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Sunday, July 15, 2018

Cambiamenti climatici: il piccolo-grande Rhode Island porta in tribunale Shell, BP, Exxon e Chevron







Una lezione per Marcello Pittella, governatore lucano e per tutti i politici italiani.
Ecco cosa significa avere la schiena dritta.



"Rhode Island seeks to ensure that the parties who have profited from externalizing the responsibility for sea level rise, drought, extreme precipitation events, heatwaves, other results of the changing hydrologic and meteorological regime caused by global warming, and associated consequences of those physical and environmental changes, bear the costs of those impacts on Rhode Island.



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E' lo stato piu' piccolo dell'unione USA. E' il Rhode Island, stato costiero a sud di Boston, di cui non si sente parlare mai.

In questi giorni pero' e' sulle cronache USA per avere denunciato, l'intero stato del Rhode Island, BP, Chevron, ExxonMobil e Shell ed altre 17 petrol-ditte per avere "consapevolmente" contribuito ai cambiamenti climatici, e per avere causato "catastrofiche conseguenze" al Rhode Island, alla sua economia, alle sue comunita', ai suoi residenti e ai suoi ecosistemi.

E questo lo dice l'Attorney General, l'equivalente dell' assessore alla giustizia dello stato del Rhode Island e dal nome Peter F. Kilmartin, dal suo twitter account. 
 
Sebbene ci siano state altre cause contro i petrolieri in giro per il mondo, questa e' la prima volta che uno stato USA lo fa in modo ufficiale.

Per molto tempo l'idea e' stata che i petrolieri fossero dei colossi troppo grandi per qualsiasi tipo di azione legale, protesta, e che semplicemente ci si dovesse inchinare a Big Oil.

Vedi politici italiani, da Renzi a Pittella.

Invece in questi ultimi anni, sopratutto grazie alle proteste sempre piu' numerose contro i petrolieri e le loro azioni, dal fracking alle trivelle in mare, con le tante e tante iniziative popolari dal basso in tutto il mondo, Italia compresa, ci si rende conto che il potere dell'opinione pubblica puo' fare molto per fermarli.

Non siamo cosi deboli come pensavamo, specie quando l'eco delle loro nefandezze e della nostra resistenza si fa sentire in tutto il mondo.  E questo secondo me, da' anche coraggio e determinazione alla classe politica, se questa e' libera e non serva di nessuno. I politici che denunciano lo sanno che dietro di loro c'e' il consenso, e non un pubblico ignorante.

In questa faccenda del Rhode Island, non c'e' solo l'Attorney General a denunciare i petrolieri, ma proprio tutta la classe politica dello stato: il governatore Gina Raimondo,  i parlamentari Jim Langevin e David Cicilline e il senatore Sheldon Whitehouse. Tutti compatti.

Tutti senza paura.

Una piccola domanda: e se, per dirne una, il governatore lucano Marcello Pittella avesse fatto lo stesso, per tutti i danni che l'ENI ha portato alla sua regione? 

Non lo sapremo mai, perche' Pittella non ha mai avuto questo coraggio, questa voglia di difendere la sua gente. Li voleva accontentare tutti i raccomandati, figuriamoci se non voleva accontentare Mr. Petrolio!

Quello che sappiamo pero' e' che questo del Rhode Island e' un passo storico per le conseguenze all'industria del petrolio a livello mondiale.

E non dico per dire.

In tutto il mondo adesso si parla delle sigarette che fanno venire il cancro ed in alcuni posti (vedi California) fumare e' considerata una cosa da sfigati, che fa male, e che non ha senso. Non e' sempre stato cosi' e per decenni fumare e' stato visto come una cosa di uomini macho, o di donne sofisticate.

Come e' iniziato il tutto?

Quando gli Attorney General di vari stati USA hanno iniziato a denunciare in tribunale Big Tobacco. L'idea dietro queste denunce e' che il costo economico e sociale delle trivelle (o delle sigarette) finira' per incidere sulle tasche del contribuente pubblico, e che invece e' necessario che a pagare sia chi ha fatto il danno e ci ha lucrato sopra, i petrolieri (o i produttori di sigarette).

Kilmartin ha tenuto delle conferenze stampa dove ha spiegato il perche' del suo gesto.

I petrolieri sapevano quel facevano e che le loro azioni avrebbero messo a soqquadro il pianeta e le generazioni future. Lo hanno saputo per quasi 50 anni, secondo i loro documenti interni quando hanno iniziato loro stessi a studiare i cambiamenti climatici. Ciononostante hanno continuato a trivellare incuranti del pianeta, dei suoi abitanti e delle conseguenze catastrofiche del loro operato.

Sapevano che le loro azioni sarebbero state irreversibili. E invece hanno messo su un elaborato schema per nascondere la verita', ingannare il pubblico, insabbiare l'evidenza scientifica, creare dubbi nella mente della gente, dei regolamentatori, dei giornalisti, degli insegnanti e del pubblico in generale.

Nel Rhode Island, secondo Kilmartin, i petrolieri hanno violato la legge sull'inquinamento, l'Environmental Rights Act con il loro inquinamento e hanno distrutto regioni naturali dello stato.  

E dunque, il Rhode Island vuole che siano i petrolieri a pagare per l'innalzamento dei livelli del mare, delle siccita', delle precipitazioni estreme, delle ondate di calore e di altri eventi che hanno disturbato il naturale regime idrogeologico, ecologico e metereologico dello stato del Rhode Island.

Non e' giusto che a pagare sia la collettivita', in nessuna maniera.

Non devono essere i residenti ne lo stato a pagare per rimediare eventi estremi come gli uragani
Harvey e Irma che hanno colpito il Rhode Island, ne tantomeno tutti quelli che colpiranno lo stato nel futuro.



Amen.

Ad averceli dei politici cosi in Italia.

Thursday, March 24, 2016

Marcello Pittella, governatore lucano e il "dialogo" sul referendum

 Invece di tutti i blabla sul referendum, ci dica cosa vuole fare per le emissioni 
selvagge del Centro Oli di Viggiano, courtesy of ENI.



Ci mancava solo Marcello Pittella, il governatore della Basilicata che cambia parere come cambia il vento. Occorre ricordare che Marcello Pittella e' (era?)  uno dei nove governatori in favore del referendum e che adesso, folgorato sulla via di Renzi, decide, cosi sembra, di cambiare idea.

Dice:

“Leggo le quotidiane esternazioni di alcuni miei colleghi presidenti di Regione del Sud sul tema referendum anti-trivelle. E dico: basta. Non se ne può più. Siamo in presenza di un attacco al Governo del tutto fuori luogo, che non condivido assolutamente e dal quale prendo le distanze, specie quando sento utilizzare in pubblico – come ha fatto recentemente in televisione Michele Emiliano – un linguaggio colorito, infarcito di offese personali nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri, che stonano, per non dire altro, in bocca ad un uomo delle Istituzioni."

Non guardo la televisone italiana e non so cosa abbia detto Michele Emiliano, governatore della Puglia. Ma qualsiasi cosa abbia detto, e' vergognoso, semplicemente vergognoso che un governo lavori per mesi per fare ostruzionismo contro il referendum, e poi quando riesce ad ammazzare solo 5 quesiti su 6, dica alla gente "e' un referendum inutile",  non andate a votare.

Grazie!

Sono stati loro ad ammazzare l'essenza del referendum, appunto, uccidendo 5 quesiti su 6, invitando all'astensionismo e sprecando almeno 300 milioni di euro, rifiutandosi di accorpare il referendum alle amministrative di Giugno, ed ora cercano di dire che il referendum e' inutile. Roba che gli ignavi di Dante sono dei signori.

Dal mio punto di vista, il governo, i ministri e tutti quelli che lavorano per sprecare soldi pubblici meritano tutte le "parole colorite" e le "offese personali" possibili, e di piu'.  Matteo Renzi ai miei occhi e' solo un politicuccio senza stoffa, poco intelligente, poco lungimirante, poco amante dell'Italia.

Quello che stona, caro Marcello Pittella, non sono le parole di Michele Emiliano, ma il modo in cui lei governa la sua regione, la Basilicata. Piu di altri lei dovrebbe sapere cosa significhi avere petrolio in mare o in terra, visto lo schifo che l'ENI ha fatto in Basilicata e per cui lei non ha fatto niente di niente. Piu' di altri lei dovrebbe battersi per abbracciare una vera economia moderna, green, lontana dalle fossili, in terra o in mare. Pozzi nuovi o vecchi.

Ogni settimana al Centro Oli succede qualcosa, e lei puntualmente o non dice niente o minimizza.

Al diavolo le parole forti. Ci vogliono i fatti, non gli sceneggiati, capisce?

Lei avrebbe dovuto essere il primo a dire: basta petrolio, in terra, in mare, con ogni strumento possibile. E invece e' qui a cercare di democrazia-cristianizzare il voto, e di creare pure qui la festa dei tarallucci e vino.

E' vergognoso.


Col Governo siamo chiamati a confrontarci in modo serio e costruttivo. E anche alla luce degli importanti e strategici risultati ottenuti proprio in forza del dialogo avviato nei mesi scorsi con Matteo Renzi e i suoi Ministri, non posso accettare che si strumentalizzi a fini politici, o ancora peggio per ritorsioni di carattere personale, una bella pagina di democrazia, qual è quella alla quale gli italiani saranno chiamati a dare vita fra meno di un mese.

In modo serio e costruttivo? E da quando in qua Matteo Renzi si comporta in modo serio e costruttivo con l'Italia?  Questo governo non e' stato votato da nessuno e dobbiamo "confrontarci" con quest'uomo e il suo entourage dopo lo squallore con cui Matteo Renzi e' arrivato alla poltrona? O con questo Matteo Renzi che all'ONU va a fare proclami sull'energia green e quanto sono belle le rinnovabili e poi invece che fa tagli retroattivi agli incentivi sulle rinnovabili stesse? O con Matteo Renzi che difende a spada tratta le trivelle senza ascoltare la gente?

Il dialogo, lo si fa con gente che ascolta, che non imbroglia, che non lavora a servizio dei petrolieri. Il dialogo lo si fa quando c'e' rispetto e onesta' da parte dei governanti. Chi sta strumentizzando il voto a fini politici se non il governo che propaganda messaggi falsi? Chi fa ritorsioni di carattere personale? Dov'e' questa bella pagina di democrazia quando il voto e' stato cosi bistrattato e quando meta' del PD chiede astensionismo e spreco di soldi?

Caro Pittella, perche' non ci dice invece cosa ha fatto lei per la Basilicata? Per proteggere i lucani dalla monnezza del Centro Oli? Per evitare la costruzione di Tempa Rossa? Per indagare chi e come ha inquinato il Pertusillo? Quando si assicurera' che l'ARPAB funzioni tutti i giorni e non solo quando fa comodo ai petrolieri? Quando chiedera' una indagine sull'inquinamento ENI in Basilicata? Quando condannera' pubblicamente questa ditta che ha avvelenato Viggiano e tutta la democrazia lucana?

Ah, si dobbiamo prima fare il "confronto serio e costruttivo" con l'ENI per sentire che la fiaccola e' un gran ben "dispositivo di sicurezza" e bercela tutta, vero?

Certo.


Forse sfugge a qualcuno che le Regioni – e con esso il Governo nazionale – hanno di fatto già vinto la battaglia per vietare nuove trivelle nel nostro mare entro le dodici miglia dalla costa. E il quesito sul quale saremo chiamati a pronunciarci, recandoci alle urne, come io farò, domenica 17 aprile, riguarda solo ed esclusivamente la durata delle autorizzazioni già concesse ed attive da decenni.
Ho detto “no”, e lo confermo, alle estrazioni in mare. Poi si può condividere o meno ciò che autorevolmente e legittimamente dice il prof. Romano Prodi, che giudica un “suicidio” per il Paese la eventuale vittoria dei “sì”, ove mai il quorum fosse raggiunto. Un dato però è certo: gli italiani vanno messi nelle condizioni di approfondire e di farsi una idea personale sulla reale posta in gioco.
Non serve a nessuno, meno che mai alle Regioni del Mezzogiorno, trasformare il referendum sulle trivelle in mare in una scelta di campo all’interno del Partito Democratico, per farne materia di scontro ideologico contro il Governo e il suo premier.

No, tesoro. Ecco qui altri imbrogli. Il governo nazionale e le regioni hanno soltanto risposto all'enorme, enorme, enorme rabbia del popolo, specie d'Abruzzo che si e' rivoltato contro Ombrina Mare. Se era per il governo -- Renzi, Letta, Monti, Berlusconi avremmo pozzi e raffinerie in tutta Italia. Devo proprio ricordare qui la storia di Ombrina e del perche' si e' arrivati a questo limite delle 12 miglia?

Bene, per l'ennesima volta:

1. Fino al 2010 *non c'erano regole*. Potevi mettere il pozzo a 2km da riva se volevi. Negli USA, dal 1981, il limite sulle East and West coasts e' di 100 miglia. 125 in Florida. 160 e 200 chilometri.

2. 2010: L'Abruzzo, me inclusa, porta avanti una lotta feroce contro Ombrina a 5km da riva. Arriva il Golfo del Messico. La Prestigiacomo approva la legge con il divieto di 5 miglia da riva e 12 miglia in presenza di riserve naturali sulla costa. Ombrina muore.

3. 2012 Arriva il galantuomo di Corrado Passera a decidere di cambiare le leggi. Il divieto e' di 12 miglia per tutta l'Italia, ma *solo* per concessioni future. Siccome tutti i mari italiani sono gia' lottizzati e assegnati, il divieto di fatto diventa inutile e inapplicabile. Non esistono concessioni future, sono tutte gia' passate. Addirittura i capi delle ditte petrolifere interessate scrivono lettere di ringraziamento ai politici, fra cui a Corrado Clini per avere cosi furbescamente risolto il loro problema: trivellare sottocosta. Ombrina resuscita.

4. 2013-2015 L'Abruzzo si ribella, manifestazione dopo manifestazione. Migliaia di persone scendono in piazza. Ombrina diventa un tema nazionale, e nelle elezioni. Luciano D'Alfonso dice che gli "ufo petroliferi" in Abruzzo mai e poi mai. Ci si organizza per i referendum nazionali.

5. Il governo capisce che non ha alternative. Per non perdere la faccia, e per evitare i referendum, figuracce e dibattiti a scala nazionale, decidono di reinstaurare il limite delle 12 miglia per tutte le concessioni passate e future. Ombrina muore di nuovo. L'idea e': sacrifichiamo un po di concessioni, ammazziamo Ombrina cosi gli abruzzesi si stanno zitti, ma teniamoci la gente rabbonita e non arriviamo al referendum nazionale.

6. Dei 6 quesiti iniziali, resta in piedi solo uno. Si vota il 17 Aprile.

7. Visto che non ci sono riusciti a fermare il referendum in toto, non sapendo cosa fare, i politicanti italani invitono all'atensionismo, accusano i pro-si di populismo, dicono che senza trivelle torneremo alle caverne, tirano in ballo discoccupazione e Croazia.  Questo e' populismo.

Quindi, il limite delle 12 miglia e' *grazie a noi* non certo grazie al suo "dialogo", al suo "rapporto dialettico" o alla sua "stagione delle riforme".

No. E' perche' la gente si e' ribellata. Punto e fine.

Poi, lei parla di "condizioni di approfondire e di farsi una idea personale sulla reale posta in gioco".

E chi deve darle le condizioni di approfondire? L'ENI? Debora Serracchiani? Amici della Terra? La geologa disoccupata? L"AGI di proprieta' dell'ENI? Lei?

Avete tutta la stampa a vostro servizio: dal Sole 24 Ore all'Unita' che manda gli editoriali di Chicco Testa, petroliere pure lui. Avete tutto. Se la gente non vi crede, forse e' perche' nel 2016 il tempo di giocare con l'opinione pubblica e' finito da tempo.


Lo dico in particolare a Michele Emiliano, che ha oggi utilizzato il palcoscenico offertogli a Bari dalla Coldiretti nazionale e da quelle di Puglia e Basilicata per una nuova intemerata populista, alla quale non mi è stata offerta la possibilità di replicare dinanzi a più di quattromila persone: non è utilizzando toni da Masaniello che faremo il bene del Sud e delle sue popolazioni. Le nostre Regioni – caro Michele – devono poter collaborare insieme con le Istituzioni nazionali, in un rapporto dialettico ma corretto, per consolidare la stagione delle riforme avviata in questi ultimi due anni che, da sola, può garantire una prospettiva di sviluppo dopo lustri di assoluto silenzio da parte del Governo nazionale sulle sacrosante istanze del Mezzogiorno.

Ancora con queste accuse populistiche? Ma scusi, la politica a chi serve? Al popolo no! E il popolo non e' scemo. O forse lei pensa che la politica servi per aggiustare le apparenze e per rabbonire il popolo cosi ENI e amici possano continuare a fare il loro comodo in Basilicata e nel resto d'Italia?

Caro Pittella, il tempo del panem e circensem e' passato da molto. Ci vogliono i fatti.

Rileggo quello che lei dice. Rapporto dialettico, le nostre regioni devono collaborare con le istuituzioni, stagione delle riforme, prospettiva di sviluppo? Ma stringi stringi cosa sta dicendo, Pittella?

Sta dicendo che le trivelle vanno bene? Non si capisce niente! Parli semplice. Trivelle si o no? Dopo 20 anni di ENI in Basilicata, lei dovrebbe sapere piu' di altri che le trivelle non portano niente di buono alle popolazioni. E non c'e' nessun "rapporto dialettico" che possa dimostrare il contrario. 

Qualsiasi cosa abbia detto Michele Emiliano, almeno ha avuto il coraggio di dare pane al pane.

E lei?

Ah, certo lei e' quello che ha firmato il raddoppio petrolifero in Basilicata, cercando di arrampicarsi sugli specchi per giustificare l'ingiustificabile con la sua stessa gente.

Un atteggiamento non-populista che ha portato ad un ottimo dialogo e in cui sicuramente ha vinto la Basilicata.

Un vero statista.



Agli elettori vanno dette le cose come stanno. E cioè che essi, col proprio voto, saranno chiamati ad abrogare una norma che consente alle compagnie petrolifere che già operano al largo delle nostre coste (e non ad altre) di estrarre gas e petrolio entro le dodici miglia marina fino all’esaurimento del giacimento, senza limiti di tempo. Tutto il resto non c’entra niente. Non c’entra la politica energetica nazionale. Non c’entra lo scontro tra renziani e minoranza dem. Non c’entrano le strumentalizzazioni populistiche e demagogiche di alcune forze di opposizione che da tempo hanno elevato il tema petrolio a strumento indebito di lotta politica.

Ogni giorno in piu' sara' un giorno in piu' di monnezza in mare, di H2S e di VOC e di CO2 in atmosfera e nei polmoni della gente. E vedremo cosi' altri scenari come Ragusa, dove la concessione data nel 1984 continua ad essere usata per trivellare, facile facile, nel 2016, altri 12 pozzi. Continueremo verso il baratro dell'economia fossile, avvallando lo status quo, e senza il coraggio di cambiare registro.

A quando l'economia green per l'Italia? A quando l'Energiewende d'Italia? Di Basilicata? 

Mi auguro che nei prossimi giorni si recuperino sobrietà, moderazione, senso di responsabilità e rispetto delle Istituzioni. Personalmente lavorerò per questo, nella convinzione – peraltro confermata dai fatti – che il dialogo e la correttezza pagano sempre.”

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.  E cioe' mentre lei fa i suoi bla bla, a Viggiano si continua a morire.


Wednesday, March 9, 2016

Il "benessere psicofisico" dell'ENI a Viggiano: la fiaccola e' uno dei principali dispositivi di sicurezza

ENI: 16 Febbraio 2016 "dati positivi su salute e sicurezza"

... le caratteristiche di funzionamento e di intervento del sistema di sicurezza del Centro Oli di Viggiano, che ne garantiscono la completa affidabilità, un sistema di cui la fiaccola costituisce uno dei principali dispositivi di sicurezza

Spacciano la fiaccola sputa idrogeno solforato per "dispositivo di sicurezza" 

Senza vergogna.




Viggiano: esplosioni, boati, fiammate.
Tranquilli, e' tutta salute.
Anzi, e' tutta sicurezza.




A un certo punto ti devi chiedere se e' un film o se e' realta'.

Perche' a me sfugge come si possa arrivare a parlare di "dati positivi su salute e sicurezza" a Viggiano quando ogni settimana c'e' un fiammata. Non capisco come possano negare l'evidenza e a fare passare il tuttapposto senza neanche un filo di rossore per quello che hanno combinato, che combinano e che combineranno ancora.

Inizio con una frase che ho letto su Facebook, di miei amici virtuali che vivono in Val D'Agri. Dicevano piu o meno cosi: ci apprestiamo a chiudere la nostra casa in contrada Vigne, qui non c'e' niente per noi, solo puzza e disoccupazione. Ci trasferiamo al nord. Il nostro vicino di casa e' appena morto, giovane, di tumore.

Non ho motivo di pensare che chi scriveva lo facesse tanto per dire, o per provocare, o per scrivere a a casaccio.

Ho invece seri motivi per credere a quello che dice l'ENI sui suoi comunicati stampa e dalla pagina di incessante propaganda, a cui fra l'altro non crede piu' nessuno, e secondo me nemmeno loro.

Notare che sono mesi ed anni che al centro Oil si susseguono fiammate, puzze, boati, paura, inquinamento, illuminazione a giorno durante la notte per "anomalie di funzionamento".

Ebbene, il giorno 16 Febbraio 2016, l'ENI, come in un film dell'assurdo, si presenta a Potenza con un roboante "tavolo tecnico" sulla sicurezza degli impianti. Nientemeno il "tavolo della trasparenza" a cui hanno invitato la Basilicata che conta. Me li vedo tutti con il petto in fuori ed orgogliosi delle parole rassicuranti sulla fiaccola perenne: quelli della regione, quelli dei sindacati, finanche quelli di categoria (quale? delle pompe funebri?).

Chissa' se al tavolo della trasparenza hanno spiegato quanto "trasparenti" fossero i fumi del Centro Oli in quei giorni!

Il riassunto? Tuttapposto -- e come poteva essere altrimenti!

E infatti tutto si e' svolto in un clima di  "interesse e di proficuo confronto",  si sono approfondite le attivita' ENI in materia "salute e sicurezza"  e si sono discussi gli "importanti risultati raggiunti". 

Roba da fare impallidire l'istituto Luce ai tempi della guerra!

E poi ancora: l'ENI considera la salute "un principio fondamentale" e "tutela il benessere psico-fisico delle persone". 

Anche a Gela dove continuano a nascere bimbi deformi?

E come fanno a sapere che tutelano questo "benessere psicofisico"?

E attenzione, non e' solo benessere fisico, ma anche psicologico! L'idrogeno solforato e' miracoloso si vede, eh? La puzza di uova marce, un balsamo per la salute e per l'anima. Pensano proprio a tutto, questi di mamma-ENI.

Ma a sentire loro, sanno che sussiste questo "benessere psicofisico" grazie al fatto che al loro "Distretto Meridionale ENI" applicano un "protocollo sanitario molto rigoroso certificato OHSAS 18001" a cui sono sottoposti tutti i dipendenti.

Intanto impariamo che i dipendenti sottoposti a questo protocollo sono 223 di cui solo 160 sono lucani. Siccome tutti sono stati sottoposti al controllo, ne deduco che al Centro Oli -- questo portento dell'occupazione lucana -- ci lavorano 223 persone di cui solo 160 autoctoni.  

Una delle cose che fanno ridere o piangere a seconda del punto di vista, e' che questi dipendenti hanno eta' media 36 anni - e che secondo l'ENI questi giovani uomini mostrano "assenza di patologie correlate all’attività lavorativa e una stabilità delle idoneità lavorative con limitazioni/prescrizioni".
 
Grazie, hanno 36 anni! Andate a studiarli fra venti anni quelli che non se ne sono andati e che sono rimasti a vivere al regime di idrogeno solforato e benzene per decenni e decenni e poi vedrete. 

Aggiungono "non si sono verificati infortuni che abbiano modificato la capacità lavorativa, né casi di patologie neoplastiche correlabili all’attività lavorativa".

E.. le stesse analisi per chi vive vicino al Centro Oli da che ha aperto, e che e' nato respirando H2S? 

Ad ogni modo, anche se non e' dato sapere quali siano le limitazioni/prescrizioni entro le quali questa "stabilita' delle idoneita' lavorative" si verifica, l'ENI si congratula con se stessa e dice che il loro "programma per la sorveglianza sanitaria" e' un "modello di eccellenza nel monitoraggio della salute dei lavoratori".

Un modello di eccellenza, addirittura. L'avevo detto, questi fumi e questi vapori sono un vero toccasana, e' come l'aerosol!

La chicca finale, in questo film dell'assurdo e' qui:

Al "tavolo delle trasparenza" l'ENI ha presentato "le caratteristiche di funzionamento e di intervento del sistema di sicurezza del Centro Oli di Viggiano, che ne garantiscono la completa affidabilità, un sistema di cui la fiaccola costituisce uno dei principali dispositivi di sicurezza". 

E cioe' siccome non sanno che altro dire e come altro giustificare il mostro sputa fiamme e sputa idrogeno solforato, cercano di farcelo pasare per ... un dispositivo di sicurezza!

Guarda caso, magia delle magie, dopo quattro giorni da questo annuncio del tuttapposto, il Centro Oli chiude per una settimana per "interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria". Manutenzione straordinaria, eh? Evidentemente non tutto e' cosi' sicuro, e non tutto porta al "benessere psicofisico" in Val D'Agri, non e' cosi' tuttapposto.

E delicatamente ricordano che "potranno verificarsi episodi di maggiore visibilità della fiaccola rispetto alle normali condizioni di esercizio."

C'e' solo una cosa piu' assurda di tutto questo: che nel 2016 ci siano ancora persone sedute alle poltrone della regione Basilicata, negli uffici governatici, nelle universita' e nella societa' lucana che accetano questi insulti all'intelligenza umana e che accettano di sedersi a questi tavoli della menzogna.



Sunday, July 26, 2015

Marche: approvata Clara Sud Est, nuova piattaforma ENI

 Ecco qui, da Settembre ad oggi approvati sei nuovi pozzi, due nuove piattaforme, due condotte marine di 4 e 13 chilometri. Nel mezzo dell'Adriatico.

Come facciamo a chiedere alla Croazia di fare "valutazioni transfrontaliere" 
quando trivelliamo in casa nostra?


Mentre i governatori parlano e fanno gli incontri radical chic, il ministero dell'ambiente approva.

L'ENI il giorno 23 Luglio 2015 ha infatti ricevuto l'autorizzazione per il piazzamento di due nuovi pozzi, Clara Est 14 Dir e Clara Est 15 Dir, la posa di 4 km di condotte sottomarine per il trasporto del gas dalla piattaforma Clara Sud Est alla Piattaforma Clara Est, l'adeguamento della piattaforma esistente Clara Est, l'attività di produzione di gas dalla piattaforma Clara Sud Est ed il decommissioning dei pozzi, delle strutture di produzione e delle condotte a fine attività.

Si tratta di infrastrutture nella concessione B.C13.AS di circa 400 chilometri quadrati,  in cui i nuovi pozzi sono detti Clara Sud Est.

A Settembre del 2014 ci fu l'approvazione dell'ampliamento nella stessa concessione con altri pozzi e qui detti Clara Est. Allora si prevedeva l'installazione di una nuova piattaforma, la perforazione, il completamento e la messa in produzione di quattro nuovi pozzi direzionati (Clara NW 1 Dir, Clara NW 2 Dir, Clara NW 3 Dir e Clara NW 4 Dir), e un oleodotto sottomarino di 13 chilometri.

Per la serie: non gli basta mai.

Ma la cosa triste e' che questa concessione che continua a crescere imperterrita si trova nel bel mezzo dell'Adriatico, vicino alla Croazia.

Come possiamo pretendere dalla Croazia di NON trivellare, quando siamo noi per primi a dare il cattivo esempio? Non e' un controsenso metter su questa facciata delle "consultazioni transfrontaliere" quando siamo noi i primi a fare buchi?

A proposito, e' stato chiesto il parere alla Croazia di queste trivelle?  Credo proprio di no.

Ha qualcosa da dire il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, nello specifico? Lo sa di questa concessione?

A me fa abbastanza ridere: A Termoli nasce l'ennesimo coordinamento anti trivelle, "a dire no alle trivelle in Adriatico" mentre che i diretti interessati  e cioe' i governatori, non fanno niente per fermarle nel concreto su progetti reali.

Basta solo dire che c'era pure Marcello Pittella della Basilicata presente che non e' riuscito o non ha voluto fare granche' per la sua regione e l'incessante avanzata petrolifera in Lucania.






Thursday, July 16, 2015

Rapporto Istat 2014: la Basilicata seconda regione piu' povera d'Italia. Niente di nuovo sotto le trivelle.



Le situazioni più gravi si osservano tra le famiglie residenti in
Calabria (26,9%), Basilicata (25,5%) e Sicilia (25,2%),
dove oltre un quarto delle famiglie è relativamente povero.
 

Rapporto Istat, per il 2014



Come sempre, i numeri non possono mentire. Il rapporto Istat per la povertà in Italia, appena pubblicato con i dati relativi al 2014, vede in cima alla lista la Calabria con il 26,9% delle famiglie in stato di povertà. Seguono la Basilicata con l’indice di povertà familiare al 25,5% e la Sicilia al 25,2%.

Ma come può essere? La Basilicata, la regione petrolizzata per antonomasia da quasi venti anni, è una delle più povere d’Italia? Ma, non doveva il petrolio portare ricchezza e benessere e sviluppo? E dove sono andati a finire?

Analizzando tutte le annate messe in rete dall’Istat dal 2003 al 2014, viene fuori che ad eccetto che nel 2012, la Basilicata è sempre stata fra le prime tre regioni più povere d’Italia, alternandosi con Sicilia e Calabria. In più tranne che nel 2011, la Basilicata è sempre stata più povera della media delle altre regioni del sud Italia. Per la serie: il petrolio porta ricchezza agli altri.

Nel 2010 addirittura, la Caritas, nel suo rapporto “Povertà ed esclusione” scriveva: “La situazione appare particolarmente negativa in Basilicata”. Segno che il più grande giacimento petrolifero d’Europa tutta questa ricchezza non l’ha portata e non la porterà.

E così, nonostante le trivelle abbiano ingoiato buona parte del territorio lucano, nonostante le roboanti promesse di royalties, progesso e sviluppo che l’Istituto Luce non potrebbe far meglio, nonostante addirittura la scuola del petrolio Assoil – “Advanced Skills for Services in Oil and Gas” – un quarto dei lucani vive in povertà. Secondo l’Istat e non secondo la D’Orsogna. Ecco qui, tutti i dati dai rapporti Istat online dal 2003 ad oggi. Il numero in parentesi indica il posto nella classifica delle regioni.

2003: Basilicata (1): 25.6% – Sud-Italia: 21.6%
2004: Basilicata (2): 28.5% – Sud-Italia: 25.0%
2005: Basilicata (3): 24.5% – Sud-Italia: 24.0%
2006: Basilicata (3): 23.0% – Sud-Italia: 22.6%
2007: Basilicata (2): 26.3% – Sud-Italia: 22.5%
2008: Basilicata (1): 28.8% – Sud Italia: 23.8%
2009: Basilicata (2): 25.1% – Sud-Italia: 22.7%
2010: Basilicata (1): 28.3% – Sud-Italia: 23.0%
2011: Basilicata (3): 23.3% – Sud-Italia: 23.3%
2012: Basilicata (5): 24.5% – Sud Italia: 26.2%
2013: Basilicata (2): 24.3% – Sud-Italia: 21.4%
2014: Basilicata (2): 25.5% – Sud Italia: 21.1%

La media nazionale è del 10,3% di famiglie in povertà. In Basilicata siamo a più del doppio. Proprio il Texas d’Italia.

Chissà se il governatore Marcello Pittella voglia prendere atto di questi dati, chiedere scusa e chiedersi se continuare a fare buchi, centro oli, oleodotti e raddoppi sia proprio la cosa saggia per la sua gente. Ammesso che gli interessi la sua gente.

Monday, July 7, 2014

Wildpoldsried, Germania: il villaggio del 500% di rinnovabili in piu' di quel che gli serve








Windpoldsried is a spectacular example of what can happen 
on a local level when residents 
and municipalities take matters into their own hands

Günter Mögele, sindaco 



La cittadina bavarese di Wildpoldsried, 2,600 anime e' arrivata a produrre il 500% in piu' dell'energia che le serve. Tutto questo in 18 anni di investimenti e di accortezze: solare, turbine del vento, idroelettrico, case passive, automobili elettriche, mini-impianti geotermici, biogas. Tutto quello che avanza viene rimesso in rete e fornisce introiti alla citta'. Nel 2014 generavano 4 miliardi di euro -- per 2600 persone!!!

La storia inizia quando nel 1999 lanciano il loro “Wildpoldsried Innovativ Richtungsweisend” l'iniziativa di leadership innovativa con tre obiettivi:

1) Energia rinnovabile e risparmio energetico;
2) Csotruzione ecologica di edifici con l'uso sopratutto di legno;
3) Protezione dell'ambiente e trattamento ecologico delle acque di scarto dagli usi domestici.

Volevano arrivare al 100% di energia prodotta localmente entro il 2020.

Sono arrivati al 500% nel 2017.

Hanno anche messo su una smart grid intelligente che riesce a bilanciare il contributo delle varie fonti energetiche.

In questo momento il fabbisogno nazionale di energia elettrica e' coperto per il 30 percento dalle rinnovabili.



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Scritto il 7 Luglio 2014:


Wildpoldsried e' un piccola citta' tedesca vicino a Monaco di Baviera e di 2600 abitanti, dove nel 2011 hanno prodotto oltre il 321% dell'energia che gli serve da rinnovabili.

Sono partiti nel 1997, quando si decise che si dovevano costruire nuove industrie e infrastrutture senza creare debiti. La citta' aveva anche problemi di inondazioni ed allagamenti. Nel 2000 ricevono dei fondi europei per lavorare su sistemi di prevenzione per le inondazioni, ed il sindaco decide che sarebbe stato utile includere un sistema naturale di assorbimento del'acqua usando le lagune locali. Queste avrebbero filtrato e poi rilasciato l'acqua piovana in modo controllato ne ruscelli locali.

Sono partiti cosi, e poi l'idea di fare tutto "naturale" non si e' fermata. Nel giro di pochi anni hanno rivestito gli edifici comunali con pannelli solari, creato digestori a biogas per la citta' e installato sette pale eoliche. 190 famiglie si sono installate i pannelli sui tetti e la citta' ha creato dei mini impinati idroelettrici.

E cosi, non solo Wildpoldsried ha prodotto il 321% dell'energia in piu' rispetto a quel che gli serve, ad oggi 7 Luglio 2014, ma ha anche guadagnato 4 milioni di euro nel re-immetterla in rete. La la citta' e' diventata meta di investitori di vario genere che vengono qui attratti dalle condizioni agevolate di fare business.

Wildpoldsried ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali per le sue iniziative energetiche e per la protezione dell'ambiente. Nel 1999 hanno anche creato una iniziativa, il WIR–2020, Wildpoldsried Innovativ Richtungsweisend per ispirare cittadini a fare la loro parte per l'ambiente, e per creare sintonia fra la protezione dell'ecosistema e la creazione di lavoro e benessere verde.

Ogni tanto ci sono dei programmi per mostrare ad altri villaggi come e cosa si puo' fare per migliorare l'efficenza energetica, attrarre capitali per l'industria verde. Il sindaco e' stato letteralmente assalito dalla stampa di mezzo mondo, specie dopo il disastro di Fukushima, su come poter trasformare in meglio le proprie comunita' in modo realistico, verde ed efficente.

Occorre che qualcuno dica di questo ai sindaci lucani accecati dalle royalties, e al governatore Pittella di Basilicata.

4 milioni di euro per 2600 abitanti senza che si avveleni nessuno - te le do io le royalties!

Tuesday, June 3, 2014

Il 4 Giugno in Basilicata contro le trivelle







Dentro.

Fuori.




















































Oggi 4 Giugno 2014 il Presidente della regione Basilicata Marcello Pittella ha incontrato il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi presso la sede della Regione a Potenza. I due si erano già incontrati a Roma il 21 Maggio scorso quando discussero – inter alia – del raddoppio delle estrazioni di petrolio e di gas dalla già martoriata Lucania

Di cosa avranno parlato Pittella e la Guidi oggi? Non è ben chiaro, ma probabilmente si tornerà a discutere del raddoppio. In concomitanza al loro incontro, i cittadini di Basilicata manifestano contro tutti questi giochi di potere e queste decisioni che si prendono in stanza dorate e lontano dalla pelle e dai polmoni di chi vicino al petrolio deve viverci, come se i residenti come un fastidio, gente da zittire e a cui dare contentini.

Per molto tempo petrolieri e politici fossilizzati hanno potuto fare un po’ come meglio hanno creduto in Basilicata. Ricordo sempre la prima volta che ci andai, nel 2008, e mi rendo conto di quanto le cose siano cambiate oggi. C’è una maggiore informazione e con essa una maggiore presa di posizione e di attivismo. E’ evidente a tutti ormai che le promesse antiche di lavoro, benessere, e economia fiorente da petrolio non funzionano più.

Invece la litania che emerge da 15 anni di trivelle in Basilicata è la stessa di tutte le petrol-società del mondo: tumori e malattie in continuo aumento,sterili dibattiti politici e sociali e una democrazia malata.

L’acqua potabile della gente viene sacrificata per il petrolio dell’Eni e di Total, l’aria pulita delle colline lucane viene sacrificata alla puzza di uova marce delle raffinerie, e i campi vengono devastati per trivelle, oleodotti, raffinerie, riversamenti e discariche più o meno illegali.

Il lucano medio non ha guadagnato niente in questi 15 anni, e tutti i suoi indicatori di qualità di vita sono crollati.

Marello Pittella è andata a parlare con Federica Guidi per migliorare le condizioni di vita dei lucani? 
Per dirle che la regione Basilicata ha dato già, e troppo pure? 
E’ andata a raccontare alla Guidi di come si vive presso il centro oli di Viggiano e dei risparmi andati in fumo di chi li aveva una casa e non riesce a respirare in casa propria? 
E’ andata a raccontarle di come e quanto sia inquinato da idrocarburi il lago Pertusillo
E’ andata a chiederle di aiutarlo a fare multe severe a chi ha inquinato? 
A dirle che ci sono città lucane in cui il tragitto ospedale-pozzo di petrolio è di neanche 500 metri? 
A dirle che sogna una Basilicata solarizzata invece che petrolizzata? 
Ad invitarla a trasferirsi lei e tutta la sua famiglia ai piedi del Centro Oli? A discutere del dopo-petrolio in Basilicata?

Temo di no.

Fra venti o trenta anni il petrolio in Basilicata finirà, raddoppio o non raddoppio. Cosa lasceranno dietro di se Federica Guidi e Marcello Pittella? Si rendono conto costoro di avere nelle mani, oggi, il potere di decidere, di poter seminare qualcosa di buono e duraturo, di poter lasciare un segno di speranza in una terra difficile? Vogliono costoro agire e programamre in lungimiranza per i loro figli e per la nazione o si accontenteranno della via del compromesso, degli interessi di pochi e del tuttappostismo?