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Friday, September 7, 2018

La ditta danese di birra Carlsberg non produrra' piu cerchi di plastica per le lattine



Sunday, February 18, 2018

USA: sole e vento record nel 2017, nonostante Trump



Le cinque citta' USA 100% rinnovabili:


1. Rock Port, Missouri. 1,300 persone. 
E' 100% rinnovabile dal 2008, quando installarono 4 turbine eoliche. 


2. Greensburg, Kansas, 1.400 persone. 
Nel 2007 un tornado la devasto' e si decise di ricostruire la citta' affinche fosse sostenibile. 
Sono 100% rinnovabili dal 2013 grazie all'eolico, solare e geotermico. 
Il costo della ricostruzione verde e' costato il 20% in piu rispetto alla ricostrizione convenzionale. Oggi i costi sono stati recuperati, con il risparmio energetico.
La citta' risparmia 200,000 dollari l'anno 
con l'energia green sugli edifici pubblici. 


3. Kodiak Island, Alaska, 14,000 persone.
L'obiettivo era di diventare 100% rinnovabile nel 2020, usando l'idroelettrico e vento per eliminare l'uso del diesel. E' stato difficile imparare a gestire l'eolico in sintionia con i cambiamenti della ventosita' ma alla fine ce l'hanno fatta e sono diventati 100% rinnovabili nel 2014.
4 Burlington, Vermont, 42,000 persone.
Burlington e' la citta' piu' grande del Vermont e sono diventati 100% rinnovabili 
nel 2014 quando hanno comprato un'impianto idroelettrico per la generazione di energia, ed abbandonando il carbone che fino ad allora era la principale fonte energetica della citta'.  Oltre all'idroelettrico hanno sole, vento e biomasse. Il risparmio e' di 1 milione di dollari l'anno.
5. Aspen, Colorado,7,000 persone.
E' questa una specie di Cortina D'Ampezzo per gli Americani, 
per sciare e per i ricchi.  Sono diventati 100% rinnovabili qui nel 
2015 usando vento ed idroelettrico.
 
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Nonostante Donald Trump, il revival del fracking nel paese, e il petrol-amore dei repubblicani, l'energia rinnovabile cresce anche negli USA.

Siamo arrivati al 18%, nella prima potenza mondiale, il doppio di dieci anni fa.

Lo dice il rapporto annuale dell'energia negli USA, il Sustainable Energy in America Factbook, dove si segnala che il 2017 e' stato un anno record per l'energia green nel paese.

Il rapporto mostra che siamo arrivati nel 2017 a 717 terawatt hours (TWh), grazie sopratutto alle forti pioggie nel nord-ovest del paese che ha portato ad abbondante generazione di energia idroelettrica e grazie nuove installazioni di solare ed eolico nel paese.

Il 18% forse non sembra tanto, ma in scala lo e', considerati gli usi in numeri assoluti dei consumi negli USA e sopratutto perche' siamo vicini al punto di sorpasso con il nucleare che e' al 20% del totale.

La cosa interessante e' che i consumi di gas e di carbone sono in calo, rispetto al 2016. Le rinnovabili invece corrono veloci.

Ma come puo' essere che accada tutto questo sotto l'amministrazione del fossil-Donald?

La risposta e' nei comuni, nelle amministrazioni locali che pian piano svoltano verso le rinnovabili.

E infatti sono cinque le citta USA che vanno a 100% rinovabile: Aspen, Colorado; Greensburg, Kansas; Burlington, Vermont; Kodiak Island, Alaska; e Rock Port, Missouri.

Il numero di citta' che invece lavora per arrivare allo stesso obiettivo e' invece salito a 46 e fra queste ci sono citta' grandi come Atlanta e San Diego che guidano la Ready for 100 initiative, una iniziativa lanciata nel 2016 e il suo scopo e' di includere 100 citta' per la transizione al 100% rinnovabile, ciascuna usando le proprie risorse, la propria geografia, la propria rete elettrica.

E questa non e' una cosa da sottovalutare: le citta' USA emettono circa il 75% delle emissioni di CO2, e allo stesso tempo la transizione verso le rinnovabili diventa sempre piu' facile, a causa del calo dei prezzi e della sensibilita' delle persone. 

Secondo gli esperti, non e' difficile per la citta' media americana arrivare all'obiettivo del 100% rinnovabili, perche' le possibilita' sono tante e in tutte e' possibile trovare un metodo giusto, adatto alle proprie realta' locali.

Sunday, December 4, 2016

I Sioux esultano: l'oleodotto nelle terre degli indiani a Standing Rock non passa - per ora.
























“The bitter cold has not chilled the passion behind stopping the pipeline. The many members of ‘Veterans Stand for Standing Rock,’ brought supplies such as gas masks, earplugs and body armor, to stand firm as a unit to protect protesters from the police and their rubber bullets. 
But instead, tonight they dance.

 It looks like the Americans have won, after all.”


La notizia e' appena arrivata: l'Army Corps of Engineers ha annunciato che non approvera' i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline sotto un pezzo del fiume Missouri e vicino a terre sacre agli indiani d'America. Si temeva per l'inquinamento dell'acqua e per la devastazione dei cimiteri centenari.

Jo-Ellen Darcy la Assistant Secretary delle opere interne per conto dell'Army dice che considereranno percorsi alternativi, in cui ci saranno delle valutazioni di impatto ambientale con le osservazioni del pubblico. 

La storia parte molto tempo fa.

Il Dakota Access pipeline e' un proposto oleodotto di 1700 chilometri che avrebbe dovuto trasportare 400,000 barili di petrolio ogni giorno (64 milioni di litri!) provenienti dai campi petroliferi detti Bakken e Three Forks nel nord Dakota ed estratti con il fracking, nella sua versione per petrolio.

In questo momento il petrolie viene trasportato via rotaia. L'oleodotto cosi come era stato proposto nel 2014 avrebbe dovuto attraversare il North Dakota, South Dakota, lo Iowa, e poi finire nella citta' di Patoka, nell'Illinois. Da qui, una ragnatela di altri oleodotti avrebbero dovuto trasportare il petrolio in tutta la nazione.

Dicono che l'oleodotto servira' a decongestionare il trasporto su rotaia ed a renderlo meno pericoloso, e dunque a salvare l'ambiente.

Dicono.

Arrivano i costruttori a realizzare questo DAPL - Dakota Access Pipeline. La ditta si chiama proprio come l'oleodotto, Dakota Access ed e' una filiale della Energy Transfer che gia' controlla 114mila chilometri di oloeodotti USA.

Indovinate con chi fa affare questa Dakota Access e questa Energy Transfer?

Con il futuro presidente Trump!

Il quale aveva anche annunciato il suo supporto per tale oleodotto.
Inziamo bene.... 

Ad ogni modo, la costruzione del DAPL e' iniziata verso Aprile 2016, dopo essere stata approvata da vari enti statali interessati, e dopo anche vari espropri di terre di privati.

Piu' o meno siamo ora all'87% del tracciato gia' completato. Doveva essere tutto finito entro il 1 Gennaio 2017.

Ma ci sono di mezzo gli indigeni, gli indiani d'America che protestano da due anni almeno.

Non vogliono l'oledotto. Punto. Questo perche' vivono in simbiosi con l'acqua del fiume Missouri, sotto il quale dovrebbe passare l'oleodotto, e sono preoccupati di eventuali perdite che potrebbero inquinarla. E poi come detto sopra,  l'oleodotto si snoderebbe fra terre a loro sacre, siti archeologici e cimiteri. Soprattutto, dicono di non essere mai stati interpellati nella progettazione di questo oleodotto.

Le proteste si sono intensificate nell'estate del 2016: quando quelli della Dakota Access si intestardiscono e decidono di non voler cedere nemmeno su un particolare tratto dell'oleodotto. E' un tracciato particolare, sotto il Lake Oahe, anche questo parte del sistema idrico del Missouri, lago particolarmente prezioso ai Sioux e a soli 800 metri dalla loro riserva.

I permessi per gli oleodotti negli USA devono essere dati da vari enti. Gia' a Settembre 2016 l'amministrazione Obama aveva dato il suo no al cosiddetto DAPL. La palla passava appunto a questo Army Corps of Engineers.

Chi sono costoro?

E' un corpo piu o meno indipendente fondato circa 200 anni fa per studiare ed approvare a livello centrale strade, canali, ferrovie ed altra infrastruttura di "importanza nazionale" che magari comprendono piu' stati e che in qualche modo interessano l'approvvigionamento idrico nazionale.

Per esempio, quando venne approvato il Clean Water Act, sotto Nixon nei primi anni '70, questi dell'Army Corps furono incaricati di sorvegliare tutte le infrastrutture idriche nazionali per far si che   i controlli all'acqua potabile venissero eseguiti secondo la nuova legge e che i limiti di inquinamento venissero rispettati.

L'Army Corps deve dunque dare il suo nulla osta a tutti i progetti che in qualche modo intaccano o hanno la possibilita' di intaccare la rete e le sorgenti idriche nazionali.

E doveva darlo -- e l'ha dato -- anche per il Dakota Access Pipeline.

Le cose pero' si complicano quando di mezzo ci sono gli indiani d'America, maltrattati da 500 anni.

Gli indiani hanno un attaccamento profondo alle loro terre, e in teoria le riserve in cui vivono sono oggi sotto la propria giurisdizione. Sulle riserve per molte cose hanno l'autonomia e possono decidere da se.  C'e' pero' una imporante considerazione: durante la conquista del west le tribu' indigene vennero spesso spostate dalle loro terre ancestrali verso altri siti, che oggi sono diventate le riserve indiane.

In molti casi queste riserve nulla hanno a che fare con i siti storici. Cimiteri, aree archeologiche e altre zone che gli indiani considerano sacre non sempre (e anzi quasi mai!) sono dentro i confini delle riserve. Semplicemente a suo tempo le riserve vennnero disegnate a tavolino altrove, senza preoccuparsi di metterci dentro l'area X perche' non ci pensarono o perche' era impossibile farlo.

L'Army Corps riconosce tutto cio' e quindi ogni volta che devono approvare un progetto nelle vicinanze di siti di indiani d'America sono sotto l'obbligo di fare tutto il possibile per identificare siti archeologici o storici di speciale importanza per le tribu indiane vicino a tali progetti, anche se fuori dalle riserve, e soprattuto che gli indiani debbano essere interpellati *prima* che le loro ex-terre diventino qualsiasi altra cosa.

E questo, in questo caso non e' successo.

I Sioux di Standing Rock Sioux non sono stati consultati -- o cosi dicono.

L'Army Corps e i signori del Dakota Access dicono invece di si ed e' in base a questa supposta consultazione che hanno hanno approvato il tutto con un "fast tracking".

Ma i Sioux sono stati consultati si o no?

E' proprio su questa domanda che ad Agosto 2016 si apre un contenzioso legale con i Sioux che chiedono che i lavori siano fermati anche sulla base della supposta non-consultazione ne con loro ne con nessun altro. Non ci sono neanche state approfondite valutazioni ambientali.

Le autorita' locali dicono invece che "molto probabilmente" i Sioux erano stati consultati e quindi si poteva continuare con questo oleodotto.

Le proteste si allargano, iniziano a parlarne l'intero paese. Arrivano i protestanti sui siti in massa.

La Dakota Access continua a costruire il suo oloedotto in zone di minor dissenso. 

Poi il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Army, il Dipartimento dell'Interno sotto l'amministrazione Obama mandano una ingiunzione per fermare tutti i lavori sulle terre che i Sioux considerano sacre in modo da capire come procedere, mentre ci sono i vari teatrini sulla consultazione si o no.

Viene chiesto a piu' parti da questo Army Corps of Engineers di rivedere la propria posizione e di fare una valutazione di impatto ambientale piu' approfondita, che consideri maggiormente l'opinione dei Sioux.

Intanto la protesta si allarga.

Quasi tutte le tribu' americane hanno dato il loro supporto ai Sioux di Standing Rock. Vari membri della Camera e del Senato hanno scritto ad Obama chiedendogli di intervenire direttamente per fermare l'oleodotto della nostra discordia.

Sono state settimane intense, con feriti, atti di vandalismo, tensione, giornalisti arrestati.

Ma gli indiani e chi li appoggiava non si sarebbero arresi.  Intanto i lavori in altre parti del tracciato sono andati avanti, ed e' per questo che in realta' l'oleodotto, a parte il pezzetto dei Sioux, e' quasi completo.

Ma lo stesso, questa decisione odierna, dell'Army Corps of Engineers segna una vittoria. Dopo tanti mesi di testardaggine, infatti, quelli dell'Army Corps oggi 4 Dicembre 2016 si sono dovuti arrendere all'evidenza, ad ammettere che non avevano fatto le cose per bene nell'approvare questo Dakota Access Pipeline cosi in fretta e senza interpellare i diretti interessati.

Dave Archambault II, il rappresentante dei Sioux di Standing Rock ha ringraziato tutti - Obama, il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Interno, e pure l'Army Corps per questo risultato. 

Dopo mesi e settimane di angoscia, oggi hanno esultato un po tutti al canto di “We will not fight tonight, we will dance!”

La gente era qui accampata da settimane e mesi, e ci si preparava a resistere per tutto l'inverno, accampati al freddo pur di non darla vinta ai petrolieri. 

Erano arrivate le celebrita' in persona o a dare il loro supporto - da Jane Fonda a Mark Ruffalo, da Leonardo di Caprio a Robert Kennedy, da Susan Sarandon a Ben Affleck, da a Shailene Woodley. Ci sono state azioni di protesta in vari campus americani, per le strade di Washington e di New York, e qualche giorno fa sono arrivati anche 2mila veterani di guerra a dare una mano.

Neve, freddo, minaccie. Non c'e' stato niente da fare, alla fine, abbiamo vinto ancora noi, gente normale, con la persistenza, e la resistenza ad oltranza.

Grazie. E' un bel giorno.

PS: Non ho mai parlato del referendum italico del 4 Dicembre perche' non voglio fare l'esperta di cose che non mi competono. Ma che questo annuncio dei Sioux arrivi lo stesso giorno della vittoria del No fara' di questa domenica, una bellissima domenica di tardo inverno e di speranza.




Saturday, July 2, 2016

Arriva la Route 66 al sole



Arrivano anche negli USA le strade al sole. E non una strada qualunque, ma la famosa Route 66.  Per un pezzetto piccolo per iniziare, ma lungo se funziona, sara' solarizzata.

Siamo in Missouri, e l'idea e' semplice - pavimentare la strada non piu con asfalto ma con materiali nuovi che possano generare energia grazie al sole che la irradia quando non ci sono macchine in circolazione.

Il progetto viene da una start-up dell'Idaho, Solar Roadways, e verra' implementata dal Missouri Department of Transportation. I lavori per il prototopo inizieranno verso la fine del 2016.

Come si e' arrivati fin qui? Tutto parte nel 2014, quando il Dipartimento del Trasporto del Missouri mise su il suo cosidetto Road to Tomorrow - la strada per il domani - con lo scopo di trovare modi alternativi per aumentare gli investimenti alla viabilita' senza aumentare le tasse.

Un impresa difficile: migliorare le strade senza aumentare le tasse. E chi paga? Ma ecco che arrivano quelli di Solar Roadways a proporre la strada al sole -- generera' energia che sara' venduta o immessa in rete e quindi, se tutto va come deve, anche se la strada al sole costera' piu' di quella all'asfalto, sul lungo termine paghera' per se stessa. D'inverno, la strada potrebbe anche usare l'energia dal sole per sciogliere il ghiaccio sulle strade.
 
Dietro a Solar Roadways, ci sono una moglie ed un marito, Julie e Scott Brusaw. E' dal 2010 che ci pensano, che ci provano. Al Missouri propongono di coprire un pezzo di strada con degli esagoni di vetro di circa 70 centimetri di estensione massima e resistenti anche al traffico pesante di camion. I prototipi hanno una trazione simile a quella dell'asfalto convenzionale,  quindi la guida non sara' troppo diversa dalle strade normali. A differenza dell'asfalto pero' i blocchi di Julie e Scott contengono delle celle solari capaci di generare elettricita' dal sole.

I microprocessori dentro questi blocchi di vetro fanno si che gli esagoni possano anche comunicare gli uni con gli altri e una centralina di controllo. Grazie a dei speciali LED i blocchi si possono illuminare all'occorrenza e se necessario, comunicare con gli automonbilisti. E siccome i blocchi di vetro sono sufficenetemente piccoli li si puo' riparare senza troppi intoppi al traffico centrale.
Per di piu' questi blocchi sono anche capaci di filtrare l'acqua piovana. 

Hanno pensato a tutto!

Si parte quindi con il test presso il Route 66 Welcome Center nella localita' Conway, un pezzo di strada breve, davanti alla stazione di accoglienza della Route 66. Ma il progetto e' di estendere la strada al sole, nella speranza che vada tutto bene.