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Friday, October 5, 2018

Arriva Calipso V, nuovo pozzo ENI al largo di Falconara

Nitrati (NOx) che saranno emessi da Calipso V, dell'ENI al largo di Falconara






"Le attivita in progetto non comportano impatti significativi per l'ambiente"
Tutto questo e' firmato dal legale rappresentante dell'ENI, Mr. Diego Portoghese
Ovviamente da San Donato Milanese e' sempre tuttapposto!

Siamo a circa 35 km dalla costa fra Falconara ed Ancona, ad una profondita' d’acqua di circa 75 metri. E' qui che l'ENI (al 51%) vuole trivellare assieme alla Edison Gas (al 49%), piazzandoci il pozzo Calipso V.

Ai tempi della scuola Calipso era una ninfa che trattenne Ulisse sulla sua isola, Ogigia, in Grecia, per sette anni. I due si amarono, lei gli offri' l'immortalita' ma lui la rifiuto' perche' voleva tornare ad Itaca.

Adesso Calipso e' un petrol-mostro, perche' questi signori del petrolio non sanno neanche rispettare la sacralita' della letteratura greca e devono inquinare pure la mitologia antica.

Ad ogni modo, questi galantuomini dell'ENI gia' operano, e dal 2002, la piattaforma Calipso, collegata alla centrale di Falconara, citta' martoriata dal petrolio. 

Quello che vogliono fare con Calipso V e' di trivellare un nuovo pozzo per l'estrazione del gas, il quinto della serie, e aggiungerlo a tutti quelli che gia' fanno riferimento alla piattaforma Calipso. Di questi due sono gia' produttivi, Calipso 003 DirA e Calipso 004 DirB.

Quello che vogliono fare e' di perforare, fare test sulla natura del gas estratto, e metterlo in produzione. Il giacimento e' a circa 1.8 chilometri dalla piattaforma, per cui non e' ben chiaro come ci arriveranno. Il loro documento di valutazione ambientale non lo spiega chiaramente. Trivelleranno in orizzontale per 1.8 chilometri? Non si sa, ma parrebbe l'unica possibilita'.

Ovviamente non possono non sparare sulla loro presunta benevolenza: dicono che il modello di business di ENI e' "volto alla creazione di valore" per tutti, perseguita per varie strade, fra cui "la prevenzione dei rischi di business", "la tutela dell’ambiente e delle comunità dove l’azienda opera", "la salvaguardia della salute e sicurezza delle persone che lavorano in Eni e con Eni e il rispetto dei diritti umani, dell’etica e della trasparenza."

Ormai sono tanti anni che leggo sviolinate del genere, e basta andare a Gela o a Viggiano per capire che sono solo balle e che di tutela dell'ambiente o di rispetto per i residenti c'e' solo l'inchiostro con cui cotante sciocchezze vengono scritte. 

Perche'? Perche' il vero rispetto di ambiente e di persone significherebbe chiudere Gela, Viggiano, Porto Torres, Falconara e tutte le raffinerie d'Italia, ma questo ovviamente significherebbe fine del petrol-business, e dunque e' piu' facile mandare alla stampa e alla propaganda parole al vento che non significano niente.

E con queste belle parole ci propinano altri pozzi, come se a Falconara non ne avessero gia' abbastanza di sirene che annunciano pericoli dalla raffineria, scoppi, puzze e disperazione, dal mare e dalla terraferma.

Partiamo con la litania del tuttapposto, del tanto-non-c'e'-niente-di-interessante e del fa-tutto-schifo-cosi'-possiamo-trivellare.

Secondo l'ENI nell’area interessata non ci sono beni paesaggistici, culturali o archeologici vincolati, ad eccetto dell' area archeologica sommersa “Peschiera romana della Scalaccia” a sud di Ancona.
Tuttapposto.

Ancora, nella Regione Marche non ci sono aree marine protette, anche se presto dovrebbe essere instaurata l'area marina Costa del Monte Conero a 33 chilometri e anche se ci sono vari SIC, ZPS, ZSC ed IBA lungo le coste marchigiane piu' o meno vicine a Calipso.

ZSC IT5310006 Colle San Bartolo;
ZSC IT5320005 Costa tra Ancona e Portonovo;
ZSC IT5320006 Portonovo e falesia calcarea a mare;
ZSC IT5340001 Litorale di Porto d’Ascoli;
SIC IT5340022 Costa del Piceno – San Nicola a mare;
ZPS IT5310024 Colle San Bartolo e litorale pesarese;
ZSC e ZPS IT5310022 Fiume Metauro da Piano di Zucca alla foce;
ZPS IT5320015 Monte Conero;
ZSC IT5320005 Costa tra Ancona e Portonovo;
ZSC IT5320006 Portonovo e falesia calcarea a mare;
ZSC IT5320007 Monte Conero;
ZPS IT5320015 Monte Conero;

Ma non solo Calipso non portera' effetti negativi, sara' un toccasana, come lo sono gia' tutte le piattaforme petrolifere in zona. Infatti l'ENI ci ricorda che nel mare Adriatico esiste una area di "Barbare" a 20 chilometri a nord di Calipso dove le piattaforme servono per... difendere i litorali contro la pesca a strascico illegate!

Questa mi mancava proprio! Le piattaforme che ci salvano dalla pesca illegale!

Aggiungon ancora che ...  le piattaforme, "con le loro strutture intricate, ricche di anfratti, rifugi", rappresentano "un elemento di diversificazione nell’habitat originario monotono" e costituiscono dei "meccanismi bio-ecologici" in grado di aumentare la produzione alieutica di un ecosistema.

Oddio, la vita marina senza trivellatori e' monotona, per cui arrivano i petrolieri a renderla piu' intricata, e piu' interessante! A darci piu' pesci!

Ma che si sono bevuti questi qui?  

Fanno ridere e piangere assieme. Interessante che molte delle frasi scritte sono state scopiazzate di qua e di la da internet. Per esempio la frase "costituiscono dei meccanismi bio-ecologici in grado di aumentare la produzione alieutica di un ecosistema" e' stata presa pari pari da un sito che si chiama Il Pesce, del 2003.

La fantasia non e' petrolio, eh?

Ad ogni modo, nonostante queste piattaforme romperanno la monotonia e porteranno alla maggior "produzione alieutica" (perche' non scrivono come trivellano?), e' interessante notare che navigazione, ancoraggio, pesca sara' tutto vietato in un raggio di 500 metri dalla piattaforma.

Chissa'. Dei fluidi di perforazione, dei detriti, dell'inquinamento non se ne parla. Quei pesci aumenteranno, ma nessuno si potra' avvicinare loro.

Ci sono invece, verso costa degli allevamenti di cozze, di allevamento ittico ed acquacoltura ma, secondo l'ENI e' tutto lontano dalle loro trivelle e dunque anche qui, tuttapposto.

Ma poi, quanto gas arrivera' da Calipso V? 
La bellezza di 280 milioni di metri cubi in totale, su un arco di sette anni.

In Italia ne consumiamo circa 700 miliardi di metricubi l'anno, per cui qui siamo a

Un altro tuttapposto viene dall'affermazione dell'ENI che Calipso V potrebbe aiutarci a "sostenere l’attuale situazione di criticità del mercato italiano del gas, caratterizzato da riduzione della produzione nazionale dovuta alla diminuzione delle riserve nazionali e crescente dipendenza di forniture dall’estero".


Dulcis in fundo, fanno "simulazione modellistica" e trovano... indoviniamo? 

Tuttapposto!!

Tutto e' sotto i limiti di legge, e al massimo ci sara' un po di inquinamento a causa di tre motogeneratori durante le operazioni di trivellazione che dureranno circa 65 giorni.

Non ci saranno danni alle tartarughe, alla pesca, all'ambiente, a nessuno. Tutto e' perfetto. E anche cio' che perfetto non dovrebbe esserlo e' "secondario". Ci sara' una "verifica periodica del corretto
funzionamento dell’impianto di trattamento delle acque di scarico", "l’ispezione periodica dei
serbatoi contenenti liquidi pericolosi" e "manutenzione relativa ai motori e alle tubazioni" che contribuiranno a ridurre il rischio di rilasci anche accidentali.

Ma se l'ENI e' la regina dei disastri, per dirne una, in Norvegia, dove ogni tanto le capita di essere sgridata dall'ente per la sicurezza petrolifera per irregolarita' nelle sue operazioni? E poi, di grazia, quali sono questi "liquidi pericolosi"? Cosa c'e' dentro? E le acque di scarto? Dove le metteranno? Quante ne saranno prodotte?

E  poi, niente paura. 

Ci sara' una nave di appoggio permanente dotata di attrezzature e materiali antinquinamento.

Ma non era tuttapposto? Perche' allora la nave antinquinamento?  Per di piu' con sistemi meccanici per separare olio ed acqua che lavoreranno almeno a 35 metri cubi/ora, e con sistemi di materiale per lo "spandimento in mare."

Ma siamo gia' a pagina 49 di 50, per cui questi sono solo piccoli dettagli. Come detto, e' tutto perfetto, e perche' perdere tempo con queste cosucce, come sapere di che monnezza si tratta e quanta ne finira' in circolazione? 

E cosi arriviamo all'ultima pagine dove di tuttapposto in tuttapposto siamo arrivati alla piena "coerenza tra il progetto" e "l’attuale situazione energetica italiana". Ovviamente le "attività previste non determinano impatti rilevanti" su niente e nessuno, e si prevede "assenza di impatti significativi", trascurabili, lievi e completamente reversibili. E anche se l'impatto e' basso, il disturbo non e' significativo e tutto sara' condotto nel massimo rispetto e tutela dell’ambiente.

Come detto, e' perfetto! 

Purtroppo che dopo 50 anni di racconti su tutta questa perfezione, i residenti di Falconara non ci credono piu'.

Non c'e' niente di perfetto in queste trivelle, ci sono invece scarichi di materiale tossico in aria, in acqua, pericoli di scoppio, danni alla vita marina, e se vogliamo essere piu' grandi dell'orticello marchigiano, cambiamenti climatici, dipendenza cieca dalle fonti fossili, e peggior qualita' della vita per tutti.

Come sempre, meglio il sole, meglio il vento.
Meglio Omero e la mitologia greca.




















Monday, January 22, 2018

Trump e l'esplosione dei pannelli solari made in the USA



E i primi verdetti sono arrivati.

La produzione di pannelli fotovoltaici made in the USA aumenta in modo impressionante.

La ditta Hanwha Q Cells di Korea costruira' un nuovo impianto in Georgia, la JinkoSolar Holding di Cina aprira' una fabbrica in Florida. E ditte americane, invece la SunPower Corporation e la First Solar aumenteranno la produzione in Oregon e in Ohio.

Si calcola che la produzione nostrana di solare aumentera' fino ad oltre 3.4 Gigawatt, mentre nel 2017 eravamo a soli 1.8 Gigawatt di capacita' fotovoltaica made in the USA.

Tutto inizio' nell'Aprile del 2017 quando una ditta di Georgia, la Suniva, fini' in bancarotta per colpa del fotovoltaico "made altrove" e Trump rispose appunto con l'annuncio di tariffe sull'importazione a Gennaio 2018.

Per cui, forse per una volta, ci ha azzeccato?

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22 Gennaio 2018:

Non e' chiaro cosa passi nella testa di quest'uomo. 

E' arrivata oggi la notizia che Trump ha deciso di imporre tariffe sui pannelli solari importati dall'estero negli USA.

Prima di urlare pero', e sono la prima a vergognarmi di questo presidente arancione, occorre un po' capire.

In teoria potrebbe essere una misura per rendere piu' competitiva l'industria fotovoltaica USA, che e' dopotutto il paese dove i pannelli sono stati inventati usando fondi di ricerca pubblici del contribuente americano, per tanti anni.

Le tariffe saranno del 30% nell'immediato e diminuiranno nei prossimi anni fino a stabilizzarsi al 15%.

I primi 2.5 gigawatt saranno esentati dalle tariffe.

Soprattutto, e' stata la U.S. International Trade Commission a raccomandare al governo di imporre tariffe fino al 35% a causa della competizione, spesso non proprio leale, da parte dell'Asia (Cina in primis).

Questo ente e' indipendente, bipartisan e non politicizzato, almeno in teoria, per cui le sue raccomandazioni non dovrebbero essere viste in un'ottica politica.

Per di piu' l'idea delle tariffe e' bene accetta, e anzi e' stata fortemente voluta da varie industrie produttrici di pannelli solari americane, fra cui la Suniva, ditta di capitale cinese che pero' fabbrica pannelli negli USA.

Anche il ramo americano della SolarWorld, ditta tedesca, ha aderito alla richiesta della Suniva di imporre tariffe sulle importazioni straniere.

Altre tariffe sono state imposte su pezzi di elettronica e sulle lavatrici, fino al 50%.

Ma la Suniva di Cina nel frattempo che aspettava, e' fallita, grazie all'arrivo di pannelli direttamente della Cina.

Ironico, no? 

Altre ditte di pannelli made in the USA hanno invece visto le loro azioni decollare dopo l'annuncio, come la First Solar con sede a Tempe, Arizona che e' schizzata a Wall Street del 9% fino a $75.20 per azione.

La Whirlpool invece dice che le tariffe porteranno all'aumento della sua produzione di lavatrici in stati come Ohio, Kentucky, South Carolina e Tennessee e che quindi vede il gesto positivamente.

In pratica pero' quali che siano gli intenti di Trump, la maggior parte dei pannelli e' importata per cui, nel breve termine almeno, tutto questo si risolvera' in aumento dei costi, minor pannelli installati, e rallentamento della transizione rinnovabile negli USA.

Il costo e' stimato essere enorme perche' anche i pannelli "made in the USA" hanno fino all'80% di pezzi che arrivano dall'estero. L'industria del sole negli USA e' un business di circa $28 miliardi di dollari e impiega circa 260mila persone. 

Questa mossa di Trump e' controversa perche' i produttori sono in generale favorevoli, ma gli installatori no.

E si puo' capire perche', perche' diverso e' il loro business target.  La Solar Energy Industries Association, associazione che rappresenta chi lavora nell'industria solare, ha anticipato la perdita di circa 23mila posti di lavoro.

Si parla di interi progetti che diventeranno immediatamente anti-economici e che saranno abbandonati.

Ma poi, perche' iniziare proprio con i pannelli solari? 

Io credo due cose. 

Una e' che a Trump non gliene importi  niente delle rinnovabili e del pianeta e dei cambiamenti climatici.  

Queste tariffe sui pannelli solari erano una mossa facile, proprio per la dualita' fra produttori-installatori; e poi c'era la raccomdandazione dell U.S. International Trade Commission che aveva gia' parlato del problema del "dumping" dei pannelli dalla Cina negli USA ai tempi di Obama. Infine c'erano specifiche richieste di produttori di pannelli sul suolo USA.

Tutte queste cose hanno aiutato Trump a razionalizzare la sua decisione. 

L'altra cosa che penso e' che sicuramente ci sara' un freno al solare nel super immediato. Se i prezzi aumentano del 30% da un giorno all'altro e' evidente che qualcosa cambiera'. 

Ma il sole e le rinnovabili sul lungo termine vinceranno, Trump o non Trump. 

L'industria si riorganizzera' e si troveranno modi per continuare la solarizzazione degli USA, del mondo. 

E' evidente dove il mondo sta andando e non si torna indietro.  Le fossili sono un relitto del passato.






Friday, July 26, 2013

It always seems impossible until it's done



"The technology is in place; 
anyone who tells you we can’t bring about a system 
based on 100% renewable energy sources right now 
 probably acts out of vested personal interest.”

La tecnologia esiste.
Chiunque vi dice che non si puo' creare
un sistema basato al 100% sulle energie rinnovabili
probabilmente agisce sulla base di interessi personali.



Abbiamo investito in modo dissennato nell energie rinnovabili, 
eravamo ubriachi? 

 Ente Nazionale Idrocarburi


It always seems impossible until it's done
Nelson Mandela


In Italia la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e' stata del 24.5% nell'anno 2011, un buon risultato se si pensa che in Germania invece la quota di energia elettrica da rinnovabili nell'anno 2012 e' stata del 23%.

Ci sono altre realta' in cui e' stato fatto anche di meglio: in Spagna al 2009 erano arrivati al 35%, in Svezia al 2012 la quota prodotta e' stata del 48%, in Portogallo nel 2010 invece si era al 50%.

In Norvegia - la patria del petrolio - la produzione di elettricita' da rinnovabili e' al 99%, grazie all'energia idroelettrica e cosi pure in Islanda dove siamo invece al 100% grazie ad un mix fra geotermico ed idroelettrico.

E la tendenza a produrre energia in modo sostenibile non riguarda solo i paesi occidentali: in Peru' lo sviluppo di energia rinnovabile e' stata dichiarata priorita' nazionale, in India lo stato del Gujarat sta seguendo un programma aggressivo di solarizzazione,  e cosi pure in Marocco e finanche in Arabia Saudita.

Ma non e' tanto lo status quo quello che e' veramente importante quanto l'idea che il futuro non e' piu' carbone, petrolio, fracking e buchi-buchi-buchi. Questa era l'energia del 20esimo secolo, quando non sapevamo fare di meglio che massacrare madre natura.

Sono passati cento anni, il petrolio ha segnato per molti versi anche in positivo un'era - quella dell'automobile, del volo aereo, del benessere diffuso - ma ha portato con se, e' innegabile, tanti problemi. Inquinamento, giochi politici, speculazioni finanziarie e non da ultimo i cambiamenti climatici.

Il futuro e' allora rendersi conto che non dobbiamo per forza continuare su questa strada. Che le alternative ci sono, e che se le cerchiamo e le vogliamo, si puo' transizionare dalla melma petrolifera al sole, al vento e all'acqua, e che questo non vuol dire tornare alle caverne. Ci vuole solo il coraggio, e la voglia di andare incontro al 21esimo secolo invece che restare aggrappati a modelli vecchi e superati.

Non e' un caso che in tutto il mondo inizia a germogliare l'idea del 100% da rinnovabili.

La Svezia l'ha gia' annunciato: essere la prima economia mondiale oil-free nel 2020. Si, oil free, programmano di sostituire anche la benzina con carburante da fonti rinnovabili.

Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. Intanto si sono posti questo obiettivo, ambizioso e di ispirazione per tutti. Anche la Scozia ha annunciato di voler generare il 100% della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2025, mentre la Danimarca ha in programma di dire adios a tutte le fonti di energia fossile nel 2050. Last but not least, le Filippine che il giorno 8 Luglio 2013 hanno annunciato di volere arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili nei prossimi 10 anni.

Il campo delle rinnovabili e' in piena espasione, i costi vengono giu, le tecnologie migliorano. Proprio qualche giorno fa, a Stanford hanno messo a punto le piu' sottili strutture assorbi-luce mai create: hanno spessore di qualche nanometro. Dal canto suo, 'International Energy Agency afferma che entro il 2016 l'energia rinnovabile superera' quella prodotta dal gas e sara' il doppio di quella prodotta dal nucleare, diventando la seconda fonte elettrica dopo il carbone.

Fra quattro anni, non fra quaranta!

L'impeto verso le fonti di energia rinnovabili portano con se anche mille altre opportunita' imprenditoriali, e di ricchezza diffusa: ad esempio a Berlino nel 2015 nascera' il CleanTech Business Park, 90 ettari per ricerca e sviluppo di progetti di energia verde: conservazione e stoccaggio, design e produzione.

Sara' il piu' grande complesso industriale di Berlino.

Se avessimo un po di coraggio e di lungimiranza in Italia, smantelleremmo l'ILVA di Taranto, faremmo bonifica e pulizia, riqualificheremmo tutti gli operai, inviteremmo le migliori menti del mondo e lo faremmo qui il Clean Tech Italia.