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Friday, August 23, 2019

Amazzonia: svergognato da mezzo mondo, Bolsonaro manda l'esercito a domar le fiamme










Come sempre non c'e' niente di piu' efficace di un po di vergogna a livello planetario.

In questi giorni tutta l'informazione mondiale, dal NYTimes alle nostre pagine Facebook sono state riempite di immagini della foresta amazzonica incendiata, con focoloai un po dappertutto, con immagini di San Paolo annerita alle 4 del pomeriggio, con scie di fumo che si spandevano da una costa all'altra del Sud America.

Il numero di incendi e' aumentato dell'85% in un anno secondo l'istituto nazionale di ricerca spaziale del Brasile detto INPE. Secondo loro tutto questo non e' da attribuire alla mancanza di pioggia quanto invece alle politiche di deforestazione della nazione sotto Bolsonaro.

Bolsonaro a lungo ha cercato di dire che e' tuttapposto - che e' colpa degli ambientalisti, che e' tutto una fluttuazione statistica, che i dati sono falsi. Ha pure detto all'occidente di non interferire con il modo in cui lui amministra la sua nazione.

Fra le varie accuse: la Germania e la Norvegia hanno deciso di sospendere i fondi da mandare in Brasile per progetti ambientali nelle foreste. Dicono che il governo di Bolsonaro non ha nessun intento di fermare la deforestazione e che dunque sono soldi che non saranno spesi bene.  E infatti Bolsonaro in campagna elettorale disse che voleva aumentare miniere e agricoltura intensiva in zone protette. 

Bolsonaro dunque dice che gli ambientalisti del Brasile per ripicca appiccano gli incendi!

Il suo ministro dell'ambiente Ricardo Salles e' noto per avere modificato vari progetti ambientali quando era governatore dello stato di San Paolo per aiutare la creazione di miniere. Assieme i due vogliono legalizzare le dozzine di miniere illegali in Amazzonia. Bolsonaro ha pure ridotto il consiglio nazionale per l'ambiente del Brasile da 100 a 21 membri. Infine ha deciso che gli affari delle popolazioni indigene siano amministrati dal Ministero dell'Agricoltura invece che da quello della Giustizia. Ovviamente il Ministero dell'Agricoltura ha un solo obiettivo: distruggere la foresta per farci piantagioni e quindi affidar loro gli indigeni che vivono nella giungla e simbiosi con essa e' come dire affidare gli agnelli al lupo!

Bolsonaro ha spesso detto che e' ingiusto che gli indigeni siano in controllo di cosi grandi aree di territorio piene di risorse che non possono essere sfruttate a causa della loro presenza.

Bolsonaro e' pure coivolto nel cosidetto progetto delle tre A per la costruzione di impianti che avrebbero conseguenze devastanti per gli indigeni in Amazzonia: un impianto idroelettrico nuovo, il Trombetas River hydroelectric plant, il ponte Óbidos sul fiume Amazon e la costruzione di una autostrada, la BR-163 al confine con il Suriname.

In tutti questi progetti gli indigeni e le loro case sono un intralcio.

Tutto questo va avanti da vari mesi ormai nell'oscurita': il segretario generale della presidenza, Gustavo Bebianno, il ministro dell'ambiente gia' citato Ricardo Salles e quello della famiglia e dei diritti umani, Damares Alves si sono spesso recati nelle zone interessate dai tre progetti per "sensibilizzare" la popolazione sulla necessita' di queste opere, condannando la "pressione internazionale" e "l'opposizione psicologica" degli ambientalisti e dei difensori della foresta, sia interni che esterni al paese.

Il suo motto, che fa pensare al peggior Trump e al peggior Salvini e': "Brazil above everything!".

Ma nonostante tutto lo schiamazzare di Bolsonaro in questi giorni, non c'e' stato niente da fare: l'opinione pubblica mondiale gli si e' ritorta contro quando ha visto cotanto scempio in Amazzonia.

Emmanuel Macron di Francia aveva detto che avrebbe cercato di fermare vari accordi commerciali fra l'Europa e il Sud America se nessuno fosse intervenuto a salvare l'Amazzonia. Assieme alla Merkel ha chiesto che gli incendi vengano inseriti nel summit dei grandi dell'economia progettato il G7 che si svolgera' a Biarritz in Francia questo fine settimana. 

Su twitter Macron ha pure accusato Bolsonaro di aver mentito quando diceva di voler fermare i cambiamenti climatici.

E poi ci sono state domande di boicottaggi di prodotti brasiliani, proteste sotto le ambasciate brasiliane nel mondo e la richiesta di misure punitive un po dappertutto. Tutto questo ha portato a paura di recessioni e di impopolarita' a livello nazionale.


Dice che purtroppo non ha le risorse per fare granche' ma e' andato il televisione a dare l'annuncio. Parla di “zero tolerance” per crimini contro l'ambiente e che come presidente ha il dovere di salvare la foresta. 

Non ha pero' detto cosa fara' nel concreto. 

Ma quello che ha fatto finora, e' chiaro e' stato manna dal cielo per minatori, disboscatori, agricoltori a larga scala che hanno abbattuto e bruciato con impunita' in questi scorsi mesi, legalmente o illegalmente che fosse. 

L'Amazzonia ha perso circa 3500 kmq di foresta nei primi otto mesi dell'anno: un aumento del39% rispetto all'anno scorso.  

La rabbia a livello mondiale e' cosi forte perche' i precedenti governi si erano davvero impegnati a fermare la distruzione della foresta. Per esempio, Marina Silva, ministro dell'ambiente fra il 2003 e il 2008 e' sempre stata lodata per il suo lavoro a favore della foresta ed e' ora molto critica di Bolsonaro.


Intanto vari stati hanno dichiarato lo stato di emergenza, gli ospedali sono pieni di persone che hanno problemi respiratori e i medici sono oberati di lavoro. La stessa cosa vale per i pompieri che semplicemente non hanno risorse e braccia. Il capo dei vigili del fuoco,  Coronel Demargli Farias, dice che non basterebbero 50,000 persone.

Fa male agli occhi e al cuore.











Wednesday, May 1, 2019

Il governatore di New York vieta le trivelle in Atlantico assieme a Billy Joel







Il governatore di New York, Andrew Cuomo, figlio del compianto Mario, ha firmato una nuova legge statale che vieta le trivelle nei mari dello stato di New York.

Tutto questo e' in diretta risposta ai piani trivellanti del presidente arancione, Donald Trump, che nel gennaio 2018 ha annunciato che avrebbe aperto il mare  ai petrolieri. Siccome e' uno che le spara grosse, disse al tempo che voleva lottizzare il 90% dell'offshore americano con  47 concessioni in Atlantico, dal 2019 al 2024, incluso nello stato di New York.
 
Il governatore Andrew Cuomo ha annunciato questo nuovo provvedimento dal mare di Jones Beach nella citta' di Wantagh assieme al cantante Billy Joel, del New Jersey che tanto si e' impegnato perche' venisse fatto qualcosa di proattivo. 

Secondo varie stime economico, il costo delle trivelle sarebbe la perdita di circa 320mila posti di lavoro nel turismo e nella pesca. E questo senza nemmeno parlare di perdite di petrolio o di incidenti piu' o meno gravi.

Un altro passo in avanti: proteggere prima e' meglio che piangere dopo. 

Tuesday, April 2, 2019

Alaska: bocciate le trivelle di Trump, ripristinati i divieti di Obama






Un giudice federale d'Alaska ha deciso che trivellare in un area d'Alaska di 520 mila chilometri quadrati non si puo'.  E oltre ai mari d'Alaska non si potra' trivellare nemmeno in 15mila chilometri quadrati nell'Atlantico dal Maryland al Maine.

La decisione e' stata presa dal giudice federale Sharon Gleason, nominata da Obama nel 2012.

Questo provvedimento e' una brutta botta per Trump perche' potrebbe creare un clima di sfiducia quando in estate la sua amministrazione cerchera' di vendere altre concessioni in Artico.

Non solo, il giudice Sharon Gleason ha anche vietato la costruzione di una autostrada nel bel mezzo di una riserva naturale in Alaska.  Oltre a lei, un altro giudice, nominato invece dal presidente Reagan, Lewis Babcock, ha bloccato due concessioni per trivellare gas naturale in Colorado perhe' nei progetti non si teneva in sufficente considerazione l'impatto sulla vita animale e il contributo di queste trivelle ai cambiamenti climatici.

Si tratta di 171 pozzi in North Fork Valley, dove vivono elci, cervi e renne.

Molte di queste decisioni sono ostacoli posti sulla strada di Trump che voleva  eliminare tutte le protezioni e le aree protette stabilite sotto Obama.

La conta e' di circa 25 decisioni prese, dall'inizio della presidenza Trump, contrarie al desiderio di Trump di trivellare, trivellare, trivellare, spesso in barba a leggi promulgate per difendere ambiente, animali ed anime. Anche se ci sono appellli e ce ne saranno anche su queste ultime tre decisioni, e' innegabile che le corti abbiano posto un freno alla mania di bucare il mare e la terra del presidente arancione. 

Altre decisioni? Per esempio, agli inizi di Marzo, un altro giudice federale ha fermato le trivelle su altri 1200 chilometri quadrati nel Wyoming.

Ovviamente i petrolieri dicono che non sono contenti delle decisioni prese ma che continueranno a perseguire i loro diabolici programmi in altri mari, in nome del "potenziale energetico" della nazione e cosicche' "l'American consumer" potra' trarre benefici dalla leadership energetica del paese.  Parole di Erik Milito, vice presidente dell'American Petroleum Institute.

Ci ha visto invece bene Obama.

La protezione di queste terre e di questi mari era stata imposta sul finire del mandato Obama, sotto l'Outer Continental Shelf Lands Act, una legge che prevede che un presidente possa togliere unilateralmente terreni e mari dalla scure delle trivelle senza approvazione del congresso, ma che allo stesso tempo impone che per *ripristinare* quelle stesse trivelle, occorra invece il consenso parlamentare.

E' stato questo infatti il verdetto di Sharon Gleason: che se Trump vuole trivellare quei mari protetti da Obama, deve prima cercare l'approvazione del governo. Non puo' farlo di testa sua. Quindi, per Obama e' stato facile proteggere, mentre per Trump sara' piu' difficile distruggere.  

E quindi tutte le protezioni del mare varate il 27 Gennaio 2015 prima e il 20 Dicembre 2016 poi restano in piedi, finche' non parla il Congresso. E visto che il congresso e' in mano democratica, poco ci credo che Trump la possa spuntare in tempi brevi.

E l'autostrada? La mitica Sharon Gleason ha riconosciuto che il segretario dell'interno, Ryan Zinke, non ha ben giustificato l'utilita' dell'autostrada nel bel mezzo dell'Izembek National Wildlife Refuge, dove tante specie migratorie si fermano in inverno e che e' stato protetto per decenni. 

Vince l'ambiente, vince Obama.


Sunday, March 24, 2019

Giudice blocca le trivelle in 1300kmq di Wyoming per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici



Sono queste le persone di cui abbiamo bisogno su questo pianeta.

Persone con la spina dorsale dritta che non hanno paura di fare la cosa giusta.

Siamo in Wyoming e qui il giudice Rudolph Contreras ha bloccato trivelle in un area di demanio pubblico di 1300kmq perche', dice lui occorre bene valutare gli effetti di tali estrazioni petrolifere sui cambiamenti climatici. Quindi le trivelle non s'hanno da fare, per ora, e i proponenti come minimo devono tornare indietro ad allegare studi approfonditi sulle conseguenze delle loro trivelle.

Non e' la prima volta che accade, visto che un mese fa era successa la stessa cosa in Montana, pero' qui era una concessione piu' piccola in mano a privati e su terre private.

Questa volta invece Contreras impone ad un ente nazionale, lo U.S. Bureau of Land Management che appunto cede territori per darli in concessione ai petrolieri, di calcolare emissioni passate, presenti e future collegate a queste emissioni prima di poter rilasciare concessioni petrolifere.

Ovviamente tutto questo e' una spina nel fianco del presidente arancione che invece vorrebbe dare tutto il possibile ai petrolieri, pure il giardino della Casa Bianca se si potesse!

Il caso e' stato portato in tribunale da due gruppi per la protezione dell'ambiente, il Wild Earth Guardians and Physicians for Social Responsibility.

Ovviamente la decisione avra' impatti molto piu' grande che sul Wyoming, perche' impone piu' obblighi, piu' studi ai petrolieri, e perche' ancora una volta mostra e ricorda a tutti che trivellare porta con se costi sulla collettivita' che tutti paghiamo o pagheremo in costi di un pianeta malato.

Ovviamente il governatore del Wyoming, tale Mark Gordon repubblicano dice che la decisione e' ingiusta per .... i lavoratori del petrolio e del gas.



Le trivelle dovevano essere assegnate alal Trinidad Drilling che gia' opera in Wyoming.
 
Ad majora. E che quelli che siedono nei ministeri italiani leggano, imparino e facciano la cosa giusta chicchessia siede al governo.
 
Per ora, grazie a Rudolph Contreras per la sua decisione.  

Thursday, February 21, 2019

USA: risoluzioni, cause in tribunale, ingiunzioni bipartian per vietare l'airgun in Atlantico





Il rappresentante repubblicano della Camera  John Rutherford che ha presentato una risoluzione 

Non passa giorno qui negli USA che un gruppo dopo l'altro, una citta' dopo l'altra, uno stato dopo l'altro non parlino di opporsi ai petrol-sogni arancioni del presidente arancione di questa nazione.

Siamo ormai ad 84 citta' lungo la costa pacifica che hanno mandato risoluzioni contro trivelle ed esplorazioni in oceano. Dall'altro lato dell'Atlantico, siamo a 330 citta', 2,100 politici. In totale abbiamo gli stati di Washington, Oregon, California, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, Delaware, Maryland, Virginia, North Carolina, New Hampshire, New York, New Jersey, South Carolina, Georgia e Florida, 46,000 attivita' commerciali, 500,000 famiglie che vivono di pesca che hanno espresso la propria contrarieta' all'airgun.

C'e' dunque dentro un po di tutto, giovani, vecchi, amanti del mare e surfisti, ma anche amanti dei soldi che porta il turismo. Sopratutto c'e' dentro gente di destra e gente di sinistra. Democratici e repubblicani.

Ed ecco qui dove tutto culmina: una proposta di legge bipartisan per vietare l'airgun in tutte le sue forme per almeno 10 anni. 

Arriva da dove meno te l'aspetti, ma forse un po si. E cioe' dal repubblicano John Rutherford, della Florida, che assieme al suo collega del New Jersey, Jeff Van Drew ha introdotto il cosidetto Atlantic Coastal Economies Protection Act,in risposta alla proposta di Trump di aprire le coste dell'Atlantico alle trivelle. 

I due sono rappresentanti della Camera, e la loro proposta e' pensata per fermare le cinque "Incidental Harassment Authorizations (IHAs)" rilasciate nel 2018 a cinque compagnie di petrolio che hanno cosi' il diritto di poter provare fastidio alla vita animale con l'airgun.

In poche parole: l'airgun causa danni (lo sanno tutti!) alla vita marina, con rumori assordanti che portano al disorientamento e a lesioni a delfini, balene, pesci e questo e' in teoria vietato, specie per le specie a rischio. Questa autorizzazione all'harrassment (disturbo) significa che le ditte in questione ne hanno il diritto, e cioe' sono esenti da qualsiasi tipo di punzione se qualcosa dovesse andar storto durante l'airgun.

Le Incidental Harassment Authorizations sono state rilasciate dal NOAA Fisheries ( e cioe' il reparto pesca del National Oceanic and Atmoshperic Administration), un ente che in realta' dovrebbe essere a favore della natura e del mare ma che e' stato totalmente snaturato sotto il presidente arancione.

A suo tempo Rutherford il senatore repubblicano, scrisse una lettera al segretario dell'interno Ryan Zinke cheidendogli di fermare l'airgun in Adriatico. La lettera venne firmata da 93 membri del congresso ma nessuno fece niente.

Ed ecco allora la mossa successiva:  questa proposta di legge, che vuole fermare l'airgun dal Maine alla Florida per almeno dieci anni. A sostenerala amientalisti, ma anche proprietari di business, associazioni di pesca e di turismo, albergatori.

Vediamo come procedera'.


Un altro consorzio di gruppi ambientali del South Carolina invece ha cheisto una ingiunzione per bloccare l'airgun in Atlantico, almeno finche' non ci sia un processo.  Siamo a Charleston, anche qui in zona repubblicana-conservatrice.  L'accusa e' che dando l'autorizzazione all'airgun, Trump ha violato il  Marine Mammal Protection Act, l'Endangered Species Act, and il National Environmental Policy Act. Tutte leggi per proteggere mammiferi marini, e specie a rischio di estinzione.  

Separatamente, 16 citta' del South Carolina hanno invece presentato una causa contro l'airgun in Atlantico.  Un altra causa ancora chiede la stessa cosa, ed e' portata da ben dieci attorney generals di altrettanti stati, e' cioe' la persona giuridica piu' alta di ciascuno stato. 

Le argomentazioni sono sempre le stesse, ma vale la pena qui ricordarle:  

Tutte le specie acquatiche, dal zooplankton ai delfini, dai tonni alle balene mal sopportano l'intensita' degli spari di airgun che veranno lanciati ogni 10-15 secondi per settimane o per mesi, senza sosta da molteplici sorgenti. I rumori da airgun sono fra i piu' forti nel mare. 

Vale la pena di ricordare che in Atlantico ci sono circa 411 balene rimaste della specie North Atlantic right whales; cioe' fare airgun significa mettere ancora piu' a rischio estinzione questa specie, il tutto in nome della sete di petrolio.


Tutti i governatori e il 90% dei comuni della costa atlantica ha dichiarato la propria contrarieta' all'airgun nei loro mari.

La causa ha il numero 18-3326 presso lo United States District Court, distretto del South Carolina. Il giudice che dovra' decidere si chiama Richard Gergel.

Contro l'airgun:  The South Carolina Coastal Conservation League, The Center for Biological Diversity, The Defenders of Wildlife, The Natural Resources Defense Council, The North Carolina Coastal Federation, Oceana, One Hundred Miles, The Sierra Club, the Surfrider Foundation, The Southern Environmental Law Center, the South Carolina Coastal Conservation League, Earthjustice.

E come detto, 10 attorney generals in rappresentanza degli stati di Maryland, Virginia, North Carolina, South Carolina, Massachusetts, Delaware, Connecticut, New Jersey, Georgia e New York, tutti i rispettivi governatori e il 90% dei comuni interessati.

Solo i petrolieri e il presidente arancione vogliono l'airgun.


Wednesday, January 23, 2019

Otto stati di ogni colore politico contro l'airgun in Atlantico e contro Trump



Neanche questa storia la leggerete mai sul Corriere della Sera, perche' e' una storia di coraggio e di coerenza che prescinde dal colore politico e non rientra nell'equilibrismo della stampa nostrana.

Donald Trump ha deciso che vuole trivelle, carbone ad ogni costo, e il ritorno essenzialmente a quegli anni 60 che non torneranno piu'. Vuole iniziare con le trivelle in Oceano Atlantico, e con l'airgun, l'anticamera delle trivelle.

Ed ecco allora che tutti gli stati, democratici e repubblicani, lungo la riviera atlantica decidono di ribellarsi. Ben 92 rappresentanti del congresso USA, la quasi totalita' dei rappresentanti delle loro comunita', si sono dichiarati contrari all'airgun in Atlantico.

Otto stati hanno fatto causa comune contro l'amministrazione del presidente arancione.

Non hanno guardato al colore dei loro partiti, e hanno levato la loro voce unanimi, perche' tutti sanno che e' folle trivellare, fare airgun e distruggere ancora di piu' il nostro pianeta e le loro economie costiere.

L'ultimo della serie e' stato il New Jersey che si aggiunge a Maryland, Connecticut, Delaware, Maine, Massachusetts, New York, North Carolina e Virginia. Assieme contendono in una causa comune che l'amministrazione arancione ha violato il cosiddetto Marine Mammal Protection Act, Endangered Species Act e il National Environmental Policy Act, perche' l'airgun causa danni alla vita animale marina, con il rumore assordante, la confusione, le lesioni ai loro corpi con valori di decibel anche solo superiori a 160.

Mica come i nostri governanti, presenti e passati che parlano di crociere sismiche e che danno permessi dicendo che "non si sa" quali siano i danni dell'airgun. Si sa eccome, basta solo volerlo sapere.

Notare bene che New York e' ultra liberale, e la Virginia ultra conservatrice.

Il furore e' arrivato quando, in Novembre 2018, il National Marine Fisheries Service ha autorizzato cinque compagnie per fare airgun in Atlantico, dal Delaware alla Florida. Fra le prescrizioni-finzione, il comando di fermarsi se una delle specie protette si trova vicino alle navi dell'airgun.

Sono trent'anni che non ci sono ispezioni sismiche in Atlantico.

Trent'anni in cui nessuno ha seriamente pensato di trivellare l'oceano, e trent'anni in cui si sono sviluppate piccole e grandi realta' turistiche, di pesca, di bellezza che il petrolio non fara' altro che rovinare.

E infatti non si puo' dire lo stesso della costa Texana!

E adesso Trump si risveglia e dice che dobbiamo trivellare.

Intanto gli arriva un altro piccolo grande schiaffo: lui che non ne vuole sentire di cambiamenti climatici e che vuole trivelle-carbone-morte, ha trovato un avversario formidabile,  un giudice di una corte federale in South Carolina ha vietato all'amministrazione Trump di procedere con le ispezioni sismiche al largo dell coste dell'Atlantico.

Come forse in molti hanno letto sulla stampa italiana, il nostro governo e' chiuso, almeno parzialmente, perche' Trump vuole il muro e i democratici no. E quindi la soluzione e' stata di fermare tutte le attivita' non considerate essenziali finche' non risolve questa situazione.

Fra le decisioni da fermare, quella sulle trivelle e sull'airgun perche dare permessi non e' considerato vitale.

Ma i petrol-amici volevano far si che i permessi venissero firmati in quattro e quattr'otto anche con il governo chiuso. Il giudice federale Richard Gergel ha pero' detto no: il dipartmento dell'interno non ha il potere di dare permessi trivellanti o di ispezioni sismiche in Atlantico in questo periodo di governo chiuso.



Tutto questo e' successo ancora grazie all'intervento dell' Attorney General del South Carolina, stato repubblicano. Lui si chiama Alan Wilson e si e'opposto ai cinque trivellatori.

Invece i permessi trivellanti continuano nel golfo del Messico, gia' ampiamente trivellati e dove i petrolieri hanno la politica in tasca, e da tanto. Continuano anche le discussioni per bucare l'Arctic National Wildlife Refuge in Alaska, sotto tante critiche.


Un altro politico locale intanto, del South Carolina propone 10 di moratoria sul tema.


Giusto in tempo per liberarsi diDonald Trump.




Questo occorre ricordare: che gli USA non fanno airgun lungo le coste Atlantiche da 30 anni.


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Sunday, December 2, 2018

L'amministrazione Trump approva l'airgun nei mari atlantici






Nei mari dell'Atlantico ci sono varie specie di balene. Ma una e' particolarmente fragile: la North Atlantic right whale.  Ne restano solo 450 esemplari in tutto il mondo, e vivono solo lungo la costa nord-atlantica.

Ma cosa possono mai essere delle balene in confronto alla cupidigia umana? 

E infatti il nostro presidente Donald Trump, una delle figure piu' brutali per l'ambiente americano ed oserei dire planetario, ha deciso di accordare permessi per eseguire airgun lungo la costa atlantica.

Ma come... tutto il pianeta va verso la de-carbonizzazione e lui autorizza airgun, l'anticamera dei buchi petroliferi???

Ebbene si. 

Si tratta di cinque ditte di oil e gas che adesso potranno fare ispezioni sismiche dal New Jersey to Florida.


La faccenda e' complicata, ma gia' nel 2017 il Bureau of Ocean Energy Management aveva bloccato l'airgun in quanto non sicuro per la vita marina. Tutto questo accadeva allo scadere del mandato di Obama quando un gruppo di scienziati aveva avvertito il governo che autorizzare airgun avrebbe
avuto effetti significativi, a lungo termini e diffusi, sulla popolazione marina, e che in virtu' di questo raccomandavano agli amministratori di non autorizzare questa pratica.

Donald Trump non sente nessuno, ne Obama, ne scienziati ne buon senso e nell'Aprile del 2017, qualche mese dopo essere diventato presidente decide che invece airgun, e chissa' un giorno trivelle, si puo'.  E infatti avvolto dalla sua folle megalomania dice che gli USA devono raggiungere la "energy dominance".  Neanche piu' autosufficenti, ma proprio dominatori!
Il colpo di scena arriva quando il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) cambia le carte in tavola e conclude che gli spari saranno un tuttapposto per tutti, anche per le balene in via di estinzione che sono protette dal Marine Mammal Protection Act, una legge scritta ad hoc per salvare le creature marine come balene e delfini.

Sono queste infatti le specie che soffriranno di piu' per l'airgun, perche' usano i suoni per comunicare, cercare cibo, accoppiarsi, andare nella direzione giusta. Ci sono anche timori per la pesca commerciale. Non solo le balene soffriranno.

Per precauzione gli studiosi della NOAA dicono che gli spari devono cessare fra Novembre ed Aprile laddove e' noto che le balene migrano d'inverno; e come in Italia che le navi per airgun devono avere a bordo personale specializzato in monitoraggio marino.

La barriera protettiva sara' di 90 chilometri da balene.

In piu' quelli del NOAA dicono che le prede delle balene, cioe' i pesci piu' piccoli, non saranno affette dall'airgun e che dunque, tuttapposto. 

E cosi, subito dopo questi giochini mentali del NOAA l'amministrazione Trump non ha perso tempo ed ha rilasciato i permessi trivellanti.

I permessi si chiamano ``Incidental Harassment Authorizations'', cioe' autorizzazioni di molestie involontarie; nel senso che si possono causare tali molestie alle bestie marine secondo tale autorizzazione. L'idea e' che gli animali non devono essere disturbati volontariamente, ma se capita... non fa niente! 

Questo lo dicono quegli intelligentoni della National Oceanic and Atmospheric Administration.

E cioe':

Molestiamo le balene a norma di legge!




Tutto questo, a mio parere e' assurdo ed e' un tentativo di normalizzare cio' che normale non e'. Se le balene sono in pericolo durante i mesi invernali, come facciamo ad essere sicuri che mai saranno esposte all'air gun durante gli altri mesi?  E veramente inverno o estate che sia pesci, delfini e balene sottoposte a bombardamenti di suoni ogni dieci-quindici secondi per settimane o mesi non ne risentiranno? 

Siamo sicuri di sapere con estrema certezza che in zona X non ci sara' mai nessuna balena?
O che gli effetti dell'airgun a 91 chilometri non daranno fastidi?

E gli studi che dicono che il suono dell'airgun puo' essere sentito anche a 3,000 chilometri dal punto di impatto?

Oltre a questi, tanti altri studi che mostrano per esempio che lo zooplankton - microcreature marine, come larve, crostacei e piccole meduse, calano del 64% entro 1.5 chilometri dal punto di sparo dell'airun. E considerato che l'airgun viene eseguito lungo vari chilometri di mare, e' chiaro che gli impatti non sono affatto trascurabili.

E se la balena del Nord Atlantico si estingue?

Ma alla fine il discorso va ben oltre l'airgun in se per se.

Non abbiamo forse il gran pericolo dei cambiamenti climatici che ci assale giorno dopo giorno? E come degli scemi continuiamo non solo a trivellare, ma a cercare altro petrolio!

L'oceano Atlantico, dalla parte USA e' stato in essenza salvato dalle trivelle nel corso degli anni, grazie a varie ammininstrazioni che per amore,  per calcolo, o perche' l'opnione pubblica non glielo ha concesso ha evitato di bucare il mare.  E infatti l'ultima volta che ci sono state qui ispezioni sismiche a scopo petrolifero e' stato nel 1980.

E adesso? 

Adesso queste cinque ditte possono fare airgun:  WesternGeco (sussidiaria Schlumberger,)  TGS-NOPEC Geophysical Co. Asa, ION GeoVentures, Spectrum Geo, e CGG.  Alcune le conosciamo bene perche' volevano venire anche in Italia. 

Ovviamente la gente non ci sta e ci sono decine e decine di comunita' piccole e grandi, di gruppi di pescatori, turisti, amanti del mare che combatteranno questa decisione.

Io spero che questi prossimi due anni passino in fretta e che chiunque sieda in quella stanza ovale e prenda le decisioni sia pou' lungimirante di questo incubo arancione che abbiamo votato. E' un uomo stupido, piccolo e testardo, incapace di cambiare idea, di arrendersi all'evidenza, di salvaguardare l'unico pianeta che abbiamo.




Wednesday, March 21, 2018

L'ultimo rinoceronte bianco



E' morto in Kenya. Si chiamava Sudan ed aveva 45 anni.

Era l'ultimo esemplare maschio del rinoceronte bianco del nord sul pianeta. Restano solo due altri esemplari di questa specie: la figlia di Sudan, che si chiama Najin e la nipote Faru, entrambe femmine.

Sudan, il rinoceronte gentile e' stato sottoposto ad eutanasia perche' afflitto da dolori tipici della vecchiaia.

Tutto il mondo ne ha parlato, tutto il mondo avrebbe voluto salvarlo.

Ma nessuno ci e' riuscito.

Qui il racconto commovente del fotografo Ami Vitale di National Geographic che ha immortalato Sudan piu' volte.

Manca poco allora all'estinzione completa della specie del rinoceronte bianco del nord, visto che non ci sono piu' maschi viventi. E non sarebbe neanche la prima delle estinzioni di una specie di rinoceronte, visto che il rinoceronte nero del nord e' gia' scomparso.

Non ci sono piu' ne maschi ne femmine.

Restano invece alcuni esemplari di rinoceronti bianchi del sud. 

La storia di Sudan e' una storia di bracconaggio, dell'uomo che non si cura della vita animale sul pianeta finche' non diventa troppo tardi, degli habitat che scompaiono, di gente disperata.

Sudan era nato in Sudan, ma era stato trasportato quando aveva pochi anni nella repubblica Ceca, in uno zoo, assieme ad altri quattro esemplari. Erano tempi in cui sul pianeta ce ne erano abbastanza di rinoceronti come Sudan. Poi, nove anni fa ci rese conto che la specie stava scomparendo.

Restavano solo otto esemplari sul pianeta.

E cosi nove anni fa, nel 2009, si penso di portare Sudan in Kenya assieme a tutti gli altri.  La speranza era che tornati al loro habitat naturale i rinoceronti potessero riprodursi piu' facilmente fra loro o magari con altre specie di rinoceronte.

Ma non e' successo.

Sudan ha vissuto gli scorsi nove anni in una riserva privata chiamata Ol Pejeta Conservancy che, fra le altre cose, cerca di proteggere gli animali dai bracconieri.

Ami Vitale fece delle foto a Sudan la prima volta che ha fatto un bagno di fango nella riserva, e quella che ha potuto interpretare come gioia del rinoceronte di fronte al suo habitat naturale.

Ma Sudan aveva sicurezza armata 24 ore su 24.

Perche'?

Per proteggerlo dai cacciatori.

Esagerazione?

Non proprio: basta pensare che in Francia un rinoceronte di 4 anni e' stato ucciso  con un colpo di pistola dentro uno zoo per rubargli le corna.

E se questo accade in uno zoo a 40 miglia da Parigi, figuriamoci in Kenya quanta maggior protezione e' necessaria!

Non e' nemmeno una esagerazione dire che i bracconieri hanno decimato la specie dei rinoceronti, spinti dall'ingordigia, o dal piu' banale spirito di sopravvivenza.

Le corna di rinoceronti sono considerate pregiate in Cina e in Vietname e vengono usate per scopi "medici".

La morte di un rinoceronte significa soldi per chi li ammazza.

E non c'e' sensibilizzazione che tenga quando si vede la morte di un animale come l'unico modo per tirare avanti e per sfamare le proprie famiglie.

E probabilmente Sudan e' sopravvissuto per 45 anni proprio grazie a quello zoo della repubblica Ceca che l'ha tenuto lontano dai bracconieri cosi a lungo.

Secondo CNN, la corruzione in Kenya e' cosi endemica che il Kenya Wildlife Service, l'organismo che gestisce i parchi nazionaili del paese e' accusata di avere assassinato e fatto scomparire persone, spesso minoranze etniche, in nome della sua lotta anti-bracconaggio. E la corruzione fa si che non sempre lo scopo di proteggere la vita animale viene rispettato.
A volte si chiude un occhio o due. 

Non e' un caso che il rifugio dove viveva Sudan e' gestito da privati e non dal Kenya Wildlife Service.

E che dire della Cina, dove tutte queste corna di rinoceronte finiscono?

L'appetito dei cinesi per l'avorio di elefante e corna di rinoceronte pare essere senza limiti. Nel 2017 hanno finalmente vietato l'avorio grazie alle pressioni internazionali, ma manca qui una vera coscienza ecologica. I cinesi hanno una enorme influenza in Africa grazie a tutti gli scambi commericiali in atto, lo sfruttamento cinese della risorse africane.

Ma mancano programmi di assistenza alle comunita' locali in cambio di tale sfruttamento; programmi che davvero facciano gli interessi degli africani.

Siamo tutti abituati a puntare, giustamente, il dito contro ENI e Shell, Nestle e Nike che arrivano e distruggono l'Africa e tutte le comunita' meno sensibili e istruite, ma le ditte cinesi non sono meglio. Potrebbero fare tanto considenrata tutta l'influenza che hanno in Africa, ma finiscono con il non fare niente e a concentrarsi solo su cio che gli fa comodo.

Degli USA di Trump meglio non parlarne, e' tutto un gran disastro sull'ambiente, le trivelle, la cancellazioni di leggi dell'era Obama per l'aria pulita e il (sognato) ritorno del carbone. L'Africa non interessa nessuno. Anzi, il figlio di Trump, Donald Junior, pare che sia un gran patito di caccia di specie esotiche in Africa.

Figuriamoci che gli importa di rinoceronti in via di estinzione.

L'unione Europea? Non pervenuta.

E infine, sono le nazioni africane stesse che, per la maggior parte, non hanno progetti a lungo termine e che vanno avanti con lo status quo di corruzione, di improvvisazione, di natalita' esplosiva, di giovani che non sanno cosa fare di se stessi. E di sfruttamento senza intelligenza delle proprie risorse.

Ed e' in questo clima di abuso cieco delle risorse che si inseriscono i bracconieri.

E' un altro modo per spremere tutto lo spremibile da cio' che ci circonda senza pensare alle conseguenze. E questo vale ancora di piu' quando uno non sa cosa mettere sulla tavola la sera a cena e quando ammazzare rinoceronti e' visto come un modo per sbarcare il lunario.

Che fare?

Da un lato ci sono alcuni scienziati che parlano di nuovi metodi per salvare la specie. Da Sudan il rinoceronte appena morto sono stati prelevati campioni con il suo materiale genetico e si pensa di usare la fecondazione artificiale per creare nuovi rinocerontini. 
Ma ne Najin and Fatu sono in grado di portare avanti alcuna gravidanza, essendo imparentate a Sudan.

Esiste pero' una associazione non profit chiamata Helping Rhinos che ha per obiettivo l'uso di specie terze per creare nuovi rinoceronti.

Non sarebbe la prima volta che specie quasi estinte ritornano in vita. Presso le isole Galapagos dell'Ecuador si sta sperimentando il ritorno in vita di una specie di tartaruga estinta, la tartaruga Floreana, usando come "mamma" esemplari di specie diverse ma facendo si che le nuove generazioni somiglino geneticamente di piu' all'animale scomparso invece che alla mamma.

Ripetendo il processo per varie generazioni si pensa che alla fine si possa arrivare ad una nuova tartaruga Floreana. In teoria questo si potrebbe fare anche per il rinoceronte bianco del nord, se si trovano campioni genetici "mamma" adeguati.

Ed e' anche gia' successo. Nel 1895 si pensava che il rinoceronte bianco del sud fosse estinto. Ma quello stesso anno si scoprirono circa 100 animali. Con le cure adeguate da quella popolazione di 100 si e' ora arrivati a 20,000 esemplari.

Ovviamente, tutto questo non e' facile.

Ci sono sul pianeta solo altre cinque specie di rinoceronti: tutti a rischio di estinzione. 

I rinoceronti di Javan e di Sumatra sono pochissimi, alcune dozzine i primi e circa 200 i secondi. Ironicamente solo i rinoceronti bianchi del sud, quelli che si pensavano estinti nel 1895, sopravvivono in numeri adeguati.

Dall'altro canto, c'e' invece qualcosa di molto meno sexy e pratico. Come sempre e' il buon senso.

Occorre che tutti ci rendiamo conto che decimare la vita animale sul pianeta e' controproducente per tutti noi. Ci vogliono campagne di informazione, dall Cina al Vietnam che l'avorio non risolve alcun problema medico, ci vogliono maggior investimenti affinche queste specie animali vengano viste come risorse per il turismo invece che utili solo da morti, ci vogliono multe, ci vogliono opportunita' per una vita dignitosa che non sia ammazzare rinoceronti, e istruzione, istruzione, istruzione, specie per le donne, con l'obiettivo di dimunire la natalita'.

Degli uomini, non dei rinoceronti.

Sunday, February 18, 2018

USA: sole e vento record nel 2017, nonostante Trump



Le cinque citta' USA 100% rinnovabili:


1. Rock Port, Missouri. 1,300 persone. 
E' 100% rinnovabile dal 2008, quando installarono 4 turbine eoliche. 


2. Greensburg, Kansas, 1.400 persone. 
Nel 2007 un tornado la devasto' e si decise di ricostruire la citta' affinche fosse sostenibile. 
Sono 100% rinnovabili dal 2013 grazie all'eolico, solare e geotermico. 
Il costo della ricostruzione verde e' costato il 20% in piu rispetto alla ricostrizione convenzionale. Oggi i costi sono stati recuperati, con il risparmio energetico.
La citta' risparmia 200,000 dollari l'anno 
con l'energia green sugli edifici pubblici. 


3. Kodiak Island, Alaska, 14,000 persone.
L'obiettivo era di diventare 100% rinnovabile nel 2020, usando l'idroelettrico e vento per eliminare l'uso del diesel. E' stato difficile imparare a gestire l'eolico in sintionia con i cambiamenti della ventosita' ma alla fine ce l'hanno fatta e sono diventati 100% rinnovabili nel 2014.
4 Burlington, Vermont, 42,000 persone.
Burlington e' la citta' piu' grande del Vermont e sono diventati 100% rinnovabili 
nel 2014 quando hanno comprato un'impianto idroelettrico per la generazione di energia, ed abbandonando il carbone che fino ad allora era la principale fonte energetica della citta'.  Oltre all'idroelettrico hanno sole, vento e biomasse. Il risparmio e' di 1 milione di dollari l'anno.
5. Aspen, Colorado,7,000 persone.
E' questa una specie di Cortina D'Ampezzo per gli Americani, 
per sciare e per i ricchi.  Sono diventati 100% rinnovabili qui nel 
2015 usando vento ed idroelettrico.
 
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Nonostante Donald Trump, il revival del fracking nel paese, e il petrol-amore dei repubblicani, l'energia rinnovabile cresce anche negli USA.

Siamo arrivati al 18%, nella prima potenza mondiale, il doppio di dieci anni fa.

Lo dice il rapporto annuale dell'energia negli USA, il Sustainable Energy in America Factbook, dove si segnala che il 2017 e' stato un anno record per l'energia green nel paese.

Il rapporto mostra che siamo arrivati nel 2017 a 717 terawatt hours (TWh), grazie sopratutto alle forti pioggie nel nord-ovest del paese che ha portato ad abbondante generazione di energia idroelettrica e grazie nuove installazioni di solare ed eolico nel paese.

Il 18% forse non sembra tanto, ma in scala lo e', considerati gli usi in numeri assoluti dei consumi negli USA e sopratutto perche' siamo vicini al punto di sorpasso con il nucleare che e' al 20% del totale.

La cosa interessante e' che i consumi di gas e di carbone sono in calo, rispetto al 2016. Le rinnovabili invece corrono veloci.

Ma come puo' essere che accada tutto questo sotto l'amministrazione del fossil-Donald?

La risposta e' nei comuni, nelle amministrazioni locali che pian piano svoltano verso le rinnovabili.

E infatti sono cinque le citta USA che vanno a 100% rinovabile: Aspen, Colorado; Greensburg, Kansas; Burlington, Vermont; Kodiak Island, Alaska; e Rock Port, Missouri.

Il numero di citta' che invece lavora per arrivare allo stesso obiettivo e' invece salito a 46 e fra queste ci sono citta' grandi come Atlanta e San Diego che guidano la Ready for 100 initiative, una iniziativa lanciata nel 2016 e il suo scopo e' di includere 100 citta' per la transizione al 100% rinnovabile, ciascuna usando le proprie risorse, la propria geografia, la propria rete elettrica.

E questa non e' una cosa da sottovalutare: le citta' USA emettono circa il 75% delle emissioni di CO2, e allo stesso tempo la transizione verso le rinnovabili diventa sempre piu' facile, a causa del calo dei prezzi e della sensibilita' delle persone. 

Secondo gli esperti, non e' difficile per la citta' media americana arrivare all'obiettivo del 100% rinnovabili, perche' le possibilita' sono tante e in tutte e' possibile trovare un metodo giusto, adatto alle proprie realta' locali.

Monday, January 22, 2018

Trump e l'esplosione dei pannelli solari made in the USA



E i primi verdetti sono arrivati.

La produzione di pannelli fotovoltaici made in the USA aumenta in modo impressionante.

La ditta Hanwha Q Cells di Korea costruira' un nuovo impianto in Georgia, la JinkoSolar Holding di Cina aprira' una fabbrica in Florida. E ditte americane, invece la SunPower Corporation e la First Solar aumenteranno la produzione in Oregon e in Ohio.

Si calcola che la produzione nostrana di solare aumentera' fino ad oltre 3.4 Gigawatt, mentre nel 2017 eravamo a soli 1.8 Gigawatt di capacita' fotovoltaica made in the USA.

Tutto inizio' nell'Aprile del 2017 quando una ditta di Georgia, la Suniva, fini' in bancarotta per colpa del fotovoltaico "made altrove" e Trump rispose appunto con l'annuncio di tariffe sull'importazione a Gennaio 2018.

Per cui, forse per una volta, ci ha azzeccato?

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22 Gennaio 2018:

Non e' chiaro cosa passi nella testa di quest'uomo. 

E' arrivata oggi la notizia che Trump ha deciso di imporre tariffe sui pannelli solari importati dall'estero negli USA.

Prima di urlare pero', e sono la prima a vergognarmi di questo presidente arancione, occorre un po' capire.

In teoria potrebbe essere una misura per rendere piu' competitiva l'industria fotovoltaica USA, che e' dopotutto il paese dove i pannelli sono stati inventati usando fondi di ricerca pubblici del contribuente americano, per tanti anni.

Le tariffe saranno del 30% nell'immediato e diminuiranno nei prossimi anni fino a stabilizzarsi al 15%.

I primi 2.5 gigawatt saranno esentati dalle tariffe.

Soprattutto, e' stata la U.S. International Trade Commission a raccomandare al governo di imporre tariffe fino al 35% a causa della competizione, spesso non proprio leale, da parte dell'Asia (Cina in primis).

Questo ente e' indipendente, bipartisan e non politicizzato, almeno in teoria, per cui le sue raccomandazioni non dovrebbero essere viste in un'ottica politica.

Per di piu' l'idea delle tariffe e' bene accetta, e anzi e' stata fortemente voluta da varie industrie produttrici di pannelli solari americane, fra cui la Suniva, ditta di capitale cinese che pero' fabbrica pannelli negli USA.

Anche il ramo americano della SolarWorld, ditta tedesca, ha aderito alla richiesta della Suniva di imporre tariffe sulle importazioni straniere.

Altre tariffe sono state imposte su pezzi di elettronica e sulle lavatrici, fino al 50%.

Ma la Suniva di Cina nel frattempo che aspettava, e' fallita, grazie all'arrivo di pannelli direttamente della Cina.

Ironico, no? 

Altre ditte di pannelli made in the USA hanno invece visto le loro azioni decollare dopo l'annuncio, come la First Solar con sede a Tempe, Arizona che e' schizzata a Wall Street del 9% fino a $75.20 per azione.

La Whirlpool invece dice che le tariffe porteranno all'aumento della sua produzione di lavatrici in stati come Ohio, Kentucky, South Carolina e Tennessee e che quindi vede il gesto positivamente.

In pratica pero' quali che siano gli intenti di Trump, la maggior parte dei pannelli e' importata per cui, nel breve termine almeno, tutto questo si risolvera' in aumento dei costi, minor pannelli installati, e rallentamento della transizione rinnovabile negli USA.

Il costo e' stimato essere enorme perche' anche i pannelli "made in the USA" hanno fino all'80% di pezzi che arrivano dall'estero. L'industria del sole negli USA e' un business di circa $28 miliardi di dollari e impiega circa 260mila persone. 

Questa mossa di Trump e' controversa perche' i produttori sono in generale favorevoli, ma gli installatori no.

E si puo' capire perche', perche' diverso e' il loro business target.  La Solar Energy Industries Association, associazione che rappresenta chi lavora nell'industria solare, ha anticipato la perdita di circa 23mila posti di lavoro.

Si parla di interi progetti che diventeranno immediatamente anti-economici e che saranno abbandonati.

Ma poi, perche' iniziare proprio con i pannelli solari? 

Io credo due cose. 

Una e' che a Trump non gliene importi  niente delle rinnovabili e del pianeta e dei cambiamenti climatici.  

Queste tariffe sui pannelli solari erano una mossa facile, proprio per la dualita' fra produttori-installatori; e poi c'era la raccomdandazione dell U.S. International Trade Commission che aveva gia' parlato del problema del "dumping" dei pannelli dalla Cina negli USA ai tempi di Obama. Infine c'erano specifiche richieste di produttori di pannelli sul suolo USA.

Tutte queste cose hanno aiutato Trump a razionalizzare la sua decisione. 

L'altra cosa che penso e' che sicuramente ci sara' un freno al solare nel super immediato. Se i prezzi aumentano del 30% da un giorno all'altro e' evidente che qualcosa cambiera'. 

Ma il sole e le rinnovabili sul lungo termine vinceranno, Trump o non Trump. 

L'industria si riorganizzera' e si troveranno modi per continuare la solarizzazione degli USA, del mondo. 

E' evidente dove il mondo sta andando e non si torna indietro.  Le fossili sono un relitto del passato.