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Tuesday, October 29, 2019

Egitto: Benban, il piu' grande campo solare del mondo







L'Egitto che cerca di cambiare.

Siamo nella provincia di Aswan 650 a sud della capitale Il Cairo: e' qui che sorge Benban Solar Park, costo 4 miliardi di dollari, e nel bel mezzo del deserto.

L'opera e' faraonica, e qui ci sta proprio il termine, perche' quando sara' completata coprira' 37 chilometri quadrati con sette milioni di pannelli fotovoltaici. Quando la costruzione sara' terminata sara'  il primo impianto solare a grande scala del paese, con la capacita' di generare 1.8 GW di elettricita'.

Sara' pure il piu' grande impianto solare del mondo.
E anzi e' cosi grande che e' visibile dallo spazio.

La prima apertura parziale e' avvenuta nel Giugno 2018, ad Ottobre del 2019 era in azione quasi l'80% del progetto.

Cinque anni fa la richiesta di energia del paese era di 28 gigawatt, ed un'approvvigionamento di soli 24. E questo portava a molti black out.


Il Benban Solar Park e' parte di questa soluzione: il lotto su cui e' stato costruito e' stato diviso in 41 sub-divisioni assegnati a 30 ditte diverse che costruiranno i loro impianti e che poi venderanno elettricita' al governo a prezzi competitivi.  Gran parte dell'infrastruttura, rete elettrica, strade e comunicazioni e' stata costruita dall'ente governativo per l'elettricita',  la Egyptian Electricity Holding Company, e altri investimenti sono arrivati da enti internazionale.

Ovviamente non e' tutto facilissimo: le temperature elevate nel deserto possono causare problemi alle comunicazioni, e cosi pure polveri e tempeste di sabbia che possono ridurre l'irraggiamento. Ci vogliono dunque speciali accorgimenti affinche' tutto funzioni al meglio.

Ma anche qui c'e' l'elefante di cui nessuno vuole parlare: l'Egitto ha in questo momento 97 milioni di persone,  e le stime sono che dovra' raddoppiare la propria produzione di energia nel giro di pochi anni per soddisfare le esigenze di tutti.  Si stima che l'aumento della popolazione arrivera' a 120 milioni entro il 2030, e poi a 150 milioni nel 2050.

Erano solo 27 milioni nel 1960.
La popolazione sara' quintuplicata in meno di cento anni, e finora e' piu che triplicata in 60 anni.

Ovviamente questo non si ferma all'elettricita'.

La poverta' aumenta, la disponibilita' di acqua e' limitata, il Nilo e' uno dei fiumi piu inquinati del mondo.  Il cibo scarseggia e l'agricoltura e' in declino a causa di perdita di campi all'urbanizzazione, cambiamenti climatici e desertificazione. Le opportunita' lavorative sono poche. Il rischio di instabilita' sociale aumenta.

Di fronte ad una quintuplicata popolazione non ci potra' essere Benban che tenga.


Wednesday, October 3, 2018

Porto Rico: dopo l'uragano Maria piantati 750mila nuovi alberi
























We believe ecology recovery goes hand in hand with human recovery
Lloveras San Miguel, Para la Naturaleza


Il giorno 20 Settembre 2018 e' stato il primo anniversario dell'avvento dell'uragano Maria a Porto Rico.

L'elettricita' ando' via per settimane e mesi, e in alcuni casi non e' neanche mai tornata, ci sono stati morti, c'e' stata distruzione.

Ma come per tutte le cose umane, la vita torna, e in questo caso e' tornata con nuovi alberi.

In particolare la non-profit Para la Naturaleza ha deciso di piantare 750mila nuovi alberi, di 400 varieta' diverse. Si parte con la citta' di ComerĂ­o. Entro il 2033 il 33% della terra di Porto Rico verra' dichiarata protetta. Adesso siamo solo al 16%.

Durante l'uragano sono stati sradicati molti alberi. Alcune stime parlano di 31 milioni di alberi altre di addirittura 480 milioni, per cui 750mila sono solo un piccolo passo, ma e' importante partire, e come sempre, la natura che cresce porta ispirazione e bellezza a tutti, e si spera buona volonta'.

Ci saranno anche giardini botanici associati alle scuole in modo da coinvolgere i ragazzi a "costruirsi la propria foresta", ad impare lezioni su come gli alberi mantengono i sedimenti, e prevengono erosione ed allagamenti. Gli alberi morti, uccisi dall'uragano Maria verrano usati come concime.

Gli alberi piantati saranno indigeni, dal cacao all'Annana Muricata, che e' tipico della zona.

Pian piano e'  ricresciuta l'erba e piccoli arbusti sono gia' germogliati, ma ci vorranno fino a 100 anni per tornare alla foresta come era prima.

E cosi l'uomo dara' una mano, ma il piu' grande aiuto sara' dato dalle specie animali, che si spera torneranno e riporteranno l'ecosistema alla normalita' - pipistrelli e uccelli in primis.

Anzi, morti uccelli sono morti dopo l'uragano perche' erano finiti cibo - semi, bacche e altri alimenti direttamente collegati ad una forest sana e viva.  Anche insetti e lucertole sono morti perche' mancavano i loro posti per cibarsi e per nascondersi.  Alcune specie hanno potuto riadattarsi fuori dalla foresta - iguane e altri rettili per esempio hanno saputo migrare dalle foreste a spazi aperti senza troppi problemi ma non e' cosi per tutte le specie.

Ovviamente c'e' preoccupazione dell'introduzione di specie nuove in sistemi dove prima non ci sono mai stati, e si teme che questa migrazione di iguane per esempio possa rompere tutti i delicati equilibri. Un po come con l'arrivo dei cinghiali dove prima non c'erano.

El Yunque National Forest e' di particolare preoccupazione per gli ecologisti. E' questa una foresta tropicale che e' fonte di sostentamento economico, per il turismo che genera e perche' fornisce acqua alle comunita' vicine.  Dopo l'uragano la foresta e' diventata marrone, ma pian piano il color verde torna a ravvivarsi.

L'unica cosa buona di questo uragano e' stato che ha dato agli scienziati la possibilita' di studiare le dinamiche delle foreste, come si rigenerano



Sunday, April 8, 2018

Il 100% dell'elettricita' del Portogallo e' stata rinnovabile a Marzo 2018







"Last month's achievement is an example of what
will happen more frequently in the near future. 
It is expected that by 2040 the production of
renewable electricity will be able to guarantee,
in a cost-effective way, the total annual electricity
 consumption of mainland Portugal"


Commentando il 100% rinnovabile a Marzo 2018 in Portogallo





E chi l'avrebbe mai detto che il piccolo e per lo piu' silenzioso Portogallo ci sarebbe riuscito, cosi spettacolarmente, cosi' velocemente?

E' una notizia bella che arriva direttamente dalla Associazione per l'Energia Rinnovabile del Portogallo, la APREN: a Marzo del 2018 *tutta* l'energia elettrica del paese e' stata da fonti rinnovabili.

Anzi, meglio ancora, il paese ha generato il 103.6% dell'elettricita' necessaria da vento ed idroelettrico, cioe' hanno fatto meglio di quanto le servisse.

Anche se tutti pensiamo che il leader delle rinnovabili in Europa siano i tedeschi o gli svedesi, il Portogallo e' fortemente motivato a diversificare la sua energia. E anzi, attivamente cercano di liberarsi dal petrolio e di portare avanti politiche che favoriscano sole e vento.

Gia' nel 2016 infatti sono riusciti ad alimentare tutto il paese con solo energia green e per 107 ore di fila, piu' di quattro giorni.

Nel giro di due anni, dico due!, sono passati da quattro giorni ad un mese intero, segno delle potenzialita' delle rinnovabili, della serieta' dei portoghesi in questa direzione, e della tecnologia che procede a passi da gigante.

E infatti, il rapporto dell'Associazione per l'Energia Rinnovabile del Portogallo, in un comunicato ufficiale dice proprio questo: che questi risultati sono un esempio di quello che accadra' sempre piu' spesso nel futuro. Ci si aspetta che entro il 2040 la generazione di energia elettrica rinnovabile potra' garantire in modo sempre piu' efficente e a costi conenuti il consumo totale di energia elettrica nel paese.

La crescita e' stata strabiliante. Per tutto il 2013 il paese ha generato il 26% della sua energia dalle rinnovabili. Nel 2016 si era arrivati al 55%. Purtroppo il 2017 ha visto un calo, a causa della siccita' che ha colpito laproduzione di energia dall'idroelettrico, e per l'annata appena terminato, le rinnovabili hanno portato al 42% dell'energia.

Per Marzo 2018 il 55% dell'energia e' stato dall'idroelettrico, e il 42% e' stato dal vento. Il resto e' stato dal sole, dalle biomasse. Ci sono anche stati anche alcuni brevi momenti di transizione, in cui si sono usate coperture fossili, ma quegli intervalli sono stati brevi e coperti e superati dalle rinnovabili che hanno generato energia in eccesso nei momenti in cui le condizioni meteo erano favorevoli.

Chi e' questa APREN? E' una associazione che rappresenta il 93% di tutti i produttori rinnovabili del paese, da micro-reti fino ai produttori di idroelettrico. Il suo ruolo e' di coordinare interessi dei produttori con quelli del governo, e dei ministeri collegati alla generazione e all'uso di energia. Hanno anche ruolo di rappresentanza presso l'UE. Il Portogallo ha 10 milioni di abitanti. Il suo PIL varia fra il 36esimo al mondo e il 50esimo, a seconda dei vari indicatori.

L'Italia ne ha 60 di milioni di abitanti. Il suo PIL secondo le stesse classifiche varia dal numero 9 al numero 27.

Non abbiamo veramente scuse. I portoghesi hanno iniziato queste poltiche rinnovabili nel 2008. E i loro risultati mostrano che si, si puo' fare. Basta mettersi li, volerlo, pensarlo, investire oggi e seminare per il futuro.

In Italia invece siamo qui ancora a discutere di lotti petroliferi, fra il Veneto e la Puglia, fra il Piemonte e la Basilicata, e con poche politiche coordinate, con pochi obiettivi verdi davanti a noi.

Adesso arriva un nuovo governo (forse!). Chinque siano, spero che l'ambiente sia la loro prima priorita'. Ne vinciamo tutti, in salute, in costi energetici, in immagine, per la posterita'.

Volli, sempre volli, fortissimamente volli.

Wednesday, December 27, 2017

Germania: per Natale il costo dell'energia e' stato negativo









Il regalo di Natale per i tedeschi e' stato che l'elettricita' ha avuto costi negativi il 25 Dicembre 2017.

Il paese ha speso piu' di 200 miliardi di dollari negli scorsi venti anni per rinnovabilizzare la sua rete elettrica ed ecco qui il risultato.

Ogni tanto, come appunto i giorni 24 e 25 dicembre viene prodotta cosi tanta elettricita' che occorre pagare i contribuenti per usarla.

I dati vengono dall'EPEX, ente che misura gli scambi energetici in Europa ed e' il risultato di vari fattori: temperatura non troppo bassa, venti forti, e bassa richiesta di elettricita'.

Ovviamente questo perche' erano giorni di Natale e le fabbriche erano chiuse, e perche' nessuno puo' fermare le dinamiche del vento. Quei giorni spirava abbondantemente. D'altro canto, il nucleare e/o il carbone che viene usato in parallelo al vento non e' facile da spegnere e cosi c'e' stato un surplus di energia da ambo le sorgenti.

E cosi il weekend di Natale, chi consumava elettricita' e' stato pagato circa 50 euro a megawatt-ora.

Tutto questo, cioe' la rete che genera piu' energia di quanto possa smaltire, e' successo gia' almeno 100 volte nel 2017. 

Al massimo della "generosita'" del vento, il prezzo e' stato di 83 euro per megawatt-ora.

E' gia' successo anche in Belgio, UK, Francia, Olanda e Svizzera, ma in Germania accade piu' frequente che altrove. A volte riescono a vendere energia ai vicini, altre volte e' piu' difficile farlo. E questo perche' appunto, spegnere le fossili o il nucleare e' difficile da farsi in tempi brevi e perche' il vento non si puo' fermare.

Invece c'e' ancora molto da fare sul reparto stoccaggio di energia e cosi, per eliminare l'energia in eccesso dalla rete e per evitare il sovraccarico, la si regala via o si pagano i consumatori. 

Creare un sistema di stoccaggio efficenti e affidabili e' uno dei temi piu' importanti per il progresso delle rinnovabili, in Germania ed altrove, e si cerca di risolvere il problema con varie accortezze anche se c'e' ancora molto da fare.

La RWE e' uno dei piu' grandi produttori di energia elettrica del paese:  usano le previsioni del tempo per regolamentare la generazione di energia, quando ce n'e' troppa per esempio la usano per pompare acqua in un lago d'Austria che funziona da batteria naturale. Quando serve energia, l'acqua viene rilasciata a valle e vengono usate delle turbine per generare elettricita'. L'acqua resta a valle, in attesa di essere riportata a monte durante i nuovi surplus.

Un insieme di nuovo e vecchio, assieme per arrivare, prima o poi, si spera prima ad un mondo finalmente libero dal petrolio.

Friday, October 6, 2017

Porto Rico: quel che resta e' il sole









"Everybody told me I was crazy because it was so expensive. 
Now I have power and they don't" 

Hector Santiago, dal suo vivaio

Dell'uragano Maria se n'e' parlato tanto in questi giorni. Delle contoversie sulla risposta di Trump al sindaco di San Jose, la capitale dell'isola, e dei danni infiniti portati a questo piccolo protettorato americano.

L'uragano e' arrivato il giorno 20 settembre e quasi tutti i 3.4 milioni di residenti sono rimasti senza corrente e senza acqua. A soffrire per questi enormi danni tutti, ma principalmente il settore agricolo che e' forse l'unica attivita' fiorente qui, visto che c'e' una profonda recessione che dura da anni e che ha radici strutturali profonde.

L'agricoltura da lavoro a 7,000 persone. 

E adesso c'e' un'altra storia, quella del viviaio in localita' Barranquitas, che si estende per 16 ettari di terreno. Il vivaio si chiama Cali Nurseries ed e' di Hector Santiago. Forniscono piante e fiori per grandi catene di supermercati, specie negli USA.

Tirano su stelle di Natale e orchidee e le vendono a Costco, Walmart e Home Depot.

Qualche anno fa, Mr. Santiago investi' circa $300,000 dollari per solarizzare la sua impresa, installando 244 pannelli solari.

E' una delle poche attivita' rimaste funzionanti in Porto Rico perche' la maggior parte degli altri residenti non ha accesso all'elettricita' a causa dell'uragano Maria.

Anche la sua struttura e' stata danneggiata, circa un quarto dei pannelli hanno avuto danni da detriti e oggetti vari, ma il rimanente quantitativo di pannelli gli ha permesso di tenere le luci accese e di continuare a pompare l'acqua dai pozzi artesiani.

Le perdite per Mr. Santiago sono state gravi: circa 1.5 milioni di dollari fra infrastruttura e piante distrutte. Ma fra queste perdite non c'e' il problema di dove prendere l'elettricita'.

Per il resto dell'isola invece, dove l'elettricita' e' per la maggior parte provieniente dalle fossili, si prevede che ci vorranno mesi per tornare alla normalita'. In questo momento, a due settimane dall'uragano solo il 9% dei residenti ha l'elettricita' in casa.

E cosi, si inizia a pensare in grande: la possibilita' di usare l'uragano Maria per accelerare la transizione verso il sole e microreti di distribuzione elettrica a Porto Rico.

Ha iniziato Elon Musk della Tesla, con l'invio di centinaia di batterie e di pannelli solari da installare dopo l'uragano. Richard Branson della Virgin ha incontrato vari rappresentanti dei governi dei Caraibi per mettere su un fondo "green" per la ricostruzione rinnovabile e sostenibile di cio' che e' andato distrutto.

Addirittura Elon Musk dice che i suoi tentativi passati di solarizzare isole piccole come Kauaii nell'arcipelago delle Hawaii, possono essere riprodotti in scala maggiore per Porto Rico.

Il governatore dell'isola gli ha risposto.

"Let's talk" gli ha detto.

Nel frattempo Mr. Hector Santiago e' tornato a distribuire le sue piante al resto del mondo. 




 

Sunday, July 16, 2017

La Statoil Norvegia apre il piu' grande campo eolico galleggiante del mondo in Scozia







Hywind e' ora in funzione. Energia per 20mila case. Il primo ministro di Scozia, Nicola Sturgeon dice che fara' bene all'economia e che fara' crescere la reputazione internazionale della Scozia come leader dell'energia verde.


15 miglia dalla localita' Peterhead in Aberdeenshire
5 turbine su un area di 5 chilometri quadrati
175 metri sulla superficie del mare
78 metri di profondita
15 anni per completarla

progetto... Statoil!

 
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Fino a pochi anni fa era considerata una tecnologia sperimentale per generare energia rinnovabile. Adesso diventa realta' dalla Norvegia alle coste di Scozia.

E' il progetto Hywind, fatto di cinque turbine eoliche in mare al prezzo di 230 milioni di euro e che sara' elettricita' a 20mila case.

Ed e' innovativo perche' e' un impianto galleggiante, collegato con cavi al sottouolo marino. Altri campi eolici a mare riescono a generare ancora piu' elettricita', ma questa e' la prima volta che lo si da con impianti galleggianti e non montati, fissi, al sottosuolo. Ma il progetto e' innovativo anche perche' alla guida di tutto c'e' la piu' grande ditta nazionale di petrolio di Norvegia.

E' la Statoil che cerca di diversificare il suo portfolio. Irene Rummelhoff, che guida il settore "low-carbon" della ditta norvegese dice che questo progetto apre le porte ad una quantita' illimitata di energia dal mare.

Di solito, i campi eolici a mare con postazione fissa si possono mettere al massimo in acque che arrivano a 40 metri di profondita'. E questo vuol dire che se la ventosita' maggiore e' piu' a largo,  oltre i 40 metri, quelle localita' non sono accessibili. Adesso invece con questi impianti galleggianti si puo' arrivare fino a 700 metri, aprendo altre porzioni di mare al vento. Secondo Irene Rummelhoff si potra' presto arrivare a profondita' ancora superiori, nella speranza che la visibilita' sia sempre minore.

Tutto questo fa si che altri paesi dalla conformazione geografica non adatta ai 40 metri delle turbine ancorate al sottouolo possono sviluppare meglio il loro potenziale eolico con queste strutture galleggianti - Francia, Germania, UK. I costi per ora sono elevati, date le complessita' tecniche di stare in mare aperto, ma si spera che con il tempo, e la standardizzazione, e l'esperienza, si possano ridurre.

Anche per la Statoil le ambizioni sono piu' grandi di Hywind, vogliono aprire anche alle Hawaii e in California, Giappone e Corea.