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Saturday, June 17, 2017

Stoccaggio gas di Minerbio: ampliamento centrale e aumento della pressione - nel cuore dell'Emilia









"perdite fisiologiche che possono avere valori dell'ordine di grandezza dell'uno per mille, equivalenti quindi ad una consistente quantita' di metri cubi di gas persi annualmente"


L"uno per mille l'anno fa 14 mila metri cubi l'anno di metano che finiscono in atmosfera.

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Ma niente paura: qui viene prescritto che i colori dell'impianto devono essere piu' neutri, per omogenizzarsi con i colori del centro storico del paese, e quindi, che vuoi che sia il gas che fuoriesce.

Quello e' gia' incolore, e quindi si omogenizza bene con l'atmosfera!

  

Minerbio, provincia di Bologna.

Sorge qui il piu grande impianto di stoccaggio d'Italia. Circa 2.5 miliardi di metri cubi di gas stoccati  dal 1981.

La citta' riceve circa 65mila euro l'anno sottoforma di royalties.

Nessuno si lamenta, tanto meno gli amministratori che nel corso degli anni hanno ripetutamente ricordato il tuttapposto.

Il sindaco Lorenzo Minganti a suo tempo rassicuro' che i pericoli di esplosioni e di "palle di fuoco" sono sciocchezze, anche se ci se c'e' da "tenere d’occhio le emissioni dai macchinari impiegati per l’estrazione e l’immissione del gas nel sottosuolo, la rete di condotte sotterranee"

Minganti rassicuro' tutti pure che il terremoto del 2012 non ebbe effetti a Minerbio ma che “ben diversa e' la questione di Rivara, poiché l’azienda multinazionale vorrebbe adoperare una concavita' sotterranea che al momento ospita acqua, mentre quella che abbiamo a Minerbio è un reservoir già naturalmente predisposto per il gas”.

Una concavita' sotterranea? Gia' predisposta per il gas? Chissa' che vuol dire. 

Ad ogni modo, eccoci qui. Un altro regalo del duo Dario Franceschini e Gianluca Galletti - l'aumento della pressione di stoccaggio a Minerbio.

Passera' a 1.07 volte la pressione massima; cioe' se prima mettevo 100, ora metto 107, schiacciando di piu' il gas. Per fare questo ci sara' bisogno di una serie di nuove "linee" per un totale di 1170 metri, dal diametro di 6 inch. Un inch e' 2.5 centimetri, per qui queste pose saranno di circa 15 centimetri di diametro.

In totale qui ogni giorno verranno pompati 20 milioni di metri cubici di gas, mentre il vicino impianto esistente ne produrra' 63 milioni.  

Chissa' cosa ne pensa Minganti.

Secondo i nostri ministri tale tipo di impianto e' sottoposto alle procedure di sicurezza per il controllo di pericoli da incidente rilevante che prevede incontri con il pubblico.

Ci saranno incontri pubblici?
Ci sono stati?
Chi relazionera'?

Non si sa. Si sa pero' che tutti hanno detto si.

La regione Emilia Romagna ha dato il tuttapposto, ovviamente il ministero dei beni culturali ha detto si, e cosi tutte le varie commissioni tecniche VIA interpellate.

E ovviamente c'e' anche qui la litania di giustificazioni, di tuttapposti, e il tentativo di sminuire tutto quello che c'e' nel circondario, come dire: fa gia' tutto schifo, rendiamolo gia' piu' schifoso.

Dicono infatti: 

1. A 2.2 km ci sono siti protetti: il Sito di Interesse Comunitario e la Zona protetta speciale "Biotipi e Ripristini Ambientali di Budrio e di Minerbio" mentre invece a 3.6 km ce n'e' un altro, chiamato "Biotipi e Ripristini Ambientali di Bentivoglio, San Pietro in Casale, Malarbergo e Baricella".

Pero' che vuoi che sia. La Commissione ha deciso che non ci sono e non ci saranno "effetti di disturbo sulle componenti biotiche".

2. C'e' stata una sola osservazione di un solo eroico cittadino, alla quale la Stogit ha potuto rispondere, controdedurre e zittire. Come sempre, i prepotenti trivellatori hanno il diritto di avere la prima e l'ultima parola!

Si vede che a Minganti gli sta bene cosi. Chissa, piu royalties?

3. L'aumento della pressione non comportera' l'aumento della superficie occupata a Minerbio, ma solo un aumento delle ore di funzionamento dell'impianto.

Non possono mancare le prescrizioni!

Come sempre, ci saranno reti di monitoraggio sismico, e pure microsismico che dovra' coinvolgere l'ARPA locale. Questa rete dovra' scovare i terremoti di magnitudo 0.9 in su, e dare indicazioni di "eventuale sismicita' indotta dalle attivita' di stoccaggio".

Notare che fra le righe ricordano pure loro che le attivita' di stoccaggio *possono* portare a terremoti.

Questo monitoraggio dovra' essere fatto in un area di 5km dall'area di stoccaggio e occorrera' installare una "serie di moduli strumentali".

Ci dovranno pure essere modelli matematici con "tutti i dati disponibili". Tutti i dati disponibili? E che vuol dire? E che siamo Mandrake???

Il modello dovra' essere in 3D, dovra' identificare le vie di fuga del gas,  e indentificare le perdite fisiologiche del pozzo, che puo' essere dell'uno per mille l'anno. Occorrera' prendere almeno un anno prima del cambio delle pressioni per poter fare raffronti. Questi dati devono comprendere le attuali fughe di gas.

Cioe': gia' ci sono e non sappiamo quantificarle. Perfetto. 

E qui secondo me sta, fra le righe una delle cose piu' gravi di questo permesso, che in realta' era' stato gia' scritto su altri testi: la stima della perdita dell'1 per mille di gas.

Se e' cosi per Minerbio e per tutta l'Italia vuol dire che ogni anno escono in atmosfera circa 14mila metri cubi di metano, cosi, in modo normale. Abbiamo infatti circa 14 milioni metri cubi di gas stoccati sottoterra. E' grave che non se ne parli, e che nessuno studi gli effetti di queste perdite "fisiologiche" sui residenti.

Andiamo avanti, in questo bollettino dell'assurdo.

Se si arriva a scosse di intensita 2.2 occorre usare "tutti gli accorgimenti opportuni" per  riportare la sismicita' sotto tale valore.

Puo' dirci il ministero quali sono questi accorgiementi?

Vanno bene i riti vodoo?

Se invece si arriva a mangitudo 3, allora li interviene il ministero dello sviluppo economico per capire cosa succede ai fluidi e ad indentificare se ci possano essere spostamenti dell'acquifero di fondo.

Cosa? Potrebbe essere che questo stoccaggio sposti gli acquiferi del sottosuolo! E lo diciamo cosi, in tre righe? Spero che il sindaco di Minerbio lo sappia, e sopratutto che lo sappia la gente di Minerbio.

Ad ogni modo, se succede tutto questo, scosse superiori alla magnitudo 3, ci dovra' pensare il ministero dell'economia a fare chiarezza. Certo, sono sicura che spiegheranno tutto e rimetteranno tuttappposto. Altro che gli stregoni vodoo.

Si dovranno misurare le concentrazioni di composti organici volatili (alcuni dei quali cancerogeni), nitrati, ozono e monossido di carbonio.

Anche qui ci sara' il "mascheramento" dell'area centrale con alberi, che dovranno essere "autoctoni".
E anche qui sono importantissime le scelte dei colori dell'impianto.

Dicono questo:

"poiche' il colore chiaro dei manufatti impiantistici esistenti li rende molto visibili e dissonanti rispetto alla vista che dalla via Palio si ha della Rocca Isola e del centro storico con il volume emergente della chiesa di San Giovanni Battista, si prescrive che tale colore venga sostituito con un colore piu' neutro, in modo da omogenizzarsi con i colori sullo sfondo del centro di Minerbio".

Ma davvero?

Ah, se fossero altrettanto preoccupati di quei 14mila metri cubi l'anno che escono in atmosfera!!

Vedono la pagliuzza e non la trave.

Ma non e' finita qui.

"anche per i cluster A,B,C risultando necessaria una mitigazione cromatica dei manufatti attualmente di colore verde brillante che li rende molto visibili sopratutto nella stagione invernale si prescrive che detta mitigazione venga attuata applicando un tono di verde piu' neutro rispetto ai colori dominanti del paesaggio circostante"

E dunque, basta un verde piu verdino, e siamo apposto.
Come detto, il gas che fuoriesce non e' sottoposto a prescrizioni, perche' quello e' incolore.

Anche qui, si parla di operazioni di scavo, con appositi archeologi da Bologna. Ma non capisco: dicevano che semplicemente si aumentava la pressione di stoccaggio non che erano necessari altri scavi.  E quindi a che serve l'archeologo di Bologna?
 
Lo sa la destra cio' che scrive la sinistra?
Mistero.

Insomma, un sacco di bla bla bla, di verdino, di mitigazione cromatica, di modelli che tengano conto di tutto, di interventi del ministero, e di misteriosi incontri con il pubblico.

Cio' che manca e' il semplice buonsenso: a chi serve tutto questo gas, se siamo in fase di declino nel suo consumo? Possible che il terremoto del 2012 non abbia insegnato nulla, e cioe' che il terreno e' fraglie da quelle parti e che continuare a stuzzicarlo, con o senza prescrizioni, non portera' niente di buono?

Il sindaco di Minerbio veramente non ha niente da dire?

Mi sa che il profumo delle royalties e' piu' forte del profumo di quell'uno per mille di gas che finsice in atmosfera.












Tuesday, December 8, 2015

La Rockhopper inizia a trivellare gas in provincia di Chieti

Se le cifre sono vere, la Rockhopper paghera' esattamento ZERO lire di royalties. Siamo infatti al disotto della franchigia dei 25 milioni di metri cubi l'anno.

Evviva!










In data 13 Novembre 2015 la Rockhopper Exploration annuncia ai suoi investitori di avere iniziato le sue attivita' produttive in Abruzzo.  Non si tratta dell'estrazione di petrolio da Omrbina Mare, di cui la Rockhopper e' similmente titolare, quanto dell'estrazione di gas dal campo Civita, che fa parte della concessione Aglavizza nei pressi di Cupello.

Il campo Civita e' di 100% di proprieta' della Rockhopper: si stima che inizialmente si estrarranno qui 12,500 metri cubi al giorno e che la produzione aumentera' a 25,000 metri cubi al giorno a regime. 

Oltre a Civita, la Rockhopper  e' presente in Italia con il campo offshore Guendalina al largo delle coste emiliane. Nel complesso la ditta prevede di guadagnare 9 milioni di dollari nel 2016.

Il CEO della Rockhopper, Sam Moody, e' entusiasta e ricorda agli investitori che Civita e' il loro primo progetto su terraferma, che e' stato completato per tempo e secondo il budget previsto.  E' per loro un grande successo, tecnico, di management ed economico.
  
La concessione di coltivazione Aglavizza, fu conferita alla ex Mediterranean Oil and Gas il 17 Dicembre 2012, e oggi, a distanza di tre anni, viene sfruttata La concessione restera' valida fino al 2032.

Interessante che nell'estate del 2014 un folto gruppo di parlamentari, per la maggior parte del Movimento 5 Stelle, posero una interrogazione parlamentare al Ministero dello Sviluppo Economico proprio in merito ad Aglavizza. Si notava che nel decreto di conferimento della concessione del dicembre 2012,  si imponeva alla Mediterranean Oil and Gas di iniziare i lavori entro sei mesi dall'emanazione del decreto stesso,  cioe' nell'estate del 2013 e di iniziare l'estrazione entro l'anno, cioe' nell'estate del 2014. 

Addirittura i senatori osservavano che secondo il decreto di conferimento "la mancata osservanza del primo comma richiamato in premessa e riguardante i tempi di inizio lavori e produzione, oltre che degli articoli 3 e 5, provoca la decadenza della medesima concessione".

Cioe' secondo i parametri imposti dallo stesso Ministero, Aglavizza sarebbe dovuta decadere un anno e mezzo fa, visto che i lavori non sono ne partiti nel 2013 ne tantomeno nel 2014.
Non e' chiaro se e quale risposta sia arrivata.  

La Mediterranean Oil and Gas ha ufficialmente cessato le sue attivita' nell'Agosto del 2014, per cui il fato di Aglavizza avrebbe essere dovuto essere deciso interamente sotto la gestione della stessa: la compravendita alla Rockhopper Exploration cioe' non avrebbe dovuto includere Aglavizza il cui titolo nell'Agosto 2014 avrebbe dovuto essere decaduto.

Come mai la Rockhopper puo' adesso estrarre gas? 

Tutti i siti petroliferi del mondo hanno parlato dell'avvio delle operazioni estrattive di Aglavizza da almeno tre settimane.

Come mai i politici d'Abruzzo non ne sapevano niente? 

Dove sono stati gli uffici regionali ad informare la popolazione? O a chiedere delucidazioni al ministero? Dal giorno in cui si e' insediato, cosa ha fatto Luciano D'Alfonso per fermare le trivelle in regione?  Cosa fara' adesso? 

Chi denuncera' lo scandalo e pretendera' che venga chiarito perche' la Rockhopper possa trivellare una concessione in teoria non piu' attiva? 

Che senso ha lottare fino allo stremo contro Ombrina Mare e poi invece permettere alla Rockhopper di trivellare in terraferma? 

Misteri della politica italiana. 



Friday, January 23, 2015

La Sicilia e il New York Times



 I love these wines.
I love the lightness of their textures, 
the purity of the red fruit and mineral flavors, t
heir refreshing nature, their elegance and their subtlety.
 

Chissà se Rosario Crocetta e Angelino Alfano leggono il New York Times. Perché è uscito proprio in questi giorni un nuovo articolo sui vini della Sicilia che esordisce così: “For a decade now, Sicily has been among the most exciting wine regions in the world. I’ve fallen in love with reds and whites, wines full of freshness and vitality, complexity and a sense of place, from both Mount Etna in the east and the region centering on Vittoria in the southeast”.

La Sicilia è una delle regioni vinicole più eccitanti del mondo – freschezza, vitalità, complessità e senso di radicamento. Il giornalista dice che se n’è innamorato.

Non parlano mica del petrolio siciliano, o delle trivelle o delle royalties o dell’indotto petrolifero – tutti miraggi che presto diventeranno incubi. Il New York Times parla del miracolo del “nerello mascalese” e del “nerello cappuccio” sull’Etna, e del “frappato” di Vittoria e del nero d’Avola, vini – specie i primi tre – che non erano considerati poi granché fino a venti, trent’anni fa, quando dalle cooperative si capì che occorreva puntare sulla qualità e non sulla quantità. E così hanno spostato la produzione su vini internazionali prima e poi hanno valorizzato i vini locali.
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Non è la prima volta che il New York Times si occupa di vini siciliani: parlano di lovely reds of Mount Etna, e di enticing wines of the Vittoria region. Dicono che sono vulcani di energia, che hanno “verve, grace and energy” e che non sono abbastanza commercializzati negli Usa.

Sono appena tornata da una serie di conferenze sul petrolio in Sicilia vistando Ragusa, Sciacca, Pantelleria, Agrigento, Catania. E’ una regione incantevole – non ci sono autostrade in alcune aree – e così abbiamo attraversato paesini e immense distese di aranceti. Il cibo era magnifico ovunque, il barocco di Ragusa ti coglie all’improvviso, scopri l’unicità del corallo di Sciacca e della sua storia, il passito di Pantelleria che diventa patrimonio Unesco, i maestosi templi di Agrigento. A un certo punto ti accorgi che la storia si mescola – i greci, i romani, gli arabi, i normanni – tutti i con i loro eroi, le loro leggende e loro principesse.

E poi passi per Gela e devi tapparti il naso dalla puzza, o vedi la baia di Porto Empedocle umiliata da ciminiere Enel nel suo punto più bello o vedi la brutta edilizia dei giorni nostri, fatta senza amore e senza rispetto.

Mentre ero lì, ogni tanto pensavo all’articolo di Gian Antonio Stella sul turismo siciliano e della sua “disfatta turistica”, e mi veniva tristezza. Perché? Perché Rosario Crocetta e Angelino Alfano invece di pensare a buchi e ad accordi con i petrolieri e a numeri sparati a casaccio sulle royalties, non fanno un programma a lungo termine per la loro Sicilia? Favorendo le cose che già ci sono e che non sono valorizzate a sufficenza e che portano ricchezza distribuita e duratura. Il pozzo di petrolio e la raffineria creano inquinamento, creano altre Gela, fanno arricchire solo chi le gestisce dall’alto, e per loro essenza sono destinate a finire miseramente. La valorizzazione delle nostre unicità portano benessere per tutti, durano per generazioni a venire, stimolano la creatività e l’imprenditoria locale, e ci rendono aperti al mondo. Sono attività sane.

Ci vuole solo l’intelligenza di programmare e di volerlo. Come le cooperative del vino trent’anni, fa che hanno creato one of “the most exciting wine regions in the world” e che adesso finiscono sulle pagine del New York Times.

Qui invece Luca Zaia, governatore del Veneto: la Repubblica è una, indivisibile e imperforabile

Sunday, November 16, 2014

Rosario Crocetta e il sogno da 500 milioni



Secondo Crocetta, il governatore della Sicilia, le trivelle porteranno 
500 milioni l'anno nelle casse regionali.

Finora gli introiti sono stati di 1.5 milioni l'anno.
Per il resto d'Italia al massimo sono stati 400 milioni l'anno.

Crocetta dunque sogna che le trivelle porteranno piu' soldi alla Sicilia
che a tutto il resto d'Italia, e che aumenteranno del 33,000%

Sogni d'oro, governatore Crocetta!














Crocetta dice che i petrolieri daranno ai siciliani 500 milioni l'anno, beh, 
finora hanno versato al massimo 1.7 milioni di euro l'anno!


Dove li ha tirati fuori quei numeri Crocetta?


Perche' "La Sicilia" pubblica numeri
a casaccio senza controllare?


Caro Crocetta, da ex sindaco di Gela lei dovrebbe
sapere meglio di tutti che la petro-elemosina che
i petrolieri versano alla Sicilia sono solo fumo
negli occhi e che tutto il petrol-dolore di Gela, delle sue mamme
e dei suoi bambini non ha prezzo.   


Anno 2012

Totale versato euro 333.582.602,81 euro di cui:

170.551.185,05 euro destinate a tutte le regioni; di questi

1.734.014,97 euro sono della Regione Sicilia al netto delle concessioni rilasciate dallo stesso Ente (cioè le concessioni a terra)



Anno 2013

Totale versato euro 420.071.672,27 euro di cui:

195.374.521,41 euro destinate a tutte le regioni; di questi

1.491.595,94 euro sono della Regione Sicilia al netto delle concessioni rilasciate dallo stesso Ente (cioè le concessioni a terra)


Anno 2014

Totale versato euro 371.626.530,65 euro di cui:

182.414.623,83 euro destinate a tutte le regioni; di questi

1.515.434,86 euro sono della Regione Sicilia al netto delle concessioni rilasciate dallo stesso Ente (cioè le concessioni a terra)


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I sogni di Crocetta

Grazie a Mike il Cavaliere

Secondo l’articolo 826 del Codice Civile, in Italia, i giacimenti di idrocarburi sono “patrimonio indisponibile” dello Stato che non si impegna direttamente nella ricerca e nel loro sfruttamento, ma che lascia in concessione ad imprese private.
Una società petrolifera titolare di una concessione di coltivazione di idrocarburi è quindi soggetta al rispetto dei programmi di lavoro, al pagamento di canoni proporzionati alla superficie coperta dai titoli minerari e al pagamento di royalties proporzionate alle quantità di idrocarburi prodotte. 
Le royalties sono calcolate rispetto a dove il giacimento si trova e a cosa si estrae. Per tutte le concessioni c’è una quota di esenzione: ad esempio le prime 50mila tonnellate di petrolio estratte in mare non sono soggette a royalties, che sono del 4% per tutto ciò che viene estratto in eccesso rispetto a quel limite. I petrolieri, e i politici che gli sono amici, parlano spesso di royalties strabilianti versati alle comunità locali, riflettendo miraggi di improbabili El Dorado.

E così succede che su La Sicilia del 14 novembre 2014 compaia un’intervista al Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta riguardo il recente voto dell’Assemblea Regionale Siciliana, promosso dal M5S, in cui l’Assemblea stessa si dichiara contraria alle trivellazioni nell’isola sia in terra che in mare. Crocetta dichiara che non può “esserci incompatibilità tra progresso e ambiente”, che gli ambientalisti sono “pronti a dire no a tutto” e, commentando il voto dell’Ams, dice “Dico che è una follia. Dico che la Sicilia perderebbe di guadagnare 500 milioni l’anno di royalties con cui si potrebbe risanare il bilancio e creare nuovi posti di lavoro”.

Ma davvero Crocetta crede che la Sicilia con questo voto perderebbe 500 milioni di euro l’anno in royalties? Nessuno ha la sfera di cristallo, e nessuno può sapere se la Sicilia in futuro guadagnerà 500 milioni di euro l’anno dalle trivelle. Non è la prima volta che si dice che la Sicilia guadagni milioni e milioni di euro dalle royalties, e allora cerchiamo di verificare quanto abbia guadagnato finora la Sicilia dalle trivelle. Basta solo andare sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico i cui dati vengono aggiornati trimestralmente. Chi meglio dello Stato può sapere quanto lui stesso incassi?

Ed eccoli i dati, riferiti al gettito delle royalties effettivamente versate dai petrolieri nelle ultime tre annualità con i totali delle somme versate, l’aliquota totale versata alle Regioni, nonché i versamenti effettuati per ciascuna Regione. Per la Regione Sicilia non compaiono i dati sulle royalties provenienti dalle concessioni rilasciate a terra, che non solo non sono resi pubblici dall’Unmig (Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse), ma neanche dall’Urig (Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia) dal cui sito non è possibile ricavare alcuna informazione aggiornata. Quindi tutte le considerazioni seguenti sono da farsi ricordando che mancano i dati sulla Regione Sicilia a terra. Ecco.

Il totale versato dai petrolieri, per l’anno 2012 è stato di circa 334 milioni di euro, di cui 167 milioni destinati alle Regioni, di cui 1,7 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra. Per l’anno 2013 il totale versato dai petrolieri è stato di circa 420 milioni, di cui 195 milioni alle Regioni, di cui 1,5 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra. E infine, per l’anno 2014 il totale versato dai petrolieri è stato di 372 milioni di euro, di cui 182 alle Regioni, di cui 1,5 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra.

Da dove vengono allora i dati di Crocetta, così celermente ripresi da La Sicilia senza neanche controllarli, secondo i quali la Regione Sicilia corre il rischio di perdere 500 milioni di euro all’anno? Se finora la Sicilia ha preso di 1,5 milioni di euro per le concessioni a mare e il gettito complessivo in tutta Italia (Stato, Regioni, Comuni, Fondo riduzione prezzo carburanti) si aggira, quando va bene, sui 400 milioni di euro; come fa la Sicilia a perderne 500 l’anno? Praticamente Crocetta pensa che le nuove trivelle in Sicilia faranno guadagnare all’isola più di tutta l’Italia messa assieme moltiplicando oltre 30 volte quello che in realtà la Regione attualmente riceve per le concessioni a mare?

Tornando con i piedi per terra invece, se uno prende i circa 1,5 milioni di euro che arrivano alla Sicilia e divide questa cifra per i 5 milioni di residenti della Sicilia emerge che le concessioni attuali fruttano 30 centesimi l’anno a ciascun residente dell’isola. E con 30 centesimi di euro non ci si compra neanche un caffè da distributore automatico.

Ma credo che a tutti piacciano le persone che sognano, pensano in grande, e che guardano al futuro con ottimismo. Chissà magari nei mari di Sicilia c’è veramente l’El Dorado del petrolio, e allora perché non sognare?

Speriamo solo che quando Crocetta si sveglierà dai suoi sogni voglia comunicare all’Unmig il gettito delle royalties versate per le concessioni a terra o, meglio ancora, che faccia funzionare gli uffici dell’Urig in modo da permettere a tutti i siciliani di sognare come lui.

Monday, July 7, 2014

Wildpoldsried, Germania: il villaggio del 500% di rinnovabili in piu' di quel che gli serve








Windpoldsried is a spectacular example of what can happen 
on a local level when residents 
and municipalities take matters into their own hands

Günter Mögele, sindaco 



La cittadina bavarese di Wildpoldsried, 2,600 anime e' arrivata a produrre il 500% in piu' dell'energia che le serve. Tutto questo in 18 anni di investimenti e di accortezze: solare, turbine del vento, idroelettrico, case passive, automobili elettriche, mini-impianti geotermici, biogas. Tutto quello che avanza viene rimesso in rete e fornisce introiti alla citta'. Nel 2014 generavano 4 miliardi di euro -- per 2600 persone!!!

La storia inizia quando nel 1999 lanciano il loro “Wildpoldsried Innovativ Richtungsweisend” l'iniziativa di leadership innovativa con tre obiettivi:

1) Energia rinnovabile e risparmio energetico;
2) Csotruzione ecologica di edifici con l'uso sopratutto di legno;
3) Protezione dell'ambiente e trattamento ecologico delle acque di scarto dagli usi domestici.

Volevano arrivare al 100% di energia prodotta localmente entro il 2020.

Sono arrivati al 500% nel 2017.

Hanno anche messo su una smart grid intelligente che riesce a bilanciare il contributo delle varie fonti energetiche.

In questo momento il fabbisogno nazionale di energia elettrica e' coperto per il 30 percento dalle rinnovabili.



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Scritto il 7 Luglio 2014:


Wildpoldsried e' un piccola citta' tedesca vicino a Monaco di Baviera e di 2600 abitanti, dove nel 2011 hanno prodotto oltre il 321% dell'energia che gli serve da rinnovabili.

Sono partiti nel 1997, quando si decise che si dovevano costruire nuove industrie e infrastrutture senza creare debiti. La citta' aveva anche problemi di inondazioni ed allagamenti. Nel 2000 ricevono dei fondi europei per lavorare su sistemi di prevenzione per le inondazioni, ed il sindaco decide che sarebbe stato utile includere un sistema naturale di assorbimento del'acqua usando le lagune locali. Queste avrebbero filtrato e poi rilasciato l'acqua piovana in modo controllato ne ruscelli locali.

Sono partiti cosi, e poi l'idea di fare tutto "naturale" non si e' fermata. Nel giro di pochi anni hanno rivestito gli edifici comunali con pannelli solari, creato digestori a biogas per la citta' e installato sette pale eoliche. 190 famiglie si sono installate i pannelli sui tetti e la citta' ha creato dei mini impinati idroelettrici.

E cosi, non solo Wildpoldsried ha prodotto il 321% dell'energia in piu' rispetto a quel che gli serve, ad oggi 7 Luglio 2014, ma ha anche guadagnato 4 milioni di euro nel re-immetterla in rete. La la citta' e' diventata meta di investitori di vario genere che vengono qui attratti dalle condizioni agevolate di fare business.

Wildpoldsried ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali per le sue iniziative energetiche e per la protezione dell'ambiente. Nel 1999 hanno anche creato una iniziativa, il WIR–2020, Wildpoldsried Innovativ Richtungsweisend per ispirare cittadini a fare la loro parte per l'ambiente, e per creare sintonia fra la protezione dell'ecosistema e la creazione di lavoro e benessere verde.

Ogni tanto ci sono dei programmi per mostrare ad altri villaggi come e cosa si puo' fare per migliorare l'efficenza energetica, attrarre capitali per l'industria verde. Il sindaco e' stato letteralmente assalito dalla stampa di mezzo mondo, specie dopo il disastro di Fukushima, su come poter trasformare in meglio le proprie comunita' in modo realistico, verde ed efficente.

Occorre che qualcuno dica di questo ai sindaci lucani accecati dalle royalties, e al governatore Pittella di Basilicata.

4 milioni di euro per 2600 abitanti senza che si avveleni nessuno - te le do io le royalties!

Friday, March 29, 2013

La Polonia e il fiasco del fracking







In Polonia le operazioni di fracking sono iniziate nel 2010 - con grande entusiasmo da parte del governo e dei trivellanti.

I primi ad aprire la strada sono stati quelli della Halliburton che nell'Agosto 2010 hanno trivellato il primo pozzo, seguiti poi dalla Exxon, dalla Chevron, della ConocoPhillips e da altre compagnie minori.  Si parlava di 2,200 trillioni di metri cubi di gas, e di cambiamenti epocali per la societa' e l'economia della Polonia.

Sono passati quasi tre anni da allora, e quasi tutto quello che e' stato fatto finora e' stato di natura esplorativa. Al 18 Febbraio 2013 le varie ditte trivellanti hanno completato 40 pozzi esplorativi di shale gas. Ma mentre all'inzio c'era molto ottimismo e speranza, adesso invece ci sono molte piu' domande e dubbi. 

Da parte delle persone, le solite cose: paura di contaminazione dell'acqua - gia' di qualita' scadente a causa di cattiva manutenzione dall'epoca comunista ad oggi, di terremoti, di danni all'agricoltura e al bestiame.

Da parte dei petrolieri invece la necessita' di costruire infrastrutture - oleodotti ma anche strade per trasporto di acqua e di gas da zone rurali - e poi la mancanza di personale umano addestrato per questi tipi di lavori.  La fondazione “Czysta Energia” sottolinea che non ci sono sufficenti studi ambientali e dibattiti con i cittadini che sono spesso all'oscuro dei progetti fino alla fine.

E soprattutto: iella delle ielle - per i petrolieri! - ... il gas polacco fa schifo anche quello!

I test iniziali infatti non sono stati poi cosi soddisfacenti: la Exxon Mobil che aveva annunciato con cosi tanta fanfara il suo ingresso in Polonia, zitta zitta ha abbandonato il campo nell'estate del 2012 perche' il gas estratto era poco e di scarsa qualita'. 

Anche la ditta inglese BNK petroleum era giunta alle stesse conclusioni. Intanto, l'istututo polacco di geologia annuncia che invece dei 2,200 trillioni di metri cubi di gas ce ne sono solo 67.

Un altra ditta, la canadese Talisman Energy (ma dove li pescano questi nomi?) ha annunciato il 14 Marzo 2013 che potrebbe anche lei lasciare la Polonia perche' "sta cambiando il mercato del gas e del petrolio" e che gli investimenti richiesti non giustificano i possibili margini di profitto.

La Chevron e la ConocoPhillips sono ancora li.

Il governo locale ha cercato di regolamentare per quanto possibile la materia per attirare investimenti, inclusa la questione royalties con forti incentivi per i petrolieri ed ammorbidendo le leggi sulla protezione ambientale.

Ma i contadini polacchi non sono fessi e anzi spesso danno filo da torcere ai signori del petrolio, nonostante le promesse di petrolieri e politici. Le hanno provate tutte - regali, preti a benedire i pozzi, sponsorizzazioni alle scuole, tour, cene e champagne.

Royalties basse e scarsa partecipazione popolare? Il copione standard in tutto il mondo. 

Vedremo come andra' a finire, ma come per tutte le cose "facili" non e' tutto oro quello che luccica, proprio per niente.



Wednesday, August 10, 2011

Royalties di Norvegia


Dedicato a Vito De Filippo, a Stefania Prestigiacomo e a Assomineraria:
Vogliamo trivellare?
Allora facciamo come in Norvegia.
50 km da riva, l'80% di introiti al governo,
fondo speciale pensioni.

I buoni sconto sulla benzina potete tenerveli voi,
intanto memorandatevi questo.


La Norvegia e' uno stato petrolifero e ricco che produce petrolio dal 1970.

Forse e' anche l'unico al mondo dove hanno saputo fare le cose con il minor impatto ambientale possibile, sebbene il governo continui a ricordare che le estrazioni petrolifere siano inevetabile causa di inquinamento.

Tutti i pozzi norvegesi sono in mare: ci sono circa 40 campi di petrolio e di gas sparsi lungo le sue coste posti ad almeno 50km da riva.

Per far capire la portata dell'attivita' petrolifera in Norvegia si stima che il petrolio e il suo indotto diamo lavoro a circa l'1% della popolazione e che - nel 2007 - il 23% del prodotto interno lordo norvegese fosse dovuto agli introiti petroliferi.

La stragrande maggioranza dei ricavati che finiscono nelle casse dello stato vanno in uno speciale fondo pensioni, che al 2009 aveva dentro circa 320 miliardi di euro - quanto il PIL annuale della Norvegia - per un popolo con 5 milioni di abitanti.

Cioe' circa 60,000 euro a persona, inclusi i neonati.
Un mare di soldi, pubblici, di tutti.

In Norvegia fanno cosi: il governo e' spesso co-proprietario dei pozzi di petrolio e riscuote direttamente sui profitti, oltre che applicare varie tasse ai petrolieri. E come funzionano queste tasse in Norvegia? Eccole qui:

1. tasse ordinarie - 28% del ricavato
2. tassa speciale sul petrolio - 50% del ricavato
3. tassa sulle emissioni di CO2 e di NOx
4. tassa sulle emissioni di gas serra
5. tassa sullo sviluppo della zona
6. interesse diretto allo stato (SDFI)
7. tassa sulla licenza petrolifera

Quindi, quando ENI, Assomineraria, Vito De Filippo, e Paolo Scaroni verranno a dire che in Italia siamo tutti felici per il 4% di royalties in mare, e che siamo fra i piu' esigenti verso i petrolieri, fatevi due risate.

Le nostre royalties del 4% in aggiunta alle tasse governative, spesso un optional in Italia, dovrebbero essere paragonate a tutte queste belle tabelline della Norvegia. Qui a parte le tasse normali - che pagano tutti - ai petrolieri gli mollano un'aggiunta del 50%!

Dicono cosi:

due to the extraordinary profit associated with recovering the petroleum resources, an additional special tax is levied on this type of commercial activity.

a causa degli straordinari profitti associati allo sfruttamento delle risorse petrolifere, si applica una tassa speciale addizionale su questo tipo di attivita' commerciale.

Assomineraria, ingannevolemente secondo me, dice che la Norvegia non applica royalties. Ah si? Beh chiamiamole come vogliamo, ma in Norvegia al governo fra una cosa e l'altra gli devi lasciare l'80% dei tuoi profitti.


Poi c'e' la tassa sulle emissioni di monnezza tossica, che e' stata adottata addirittura nel 1991. E' considerata fra le piu' alte al mondo e dipende dal tipo di anidride carbonica (CO2) o di nitrati (NOX) che emetti. Per i petrolieri e le estrazioni in mare e' di circa:

50 euro alla tonnellata di CO2 emesso,
2,000 euro alla tonnellata di NOX emessi,

In piu' ci sono circa 40 euro alla tonnellata di CO2 che devono essere pagati per la legge sull'effetto serra, secondo le quali oltre a pagare la tassa sulle emissioni, devi pure pagare delle quote speciali.

Per il 2010 si stima che un miliardo di euro sia finito nelle casse statali solo grazie alla legge delle emissioni.

A Viggiano c'avrebbero tutti la Porche se mettessero una tassa simile sull'H2S!

La tassa sullo sviluppo della zona invece e' fatta in modo tale che nessuno speculi sulle licenze: una volta che te l'hanno accordata, se non trivelli ti danno una multa di 3,800 euro al chilometro quadrato della concessione.

La tassa diretta allo stato (SDFI - State direct financial interest) dipende da quanta parte della concessione appartiene allo stato, una sorta di partner delle compagine private. Lo stato e' dunque parte sia dell'investimento iniziale, che dei profitti. Ad oggi, il governo Norvegese e' azionista di circa 146 licenze. Poi c'e' la ditta nazionale, la Statoil, i cui profitti sono tutti pubblici. Per l'anno 2010, la Statoil da sola ha generato circa 1 miliardo e mezzo di euro.

Infine, qualsiasi cosa succeda, la responsabilta' e' sempre dell'operatore privato.

In Norvegia non inquinano campi, non trovano carpe morte nelle dighe. In Norvegia la gente non muore di cancro per colpa del petrolio. In Norvegia non trovano petrolio nel miele delle api. In Norvegia non danno i buoni sconto da 90 euro per prendere in giro la gente.


Thursday, September 16, 2010

Angelo Zambrino e le scemenze petrolifere




Il governo italiano, miope e assolutamente incurante della sua gente - che si tratti di scuola, del razzisimo, della corruzione, della mafia, non finisce mai di farmi vergognare. Specie perche' vedo come funzionano le cose altrove.

Bastava gia' l'articolo di James Waltson, The bordello state - Lo Stato Bordello a far accapponare la pelle, e non perche' dice cose cattive dell'Italia ma perche' dice la verita'.

Ora il governo italiano non ha niente di meglio da fare che attaccare i propri cittadini, rei soltanto di avere l'interesse a che la loro nazione non diventi ancora di piu' una pattumiera tossica.

Infatti il 15 settembre 2010, viene pubblicato un articolo sulla Sezione "Rassegna Stampa" del governo italiano di un tale Angelo Zambrino dove c'e' scritta una scemenza dietro l'altra in merito alle estrazioni petrolifere in Basilicata. Se non ho capito male il tizio ha 28 anni, ed e' annoverato fra le fila del Movimento per l'Autonomia fondato dal presidente della Sicilia, Raffaele Lombardo, e una sorta di nuovo (micro) partito di destra.

L'articolo, dal titolo "Il petrolio e la falsita' dei presunti difensori dell'ambiente" viene dal Quotidiano della Basilicata, una pubblicazione locale che viene sbandierata sotto stemma e logo della nostra nazione.

Ne deduco che questa e' la posizione ufficiale del governo italiano visto che non parlano mai di altre notizie dove si mostrano i danni che il petrolio ha portato in Italia - e da testate ben piu' note che il Quotidiano della Basilicata.

Ad occuparsi di petrolio in Italia e generalmente con messaggi di condanno sono stati la BBC, la TV Al Gore, France 24, the Daily Finance, la Repubblica, il Corriere della Sera, il Financial Times, Oceana, la RAI, la Stampa, Famiglia Cristiana. Di loro, nada.

In particolare Zambrino si riferisce alla questione del pozzo di petrolio Alli2 che l'ENI vuole trivellare a poche centinaia di metri dall'ospedale civile di Marsicovetere, e per il quale io commentai cosi: Claudio Cantiani, medico e sindaco del far west petrolifero.

Infatti, un medico che lascia far costruire i pozzi di petrolio dietro l'ospedale, che razza di medico e'?

Il nostro amico Zambrino parte con la leggenda del Not in My Backyard - non nel mio giardino. Fra l'altro e' backyard e non garden. Comnque. Gia' questa dovrebbe farci riflettere, visto che e' un concetto inventato e propagandato da petrolieri e lobbisti vari per schernire le popolazioni che si oppongono alla morte e all'inquinamento nel loro backyard.

Chi dovrebbe preoccuparsi se non chi vive li vicino e dovra' convivere con idrogeno solforato, incendi e puzze tutto l'anno? Se ne deve occupare Greenpeace? Obama? Madre Teresa? No, e' ovvio che i residenti saranno i primi a preoccuparsi e a dare l'allarme.

E comunque vorrei dire al signor Zambrino - di cui non si conoscono le credenziali scientifiche - che la sottoscritta non ha il backyard a Marsicovetere, ma a Santa Monica.

Zambrino porta ancora avanti la pappardella che lui usa la macchina e che dunque il petrolio serve. Anche io ho una macchina, anche io prendo aerei e anche io uso petrolio in un modo o nell'altro. Questo perche' non ho deciso io di nascere in una fossil-fuel economy. Ma questo non vuol dire che non debbano esserci alcuni posti SACRI e inviolabili e che non si possa iniziare a CAMBIARE le cose. Se in tutto il mondo si capisse veramente che significa trivellare, e se in tutto il mondo tutti fossimo NIMBY, e allora avremmo gia' abbandonato il petrolio da un bel po.

Secondo la logica di Zambrino trivelliamo allora Cortina D'Ampezzo? Trivelliamo Piazza San Pietro? Trivelliamo Piazza San Marco? Beh, in fondo siamo sulla buona strada in Italia, visto che gia' trivelliamo parchi, spiaggie e vigneti e visto che c'e' pure la malsana idea di trivellare la laguna di Venezia!

Signor Zambrino: il mondo ha bisogno di petrolio, ma c'e' bisogno ancora di piu' di aria sana, di cieli limpidi, di polmoni puliti, di miele senza petrolio, di assenza di discariche illegali di scarti petroliferi, di dighe senza liquami petrolfieri, di sorgenti di acqua non contaminate, di malati che possano guarire in un ospedale invece che mettersi in corpo altra monnezza.

Capisce? L'Italia non e' il posto giusto per trivellare. Siamo un altra cosa rispetto ai pozzi di petrolio. Siamo una nazione densamente popolata, con pochi spazi desertici o abbandonati. Siamo il paese - in teoria - dei campi, del mare, dei prodotti della terra, della qualita' della vita. Chi vorra' mai venire a vedere campi di petrolio?

A me pare sempre che questa folle corsa al petrolio - ma anche agli inceneritori, alle discariche, alla distruzione dell'ambiente in generale - sia solo una maschera per coprire il fatto che chi governa NON SA GESTIRE tutte le potenzialita' dell'Italia. Non sa fare del giardino del mondo, un giardino di benessere economico per chi ci vive.

Se lo sapessimo fare, la Basilicata - bella, selvaggia, semisconosciuta ai turisti potrebbe diventare un polo di attrazione turistica. Guardi solo la Toscana. Lei sente mai parlare di pozzi di petrolio li? No, perche' hanno puntato su altre cose, turismo e immagine agreste e vitivinicola.

Il petrolio non si sposa mai con una vita sana
ed economicamente prosperosa.
Mai.



Zambrino poi passa alla rassegna di tutti i supposti benefici che il petrolio ha portato in Basilicata e alle famose royalties. Non capisce che non possano esserci royalties a compensare l'aumento smisurato di tumori in Basilicata, e come dicevo prima a petrolio nel miele, nei campi, nelle acque delle dighe, nelle sorgenti e nelle falde idriche.

E poi non si rende conto, che anche se quei soldi a lui paiono tanti, in percentuale sono pochissimi! Come detto gia' Mr. Gheddafi si tiene il 90% degli introiti petroliferi. Da noi solo il 10%, da spartire fra Roma e enti locali.

Ma lei, Signor Zambrino, lo conosce Pisticci? Anno 2009: 30 pozzi, un centro oli. Royalties: 2500 euro. Questa e' la ricchezza?

Alla fine, e' lui stesso che commenta da se

Sono tanti altri gli strumenti giunti dall'oro nero e comunque sempre pochi rispetto a quelli sognati circa un ventennio fa, ma sempre meglio di niente. Piuttosto di continuare a far baccano inutilmente, sarebbe meglio lottare per ottenere di piu' .

Meglio di niente. Della serie, continuiamo a distruggere tutto, basta solo che ci danno un altro po di quattrini. E quale sarebbe il prezzo Mr. Zambrino? Mi dica, qual'e' il prezzo giusto per la SUA salute?

Ovviamente non puo' mancare il solito fatalismo ital-merdionale dell'io non ci posso fare niente:

Nessuno, oggi, è in grado di impedire al cane a sei zampe, ai francesi della Total e a chiunque altro verrà, di perforare, coltivare e fare utili a diversi zeri sul nostro territorio.

Beh, certamente non sara' lei a impedire niente a nessuno, visti i presuposti.

Per un volta, dico, indossiamo l'abito della furbizia e cerchiamo di ottenere il massimo. Cerchiamo di spremere l'Eni come un limone e recuperiamo quanto pi èpossibile. Solo questa a mio giudizio è la strada da percorrere, per tentare ancora una volta l'ebrezza di poter affermare un netto e sentito Padroni a Casa Nostra.

Bene, inizi lei a fare questa crociata in prima persona e mi faccia sapere come va a finire. Ma prima mi dica, quanto vale la sua salute?

Ma poi non e' Nimby anche questo?

Fonti: Il Giornale






Saturday, May 22, 2010

Simona Vicari, senatrice della repubblica



In alto, le royalties nel resto del mondo, da L'Economist. L'Italia non ci entra. Da noi, si paga il 4% per le estrazioni in mare. In Libia, oltre il 90%.

Simona Vicari e' una senatrice della repubblica del PdL
, laureata in architettura che circa un mese fa ha fatto un intervento presso il Senato sulle royalties italiane, a nome della commissione industria del senato. Il tema era l'aumento delle royalties del petrolio in Italia.

La Vicari ci da una lezione di "filosofia economica" parlando di petrolio in Italia. Ci dice che

le royalties costituiscono uno dei principali parametri che permettono di stimare la redditivita' di un investimento, e di conseguenza ne determinano l'eventuale realizzazione.

Per questo gli stati le mantengono basse se il rischio minerario e' elevato o intendono attirare gli investimenti in tali attivita', mentre sono piu' alte se il rischio e' minore oppure non si vogliono promuovere gli investimenti.

In Italia abbiamo delle royalties bassissime - questo e' innegabile. E allora cosa vuol dire l'architetto Vicari?

Secondo le sue parole potrebbe anche essere che il rischio minerario e' elevato. Ma il rischio di cosa e' alto? Ambientale? Per le popolazioni? Perche' sottoterra c'e' lo schifo? O perche' sopra c'era quello che un tempo era considerato il giardino d'Europa? O un po di tutto...

Poi dice

Basti qui pensare ai dati forniti dal Presidente De Scalzi nel corso del suo intervento introduttivo da cui emergono chiaramente le potenzialita' di un settore che, fino ad ora, non e' stato pienamente sviluppato a causa dei vincoli burocratici e di tutti quei lacci e laccioli che hanno progressivamente allungato, in misura ormai inaccettabile per le imprese, i tempi per ottenere le autorizzazioni alle attivita' di ricerca e di estrazione.


Ora De Scalzi e' il prediente di Assomineraria. Cosa vuole dire il De Scalzi? E' un petroliere!! L'architetto Vicari sembra dimenticare che l'Italia e' popolata da cima a fondo, che l'Italia non e' un deserto come l'Arabia Saudita, che l'Italia ha del petrolio scadente. I lacci e laccioli di cui l'architetto Vicari parla non sono ovviamente serviti a salvare la martoriata Basilicata.

Vogliamo esportare quel modello nel resto d'Italia, invece che chiedere scusa alla Basilicata e ridarle un territorio migliore? In Lucania la produzione agricola e' dimezzata da quando c'e' petrolio, la gente trova idrocarburi nel miele, emigrano, si ammalano, mele, fagioli e uva vicino alla Val D'Agri non si possono piu' mangiare, lo sa questo Mrs Vicari? l'ENI gli ha inquinato le falde idriche, lo sa questo Mrs. Vicari, o parla tanto per parlare?

Tutto questo ha progressivamente sfiduciato, me ne rendo conto, gli operatori del settore che si trovano ormai ad un bivio se continuare a investire nel nostro Paese o se indirizzare le proprie risorse verso altre opportunita, magari in altri Paesi.

E quali altri paesi? La Libia dove le royalties sono quasi del 90%? O In Norvegia 80%? O in Alsaka, 60%? O in Canada, 50%? Certo, non sara' mai De Scalzi a dirglielo alla Vicari! E cosa vogliamo fare, dare fiducia ai petrolieri e toglierla agli alberganti? Ai contadini? Ai turisti?

PETROLIO E VITA SANA NON SONO COMPATIBILI, MIA CARA.

Per questo ritengo che l'Italia non possa permettersi di perdere quest'ultimo treno e che il Parlamento dovra pertanto lavorare nella direzione di una riforma semplificatrice, sulla scia di quanto gia' avvenuto, con questo governo, con la legge n. 99/09, in modo da dare nuova fiducia e sbloccare finalmente i tanti investimenti nei quali, ne sono convinta, molti imprenditori ancora credono.

E si certo, cosi possiamo trivellare dentro i parchi, vicino agli ospedali, a riva, vicino alle case, fra i campi del Montepulciano, piu' facilmente, come se niente fosse e come se l'opinione delle persone non contasse niente. Una cosa vergognosa. Pensi piuttosto al treno del turismo, del sapere, dell'informazione, dell'economia verde e del solare che abbiamo gia' perso e che sono di gran lunga piu' importanti dell'accontentare le lobby di De Scalzi e compari.

Sono quindi qui oggi per assicurarvi il mio impegno personale e mi aspetto, proprio da voi e dalla vostra esperienza, quelle indicazioni sulle priorita' e sulle esigenze che dovranno trovare spazio in una iniziativa legislativa di questa maggioranza di governo.

E certo, e perche' l'architetto Vicari non e' venuta a parlare con gli abruzzesi, coi lucani, coi chioggiotti, e con tutti quelli che il petrolio non ce lo vogliono fra le loro case? Perche' non lo mettiamo dentro casa sua un pozzo di petrolio con raffineria annessa?

In particolare, ritengo che un intervento riformatore dovrebbe articolarsi lungo tre direttrici principali:

1)una semplificazione complessiva delle attuali procedure autorizzative;

2)una rivisitazione del sistema dei prelievi fiscali che gravano sulle attivita' upstream, con una contestuale ridefinizione degli attuali meccanismi di redistribuzione dei ricavi delle royalties sui territori coinvolti;

3)l'affidamento delle competenze autorizzative e di controllo ad una apposita agenzia.

E poi segue con un sacco di blabla sul fatto che dimuniamo le royalties, i controlli, la partecipazione popolare, pero' e' tutto fatto con le migliori intenzioni perche' si vogliono rafforzare gli

imprenditori seri che intendono avviare la loro attivita' nel rispetto della normativa ambientale e dei parametri e degli standard di sicurezza

io ne devo ancora trovare uno di petrolieri che rispecchi queste caratteristiche! Ma l'architetto Vicari c'e' mai stata in Basilicata? Lo sa che li muoiono? Credo di no. Dice che questo portera'

alla realizzazione di numerosissimi investimenti di dimensioni medie, dal forte valore occupazionale, la cui operativita' spesso si e' bloccata nelle sabbie mobili dei diversi livelli di governo chiamati a fornire le proprie autorizzazioni.

Numerosissimi!! proprio come in Lucania, dove dal petrolio si e' passati ad altri petrolio, scorie e centrali nucleari e monnezza di vario genere. Secondo lei bisogna torgliere tutti i controlli, autorizzazioni , iter burocratici, e lasciamoli solo per

tutti quei casi di maggiore delicatezza in cui e' necessario un controllo a monte da parte delle autorita' di sicurezza preposte sulle attivita' che si intendono avviare.

E quali sarebbero quelle piu' delicate? Quelle meno delicate? Come gia' detto si vuole trivellare l'Italia in lungo e in largo. Forse che certi parchi contano di piu' che altri? Certi mari sono piu' belli di certi altri? Certe persone sono piu' persone di altri? Il rischio sismico e' piu' importante delle colture di uva? O viceversa?

L'archiettetto Vicari propone:

l'autorizzazione unica, sia per quanto riguarda i tempi certi stabiliti per il rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di opere infrastrutturali energetiche ritenute strategiche.

Unica di che? E aggiunge:

Gli stati che derivano la maggior parte delle proprie entrate di bilancio dalla produzione di idrocarburi (area del Golfo Persico, Venezuela) tendono a fissare le royalties, o piu' in generale la fiscalita' petrolifera, comunque essa sia strutturata, ai massimi livelli.


Cio' sembrerebbe ovvio considerata l'ampia disponibilita' di risorse petrolifere o di gas e il limitato rischio minerario, ma livelli eccessivi possono costituire una barriera all'apporto dei capitali necessari per eseguire le attivita' di ricerca e produzione, privilegiando cosi' le nazioni con fiscalita' minor rispetto alle altre.

Ma cosa dice??? NOI NON SIAMO L'ARABIA SAUDITA!!!! Non possiamo e non vogliamo competere con loro per attrarre capitali petroliferi!!!

E' stato ricordato dal Presidente che alcuni Paesi europei come l'Inghilterra, la Danimarca e la Norvegia, non applicano delle royalties sulle attivita' estrattive.

Non e' vero. Di nuovo, cosa vuole che dica De Scalzi? Io so solo che la tabella lassu' l'ha messa su l'Economist. In Norvegia l'80% del ricavato del petrolio va al governo!!!

L'Italia, ha conservato un meccanismo che vede dei livelli percentuali tra i piu' alti in Europa in rapporto ai rischi minerari che si corrono.

Ricordo che furono gli ampi ritrovamenti di metano nella Valle Padana e in seguito nell'offshore ravennate nel periodo 1950-1970, uniti alla legislazione e alla fiscalita; favorevole, a fornire l'energia a basso prezzo per la ricostruzione postbellica e il boom industriale dell'Italia di quegli anni.

Si, e intanto il Polesine e' sprofondato, e a Ravenna ancora adesso ne pagano le conseguenze di quelle estrazioni di gas, cone le chiese allagate per la subsidenza. Ma se le estrazioni di metano si sono fermate per la subsidenza indotta!! E poi, la ricostruzione postbellica l'ha pagata qualcun altro, e non e' stata certo l'ENI. Mai sentito parlare di Piano Marshall?

Dal 1995 la produzione nazionale complessiva di idrocarburi, e in particolare di gas naturale, risulta in calo e royalties inaccessibili renderebbero poco attraente, in quanto non conveniente, la ricerca di idrocarburi, che pur fa risparmiare l'importazione di petrolio e di gas per le quantita' ritrovate; allontanerebbe le societa' straniere con il loro apporto di capitali; farebbe diminuire il lavoro sia nell'secuzione delle ricerche di idrocarburi sia nei progetti di realizzazione, in particolare nell'indotto (cantieri di costruzione, etc.); limiterebbe lo sviluppo della conoscenza scientifica e del relativo know how.

Mi sto facendo due risate. In Italia abbiamo il piu grande giacimento di petrolio d'Europa, in Basilicata. Produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Il resto lo importiamo. Per di piu' la maggior parte del petrolio lucano finisce all'estero, viene raffinato in parte a Viggiano epoi spedito a Taranto ed esportato. A guadagno dell'ENI e non dell'Italia, cara senatrice.
Infine, le ditte straniere vengono in Italia solo ed esclusivamente perche' qui costa poco, e' facile fare disastri e non pagarne le conseguenze.

Per questo, una riforma coraggiosa dovrebbe orientarsi verso un ripensamento, semmai verso il basso del regime delle royalties. In quest'ottica ritengo sia necessario aumentare la percentuale di risorse a disposizione dei comuni interessati in modo tale da far percepire con immediatezza, ai cittadini residenti nel territorio in cui si svolge l'attivita' estrattiva, i benefici economici che derivano alla comunita' locale.

Non vi sembra la fotocopia di quanto promesso da Mauro Febbo a Gennaio 2009? Diamo quattro spiccioli in piu' agli Abruzzesi, e staranno zitti. Oppure quello che diceva Alfredo Castiglione, mettiamo una tassa di 50 euro ad ettaro. Oppure quello che vogliono fare a Bomba, un po di gas gratis - 6 euro a famiglia l'anno!!!!

Mi rendo conto che gli obiettivi appena delineati sono particolarmente ambiziosi e dovranno sicuramente fare i conti, tra l'altro, con l'attuale assetto costituzionale che, a seguito della riforma del titolo V, vede le regioni italiane particolarmente gelose delle proprie competenze in materia energetica.

Signora, non siamo gelosi di niente. Siamo innamorati del territorio e non vogliamo permettere a De Scalzi e ai suoi compari di venire a distruggere tutto quello che c'e' da distruggere con i loro pozzi, centri oli in terra e in mare, i loro inganni, le loro bugie.

Se lo faccia lei un pozzo dietro casa - con il pessimo petrolio italiano, puzzolente e sporco, e poi ci venga a riferire nelle piazze d'Abruzzo e non dentro ai palazzi romani.

Lo dico con la convinzione di chi, eletta in una regione come la Sicilia, vede tutti i giorni quali sono, i danni derivanti dalla perdita di opportunita' di sviluppo del proprio territorio. Come e' stato detto nella mia regione vi e' 1 miliardo di euro di investimenti che potrebbero essere sbloccati. Per questo spero che tutti insieme potremo contribuire ad una nuova prospettiva di crescita e sviluppo per il vostro settore nell'interesse delle regioni che nel proprio territorio racchiudono ricchezze ancora inesplorate e che sono sicuramente un valore aggiunto per tutto il nostro paese.

E i danni che ha portato l'ENI ad Augusta, Gela, Melilli, Siracusa, quelli non li vede? I malati, i bimbi deformi, quelli non contano niente? E allora trivelliamo Pantelleria, le Egadi, la Val di Noto???

E' agghiacciante il finale della signora e sa di propaganda della Germania che fu, e che si rivolge ai giovani:

Da ultimo, prima di concludere il mio intervento, volevo richiamare la vostra attenzione sull'importanza di rafforzare i processi comunicativi sulle opportunita' di sviluppo che le attivita' di ricerca e di estrazione possono fornire alle aree ove queste attivita' si svolgono.

Di nuovo, io le consiglio solo di andare in Basilicata. Ci scommetto che lei a Viggiano non c'e' mai stata e che non sa nemmeno dov'e'. Lo rafforzi li il processo comunicativo e lo spieghi a loro che significa avere il petrolio vicino agli ospedali e dentro le falde idriche e nel cibo.

Dico questo perche' in un mondo dove l'informazione e globalizzata e viaggia "alla velocita' della luce" attraverso strumenti come internet, bisogna evitare il diffondersi di strumentalizzazioni e di informazioni distorte che vengono diffuse da coloro che avversano i processi di sviluppo e di modernizzazione di intere parti del Paese.

Si riferisce a noi? Chissa'.

Auspico, infine, che questa campagna informativa di sensibilizzazione e comunicazione possa presto partire rivolgendosi in primis proprio alle giovani generazioni attraverso un ampio coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado.

Ma internet, mia cara Simona Vicari e' molto piu' intelligente delle sue assurde proposte ed idee.
Lo sa che


Lei ha visto cosa e' successo in Louisiana?

Basta fare Google, o se le piace di piu' Gogol.


Fonti: Vicari web site

Monday, December 29, 2008

La vergogna dell'ENI sul Financial Times


Circa un mese fa il Financial Times, uno dei quotidiani di finanza e di affari piu' importanti del mondo pubblico' un articolo sugli scempi ENI in Val D'Agri.

Mentre in altre parti del mondo le raffinerie e le estrazioni di petrolio si fanno in posti disabitati, come i deserti del medio oriente e le lande desolate ed artiche della Russia, l'ENI decide di trivellare la Val D'Agri dove invece ci sono persone, parchi, agricoltura. A Viggiano c'era la vita prima di loro.

Il reporter inglese parla di una puzza acre di zolfo che invade la citta' e che sara' destinata ad aumentare perche' ora, oltre all'ENI ci sono anche la Total, la Shell e la Exxon Mobil tutte li pronte ad incrementare il quantitativo estratto di petrolio amaro che si estrae in Basilicata e a regalarle altra miseria umana e materiale. Il Financial Times, come tutti gli altri organi di stampa che si sono occupati di questo tema, parla di inquinamento, di perdita di posti di lavoro, e di un sacrificio enorme che la Basilicata ha pagato per il petrolio senza che nessuna di queste ditte abbia mai davvero fatto nulla per la regione e per amore di questa regione.

Il medico di Viggano, Pino Enrico Laveglia ha portato l'ENI in causa perche' i fumi tossici del 'centro oli' ha portato infezioni respiratorie e a tumori alla gente. Questo dopo solo DIECI anni dall'insediamento ENI. Dice che un tempo in Val d'Agri non c'era mai la nebbia. Adesso invece c'e' una fitta coltre di smog blu tuttii giorni.

L'ENI paga il 4% di royalties al governo (in Venezuela siamo all'85%! In Norvegia all'80%.) Di questi soldi il 15% va ai governi locali. Dunque, alla Basilicata spetta in totale lo 0.6% della ricchezza estratta. Tumori alla gente in cambio dello 0.6% della ricchezza estratta. Un affarone.

Nonostante la comparsa di un parco nazionale, i distinti signori ENI che nel tempo libero organizzano serate a teatro e ci educano all'arte moderna, hanno ben pensato di mettere una decina di pozzi petroliferi DENTRO il parco e molti di piu' immediatamente fuori. Ma a cosa serve un parco allora? L'intelligente ministro Presitgiacomo dal canto suo, invece di protestare e di fare il suo lavoro che in teoria e' di DIFENDERE L'AMBIENTE, ha ben pensato di sostiuire il responsabile regionale del parco con uno 'yes man' di sua fiducia.

Il governo centrale, recita ancora il giornalista ingelese, si appresta anche a varare leggi contro la difesa locale del territorio, spalancando le porte all' opera petrolifera. E poi ci sono una manciata di accademici negazionisti e con le bende agli occhi che dice che ''si emigra in tutto il sud Italia'', e che i tumori non sono da attribuirsi alle estrazioni e alle lavorazioni petrolifere.

Si, sara' stato il mago Zurli' a portarli! Ora si parla anche di creare una stazione per i rifiuti tossici nucleari in Basilicata e magari di metterci anche un impianto nucleare. La follia dell'ignoranza non ha limiti.

Abruzzesi, adesso e' il tempo di agire, e non dopo quando ci ritroveremo le trivelle dappertutto.
La canzone si ripete sempre: si inizia con poco e si finisce con l'invasione capillare di scempi sul terreno. L'ENI e tutta l'industria petrolifera non ha vergogna di nulla e dice bugie a cui loro stessi credono.

Claudio Descalzi, il capo dell'Assomineraria dice che ci vogliono tempi decisonali brevi. Bene, l'Abruzzo e' stato chiaro, breve e sintetico: NOI QUI NON VI VOGLIAMO. Come direbbero gli Americani, take your losses and get out of here.


Fonti: The Financial Times, OLA