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Monday, October 7, 2019

Ocean Cleanup - il progetto per raccogliere la plastica dall'oceano funziona






Di questo marchingegno si era parlato qualche mese fa con grande aspettativa. 

Un enorme tubo di plastica che avrebbe aiutato a raccogliere la monnezza negli oceani. A costruirlo una non-profit olandese che avrebbe cercato per prima cosa di ripulire per quanto possibile l'oceano pacifico.

E finalmente in questi giorni il prototipo ha iniziato a funzionare. 

Ocean Clean-up ha cosi' catturato reti di pescatori, pezzi di plastica e microframmenti fino a un millimetro di diametro. L'annuncio e' arrivato dal fondatore e CEO della ditta, Boyan Slat che quando ha avuto la sua idea aveva 17 anni. Oggi ne ha 23.

Il marchingegno in questione e' a forma di U con una rete che si estenda al disotto della superficie del mare. Si muove con la corrente e nel muoversi raccoglie la plastica. I pesci e gli altri esseri viventi riescono a nuotarci sotto.

Per i primi mesi questo tubo ha operato nel Great Pacific Garbage Patch, una specie di isola di monnezza fra le Hawaii e la California, grande tre volte la Francia e che da origine a correnti marine che tendono a farla ingrandire sempre di piu'. Ce ne sono varie altre in altre parti del mondo.

Ovean Clean-up era salpata da San Francisco nel Settembdre del 2018 ma a causa di inghippi a Dicembre del 2018 tutta l'attrezzatura e' tornata a riva perche' si erano rotti dei pezzi.
Nel frattempo aveva raccolto 2 tonnellate di monnezza. Una volta tornata a riva, ci sono state altre migliorie che fanno si che adesso Ocean Clean-up riesca a sfruttare le correnti marine generate dal Great Pacific Garbage Patch per aumentare la cattura di monnezza.

Ci saranno altre migliorie, ma per l'intanto si inizia. 

Saturday, April 14, 2018

Svezia: aperta la eRoad Arlanda, la strada che ricarica le auto elettriche mentre si guida











E' la prima strada del mondo del suo genere e si trova in Svezia: se ci guidi sopra la tua auto elettrica o il tuo camion elettrico si ricaricano da sole. 

La strada e' stata inaugurata il giorno 11 Aprile 2018 e si chiama eRoad Arlanda.

Per ora consiste in due chilometri di strada elettrificata costruira sulle strade pubbliche nei pressi dell'aereoporto della citta' di Stoccolma che si chiama Arlanda. A pagare il tutto e' stato l'ente per il trasporto svedese. Il progetto, pilota certo, e' parte dell'obiettivo di Svezia di arrivare ad una societa' zero fonti fossili, incluso il ramo trasporto, entro il 2030.

Cioe' veramente vogliono liberarsi dal petrolio!

Come funziona? 

L'energia arriva all'automobile da un braccio meccanico parte della macchina stessa che riesce a collegarsi da sola alla strada sottostante che e' stata elettrificata.

Il braccio si attiva quando la macchina arriva sul tratto stradale in questione grazie a dei sensori magnetici. La strada invece e' divisa in sezioni da 50 metri ciascuna con alimentazione erogata solo quando la macchina ci passa sopra. Se la macchina si ferma, la corrente viene disattivata.

La strada riesce anche a calcolare quanta energia e' stata erogata, e cosi anche ad addebitare i costi giusti dell'energia al consumatore (qui niente e' gratis!).

Ad inaugurare il tutto, un camion diesel trasformato in camion elettrico della ditta svedese PostNord. La tratta del camion e' breve, 12 chilometri dall'aereoporto al centro logistico dove trasporta merci, ma il tratto viene percorso di routine. 

L'intero processo' e stato disegnato per essere silenzioso ed efficente.
Tutto e' automatico al 100%.

Il capo della eRoad Arlanda si chiama Hans Säll e dice che i costi di operazione saranno minimali, con taglio delle emissioni per il tratto interessato che possono arrivare fino all'80 o al 90 percento.

Per ora si parte con 2 chilometri, ma se le cose vanno come dovrebbero l'obiettivo di Säll e' di arrivare a circa 20,000 chilometri di autostrade.

In questo modo uno, in teoria, potrebbe usare il sistema autostradale di Svezia senza avere mai tempi morti di ricarica, perche' combinando le ricariche stradali e l'autonomia di ciascuna automobile le macchine dovrebbero sempre avere carica.

Altre stime piu' ottimistiche parlano di soli 5,000 chilometri.

Certo i costi sono fantasmagorici: 1 milione di euro a chilometro. Ma come per tutte le cose e' un inizio, una prova. Se le cose funzioneranno, potrebbe arrivare la produzione di massa, l'abbattimento dei costi, l'entusiasmo del volerlo.

Per ora gli Svedesi sono soddisfatti della loro tecnologia, del mostrare al mondo che si puo', e che sono loro a mostrare la strada maestra.

Thursday, January 4, 2018

Davide Tabarelli, Nomisma, il petrolio e le rinnovabili


Davide Tabarelli sull'Advisory Board dell'ENI, 27 Giugno 2017

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Visto che il Corriere della Sera non sa mettere il contesto 
attorno ai vari personaggi che intervista
cerco di farlo io.


La pagina web di Nomisma Energia qualche anno fa -- trivelle in primo piano


Tabarelli dice che 

"In Europa si usa sempre di più il gas perché il carbone presto andrà eliminato"

 Dal grafico di cui sopra e' evidente che dal 2008 in poi il comsumo di gas in Europa e' calato

In realta' sono aumentate le rinnovabili, caro Tabarelli.
 
Ecco qui il grafico invece della produzione energetica da rinovabili:



I dati di Davide Tabarelli dove sono?




Il core business della Nomisma Energia.
Le prime tre sono

Crude Oil and Oil Products; Natural Gas; Coal

Davide Tabarelli


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Il Corriere della Sera manda una interessante intervista a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia in cui si da la colpa dei prezzi troppo alti delle bollette alle rinnovabili.

Anzi, lui la chiama "rivoluzione verde".

Il titolo dell'articolo e' infatti: Bollette troppo alte? Paghiamo troppo per la rivoluzione verde

Tabarelli aggiunge che meglio e’ estrarre gas italiano perche’e' piu' pulito.

Se questo blog potesse parlare adesso scoppierebbe in una risata fragorosa.

Il gas italiano e’ piu’ pulito! Certo. Possiamo anche aggiungere: il sottosuolo italiano e’ piu’ resistente alla sismicita’ indotta! I polmoni degli italiani sono piu’ assuefatti agli inquinanti! E pure,  gli italiani sono scemi e credono a tutte le panzane che il governo amico delle fossili gli propina!

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La prima cosa che vorrei dire e' che in Italia non e' in atto nessuna rivoluzione verde, nel senso che tutto quello che di buono abbiamo in questa nazione sul reparto energia verde e' stato *nonostante* gli ostacoli imposti da un governo dopo l'altro, *nonostante* gli intrighi promossi da un petroliere dopo l'altro, *nonostante* i tagli retroattivi imposti alle rinnovabili sotto il governo Renzi, *nonostante* si continuino ad approvare un progetto fossile dopo l'altro.

Una rivoluzione la si vuole, la vive, la si progetta, la si costruisce. Quello che invece abbiamo in Italia e' una serie di eventi a casaccio.

Uno deve solo pensare a Tempa Rossa in Basilicata - una nuova raffineria nel 2018! - la TAP per portare piu' gas in Italia, la SNAM per il trasporto del gas lungo mezza Italia usando la penisola come una sorta di autostrada degli idrocarburi per lo smistamento nel resto d'Europa, e i vari progetti on e offshore che vengono riproposti da Vercelli fino a Pantelleria.

Si chiamano Bomba, Carpignano, Zibido, Ragusa e Ravenna e ce ne sono tanti altri.

Sempre approvati dai ministri dell'ambiente Gianluca Galletti e dei beni culturali, Dario Franceschini, senza che mai Matteo Renzi o Gentiloni abbiano detto "ah", o mosso una qualsiasi obiezione.

Vi pare questa una rivoluzione verde?

O ci vogliamo nascondere dietro i saccehettini della spesa? 

Come possiamo parlare di una rivoluzione verde? E' invece una resistenza delle rinnovabili che, appunto, *malgrado* tutto, riescono ogni tanto a vincere e fanno paura a Tabarelli e compari.

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Ad ogni modo, fatta questa precisazione nel titolo, ci tengo a sottolineare che il Corriere della Sera non spiega bene chi sia questa "Nomisma Energia" di tale Davide Tabarelli.

Io li conosco da abbastanza tempo, nel senso che vanno in giro predicando quanto sia buono e giusto trivellare in Italia, dall'Abruzzo alla Basilicata, dall'Emilia Romagna alla Sicilia da anni ormai.

A volte rasentano il ridicolo. E questo solo per mettere un po di contesto al personaggio.

Qui quando Davide Tabarelli disse che il turismo puo' convivere con il petrolio in Basilicata, visto che Ravenna ha trivelle e mosaici ed e' sito UNESCO.

Qui quando vennero in Abruzzo a convicerci che "l'ostilita' delle popolazioni e' sproporzionata” per il reparto trivelle. Disse pure che lui quando veniva in Abruzzo e passava per Falconara ammirava la raffineria sul mare. La gente rise.

Chi e' allora la Nomisma Energia?

E’ il ramo energetico della Nomisma, fondata da Romano Prodi che fa consulenze economiche. Davide Tabarelli e' il fondatore di Nomisma Energia e appunto fanno ricerca e consulenza economica per imprese, prime fra tutti per i petrolieri.

In cima c’e’ a questo post c'e' la pagina di Nomisma Energia come appariva qualche anno fa con le trivelle in prima veduta. E infatti ancora adesso la Nomisma Energia rivela di avere petrolio, gas, carbone, nucleare, rifiuti fra i suoi principali interessi. A chi e’ interessato al petrolio dicono di offrire:

servizi informativi specialistici, accesso a informazioni privilegiate, surveys periodiche con management di aziende del settore e decisori pubblici, monitoraggio costante delle normative e regolamenti, europei e nazionali.

Mmh.

Accesso ad informazioni privilegiate? Surveys con i decisori pubblici? C’e’ qualche legame? Chi lo sa.

Survey in italiano sarebbe questionario o statistica.

Ma poi hanno anche interessi in "Ambiente e Territorio" sotto la voce “monitorare” i fenomeni NIMBY – cioe non e’ che gli interessi capire e farsi portavoce delle preoccupazioni dei territori (non sia mai) quanto invece vogliono monitorare tutti noi che ci opponiamo a trivelle e affini e che invece vogliamo sole e vento e intelligenza e lungimiranza e dare l’esempio in questa nazione.

Il loro interesse per l'ambiente e per il territorio comprende monitorare quelli che non vogliono buchi per terra rincorrendo miti energetici vecchi di sessanta anni!

Fra i clienti di Nomisma una sfilza di nomi che comprende una serie di compagnie certo famose per il loro amore per l’ambiente e le persone: ENI Servizi, Federchimica, British American Tobacco Italia, Dow Agrosciences, Monsanto Agricoltura Italia, Philip Morris International Management; Philip Morris Italia, British GAS, Italgas, Italsementi, Toto.

E dunque eccolo qui il nostro Davide Tabarelli, di cui il Corriere della Sera ignora il passato e gli interessi.

Siamo nella trasmissione "Petrolio".

Tabarelli dice che e’ un "dovere etico" estrarre il petrolio in Basilicata e che addirittura si potrebbe arrivare a tripilcare il numero di barili.

Ah si?

Un dovere etico?

E il dovere etico di salvaguardare la vita di chi vive in Basilicata? E tutti gli scandali ambientali degli ultimi anni? Quelli non sono mica surveys? Sono fatti sulla pelle della gente, ogni santo giorno.

Si vede che lui vive altrove.

Il dovere etico sta nel lasciare questa terra un po piu' sana di quello che e' adesso, non nel triplicare i barili e la disperazione dei lucani. 

Ecco qui le sue domande e risposte al Corriere della Sera:

Abbiamo un triste primato, dopo la Danimarca siamo i primi in Europa per costi ricaduti sulle famiglie a causa dell’energia, non c’è da gioire. Solo che noi siamo anche i più virtuosi, i primi rivoluzionari del verde, ma questo ci costa. Nelle energie rinnovabili l’Italia è tra i Paesi più avanzati; spendiamo 16 miliardi l’anno per le politiche ambientali, appena poco meno della Germania, solo che loro producono più energia elettrica e hanno un Pil più alto. Vanno bene le rinnovabili, e la cosiddetta rivoluzione verde è condivisibile, ma va gestita, perché crea un sacco di problemi.

Io non so da dove vengano questi numeri, e ne dubito fortemente. Ma anche se tutto fosse vero, vuol dire che siamo inefficenti e che sprechiamo soldi. Non e' colpa delle rinnovabili se gli investimenti non fruttano tanto quanto in Germania. E' colpa di chi gestisce i soldi e magari ci deve fare il ricamo sopra per mangiarci lui ed i suoi amici se le rinnovabili non fruttano tanto quanto potrebbero.

Non sono sole e vento i cattivi, quanto gli sprechi, e chi e' responsabile di questi sprechi, ammesso che i numeri di Tabarelli, che fornisce consulenze per oil and gas, siano veritieri. Gli viene chiesto se sia contrario alle rinnovabili. Lui dice

vanno gestite bene e considerata tutta una serie di fattori. Mi spiego: a lungo termine avremo degli effetti positivi, forse. Appunto: forse. Invece, dal primo gennaio gli aumenti sono sicuri, perché il fabbisogno di energia elettrica aumenta e quindi il costo sale.

Forse avremo degli effetti positivi?

Forse?

Non e' bello questo modo di sminuire le rinnovabili e creare questo parallelo fra "forse" vantaggi delle rinnovabili e "sicuri" aumenti in bolletta del gas. Non e' giusto, non ci sono dati dietro, non ci sono prove e numeri a spiegare questa supposta correlazione. Per me e' tutto fumo negli occhi.

La verità, almeno secondo me, e' che se veramente puntassimo sulle rinnovabili, le nostre citta' soffocate dallo smog potrebbero forse soffrire un po di meno, e con loro i bambini e le persone piu' fragili costrette a respirare contanta schifezza.

E gli effetti positivi sarebbero per il breve, medio e lungo termine. Perche' non staremmo a sparare in ambiente sostanze tossiche, dal benzene ai composti sulfurei che portano danni -- questi si sicuri! -- a persone e ambiente.
 
Ma poi, Tabarelli ha mai sentito parlare di cambiamenti climatici? Non sa Davide Tabarelli che le fossili, gas incluso, contribuiscono fortemente a tutto i soqquadro climatico in atto in questi anni? E gli accordi di Parigi che li abbiamo firmati a fare?

Ma poi, siamo davvero sicuri che gli aumenti dei costi della bolletta sono a causa delle rinnovabili?

Addirittura per tranquillizzarci, Mr. Tabarelli aggiunge che l'aumento dei prezzi del gas (del 5%) e' una situazione è più tranquilla.

Cosa vuol dire questo? Perche' la situazione e' piu tranquilla? In che modo le rinnovabili ci devono spaventare? Quand'e' che l'aumento dei prezzi del gas diventa invece preoccupante?  Al 10%? Al 20%?

Mistero.

L’aumento è legato a un fattore stagionale: c’è più freddo, aumenta la richiesta e quindi il prezzo. Ma gli stoccaggi ci sono. E io dico sì a tutte quelle opere che portano gas, dal South Stream dalla Russia al Tap in Puglia.

Fa piu freddo e per questo ci sono gli aumenti? Suvvia, dobbiamo credere a questo? Proprio quest'anno aumentano i prezzi perche' c'e' piu' freddo?

E l'anno scorso non faceva freddo?

E come lo sanno per i prossimi mesi che sara' piu' freddo?

Lo sanno, vero che le previsioni meterologiche piu che a una settimana non si possono fare? 

Io credo invece che visto che anche in Italia il consumo di gas cala, devono trovare un modo per tenere i profitti, e quindi aumentano i prezzi. Il 5% e' un aumento consistente, non da niente.

E ovviamente che Tabarelli dice si a piu' gas in Italia! La Nomisma Energia e' fossile anche lei. E chissa che ruolo gioca nella cricca di corporazioni che gestisce l'energia in Italia con tutti gli inciuci fra governi, dirigenti di ditte fossili, affaristi.

Il sole e vento fanno paura perche' sono risorse maggiormente distribuite, perche' non c'e' un monopolio, perche' possiamo gesticerla da soli. 

Il primo cameo finale e' per l'Europa, dove si dice che

In Europa si usa sempre di più il gas perché il carbone presto andrà eliminato e questo è un bene: anche se più economico, è molto più inquinante.  

....

Dobbiamo aumentare la concorrenza producendolo anche noi, e il nostro è anche più pulito.

In realta' non e' proprio cosi: il consumo di gas e' in calo, ed aumenta quello delle rinnovabili, caro Davide Tabarelli. I grafici in alto sono ufficiali da Eurostat. Dove sono i suoi dati in merito al fatto che aumenta il consumo di gas per sostituire il carbone?

E la favola che il nostro gas e' piu' pulito, da dove arriva?

In che senso e' piu' pulito?

Il gas italiano ha una formula chimica diversa?

Quali libri di chimica spiegano questa magia del gas italiano?

Mistero.

Il secondo cameo finale e' per la Cina


Basti pensare che in Cina, dove il carbone rappresenta il 90% delle fonti energetiche, per il troppo inquinamento hanno ridotto la produzione interna. 

Si e' vero. Ma lei dimentica di dire, caro Tabarelli che la Cina ha iniziato una *corsa* verso le rinnovabili. Vogliono essere i leader globali, e siccome gli USA di Trump fanno veramente pena in questo senso, hanno il campo aperto.  Per sostituire il carbone, non puntano mica su gas, puntano su sole e vento!

Citta' intere create ed alimentate dalle rinnovabili, citta' di 10 milioni di abitanti con tutti gli autobus elettrici, programmazione per il 100% di autovetture rinnovabili, sperimentazione di batterie nuove, persino tratti di autostrada elettrica.

Certo, partono da una situazione molto peggiore dell'Europa.  Hanno inquinamento enorme a causa delle scelte del passato. Ma adesso hanno *deciso* di darsi una svolta, e di fare sul serio, con idee, progetti, passi in avanti, legislazione. E vanno avanti. Per davvero.

Questa e' una rivoluzione verde. Non quella che abbiamo in Italia.

Ed e' una rivoluzione perche' la si vuole, non perche' capita a caso.

Infine una parola alla giornalista Claudia Voltattorni: ma intervistare qualcuno che non parli di ambiente dal suo punto di vista di fornitore servizi all'industra del petrolio? 

Potrebbe mai succedere?

Oppure dobbiamo per forza convincere gli italiani che il cerchio e' quadrato?


Friday, October 6, 2017

Porto Rico: quel che resta e' il sole









"Everybody told me I was crazy because it was so expensive. 
Now I have power and they don't" 

Hector Santiago, dal suo vivaio

Dell'uragano Maria se n'e' parlato tanto in questi giorni. Delle contoversie sulla risposta di Trump al sindaco di San Jose, la capitale dell'isola, e dei danni infiniti portati a questo piccolo protettorato americano.

L'uragano e' arrivato il giorno 20 settembre e quasi tutti i 3.4 milioni di residenti sono rimasti senza corrente e senza acqua. A soffrire per questi enormi danni tutti, ma principalmente il settore agricolo che e' forse l'unica attivita' fiorente qui, visto che c'e' una profonda recessione che dura da anni e che ha radici strutturali profonde.

L'agricoltura da lavoro a 7,000 persone. 

E adesso c'e' un'altra storia, quella del viviaio in localita' Barranquitas, che si estende per 16 ettari di terreno. Il vivaio si chiama Cali Nurseries ed e' di Hector Santiago. Forniscono piante e fiori per grandi catene di supermercati, specie negli USA.

Tirano su stelle di Natale e orchidee e le vendono a Costco, Walmart e Home Depot.

Qualche anno fa, Mr. Santiago investi' circa $300,000 dollari per solarizzare la sua impresa, installando 244 pannelli solari.

E' una delle poche attivita' rimaste funzionanti in Porto Rico perche' la maggior parte degli altri residenti non ha accesso all'elettricita' a causa dell'uragano Maria.

Anche la sua struttura e' stata danneggiata, circa un quarto dei pannelli hanno avuto danni da detriti e oggetti vari, ma il rimanente quantitativo di pannelli gli ha permesso di tenere le luci accese e di continuare a pompare l'acqua dai pozzi artesiani.

Le perdite per Mr. Santiago sono state gravi: circa 1.5 milioni di dollari fra infrastruttura e piante distrutte. Ma fra queste perdite non c'e' il problema di dove prendere l'elettricita'.

Per il resto dell'isola invece, dove l'elettricita' e' per la maggior parte provieniente dalle fossili, si prevede che ci vorranno mesi per tornare alla normalita'. In questo momento, a due settimane dall'uragano solo il 9% dei residenti ha l'elettricita' in casa.

E cosi, si inizia a pensare in grande: la possibilita' di usare l'uragano Maria per accelerare la transizione verso il sole e microreti di distribuzione elettrica a Porto Rico.

Ha iniziato Elon Musk della Tesla, con l'invio di centinaia di batterie e di pannelli solari da installare dopo l'uragano. Richard Branson della Virgin ha incontrato vari rappresentanti dei governi dei Caraibi per mettere su un fondo "green" per la ricostruzione rinnovabile e sostenibile di cio' che e' andato distrutto.

Addirittura Elon Musk dice che i suoi tentativi passati di solarizzare isole piccole come Kauaii nell'arcipelago delle Hawaii, possono essere riprodotti in scala maggiore per Porto Rico.

Il governatore dell'isola gli ha risposto.

"Let's talk" gli ha detto.

Nel frattempo Mr. Hector Santiago e' tornato a distribuire le sue piante al resto del mondo. 




 

Tuesday, September 8, 2015

Hawaii: energia dalle correnti dell'oceano

L'impianto inaugurato il 21 Agosto 2015 



 Se dovesse andare bene, una piattaforma senza petrolio, 
ma solo per sfruttare le correnti oceaniche


“The ocean is the world’s largest battery. 
Sunlight is stored in the surface layer of the ocean, 
and we are collecting all this solar energy” 

 Duke Hartman, Makai - Hawaii

"Today marks the launch of the world’s largest operational
ocean thermal power plant. This plant provides
a much-needed test bed to commercialize 
ocean thermal energy conversion technology
and bolster innovation, and it serves as a stepping stone
to larger plants that will provide meaningful
 amounts of stable, clean power to Hawaii and other locations
 in Asia Pacific such as Okinawa in the near future.” 

Il visionario governatore delle Hawaii, David Ige

Ecco, qui. Il primo impianto di conversione di energia termica dall'oceano.

La tecnica si chiama Ocean Thermal Energy Conversion (OTEC) e alle Hawaii in questi giorni hanno inaugurato il primo impianto al mondo a sfruttare questa tecnica.

Fondamentalmente, il processo che si applica che produrre elettricita' e' quello di sfruttare la differenza di temperatura fra gli strati superficiali dell'acqua (caldi) e quelli in profondita' (freddi).

Funziona cosi: l'acqua calda, a circa 25 gradi Celsius e da circa 20 metri di profondita' viene mandata a vaporizzare l'ammonia che bolle a temperatura ambiente. La pressione di questo gas alimenta una turbina ed ecco qui l'elettricita'. L'acqua fredda viene poi usata per raffreddare questa ammonia cosicche la si possa usare di nuovo.

La ditta che ha realizzato l'impianto, Makai Ocean Engineering assieme alla Marina USA e all'Istituto dell'Energia Naturale della Hawaii (si hanno anche questo!), spiega che non c'e' bisogno di impianti di stoccaggio dell'energia, perche' le differenze di temperatura sono presenti sia di giorno che di notte e che quindi l'energia puo' essere estratta quando lo si vuole.

L'impianto della Makai si trova sulla Big Island delle Hawaii, vicino a Kona, e per ora e' semi-sperimentale, nel senso che riesce ad alimentare solo 120 case ed e' la prima volta che viene veramente usata. Si vedranno adesso se e quali siano problemi, e come fare per migliorare.  Ma la Marina USA e' interessata ad usare questa tecnologia su grande scala.

Un impianto piu' grande e' previsto per il Giappone, sull'isola di Kyushu. Anche il Brasile, Sri Lanka e le Maldive sono interessate.

Il progetto e' onshore, ma se le cose dovessero andare bene, si pensa di mettere queste "piattaforme"

a mare, e non per fare buchi, ma per usare quello che l'oceano ci da gratis, senza emissioni di CO2 in atmosfera e come detto, 24 ore su 24.  Come sempre niente nasce a caso, e dietro a Makai ci sono anni ed anni di investimenti, di tentativi, di ottimizzazione.

Ovviamente  tutto questo puo' andare bene per le Hawaii e per altri posti dove ci sono zone tropicali con oceani profondi e con grandi dislivelli di temperatura. Non credo che funzionerebbe altrettanto bene per l'Adriatico, per esempio. Ma l'idea di base e' che le soluzioni ci sono -- che sia il mare, che sia il sole, che sia il vento. Basta solo usare il cervello e volerlo.

Non e' che siamo condannati per forza e per sempre a tirare fuori melma dal sottosuolo.