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Sunday, December 4, 2016

I Sioux esultano: l'oleodotto nelle terre degli indiani a Standing Rock non passa - per ora.
























“The bitter cold has not chilled the passion behind stopping the pipeline. The many members of ‘Veterans Stand for Standing Rock,’ brought supplies such as gas masks, earplugs and body armor, to stand firm as a unit to protect protesters from the police and their rubber bullets. 
But instead, tonight they dance.

 It looks like the Americans have won, after all.”


La notizia e' appena arrivata: l'Army Corps of Engineers ha annunciato che non approvera' i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline sotto un pezzo del fiume Missouri e vicino a terre sacre agli indiani d'America. Si temeva per l'inquinamento dell'acqua e per la devastazione dei cimiteri centenari.

Jo-Ellen Darcy la Assistant Secretary delle opere interne per conto dell'Army dice che considereranno percorsi alternativi, in cui ci saranno delle valutazioni di impatto ambientale con le osservazioni del pubblico. 

La storia parte molto tempo fa.

Il Dakota Access pipeline e' un proposto oleodotto di 1700 chilometri che avrebbe dovuto trasportare 400,000 barili di petrolio ogni giorno (64 milioni di litri!) provenienti dai campi petroliferi detti Bakken e Three Forks nel nord Dakota ed estratti con il fracking, nella sua versione per petrolio.

In questo momento il petrolie viene trasportato via rotaia. L'oleodotto cosi come era stato proposto nel 2014 avrebbe dovuto attraversare il North Dakota, South Dakota, lo Iowa, e poi finire nella citta' di Patoka, nell'Illinois. Da qui, una ragnatela di altri oleodotti avrebbero dovuto trasportare il petrolio in tutta la nazione.

Dicono che l'oleodotto servira' a decongestionare il trasporto su rotaia ed a renderlo meno pericoloso, e dunque a salvare l'ambiente.

Dicono.

Arrivano i costruttori a realizzare questo DAPL - Dakota Access Pipeline. La ditta si chiama proprio come l'oleodotto, Dakota Access ed e' una filiale della Energy Transfer che gia' controlla 114mila chilometri di oloeodotti USA.

Indovinate con chi fa affare questa Dakota Access e questa Energy Transfer?

Con il futuro presidente Trump!

Il quale aveva anche annunciato il suo supporto per tale oleodotto.
Inziamo bene.... 

Ad ogni modo, la costruzione del DAPL e' iniziata verso Aprile 2016, dopo essere stata approvata da vari enti statali interessati, e dopo anche vari espropri di terre di privati.

Piu' o meno siamo ora all'87% del tracciato gia' completato. Doveva essere tutto finito entro il 1 Gennaio 2017.

Ma ci sono di mezzo gli indigeni, gli indiani d'America che protestano da due anni almeno.

Non vogliono l'oledotto. Punto. Questo perche' vivono in simbiosi con l'acqua del fiume Missouri, sotto il quale dovrebbe passare l'oleodotto, e sono preoccupati di eventuali perdite che potrebbero inquinarla. E poi come detto sopra,  l'oleodotto si snoderebbe fra terre a loro sacre, siti archeologici e cimiteri. Soprattutto, dicono di non essere mai stati interpellati nella progettazione di questo oleodotto.

Le proteste si sono intensificate nell'estate del 2016: quando quelli della Dakota Access si intestardiscono e decidono di non voler cedere nemmeno su un particolare tratto dell'oleodotto. E' un tracciato particolare, sotto il Lake Oahe, anche questo parte del sistema idrico del Missouri, lago particolarmente prezioso ai Sioux e a soli 800 metri dalla loro riserva.

I permessi per gli oleodotti negli USA devono essere dati da vari enti. Gia' a Settembre 2016 l'amministrazione Obama aveva dato il suo no al cosiddetto DAPL. La palla passava appunto a questo Army Corps of Engineers.

Chi sono costoro?

E' un corpo piu o meno indipendente fondato circa 200 anni fa per studiare ed approvare a livello centrale strade, canali, ferrovie ed altra infrastruttura di "importanza nazionale" che magari comprendono piu' stati e che in qualche modo interessano l'approvvigionamento idrico nazionale.

Per esempio, quando venne approvato il Clean Water Act, sotto Nixon nei primi anni '70, questi dell'Army Corps furono incaricati di sorvegliare tutte le infrastrutture idriche nazionali per far si che   i controlli all'acqua potabile venissero eseguiti secondo la nuova legge e che i limiti di inquinamento venissero rispettati.

L'Army Corps deve dunque dare il suo nulla osta a tutti i progetti che in qualche modo intaccano o hanno la possibilita' di intaccare la rete e le sorgenti idriche nazionali.

E doveva darlo -- e l'ha dato -- anche per il Dakota Access Pipeline.

Le cose pero' si complicano quando di mezzo ci sono gli indiani d'America, maltrattati da 500 anni.

Gli indiani hanno un attaccamento profondo alle loro terre, e in teoria le riserve in cui vivono sono oggi sotto la propria giurisdizione. Sulle riserve per molte cose hanno l'autonomia e possono decidere da se.  C'e' pero' una imporante considerazione: durante la conquista del west le tribu' indigene vennero spesso spostate dalle loro terre ancestrali verso altri siti, che oggi sono diventate le riserve indiane.

In molti casi queste riserve nulla hanno a che fare con i siti storici. Cimiteri, aree archeologiche e altre zone che gli indiani considerano sacre non sempre (e anzi quasi mai!) sono dentro i confini delle riserve. Semplicemente a suo tempo le riserve vennnero disegnate a tavolino altrove, senza preoccuparsi di metterci dentro l'area X perche' non ci pensarono o perche' era impossibile farlo.

L'Army Corps riconosce tutto cio' e quindi ogni volta che devono approvare un progetto nelle vicinanze di siti di indiani d'America sono sotto l'obbligo di fare tutto il possibile per identificare siti archeologici o storici di speciale importanza per le tribu indiane vicino a tali progetti, anche se fuori dalle riserve, e soprattuto che gli indiani debbano essere interpellati *prima* che le loro ex-terre diventino qualsiasi altra cosa.

E questo, in questo caso non e' successo.

I Sioux di Standing Rock Sioux non sono stati consultati -- o cosi dicono.

L'Army Corps e i signori del Dakota Access dicono invece di si ed e' in base a questa supposta consultazione che hanno hanno approvato il tutto con un "fast tracking".

Ma i Sioux sono stati consultati si o no?

E' proprio su questa domanda che ad Agosto 2016 si apre un contenzioso legale con i Sioux che chiedono che i lavori siano fermati anche sulla base della supposta non-consultazione ne con loro ne con nessun altro. Non ci sono neanche state approfondite valutazioni ambientali.

Le autorita' locali dicono invece che "molto probabilmente" i Sioux erano stati consultati e quindi si poteva continuare con questo oleodotto.

Le proteste si allargano, iniziano a parlarne l'intero paese. Arrivano i protestanti sui siti in massa.

La Dakota Access continua a costruire il suo oloedotto in zone di minor dissenso. 

Poi il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Army, il Dipartimento dell'Interno sotto l'amministrazione Obama mandano una ingiunzione per fermare tutti i lavori sulle terre che i Sioux considerano sacre in modo da capire come procedere, mentre ci sono i vari teatrini sulla consultazione si o no.

Viene chiesto a piu' parti da questo Army Corps of Engineers di rivedere la propria posizione e di fare una valutazione di impatto ambientale piu' approfondita, che consideri maggiormente l'opinione dei Sioux.

Intanto la protesta si allarga.

Quasi tutte le tribu' americane hanno dato il loro supporto ai Sioux di Standing Rock. Vari membri della Camera e del Senato hanno scritto ad Obama chiedendogli di intervenire direttamente per fermare l'oleodotto della nostra discordia.

Sono state settimane intense, con feriti, atti di vandalismo, tensione, giornalisti arrestati.

Ma gli indiani e chi li appoggiava non si sarebbero arresi.  Intanto i lavori in altre parti del tracciato sono andati avanti, ed e' per questo che in realta' l'oleodotto, a parte il pezzetto dei Sioux, e' quasi completo.

Ma lo stesso, questa decisione odierna, dell'Army Corps of Engineers segna una vittoria. Dopo tanti mesi di testardaggine, infatti, quelli dell'Army Corps oggi 4 Dicembre 2016 si sono dovuti arrendere all'evidenza, ad ammettere che non avevano fatto le cose per bene nell'approvare questo Dakota Access Pipeline cosi in fretta e senza interpellare i diretti interessati.

Dave Archambault II, il rappresentante dei Sioux di Standing Rock ha ringraziato tutti - Obama, il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Interno, e pure l'Army Corps per questo risultato. 

Dopo mesi e settimane di angoscia, oggi hanno esultato un po tutti al canto di “We will not fight tonight, we will dance!”

La gente era qui accampata da settimane e mesi, e ci si preparava a resistere per tutto l'inverno, accampati al freddo pur di non darla vinta ai petrolieri. 

Erano arrivate le celebrita' in persona o a dare il loro supporto - da Jane Fonda a Mark Ruffalo, da Leonardo di Caprio a Robert Kennedy, da Susan Sarandon a Ben Affleck, da a Shailene Woodley. Ci sono state azioni di protesta in vari campus americani, per le strade di Washington e di New York, e qualche giorno fa sono arrivati anche 2mila veterani di guerra a dare una mano.

Neve, freddo, minaccie. Non c'e' stato niente da fare, alla fine, abbiamo vinto ancora noi, gente normale, con la persistenza, e la resistenza ad oltranza.

Grazie. E' un bel giorno.

PS: Non ho mai parlato del referendum italico del 4 Dicembre perche' non voglio fare l'esperta di cose che non mi competono. Ma che questo annuncio dei Sioux arrivi lo stesso giorno della vittoria del No fara' di questa domenica, una bellissima domenica di tardo inverno e di speranza.




Friday, September 5, 2014

Golfo del Messico: pagamenti per un totale di 61 miliardi di dollari

Update: la BP ha annunciato che finora ha pagato oltre 61 milardi di dollari per i danni causati.

Prima del 2010 il valore della BP era di 180 miliardi.
Lo scoppio le ha fatto perdere 1/3 del suo valore.

Secondo Fadel Gheit analista del petrolio
"It’s a miracle that the company is still in business.” 

I pagamenti non faranno mai tornare alla normalita' ma finora sono stati risarciti o pagati almeno
400 cittadine, avvocati, individui, il governo centrale, pescatori di gamberetti, motel e hotel, scuole,
 

















 
  BP has acted with conscious disregard of known risks.
  
Its conduct was reckless.

Decisions made by BP have been primarily driven 
by a desire to save time and money, 
rather than ensuring that the well was secure.


Carl Barbier, US District Court
sul pozzo Macondo della BP


Tutti ricordano lo scoppio del pozzo Macondo della BP, nel golfo del Messico, con 11 morti e quei tre mesi di petrolio quotidiano ad avvelenare il mare e tutto quanto quel mare ospitava.




Per tutti questi anni la BP aveva continuato -- beffardamente -- a sostenere che non era solo colpa sua e che le sue socie, Transocean e Hallburton, dovessero essere ugualmente responsabili, se non di piu'.

La sentenza di Barbier, per la prima volta, riconosce l'esatto contrario. La colpa principale e' della BP. 

Questa sentenza e' grave per la ditta inglese perche' afferma che non si e' trattato di un incidente imprevedibile o del fato, ma di qualcosa di volontario e prevenibile. La sentenza espone ora la BP a circa 18 miliardi di dollari in sanzioni civili, in aggiunta ai 4 gia' pagati nelle precedenti cause penali, e ai 28 pagati ai residenti che hanno avuto perdite finanziarie connesse allo scoppio.

Secondo Barbier, la BP e' responsabile per i due terzi del disastro in quanto proprietaria del pozzo esploso. Il resto della colpa e' della Transocean Ltd, proprietaria della piattaforma che trivellava il golfo, e in piccola parte della ditta che forniva il cemento per la sigillazione, la Halliburton.
 
Barbier e' giunto alla conclusione che la BP abbia anteposto la ricerca di guadagno facile sulla sicurezza, per esempio lasciando che sigillazioni e valvole delicate perdessero lungo le cementificazioni, rinuciando a test fondamentali per capire lo stato del sottosuolo, e portandolo in "condizioni estremamente fragili e vulnerabili a scoppi"  durante gli ultimi 30 metri di trivellazione. 

Il giudice non risparmia parole. Parla di "condotta irresponsabile",  di "disprezzo consapevole di rischi noti", e di "una catena di fallimenti" che hanno portato allo scoppio. La BP ovviamente non ne vuole sapere: dice che l'accusa di "negligenza grave" e' ingiusta e che ricorrera' in appello.

Le parole qui non sono secondarie. Secondo il Clean Water Act, se la negligenza e' semplice, si pagano poco piu' di mille dollari al barile. La negligenza grave invece porta la multa a 4.300 dollari al barile. Barbier non ha ancora determinato l'esatto quantitativo di petrolio fuoriuscito. Il governo federale dice 5 milioni di barili, la BP la meta'.

 
Tutto questo vuol dire che i 3.5 miliardi di dollari che la BP prevedeva di spendere per questa causa non le basteranno. Per niente. 

Gli azionisti non se l'aspettavano. La BP ha perso oggi il 6% del suo valore in borsa, e nell'ultimo anno ha dovuto vendere circa il 10% fra riserve, raffinerie ed oleodotti per far fronte ai pagamenti.

E il golfo? La legge prevede che l' ottanta percento della multa dovra' essere usata per il ripristino ambientale, ma il golfo e' in uno stato ben diverso da prima dello scoppio. Non fanno piu notizia, ma continuano ad essere ritrovati pezzi di petrolio in mare, le cosiddette tar-balls, i dispersanti sono ancora dispersi nell'ambiente, e assieme al petrolio e ai dispersanti, nel mare ci sono alte concentrazioni di batteri pericolosi per l'uomo, fra cui il Vibrio Vulnificus, che puo' causare setticemia e necrosi dei tessuti.

A Matteo Renzi che pianfica di vendere concessioni petrolifere in tutta Italia, dalla Sardegna all'Abruzzo, dalla Calabria all'Emilia Romagna, dalla Sicilia alla Basilicata a ditte che spesso hanno capitali sociali irrisori. Spero che lei sappia quel che sta facendo e che se ne assuma tutte le resposabilita'.