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Thursday, February 21, 2019

USA: risoluzioni, cause in tribunale, ingiunzioni bipartian per vietare l'airgun in Atlantico





Il rappresentante repubblicano della Camera  John Rutherford che ha presentato una risoluzione 

Non passa giorno qui negli USA che un gruppo dopo l'altro, una citta' dopo l'altra, uno stato dopo l'altro non parlino di opporsi ai petrol-sogni arancioni del presidente arancione di questa nazione.

Siamo ormai ad 84 citta' lungo la costa pacifica che hanno mandato risoluzioni contro trivelle ed esplorazioni in oceano. Dall'altro lato dell'Atlantico, siamo a 330 citta', 2,100 politici. In totale abbiamo gli stati di Washington, Oregon, California, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, Delaware, Maryland, Virginia, North Carolina, New Hampshire, New York, New Jersey, South Carolina, Georgia e Florida, 46,000 attivita' commerciali, 500,000 famiglie che vivono di pesca che hanno espresso la propria contrarieta' all'airgun.

C'e' dunque dentro un po di tutto, giovani, vecchi, amanti del mare e surfisti, ma anche amanti dei soldi che porta il turismo. Sopratutto c'e' dentro gente di destra e gente di sinistra. Democratici e repubblicani.

Ed ecco qui dove tutto culmina: una proposta di legge bipartisan per vietare l'airgun in tutte le sue forme per almeno 10 anni. 

Arriva da dove meno te l'aspetti, ma forse un po si. E cioe' dal repubblicano John Rutherford, della Florida, che assieme al suo collega del New Jersey, Jeff Van Drew ha introdotto il cosidetto Atlantic Coastal Economies Protection Act,in risposta alla proposta di Trump di aprire le coste dell'Atlantico alle trivelle. 

I due sono rappresentanti della Camera, e la loro proposta e' pensata per fermare le cinque "Incidental Harassment Authorizations (IHAs)" rilasciate nel 2018 a cinque compagnie di petrolio che hanno cosi' il diritto di poter provare fastidio alla vita animale con l'airgun.

In poche parole: l'airgun causa danni (lo sanno tutti!) alla vita marina, con rumori assordanti che portano al disorientamento e a lesioni a delfini, balene, pesci e questo e' in teoria vietato, specie per le specie a rischio. Questa autorizzazione all'harrassment (disturbo) significa che le ditte in questione ne hanno il diritto, e cioe' sono esenti da qualsiasi tipo di punzione se qualcosa dovesse andar storto durante l'airgun.

Le Incidental Harassment Authorizations sono state rilasciate dal NOAA Fisheries ( e cioe' il reparto pesca del National Oceanic and Atmoshperic Administration), un ente che in realta' dovrebbe essere a favore della natura e del mare ma che e' stato totalmente snaturato sotto il presidente arancione.

A suo tempo Rutherford il senatore repubblicano, scrisse una lettera al segretario dell'interno Ryan Zinke cheidendogli di fermare l'airgun in Adriatico. La lettera venne firmata da 93 membri del congresso ma nessuno fece niente.

Ed ecco allora la mossa successiva:  questa proposta di legge, che vuole fermare l'airgun dal Maine alla Florida per almeno dieci anni. A sostenerala amientalisti, ma anche proprietari di business, associazioni di pesca e di turismo, albergatori.

Vediamo come procedera'.


Un altro consorzio di gruppi ambientali del South Carolina invece ha cheisto una ingiunzione per bloccare l'airgun in Atlantico, almeno finche' non ci sia un processo.  Siamo a Charleston, anche qui in zona repubblicana-conservatrice.  L'accusa e' che dando l'autorizzazione all'airgun, Trump ha violato il  Marine Mammal Protection Act, l'Endangered Species Act, and il National Environmental Policy Act. Tutte leggi per proteggere mammiferi marini, e specie a rischio di estinzione.  

Separatamente, 16 citta' del South Carolina hanno invece presentato una causa contro l'airgun in Atlantico.  Un altra causa ancora chiede la stessa cosa, ed e' portata da ben dieci attorney generals di altrettanti stati, e' cioe' la persona giuridica piu' alta di ciascuno stato. 

Le argomentazioni sono sempre le stesse, ma vale la pena qui ricordarle:  

Tutte le specie acquatiche, dal zooplankton ai delfini, dai tonni alle balene mal sopportano l'intensita' degli spari di airgun che veranno lanciati ogni 10-15 secondi per settimane o per mesi, senza sosta da molteplici sorgenti. I rumori da airgun sono fra i piu' forti nel mare. 

Vale la pena di ricordare che in Atlantico ci sono circa 411 balene rimaste della specie North Atlantic right whales; cioe' fare airgun significa mettere ancora piu' a rischio estinzione questa specie, il tutto in nome della sete di petrolio.


Tutti i governatori e il 90% dei comuni della costa atlantica ha dichiarato la propria contrarieta' all'airgun nei loro mari.

La causa ha il numero 18-3326 presso lo United States District Court, distretto del South Carolina. Il giudice che dovra' decidere si chiama Richard Gergel.

Contro l'airgun:  The South Carolina Coastal Conservation League, The Center for Biological Diversity, The Defenders of Wildlife, The Natural Resources Defense Council, The North Carolina Coastal Federation, Oceana, One Hundred Miles, The Sierra Club, the Surfrider Foundation, The Southern Environmental Law Center, the South Carolina Coastal Conservation League, Earthjustice.

E come detto, 10 attorney generals in rappresentanza degli stati di Maryland, Virginia, North Carolina, South Carolina, Massachusetts, Delaware, Connecticut, New Jersey, Georgia e New York, tutti i rispettivi governatori e il 90% dei comuni interessati.

Solo i petrolieri e il presidente arancione vogliono l'airgun.


Tuesday, February 19, 2019

Canada: che fare degli oltre 155mila pozzi inattivi, orfani ed abbandonati?




Cosa fare dei pozzi di petrolio un tempo produttivi ed ora sterili, vecchi, e abbandonati?

Cosa farne sopratutto se le ditte proprietarie non esistono piu' e sono andate in fallimento?

In Canada e' un vero problema, specie nello stato dell'Alberta, dove ditte di petrolio piu' o meno grandi continuano a dichiarare bancarotta lasciando buchi e monnezz dietro di se, dopo aver tirato su profitti da gradassi.

Ci sono qui in Alberta la bellezza di 180mila pozzi di petrolio attivi, 83mila inattivi, e 69mila abbandonati. Di questi, 2100 sono orfani, cioe' in limbo - 1400 saranno abbandonati e 700 saranno "riutlizzati" cioe' probabilmente usati a scopo di reinizione.

Tutto assieme fanno circa 155mila relitti che non portano a nessun introito ma che invece sono delle vere e proprie bombe ambientali.  Assieme ai pozzi gli oleodotti che li connettono alla gran rete di trasporto e distribuzione e che dovranno essere smantellati pure loro, perche' corrosi, obsoleti o non piu' in uso.  

Notare bene, che un giorno anche i 180mila pozzi attivi in questo momento passeranno a miglior vita e che quindi la domanda non e' secondaria, ne ora ne in futuro, specie perche' il ripristino ambientale e' costoso.

Anzi, in Canada esiste pure una associazione ad-hoc, la Orphan Well Association, una non-profit che cerca di gestire i pozzi con ben poche risorse rispetto al lavoro da fare: il governo dell'Alberta e i petrolieri che hanno creato il disastro hanno versato 235 milioni per le operazioni di ripristino ambientale e i soldi saranno usati su 700 pozzi morti nel corso di 3 anni.

Ben poca cosa rispetto ai 155mila pozzi che abbisognano di sistemazione. E infatti in lista d'attesa ci sono altri 2000 pozzi, e circa 3600 rami di oleodotto.

Notare che la divisione e' presto fatta: richiudere e mettere in sicurezza ogni pozzo costera' oltre 300mila dollari! E se uno ora moltiplica il 300 mila dollari per i 155mila relitti, arriviamo alla cifra stratosferica di 47 miliardi di dollari.

E chi ce li ha questi soldi? 

Mi chiedo se il gioco sia valso la candela per l'Alberta. Certo qualcuno si sara' aricchito, al momento e al tempo giusto, ma certo il gioco non e' valso nemmeno un cerino per le generazioni future che dovranno contenere l'inquinamento lasciato dai pozzi vecchi, mentre al contempo l'economia fossile morira', perche' la storia non si ferma, nemmeno in Alberta.

L'Alberta e' uno strano stato, per molti versi, mutatis mutandis, simile alla nostra Basilicata dove c'e' una specie di simbiosi malata fra chi estrae e i residenti che ricevono o sperano di ricevere qualche tipo di vantaggio da tutto cio. E infatti molti dei ranchers o contadini della zona non si lamentano pubblicamente di questi pozzi abbandonati fra le loro terre perche' temono che il valore dei terreni diminuira', o che le ditte del petrolio li compenseranno ancora meno per ripicca.

Ma non era che prima di trivellare le ditte dovevano dare dei soldi al governo per il futuro ripristino?
In teoria si, ma i fondi versati sono noccioline rispetto ai costi da sostenere. Semplicemente ce ne vogliono molti molti di piu'. 

Uno degli avvocati che segue la faccenda dei pozzi abbandonati per conto della Orphan Well Association si chiama Keith Wilson e dice questo:

“Who has $46 billion right now to go deal with this problem? No one. Who’s likely to be left with the problem? You. My real concern is that what’s going to end up happening is that the government and industry are going to say, ‘we just don’t have the money.’ The capital that existed and the profits that the oil companies made, that should have been put into cleaning up these wells on farmland, have fled, and left the country or been consumed by other things"

E' interessante notare un altra cosa: i pozzi in Alberta sono per la maggior parte su proprieta' privata, ma - e qui sta il barbatrucco - i proprietari terrieri per legge *non possono* dire di no alle estrazioni sui loro siti.

Cioe' i petrolieri hanno facolta' di dire: voglio trivellare il tuo orto, e tu non puoi dirgli di no.

I trivellatori semplicement pagano una quota annuale per mantere pozzi e succhiare il petrolio sottoterra.

Ora all'inizio era tutto piu' conciliatorio, nel senso che i petrolieri si comportavano, per quanto possibile da ospiti educati, con rispetto. Ma adesso che sono passati gli anni, i petrolieri sono diventati piu' scaltri, piu' arroganti. E specie quando gli affari vanno male, piu' cattivi.

Conclusione: non gliene importa piu' un fico secco di lasciare inquinamento nelle terre altrui.

Keith Wilson e altri hanno anche pensato di chiedere al governo dell'Alberta una moratoria su pozzi nuovi, ma e' pressoche' una crociata impossibile. E questo perche' quando quelli del petrolio arrivano non ne andranno mai: il sistema e' gia' tutto oliato in loro favore, i governi e i residenti sono abituati agli introiti petroliferi dell'oggi e il domani e' lontano, e le democrazie sono corrotte piu' dei tubi.

Intanto sono venute fuori le prime cause che hanno coinvolto la Corte Suprema del Canada.
La decisione e' una toppa certo, ma una toppa positiva:  prima di pagare i creditori, le ditte in fallimento devono prima ripuilire tutti i danni ambientali.
 
La causa era stata inoltrata contro la Redwater Energy, che al momento di dichiarare bancarotta nel 2015 aveva solo 17 pozzi di petrolio in azione, 5 milioni di dollari di debito con la banca ATB, e molti altri pozzi da dismettere.  Loro volevano liquidare i creditori e la banca il piu' possibile e lasciare i danni ambientali agli altri - e cioe' alla collettivita' sotto forma della Orphan Well Association.

A fine gennaio 2019, la corte suprema ha invece decretato che la bancarotta non puo' essere usata come una licenza per ignorare l' ambiente. Keith Wilson e' stato contento, e anche il ministro dell'energia dell'Alberta Marg McCuaig-Boyd ha avuto parole di approvazione per la decisione. 

Ma alla fine, e' una specie di vittoria di Pirro. I costi restano stratosferici, e di sicuro in un modo o nell'altro i residenti pagheranno:  con le proprie tasse, ma soprattutto con i propri polmoni, con le proprie vite.




 

Thursday, March 2, 2017

Chevron: possibili perdite finanziarie per le cause in tribunale sui cambiamenti climatici





La Chevron e' la prima grande ditta del petrolio che annuncia ai propri investitori che i profitti potrebbero calare per colpa delle cause in tribunale portate avanti da associazioni e cittadini sui cambiamenti climatici.

Per anni hanno mentito sui rischi che i loro prodotti avrebbero portato all'ambiente, sebbene sapessero tutto, ed ora si ritrovano qui, con colossali grattacapi legali che potrebbero costargli caro.

Ora, che i cambiamenti climatici siano a causa dell'estrazione, lavorazione e consumo delle fonti fossili e' un dato di fatto. Centonovanta nazioni a Parigi nel 2015 l'hanno pure ratificato: occorre lasciare le fonti fossili che restano nel mondo laddove sono, sottoterra. Estrarle significherebbe causare ancora piu' rischi alla civilizzazione umana cosi come la conosciamo.

Lo dicono 190 nazioni, non la D'Orsogna.
 
I petrolieri non possono negare l'evidenza, e ora devono anche dirlo agli investitori. Ci hanno provato a insabbiare i loro stessi studi per quasi 50 anni - Shell, Exxon, chi piu chi meno. Adesso non possono piu' nascondersi.

E quindi, ecco qui - il report agli investitori per il 2016 della Chevron, detto 10-K, sottomesso alla SEC, una specie di CONSOB american e scaricabile dal sito della Chevron stessa dove dicono:

In addition, increasing attention to climate change risks has resulted in an increased possibility of governmental investigations and, potentially, private litigation against the company.”

E' la prima volta che una ditta di petrolieri dice ai suoi investitori che la lotta ai cambiamenti climatici potrebbe portare danni economici a loro e ai loro investitori.

Intanto, le cause e gli scandali vanno avanti.

Lo stato di New York e del Massachusetts indagano sulla Exxon che sapeva tutto da anni e non ha fatto granche' per intervenire contro i cambiamenti climatici.

In questo momento esiste una class action contro la Exxon perche' hanno tenuto segreti i danni all'ambiente e al clima collegati al suo business al solo scopo di tenere alte le azioni. 

In questi giorni e' anche tornato alle cronache un film del 1991 "Climate of Concern" della Shell -- di 26 anni fa! -- in cui gli amici del petrolio d'Olanda lanciavano l'allarme: il clima cambia come mai finora, dai tempi delle ere glaciali.

Facevano film, e continuavano a pompare e a distruggere.

E ora speriamo che il conto sia quanto piu salato possibile.




Monday, December 7, 2015

Esplode oleodotto in Nigeria - petrolio e fiamme si vedono dalle immagini satellitari




Un oleodotto di proprieta' della Nigeria National Petroleum Corporation (NNPC) e' esploso nella comunita' di Effurun a causa di corrosione di oleodotti. Come sempre, il solito spettacolo di fiamme e di fumo.

Il petrolio si vede dalle immagini satellitari. 

Thursday, September 3, 2015

Cody, il fracking e l'esplosione del pozzo

Cody Murray prima dell'esplosione del pozzo artesiano di casa sua che l'ha disfigurato. E' probabile che il metano sia arrivato nel pozzo artesiano a causa delle operazioni da fracking vicino casa sua. 

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Arriva un altra causa da fracking in Texas.

Riguarda Cody Murray, che un bel giorno del 2014 ha visto esplodere il pozzo artesiano di casa sua. Si sono innalzate delle fiamme di 10 metri di altezza. A farsi male, il padre di Cody che era li vicino e anche sua moglie e sua figlia. Ma quello che si e' fatto piu male di tutti e' stato Cody, 38 anni.

La sua maglietta e' arsa e con essa la sua pelle, causando ustioni gravi e cicatrici su tutto il corpo.

Cosa era successo? L'acqua era satura di metano che ha portato all'esplosione. Come ci sia arrivato il metano nel pozzo artesiano di casa di Cody e' la domanda da un milione di dollari.

Sara' difficile provare la provienza di questo metano. E' naturale, o e' da fracking? Secondo l'avvocato  il gas metano del pozzo artesiano di Cody non puo' che essere da fracking perche' mescolato nel metano ci sono tracce di sostanze chimiche presenti solo molto in profondita' e che non arriverebbero naturalmente nei pozzi artesiani.

Dopo un anno di trattamenti e di visite mediche, l'avvocato di Cody, Chris Hamilton, presenta una causa contro i petrolieri. Non ha dubbi: il metano e' arrivato nel pozzo per colpa delle trivellazioni da fracking a circa 300 metri da casa di Cody. I petrolieri sono stati denunciati per avere inquinato l'acqua sotterranea, causando la migrazione di metano nel pozzo artesiano che e' poi esploso.

Per vincere, occorre provare che il metano non poteva essere li "naturalmente" ma che doveva venire dai pozzi da fracking. Ci si aspetta allora che durante la causa ci saranno molte testimonianze di persone di scienza che hanno studiato il tema e che hanno mostrato, dati alla mano, che le trivelle possono contaminare il sottosuolo, Gli studi non mancano: come ad esempio quello dei ricercatori della Duke University che hanno mostrato la connessione fra contaminazione da metano di pozzi artesiani e la loro vicinanza a pozzi estrattivi.

Secondo l'avvocato di Cody la colpa e' delle cementificazioni difettose dei pozzi da fracking, le cui fessure hanno fatto si che il metano si propagasse nel sottosuolo. In particolare, uno dei pozzi vicino a casa di Cody andava giu' per circa 300 metri, ma le cementificazioni si sono femate a 150 metri, lasciando la parte inferiore esposta a fughe di materiale dell'ambiente circostante.  Il pozzo petrolifero in questione trivellava in orizzontale, arrivando proprio sotto al pozzo artesiano di Cody.

Nel frattempo la vita di Cody e' cambiata. Le ustioni sono talmente forti che i nervi nelle mani e nelle braccia sono diventati insensibili e cosi Cody non puo' guidare, non puo' usare utensili e dipende quasi interamente da sua moglie. Chiede compensazione per le spese mediche, per essere stato sfigurato, per la perdita del lavoro e per le sofferenze.

Chissa' come andra' a finire.

Non mi va di mettere su le foto del corpo ustionato di Cody, ma se qualcuno le vuol vedere sono qui.
Houston Chronicle, 2 Settembre 2015. 


Monday, January 12, 2015

La Shell paga 85 milioni di USD all'Ogoniland - il danno e' di un miliardo di dollari.














Oil pollution in the Niger Delta is one of the biggest corporate scandals of our time.
 Shell needs to provide proper compensation, clear up the mess and make the pipelines safer, rather than fighting a slick PR campaign to dodge all responsibility

Audrey Gaughran, Amnesty International


It's everywhere. The wind blows the oil on our vegetable crops, 
our food tastes of oil, our children are sick and we get skin rashes. 
Life here has stopped

 Barilido, un pescatore che non pesca piu'. 



Tutto bene, quel che finisce bene. Sembrerebbe cosi per la citta’ di Bodo e per la comunita’ Ogoni nel Delta del Niger. La Shell ha infatti finalmente accettato di compensare i circa quindicimila contadini e pescatori che riceveranno circa 2 mila sterline ciascuno per l’inquinamento delle acque e dei terreni da sversamenti da oleodotti Shell nel 2008 e nel 2009.

Siamo nella terra di Ken Saro Wiwa, il poeta e l’attivista antipetrolifero ucciso nel 1995. L’Ogoniland si estende per circa 400 chilometri di costa, ricca di mangrovie e di corsi d’acqua. E’ anche una delle zone piu povere della Nigeria. Il salario minimo dei pescatori e’ qui di circa 60 sterline l’anno e due mila in un colpo solo sono una manna dal cielo. La Shell versera’ 55 milioni di sterline in totale, di cui 35 andranno a singoli individui e 20 milioni alla comunita’. Il denaro sara’ certo utile nell’immediato ai residenti della zona, che vivono in condizioni di poverta’ estrema, ma non e’ che una goccia nel mare se si guarda la devastazione ambientale che la Shell ha causato nel corso di decenni ad una comunita’ che vive di pesca, di acqua.

E non la si deve vedere come un gesto di magnanimita’ della Shell: solo dopo cinque, sei anni di accuse e di azioni legali, speronate dall’avvocato inglese Martyn Day, si e’ giunti a questo epilogo. Inizialmente la Shell ha cercato di dare la colpa degli sversamenti ai sabotaggi, pur sapendo, come da recenti documenti pubblicati da Amnesty International, che i loro tubi erano corrosi e che mancavano di manutenzione. Hanno anche sottostimato il quantitativo di petrolio sversato – 4,000 barili, mentre secondo Amnesty International erano almeno 240,000. Volevano cavarsela in silenzio e con sole quattro mila sterline – in totale! Alla fine la Shell ha accettato di pagare 55 milioni solo perche’ non voleva andare a processo in un tribunale londinese che li avrebbe sicuramente messi sotto i riflettori e che avrebbe esposto al mondo intero i loro misfatti.

Nelle comunita’ Ogoni la terra puzza ancora di petrolio, l’acqua non si puo’ bere e i granchi sono oliosi, ma il caso Bado e’ un piccolo inizio. Era la prima volta che la Shell ha quanto meno avuto il timore di essere giudicata in un tribunale londinese – e con gli standard londinesi – invece che in un tribunale nigeriano. L’avvocato Martyn Day dice che Bodo aprira’ la porta, che ci sono altri casi simili pronti per essere indagati e che lui continuera’ la sua opera. Io spero che la pressione internazionale continui, che chi combina disastri senta questo episodio e gli altri a venire come deterrent, e che tutte le altre comunita’ alle prese con l’inquinamento petrolifero pluridecennale – in Nigeria, in Peru’, in Ecuador, e anche nella nostra Basilicata – possano avere il loro onesto “day in court”.

Secondo l’ONU per ripulire tutto l’Ogoniland ci vogliono almeno 1 miliardo di dollari.












Sunday, February 23, 2014

La morte della Louisiana

In rosso le zone che non esistono piu.

It took thousands of years to make this peninsula,
It will disappear much faster than that.

Bradley Nezat, Louisiana

La subsidenza indotta dalle estrazioni petrolifere in Louisiana e' stata cosi' drammatica che adesso devono ridisegnare le cartine geografiche per cancellare dalle mappe i posti che l'acqua ha ingoiato e che non esistono piu'.

Siamo nella laguna di Plaquemines. 

Yellow Cotton Bay, Dry Cypress Bayou, Fleur Pond, Tom Loor Pass e Skipjack Bay erano isolotti, baie, penisole, rivoli o delta di fiumi dove i pescatori attraccavano le barche, si fermavano a pescare o che semplicemente usavano per orientarsi. Alcuni posti erano importanti tappe nelle rotte migratorie degli uccelli.

Ufficialmente questi posti non esistono piu'.

La morte delle lagune di Plaquemines Parish va avanti da anni, inesorabile.

Finalmente anche i cartografi hanno dovuto adeguarsi e cosi' piu' di 40 localita' sono state cancellate dalla mappe nautiche ufficiali.

E' un vero stravolgimento ed e' la prima volta che succede una cosa del genere. Sara' tutto conservato in archivi storici, con foto e video ma i nomi non compariranno piu' nelle mappe.

Come per le specie estinte.

Dal 1930 ad oggi, lo stato della Louisana ha perso quasi 5,000 chilometri quadrati di zone lagunari, un area leggermente piu' grande del Molise, a causa sopratutto delle estrazioni petrolifere e della creazione di canali ed oleodotti per l'industria degli idrocarburi. I canali fanno si che l'acqua salina penetri nella laguna, stravolgendo tutti gli equilibri naturali e causando l'erosione.

Siccome i guai non bastavano, e' poi arrivato lo scoppio della BP ad aggiungere petrolio fresco in laguna.

E' cosi' grave il ruolo dei petrolieri nell'erodere le coste della Louisiana, che e' in corso una causa legale contro ben 97 societa' petrolifere, considerate responsabili di questo disastro.

In Louisiana, l'80% della costa e' di proprieta' dei petrolieri.
Nei suoi mari ci sono circa tremila pozzi di petrolio, alcuni funzionanti, altri dismessi, altri che perdono petrolio.

Qui le immagini di quel che resta di Plaquemines: pozzi offshore che perdono petrolio in mare. 

Qui le immagini della Cancer Alley di Louisiana: 100 miglia di industria petrolchimica e di morte

Friday, February 21, 2014

Rex Tillerson da CEO Exxon e petroliere per 40 anni ora segretario di stato USA



Rex Tillerson, 64 anni, lascia la Exxon di cui era CEO per diventare il nuovo segretario di Stato degli USA.

Dopo Hillary Clinton e John Kerry, arriva lui. Un petroliere che rappresentera' gli USA nelle relazioni diplomatiche all'estero, e che interverra' nelle delicate discussioni Israele-Palestina, con la Russia, l'Iran e tutti le altre matasse politiche nel mondo.

Lascia la Exxon dopo 40 anni con 180 milioni di dollari fra buonauscita e di azioni che dovra' vendere.

Dove finiranno questi soldi? In un trust, non gestito da Tillerson stesso per non creare conflitti fra le sue azioni di segretario di stato e quelle di miliardario.

La vita di Tillerson e' interessante. E' noto per avere il pugno duro e per avere negoziato permessi petroliferi in tutto il mondo, dallo Yemen alla Russia, dall'Angola all'Argentina, passando per Canada, Mexico, Nigeria e Qatar e portandolo a caprire come trattare con varie culture e personaggi. La Russia gli ha pure dato il suo "Order of Friendship" nel 2012. Di lui Trump dice che e' un "world-class player". 

Non sempre ha fatto le cose in modo elegante. Quando Obama chiese ai petrolieri americani di non presentarsi an un importante convegno di business in Russia, come parte delle sanzioni internazionali contro Mosca per l'aggressione all'Ucraina, Tillerson non ci ando'. Mando' pero' un suo vice che allo stesso meeting firmo' un accordo con la Russia pre trivellare l'Artico e per costruire centrali a gas in Siberia.

Trovo' sempre un modo per mantere contatti con Putin, ed e' per questo che a Trump piace, perche' rappresenta un modo per rompere con le ostilita' USA-Russia sotto Obama e perche' nella sua vita precendente non era un politico.  Anzi, da petroliere spesso disse di essere contro le sanzioni alla Russia. E questo perche' aveva gli occhi su potenziali trivelle nel Barents Sea e nel campo di gas Bazhenov in Siberia dove la Russia non puo' operare da sola in mancanza di capitale e di conoscenza tecnica.

Di certo manda un messaggio negativo alla comunita' internazionale impegnata per approvare i trattati di Parigi contro i cambiamenti climatici. Anzi, la Exxon e' nota per avere ostacolato in tutto e per tutto lo studio dei cambiamenti climatici, dopo essere stati fra i primi ad essere interessati al problema.

Qui quando si lamentava delle trivelle da fracking visibili dal suo giardino.

Come dire: trivelle per tutti, ma non a casa mia.

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Update 6 Dicembre 2016: Rex Tillerson e' un possibile candidato ad essere Segretario di Stato
nell' amministrazione Trump.

Secondo il Washington Post e' il peggior candidato possibile. 

Perche' questa possibile scelta?
Per i suoi rapporti con Putin, da buon petroliere.



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21 Febbraio 2014


Notare in alto a sinistra, fra i nomi, Rex and Renda Tillerson.
Rex Tillerson e' il capo della Exxon Mobil.
Questa e' una petizione contro il fracking nella sua citta'.


Roba da matti.

Rex Tillerson, uno dei piu' ferventi sostenitori delle trivelle, il capo della Exxon Mobil, la ditta petrolifera piu' grande del mondo, colui che diceva che i cambiamenti climatici non esistono che ... si unisce ai cittadini contro il fracking ...  perche' glielo fanno a casa sua!

Altro che Nimby!

La storia si svolge a Denton County, Texas nella citta' di Bartonville, dove Rex Tillerson e sua moglie Renda hanno un ranch con allevamento cavalli dal valore di 5 milioni di dollari.

Nella causa si dice che lui e gli altri ricconi della faccenda hanno comprato queste proprieta' a Bartonville per vivere in una comunita' di lusso, senza impianti industriali, edifici alti e altre strutture che possano turbare la vita rurale ed agrestre o che possano abbassare il valore delle loro proprieta'.

E poi arriva la Bartonville Water Supply Company a costruire una torre dell'acqua, piu' alta degli alberi che circondano le case dei ricconi di Bartonville, incluso Rex Tillerson.

E cosi Rex Tillerson fa causa perche' questa torre causera' "unresonable discomfort and annoyance to persons of ordinary sensibilities" e che questa torre ha causato "emotional harm" a causa dell' "deprivation of the enjoyment of the property" e che hanno sopportato "fear, apprehension, offense, loss of peace of mind, visual blight".

Gli manca solo un attacco al cuore a causa di una torre dell'acqua.

E poi dicono che le loro proprieta' sono "unique and irreplaceable".

Ma ... a cosa serve la torre dell'acqua?

A fare fracking!!


E infatti c'e' scritto proprio nella causa: l'acqua della torre verra' venduta per operazioni di fracking e comportera' l'aumento di traffico nel vicinato.

Come dire, neanche l'acqua della torre del fracking vogliono. E notare che la torre sorge sulla proprieta' confinante a Mr. Rex Tillerson. Ciascun lotto e' grande circa 2

Alla fine l'ha spuntata lui. La corte ha deciso di dare a quelli della torre dell'acqua una multa per "gross negligence, recklessness and malice" e gli ha dato "exemplary damages" per avere mentito sull'altezza della torre e per avere causato tutti quei danni emotivi al capo della Exxon.

Danno finale?

40 milioni di dollari.




This is Texas for you.












Tuesday, January 28, 2014

I medici, il bitume e l'omerta'


Physicians are quite frankly afraid to diagnose 
health conditions linked to the oil and gas industry

Margaret Sears, tossicologo

Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento 
rifuggendo da ogni indebito condizionamento

Giuramento di Ippocrate

Secondo due funzionari governativi dell'Alberta, alcuni dottori della citta' di Edmonton, Canada hanno paura di parlare delle conseguenze negative del petrolio sulla salute delle persone e addirittura si rifiutano di curare i pazienti affetti da potenziali malattie collegate all'inquinamento.

Siamo a Peace River, dove la gente da mesi e mesi si lamenta di "puzze" provenienti dalla Baytex, ditta che processa e stocca bitume proveniente dalle Tar Sands.

E cosi' le autorita' hanno aperto delle audizioni pubbliche per studiare la correlazione fra le emissioni da pozzi e cisterne e se queste possano causare mal di testa, insonnia, giramenti di testa, eczemi, problemi respiratori, a persone e ad animali.

Fra gli interpellati, i tossicologi Margaret Sears e Donald Davies che hanno portato varie testimonianze di cure mediche negate e di omerta'

“Communications with public health officials and medical professionals revealed a universal recognition that petrochemical emissions affect health; however, this was countered by a marked reluctance to speak out”

e cioe' che i medici non vogliono parlarne nonostante la "universale" conoscenza del fatto che le emissioni petrolchimiche causano danni alla salute. I medici sono preoccupati dalla paura delle conseguenze legali e del non sapere cosa dire ai pazienti.

Fra i medici spaventati il Dottor John O’Connor al quale e' stato detto che se continuava a parlare di tassi schizofrenici di cancro a Fort Chipewyan avrebbero tolto la licenza medica.

“Physicians are quite frankly afraid to diagnose health conditions linked to the oil and gas industry”

In un altro caso, a un paziente che mostrava segni di malattie dovute alla tossicita' dell'ambiente, il medico ha detto di rivolgersi ad un avvocato specializzato in casi ambientali.

Sia Sears che Davies sottolineano che le emissioni di materiale tossico sono quasi certamente responsabili delle malattie dei residenti.

Ma come sempre, che vuoi che siano i polmoni degli altri?

La Baytex continua a stoccare bitume fra le case delle persone.

Le puzze persistono.

Il 19 Marzo c'e' la causa in tribunale per decidere se la Baytex debba chiudere il suo stoccaggio bitume fra le case di Peace River.



Wednesday, September 18, 2013

Louisana: causa contro 97 ditte petrolifere per erosione della costa





Interessante come si mettono le cose in Louisiana. L'attuale governatore John Bel Edwards dice che le comunita' devono inviare le loro denuncie contro le ditte di oil and gas ai tribunali della Louisiana per erosione e subsidenza entro 30 giorni dal 21 Settembre.

Se non lo fanno lo fara' lui per loro. 

Deciso questo governatore, no?

E' come se Marcello Pittella decidesse di portare in causa l'ENI e la Total, e chiedesse a tutti i comuni, inclusa Viggiano di partecipare. E anzi, se non partecipa, la fa partecipare lui!

Facciamo un passo indietro. La storia della causa in Louisiana contro oli and gas va avanti da qualche anno. Oil and gas, e' innegabile, in 100 anni di trivelle hanno causato qui subsidenza, perdita di terreno, ingresso di acque saline nella laguna.

E quindi nel 2013 la Lousiana Flood Authority, l'ente che si occupa di prevenire e di gestire le alluvioni, fa una denuncia contro oil and gas per cercare quantomeno di recuperare i costi. Dopotutti i danni li hanno generati loro.

I petrolieri non sono stati contenti ed hanno cercato in tutti i modi di evitare di andare in tribunale, con ritardi e richieste di mediazione. Un sacco di tira e molla. L'ultimo tentativo di un accordo privato, con il governatore attuale, non e' andata in porto e cosi Mr. Edwards decide di andare avanti con la denuncia.

John Bel Edwards che lo sanno pure i petrolieri che hanno causato danni e che la subsidenza indotta e' evidente dai loro stessi studi. Incita dunque alla partecipazione di tutti.

We need to play an active role in making sure that we are holding oil and gas companies to the word that they would restore damaged to our coast that they caused by their exploration and production activities and I don't think anybody, not even the oil and gas industry, denies that they caused unrepaired coastal damages and in fact their own studies show it"

Uno dei suoi grandi oppositori e' ovviamente l'industria del petrolio, la Louisiana Oil and Gas Association and la Louisiana Mid-Continent Oil and Gas Association,  e i loro petrol-amici incluso il responsabile per la giustizia dello stato della Louisiana, Jeff Landry.  I petrolieri e i loro parenti dicono che il petrolio porta soldi, che gia' adesso stanno cercando di rimediare, che le cause sono uno spreco di denaro, che possono invece fare multe, che la Lousiana e' intimamente legata al petrolio e che anzi, oil and gas e' il principale datore di lavoro, e che possono usare mediatori ed altri esperti invece che tribunali.

Mr. Edwards andra' dritto per la sua strada. 

“I'm not going to allow the oil and gas industry to decide who represents the state of Louisiana in litigation against the oil and gas industry"

Forza Mr. Edwards. 

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18 Settembre 2013




La Louisana Flood Authority contro la BP,
ConocoPhillips, Chevron, Shell e la Exxon Mobil. 
Davide contro tanti Golia



 This lawsuit is about making sure that New Orleans 
has a fighting chance to survive

John Barry, Southeast Lousiana Flood Protection Authority

“Oil and gas activities continue to transform what was once a stable ecosystem of naturally occurring bayous, small canals, and ditches into an extensive – and expanding – network of large and deep canals that continues to widen due to defendants’ ongoing failure to maintain this network or restore the ecosystem to its natural state,”  

Nel testo della causa.


In Louisiana, l'80 per cento della costa e' di proprieta' dell'industria del petrolio e del gas.

L'80%.

Nel corso degli anni i petrolieri hanno trivellato la laguna alla ricerca di petrolio e costruito almeno 10,000 miglia di canali ed oleodotti, cambiandone definitivamente l'assetto. E' evidente infatti che interventi di cosi grande portata finiscono con lo stravolgere tutti i delicati equilibri naturali.

E cosi' la terra lentamente ma inesorabilmente e' sprofondata, la costa e' stata persa all'erosione, la laguna diventa mare.

E' la subsidenza indotta, e' un fenomeno irreversibile, ed in Louisiana e' irrefutabile.

E perche' la laguna di Lousiana e' importante? Perche' in caso di inondazioni funziona da strato di assorbimento, evitando danni maggiori sulla terraferma. Quando ci fu l'uragano Katrina, i danni sarebbero stati molto minori se la palude fosse stata integra.

 
Costa che sara' persa nei prossimi 50 anni a causa 
dell'erosione indotta dall'estrazione di petrolio e di gas. 



Tutto questo non e' un mistero. Lo diceva gia' Robert Morton, dell'USGS nel 2004:

For decades geologists believed that the petroleum deposits were too deep and the geology of the coast too complex for drilling to have any impact on the surface.

Per anni i geologi hanno creduto che i depositi di petrolio fossero troppo profondi e la geologia della costa troppo complessa affinche' il petrolio avesse delle conseguenze sulla costa.

The removal of millions of barrels of oil, trillions of cubic feet of natural gas, and tens of millions of barrels of saline formation water lying with the petroleum deposits caused a drop in subsurface pressure—a theory known as regional depressurization. That led nearby underground faults to slip and the land above them to slump.

La rimozione di milioni di barili di petrolio, trillioni di piedi cubici di gas naturale e milioni di barili di acqua di produzione associata al petrolio, hanno causato un calo della pressione sotterranea - una teoria nota come deprussirazzione regionale. Questo ha causato lo sprofondamento delle faglie sotterranee e l'affondamento della terra in superficie.

Quello che invece e' nuovo e' che il 24 Luglio 2013 la Lousiana Flood Authority, creata dopo l'uragano Katrina e per evitare altri disastri, ha deciso di aprire una causa contro ben 97 ditte petrolifere che controllano la maggior parte della palude della zona.

E' una causa che ha gia' portato molte polemiche: la Lousiana e' a tutti gli effetti un petrolstato dove i soldi per tutto - dalle campagne elettorali fino alle Universita' - sono in qualche modo collegati all'industria del petrolio e ovviamente non e' bello che un ente governativo porti in causa 97 ditte del petrolio, fra cui i giganti della Shell, Chevron e della Exxon Mobil.

Tutti gli esperti indipendenti concordano che l'industria del petrolio e' stata quantomeno corresponsabile della subsidenza indotta in Louisiana, ma il governatore Bobby Jindial dice che la causa e' anticostituzionale e che sara' di intralcio ai piani di recupero della costa.

Ma se l'hanno fatta sprofondare propio i petrolieri la costa! 

Notare che il repubblicano Bobby Jindial ha preso almeno $1 milione di dollari in soldi di campagna elettorale dai petrolieri.

Il compito della Southeast Lousiana Flood protection Authority e' di proteggere la costa. Devono monitorarla ed provvedere al funzionamento di tutti gli arigini costruiti in anni recenti per evitare una seconda Katrina.  Il sistema degli argini e' costato 14.5 miliardi di dollari, ma i soldi sono limitati. D'altro canto si stima che non si interviene i danni da alluvione potrebbero arrivare fino a 23 miliardi di dollari l'anno.

Ecco allora l'idea della causa.

"This lawsuit is about making sure that New Orleans has a fighting chance to survive. As we go forward and we look at the requirements of protecting people's lives and property, it's simply not possible to do that with the kind of financial resources that we can call upon. So it makes sense that someone -- an industry that is a significant contributor to the problem -- pay to fix the problem that they created."

Questa causa e' per permettere a New Orleans di avere una chance di sopravivvere. Mentre che andiamo avanti e che cerchiamo di capire i requisiti per la protezione della vita e della proprieta' delle persone, ci rendiamo conto che non e' possibile farlo con le risorse finanziarie a nostra disposizione. E allora e' sensato che qualcuno - una industria che da un contributo significante al problema - paghi per sistemare il problema che loro stessi hanno creato.

Facile, lineare, logico, pragmaticamente americano.

In questi mesi, le cause contro i petrolieri qui negli USA crescono, altri esempi sono elencati qui, per fracking, per emissione di benzene, per sismicita' indotta.

Questa e' la prima volta che che una causa simile viene preparata su grande scala, da parte di un ente indipendente e contro cosi tanti petrolieri.

Qui sul New York Times













Sunday, September 15, 2013

Primo processo penale per fiume inquinato da fracking


Kathleen Kane, attorney general di Pennsylvania
contro una sussidiaria Exxon-Mobil.


E cosi, dopo le cause per sismicita' indotta, arrivano anche quelle per l'inquinamento del suolo e del sottosuolo. E per la prima volta questa causa si svolgera' in una corte penale, e non civile.

L'attorney general della Pennsylvania si chiama Kathleen Kane e la sua decisione ha fatto rabbrividire quelli del petrolio e del gas.

La figura dell'attorney general in Italia non so se abbia un corrispondente, e' una specie di ministro o assessore della giustizia, che ciascuno stato ha per gestire le questioni legali a livello locale e non federale.

Il giorno 13 Settembre 2013, Kathleen Kane ha deciso di portare in causa la XTO Energy, Inc. una sussidiaria della Exxon-Mobile per inquinamento dell'acqua.

La XTO ha infatti rilasciato circa 50,000 galloni - 200,000 litri quasi - di rifiuti tossici e di acque di produzione da fracking nel vicino Susquehanna River.  Il tutto e' successo il 16 Novembre del 2010 e dopo piu di due mesi il fiume era ancora inquinato.

C'era dentro stronzio, cloro, bromo e bario. 

La XTO nel 2010 aveva 212 pozzi in Pennsylvania, e ha raccimolato la bellezza di 179 violazioni alla sicurezza e alla difesa dell'ambiente.

Nel Luglio del 2013, la XTO si era messa la coscienza apposta - o cosi' credeva - pagando 100,000 dollari di multa; ripulendo il sito inquinato e rimuovendo 3,000 tonnellate di terreno contaminato. Aveva anche accettato di creare un sistema di monitoraggio e reciclaggio delle acque per un costo di 20 milioni di dollari.

Ma quello che e' diverso questa volta e' che e' in corso una causa penale ed i petrolieri non sono contenti.

Loro vorrebbero infatti pagare le loro multine quando vengono beccati e continuare con lo status quo invece che sottostare ad accuse criminali.

Ecco cosa dicono quelli della XTO:

Criminal charges are unwarranted and legally baseless because neither XTO nor any of its employees intentionally, recklessly, or negligently discharged produced water on the site"

Cioe' che siccome non l'hanno fatto apposta, non ci puo' esser una causa penale.

Eh?
 
Ma Kathleen Kane gli ha risposto che non serve dimostrare buona o cattiva fede. Hanno inquinato e basta e cinque sono i capi d'accusa.

Ovviamente anche tutto il resto dell'industria del petrolio se l'e' presa con Kathleen Kane, per paura che la stessa sorte tocchi anche a loro.

Dicono infatti che questa perdita "accidentale" crea un "clima ostile" per il business e che addiruttura se la causa va avanti, i petrolieri potrebbero andare altrove! Questo e' quello che dice Gene Barr della Pennsylvania Chamber of Business and Industry

"This decision sends a chilling message to all businesses looking to locate in Pennsylvania that they could be held criminally liable in the event of an unintentional spill by a contractor that resulted in no injury to humans or wildlife and that had no lasting impacts on the environment"

La XTO e' la prima compagnia a dovere andare a processo, dunque.

Cosa rischiano?

Beh, nel 2012 il signor Robert Allan Shipman fu condannato per avere riversato monnezza tossica in modo illegale. Gli furono dati 7 anni di probation e 1,750 ore di servizio alla comunita, oltre che una multa di quasi   $400,000 dollari.

Kathleen Kane ha fatto appello, argomentando che il signor Shipman merita la galera.

In questo caso invece la XTO potrebbe arrivare a dover pagare circa $25,000 al giorno per tutto il tempo che e' durato lo sversamento illegale. E cioe' almeno due mesi.

Vedremo come va a finire.

Wednesday, September 11, 2013

Texas: class action di 48,000 persone contro la BP per 10 miliardi di USD


Chad Pinkerton, 
 class action contro la BP

Non se la passa per niente bene la BP.

Per chi segue le notizie qui negli USA non passa giorno che non ci sia un altro colpo di scena nella battaglia in tribunale per lo sversamento del golfo del Messico, per il quale la BP e' gia' stata condannata a quasi 50 miliardi di dollari.

Adesso c'e' una nuova causa, questa volta in Texas, per inquinamento dell'aria  della citta' di Texas City da parte di una ex raffineria della BP nel 2010.

La raffineria di Texas City era gia' scoppiata nel 2005, causando la morte di 15 persone, per cattiva manutenzione e negligenza sulle norme di sicurezza per risparmiare.

Ci fu una causa a suo tempo da parte di circa 4,000 persone, e la BP sborso' in totale 2 miliardi di dollari per i danni a persone e altri 50 miliardi per multa punitiva per i danni all'ambiente.

Uno direbbe: beh, adesso, avranno imparato la lezione, no? Saranno piu' attenti? E invece no.

Nel 2010 infatti un altro incidente, con un violento scoppio che per fortuna non causo' morti immediati ma che inquino' tutto il circondario con emissioni tossiche dal 6 Aprile fino al 16 Maggio. 

Si ruppe l'unita' di hydrocracking della raffineria. E' qui che si spezzettano le molecole piu' complesse degli idrocarburi in altre componenti piu' semplici. L'idrogeno e' usato per la purificazione e per eliminare zolfo e azoto. E' grazie a questo processo che si creano diesel, carburante per aerei e in alcuni casi anche la benzina.

Dopo l'incendio e lo scoppio la BP invece di chiudere l'unita' che continuava a rilasciare monnezza, decise di operarlo al minimo.

Alla gente non fu dato sapere niente fino al 4 Luglio 2010, giorno in cui la BP dovette sottometterei il rendiconto finale dell'incidente alle autorita'.

Vennero rilasciati in atmosfera circa 9,000 chilogrammi di benzene, un cancerogeno ed altri 250,000 di monossido di carbonio, per un totale di 40 giorni, facendo ammalare un sacco di gente.

Fra i sintomi: mal di testa, sinusiti, sangue dal naso, reazioni allergiche, tutti sintomi consistenti con l'esposizione al benzene.

Come dire, non e' morto nessuno, ma chissa' in quanti moriranno in futuro per avere inalato un cancerogeno per 40 giorni!

La cosa interessante e' che pero' questa volta e' praticamente tutta Texas City in causa contro la BP.

Texas City ha infatti circa 45,000 abitanti e la attuale causa e' stata portata avanti da 48,000 individui nel circondario della raffineria che hanno presentato una class action.

I primi 4 a comparire in tribunale, oggi 11 Settembre, hanno chiesto $200,000 l'uno per compensazione, e ci si aspetta che lo stesso faranno tutti i restanti 47,996.

Fanno un totale di circa 10 miliardi di dollari.

Il portavoce dei facenti causa alla BP ha dichiarato che tutti i soldi che porteranno a casa saranno dati in beneficenza.

La BP dice che nonostante tutto quel benzene non c'e' stato inquinamento e che e' tuttapposto.


Wednesday, October 8, 2008

Azioni criminali ENI. Parola di ENI


Sono andata a scovare il report 2008 che l'ENI presenta ogni anno al New York Stock Exhange dove diffonde tutte le notizie su di se che possono interessare gli investitori. Il modulo si chiama F-20 e l'ente che lo revisiona si chiama Security Exchange commission - SEC. Se scopri che menti ti cacciano da Wall Street. L'ENI riporta pagine e pagine di procedimenti criminali fatti contro di se. Ecco un po di "procedimenti criminali", l'ENI ne riporta circa DIECI PAGINE fitte fitte. Oltre ai danni ambientali ci sono cause per avere creato cartelli, per avere violaot l'antitrust, per avere non pagato le tasse.

Sono loro stessi a chiamarli procedimenti criminali. Mi limito a riportare brevi riassunti delle cause che hanno o hanno avuto negli ultimi tempi per danni all'ambiente e alla salute dell'uomo. L'ordine e' cosi' come lo elenca l'ENI, e dunque non cronologico.

18) 2008: L'ENI chiamata in causa dalla regione Veneto, l'Ente Parchi della privincia del Po, la provincia di Rovigo, la provincia di Venezia, la Provincia di Ferrara, la citta' di Comacchio a rispondere di tentata strage e di alluvione.

17) 2007: Causa a Carrara per inquinamento irreversibile alla bellezza naturale del sito di stoccaggio di idrocarburi in localita' Avenza. Fra gli accusanti il ministero dell'Ambiente

16) 2007: Causa ad Augusta per inquinamento da Mercurio dovuta alle emissioni ENI.

15) 2006: Causa a Torino per l'inquianamento da DDT a Pieve Vergonte, sul Lago Maggiore

14) 2006: Causa a Priolo (Siracusa) per incendio negligente

13) 2004: Causa a Rovigo per i crimini collegati ad attivita' di smaltimento illegale di rifiuti a Mantova.

12) 2004: Causa a Rovigo per le emissioni nocive di un impianto petrolifero a Mantova

11) 2004: Causa a Rovigo per smaltimento illegale di rifiuti a Loreo (Rovigo)

10) 2003: Causa a Crotone per danni ambientali dell'ENI e per danni irreversibili alla bellezza naturale nel sito di Averza

9) 2002: Causa a Venezia per danni ambientali alla Laguna di venezia causati dallo stablimento di Porto Marghera

8) 2002: Incendio a Gela. Processo all'ENI per incendio negligente, crimini contro l'ambiente e contro la belezza naturale.

7) 2002: Causa a Gela contro l'ENI per avere causato danni alla salute umana con la
raffineria e le sue emissioni

6) 2002: Causa a Gela per l'inquinamento delle falde acquifere. L'ENI accusata di comportamenti criminali nello smaltimento di rifiuti derivanti dalla raffineria e di aver causato danni ambientali e all'approviggionamento idrico. Ricordo che a Gela l'acqua del rubinetto non e' potabile a causa dell'ENI.

5) 2002: Causa a Priolo (Siracusa) per avvelenamento intenzionale. L'ENI accusata di avere causato infiltrazioni di sostanze tossiche nelle fonti di approviggionamento iderico. L'ENI condannata a ripulire la zona.

4) 2002: Causa a Gela per violazione delle leggi sullo smaltimento dei rifiuti. L'ENi condannata al pagamento di una multa per avere disperso nell'ambiente residui petroliferi inquinanti.

3) 2000: Causa a Brindisi per inquinamento di sostanze chimiche tossiche dal 1960 ad oggi.

2) 1997: Causa a Venezia per crimini e cattiva conduzione di Marghera, dal 1970 al 1995.

1) 1992: Causa a Mantova per inquinamento dal 1976 al 1990

Ci sono poi pagine e pagine di altri tipi di reati, d'altra parte la madre di tutte le tangenti e' venuta fuori proprio dall'ENI, che possiamo aspettarci da gente simile? Considerate le reticenze che hanno avuto nel dichiarare lo stop al progetto di Miglianico, chissa' quante altre procedure legali ambientali si sono "dimenticati".
Per esempio che sono sotto processo a Viggiano, per dirne una. O che qualche mese fa L'ENI e' stata condannata al pagamento di 7,5 milioni di dollari per inquinamento ambientale in Kazakhstan assieme alla inglese BP. Vogliamo fidarci proprio di questa gente? Io non gli affiderei neppure la pulizia condomiale.

Domani proiezione del video il ritorno di Attila a Rocca san Giovanni alle 9 di sera.

Ancora onore alle due famiglie che, almeno a quanto ne so io, hanno resitito ai petrolieri e non hanno firmato l'atto di compravendita.

Fonti:ENI SPA Form 20-F Maggio 2008

Friday, April 25, 2008

Che ne sara' di noi?


Mentre i politici discutono su cose futili e pensano a come attaccare il popolo onesto, ecco una delle tante storie del petrolio nel mondo. Visto che siamo una regione a "basso rischio politico" e visto che invece di proteggerci chi comanda pensa a come arricchirsi sulla nostra salute, impariamo da altre nazioni che hanno gia' affrontato il problema petrolio tanti anni fa.

Nel 1967 la Texaco, una ditta petrolifera americana, trovo' il petrolio nella regione nord-est dell'Ecuador, detta Sucimbios. La zona, ironia della sorte, venne ribattezzata Lago Agrio che vuol dire Lago Amaro. Per 20 anni la Texaco ci estrasse il petrolio che fini' per la maggior parte negli Stati Uniti. L'attivita' estrattiva e' ora terminata perche' i pozzi si sono esauriti, ma i danni ambientali restano.

Durante il corso di quei venti anni infatti si stima che vi siano stati 16 milioni di galloni di petrolio dispersi: quasi 50,000,000 - il doppio di quanto non fuoriusci' dalla Exxon Valdez dell'Alaska nel 1989. La compagnia scavo' centinaia di pozzi dove riversare gli scarti delle operazioni di estrazione, fra cui i fluidi e i liquidi perforanti. Fra le sostanze di risulta 50 milioni di litri di acqua che successive analisi chimiche hanno mostrato essere contaminate da sostanze ad alto potenziale cancerogeno fra cui il benzene. Le popolazioni non vennero istruite sui pericoli e quell'acqua fini' per per essere usata dagli indigeni per bere, cucinare, lavarsi ed irrigare le terre.

Negli scorsi trenta anni i livelli di tumore nei pressi del Lago Amaro sono aumentati del 150%.

Gli indigeni dell'Ecuador, a suo tempo, fecero quello che ora stanno facendo quelli del Peru': cercano di portare i petrolieri americani in causa sul suolo americano dove le leggi sono molto piu' severe e chiare che in Ecuador. Era il 1993. Le ditte petrolifere fecero un'enorme sforzo mediatico, portarono avanti appelli e ricorsi vari, e alla fine vinsero. Nel 2001 la corte degli appelli di New York decise che la causa non poteva essere intentata sul suolo americano, ma visto che i danni erano stati fatti in Ecuador, era li che la causa doveva essere portata avanti.

La Texaco, nel frattempo acquisita da Chevron, penso' di avere terminato il suo lavoro: erano convinti che gli indigeni, stanchi, si sarebbero arresi. Invece no,
gli ecuadoregni, aiutati da avvocati pro-bono e associazioni di supporto americane, continuarono la lotta, e nel 2003 riaprirono la causa in Ecuador.

Il 1 Aprile 2008, dopo anni di indagini, verifiche e interviste, l'esperto indipendente nominato dalla corte dell'Ecuador, stimo' che l'inquinamento c'era e che la Texaco-Chevron era responsabile per danni quantificabili fra gli 8 e i 16 miliardi di dollari. Una cifra enorme.

Di solito le ditte petrolifere, davanti a queste multe cosi' elevate e in questo caso di gran lunga superiori al volume di affari attuale della Texaco-Chevron in Ecuador, prefersicono lasciare il paese piuttosto che pagare. Qui per' non possono. Una clausola ben precisa nel processo e' che la Chevron deve sottostare a qualsiasi decisione presa dal giudice prima di lasciare il paese. Il giudice deve ancora pronunciarsi sulla sentenza finale, ma si pensa che la parola dell'esperto ambientale avra' un forte peso sulla decisione.

Intanto i capi dell'Ecuador, Pablo Fajardo Mendoza e Luis Yanza, che hanno lottato 14 anni per avere giustizia hanno vinto un premio di $150,000 da una fondazione di San Francisco per l'ambiente, il Goldman Environmental Prize.


Cosa significa questo per noi? Se guardiamo i dettagli, la loro esperienza non si allontana molto da quello che potrebbe succedere da noi. L'estrazione del petrolio in Ecuador duro' per venti anni, piu' o meno quello che si stima per i nostri pozzi abruzzesi. L'ENI dice che le acque di risulta (l'ho visto coi miei occhi sul loro progetto) verranno reiniettate nel suolo senza trattamenti, proprio come in Ecuador. I limiti legali italiani dicono che per legge, possono emettere H2S anche fino a 30ppm, mentre l'organizzazione mondiale della sanita' dice che il limite massimo dovrebbe essere 0.005ppm. Ci ammaleremo anche noi? A Gela e' successo proprio questo.

Faremo la fine dell'Ecuador? La nostra storia, se non facciamo niente, e' gia' scritta, e non da questa "sedicente scienziata" ma dalla storia del petrolio in qualsiasi altra parte del mondo dove esso sia stato estratto vicino a zone abitate. Non mi invento niente, leggo, e al massimo traduco.

La nostra salute, cari amministratori perditempo, vale molto di piu' dei 6 milioni di euro che l'ENI vuole dare alle "case comunali" di Ortona per i danni ambientali. Se sono disposti a darci sei milioni di euro, vuol dire che lo sanno anche loro che il petrolio fara' disastri da noi.

Ortonesi, mi raccomando il 30 Aprile. La protesta, civile e pacifica, non deve finire: questi Don Rodrighi di manzoniana memoria devono fare la fine che si meritano.

Fonti: Los Angeles Times , Los Angeles Times 2