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Friday, October 5, 2018

Arriva Calipso V, nuovo pozzo ENI al largo di Falconara

Nitrati (NOx) che saranno emessi da Calipso V, dell'ENI al largo di Falconara






"Le attivita in progetto non comportano impatti significativi per l'ambiente"
Tutto questo e' firmato dal legale rappresentante dell'ENI, Mr. Diego Portoghese
Ovviamente da San Donato Milanese e' sempre tuttapposto!

Siamo a circa 35 km dalla costa fra Falconara ed Ancona, ad una profondita' d’acqua di circa 75 metri. E' qui che l'ENI (al 51%) vuole trivellare assieme alla Edison Gas (al 49%), piazzandoci il pozzo Calipso V.

Ai tempi della scuola Calipso era una ninfa che trattenne Ulisse sulla sua isola, Ogigia, in Grecia, per sette anni. I due si amarono, lei gli offri' l'immortalita' ma lui la rifiuto' perche' voleva tornare ad Itaca.

Adesso Calipso e' un petrol-mostro, perche' questi signori del petrolio non sanno neanche rispettare la sacralita' della letteratura greca e devono inquinare pure la mitologia antica.

Ad ogni modo, questi galantuomini dell'ENI gia' operano, e dal 2002, la piattaforma Calipso, collegata alla centrale di Falconara, citta' martoriata dal petrolio. 

Quello che vogliono fare con Calipso V e' di trivellare un nuovo pozzo per l'estrazione del gas, il quinto della serie, e aggiungerlo a tutti quelli che gia' fanno riferimento alla piattaforma Calipso. Di questi due sono gia' produttivi, Calipso 003 DirA e Calipso 004 DirB.

Quello che vogliono fare e' di perforare, fare test sulla natura del gas estratto, e metterlo in produzione. Il giacimento e' a circa 1.8 chilometri dalla piattaforma, per cui non e' ben chiaro come ci arriveranno. Il loro documento di valutazione ambientale non lo spiega chiaramente. Trivelleranno in orizzontale per 1.8 chilometri? Non si sa, ma parrebbe l'unica possibilita'.

Ovviamente non possono non sparare sulla loro presunta benevolenza: dicono che il modello di business di ENI e' "volto alla creazione di valore" per tutti, perseguita per varie strade, fra cui "la prevenzione dei rischi di business", "la tutela dell’ambiente e delle comunità dove l’azienda opera", "la salvaguardia della salute e sicurezza delle persone che lavorano in Eni e con Eni e il rispetto dei diritti umani, dell’etica e della trasparenza."

Ormai sono tanti anni che leggo sviolinate del genere, e basta andare a Gela o a Viggiano per capire che sono solo balle e che di tutela dell'ambiente o di rispetto per i residenti c'e' solo l'inchiostro con cui cotante sciocchezze vengono scritte. 

Perche'? Perche' il vero rispetto di ambiente e di persone significherebbe chiudere Gela, Viggiano, Porto Torres, Falconara e tutte le raffinerie d'Italia, ma questo ovviamente significherebbe fine del petrol-business, e dunque e' piu' facile mandare alla stampa e alla propaganda parole al vento che non significano niente.

E con queste belle parole ci propinano altri pozzi, come se a Falconara non ne avessero gia' abbastanza di sirene che annunciano pericoli dalla raffineria, scoppi, puzze e disperazione, dal mare e dalla terraferma.

Partiamo con la litania del tuttapposto, del tanto-non-c'e'-niente-di-interessante e del fa-tutto-schifo-cosi'-possiamo-trivellare.

Secondo l'ENI nell’area interessata non ci sono beni paesaggistici, culturali o archeologici vincolati, ad eccetto dell' area archeologica sommersa “Peschiera romana della Scalaccia” a sud di Ancona.
Tuttapposto.

Ancora, nella Regione Marche non ci sono aree marine protette, anche se presto dovrebbe essere instaurata l'area marina Costa del Monte Conero a 33 chilometri e anche se ci sono vari SIC, ZPS, ZSC ed IBA lungo le coste marchigiane piu' o meno vicine a Calipso.

ZSC IT5310006 Colle San Bartolo;
ZSC IT5320005 Costa tra Ancona e Portonovo;
ZSC IT5320006 Portonovo e falesia calcarea a mare;
ZSC IT5340001 Litorale di Porto d’Ascoli;
SIC IT5340022 Costa del Piceno – San Nicola a mare;
ZPS IT5310024 Colle San Bartolo e litorale pesarese;
ZSC e ZPS IT5310022 Fiume Metauro da Piano di Zucca alla foce;
ZPS IT5320015 Monte Conero;
ZSC IT5320005 Costa tra Ancona e Portonovo;
ZSC IT5320006 Portonovo e falesia calcarea a mare;
ZSC IT5320007 Monte Conero;
ZPS IT5320015 Monte Conero;

Ma non solo Calipso non portera' effetti negativi, sara' un toccasana, come lo sono gia' tutte le piattaforme petrolifere in zona. Infatti l'ENI ci ricorda che nel mare Adriatico esiste una area di "Barbare" a 20 chilometri a nord di Calipso dove le piattaforme servono per... difendere i litorali contro la pesca a strascico illegate!

Questa mi mancava proprio! Le piattaforme che ci salvano dalla pesca illegale!

Aggiungon ancora che ...  le piattaforme, "con le loro strutture intricate, ricche di anfratti, rifugi", rappresentano "un elemento di diversificazione nell’habitat originario monotono" e costituiscono dei "meccanismi bio-ecologici" in grado di aumentare la produzione alieutica di un ecosistema.

Oddio, la vita marina senza trivellatori e' monotona, per cui arrivano i petrolieri a renderla piu' intricata, e piu' interessante! A darci piu' pesci!

Ma che si sono bevuti questi qui?  

Fanno ridere e piangere assieme. Interessante che molte delle frasi scritte sono state scopiazzate di qua e di la da internet. Per esempio la frase "costituiscono dei meccanismi bio-ecologici in grado di aumentare la produzione alieutica di un ecosistema" e' stata presa pari pari da un sito che si chiama Il Pesce, del 2003.

La fantasia non e' petrolio, eh?

Ad ogni modo, nonostante queste piattaforme romperanno la monotonia e porteranno alla maggior "produzione alieutica" (perche' non scrivono come trivellano?), e' interessante notare che navigazione, ancoraggio, pesca sara' tutto vietato in un raggio di 500 metri dalla piattaforma.

Chissa'. Dei fluidi di perforazione, dei detriti, dell'inquinamento non se ne parla. Quei pesci aumenteranno, ma nessuno si potra' avvicinare loro.

Ci sono invece, verso costa degli allevamenti di cozze, di allevamento ittico ed acquacoltura ma, secondo l'ENI e' tutto lontano dalle loro trivelle e dunque anche qui, tuttapposto.

Ma poi, quanto gas arrivera' da Calipso V? 
La bellezza di 280 milioni di metri cubi in totale, su un arco di sette anni.

In Italia ne consumiamo circa 700 miliardi di metricubi l'anno, per cui qui siamo a

Un altro tuttapposto viene dall'affermazione dell'ENI che Calipso V potrebbe aiutarci a "sostenere l’attuale situazione di criticità del mercato italiano del gas, caratterizzato da riduzione della produzione nazionale dovuta alla diminuzione delle riserve nazionali e crescente dipendenza di forniture dall’estero".


Dulcis in fundo, fanno "simulazione modellistica" e trovano... indoviniamo? 

Tuttapposto!!

Tutto e' sotto i limiti di legge, e al massimo ci sara' un po di inquinamento a causa di tre motogeneratori durante le operazioni di trivellazione che dureranno circa 65 giorni.

Non ci saranno danni alle tartarughe, alla pesca, all'ambiente, a nessuno. Tutto e' perfetto. E anche cio' che perfetto non dovrebbe esserlo e' "secondario". Ci sara' una "verifica periodica del corretto
funzionamento dell’impianto di trattamento delle acque di scarico", "l’ispezione periodica dei
serbatoi contenenti liquidi pericolosi" e "manutenzione relativa ai motori e alle tubazioni" che contribuiranno a ridurre il rischio di rilasci anche accidentali.

Ma se l'ENI e' la regina dei disastri, per dirne una, in Norvegia, dove ogni tanto le capita di essere sgridata dall'ente per la sicurezza petrolifera per irregolarita' nelle sue operazioni? E poi, di grazia, quali sono questi "liquidi pericolosi"? Cosa c'e' dentro? E le acque di scarto? Dove le metteranno? Quante ne saranno prodotte?

E  poi, niente paura. 

Ci sara' una nave di appoggio permanente dotata di attrezzature e materiali antinquinamento.

Ma non era tuttapposto? Perche' allora la nave antinquinamento?  Per di piu' con sistemi meccanici per separare olio ed acqua che lavoreranno almeno a 35 metri cubi/ora, e con sistemi di materiale per lo "spandimento in mare."

Ma siamo gia' a pagina 49 di 50, per cui questi sono solo piccoli dettagli. Come detto, e' tutto perfetto, e perche' perdere tempo con queste cosucce, come sapere di che monnezza si tratta e quanta ne finira' in circolazione? 

E cosi arriviamo all'ultima pagine dove di tuttapposto in tuttapposto siamo arrivati alla piena "coerenza tra il progetto" e "l’attuale situazione energetica italiana". Ovviamente le "attività previste non determinano impatti rilevanti" su niente e nessuno, e si prevede "assenza di impatti significativi", trascurabili, lievi e completamente reversibili. E anche se l'impatto e' basso, il disturbo non e' significativo e tutto sara' condotto nel massimo rispetto e tutela dell’ambiente.

Come detto, e' perfetto! 

Purtroppo che dopo 50 anni di racconti su tutta questa perfezione, i residenti di Falconara non ci credono piu'.

Non c'e' niente di perfetto in queste trivelle, ci sono invece scarichi di materiale tossico in aria, in acqua, pericoli di scoppio, danni alla vita marina, e se vogliamo essere piu' grandi dell'orticello marchigiano, cambiamenti climatici, dipendenza cieca dalle fonti fossili, e peggior qualita' della vita per tutti.

Come sempre, meglio il sole, meglio il vento.
Meglio Omero e la mitologia greca.




















Sunday, April 15, 2018

Marche: terremoti, faglie attive e approvazione di estrazione di gas






erano già state dichiarate inagibili, così come il 100 per cento degli edifici pubblici, a seguito delle scosse che hanno colpito il Centro Italia e le Marche negli ultimi anni. 

Secondo Alessandro Amato, esperto dell’INGV da Ottobre 2016 a oggi 
ci sono state oltre 86 mila scosse, molte delle quali di magnitudo inferiore a 2.
"Sembra che la zona interessata dalla sequenza sismica si stia spostando 
nella zona settentrionale.





Il giorno 9 Aprile 2018 c'e' stata una scossa di terremoto nelle Marche, con epicentro a Muccia, in provincia di Macerata. Il terremoto e' stato di magnitudo 4.7.

Il giorno 5 Aprile 2018 il duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini, che ancora siedono nei palazzi romani e ancora decidono del nostro territorio, del nostro mare e delle nostre montagne, autorizza altra estrazione di gas da Santa Maria Nuova, in provincia di Ancona.

Le due localita', Muccia e Santa Maria Nuova distano circa 80 chilometri l'una dall'altra.

Non e' un controsenso?
Non e' ignoranza?
Non e' cattiveria? 

Il Centro Italia ormai sono anni che sente la terra tremare. Siamo qui in presenza di faglie attive, la cui attivita' puo' perdurare a lungo. A Muccia, gia' quasi completamente devastata da terremoti di anni passati, e' crollato pure il campanile della chiesa. Il terremoto si e' sentito anche in regioni limitrofe.

E' evidente che si tratta di un territorio ballerino di per conto suo, con l'INGV che parla di 86mila scosse, quasi tutte di magnitudo inferiore a 2, negli scorsi 18 mesi.

Ha senso trivellare ed estrarre gas da un territorio cosi instabile?

Le trivelle della Gas Plus Italiana sono state progettate per una concessione che porta lo stesso nome della citta' di Santa Maria Nuova, e l'iter va avanti dal 2016.

L'approvazione, ironicamente arriva il giorno 5 Aprile 2018, proprio qualche giorno prima del terremoto.

A circa 5.4 chilometri di distanza dal pozzo c'e' un sito di interesse comunitario, dal nome "Fiume Esimo in localita' Ripa Bianca", ma come sempre, non ci sono, secondo trivellatori, ministeri e burocrati vari, pericoli di alcun genere.

E come sempre la lista di prescrizioni-salva apparenze e' lunga e ridicola: monitoraggio delle caratteristiche fisiche e chimiche dell'acqua, "quantomeno fino all'acquifero nella zona di transizione fra acque dolci ed acque salate", un piano di allarme, il monitoraggio della subsidenza, il monitoraggio "microsismico" in collaborazione con l'INGV con un valore di soglia di magnitudo 0.5 e con un area di spazzolamento fra i 5 e i 10 chilometri.

Dovranno stare attenti al rumore che emetteranno, e a possibili fughe di gas, dovranno controllare i "carri bombolai" ed avere tutte le autorizzazioni dei comuni limitrofi. Dovranno pure comunicare agli enti archeologici le date dei loro lavori.

Chicca finale: "i manufatti fuori terra dovranno essere realizzati con coloriture delle terre naturali nella gamma degli ocra".

Ora e' evidente che questa autorizzazione, del giorno 5 Aprile 2018 non ha portato al terremoto del giorno 9 Aprile 2018.

Ma queste vicende di terremoti, che si susseguono nel corso dei mesi e degli anni, nell'Italia centrale in particolare, ci ricorda che il nostro territorio e' fragile, e' delicato, e' caratterizzato da strutture ancora piu' fragili, per storia e per geografia, e che le trivelle certo non miglioreranno la situazione. La zona e' anche soggetta a smottamenti, a dissesti.

A suo tempo lessi tutta la documentazione della Gas Plus con le loro proposte e il testo e' qui in basso. Ricordo che di eventi sismici si parlo' poco, e con estrema leggerezza. Il famoso tuttapposto.

E ora, quattro giorni dopo l'approvazione di Santa Maria Nuova arriva un terremoto di magnitudo 4.7 a 80 chilometri di distanza.

Come possiamo essere sicuri che il tuttapposto della Gas Plus sia sufficente? Come possiamo essere sicuri che queste prescrizioni del governo possano garantire la sicurezza di persone e case? La pace mentale dei residenti?

Davvero il monitoraggio microsismico e' la risposta?

O non e' forse il caso di arrendersi alla natura, all'intelligenza, al buonsenso, e decidere che non e' il caso di continuare a stuzzicare cosi follemente le dinamiche geologiche? A decidere che la sismicita' naturale ce la teniamo, ma che tutto il resto, inclusi i sospetti e i rischi e le possibilita' di sismicita' indotta per quanto remote, e' meglio non accollarceli?

Galletti e Franceschini non credono al principio di precauzione?  O non gliene importa niente? O hanno amici da accontentare dentro la Gas Plus?

Quale che sia la risposta, ai miei occhi e' veramente insensato e schifoso questo modo di gestire la cosa pubblica.

Vergogna a loro due, e che lascino il posto a gente piu' competente, piu' innamorata dell'Italia e della sua gente.


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Qui quanto scritto su questo blog nel Dicembre 2016 sullo stesso pozzo, per una idea piu' chiara di cio' che fara' la Gas Plus a Santa Maria Nuova


L’ipotesi di messa in produzione dell’esistente 
pozzo risulta essere l’unica alternativa progettuale possibile
Cioe' o trivelle o morte!


Siamo in provincia di Ancona, in localita' Santa Maria Nuova. Ottantuno chilometri quadrati fra Ancona e Macerata. Qui i nostri amici della Gas Plus, a cui piace trivellare e stoccare gas in giro per l'Italia, hanno deciso che vogliono estrarre gas.

Leggo il loro documento di valutazione ambientale.

Come sempre, le cose che dicono, che siano Gas Plus, che siano ENI, fanno un po sorridere e tanto piangere.

Le loro motivazioni possono essere riassunte cosi': un pozzo di gas fra i campi e' cosa buona e giusta.

Nel caso specifico la Gas Plus ci fa sapere che il loro progetto

"contribuirebbe alla valorizzazione delle risorse energetiche nazionali, incrementerebbe la competitività del settore adottando le migliori tecnologie disponibili, nel rispetto dell’ambiente e concorrerebbe alla riduzione della dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero". 

Ammazza quante cose fa questo pozzo!

Valorizza le risorse nazionali, aumenta la competitivita' del settore, ci rende meno dipendenti dall'estero e rispetta pure l'ambiente!

Praticamente il pozzo del mago Silvan.

Ma... un pannello solare sulle case di tutti no, eh?

Poi aggingono che addirittura il progetto e' in accordo con i provvedimenti di tipo ambientale mirati alla riduzione dell’emissione di gas serra in atmosfera

perche'

il gas naturale, al confronto con tutti gli altri vettori energetici fossili, è quello più rispettoso dell'ambiente con una produzione di gas a effetto serra minore rispetto all’olio combustibile.

Ah pure!

Questo pozzo e' praticamente un toccasana perche' addirittura combatte l'effetto serra. Dovrebbero avercelo tutti nel giardino dietro casa, non solo i signori della foto su in alto che niente di male hanno fatto per avere un pozzo letteralmente dietro casa.

Ma secondo l'ottica di Gas Plus, dobbiamo per forza essere fossili. E certo -- sono una ditta di fossili, fossili sono nati, fossili vedono e fossili vogliono restare. Fossili di idee, di fatti, di visone. E fossili vogliono pure morire, costi quel che costi.

E infatti dicono che il non trivellare implicherebbe 

il mancato utilizzo di una risorsa la cui disponibilità è già stata verificata

 e non saremo in linea con le 

azioni e gli obiettivi intrapresi, in campo energetico, a livello nazionale e regionale volti a favorire l’indipendenza dall’approvvigionamento energetico internazionale.

Come dire, il micro pozzo di Ancona ci salvera' dall'importazione di gas russo!

Cara Gas Plus, questa nazione dovrebbe mirare al 100% di sole e di vento, e non di trivelle per "l'indipendenza energetica". La vera indipendenza energetica e' quella che ci si produce in loco, sui tetti, dal vento, senza distruggere l'ambiente e i polmoni del vicinato. 

Continuo a leggere.

Il progetto si trova in una area ad alta percettività visiva relativa alle vie di comunicazione ferroviarie, autostradali e stradali di maggiore intensità di traffico per cui i piani della regione Marche pervedono valorizzazione delle visuali panoramiche.

Ma niente problema, quelli della Gas Plus decidono che il pozzo non si vede mica poi tanto e quindi la percezione visiva non cambia. Dicono che 

l’area pozzo risulta poco o per nulla visibile dalle strade limitrofe,

Tuttapposto.

Ancora, ci sono altri vincoli e zone speciali:

- Area di eccezionale valore geologico/geomorfologico a circa 350 metri a sud del pozzo;

- Centro storico e nucleo storico della frazione Collina a circa 700 metri a nord del pozzo;

- Centro storico capoluogo del Comune di S. Maria Nuova a circa 2000 metri dal pozzo;

- Vincoli paesaggistico-ambientali legati alla fascia di rispetto fluviale del Fiume Musone a circa 1.2 chilometri a sud del pozzo.

- Zona di ambientamento fauna selvatica e Centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale "La Scarpara" di 249 ettari a circa 150 metri ad ovest del pozzo

- Zona di ripopolamento e cattura San Filippo di 1.028 ettari a circa 1.5 chilometri a sud dal pozzo

- Ambito territoriale non insediativo delle Zone Territoriali Omogenee "bacino del rio Capora" in area trivellanda dove sono vietate la costruzione di recinzioni delle proprietà se non con siepi e materiali di tipo e colori tradizionali e i movimenti di terra che alterino in modo sostanziale il profilo del terreno.

Ma anche qui, e' tuttapposto a causa della "limitata estensione delle attivita' previste", il rischio idrogelogico o di dissesti qui non ci sono, l'area non ha alcun elemento paesaggistico-ambientale di rilievo e si adotteranno tutte le opportune misure mitigative al fine di evitare possibili disturbi alla fauna selvatica presente. 

Tuttapposto. 

Le attività in progetto non interferiranno con l’area di versante in dissesto più prossima all’area pozzo, con rischio medio (R2) e pericolosità elevata (P3), che si colloca a circa 300 metri.  

Come se la geologia dopo 300 metri si fermasse.

E la zona di ripopolamento?

Gli animali saranno cacciati via e poi dipingeranno il recinto secondo i colori naturali. Ipse dixit.

E il movimento di terra?

No problem: le attività di scotico e movimentazione terra saranno minime e quindi il profilo del terreno già pianeggiante, non verrà alterato.

Dicono infatti che il buco gia' esiste dal 1988 e quindi, loro semplicemente andranno a tirarne fuori il gas. Quindi la Gas Plus trivellera' magicamente, senza movimentazione di terra di alcun genere.

Pero' si scopre poi che

- La porzione occidentale dell’area pozzo ricade in “ambito di tutela di crinali e versanti” nelle quali si vieta la realizzazione di “nuove attività estrattive, discariche depositi e stoccaggi di materiali non agricoli, salvo i casi di interventi compresi nei recuperi ambientali. 

Cioe' vogliono trivellare in un area in cui si vieta la realizzazione di nuove attivita' estrattive. Come puo' essere che non ci possono essere attivita' estrattive e questi qui possono trivellare?

Sono speciali?

Dicono che le loro attivita' saranno principalmente circoscritte alla sola area di piazzale.

Ma non interessa niente che ci sia un piazzale o una fontana. E' vietato estrarre? E allora lo e' per tutti, e per qualsiasi tipo di suolo o di piazzale che sia.

Non e' che la Gas Plus e' speciale.

Aggiungono che per sicurezza potrebbe esserci una lieve spianatura e riprofilatura del piede del versante che sostanzialmente non modificherà l’assetto morfologico naturale dei crinali. Se necessario, in fase di cantiere, saranno realizzate opere di contenimento naturali dei crinali presenti in prossimità dell’ingresso all’area pozzo, come “fascinate” o seminazione di particolari arbusti autoctoni, aventi anch’essi lo scopo di mettere in sicurezza i pendii individuati. 

Pertanto, il progetto non interferirà con la suddetta area di tutela crinali e versanti.

Quindi, tutti tranquilli: l'assetto morfologico dei canali non sara' cambiato.

Ma ... lo spianare e i riprofilare un intero versante non sono movimenti di terreno?
Avevano detto che non ne facevano!

E poi se era solo un piazzale, come fanno ad essere preoccupati dell'intero versante? 

Veramente credono questi siano interventi "lievi"?

E poi ancora: fanno questi interventi ai pendii perche' gia' sanno che le trivelle sono pericolose e quindi occorre intervenire in modo preventivo?

E perche' allora non considerano *seriamente* l'opzione ZERO: niente trivelle, niente rischi, niente spianamenti, niente riprofili?

Perche'? Vedi sopra: fossili nascono e fossili vedono. E se vedono green e solo il green del denaro.

Continuo a leggere. Risulta pure che nelle vicinanze del pozzo ci sono:

- emergenze geologiche, ad una distanza minima di 270 metri a sud

- corpi idrici Fosso della Scarpara a circa 380 metri ad ovest, Rio Caporà a circa 875 metri ad estil fiume Musone a circa 1,2 km a sud;

- versanti (pendenza superiore al 30%), a circa 195 e 450 metri a nord;

- manufatto storico, a circa 380 metri a nordest;

- fonti idriche la più delle quali si colloca a circa 380 metri a nordest dal pozzo;

- alcuni percorso pedo-ciclabili, il più vicino dei quali si colloca a circa 520 metri a sud,

- settori “a” (particolari ambienti naturali) a circa 360 m a Sud;

-  area occupata dal depuratore “e”, a circa 880 m a Nordovest;

- aree di versante in dissesto, così come recepite dal PAI e dalla Carta Geomorfologica Regionale

Ma va tutto bene, queste aree "non interferiranno con le attività in progetto previste".

Cioe' non sono loro che interferiscono con la natura,  e' la natura che non interferisce con le loro trivelle!

Per altri motivi di preoccupazione come il rumore, non ci sono problemi. E' -- manco a dirlo! -- tuttapposto. Anzi, c'e' completa conformità e aggiungono in allegato i risultati della simulazione acustica che certifica il tutto.

Ma... in fase di cantiere la Gas Plus Italiana potrebbe valutare richiesta di deroga dai limiti acustici comunali per motivi eccezionali e documentabili se si verifica una impossibilità di rispettare i limiti acustici!

Come dire: ma allora perche' dire che c'e' completa conformità?  Rispetteranno le regole finche' non le rispetteranno piu'.

Si premurano di dirci che non ci sono cimiteri nelle vicinanze.

E quindi visto che e' tuttapposto, si evince che l’area pozzo non ricade in alcun ambito naturalistico-ambientale soggetto a particolari prescrizioni di tutela.

Invece alcuni elementi soggetti a vincoli di tutela, data la distanza dal sito e la tipologia di attività previste (circoscritte alla sola area pozzo), non saranno interessate dalle attività in progetto.

E dunque, in barba ai dissesti, al divieto di nuove attivita' estrattive, alla tutela dei pendii,  la messa in produzione del pozzo risulta pienamente coerente con i contenuti della normativa energetica nazionale regionale e comunale vigente. 
 
Perfetto.

E poi ovviamente c'e' da considerare tutta l'infrastuttura del caso. Dicono:

Durante il processo di trattamento gas, tutti i liquidi di separazione ed essicazione gas
raccolti (costituiti soprattutto da acqua salata e minime tracce di idrocarburi) saranno
convogliati alla vasca di raccolta liquidi di drenaggio, il cui contenuto verrà periodicamente
prelevato da apposita autocisterna e portato a smaltimento.

  
Ma come fanno a sapere che i loro fluidi di perforazione sono fatti solo di acqua salata con "minime tracce di idrocarburi"? Chi gliel'ha detto? Qual'e' la percentuale di idrogeno solforato in questo pozzo? Chi smaltira' tali "acque salate"? Dove? Perche non ci dicono esattamente cosa c'e' in cio' che manderanno giu' per trivellare e che sara' mescolato con la loro acqua salata? Veramente credono che basta mettere assieme acqua e sale per trivellare? Davvero non ci saranno additivi chimici di nessun genere?

Useranno sale da cucina?

Credono che siamo scemi?

Ma quanto gas ci dara' poi Santa Maria?

Non e' ben chiaro. Ma dicono questo:

si stima che la fase di produzione del pozzo possa durare circa 20 anni, con una portata iniziale di circa 7.100 Sm3/g.

Ora tutto questo e' ingannevole.

La portata inziale significa il primo giorno? La prima settimana? Il primo mese? E dopo? Non si sa. Quindi non possiamo sapere esattamente quanto gas ce sotto a Santa Maria.

Ma diamogli il beneficio del dubbio.

Seppure fossero 7,100 metri cubi al giorno per i prossimi 20 anni si parla di circa 50 milioni di metri cubi in totale.

Ne consumiamo circa 68 miliardi l'anno. Facendo la divisione viene fuori che nel migliore dei casi da Santa Maria avremo gas per ... 0.25 giorni. Cioe' 6 ore!

Cioe' tutto questo spianare, dipingere, movimentazione di terra, vasche di contenimento per... neanche mezza giornata di gas da spalmare in venti anni!

Proprio l'indipendenza energetica, eh? 

Lo sappiamo tutti che questo pozzo non portera' niente di buono a nessuno 

Ma... e il rischio? E se ci sono problemi? Lo dicono anche loro che ci possono essere emergenze ed insicurezze. Se e' vero che ci sono li vicino ferrovie ed autostrade cosa facciamo se ci sono scoppi, o incidenti? E il gas estratto dove andra' a finire? L'autostrada e le ferrovie saranno sicure?


Santa Maria proteggici tu.









Tuesday, June 27, 2017

Santa Maria Goretti, Ascoli Piceno: archiviato pozzo esplorativo della Apennine Energy













Ma guarda che nomi devono andare a scovare. Pure i santi.

Ma in questo caso e' stata Santa Maria Goretti che sconfigge, a modo suo, i prepotenti della Apennine Energy. Il Ministero dell'Ambiente infatti ha appena annunciato l'archivio di questa concessione in provincia di Ascoli Piceno perche' la societa' proponente non ha presentato dei documenti aggiuntivi che il ministero dell'ambiente aveva chiesto loro.

Il permesso di ricerca era su un territorio di 100 chilometri quadrati sparso fra i comuni di Ripatransone, Cossignano, Offida, Acquaviva Picena, Monteprandone, Monsampolo del Tronto, Spinetoli, Castorano, Colli del Tronto.

Volevano qui trivellare un pozzo esplorativo di 4 chilometri di profondita' alla ricerca di petrolio e di gas chiamato Cancello 1 nella contrada Canali, frazione di Ripatransone.

Siamo in una zona turistica, dove fanno vino ed olio, non lontano dal Sito di Interesse comunitario "Boschi tra Cupramarittima e Ripatransone" e nel pieno del "Paesaggio Agrario Montefiore dell'Aso Ripatransone"

L'area era stata gia' esplorata e trivellata per quattro volte alla ricerca di gas e di petrolio fra il 1968 e il 2008 da una serie di ditte, fra cui ENI, Montedison, Fina and Snia.

La Sound Energy chiede di trivellare di nuovo nel 2009, e riceve l'OK per sottomettere documenti di valutazione di impatto ambientale sotto Natale, il 23 Dicembre 2013.

Avrebbero pagato 520 euro l'anno di canone d'affitto.

Secondo la Sound Energy, la casa madre della Apennine Energy e con sede a Londra, la concessione Santa Maria Goretti valeva 46 milioni di euro e ci avrebbero tirato fuori 900 milioni di metri cubi in totale.

Se ne consumiamo 75 miliardi l'anno di gas, nelle piu rosee delle speranze (e dai numeri dei petrolieri, quindi tutti da verificare!) queste trivelle ci avrebbero dato gas per circa 4 giorni di fabbisogno nazionale, sparsi ovviamente nell'arco dei 30 o 40 anni di vita del giacimento.

Come, sempre solo un altra occasione per speculare da parte di quest'altra microditta britannica.

La gente si e' arrabbiata non poco, hanno mandato osservazioni, ed espresso parere negativo in tanti, fra cui i comuni del comprensorio, la provincia di Ascoli Piceno. A un certo punto anche la regione da parere negativo e chiede integrazioni e ulteriori documenti.

E cosi il ministero dell'ambiente fa richiesta di dati aggiuntivi il 22 Aprile 2015. La Apennine Energy promette che avrebbe mandato tutto il 30 Maggio 2015. Non hanno mandato niente e cosi due anni dopo...il ministero gli dice grazie prego e arrivederci.

Nessuna integrazione e' pergiunta, e cosi, il pozzo e' stato rimandato al mittente.

Come sempre, la cosa triste in queste belle notizie, e' che non c'e' mai un ministero che dice "no, qui non si trivella perche' dobbiamo proteggere residenti, campi, vino, turismo". C'e' invece come sempre la gente che si arrabbia e che protesta, e ci sono cavilli tecnici piu' o meno immediati che fermano i progetti.

Alla fine l'importante e' fermarli, e vanno bene anche i cavilli, ma sarebbe bello, per una volta, sentire Galletti e Franceschini, Renzi e Gentiloni dire: l'Italia non e' da trivellare, ma da custodire.

Almeno ci resta Santa Maria Goretti.

Thursday, November 3, 2016

I terremoti dell'Italia centrale e le trivelle

Se si usa questo lavoro si prega di citare le fonti. E' stato un enorme lavoro.

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Amatrice, SIR Esplorazioni Mediterranee 1975

Accumoli, Anschutz Italiana Petroli 1994 

AcquaSanta, Agip 1985 

Amandola, Agip 1976


Montereale, Agip 1983

AcquaSanta Terme, Compagnia Petrolifera Italiana 1976

Arezzo, SNIA Società di Navigazione Italo Americana 1973 

Campotosto, Coparex International 1983

Appennino Centrale, Chevron 1980

Appennino CS, Agip 1980-81

Appennino CS, Agip 1981-82

Appennino CS, Agip 1982-83

Appennino CS, Agip 1983-84

Appennino CS, Agip 1985-86

Fiume Nera, Societa' Petrolifera Italia 1989


L'Aquila, Agip 1979

L'Aquila, Agip 1989

Rieti, Chevron 1988 

Spoleto, Agip 1978

Citta' di Castello, Agip 1987

Contignano, Fina Italiana 1987


 
Genga, Agip 1981

Monte Subasio, Agip 1986


Perugia, SNIA Società di Navigazione Italo Americana 1980


Pieve Santo Stefano, Agip 1980

San Giovanni Val D'Arno, Agip 1976

San Giovanni Val D'Arno, Agip 1976

Staggiano, Petrex 1984

Val Di Chiana, Petrex 1984





E' mattina. E' il giorno di Halloween. C'e' il sole di Ottobre. Sono allo Starbucks sotto casa, con le mie scartoffie, con il petrolio, con i compiti da correggere, con i miei calcoli. C'e' anche un mio amico giornalista che vuole discutere le elezioni americane e le questioni piu' locali con me -- anche a Santa Monica sono arrivati i palazzinari.

Nel frattempo vedo un gatto, un batman, una tirolese. Ci sono le ragnatele arancioni e finte sui muri. E' Halloween, si.

Resto da sola. Devo scrivere qualcosa sul terremoto.

Devo ma non voglio.

Non voglio essere io a dover mostrare queste immagini. Non sono neanche foto. Sono solo mappe che se uno non sapesse niente dell'Italia e dei terremoti e delle trivelle non ci penserebbe neanche troppo.  Sono mappe delle trivelle in Italia e delle enormi concessioni che abbiamo dato in questo paese negli scorsi anni, da cima a fondo, senza che nessuno ne sapesse niente.

Tutti i paesi del terremoto, Amatrice, Accumoli, Norcia, Spoleto, Arquata del Tronto, Cascia sono sotto i miei occhi, racchiusi in un poligono verde sotto la scritta "concessione cessata".

Le citta' terremotate a suo tempo sono state parte di concessioni trivellanti.

E no, i terremoti di questi giorni con molta probabilita' non sono dovuti alle trivelle. E' madre natura che ce li ha dati. E ce li dobbiamo tenere.  Ma questi poligoni fanno paura, fanno rabbia, fanno male.

Li scrollo ad uno ad uno. C'e' la concessione Amatrice, la concessione Accumoli, la concessione Spoleto, la concessione Acquasanta, la concessione Rieti. E poi la madre di tutti i mostri, la concessione Appennino Centro Settentrionale, esplorata negli anni 80.

E' cosi grande che va dalla Toscana all'Abruzzo.

C'e' dentro pure Firenze!

Chiudo il computer. Non voglio nemmeno vederlo. Mi sento come quando per la prima volta lessi che facevano fracking a Ribolla, Toscana. Mi sento male.

Non voglio questa responsabilita'.

Non voglio doverlo scrivere da un computer, sapendo che ci sara' lo sciacallo di turno a strumentalizzare la mia voglia di capire e di mettere le cose in prospettiva.

Non voglio pormi piu domande.

E' stato il mio amico Guido Picchetti ad inviarmi i primi messaggi sulla concessione Amatrice mesi fa. Non volevo pensarci troppo. Non volevo essere accusata di sensazionalismo, di tirare in ballo le trivelle, ancora con tutti i morti e le macerie.

Ma poi le domande hanno avuto la meglio. Ho avuto voglia di indagare, di sapere. Di fare il mio piccolo giornalismo investigativo visto che in Italia tale mestiere non e' troppo diffuso. Non posso farci niente, e' nella mia natura voler capire. E dopo il terremoto di questi giorni d'autunno, mi ci sono messa e le ho tirate fuori tutte le concessioni dell'Appennino.

E poi oggi 3 Novembre 2016, Michele Paolini e Sandro Vittori, miei virtual-amici, mi mandano un pezzo di cronaca dell'area di Fermo: i buchi rimasti da quell'epoca hanno sputato fango durante questi terremoti. La geologia non dimentica.

E no, le trivelle di 30 anni fa quasi sicuramente non sono responsabili del terremoto di queste settimane. Lo ripeto: non sono le trivelle di 30 anni fa ad avere fatto tremare la terra nel 2016. E questo semplicemente perche' a quel tempo il petrolio fu giudicato scadente, difficile da estrarre, e non conveniente e ci si fermo'.

Certo, fecero esplorazioni, con camionette vibroseis, con scoppi controllati di dinamite e di esplosivi per capire cosa ci fosse nel sottosuolo. Durarono dalla dagli anni '70 fino alla meta' degli anni '90 in tutto il centro Italia.

Erano l'Agip, la Chevron, la Compagnia Petrolifera Italiana, ma anche altre ditte dai nomi piu improbabili, come la Società di Navigazione Italo Americana, la Petrex o la Coparem International.  Un giorno indaghero' anche su di loro.

Ad ogni click, esce un altro vaso di Pandora. 

Ma nessuna di loro, dall'Agip ai navigatori italo-americani, trovo' niente di appetibile e se ne andarono.

Storia finita?

No, perche' questo ci porta ad una importante domanda per il futuro in Italia.

Rilasciamo concessioni minerarie una dopo l'altra in Italia come se fossero caramelle.

E se in Umbria avessero deciso che invece trivellare era cosa conveniente? Quanto peggio sarebbe stato il terremoto di questi giorni?

Quante concessioni abbiamo *adesso* su zone sismiche di cui non cononosciamo niente?

Quante concessioni abbiamo *adesso* in Italia in zone che pensiamo che non siano sismiche e che invece lo sono? Dove le faglie sono dormienti e a noi sconosciute?

Ha senso stuzzicare un territorio ballerino? 

Perche' non usiamo il cervello?

Solo gli stolti e i negazionisti possono dire che non sussiste una correlazione fra le trivelle e i terremoti. Sono 10 anni che lo scrivo. E non sono conclusioni della D'Orsogna, quanto di enti geologici, di professori di Stanford, di articoli pubblicati su Nature, o dai petrolieri stessi. Dalla California all'Olanda, dall'Oklahoma alla Spagna, dal Regno Unito al British Columbia, dalla Russia all'Alberta sono centinaia i casi di terremoti indotti dall'uomo.

Come possiamo pensare che in Italia mai e poi mai?

Come possiamo pensare che le cose diventino migliori con le trivelle?

Con quale coscienza puo' l'INGV dire che estrarre metano e' una specie di assicurazione contro le trivelle?

E se e' tutto cosi sicuro perche' non mostrano queste immagini alla gente e non dicono loro "tuttapposto" guardandoli negli occhi?

Perche' non bandiamo le trivelle *da tutto il suolo nazionale* una volta per tutte?

Ce ne abbiamo poco di petrolio, e' di qualita' scadente, scomodo da estrarre e l'era del petrolio e' finita da tempo.

Diciamo che basta. Diciamo che vogliamo guardare al futuro e non sottoterra, da Vercelli a Pantelleria.

Al contrario di quello che si possa pensare sono una persona mite e timida. E una parte di me non vorrebbe essere qui. Ma vorrei un megafono per dirlo a tutti. Vorrei andare in tutte le TV d'Italia a dirlo a mie parole, e con i miei occhi, e con la mia logica e con la mia coscienza quel che penso e quel che leggo.

E' tutto scritto, e' tutto chiaro. Ed e' solo buonsenso.
 
Come detto, molto molto probabilmente le trivelle non c'entrano niente con i terremoti di queste settimane. Ma di certo, e per il futuro, trivellare rendera' le cose solo peggiori in Italia.

Vogliamo essere propositivi? La prima cosa da fare e' di bandire le trivelle da tutto il suolo nazionale. Non possiamo permetterci niente altro. 

E poi, invece di pensare ad accontentare i petrol-amici dei governanti, pensiamo a cose molto piu' umili, basilari ma fondamentali: la messa in sicurezza per tutti, la cura dei nostri borghi, delle nostre scuole, dei nostri ospedali, la solarizzazione del paese. E se proprio vogliamo fare qualcosa di grande, creiamo le condizioni affinche' un Mr. Elon Musk possa venire fuori anche in Italia invece che sempre dover avere a che fare con il Chicco Testa di turno.

Ecco, ho scritto.

Le immagini sono tutte sopra.

Ci ho messo tre giorni e di angoscia per metter tutto in fila.

Ciascuno puo' concludere quello che vuole.