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Saturday, July 14, 2018

L'Irlanda diveste da tutte le fonti fossili - e' la prima nazione del mondo a farlo






Eccoci qui.

L'Italia detiene ancora il 30% delle azioni dell'ENI ed e' ancora inguaiata con il petrolio. Noi non lo sappiamo, ma sono sicura che quel 30% condiziona molte delle nostre scelte a livello di nazione, delle nostre politiche, del coraggio (o mancanza di coraggio) dei nostri politici.

Questa melassa politica-petrolio era evidente sotto il governo Renzi, e di tutti i governi prima di lui, con i ministri di ogni colore che hanno per lo piu' approvato tutte le trivelle possibili, a meno che non ci siano state eroiche resistenze e scandali popolari fra la gente.

Per il governo attuale e' ancora presto da dire, ma il fatto che il Ministro Sergio Costa non abbia, che mi risulta, detto ancora una parola sulle trivelle, mi preoccupa non poco e mostra che davvero si fa bene a temere che l'ENI strangola la nostra democrazia. 

Invece dalla piccola Irlanda una grande bella notizia.

Una legge che fa si che piu di 300 milioni di euro in azioni di 150 ditte di petrolio, gas e carbone saranno vendute il piu' presto possibile.

La legge definisce una ditta "fossile" se il 20% dell suo introito arriva dall'esplorazione, sfruttaemento o raffinamento di fonti fossili; se una di queste ditte inverte il suo focus e cade sotto questo limite del 20% gli investimenti possono continuare.

L'Iralanda cosi' diventa la prima nazione del mondo a divestire dalle fonti fossili secondo una legge passata con il supporto di tutti i partiti.

Tutti i partiti.

Tutti i partiti.

La nazione nel suo complesso ha circa 8 miliardi di euro in fondi di investimento nazionale, e la legge da 5 anni di tempo per completare la vendita.

La Norvegia ha fatto lo stesso, divestendo il suo fondo pensionistico dalle fonti fossili, ma solo con il carbone. Non sanno ancora cosa fare con le azioni che detengono di petrolio e del gas. E come potrebbe essere altrimenti, visto che lo stesso fondo di investimenti pensionistici e' figlio del petrolio!

E cosi quello che sembrava un micro movimento ha preso piede e sono tanti i piccoli e grandi enti che hanno aderito, chiese, scuole, cittadine. E ora il governo d'Irlanda.

E anzi, Thomas Pringle il parlamentare irlandese che ha introdotto la legge dice che il movimento di divestimento mostra al mondo intere che occorre agire e pensare il grande per fermare la catastroficita' dei cambiamenti climatici. Dice che occorre guardare al dila' dei ritorni economici a breve tempo del mercato.

Dovremmo tutti seguire l'esempio dell'Irlanda, e fare molto di piu' per questo martoriato pianeta.

Io sarei contenta gia' se Costa annunciasse che l'Italia non rilascera' piu' nessun tipo di licenza petrolifera sul suolo, sottosuolo o nei mari d'Italia.

Non e' difficile, basta solo volerlo.

Monday, June 4, 2018

Primo test per Sergio Costa: microditte irlandesi e australiane a trivellare Podere Gallina, Emilia Romagna







 Il CEO della United Oil and Gas, Brian Larkin, al TG irlandese dice di venire in Italia a "stringere le mani a quelli del Ministero" per farsi approvare i progetti trivellanti.

United Oil and Gas “excited” about the development at Podere Gallina licence in Italy


*Update 25 Giugno 2018*

La United Oil and Gas annuncia di volere "monetizzare" Podere Gallina il piu' presto possibile e che il flusso di gas trovato e' di 148mila metri cubici al giorno e di 130mila metri cubici al giorno dalle due prove fatte presso il pozzo Podere Maiar 1dir.

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Nel link di cui sopra, Il CEO della United Oil and Gas parla al telegiornale irlandese di come trivellare e sfruttare l'Italia. 

Senza alcun ritegno parla dei suoi rapporti con il Ministero italiano, dei suoi viaggi a Roma, di come abbia stretto le loro mani, creato un rapporto positivo, e creato del benvolere da parte dei palazzi romani verso la loro microditta irlandese.

Ovviamente si riferiva alla legislatura passata, non a quella appena insediata, che pero' avra' il compito di continuare a seguire l'iter dei progetti di Mr.  Larkin.

Caro Ministro Sergio Costa, spero che tutto questo finisca presto. E' questa una ditta minuscola, che vuole venire a stringere le mani dei politicanti italiani solo per sfruttamento e speculazione.  Ce ne sono tante altre come la United Oil da tanti angoli del mondo che vedono l'Italia solo come la terra dei balocchi facili. Non e' giusto che questa gente abbia tutte le porte aperte dei nostri ministeri dalla lontana Irlanda, e che il medio cittadino non ne sappia assolutamente niente.

Ecco, spero che le sue mani mai e poi mai saranno strette da quelle dei petrolieri. Sono intrise di morte e di dolore.

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"We've spent a lot of time getting to know the Ministry, 
we've spent a lot of time in the Ministry's offices, we've seen the benefits of that. 

I think one of things that we've learnt about doing business in Italy is the Italians like to do business face to face, so you need to take the time to go down and meet  the people, meet the Ministry, shake hands so they get to know you, they get a comfort level with you so that when something comes 
their desk with your name on it they know who you are and they are happy to engage with you. 

So it's worked quite well from that perspective."

"We spend money to get money".

Brian Larkin, CEO della United Oil and Gas, Irlanda

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Non si fara' aspettare il primo test per il neo ministro dell'ambiente italiano.

Gli Australiani della Po Valley chiedono di trivellare Podere Gallina, a sud del Delta del Po, fra le province di Ferrara e Bologna. La concessione e' di 506 chilometri quadrati ed e' stata loro assegnata nel 2008.

Il permesso era stato sospeso per circa 3 anni e 8 mesi, in seguito alle scosse di terremoto dell'Emilia Romagna. 

Cioe' il terreno e' , come per tutto il resto d'Italia, fragile, delicato prono a terrremoti. 

Come scrivono gli stessi petrolieri nel 2012 avevano eseguito lavori "geologi e geofisici" per accertarsi del pontenziale della concessione, allo scopo di produrre gas. Hanno trovato che parti del giacimento sono "a basso rischio" (cioe' con alta probabilita' di farci soldi) e hanno identificato due subzone buone per lo sfruttamento, Selva Stratigraphic e East Selva.

Oltre alle loro ricerche dirette hanno acquistato 70 chilometri di indagini eseguite precedentemente dall'ENI e li hanno riprocessati internamente. Nel 2013 una ditta specializzata dal Regno Unito, CGG Services certifica che i possono qui estrarre almeno... 0.48 miliardi di metri cubi di gas.

In Italia, il consumo annuale di gas e' di circa 70 miliardi l'anno.

E cosi, il giorno 21 Novembre 2017, e' stato inaugurato il pozzo Podere Maiar 1, appunto nella zona  detta Selva , all'interno della concessione Podere Gallina.

Dicono che hanno trovato gas metano puro al 99.1%, e che il tutto e' molto favorevole da un punto di vista di commercializzazione, visto che siamo a soli 600 metri dalla rete del gas italiano e che dunque l'allaccio e' facile.

L'Australiana Po Valley dunque promette di chiedere al governo l'autorizzazione finale per trivellare nel 2018.

Adesso.

Sucessivamente la Po Valley d'Australia ha deciso di cedere parte delle sue attivita' all'irlandese
 United Oil and Gas (per il 20%) e all'inglese Prospex Oil and Gas (per il 17%).

In questo momento la Po Valley dunque e' titolare solo del 63% della concessione e l'incarico della trivellazione vera e' propria e' stato dato alla United Oil and Gas.

Dal canto nuovo il nuovo CEO-mercenario della United Oil and Gas, l'irlandese Brian Larkin, dice di essere "eccitato" dal progetto e di avere appena sottoposto i documenti per lo sfruttamento di Poder Gallina al governo italiano. Dicono che ci vorra' circa un anno per il processo di assegnazione e per la messa in atto. Oltre alle trivelle vogliono costruire un gasdotto da circa 1 chilometro, probabilmente per il collegamento alla rete del gas.

Hanno tirato su circa 2.5 milioni di euro allo scopo e che le operazioni saranno pienamente automatizzate.

Cioe' non ci lavorera' nessuno, o quasi! 

E infine dicono che ci sono buone prospettive per eseguire altre indagini geofisiche nella zona. Cioe' altre camionette vibroseis, altre trivelle, altro disturbo del suolo.

Tutte e tre queste ditte sono piccole, da capitali sociali limitati, appena create o quotate sulle borse "alternative", per ditte a maggior rischio. Per esempio, la Prospex Oil e' quotata sulla AIM di Londra, la Alternative Investment Market, dove era anche quotata la Mediterranean Oil and Gas di Ombrina, poi andata defunta. La United Oil and Gas e' stata creata nel 2015 (!!) da una spinoff della Tullow Oil. 

E la Po Valley? Beh, questa chi puo' dimenticarla, e' la ditta che voleva trivellare l'Emilia Romagna per motivi affettivi!!!

Un po di considerazioni:

1. Quella zona e' stata non molto tempo fa colpita da terremoti, ed e' stata gia' trivellata a piu' non posso nel corso degli scorsi decenni. L'area e' fragile, marcata da subsidenza e da instabilita'.  Davvero vogliamo altre trivelle?

2. E per il beneficio di chi poi? L'Italia e' da poco diventata esportatrice di gas. Non ce ne serve piu' di quello che abbiamo e che importiamo, a meno che il nostro obiettivo non sia di estrarre da Podere Gallina per vederlo agli svizzeri, agli olandesi.  Certo pero' che se visto da questa ottica il cittadino italiano non ne guadagna niente, se non un territorio reso piu' povero, piu' brutto, piu' pericoloso. Ne guadagano solo gli australiani della Po Valley, gli irlandesi della United Oil and Gas e gli inglesi della Prospex Oil and Gas.

3. Il solare e le alternative continuano a prendersi fette di mercato, e lo farebbero ancora di piu' se solo fossimo piu' lungimiranti and we gave them a real chance.  Quindi non ha alcun senso continuare a trivellare lo stivale per il beneficio di terzi.

4. Anche la foglia di fico dell'occupazione non c'e' in questo caso, e certo non ci sara' in futuro, visto che si prevede la piena automatizzazione, e visto che sara' sempre piu' cosi per gli anni a venire. 

E dunque io mi aspetto che il neo ministro dell'ambiente, Sergio Costa, non continui sulla rotta di quei due galantuomini che lo hanno preceduto, Dario Franceschini e Gianluca Galletti. Spero che lui dia prova di rispetto del territorio, di chi ci vive, e della sua bellezza e fragilita' e che questi soggetti trivellanti siano rispediti al mittente e ai loro luccicanti telegiornali.

E questo non solo per dire no alla Po Valley, alla Prospex Oil e alla United Oil and Gas, quanto per dare un segnale a livello mondiale, e a tutte queste microditte presenti e future venute chissa da dove, che la pacchia e' finita.

Non si puo' piu' venire in Italia a pensare di arricchirsi con il nostro sottosuolo e fare il salto di qualita', da una microditta a una medioditta.

L'Italia merita di meglio. Spero che Podere Gallina sia un primo passo verso un nuovo modo di difendere l'ambiente, prima che i disastri all'aria, all'acqua, al suolo, al sottosuolo, arrivino, e non dopo.



Saturday, January 13, 2018

La Cina a riforestare un area grande quanto l'Irlanda









E mentre in Italia continuiamo ad abbattere alberi come se fossero il public enemy number one, in Cina succede tutto il contrario.

Il governo annuncia infatti un mega-piano di riforestazione. Pianteranno alberi su quasi 7 milioni di ettari di terra, un area grande tanto quanto l'intera Irlanda.

Perche' fanno questo? Beh, certo perche' la Cina e' inquinanta, perche' c'e' bisogno di verde, ma soprattutto perche' vogliono essere *leader*.

Io ci sono stata tante volte in Cina, e si, anche se alcune citta' non hanno niente da invidiare a nessuno, nella loro complessita' non si possono definire propriamente un paese sviluppato ed avanzato come in Europa o in Nord America.

Ma quello che di loro mi piace e' la volonta', l'ambizione, il fatto che ci provino.

E il piantare alberi fa parte del loro desiderio di non farsi piu' riconoscere come un paese inquinato ma per dare di se' una immagine migliore al mondo.

Fra i vari obiettivi quello di aumentare la percentuale di foresta dal 21.7% al 23% entro il 2020. E poi, dal 2020 al 2035, l'idea e' di arrivare al 26%.

Il capo del servizio forestale della Cina, Zhang Jianlong, dice che tutti quelli che lavorano nel settore della riforestazione sono benvenuti nel partecipare alla campagna di ri-verdificazione della Cina. Saranno privilegiati rapporti di cooperazione fra il governo ed i privati.

Le nuove foreste verranno create nell'area di Hebei e di Qinghai nei pressi del Tibet e nell'area vicino al deserto Hunshandake in Mongolia.

Finora, la Cina ha speso 83 miliardi di dollari nel piantare foreste negli scorsi 5 anni, piantando alberi per ben 208 milioni di ettari.

E cigliegina sulla torta, cosa del tutto sconosciuta ai governanti italiani, la Cina sta anche progettando un linea rossa-ecologica: cioe' la designazione di zone dove costruire sara' offlimits: vicino a parchi nazionali, fiumi e foreste e vicino a zone dove lo sviluppo sarebbe irrazionale.

Certo possono fare tutto questo perche' non sono una democrazia,  ma lo stesso, e' un piccolo grande esempio di cosa si possa fare se solo ci fosse la volonta' politica, questa sconosciuta.



Wednesday, June 28, 2017

L'Irlanda vieta il fracking in tutta la nazione









E cosi dopo la Germania, la Francia e la Bulgaria, l'Irlanda vieta il fracking in tutta la nazione.

Il Seanad Eireann, l'equivalente del Senato di Irlanda, ha infatti approvato la legge definitiva oggi 28 Giugno 2017. La prima mozione era stata introdotta nell'altra camera, detta Dáil Eireann, e presentata dal parlamentare Tony McLoughlin.

La legge si chiama -- chiaro chiaro -- "The Petroleum and Other Minerals Development (Prohibition of Onshore Hydraulic Fracturing) Bill 2016".

La legge e' passata con l'ampio consenso di vari partiti politici: c'era infatti forte preoccupazione per le trivelle da fracking in varie parti della nazione, fra cui le localita' di Leitrim, Cavan, Fermanagh e Sligo.

In realta' alcuni parlamentari volevano essere ancora piu estremi e introdurre legislazione per non rilasciare piu' concessioni di qualsiasi genere nel paese - per petrolio, gas, nuove o vecchie che fossero.

Il ragionamento della senatrice Grace O’Sullivan era che non ha senso cercare di ridurre le emissioni di CO2 quando poi continuiamo a cercare e ad estrarre petrolio e gas.  E per risolvere questa contraddizione non c'e' altra strada" occorre lasciare il petrolio sottoterra, dove la natura l'ha messo.

L'ha fatto la Francia, lo puo' fare anche l'Irlanda secondo lei, ma non si e' riusciti a trovare il consenso e per ora ci si deve accontentare di avere fermato quantomeno la pratica del fracking nella nazione.

La senatrice Alice Mary Higgins invece ha ringraziato tutti gli attivisti che hanno portato a questo risultato e al movimento globale che si pone domande essenziali sull'uso di fonti fossili e al tentativo di divestire fondi dall'uso di oil and gas.

Quante lezioni che abbiamo in questa storia. Un obiettivo pratico raggiunto, il consenso di vari partiti politici, e sopratutto i politici che ringraziano gli attivisti per il lavoro fatto.

Ci sono altri obiettivi certo, ma e' bello vedere ogni tanto dei passi in avanti.

Voglio vedere quando succede in Italia che Renzi e Gentiloni ringraziano i comitatini e le persone di buona volonta' per volere salvare l'Italia dalla cappa dell'inquinamento, del petrolio e dello sfruttamento selvaggio della nazione.









Friday, January 27, 2017

Irlanda: la prima nazione del mondo a divestire fondi pubblici da petrolio, gas, carbone


To have a fighting chance to combat catastrophic climate change 
we must phase out fossil fuels and stop the 
growth of the industry that is driving this crisis 


Thomas Pringle, nel proporre la legge che vieta ai fondi 
pubblici irlandesi di essere investiti in petrolio, gas e carbone

Il giorno 26 Gennaio 2017 e' stato un giorno epocale per l'Irlanda.

Il parlamento ha votato per il divestimento totale dei soldi pubblici dalle fonti fossili. La prima nazione del mondo che non investira' i fondi nazionali in petrolio, gas e carbone.  Si tratta di circa 8 miliardi di euro tolti all'energia sporca.

La legge si chiama Fossil Fuel Divestment Bill e regolamenta il cosiddetto Ireland’s Strategic Investment Fund fondi naizonali sotto il Republic’s National Treasury Management Agency.
  
Il voto e' passato 90 a 53.

Nel 2015 anche la Norvegia aveva votato di divestire, ma solo dal carbone, non dal petrolio.
E grazie! Sono un grande produttore di petrolio e il tutto sarebbe sembrato poco coerente!

Il legislatore che ha proposto questa legge si chiama Thomas Pringle, e dice che

"Il principio di finanza etica e' un segnale a queste corporazoni globali che il loro continuo manipolare la scienza del clima, il negare i cambiamenti climatici e il modo controverso che usano nel fare lobby presso i governi del mondo non sara' piu' tollerato. Non possiamo piu accettare le loro azioni mentre milioni di poveri nel mondo e in nazioni meno sviluppate soffrono le conseguenze delle loro azioni e dei cambiamenti climatici nella forma di fame, migrazione di massa e discontento civile."

“This principle of ethical financing is a symbol to these global corporations that their continual manipulation of climate science, denial of the existence of climate change and their controversial lobbying practices of politicians around the world is no longer tolerated. We cannot accept their actions while millions of poor people in underdeveloped nations bear the brunt of climate change forces as they experience famine, mass emigration and civil unrest as a result."

Amen.

Tuesday, January 12, 2016

Petroceltic alle Tremiti: accuse di frode, corruzione, debiti, messa in vendita.


Il crollo delle azioni della Petroceltic -- scese del 70% in un anno

















Petroceltic, chi e' costei?

Se uno legge la lista delle ditte che vogliono, vorrebbero o hanno gia' trivellato in Italia, ci si accorgera' che molte di queste hanno nomi sconosciuti, sono  piccole, con pochi capitali sociali, che pensano di venire in Italia a fare il salto di qualita' perche' abbiamo "regimi fiscali favorevoli". Lo dicono loro.

Fra queste la Petroceltic di Dublino, la ditta a cui il nostro governo ha deciso di affidare i mari attorno alle isole Tremiti con la concessione BR 274 EL.

A leggere i comunicati degli investitori emerge che questa Petroceltic e' assolutamente piegata in due, da debiti, azionisti senza scrupoli, accuse di frode e corruzione, crollo dei prezzi del petrolio e non sanno piu' dove andare a parare.  Hanno debiti per 200 milioni di dollari che non sono riusciti a ripagare. Basta solo dire che il 23 Dicembre 2015, il giorno dopo la firma dei nostri decreti ministeriali ha iniziato a cercare potenziali acquirenti. La liquidita' finira' entro Gennaio 2016.

Cioe' abbiamo dato il mare delle Tremiti a una ditta sul lastrico che sta quasi per fallire.

Le banche che si occpuano della messa in vendita della Petroceltic sono la Bank of America, la  Merrill Lynch e la Davy Corporate Finance. Stanno vagliando tutte le opzioni: la vendita in toto delle varie concessioni al miglior offerente, la fusione con altre ditte, o anche l'infusione di capitale con altri debiti e offerte pubbliche.

Il valore delle azioni nel solo 2015 e' crollato del 77%.

Ma come si e' arrivati fin qui? 

Il principale investitore della Petroceltic si chiama Worldview Capital Management, ed e' una ditta di hedge funds. Detiene il 29% di azioni della Petroceltic ed e' guidata da Angelo Moskov. A Febbraio 2015 la Petroceltic, a causa dei troppi debiti, decide di vendere obbligazioni per 175 milioni di dollari usando come collaterale Ain Tsila, un campo di gas in Algeria e forse il suo progetto piu ambizioso.

Moskov si oppone: secondo la Worldview questo passo questo avrebbe lasciato gli azionisti con guadagni derisori. Disse:
As predicted by Worldview in its EGM circular issued in February 2015, Petroceltic appears to have now run out of money. As a result it is proposing to pledge the Company's crown jewel, namely its participation in the Ain Tsila asset, as a security for a contemplated $175 million bond issuance. In our view, this will result in squandering shareholder value.
Given Company's past history of very poor financial management and false claims, Worldview is extremely concerned that such bond issuance will be perilous to shareholders. Owing to the Company's consistent inability to produce sufficient cash flows, proceeding with the bond issue on the announced terms would, in our view, likely result in bondholders eventually securing the world-class asset for a derisory sum.
La Petroceltic rinuncia. Le azioni crollano ancora. La Worldview denuncia la Petroceltic in tribunali d'Irlanda e d'Inghilterra per errori nelle revisoni interne. La causa e' ancora aperta.

Il 20 Agosto 2015 la Worldview accusa la Petroceltic di frode e di corruzione:
con la creazione di schemi per defraudare la compagnia dall'interno, con fatture gonfiate a Ain Tsila in Algeria.

La Petroceltic risponde accusando il suo principale investitore Worldview di una campagna di denigrazione e di sottrarsi al dialogo. Hanno paura che la Worldview possa accaparrarsi il 100% delle azioni e che questa sia una campagnia per l'acquisizione della Petroceltic a pochi spiccioli. 

Il 17 Settembre 2015 la Worldview accusa ancora la Petroceltic di irregolarita' in Bulgaria: dirigenti di medio livello avrebbero creato anche qui canali per  il trasferimento illegale di fondi della compagnia in mano di terzi, tramite  sussidiarie egiziane, bulgare e lussembughesi.

E poi il 23 Dicembre 2015 finiscono i soldi e si mettono in vendita.

Ecco, questa e' la Petroceltic d'Irlanda in questo momento. Perche' le abbiamo affidato le isole Tremiti senza neanche indagare che fondi avessero, che o chi fossero? Io non so chi abbia ragione in questa lotta fraticida fra la casa madre e Worldview, ma certo e' assolutamente folle dare loro un pezzo del nostro mare.

Caro Matteo Renzi, veramente vogliamo una ditta squattrinata, guidata da gente senza scrupoli a trivellare in uno dei mari piu belli d'Italia?

Evidentemente si.






Thursday, January 7, 2016

Approvata la concessione Petrolcetic BR 274 EL al largo delle Tremiti, il giorno prima dell'arrivo della fascia protettiva.


La concessione appena approvata al largo delle isole Tremiti



La d494 BR EL e' ora la BR 274 EL


Altre concessioni Petroceltic, in Piemonte/Lombardia 


Qui l'accozzaglia delle concessioni Petroceltic fino a qualche anno fa.
Alcune concessioni sono state tagliuzzate e incorporate per rientrare
nel limite delle dodici miglia.

Ma il mare non conosce la differnenza fra 11.9 e 12.1 miglia!



E' proprio uno strano governo questo, un governo in cui le cose non si fanno con intelligenza e per amore di nazione, o di ambiente, o di generazioni future. No, e' un governo in cui si fanno le cose solo per zittire chi urla di piu', per evitare di fare figuraccie, per mettere toppe di qua e di la, con furbizie ed imbrogli.


In questi giorni infatti vengono prese decisioni diametralmente opposte, senza ne capo ne coda. Il giorno 1 Gennaio 2016 con il nuovo anno e la nuova finanziaria (pardon, legge di stabilita') viene re-introdotto il limite protettivo delle dodici miglia vietate alle trivelle lungo il perimetro nazionale.

Pero' invece di definitivamente bocciare il progetto Ombrina Mare della Rockhopper Exploration, che cade giusto entro le dodici miglia dell'interdizione, viene loro data una "proroga" di un anno. Si rimandano altre decisioni a dicembre 2016.  Che significa? Perche' questa proroga? Perche' non dire ai petrolieri, se questo e' l'intento della fascia di interdizione, di mettersi il cuore in pace ed evitare a tutti, petrolieri compresi, altri logorii? 


Non si sa.


E poi viene approvata una concessione nuova vicino al piccolo paradiso delle isole Tremiti. Approvano il 22 Dicembre e il 31 Dicembre 2015 la decisione viene pubblicata sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse (BUIG). Ma  perche' hanno aspettato proprio adesso? Anche qui non si sa. Ma se e' vero che a pensare male ci si azzecca, forse e' perche' il nuovo limite delle dodici miglia sarebbe entrato in vigore con la legge di stabilita' il giorno dopo la pubblicazione sul BUIG?  In realta' i confini di questa concessione sono proprio al limite delle dodici miglia, quindi in realta' a star li con lo scalpello, il nuovo provvedimento del 1 Gennaio 2016 non l'avrebbe riguardata. Avranno pensato: perche' rischiare? Avranno pensato: approviamola, zitti zitti, il giorno prima, giusto per star sicuri?


Non si sa.  Quel che si sa e' che a fare un bel capodanno sono stati quelli della Petroceltic d'Irlanda che adessono possono venire a trivellare i mari della Puglia.



Si tratta della concessione BR 274 EL, 370 chilometri quadrati, per ricerca di petrolio, che anche se meno famosa di Ombrina ha avuto un percorso similmente travagliato. E' una concessione che e' un taglia e cuci di altre concessioni, con accorpamenti, riperimetriazioni, ampiamenti e restrizioni. Si aggiungono pezzi, si smussano confini. Nelle sue vite passate contro questa concessione si erano gia' espresse le regioni di Puglia e Molise, ma al governo non importo' questo.  Addirittura ci furono controdeduzioni da parte di Roma sul parere della regione Puglia: come dire, ne sanno piu' loro, da Roma di quel mare dei pugliesi che li ci vivono!


Cosa faranno qui?  Ispezioni con tecniche di air gun, e se necessario, trivellazione di pozzi a circa 13 miglia dalle isole Tremiti. Interessante che solo pochi mesi fa in Italia era anche passata una legge per vietare l'air gun, e ora invece ne approvano l'uso, e non in un mare qualunque ma in una delle zone piu' belle dell'Adriatico. Sanno quel che fanno?

 

Niente paura pero'. E' tutto a fin di bene, "al fine di valorizzare le risorse nazionali" con lo "sviluppo sostenibile" della produzione di petrolio nel rispetto dei "piu' elevati standard internazionali" di sicurezza.


Non ho che dire. Petrolio sostenbile, governi che in sei mesi bocciano l'airgun e poi ne approvano l'uso, leggi sulle trivelle in mare che cambiano per quattro volte in cinque anni. Un limite di sole dodici miglia mentre in California sono trent'anni che il limite e' cento chilometri e come se le perdite di petrolio sapessero la differenza fra 11.9 e 12.1 miglia. Ma che paese e' questo? Non si rendono conto che non sono seri?

Una democrazia malata, menti malate. Intanto il mondo scappa avanti.




Wednesday, January 6, 2016

Ombrina: direttamente dalla Rockhopper Exploration


Rockhopper Exploration plc
"Rockhopper" or the "Company"

Ombrina Mare Project Update




Rockhopper Exploration plc (AIM: RKH), the oil and gas exploration and production company with interests in the North Falkland Basin and Greater Mediterranean region, provides the following update on the status of the Ombrina Mare project offshore Italy.

The Italian Parliament has approved the 2016 Budget Law which reintroduces restrictions on offshore oil and gas activity including the general ban on exploration and production activity within 12 nautical miles of the coast of Italy. This restriction was originally introduced in 2010 and repealed in 2012.

Certain exceptions apply for existing production concessions and none of the Company's other interests in Italy, including the Guendalina gas field, are expected to be impacted by this new legislation. The Budget Law came into force on 1 January 2016.  

At the same time, Rockhopper has been granted a 12 month extension to the suspension of the Ombrina Mare exploration permit to 31 December 2016. Ombrina Mare is located within the 12 mile limit and the Company is conducting an in depth review of this new legislation, how the exploration permit is affected and its impact on the Ombrina Mare project.




1. Che il primo gennaio e' tornato in vigore il limite delle 12 miglia su tutto il perimetro nazionale, e che questo, in qualche modo impattera' Ombrina Mare che rientra entro la fascia protettiva. 

2. Che non sanno ancora bene cosa faranno, ma che stanno studiando la legge e le sue conseguenze. Potrebbero esserci eccezioni.

3. Che nel frattempo hanno ottenuto una proroga della concessione Ombrina Mare per dodici mesi. Quindi, non e' ancora di cantare vittoria, io credo.

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Perche' questa matassa infinita in questo paese?

Era tutto per evitare il referendum? Era solo una attesa in vista di elezioni future, e quindi inventiamoci uno standby? Era solo perche' i prezzi del petrolio sono bassi e quindi meglio aspettare? Ci sono altre cose che non sappiamo? E chi lo sa.

Sappiamo solo che c'e' questo limbo di un anno. E' una storia senza fine, in cui,  come sempre, a perderci e' forse l'unica cosa piu' importante dell'ambiente italiano, e cioe' la democrazia italiana. 

Fermiamoci un attimo a riguardare la storia. Prima del 2010 non esistevano fasce di rispetto in mare, ed infatti si poteva trivellare un po' dove capitava. Pure a meno di due chilometri dalla riserva naturale di Punta Aderci, nel vastese come voleva fare la Petroceltic d'Irlanda. Questo mentre in Calfornia, per dirne una, la fascia di rispetto era di 100 chilometri da almeno trent'anni prima.

Nel 2010 anche l'Italia vara finalmente la sua fascia di rispetto di 5 miglia che diventano 12 in caso di zone protette. Ombrina muore perche' a sei chilometri dalla costa. Nel 2012 arrivano Corrado Passera ed i suoi amici ad inventarsi il barbatrucco della fascia di rispetto "non retroattiva". La fascia di protezione non si applica a concessioni esistenti che coprono la stragrande maggioranza delle coste italiane. Ombrina resuscita. Nel 2015 la fascia di rispetto viene ripristinata. Ombrina muore di nuovo. Anzi, no. E' solo in coma. 

Ma che paese e' questo?  Non si rendono conto di essere ridicoli. Non e' da paese normale fare una legge e cambiarla cosi radicalmente ogni due o tre anni. Non seri. Ridicoli. Assolutamente ridicoli.

E perche' penso che sia la democrazia a perderci con tutti questi colpi di scena? Perche' con questi comportamenti non siamo di fronte a governanti che hanno a cura la res publica, la cosa di tutti, in modo pulito, chiaro, lineare, intelligente. No, abbiamo a che fare con una accozzaglia di decisioni torbide, confuse, sporche. Una pezza dopo l'altra.

Mi occupo di petrolio, ma e' spesso cosi per tutto il vivere civile in Italia: e' questa una nazione in cui non si sa mai da che parte sta il tuo governo, in cui non sai se le leggi le fanno per davvero o per finta, in cui non sai mai dove sta il trabocchetto o l'espediente.  Un posto in cui non puoi avere mai fiducia di nessuno e devi sempre chiederti se ti dicono la verita' o vogliono imbrogliarti.

E' snervante vivere cosi. 

Tornando ad Ombrina: perche' mai aspettare ancora un altro anno?  

Sono otto anni che si va avanti. 

A mio parere, la risposta deve essere o si o no. Con coraggio.  Con virilita'.

Vogliono trivellare? Bene. Fine della storia. Dite all'Abruzzo che devono accettare la FPSO in mare, e dite ai politici locali che la colpa e' tutta loro e che si vergognassero. 

O invece hanno capito che non e' intelligente trivellare entro 12 miglia da riva? O hanno paura del movimento di popolo che si e' creato? Bene. Dite alla Rockhopper che e' ora che se ne vadano, una volta per tutte.

Ma cosi, ancora con il democristiano compresso, e' assurdo.

Che senso ha per tutti, tirarla cosi per le lunghe? Possibile che non ci si rende conto che nel frattempo tutta questa energia umana, questo tempo, potrebbero essere usati per cose piu' costruttive? Le nostre vite non sono infinite, e l'Italia ha bisogno di mille cose. E anche per i petrolieri: diciamogli di no subito e per bene, se questo e' veramente l'intento di questo ripristino delle 12 miglia, cosi loro stessi si mettono il cuore in pace e tutti possiamo andare avanti con le nostre vite. 

Sono patetici. Quasi dieci anni di rimpalli. Dieci anni. E grazie che l'Italia va a sfacelo.

In quel tempo li in Cina hanno costruito interi sistemi tranviari ad idrogeno, regioni e citta' intere hanno trasformato la loro economia e sono arrivate al 100% di rinnovabili. E noi? Ancora qui a discutere di un petrol-mostro che nessuno, da nessuna parte del mondo civile mette cosi vicino a riva?  Il mondo corre, cambia, scappa. E noi siamo fossilizzati.

Non c'e' nessun modo di scappare: Ombrina e' un obbrobrio, da ogni punto di vista, e la politica che oscilla,  che rimanda a data da destinarsi, che cerca sentieri tortuosi per arrivare a trivellare l'intrivellabile e' un obbrobrio pure lei.

La mia verita' e' che Renzi e i suoi compari non solo non amano l'ambiente, ma non amano questo paese. Non vogliono che le cose funzionino in modo logico, veloce, pulito per il bene della nazione. Vogliono accontentare i loro amici, tenersi i piedi in 127 staffe,  fare finta, tenere il popolo a bada e cosi fare tutto quello che vogliono per i loro benefici. 

Si credono furbi, e invece sono solo caricature.

E' L'Italia che ci perde e neanche lo sanno.







Tuesday, July 8, 2014

Energia: Irlanda: 50% dal vento. Germania: 74% da rinnovabili. Italia: Renzi fa tagli retroattivi.







Germania, il giorno 11 Maggio 2014, quasi il 74% della sua energia e' 
venuto da un mix di eolico e solare.


E intanto in Italia....



"The proposal would effectively cut feed-in tariffs for renewable energy plants by up to 20%"




“Don’t forget what Germany is doing right now. It’s changing its power supply.
The last time when an energy supply was changed was the industrial revolution;
this is something that has never been done before.”

Paul Hockenos, Voice of America

"Mr. Renzi may believe that the markets have short memories, and that this route is easier than reforming the blatant inefficiencies in the Italian energy sector or cutting horrendously high taxes on energy users. Maybe he's right, but good luck in attracting foreign investors in the future.
Don't come knocking on my door."

Mr. Bonte-Friedheim, Wall Street Journal
 


Dopo i record tedeschi collegati al fotovoltaico, eccoci all'Irlanda.

Nel periodo che va da Dicembre 2013 a Maggio 2014, l'Irlanda ha prodotto in media il 23% della sua energia elettrica dal vento, con punte che in alcuni giorni hanno superato il 50%, secondo la Irish Wind Energy Association (IWEA).

Il futuro si annuncia roseo perche' sono in programma altre installazioni e perche' la richiesta di energia pulita, prodotta localmente continua a crescere. Ci si aspetta di arrivare a 2 GW nei prossimi anni: l'Irlanda fino a poco tempo fa importava l'85% della sua energia.

La Germania certo non sta a guardare. Come gia' descritto qualche giorno fa, il giorno 9 Giugno piu' del 50% della sua energia elettrica e' arrivata dal sole, e l'11 Maggio 2014 quasi il 74% della sua elettricita' e' arrivata da fonti rinnovabili, sole e vento.

Si il 74% per tutta la nazione.

Nel primo quarto del 2014 la media di energia prodotta da rinnovabili e' stata del 27% in media. Ma i record continueranno ad arrivare sempre di piu', visto che l'impegno tedesco verso l'energia pulita non si ferma.

Una recente analisi per conto della ditta Eclareon e' giunta alla conclusione che siamo arrivati alla parita' dei costi: se si conteggia tutto, il prezzo di energia dalle rinnovabili e uguale a quello dalle fonti convenzionali.

L'esplosione del solare in particolare e' dovuta al fatto che i produttori di energia vengono pagati, secondo contratti stipulati a lungo termine,  per l'energia in eccesso che non consumano e che immettono in rete.  Ci sono state cosi' molte piu' installazioni di fotovoltaico rispetto agli obiettivi governativi. Gli investimenti iniziali possono essere anche solo di 500 euro. Visto l'enorme successo del programma il governo ha annunciato che ridimensioneranno le tariffe elargite.

Come in tutte le cose, ci sono piccoli problemi: l'industria tedesca e' esente dal pagamento di tasse per finanziare il solare, mentre i singoli le pagano. I costi dell'energia sono leggermente aumentati, mettendo pressione ai ceti meno abbienti.  Ma sono problemi di crescita, da affrontare per migliorare e che si attenueranno man mano che il settore matura. Nessuno pensa di tornare indietro in Germania, ed anzi, si guarda al futuro con ottimismo. Ci si aspetta che i prezzi dell'energia presto scenderanno, allo scadere dei contratti stipulati in passato. Ed e' indubbio che le scelte fatte hanno favorito l'industria tedesca che gode di prezzi di elettricita' bassissimi rispetto ad altri paesi.

Nel suo complesso la rivoluzione energetica tedesca - la Energiewende - e' stata un successo.

E cosi' la regione piu' a nord del paese, il Schleswig-Holstein, ha anticipato che se tutto va come dovrebbe, per quest'anno 2014 il 100% della sua energia quest'anno sara' da rinnovabili, vento in primis.

La regione dello Schleswig-Holstein e' la regione piu' ventosa della Germania, e con una programmazione intelligente in otto anni sono passati dal 30% di produzione di energia elettrica dal vento alla quasi totalita'.  Sembra fantascienza, ma la regione dello Schleswig-Holstein addirittura progetta di generare il 300% della sua energia da fonti rinnovabili, con l'idea di cedere l'energia in eccesso al resto del paese.

E in Italia?

Beh, basta solo ricordare che il Wall Street Journal ha appena mandato un non proprio lusinghiero articolo su Matteo Renzi per il decreto "spalma incentivi" secondo il quale gli incentivi stessi in Italia saranno tagliati del 20% in modo retroattivo. Gia' i governi precedenti avevano cercato di penalizzare l'energia rinnovabile, facendo calare i profitti del 50% dal 2011 ad oggi. Adesso Renzi raddoppia l'accetta.

In Italia sono stati investiti circa 50 miliardi di euro nel reparto fotovoltaico, facendo passare l'Italia dal 20% di rinnovabili nel 2008 al 34% nel 2012, il maggior record europeo dell'epoca. Ad investire privati, banche e capitali stranieri. Ma come per tutti gli investimenti a lungo termine - non solo per l'energia - quello che l'investitore chiede e' chiarezza legislativa e la possibilita' di programmare in modo tale che l'investimento abbia un senso.

Il WSJ ricorda che in Italia i costi dell'elettricita' - anche grazie ai nuovi impianti di energia rinnovabile - sono pasati da 78 euro nel 2008 a 48 nel 2014 per megawattora, ma che questi cali dei costi non sono mai arrivati al consumatore.  Perche'?

Il WSJ fa notare che nel decreto non si attacchi minimanente l'inefficenza del sistema, la rete distributiva, o i costi stratosferici imposti dall'Enel, la quale -- usando i soldi degli italiani -- si prepara ad investire 9 miliardi di euro nei mercati emergenti. 

Il WSJ ricorda che il testo e' fatto ad arte per proteggere le banche da eventuali perdite, ma non l'investore, e che se dovesse essere trasformato in legge questo decreto sara' un impedimento fortissimo ad altri investimenti in Italia, di qualsiasi genere.

"Il signor Renzi pensa che i mercati abbiano memoria breve e che questa strada e' piu' facile della riforma del sistema energetico italiano, affetto da enormi inefficenze o del taglio delle orrendissimamente elevate tasse sui consumatori. Forse ha ragione, ma buona fortuna nell'attrarre investori stranieri nel futuro. Non bussate sulla mia porta"

The sky is the limit, basta solo volerlo, ma in Italia ci piace guardare sottoterra.

Ma no dai, che ci sono gli 80 euro.

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