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Tuesday, March 5, 2019

ENI: corruzione in Nigeria, un morto sulla piattaforma di Ancona, 100 incidenti in Basilicata

Basilicata 100esimo incidente ENI in sette anni





Piattaforma Barbara ENI (Ancona) : 1 morto e due feriti

 Nigeria: assieme alla Shell ENI accusata di 1.3 miliardi di USD in mazzette




"The management of oil companies Eni and Shell were fully aware of the fact that part of the $1.092bn paid would have been used to compensate Nigerian public officials who had a role in this matter and who were circling their prey like hungry sharks. It was not mere connivance, but a conscious adhesion to a predatory project damaging the Nigerian state."

Giusy Barbara, magistrato italiano sulla causa 
ENI e la corruzione in Nigeria

Ecco qui, in un breve riassunto la nostra petrol-ditta nazionale.

Uno schifo che nessuna operazione di chirugia estetica puo' risanare.

Iniziamo dalla piattaforma Barbara F dell'ENI, a 30 chilometri da Ancona, dove una gru e' collassata e ha causato la morte di una persona ed il ferimento di altre due. La gru stava facendo operazioni di 
carico e scarico da una nave di supporto logistico dell'ENI, quando e' collassata sulla nave stessa.

I due feriti stavano sulla nave, e l'operatore della gru e' quello che e' morto; si chiamava Egidio Benedetto ed aveva 63 anni. Avrebbe dovuto lasciare la piattaforma domani.

Gli investigatori indagano per presunto omicidio colposo; perche' forse c'e' stato un fallimento strutturale.

L'ENI dice che sta indagando pure lei - a frittata fatta. 

Ad ogni modo la domanda e' sempre la stessa: chi controlla la sicurezza qui? La manutenzione? E' stata una gru, ma poteva essere un cavo sottomarino, una perdita accidentale, la corrosione dovuta alla salsedine, all'idrogeno solforato, ad altri inquinanti.

Ce ne dimenticheremo presto,  ma questo non significa che i problemi siano scomparsi.

Passiamo alla Nigeria: il governo africano ha formalmente annunciato azioni legali contro ENI e Shell nel Regno Unito per mazzette e corruzione per l'acquisizione del blocco OPL 245 nel 2011, di cui abbiamo gia' parlato su questo blog.  

Era un blocco offshore in Nigeria, che custodisce 9 miliardi di barili di petrolio e per cui ENI e Shell, pare hanno pagato 1.3 miliardi di dollari di tangenti. Soldi che invece di finire nelle casse del governo Nigeriano sono finiti dai petrolieri nelle mani di privati corrotti cittadini nigeriani o di politici corrotti. Non male eh?

I nigeriani chiedono $1.1 miliardi contro i due petrol-giganti-imbroglioni che a loro dire *sapevano* di star pagando tangenti private per cose illegali.

Ovviamente Shell ed ENI negano qualsiasi coinvolgimento in malaffari, si trincerano dietro il "io-non-ne-sapevo-niente" e temono che queste azioni legali possano portare loro altri guai ed altro scrutinio da parte di altri governi.

I procedimenti legali contro ENI e Shell sono in corso a Milano, e anzi a Settembre 2018 Gianluca Di Nardo e Emeka Obi "intermediari" della faccenda sono stati entrambi condannati a quattro anni per corruzione.

Dopo Milano, i Nigeriani hanno deciso di aprire altre cause contro i petrolieri nel Regno Unito, indipendentemente da cosa accade in Italia. Un altra causa esiste pure in Svizzera e riguarda lo stesso Emeka Obi, il nigeriano condannato in Italia.

E infine, in casa nostra.

In Basilicata l'ENI festeggia il.. centesimo incidente in sette anni di attivita'. Cosa e' successo? Una fiammata, la puzza, il panico a Viggiano e nel comune adiacente di Grumento Nova.  Alcuni operai nelle vicinanze hanno pure avvertito malori.

Ma cento o uno, la risposta dell'ARPAB e dell'ENI e' sempre la stessa: tuttapposto!

Anche qui non e' chiaro che ne sia stato della sicurezza, della cura dell'ambiente, del rispetto delle comunita.

Ma nessun problema, per tutto il resto c'e'.... Jacopo Fo, la pulizia sulle spiagge del Ghana e qualche sponsorizazione del calcetto locale.





Friday, October 5, 2018

Arriva Calipso V, nuovo pozzo ENI al largo di Falconara

Nitrati (NOx) che saranno emessi da Calipso V, dell'ENI al largo di Falconara






"Le attivita in progetto non comportano impatti significativi per l'ambiente"
Tutto questo e' firmato dal legale rappresentante dell'ENI, Mr. Diego Portoghese
Ovviamente da San Donato Milanese e' sempre tuttapposto!

Siamo a circa 35 km dalla costa fra Falconara ed Ancona, ad una profondita' d’acqua di circa 75 metri. E' qui che l'ENI (al 51%) vuole trivellare assieme alla Edison Gas (al 49%), piazzandoci il pozzo Calipso V.

Ai tempi della scuola Calipso era una ninfa che trattenne Ulisse sulla sua isola, Ogigia, in Grecia, per sette anni. I due si amarono, lei gli offri' l'immortalita' ma lui la rifiuto' perche' voleva tornare ad Itaca.

Adesso Calipso e' un petrol-mostro, perche' questi signori del petrolio non sanno neanche rispettare la sacralita' della letteratura greca e devono inquinare pure la mitologia antica.

Ad ogni modo, questi galantuomini dell'ENI gia' operano, e dal 2002, la piattaforma Calipso, collegata alla centrale di Falconara, citta' martoriata dal petrolio. 

Quello che vogliono fare con Calipso V e' di trivellare un nuovo pozzo per l'estrazione del gas, il quinto della serie, e aggiungerlo a tutti quelli che gia' fanno riferimento alla piattaforma Calipso. Di questi due sono gia' produttivi, Calipso 003 DirA e Calipso 004 DirB.

Quello che vogliono fare e' di perforare, fare test sulla natura del gas estratto, e metterlo in produzione. Il giacimento e' a circa 1.8 chilometri dalla piattaforma, per cui non e' ben chiaro come ci arriveranno. Il loro documento di valutazione ambientale non lo spiega chiaramente. Trivelleranno in orizzontale per 1.8 chilometri? Non si sa, ma parrebbe l'unica possibilita'.

Ovviamente non possono non sparare sulla loro presunta benevolenza: dicono che il modello di business di ENI e' "volto alla creazione di valore" per tutti, perseguita per varie strade, fra cui "la prevenzione dei rischi di business", "la tutela dell’ambiente e delle comunità dove l’azienda opera", "la salvaguardia della salute e sicurezza delle persone che lavorano in Eni e con Eni e il rispetto dei diritti umani, dell’etica e della trasparenza."

Ormai sono tanti anni che leggo sviolinate del genere, e basta andare a Gela o a Viggiano per capire che sono solo balle e che di tutela dell'ambiente o di rispetto per i residenti c'e' solo l'inchiostro con cui cotante sciocchezze vengono scritte. 

Perche'? Perche' il vero rispetto di ambiente e di persone significherebbe chiudere Gela, Viggiano, Porto Torres, Falconara e tutte le raffinerie d'Italia, ma questo ovviamente significherebbe fine del petrol-business, e dunque e' piu' facile mandare alla stampa e alla propaganda parole al vento che non significano niente.

E con queste belle parole ci propinano altri pozzi, come se a Falconara non ne avessero gia' abbastanza di sirene che annunciano pericoli dalla raffineria, scoppi, puzze e disperazione, dal mare e dalla terraferma.

Partiamo con la litania del tuttapposto, del tanto-non-c'e'-niente-di-interessante e del fa-tutto-schifo-cosi'-possiamo-trivellare.

Secondo l'ENI nell’area interessata non ci sono beni paesaggistici, culturali o archeologici vincolati, ad eccetto dell' area archeologica sommersa “Peschiera romana della Scalaccia” a sud di Ancona.
Tuttapposto.

Ancora, nella Regione Marche non ci sono aree marine protette, anche se presto dovrebbe essere instaurata l'area marina Costa del Monte Conero a 33 chilometri e anche se ci sono vari SIC, ZPS, ZSC ed IBA lungo le coste marchigiane piu' o meno vicine a Calipso.

ZSC IT5310006 Colle San Bartolo;
ZSC IT5320005 Costa tra Ancona e Portonovo;
ZSC IT5320006 Portonovo e falesia calcarea a mare;
ZSC IT5340001 Litorale di Porto d’Ascoli;
SIC IT5340022 Costa del Piceno – San Nicola a mare;
ZPS IT5310024 Colle San Bartolo e litorale pesarese;
ZSC e ZPS IT5310022 Fiume Metauro da Piano di Zucca alla foce;
ZPS IT5320015 Monte Conero;
ZSC IT5320005 Costa tra Ancona e Portonovo;
ZSC IT5320006 Portonovo e falesia calcarea a mare;
ZSC IT5320007 Monte Conero;
ZPS IT5320015 Monte Conero;

Ma non solo Calipso non portera' effetti negativi, sara' un toccasana, come lo sono gia' tutte le piattaforme petrolifere in zona. Infatti l'ENI ci ricorda che nel mare Adriatico esiste una area di "Barbare" a 20 chilometri a nord di Calipso dove le piattaforme servono per... difendere i litorali contro la pesca a strascico illegate!

Questa mi mancava proprio! Le piattaforme che ci salvano dalla pesca illegale!

Aggiungon ancora che ...  le piattaforme, "con le loro strutture intricate, ricche di anfratti, rifugi", rappresentano "un elemento di diversificazione nell’habitat originario monotono" e costituiscono dei "meccanismi bio-ecologici" in grado di aumentare la produzione alieutica di un ecosistema.

Oddio, la vita marina senza trivellatori e' monotona, per cui arrivano i petrolieri a renderla piu' intricata, e piu' interessante! A darci piu' pesci!

Ma che si sono bevuti questi qui?  

Fanno ridere e piangere assieme. Interessante che molte delle frasi scritte sono state scopiazzate di qua e di la da internet. Per esempio la frase "costituiscono dei meccanismi bio-ecologici in grado di aumentare la produzione alieutica di un ecosistema" e' stata presa pari pari da un sito che si chiama Il Pesce, del 2003.

La fantasia non e' petrolio, eh?

Ad ogni modo, nonostante queste piattaforme romperanno la monotonia e porteranno alla maggior "produzione alieutica" (perche' non scrivono come trivellano?), e' interessante notare che navigazione, ancoraggio, pesca sara' tutto vietato in un raggio di 500 metri dalla piattaforma.

Chissa'. Dei fluidi di perforazione, dei detriti, dell'inquinamento non se ne parla. Quei pesci aumenteranno, ma nessuno si potra' avvicinare loro.

Ci sono invece, verso costa degli allevamenti di cozze, di allevamento ittico ed acquacoltura ma, secondo l'ENI e' tutto lontano dalle loro trivelle e dunque anche qui, tuttapposto.

Ma poi, quanto gas arrivera' da Calipso V? 
La bellezza di 280 milioni di metri cubi in totale, su un arco di sette anni.

In Italia ne consumiamo circa 700 miliardi di metricubi l'anno, per cui qui siamo a

Un altro tuttapposto viene dall'affermazione dell'ENI che Calipso V potrebbe aiutarci a "sostenere l’attuale situazione di criticità del mercato italiano del gas, caratterizzato da riduzione della produzione nazionale dovuta alla diminuzione delle riserve nazionali e crescente dipendenza di forniture dall’estero".


Dulcis in fundo, fanno "simulazione modellistica" e trovano... indoviniamo? 

Tuttapposto!!

Tutto e' sotto i limiti di legge, e al massimo ci sara' un po di inquinamento a causa di tre motogeneratori durante le operazioni di trivellazione che dureranno circa 65 giorni.

Non ci saranno danni alle tartarughe, alla pesca, all'ambiente, a nessuno. Tutto e' perfetto. E anche cio' che perfetto non dovrebbe esserlo e' "secondario". Ci sara' una "verifica periodica del corretto
funzionamento dell’impianto di trattamento delle acque di scarico", "l’ispezione periodica dei
serbatoi contenenti liquidi pericolosi" e "manutenzione relativa ai motori e alle tubazioni" che contribuiranno a ridurre il rischio di rilasci anche accidentali.

Ma se l'ENI e' la regina dei disastri, per dirne una, in Norvegia, dove ogni tanto le capita di essere sgridata dall'ente per la sicurezza petrolifera per irregolarita' nelle sue operazioni? E poi, di grazia, quali sono questi "liquidi pericolosi"? Cosa c'e' dentro? E le acque di scarto? Dove le metteranno? Quante ne saranno prodotte?

E  poi, niente paura. 

Ci sara' una nave di appoggio permanente dotata di attrezzature e materiali antinquinamento.

Ma non era tuttapposto? Perche' allora la nave antinquinamento?  Per di piu' con sistemi meccanici per separare olio ed acqua che lavoreranno almeno a 35 metri cubi/ora, e con sistemi di materiale per lo "spandimento in mare."

Ma siamo gia' a pagina 49 di 50, per cui questi sono solo piccoli dettagli. Come detto, e' tutto perfetto, e perche' perdere tempo con queste cosucce, come sapere di che monnezza si tratta e quanta ne finira' in circolazione? 

E cosi arriviamo all'ultima pagine dove di tuttapposto in tuttapposto siamo arrivati alla piena "coerenza tra il progetto" e "l’attuale situazione energetica italiana". Ovviamente le "attività previste non determinano impatti rilevanti" su niente e nessuno, e si prevede "assenza di impatti significativi", trascurabili, lievi e completamente reversibili. E anche se l'impatto e' basso, il disturbo non e' significativo e tutto sara' condotto nel massimo rispetto e tutela dell’ambiente.

Come detto, e' perfetto! 

Purtroppo che dopo 50 anni di racconti su tutta questa perfezione, i residenti di Falconara non ci credono piu'.

Non c'e' niente di perfetto in queste trivelle, ci sono invece scarichi di materiale tossico in aria, in acqua, pericoli di scoppio, danni alla vita marina, e se vogliamo essere piu' grandi dell'orticello marchigiano, cambiamenti climatici, dipendenza cieca dalle fonti fossili, e peggior qualita' della vita per tutti.

Come sempre, meglio il sole, meglio il vento.
Meglio Omero e la mitologia greca.




















Friday, December 16, 2016

La Gas Plus a estrarre gas da Santa Maria Nuova - Ancona. Tutto sara' lieve.



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L’ipotesi di messa in produzione dell’esistente 
pozzo risulta essere l’unica alternativa progettuale possibile

Cioe' o trivelle o morte!


Siamo in provincia di Ancona, in localita' Santa Maria Nuova. Ottantuno chilometri quadrati fra Ancona e Macerata. Qui i nostri amici della Gas Plus, a cui piace trivellare e stoccare gas in giro per l'Italia, hanno deciso che vogliono estrarre gas.

Leggo il loro documento di valutazione ambientale.

Come sempre, le cose che dicono, che siano Gas Plus, che siano ENI, fanno un po sorridere e tanto piangere.

Le loro motivazioni possono essere riassunte cosi': un pozzo di gas fra i campi e' cosa buona e giusta.

Nel caso specifico la Gas Plus ci fa sapere che il loro progetto

"contribuirebbe alla valorizzazione delle risorse energetiche nazionali, incrementerebbe la competitività del settore adottando le migliori tecnologie disponibili, nel rispetto dell’ambiente e concorrerebbe alla riduzione della dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero". 

Ammazza quante cose fa questo pozzo!

Valorizza le risorse nazionali, aumenta la competitivita' del settore, ci rende meno dipendenti dall'estero e rispetta pure l'ambiente!

Praticamente il pozzo del mago Silvan.

Ma... un pannello solare sulle case di tutti no, eh?

Poi aggingono che addirittura il progetto e' in accordo con i provvedimenti di tipo ambientale mirati alla riduzione dell’emissione di gas serra in atmosfera

perche'

il gas naturale, al confronto con tutti gli altri vettori energetici fossili, è quello più rispettoso dell'ambiente con una produzione di gas a effetto serra minore rispetto all’olio combustibile.

Ah pure!

Questo pozzo e' praticamente un toccasana perche' addirittura combatte l'effetto serra. Dovrebbero avercelo tutti nel giardino dietro casa, non solo i signori della foto su in alto che niente di male hanno fatto per avere un pozzo letteralmente dietro casa.

Ma secondo l'ottica di Gas Plus, dobbiamo per forza essere fossili. E certo -- sono una ditta di fossili, fossili sono nati, fossili vedono e fossili vogliono restare. Fossili di idee, di fatti, di visone. E fossili vogliono pure morire, costi quel che costi.

E infatti dicono che il non trivellare implicherebbe 

il mancato utilizzo di una risorsa la cui disponibilità è già stata verificata

 e non saremo in linea con le 

azioni e gli obiettivi intrapresi, in campo energetico, a livello nazionale e regionale volti a favorire l’indipendenza dall’approvvigionamento energetico internazionale.

Come dire, il micro pozzo di Ancona ci salvera' dall'importazione di gas russo!

Cara Gas Plus, questa nazione dovrebbe mirare al 100% di sole e di vento, e non di trivelle per "l'indipendenza energetica". La vera indipendenza energetica e' quella che ci si produce in loco, sui tetti, dal vento, senza distruggere l'ambiente e i polmoni del vicinato. 

Continuo a leggere.

Il progetto si trova in una area ad alta percettività visiva relativa alle vie di comunicazione ferroviarie, autostradali e stradali di maggiore intensità di traffico per cui i piani della regione Marche pervedono valorizzazione delle visuali panoramiche.

Ma niente problema, quelli della Gas Plus decidono che il pozzo non si vede mica poi tanto e quindi la percezione visiva non cambia. Dicono che 

l’area pozzo risulta poco o per nulla visibile dalle strade limitrofe,

Tuttapposto.

Ancora, ci sono altri vincoli e zone speciali:

- Area di eccezionale valore geologico/geomorfologico a circa 350 metri a sud del pozzo;

- Centro storico e nucleo storico della frazione Collina a circa 700 metri a nord del pozzo;

- Centro storico capoluogo del Comune di S. Maria Nuova a circa 2000 metri dal pozzo;

- Vincoli paesaggistico-ambientali legati alla fascia di rispetto fluviale del Fiume Musone a circa 1.2 chilometri a sud del pozzo.

- Zona di ambientamento fauna selvatica e Centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale "La Scarpara" di 249 ettari a circa 150 metri ad ovest del pozzo

- Zona di ripopolamento e cattura San Filippo di 1.028 ettari a circa 1.5 chilometri a sud dal pozzo

- Ambito territoriale non insediativo delle Zone Territoriali Omogenee "bacino del rio Capora" in area trivellanda dove sono vietate la costruzione di recinzioni delle proprietà se non con siepi e materiali di tipo e colori tradizionali e i movimenti di terra che alterino in modo sostanziale il profilo del terreno.

Ma anche qui, e' tuttapposto a causa della "limitata estensione delle attivita' previste", il rischio idrogelogico o di dissesti qui non ci sono, l'area non ha alcun elemento paesaggistico-ambientale di rilievo e si adotteranno tutte le opportune misure mitigative al fine di evitare possibili disturbi alla fauna selvatica presente. 

Tuttapposto. 

Le attività in progetto non interferiranno con l’area di versante in dissesto più prossima all’area pozzo, con rischio medio (R2) e pericolosità elevata (P3), che si colloca a circa 300 metri.  

Come se la geologia dopo 300 metri si fermasse.


E la zona di ripopolamento?

Gli animali saranno cacciati via e poi dipingeranno il recinto secondo i colori naturali. Ipse dixit.

E il movimento di terra?

No problem: le attività di scotico e movimentazione terra saranno minime e quindi il profilo del terreno già pianeggiante, non verrà alterato.

Dicono infatti che il buco gia' esiste dal 1988 e quindi, loro semplicemente andranno a tirarne fuori il gas. Quindi la Gas Plus trivellera' magicamente, senza movimentazione di terra di alcun genere.

Pero' si scopre poi che

- La porzione occidentale dell’area pozzo ricade in “ambito di tutela di crinali e versanti” nelle quali si vieta la realizzazione di “nuove attività estrattive, discariche depositi e stoccaggi di materiali non agricoli, salvo i casi di interventi compresi nei recuperi ambientali. 

Cioe' vogliono trivellare in un area in cui si vieta la realizzazione di nuove attivita' estrattive. Come puo' essere che non ci possono essere attivita' estrattive e questi qui possono trivellare?

Sono speciali?

Dicono che le loro attivita' saranno principalmente circoscritte alla sola area di piazzale.

Ma non interessa niente che ci sia un piazzale o una fontana. E' vietato estrarre? E allora lo e' per tutti, e per qualsiasi tipo di suolo o di piazzale che sia.

Non e' che la Gas Plus e' speciale.

Aggiungono che per sicurezza potrebbe esserci una lieve spianatura e riprofilatura del piede del versante che sostanzialmente non modificherà l’assetto morfologico naturale dei crinali. Se necessario, in fase di cantiere, saranno realizzate opere di contenimento naturali dei crinali presenti in prossimità dell’ingresso all’area pozzo, come “fascinate” o seminazione di particolari arbusti autoctoni, aventi anch’essi lo scopo di mettere in sicurezza i pendii individuati. 

Pertanto, il progetto non interferirà con la suddetta area di tutela crinali e versanti.

Quindi, tutti tranquilli: l'assetto morfologico dei canali non sara' cambiato.

Ma ... lo spianare e i riprofilare un intero versante non sono movimenti di terreno?
Avevano detto che non ne facevano!

E poi se era solo un piazzale, come fanno ad essere preoccupati dell'intero versante? 

Veramente credono questi siano interventi "lievi"?

E poi ancora: fanno questi interventi ai pendii perche' gia' sanno che le trivelle sono pericolose e quindi occorre intervenire in modo preventivo?

E perche' allora non considerano *seriamente* l'opzione ZERO: niente trivelle, niente rischi, niente spianamenti, niente riprofili?

Perche'? Vedi sopra: fossili nascono e fossili vedono. E se vedono green e solo il green del denaro.

Continuo a leggere. Risulta pure che nelle vicinanze del pozzo ci sono:

- emergenze geologiche, ad una distanza minima di 270 metri a sud

- corpi idrici Fosso della Scarpara a circa 380 metri ad ovest, Rio Caporà a circa 875 metri ad estil fiume Musone a circa 1,2 km a sud;

- versanti (pendenza superiore al 30%), a circa 195 e 450 metri a nord;

- manufatto storico, a circa 380 metri a nordest;

- fonti idriche la più delle quali si colloca a circa 380 metri a nordest dal pozzo;

- alcuni percorso pedo-ciclabili, il più vicino dei quali si colloca a circa 520 metri a sud,

- settori “a” (particolari ambienti naturali) a circa 360 m a Sud;

-  area occupata dal depuratore “e”, a circa 880 m a Nordovest;

- aree di versante in dissesto, così come recepite dal PAI e dalla Carta Geomorfologica Regionale

Ma va tutto bene, queste aree "non interferiranno con le attività in progetto previste".

Cioe' non sono loro che interferiscono con la natura,  e' la natura che non interferisce con le loro trivelle!

Per altri motivi di preoccupazione come il rumore, non ci sono problemi. E' -- manco a dirlo! -- tuttapposto. Anzi, c'e' completa conformità e aggiungono in allegato i risultati della simulazione acustica che certifica il tutto.

Ma... in fase di cantiere la Gas Plus Italiana potrebbe valutare richiesta di deroga dai limiti acustici comunali per motivi eccezionali e documentabili se si verifica una impossibilità di rispettare i limiti acustici!

Come dire: ma allora perche' dire che c'e' completa conformità?  Rispetteranno le regole finche' non le rispetteranno piu'.

Si premurano di dirci che non ci sono cimiteri nelle vicinanze.

E quindi visto che e' tuttapposto, si evince che l’area pozzo non ricade in alcun ambito naturalistico-ambientale soggetto a particolari prescrizioni di tutela.

Invece alcuni elementi soggetti a vincoli di tutela, data la distanza dal sito e la tipologia di attività previste (circoscritte alla sola area pozzo), non saranno interessate dalle attività in progetto.

E dunque, in barba ai dissesti, al divieto di nuove attivita' estrattive, alla tutela dei pendii,  la messa in produzione del pozzo risulta pienamente coerente con i contenuti della normativa energetica nazionale regionale e comunale vigente. 
 
Perfetto.

E poi ovviamente c'e' da considerare tutta l'infrastuttura del caso. Dicono:

Durante il processo di trattamento gas, tutti i liquidi di separazione ed essicazione gas
raccolti (costituiti soprattutto da acqua salata e minime tracce di idrocarburi) saranno
convogliati alla vasca di raccolta liquidi di drenaggio, il cui contenuto verrà periodicamente
prelevato da apposita autocisterna e portato a smaltimento.

  
Ma come fanno a sapere che i loro fluidi di perforazione sono fatti solo di acqua salata con "minime tracce di idrocarburi"? Chi gliel'ha detto? Qual'e' la percentuale di idrogeno solforato in questo pozzo? Chi smaltira' tali "acque salate"? Dove? Perche non ci dicono esattamente cosa c'e' in cio' che manderanno giu' per trivellare e che sara' mescolato con la loro acqua salata? Veramente credono che basta mettere assieme acqua e sale per trivellare? Davvero non ci saranno additivi chimici di nessun genere?

Useranno sale da cucina?

Credono che siamo scemi?

Ma quanto gas ci dara' poi Santa Maria?

Non e' ben chiaro. Ma dicono questo:

si stima che la fase di produzione del pozzo possa durare circa 20 anni, con una portata iniziale di circa 7.100 Sm3/g.

Ora tutto questo e' ingannevole.

La portata inziale significa il primo giorno? La prima settimana? Il primo mese? E dopo? Non si sa. Quindi non possiamo sapere esattamente quanto gas ce sotto a Santa Maria.

Ma diamogli il beneficio del dubbio.

Seppure fossero 7,100 metri cubi al giorno per i prossimi 20 anni si parla di circa 50 milioni di metri cubi in totale.

Ne consumiamo circa 68 miliardi l'anno. Facendo la divisione viene fuori che nel migliore dei casi da Santa Maria avremo gas per ... 0.25 giorni. Cioe' 6 ore!

Cioe' tutto questo spianare, dipingere, movimentazione di terra, vasche di contenimento per... neanche mezza giornata di gas da spalmare in venti anni!

Proprio l'indipendenza energetica, eh? 

Lo sappiamo tutti che questo pozzo non portera' niente di buono a nessuno 

Ma... e il rischio? E se ci sono problemi? Lo dicono anche loro che ci possono essere emergenze ed insicurezze. Se e' vero che ci sono li vicino ferrovie ed autostrade cosa facciamo se ci sono scoppi, o incidenti? E il gas estratto dove andra' a finire? L'autostrada e le ferrovie saranno sicure?

Santa Maria proteggici tu.


Tuesday, June 2, 2015

Curacao e la raffineria che non ti aspetti









Arturo Mancinelli e' un mio amico su Facebook che mi racconta la sua esperienza petrol-turistica a Curacao, isola delle Antille olandesi, in teoria terra di vacanze e di relax... all'ombra del petrolio.



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Cara Maria Rita,

come ti avevo scritto su FB ti racconto un pò della mia vacanza a Curacao e ti invio foto e video che ho fatto.

Innanzitutto devo dirti che io amo molto il mare e le spiagge incontaminate e mi avevano detto che Curacao era uno di questi "paradisi".

Un pò fuori dalla rotta del turismo italiano, l'isola (70 km x 20 circa) è molto frequentata da nord europei (in particolare Olandesi ....l'isola era una loro colonia) che hanno investito tanto nelle strutture turistiche e in immobiliari (ho visto ville fantastiche dal valore di milioni di dollari).

Appena arrivo in aeroporto, in taxi lungo i 15 km che lo separano dalla città Willemstad dove avevo l'hotel inizio a sentire puzza di petrolio, poco prima di entrare in città e di attraversare un enorme ponte mi volto a sinistra e vedo il mostro.

Una raffineria gigantesca che occupa tutta la baia interna della città. Non ne sapevo nulla, pensavo alle Antille come ad un paradiso, al largo del Venezuela (tipo le Los Roches ma più moderne e vivibili) e invece mi sembra di stare ad arrivare ad Ancona.

Come se non bastasse girando l'isola in auto (ci sono effettivamente spiagge e paesaggi mozzafiato) risalendo lungo la costa mi imbatto (a circa 20 km dalla città), subito dopo una baia stupenda, in un deposito di oli gigantesco (ti ho allegato mappa, si chiama Curacao oil terminal). Saranno stati oltre 50 silos che occupano un litorale per oltre 4 km. Il bello è che c'è il divieto di transitarci di fianco e la strada è sterrata (tanto per nasconderla un pò dai turisti) ma io sono andato lo stesso e ho fatto il video e le foto.

Tra l'altro, all'orizzonte ci sono molte piattaforme petrolifere, (non lo sapevo, siamo nel golfo di Maracaibo e ci sono molte "ombrina" a largo) in pratica il paradiso che sognavo prima di partire mi si è frantumato.

Guarda, devo dirti, se non fosse per questa merda di petrolio, il posto è fantastico.

Il mare, il clima ventilato e mai umido tutto l'anno, ed in particolare la gente è meravigliosa. Una piccola isola /nazione abitata da 300 mila persone di cui il 30% di razza bianca (quasi tutti olandesi) e il resto di caraibici che convivono in una integrazione mai vista.

C'è un tenore di vita molto alto, scuole americane, ospedali modernissimi, insomma un paradiso per benestanti che si vogliono ritirare.

Purtroppo ci sono i mostri a rovinare tutto. Adesso mi chiedo.

Ma questi signori olandesi che decidono di trasferirsi li con le famiglie, investono i risparmi di una vita per farsi una villa non temono questo mostro? Non temono che questa raffineria che tra l'altro è vecchia (in mano ad una società venezuelana....immaginiamo i controlli) possa creare un disastro ecologico e vanificare i loro investimenti?

Concludo ringraziandoti da Abruzzese per quello che stai facendo per noi.

Arturo



Sunday, September 21, 2014

Ancona: Bonaccia a scaricare monnezza in mare a norma di legge

Bonaccia, concessione al largo delle coste di Ancona e all'area turistica 
Numana Marcelli


Fra un po vista trivelle.

E vista monnezza.



Ecco un altra concessione appena approvata.  Si chiama BC 17 TO ed e' una concessione di coltivazione di "idrocarburi liquidi e gassosi" detta Bonaccia al largo di Ancona, sempre dell'ENI. Approvata il 9 Settembre 2014, nel silenzio generale.

Siamo a 60 chilometri da riva, e qualcuno pensera' che... lontano dagli occhi, lontano dal cuore, ma non e' cosi. L'inquinamento e la monnezza appartengono a tutto l'ecosistema e l'Adriatico e' un mare chiuso e tutte le cose che abbiamo sempre detto. Oltre al fatto che una volta installata una piattaforma, poi ne verranno delle altre, a cascata.

Anche qui e' un campo estrattivo vecchio che si allarga con una concessione nuova confinante e con il collegamento fra i due campi Verra' installata una nuova piattaforma a "quattro gambe" -- appunto di nome Bonaccia, con quattro nuovi pozzi "direzionati". Ci saranno pure condotte sottomarine di circa due chilometri dalla piattaforma vecchia alla nuova.

La cosa interessante e'  che qui ci sara' "trattamento delle acque prodotte" per il loro "successivo e scarico a mare". Ecco qui: ultimo rigo

e ancora qui "autorizzazione allo scarico in mare di effluenti derivanti da impianti fissi di produzione offshore"


Cioe' finalmente qualcuno lo ammette - anche in Italia! - che ci sara' robaccia scaricata in mare. Certo e' tutto a "norma di legge" - certo! - ma ... come detto mille volte, le acque prodotte non sono acqua Ferrarelle, ma acque sature di sostanze tossiche accumulatesi per millenni nel sottosuolo e a volte anche con residui di fanghi petroliferi. Sono inquinanti e lo dice non la D'Orsogna ma il governo di Norvegia.

E poi ancora vasche di accumulo dei fanghi e riversamento di acque miste ad oli minerali in un raggio di 100 metri dalla piattaforma, cosi la monnezza si sparge meglio! Fra le varie cose che potranno essere riversate in mare il glicole dietilenico - usato per rimuovere l'eccesso di vapori acquei, idrogeno solforato o anidride carbonica eventualmente disciolti nel gas o nel petrolio. Ma tranquilli e' a norma di legge.





Come detto, la piattaforma sara' a 60km da riva. Chi controllera' mai.

A riva c'e' una vivace attivita' turistica in zona Numana Marcelli che secondo i siti dedicati al Conero e' una "ambita località turistica per chi desidera mare pulito e tipicità locale" con spiaggia "ventilata, ampia e ricca di divertimenti, bar con musica dal vivo e tavolini all'aperto dove gustare bibite e gelati artigianali, mercatini, boutique: una località che coniuga bene turismo familiare e giovanile". E poi ancora "La vacanza al mare potrà essere integrata con passeggiate negli incantevoli sentieri del monte Conero e visite nelle vicine città d'arte."

Chissa' se gli arrivera' pure la vista trivelle e profumo di monnezza.

Vorrei veramente sapere dov'e' la stampa marchigiana in tutto questo.


Friday, September 19, 2014

Approvata Clara del petrolio nei mari di Ancona - ENI


30 Maggio 2016 
Dal ministero dell'ambiente:

Scrivono:
 
 "esito positivo" per la 
"procedura di verifica di ottemperanza della prescrizione 
A6 del decreto VIA del 17 Settembre 2014 inerente la 
Concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi 
e gassosi BC 13 AS  - progetto Clara NW" 

Si legge: tuttapposto

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Il rigo verde e' l'oleodotto a collegare i due pozzi, Clara e Calipso.
Bei nomi, eh?


Altre trivelle ancora, questa volta al largo delle coste marchigiane. Approvate il 17 settembre scorso senza che nessuno facesse niente - o quasi - nei mari di Ancona.

Si chiama Clara, ed ha la sigla BC 13 AS ed e' una concessione di circa 400 chilometri quadrati. Il nostro ministero ha approvato l'installazione di una nuova piattaforma a 4 gambe (Clara NW) e la perforazione di quattro nuovi pozzi per gas e petrolio, nonche' l'installazione di una condotta sottomarina di 13 km dalla nuova piattaforma ad una gia' esistente e detta Calipso.

Il tutto per opera dell'ENI. Zitta zitta si e' allargata.

Nessuno ha mandato osservazioni, ne cittadini, ne enti ne amministrazioni locali. Chissa' pure se lo sapevano. La regione Marche ha semplicemente chiesto un po di prescrizioni, che non sono nemmeno state tutte accordate.

Come sempre, sono tutti eventi concatenati: una volta che arrivano, questi non se ne vanno, si ingradiscono, e trivelle e tubi si moltiplicano.

E' per questo che occorre fermarli prima e non dopo, quando ancora c'e' tempo per farlo.

Che dire. Interessante che tutto questo arrivi lo stesso giorno della bocciatura del progetto Eleonora in Sardegna.  Che differenza che fanno le persone, e l'attivismo nobile e sincero.

Marchigiani dove siete? 


Tuesday, November 19, 2013

Falconara: 1 anno e due mesi di condanna per la vita di due operai.

Dal Comitato Cittadino di Falconara, sulla raffineria API. 


Il 7 ottobre scorso la Sezione penale della Corte di Appello di Ancona ha depositato i motivi della sentenza di condanna ad 1 anno e 2 mesi dei vertici della raffineria API di Falconara Marittima per l'incendio alla sala pompe occorso alle 5,25 del 25 agosto 1999 in cui persero la vita gli operai Ettore Giulian e Mario Gandolfi.

Quella tragica mattina l'incidente determinò la fuga di molti cittadini dai quartieri Villanova e Fiumesino, malori accertati sanitariamente tra i cittadini per le esalazioni diffusesi, mancanza di tempestiva attivazione dell'allarme alla cittadinanza e del blocco dei treni.

Sono stati condannati dalla Corte di Appello:


§         Il Vicedirettore della raffineria e Responsabile del Servizio Operativo;


§         Il Responsabile dell'Area manutenzione della zona OFF SITE (nella quale era collocata la pompa esplosa);


§         Il Responsabile della Sezione Manutenzione del Servizio Operativo.

I Giudici della Corte di Appello di Ancona hanno valutato come prove della responsabilità dei vertici di API raffineria:

1) la conoscenza e la tolleranza della prassi di lasciare aperte le valvole dei circuiti nei periodi di non utilizzo delle linee per il trasferimento dei prodotti. Se le regole di gestione dell'impianto ad alto rischio di incidente rilevante fossero state rispettate, controllate, migliorate e corrette quelle valvole sarebbero state chiuse e, pertanto, non avrebbero permesso l'afflusso di benzina alla pompa che scoppiò e provocò la morte degli operai Gandolfi e Giulian!

2) La mancanza della manutenzione sulla pompa che esplose! Su quella pompa i Responsabili di API raffineria omisero di richiedere e di programmare interventi di manutenzione predittiva nonostante fosse regolarmente segnalata per "Rilievo non effettuato, macchina ferma" dalla ditta incaricata alle verifiche delle vibrazioni sulle macchine rotanti, cosicché la pompa risultò non essere mai stata sottoposta a quella verifica che avrebbe con certezza segnalato rilevanti problemi di funzionalità!

Ci preme sottolineare un aspetto che abbiamo sempre evidenziato: la sentenza della Corte di Appello ha stabilito l'assoluta estraneità degli operai Gandolfi e Giulian da operazioni di sottrazione illegale di carburante, operazioni indecorosamente adombrate da alcune testimonianze "aziendaliste" nel corso delle udienze.

Inoltre è stata riconosciuta l'assoluta competenza messa in campo da Gandolfi e Giulian - in linea con le procedure del Piano di Emergenza Interna - nel vano tentativo di neutralizzare la nube di benzina che poi esplose.

Il raggiungimento della verità processuale dell'incidente del 25 agosto 1999 è stato possibile solo per la caparbietà dei Comitati dei cittadini che non si sono piegati di fronte alla potenza della Società petrolifera API e grazie all'eccellente lavoro analitico degli avvocati Stefano Crispiani e Carlo Maria Pesaresi  che con la memoria consegnata al Pubblico Ministero a luglio 2005 hanno fatto si che ad ottobre 2005 la Procura della Repubblica di Ancona depositasse la richiesta ed i motivi dell'appello alla sentenza di primo grado.

Motivi speculari a quelli dettagliatamente esposti dai legali dei Comitati falconaresi!

La pressione civile dei Comitati ha evitato una prima prescrizione del procedimento dato che ancora ad agosto 2012 (dopo sette anni dal ricorso in appello della Procura della Repubblica!) nulla si sapeva della fissazione dell'Appello.


Ma la battaglia dei Comitati dei cittadini non è finita.


Ora si profila il rischio di un'altra prescrizione poiché se - come immaginiamo - i condannati ricorreranno alla Corte di Cassazione, i Giudici dovranno pronunciarsi entro e non oltre l'estate 2014 in forza dei 15 anni trascorsi dal tragico incidente del 25 agosto 1999!

A nostro parere una eventuale prescrizione - pur non intaccando l'accertamento dei fatti - sarebbe in primo luogo INDECOROSA poiché si permetterebbe di far operare il decorso del tempo come causa estintiva della pena comminata per le gravi e inammissibili mancanze riscontrate a carico dei vertici della raffineria API di Falconara Marittima nella conduzione di un settore dell'impianto a elevato rischio di incidente rilevante.

Inoltre, dopo avere evitato una prima prescrizione, ci troveremmo di fronte alla BEFFA e all'UMILIAZIONE della Giustizia stessa e dei cittadini.

Non lo permetteremo!

Saremo presenti con la nostra istanza e con ogni altro strumento legale per sollecitare la Corte di Cassazione a non far intervenire la prescrizione!

http://www.youtube.com/watch?v=alIp7lfVB5E

http://web.mclink.it/MF8408/Commemorativa.htm


Monday, July 8, 2013

Lunedi nero del petrolio 8 Luglio 2013: per finire, Falconara

E' proprio un periodaccio.

Gela, Falconara, Taranto, Angola, Quebec, Alberta, West Virginia, Montana, Ecuador.

Tutti con danni e incidenti e scoppi e morti da petrolio nel giro di pochi giorni.

Proprio quello che ci vuole per l'Italia.

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Riporto direttamente dal sito dei comitati cittadini di Falconara con Loris Calcina






Falconara, 8 Luglio 2013

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Alle 23,35 circa dell'8 luglio i cittadini falconaresi che abitano ai piani alti delle palazzine hanno visto i bagliori delle fiamme riflettersi sulle ciminiere della raffineria API di Falconara Marittima mentre un fumo denso cominciava a levarsi dallo stesso punto.

La torcia a mare improvvisamente ha allungato la fuoriuscita della lingua di fuoco.

Alcuni cittadini hanno chiamato i Vigili del Fuoco di Ancona per capire che cosa stava accadendo.

Ancora pochi minuti ed è avvenuta una esplosione cupa (che documentiamo fotograficamente) seguita dalle alte fiamme e dal densissimo fumo nero in un primo momento trasportato verso la città e, successivamente deviato verso il mare dal cambio del vento.

Dalle prime informazione sembrerebbe che l'incendio sia avvenuto nell'impianto della desolforazione a causa della perdita di gasolio.

Non sembra che, per fortuna, ci siano stati lavoratori coinvolti.

Sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Ancona e Senigallia.

Alcuni impianti sono stati riavviati da poche settimane dopo un fermo totale di quasi sei mesi determinato dalla crisi del settore.




Friday, June 14, 2013

Jovanotti-ENI: quoque tu



Che dire, pecunia non olet, nemmeno per Jovanotti.  Dopo Rocco Papaleo, infatti ecco Lorenzo Cherubini che si accoppia all' ENI per "festeggiare" i suoi 25 anni di carriera. Infatti, l'ENI sara' il partner principale del Backup Tour 2013 del cantante toscano.

Il duo Jovanotti-ENI visitera' Ancona, Milano, Roma, Cagliari e assieme alla musica del Cherubino, ci sara' anche 

"un’importante occasione per Eni di incontrare i propri consumatori con due stand dedicati alle offerte integrate di gas, luce e carburanti, ai programmi fedeltà e ai servizi innovativi pensati per le esigenze di famiglie e automobilisti."

Davvero? La bolletta del gas ad un concerto???

E poi un sacco di paroloni: cultura dell'energia, innovazione, sostenibilita', cultura, efficenza.

Ma quando mai.

Caro Lorenzo, tutto questo e' di una delusione infita. A lei non servono i soldi di ENI, e tantomeno l'immagine di ENI. Perche' ha accettato tutto questo?

Ma con i suoi tour non ci va mai, che dire in Basilicata, dove l'ENI gli ha distrutto ogni cosa? Dove c'e' petrolio nel miele, dove c'e' laghi asfissiati dalla monnezza dei petrolio?

O in Nigeria, dove le fiamme del gasflaring dell'ENI bruciano da 40 anni ininterrottamente?

O a Gela dove nascono bambini microcefali?

O a Praia a Mare dove hanno mescolato monnezza radioattiva assieme al cemento delle scuole?  

O in Congo, dove scrivono savana e dove trivellano foresta vergine?

Non lo capisco proprio perche' lei voglia cosi sporcarsi l'immagine, affiliandosi ad una delle ditte piu' sporche di questa nazione - e non solo in termini di ambiente, ma proprio morale ed etico.

Non lo capisco proprio.

Vede, quando uno arriva dove e' arrivato lei, dovrebbe usare la propria fama, il proprio nome e la propria notorieta' per cercare di cambiare il mondo in meglio, io credo. Uno che e' famoso come lei, basta che dice una parola e tutti gli stanno dietro - persone, stampa, opinone pubblica.

E allora uno dovrebbe usare il tutto in favore dei piu' deboli, per quelli che non hanno ne voce ne microfoni e che ogni giorno devono combattere con la distruzione del proprio territorio. Perche'  l'ha fatto? Davvero le servono i soldi sporchi dell'ENI?

Non riesco a capirlo, ne per lei, ne per Papaleo, veramente. Se fossi in lei, Jovanotti, io mi andrei a sotterrare dalla vergogna.

Ma dov'e' la Darryl Hannah d'Italia?
Ma dov'e' il Robert Redford d'Italia?

Eccolo qui che ci invita alla sicurezza stradale con il logo ENI.





Wednesday, April 24, 2013

Approvate trivelle in mare a Pesaro-Urbino-Ancona

E cosi, mentre tutti protestavano, il nostro beneamato Clini ha approvato altre trivelle non solo in Abruzzo, ma anche nelle Marche - secondo le concessioni d29B C AG e d38A C AG dell'ENI.


Eccole qui. Tutta l'Italia petrolifera. Auguri. 


Ma che vuoi che sia - nelle Marche hanno gia' piattaforme in mare, hanno Falconara, presto lo stoccaggio a San Benedetto. Clini, Passera e da adesso anche Napolitano -- come distruggere una nazione.

Tuesday, July 1, 2008

Falconara: aggiornamenti


Mi e' giunto un email da Falconara, dove Loris Calcina racconta scene di vita ordinaria della loro citta'. Calcina scrive a nome del Comitato 25 agosto, giorno di una forte esplosione della raffineria nel 1999 quando morirono due persone. L'APRAM e' l'ente regionale per la protezione ambientale delle Marche.

"Domenica mattina (il 22 giugno, ndr) una schiuma bianca in movimento verso Falconara centro è stata avvistata sul mare a circa 400 metri dalla riva. Una parte di quella schiuma è parzialmente spiaggiata nel quartiere Villanova mentre il battello antinquinamento (sic!) operava rumorosamente ... (cosa facesse non si sa... roteava lentamente su se stesso!). Alle 12 i bagnanti hanno cominciato ad avvertire un inequivocabile olezzo di gasolio. L'ARPAM è stata avvertita nella stessa mattinata di domenica con sms e, oggi, è stata inviata la formale segnalazione a tutte le Autorità, Sindaco di Falconara compreso."

"Stamattina (1 luglio, ndr) forti esalazioni di zolfo e olezzo di uova marce sono state segnalate dai cittadini residenti in via Galilei, via Matteotti, Falconara Alta e anche nel quartiere Villanova. Probabilmente quantità "terapeutiche" di SO2 (biossido di zolfo) e H2S (Idrogeno solforato). I residenti - costretti a tenere chiuse le finestre di casa per evitare le nauseabonde inalazioni - hanno tempestato di telefonate il Comune di Falconara!"

Falconara vive cosi da decenni. Non e' giusto. Io non voglio che questo accada da nessuna altra parte, ora che sappiamo i danni dovuti alle estrazioni petrolifere. E' tutto chiaro, cristallino. Solo chi non sa o non vuole sapere puo' negare l'evidenza. Le raffinerie si fanno nel deserto, non nelle nostre citta'. L'Italia, dobbiamo rassegnarci, non e' terra desertica, ma una nazione densamente popolata e piena di bellezze naturali e storiche. Dovremmo essere i primi a correre dietro alle energie rinnovabili e invece siamo, anche in questo campo e tristemente, dietro a rincorrere tutti gli altri.

Fra l'altro riguardo l'esplosione di Falconara dell'agosto del 1999: per la legge italiana quelle morti non furono quasi colpa di nessuno: i vari direttori e resonsabili vennero assolti per mancanza di prove e l'unico ad avere una condanna per un anno fu l'operaio (!) che non aveva bene controllato i vari sistemi di raffreddamento interni alla raffineria. Si badi che in realta' non era competenza dell'operaio condannato operare i vari sistemi di controllo. Lui non era neanche mai stato addestrato per svolgere una tale operazione: secondo i giudici, la colpa non era di chi non lo aveva addestrato e l'aveva mandato impreparato a svolgere un ruolo cosi delicato, ma interamente sua. La raffineria continua ad operare indisturbata.

Fonti: Comitato 25 Agosto, Esplosione

Questo signore e' Loris Calcina ripreso dal Comitato Natura Verde mentre parla di come si vive oggi a Falconara.