campo petrolifero e di stimare le compensazioni.
La piattaforma dovra' restare chiusa fino al 5 Settembre.

 Un incidente simile il 10 Maggio 2016.

Se non ci riescono in Norvegia....

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Update 12 Febbraio 2016

Ecco qui, non ci riescono proprio i nostri eroi dell'ENI a fare le cose per bene! Mentre in Italia continuano a propinarci "siamo piu' bravi di tutti"  in Norvegia non la pensano cosi.

Siamo sempre nel campo Goliat, a nord della Norvegia dove l'ente di monitoraggio petrolifero nazionale, il Petroleum Safety Authority (PSA), per l'ennesima volta ha trovato irregolarita' da parte dell'ENI.  Goliat avrebbe dovuto essere operativa gia' nel 2013, ma continuano a non azzeccarci.

Queste ispezioni vengono fatte in modo regolare per essere sicuri che prima di dare l'OK alle trivlle sia tutt'apposto. Bene, dal 2013 ad oggi, ogni volta quelli del PSA trovavano irregolarita' da parte dell'ENI e rimandavano l'OK finale. Ogni volta l'ENI prometteva che avrebbe sistemato tutto. Ogni volta non ci riuscivano, anzi le cose peggiorano.

L'ultimo controllo a Gennaio 2016: putroppo il PSA certifica che molte questioni tecniche ed operazionali sono ancora non risolte e anzi, il giorno 11 Febbraio 2016 quando rendono pubbliche le loro conclusioni, parlano di "serie mancanze fra cui


mancanza di preparazione al personale;
istruzioni non chiare;
illuminazione inadeguata;
non conformita' dell'uso di postazioni di carico, scarico e spostamento materiale;
cattiva manutenzione dei cavi elettrici;
gru da adeguare;

All'ENI e' stato detto di fare un'altra revisione interna e che le prossima ispezione ci sara' il 4 Marzo 2016. 

Finora i costi per sviluppare Goliat sono di circa 6 miliardi di dollari. Si calcola che contenga 174 milioni di barili di petrolio. A 30 dollari al barile fanno 5.2 miliardi.

Cioe' in questo momento, e' piu' la spesa che l'impresa.





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Goliat, 4 Gennaio 2016

La lista delle non-conformita' e dei punti di miglioramento imposti dall'ente norvegese per la sicurezza all'ENI e alla sua FPSO -- a 85 km da riva, mica a sei come Ombrina.


“Eni Norge has applied for the PSA’s consent to deploy Goliat FPSO, but the consent will not be granted until Eni is able to demonstrate that the company is ready for start-up. We are waiting for this documentation. We are aware that Eni is working flat out to fix all the faults and defects, to allow us to issue consent to start production. 

It is, however, not the PSA which is delaying the Goliat project. The project has been subject to large delays, which Eni itself is responsible for. The PSA has followed the company’s progress in parallel, and we have made it clear to Eni Norge that we will not grant consent to use Goliat FPSO until we are confident that the activities can be performed in compliance with statute.”




Le cose all'ENI in Norvegia non vanno cosi bene.  Anzi, pare piuttosto l'armata Brancaleone.

Negli anni scorsi in Norvegia le e' successo un po di tutto - incidenti per "lack of competence" cioe' mancanza di competenza, citazioni in giudizio per problemi alla sicurezza e adesso ritardi e sprechi nella messa in produzione del campo Goliat nel Barents Sea, l'Artico di Norvegia.

Secondo l'ENI qui a Goliat doveva essere tutto pronto nel 2013. Era una operazione ambiziosa, nel freddo polare dell'Artico, con le migliori tecnologie, con la migliore sicurezza e con una FPSO, lo stesso tipo di nave desolforante che la Rockhopper Exploration vuole piazzare davanti le coste d'Abruzzo con Ombrina. Dal 2013 ad oggi questo campo Goliat non e' ancora partito.

Perche' tutti questi ritardi? Perche' a differenza degli enti italiani che lasciano i petrolieri trivellare un po a vanvera e dove gli pare, l'ente norvegese che controlla le operazioni petrolifere,  il Petroleum Safety Authority (PSA) e' molto piu' severo e vuole essere sicuro che tutto sia fatto nel pieno rispetto delle regole. Questo PSA conduce delle ispezioni periodiche sul campo Goliat e non si pone scadenze di tempo. Cioe' se le cose sono fatte bene, si parte, altrimenti no. Non ha importanza quanto lunga sia l'attesa o in che stato siano mercati e petrolieri, o quanto costano le migliorie che impongono.  Si parte solo se tutto e' in regola. Proprio come in Italia, vero?

Dopo vari ritardi accumulatisi dal 2013 a causa delle richieste di questa PSA, finalmente ad Agosto del 2015 l'ENI annuncia ai suoi investitori che erano "solo un po di settimane" indietro e che tutto sarebbe stato presto pronto a Goliat. Ma questo PSA e' un osso duro. Il 2 Novembre 2015 l'ennesima ispezione mostra una sfilza di almeno sedici irregolarita' e/o di necessita' di miglioramenti nelle apparecchiature. Partono altre promesse ed impegni agli azionisti. Il 22 Dicembre 2015 dopo l'ennesima ispezione, l'ente norvegese, azionisti o non azionisti, conclude che no, non era tuttapposto nel campo Goliat e che si deve aspettare ancora. 

Oops.

Il PSA manda anche una lettera in cui si spiega il perche' della mancanza del nulla osta. 
La FPSO secondo il PSA di Norvegia  ha concluso che le irregolarita' sistema elettrico della FPSO in presenza di gas o liquidi infiammabili avrebbero potuto portare ad esplosioni. Ne l'ENI ne la sua partner di minoranza, la Statoil hanno ancora saputo sistemare i guai e ora la partenza di Goliat, forse, ci sara' nel 2016. 

La cosa che a me piu' colpisce e' questa frase, schietta, del PSA:

Non e' tuttavia il PSA che impone ritardi al progetto Goliat. Il progetto e' soggetto a gravi ritardi, di cui l'ENI stessa e' responsabile. 

Dicono che ci sono delle "technical weaknesses in equipment" -- debolezze tecniche nelle apparecchiature -- che devono ancora essere sistemate e che

“C'e' molta incertezza riguardo i progetti dell'ENI, sullo status delle apparecchiature critiche per la sicurezza e per il lavoro che resta da fare. Da parte nostra e' necessario un dialogo lungo e continui monitoraggi."

Intanto, i costi lievitano. Inzialmente si parlava di 5 miliardi di dollari per la messa in produzione di Goliat, ma i costi hanno gia' superato i 6 miliardi a causa dei ritardi. Secondo il Wall Street Journal per recuperare i costi e per rendere Goliat competitiva il prezzo del petrolio dovrebbe essere $100 al barile. Invece siamo a $37.

Ma... dove si trova questo campo Goliat?

Mica a 6 chilometri da riva, come Ombrina. Si trova a 85 dalle rive di Hammerfest, nel nord della Norvegia.

Notare che se l'Italia e la Croazia decidessero pure loro di trivellare ad almeno 85 chilometri da riva, il mare Adriatico sarebbe petrolieri-free perche' l'Adriatico a malapena arriva a 190 chilometri di larghezza.

Buon 2016, anche all'ENI.

Qui le immagini di Goliat e degli altri casi di "lack of competence" dell'ENI. 

Sunday, June 7, 2015

Ombrina e D'Alfonso, ancora

Lanciano, 23 Maggio 2015





Sono passate un po piu di due settimane dal 23 Maggio 2015.

Una giornata uggiosa, con nuvole imponenti sospese sul cielo d'Abruzzo ogni tanto interrotte dal timido sole di un pomeriggio speciale.

Il 23 Maggio e' stato il giorno scelto per la grande manifestazione contro Ombrina Mare, il progetto petrolifero della Rockhopper Exploration rilevato dalla defunta Medoilgas che ha cessato le sue attivita' meno di un anno fa e di cui Chicco Testa era non-executive director.

Ombrina ha avuto il parere positivo da parte del Comitato Tecnico di Valutazione Ambientale il giorno 6 Marzo 2015.


E quindi due settimane fa eravamo tutti li, a migliaia, io arrivata dopo un lungo viaggio dallo Utah, un fiume lunghissimo di persone che in questi anni ha cercato di opporsi in tutti i modi allo scempio dei pozzi e della nave desolforante a nove chilometri dalla costa dei trabocchi. Manifestazioni, osservazioni, incontri informativi. Per me personalmente e' stato veramente bello vedere cosi tante persone, arrivate da varie parti della regione e del resto d'Italia a protestare in modo composto, intelligente e gioioso.

A dare un extra quid di grinta a tutti, la storia della Forest Oil sconfitta dagli 881 di Bomba e la tanto agognata perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina - dopo 14 anni di interminabili discussioni, ironicamente quello stesso parco di fronte al quale dovrebbe sorgere Ombrina.

Si, ne abbiamo fatta tanta di strada dall'Aprile del 2008, la prima volta che Ombrina fece capolino nella vita degli abruzzesi e della sottoscritta. Vedere tutta quella gente mi ha fatto sentire ripagata del lavoro di informazione capillare che ho svolto in questi anni -- a volte quasi disperato -- viaggio dopo viaggio, citta' dopo citta', scuola dopo scuola, nottata dopo nottata a scovare e a scrivere a sensibilizzare.

Adesso tutti sanno di Ombrina.

Una cosa pero' non e' cambiata dal 2008 ad oggi - la mollezza della classe politica locale.

Luciano D'Alfonso e' il governatore della regione Abruzzo targato PD. In campagna elettorale aveva promesso che "gli UFO" nel mare non sarebbero stati mai costruiti. Si e' preso l'impegno personale di attivarsi. Ci siamo pure parlati per telefono con tanti sviolinamenti e promesse.

Ma... da che Ombrina ha avuto il parere positivo dalla Commissione Tecnica di VIA, Luciano D'Alfonso e' stato missing in action. Non ha piu' parlato di UFO, non ha piu' parlato di trivelle, non ha piu' parlato di "votatemi per aiutare a salvare l'Abruzzo dalla Rockhopper''.

Interessante anche che in alcune delle recenti riunioni romane per decidere le sorti di Ombrina c'erano rappresentanti della Regione Abruzzo. Non e' ben chiaro perche'. Alcuni avversari politici mormorano che sia stato convocato l'ex capo della direzione affari della presidenza Antonio Sorgi il quale non ha potuto partecipare perche'.... agli arresti domiciliari. Che dire.

Ad ogni modo e' stata veramente una gran delusione Luciano D'Alfonso. Lo so che la realpolitik rende Ombrina una questione spinosa per lui. Neanche a me piacerebbe mettermi contro Matteo Renzi del mio stesso partito e magari, chissa', rischiare incarichi futuri a livello nazionale e con maggiore visibilita' dell'Abruzzo.

Ma Luciano D'Alfonso ha liberamente scelto di rappresentarci e lo sapeva dal primo giorno che Ombrina sarebbe stata sua da affrontare. La responsabilita' e' tutta sua. Sua e non dei suoi appuntati. Non mi interessano i teatrini italiani. So solo che uno non fa il governatore per la realpolitik. Uno lo fa per il bene della sua gente. Punto. E lo sanno anche i sassi qual'e' il bene dell'Abruzzo in questo caso.

Il silenzio e lo sperare che la gente se ne vada in questo caso non funzionano. Si dira': cosa puo' fare D'Alfonso? Beh, puo' fare tutto. In Italia la democrazia funziona per amicizia e telefonate e per accordi segreti. E' orrendo, ma funziona cosi. Bene allora. D'Alfonso si mobilizzi, chiami Renzi, Galletti e tutti quelli che mettono le firme e dica loro che Ombrina non s'ha da fare. E' un popolo intero che glielo chiede. E se non dovesse funzionare dovrebbe essere lui il primo a creare un caso mediatico sulla stampa e sulle TV nazionali.

Nessuno nel mondo civile mette le FPSO a 9 chilometri da riva e da aree protette. Nessuno.

Spero che il nostro governatore si renda conto che non e' poi cosi difficile. Bisogna solo che prenda coraggio e che sia determinato. Quando uno fa la cosa giusta, non c'e niente di cui avere paura.