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Monday, January 22, 2018

Trump e l'esplosione dei pannelli solari made in the USA



E i primi verdetti sono arrivati.

La produzione di pannelli fotovoltaici made in the USA aumenta in modo impressionante.

La ditta Hanwha Q Cells di Korea costruira' un nuovo impianto in Georgia, la JinkoSolar Holding di Cina aprira' una fabbrica in Florida. E ditte americane, invece la SunPower Corporation e la First Solar aumenteranno la produzione in Oregon e in Ohio.

Si calcola che la produzione nostrana di solare aumentera' fino ad oltre 3.4 Gigawatt, mentre nel 2017 eravamo a soli 1.8 Gigawatt di capacita' fotovoltaica made in the USA.

Tutto inizio' nell'Aprile del 2017 quando una ditta di Georgia, la Suniva, fini' in bancarotta per colpa del fotovoltaico "made altrove" e Trump rispose appunto con l'annuncio di tariffe sull'importazione a Gennaio 2018.

Per cui, forse per una volta, ci ha azzeccato?

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22 Gennaio 2018:

Non e' chiaro cosa passi nella testa di quest'uomo. 

E' arrivata oggi la notizia che Trump ha deciso di imporre tariffe sui pannelli solari importati dall'estero negli USA.

Prima di urlare pero', e sono la prima a vergognarmi di questo presidente arancione, occorre un po' capire.

In teoria potrebbe essere una misura per rendere piu' competitiva l'industria fotovoltaica USA, che e' dopotutto il paese dove i pannelli sono stati inventati usando fondi di ricerca pubblici del contribuente americano, per tanti anni.

Le tariffe saranno del 30% nell'immediato e diminuiranno nei prossimi anni fino a stabilizzarsi al 15%.

I primi 2.5 gigawatt saranno esentati dalle tariffe.

Soprattutto, e' stata la U.S. International Trade Commission a raccomandare al governo di imporre tariffe fino al 35% a causa della competizione, spesso non proprio leale, da parte dell'Asia (Cina in primis).

Questo ente e' indipendente, bipartisan e non politicizzato, almeno in teoria, per cui le sue raccomandazioni non dovrebbero essere viste in un'ottica politica.

Per di piu' l'idea delle tariffe e' bene accetta, e anzi e' stata fortemente voluta da varie industrie produttrici di pannelli solari americane, fra cui la Suniva, ditta di capitale cinese che pero' fabbrica pannelli negli USA.

Anche il ramo americano della SolarWorld, ditta tedesca, ha aderito alla richiesta della Suniva di imporre tariffe sulle importazioni straniere.

Altre tariffe sono state imposte su pezzi di elettronica e sulle lavatrici, fino al 50%.

Ma la Suniva di Cina nel frattempo che aspettava, e' fallita, grazie all'arrivo di pannelli direttamente della Cina.

Ironico, no? 

Altre ditte di pannelli made in the USA hanno invece visto le loro azioni decollare dopo l'annuncio, come la First Solar con sede a Tempe, Arizona che e' schizzata a Wall Street del 9% fino a $75.20 per azione.

La Whirlpool invece dice che le tariffe porteranno all'aumento della sua produzione di lavatrici in stati come Ohio, Kentucky, South Carolina e Tennessee e che quindi vede il gesto positivamente.

In pratica pero' quali che siano gli intenti di Trump, la maggior parte dei pannelli e' importata per cui, nel breve termine almeno, tutto questo si risolvera' in aumento dei costi, minor pannelli installati, e rallentamento della transizione rinnovabile negli USA.

Il costo e' stimato essere enorme perche' anche i pannelli "made in the USA" hanno fino all'80% di pezzi che arrivano dall'estero. L'industria del sole negli USA e' un business di circa $28 miliardi di dollari e impiega circa 260mila persone. 

Questa mossa di Trump e' controversa perche' i produttori sono in generale favorevoli, ma gli installatori no.

E si puo' capire perche', perche' diverso e' il loro business target.  La Solar Energy Industries Association, associazione che rappresenta chi lavora nell'industria solare, ha anticipato la perdita di circa 23mila posti di lavoro.

Si parla di interi progetti che diventeranno immediatamente anti-economici e che saranno abbandonati.

Ma poi, perche' iniziare proprio con i pannelli solari? 

Io credo due cose. 

Una e' che a Trump non gliene importi  niente delle rinnovabili e del pianeta e dei cambiamenti climatici.  

Queste tariffe sui pannelli solari erano una mossa facile, proprio per la dualita' fra produttori-installatori; e poi c'era la raccomdandazione dell U.S. International Trade Commission che aveva gia' parlato del problema del "dumping" dei pannelli dalla Cina negli USA ai tempi di Obama. Infine c'erano specifiche richieste di produttori di pannelli sul suolo USA.

Tutte queste cose hanno aiutato Trump a razionalizzare la sua decisione. 

L'altra cosa che penso e' che sicuramente ci sara' un freno al solare nel super immediato. Se i prezzi aumentano del 30% da un giorno all'altro e' evidente che qualcosa cambiera'. 

Ma il sole e le rinnovabili sul lungo termine vinceranno, Trump o non Trump. 

L'industria si riorganizzera' e si troveranno modi per continuare la solarizzazione degli USA, del mondo. 

E' evidente dove il mondo sta andando e non si torna indietro.  Le fossili sono un relitto del passato.






Saturday, September 9, 2017

Australia: il 70% delle case alimentate dalle rinnovabili nel 2016

















"Generation from rooftop solar has grown spectacularly”


La produzione di energia rinnovabile in Australia e' stata capace di garantire il 70% del fabbisogno delle case della nazione, e cioe' circa 7.1 milioni di case.

In questo momento ci sono circa 46 altri progetti in corso, che una volta terminati, si stima porteranno al 90% delle abitazioni alimentate dalle rinnovabili.

Sono obiettivi, quello raggiunto e quello da raggiungere, del tutto incoraggianti per il futuro che mostra ancora una volta che a volerlo, si puo'.

Il rapporto arriva da Geen Energy Markets, ed e' valido per la finestra fra il Luglio 2016 e il Luglio 2017, basandosi sui dati forniti dall' Australian Renewable Energy Index.

Le rinnovabili arrivano per il 40% dall'idroelettico, dal vento per il 31% e dal solare sui tetti per il 18%, e per il 2% dai grandi impianti fotovoltaici.

Dieci anni fa, le rinnovabili d'Australia coprivano il 7% del fabbisogno nazionale. Nel Luglio 2017 erano arrivate al 18.8%.  L'obiettivo per la nazione e' di arrivare al 20% del fabbisogno entro il 2020, ma si pensa che si arrivera' al target previsto entro il 2018 invece.

Nel frattempo, secondo Green Energy Markets con tutti questi impianti a sole e a vento, sono arrivate una gran quantita' di posti di lavoro, circa 10mila unita' per la maggior parte impiegati nell'industria del vento e del sole su larga scala.

Il fotovoltaico sui tetti invece ha generato circa 3,800 posti di lavoro nel solo anno fiscale 2016-17. Sono stati installati 150,000 unita' generando elettricita' per circa 226mila case, facendo risparmiare ai residenti circa 1.5 miliardi di dollari australiani in bolletta. D'altro canto, si e' evitata l'emissione di circa 27 milioni di tonnellate di anidride carbonica in atmosfera.

Ovviamente la nazione puo' fare molto di piu', grazie alla sua geografia che la rende esposta al sole e al vento, e grazie al fatto di avere enormi distese per lo piu disabitate, ed una relativa bassa popolazione. 

Monday, July 10, 2017

Jimmy Carter, 92 anni, apre campo solare che fornira' meta' dell'energia a Plains, la sua citta'










“A generation from now, this solar heater can either be 
a curiosity, a museum piece, 
an example of a road not taken, 
or it can be just a small part of one of the greatest 
and most exciting adventures ever undertaken 
 by the American people.” 

Jimmy Carter, 20 Giugno 1979 


“I am encouraged by the tremendous progress that solar 
and other clean energy solutions 
have made in recent years and expect those trends to continue.”



Formidabile Jimmy Carter. Presidente USA dal 1977 al 1981, premio Nobel alla pace per il suo lavoro a favore dei diritti umani, sconfigge il cancro a 90 anni, e continua ad essere uomo intelligente e aperto al futuro.

Fu lui ad installare per primo 32 pannelli solari sui tetti della Casa Bianca, il giorno 20 Giugno 1979. Questi pannelli furono poi tolti da Reagan, pochissimo tempo la sua inaugurazione, nel 1981. Solo nel 2013 Obama torno' ad installare un sistema di pannelli fotovoltaici sui tetti di 1600 Pennsylvania Avenue.

A Febbraio 2017,  Jimmy Carter ha deciso di aprire un campo solare su 4 ettari di sua proprieta', in partnership con la ditta SolAmerica di Atlanta, per fornire meta' del fabbisogno energetico della citta' di Plains, Georgia, la sua citta' natale.  Il campo solare produrra' circa 1.3 Mega-Watt di energia l'anno.

Intanto, il 20 Giugno 2017, esattamente 38 anni dopo la solarizzazione della Casa Bianca, anche la library presidenziale di Carter, dove sono conservati tutti i documenti collegati al suo mandato, passa al solare con 324 pannelli fotovoltaici sul tetto.

Il giorno della transizione e' stato scelto apposta per coincidere con l'anniversario di quel giorno sui tetti della Casa Bianca, per ricordare quanto avanti fosse stato Carter con il suo volere l'energia pulita, fatta in casa, allora, come adesso.

Quei pannelli del 1979 erano usati per generare acqua calda ed erano per molti versi simbolici. Poi venne Reagan a smantellarli, perche' facevano pensare alla "poverta'", alla necessita' di risparmiare, mentre invece Ronald voleva portare prosperita' e ricchezza alla nazione, in quel momento in recessione. E questa abbondanza era sottoforma di petrolio, specie dopo gli anni dell'embargo e della crisi del petrolio dei primi anni settanta.

E cosi', i pannelli di Carter furono tolti e mandati al tetto della mensa della Unity College del Maine. Qualche anno dopo, fu George Bush figlio che installo' il primo sistema elettrico sul sito della Casa Bianca con circa 167 pannelli per acqua calda, riscaldamento della piscina, e alimentazione energetica di alcune ale della Casa Bianca. Erano impianti discreti, non sul tetto e sparsi su tutto il sito presidenziale. Nel 2013 Obama ne installo' altri 50 sul tetto.

Chissa' come si e' sentito Carter quando hanno tolto i suoi pannelli. Forse un po sconfitto, o un po sognatore fallito. Pero' eccoci qui, quasi 40 anni dopo, con la storia che gli da ragione. Spero che un giorno si possa dire lo stesso dell'attuale presidente Donald Trump e che le sue idee retrograde possano un giorno cambiare ed essere un po' piu' proiettate verso il futuro invece che verso il passato.
Ma poco ci credo. 

Inatnto Jimmy Carter e' ancora attivo, ha voglia di fare. Continua a tirare su soldi per il suo lavoro di beneficenza, a parlare in pubblico, a scrivere, ad avere idee. 

Credo che sia bello invecchiare cosi. 








Tuesday, April 18, 2017

Kentucky: una ditta di carbone a costruire un campo solare per dare lavoro agli ex-minatori











Il sole che spazza via il carbone, un po alla volta.

E questa volta e' in Kentucky, dove la Berkeley Energy Group, che estrae carbone da piu di 30 anni, ha deciso di usare un ex sito minerario abbandonato per costruirci un enorme campo solare. Lo scopo e' di portare lavoro e energia ai residenti.

Siamo in Appalachia, una fra le zone piu' povere degli USA (ma davvero) dove regnava suprema l'industria del carbone che e' in declino da decenni.  La Berkeley Energy Group ha un partner rinnovabile, la EDF Renewable Energy, ed insieme stanno mettendo a punto il loro progetto solare.

Il sito che hanno scelto era in realta' una miniera a cielo aperto, creata con la tecninca oscena del "mountain-top removal". E cioe' sparo via una cima di montagna e dalla roccia che si frantuma tiro fuori il carbone, senza dover entrare nelle miniere dalla pancia della terra.  Queste tecniche sono oscene perche' essenzialmente appiattiscono le cime dei monti e le trasformano in una pianuretta innaturale, solcata da strade industriali e di morte.

Quindi anche se quello che stanno facendo adesso e' forse qualcosa di utile, certo il presupposto e' sbagliato. A suo tempo hanno distrutto una montagna per tirare fuori carbone. E questo e' irreversibile. Alla fine tutto quello che si puo' fare dopo, solare o no, e' di mettere le toppe. E questa e' una toppa solare. Meglio una toppa di niente, ma meglio ancora sarebbe stato non distruggere quelle montagne a suo tempo. Si, lo so erano tanti tanti anni fa e non si sapeva di meglio. 

Ad ogni modo e' interessante che a vincere sia stato il sole. E infatti qui, nel migliore dei casi, il nuovo campo solare sara' dieci volte piu grande del campo solare gia' esistente in Kentucky e portera' alla generazione di circa 100 MW.

Quelli della Berkeley Energy Group dicono che non vogliono eliminare la produzione di carbone, ma solo riutilizzare un sito minerario dismesso, e trarne opportunita' di lavoro. Come dire: abbiamo sfruttato e distrutto quello che potevamo, ed ora... voila' facciamo qualcos'altro.  

In realta' il carbone e' qui in declino da tempo, e non regge alla competizione ne' del sole, ne del vento e nemmeno del gas naturale. E poi, c'e' la meccanizzazione del lavoro, e preoccupazioni ambientali che hanno portato al calo dell'occupazione carbonifera. Per fare un esempio, nel 2008 in Appalachia si estraevano 23 milioni di tonnellate di carbone Ora siamo a solo cinque milioni. Il numero di lavoratori e' passato da 14mila a 4mila in meno di dieci anni.
 
Sic transit gloria fossile.

E la cosa interessante e' che anche la materia prima e' in calo qui. Quelli della Berkeley Energy Group dicono che nel sito esatto in cui vogliono fare il campo solare, il carbone non c'e' piu'.

Il sole invece non finisce mai!

Dei dati sul lavoro green abbiamo gia' parlato, ma qui nel Kentucky, i dati diventano vivi e tangibili.

Questa transizione e' una manifestazione reale del fatto che ormai negli USA il lavoro green batte quello black per 5 a 2.  Un altra prova sta nel fatto che c'e' tanto interesse, da parte dei residenti, da parte dei lavoratori e che diverse ditte guardano all'esempio della Berkeley Energy group per fare lo stesso.

Neli USA i principali stati produttori di energia eolica sono il Texas, l'Iowa, l'Oklahoma, la California e il Kansas.  Per il sole invece vince la Calfiornia con a seguire North Carolina, Arizona, e Nevada.   Come dire, non e' piu una questione di repubblicani o di democratici, quanto una scelta intelligente di soldi, praticita', business e di futuro.
 

Friday, February 24, 2017

Copenhagen: la scuola con l'intera facciata di vetro al sole







E' la nuova sede della Copenhagen International School in Denmark.

E' un edificio coperto da 12mila pannelli di vetro colorati che assorbono energia dal sole. Ed e' rivoluzionaria perche' porta avanti il concetto del solare non piu' inteso come pannello sul tetto, quanto di materiali integrati con tutto l'edificio.

I pannelli di vetro della scuola in questione coprono le pareti della scuola e creano una delle superficie solarizzate piu' grandi del mondo. I pannelli genereranno 300 MWh di elettricita' all'anno, soddisfacendo cosi alla meta' del fabbisogno dell'intera scuola in termini di calore, elettricita' e aria condizionata.

La tecnologia e' stata sviluppata in Svizzera e i pannelli sono di un colore verde-mare che non solo e' gradevole agli occhi, ma e' anche il risultato di dodici anni di ricerca presso l' Ecole Polytechnique Federale di Losanna per ottimizzarne il colore.

A Losanna volevano infatti imparare a fabbricare pannelli di vetro che potessero avere gradazioni a scelta senza dover aggiungere pigmenti ai materiali. Ci sono riusciti: bloccando alcune lunghezza d'onda della luce riflessa con filtri nanometrici da applicare sulla superficie esterna del vetro, i pannelli possono ora apparire in rosso, blue, giallo o verde-mare, come a Copenhagen.

Il progetto dei pannelli colorati e' stato guidato da Jean-Louis Scartezzini, a capo del Solar Energy and Building Physics di Losanna. Parte della luce viene riflessa, e il resto viene assorbito e trasformato in elettricita'.

La fabbricazione e' stata realizzata a Dubai, da parte della ditta Emirates Insolaire. La scuola invece e' stata disegnata dal gruppo di archietti C.F. Møller Architects: e' la scuola piu' grande di Danimarca. Questi pannelli saranno adotatti anche in altri edifici di Dubai: il concetto di integrare il solare nelle finestre prende piede sempre di piu e si cercano modi di rendere gli edifici belli e efficenti allo stesso tempo.

Ovviamente tutto questo e' bellissimo e per molti versi unico.

Ma molto si puo fare, non solo con i tetti, ma anche proprio per tutto il sistema energetico delle nostre abitazioni.

In Europa, il 40% dell'energia e' usata per alimentare gli edifici -- elettricita' e riscaldamento -- secondo la Commissione Europea, che ricorda che nel rinnovare gli edifici esistenti, la loro efficenza, si potrebbe abbassare di molto il consumo di energia, tagliare costi e creare occupazione.

Come sempre, basta solo volerlo.

Wednesday, February 1, 2017

California: pannelli solari gratis ai ceti bassi e un miliardo di dollari per rinnovabilizzare lo stato




 Bertha Dortch, pensionata la cui bolletta 
e' passata da 300 dollari al mese a 30
con i pannelli solari gratis



Stan Greshner, Grid Alternatives che si occupa di 
installare pannelli solari sui tetti dei piu' poveri 


"We need to make sure all communities, all families, are part of our nation's transition to a clean energy future and we must now focus on the low-income segment in order for that to be true." 
Stan Greshner, Grid Alternatives


Il sole e' per tutti, e lo stato della California ha deciso che anche i pannelli solari debbano essere alla
portata di tutti.

Ed eccoci qui, un programma di incentivi per installare sistemi fotovoltaici sui tetti, gratis, per i meno ricchi e sovvenzionato dalla tassa statale sulle emissioni di CO2, il Cap and Trade program ideato sotto l'ex governatore Arnold Schwarzenegger.

L'iniziativa specifica si chiama Single-family Affordable Solar Homes incentive program; in ballo $162 milioni di dollari. In totale, fra questa iniziativa ed altre simili verranno spesi circa $300 milioni di dollari entro il 2020 per portare le rinnovabili anche ai ceti piu' bassi. 

L'idea e' che gli incentivi per le rinnovabili le paghiamo tutti, con le nostre tasse, ma spesso i piu' poveri non possono approfittarne perche' manca il capitale iniziale. E quindi, ecco qui l'idea di usare parte dei fondi reperiti tramite questa Cap and Trade carbon tax per fornire pannelli solari a chi non potrebbe permetterselo.

A installare i pannelli solari volontari di associazioni come la Grid Alternatives, dove spesso prestano servizio esperti che lavoravano -- o lavorano tuttora -- presso grandi ditte di solare. In genere queste ditte operano in citta' e quartieri ricchi, come Palm Springs, comunita' nel deserto fuori Los Angeles.  Gli italiani forse la ricordano perche' qui che Obama arrivo' dopo aver lasciato la casa bianca.

Il solare fa tutta la differenza del mondo, anche e sopratutto per chi non vive con molto.

Bertha Dortch, pensionata che si occupa a tempo pieno della sua .... bisnipote e che ha due ragazzini in affidamento, ha visto la bolletta calare da 300 dollari al mese durante l'estate a 30.  Notare che nella bolletta e' compreso riscaldamento, aria condizionata, gas da cucina.
Anche lo stato di New York e del Colorado hanno incentivi simili. Ad Agosto del 2016 il governo federale di Obama, passo' una "solar access for all" per portare il sole gratis a tutte le famiglie di reddito inferiore al $40,000 dollari annui.

Sono circa 50 milioni di famiglie.

Come sappiamo, tutto questo e' una grande opportunita' per l'ambiente, per le famiglie interessate ma anche per l'occupazione. Tutti i posti di lavoro persi per il "made in China" o per il "made by a robot" potrebbero essere recuperati grazie al lavoro "green".

Ci vuole qualcuno in carne ed ossa ad installare e a fare manutenzione ai pannelli, a venderli, a trasportarli. E questo crea lavoro. E infatti in questo momento, il sole da piu' lavoro negli USA che il carbone, con 210mila persone impiegate.

Allargare la base dei consumatori aprira' le porte ad ancora maggiore impiego.

E non sono solo i tetti solari: tre fornitori di energia elettrica, la Southern California Edison, la Pacific Gas and Electric e la San Diego Gas and Electric hanno gia iniziato a rivoluzionare il sistema energetico nelle case, nei posti di lavoro e nelle strade, adattando l'infrastruttura esistente per incorporare piu' energia elettrica.

Finora sono stati investiti 200 milioni di dollari, e a fine Gennaio 2017 hanno richiesto di investirne un altro miliardo per poter aggiungere stazioni di ricarica elettrica veloce lungo le strade, per inventivare l'uso di camion e taxi al sole, per aggiungere ricariche specifiche per autobus e camion, per installare infrastruttura elettrica in aereoporti e porti da dedicare agli spostamenti interni e al sistema smistamento bagagli, per installare pannelli rinnovabili sui tetti degli appartamenti inclusi di quelli a ceto medio-basso.

Delle stazioni elettriche, la proposta e' di aggiungerne cinque di uber-veloci che ricaricheranno le automobili in 30 minuti.


Ovviamente nello stato ci sono gia' stazioni di ricarica, ma in genere queste sono dedicate ai clienti di una ditta specifica. Per esempio Tesla ne ha gia' 50 di stazioni Super-charger nello stato di Calfiornia
ed altre ditte private e startup che stanno aprendo altri punti ricarica. Fra queste EVgo che pianifica di aprire 200 punti di ricarica e ChargePoint che ne vuole installare 70 lungo le autostrade.

Le tre ditte fornitrici di energia elettrica invece con le loro stazioni saranno aperte a tutti.
E' il piu' grande e il piu ambizioso progetto di sempre per la California, con l'obiettivo di veramente
rivoluazionare il sistema energetico.  Si prevede anche di incentivare i proprietari di automobili elettriche a ricaricare nei momenti di maggior abbondanza di sole e vento.
Questi investimenti sono parte dell'obiettivo di arrivare ad un milione di automobili a emissioni zero entro il 2020 e ad 1.5 milioni entro il 2025, oltre che di arrivare al taglio di emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. 

Il sole non e' un lusso, e' per tutti. Basta solo volerlo.

 

Thursday, December 15, 2016

Rwanda e Tanzania: il sole a 7 dollari al mese



Il premio 2016 Momentum for Change e' stato assegnato alla ditta "Off grid electric", una piccola-grande start up che opera fra Rwanda e Tanzania e che installa pannelli solari.

 Il premio e' stato consegnato durante l'incontro annuale delle Nazioni Unite per discutere dei cambiamenti climatici, il COP22, tenutosi quest'anno a Marrakech, in Marocco.

Nell'Africa sub-Sahariana, il 68% della popolazione, oltre 600 milioni di anime, non ha accesso all'elettricita'. Manca o e' inadeguata la rete elettrica, la crescita demografica e' esplosiva, e gli investimenti non riescono a far fronte e a star dietro alle necessita'.

Era lo stesso problema per le comunicazioni telefoniche: mancava la rete fissa e costava troppo connettere tutti. Il problema fu risolto con i telefonini. "Off the grid". E cosi' oggi anche il Africa il 90% dei residenti ne ha uno.

Quelli di "Off grid electric" hanno pensato: perche' non fare lo stesso per la rete elettrica?

Un pannello solare off the grid come un telefonino off the grid.

In realta' oltre loro ci hanno pensato in tanti e ci sono oggi in Africa tutta una serie di nuove piccole e grandi ditte ad installare pannelli solari autosufficenti E oltre a migliorare la qualita' dei vita dei propri clienti queste ditte creano una piccola nuova classe imprenditoriale.

Off Grid Electric opera secondo questo modello in Tanzania ed in Rwanda ed ha avuto un gran successo. Hanno usato finanziamenti da un fondo investimenti africano, chiamato Helios, il piu' grande del continente e da Solar City dell'onnipresente Elon Musk.

Oggi impiegano circa 1000 persone fra tecnici e venditori, ed hanno portato il sole nelle case di 125mila persone. Passano dalle lampade a kerosene e dalla tecnologia del 1800 al futuro.

Il kerosene produce fumi tossici ed ha una capacita' limitata. Il sole no e porta non solo illuminazione ma la possibilita' di alimentare radio, telefoni, televisione ed altri elettrodomestici.
Quando arrivano, quelli di Off grid electric e ti installano un pannello solare sul tetto, ti danno una batteria che immagazina l'elettricita'. Il tutto e' progettato per durare 24 ore.  La batteria dura sette anni, il pannello venti.

Il piano piu' economico alimenta quattro lampadine e un cellulare. Pare poco, ma questo puo' cambiare la vita alle persone. I piani piu' costosi invece alimentano radio e televisioni: la ditta offre le apparecchiature gratis fra cui una radiolina gialla. C'e' anche la versione business che si chiama pacchetto Zola e che fornisce tutto quello di cui puo' avere bisogno una piccola ditta - barbiere, parrucchiera, alimentari.

Costi? Si paga il 10% al momento dell'installazione e il resto a rate mensili via telefonino. Il piano piu' economico costa 7 dollari al mese per tre anni. E poi il sistema e' tuo, con altri cinque anni di garanzia. 

La lampada a kerosene costa circa 4-5 dollari al mese.

I pacchetti piu' costosi con otto lampade, TV e radio costa invece 20 dollari al mese: se uno non puo' pagare si possono negoziare rate e frequenza di pagamento prima che ritirino il sistema. In generale  pochissimi hanno dato forfait finora.
E cosi' il business di Off Grid Electric continua a crescere.

Hanno gia' firmato nuovi accordi per portare elettricita' in Costa D'Avorio.