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Sunday, November 23, 2014

I deliri di Rosario Crocetta



Il petrolio che sarà estratto grazie alle nuove trivellazioni dovrà 
essere raffinato prioritariamente in Sicilia.

Rosario Crocetta


Non sono le trivellazioni che inquinano, ma le raffinazioni. 

A Gela, la raffineria e' attaccata alla citta'. 

Negli anni sono stati adottati provvedimenti, 
ma adesso e' il momento di cambiare. 

E' "l'energia verde" il futuro. 

Dobbiamo essere in grado di confrontarci con i grandi gruppi 
multinazionali dei quali non siamo schiavi. 

A Gela, abbiamo impedito all'Eni di andare via e
imposto di avere una sede legale in Sicilia per le
trivellazioni, altrimenti revochiamo le concessioni. 

In questo modo, abbiamo creato lavoro 
anche per i Cantieri navali e per Milazzo


I deliri di Rosario Crocetta


Il signor Rosario, omonimo di Rosario Crocetta mi scrive questa lettera da Gela. Ora e' in pensione, e lavorava alla raffineria. Mi segnala questa interessante e delirante intervista a Crocetta, in cui prima il nostro eroe dice che il petrolio siciliano deve essere raffinato in Sicilia, ma poi aggiunge che le raffinazioni sono quelle che inquinano. E pero' e' l'energia verde il futuro.

Una logica interessante!

---

Cara Maria Rita

Sono un operaio dell'ENI che lavorava allo stabilimento dell'ENI e le scrivo dopo avere letto il suo articolo su Crocetta.  Come lei ricorda, Crocetta e' stato sindaco di Gela per tanti anni, e ora cerca di raccontare il difficile rapporto fra petrolio e la sua citta' a modo suo.

Crocetta è come un prestigiatore, forse è meglio dire come un cuoco che rivolta la frittata.

Una brutta frittata.

Vero è che a Gela le raffinerie chiudono perché nei paesi più arretrati dell’Italia la raffinazione costa meno ed in effetti queste industrie inquinano. Dalla sua dichiarazione sembrerebbe che il merito di questo “epocale cambiamento” sia suo.

Vorrei sommessamente ricordare che:

1) Forse lei ha sentito parlare dello "storico" protocollo d'intesa fra ENI e Regione Sicilia. Da quanto ho appreso dai giornali presumo che il protocollo dicesse di andare avanti con le perforazioni nel "pieno rispetto dell’ambiente". Il “pieno rispetto dell’ambiente” a parole c’è sempre; a fatti un po’ meno. Ad ogni modo, dopo neanche un mese dallo “storico accordo” con i petrolieri e quel protocollo di intesa, l’ENI annuncia di voler chiudere le raffinerie e fare al loro posto un’industria green. Il “buon Crocetta” è spiazzato. Veramente non se lo aspettava dai suoi “amici” e quindi via a dichiarazioni a go-go contro i petrolieri. 

2) La raffineria è quasi chiusa del tutto: funziona al minimo solo una piccola parte di essa. Quando mi capita di passare da Gela,  è tutto o quasi tutto spento. Sicuramente non ci sono le “allegre lucine” di quanto ero piccolo. Si “vocifera” che l’industria green sia una bufala in quanto vorrebbero farla durare solo qualche anno e chiuderla. Rimarrebbero solo le trivellazioni ed un parco serbatoi con 150 persone. Questo perché se l’ENI abbandona completamente l’area dovrebbe pagare svariate decine di milioni in bonifiche.

In questo modo l’area non viene abbandonata ma estremamente ridimensionata in termini di posti di lavoro. Visto che l’area non viene abbandonata, le bonifiche andrebbero a farsi benedire come vociferano in molti che lavorano all’ENI.

Ovviamente tra i miei ex-colleghi e lavoratori (che non sono stupidi) succede un casino! Crocetta starnazza e dai vertici ENI silenzio per settimane. Poi, finalmente l’ENI si rende conto che non può eliminare al momento i posti di lavoro (credo che ci riproverà) e dichiara che nessuno andrà a casa. C’è da fidarsi? Non lo so.

Ora Crocetta dice che: è ora di cambiare.

Ma l’ha gia detto l’ENI, non se ne è accorto?

Invece, finalmente, si accorge che le raffinerie inquinano. Che strano, proprio quando hanno chiuso. Ma cosa diceva prima?

Dalle dichiarazioni sembra che è lui che ha favorito il cambiamento. In realtà si è trovato impiattato un pasto ed ha dovuto mangiarlo.

“Dobbiamo essere in grado di confrontarci con i grandi gruppi multinazionali dei quali non siamo schiavi.”

Cos’è ? Una dichiarazione di intenti ? Un augurio ? …….Un lapsus froidiano ?

Se proprio vuole confrontarsi con i petrolieri, perché non inizia dai “piccoli gruppi, poco multi e molto locali”: Transunion Petroleum, Northerm petroleum o la “famosa” San Leon (questa società aveva un capitale sociale di 10.000 euro – ndr).

Chissà perché, non lo so, ma continuando a pensare a Crocetta mi viene in mente quel famoso personaggio di Luigi Pirandello, Vitangelo Moscarda di "Uno nessuno e centomila"

Grazie del tuo prezioso lavoro e spero di conoscerti presto in Sicilia.


Sunday, November 16, 2014

Rosario Crocetta e il sogno da 500 milioni



Secondo Crocetta, il governatore della Sicilia, le trivelle porteranno 
500 milioni l'anno nelle casse regionali.

Finora gli introiti sono stati di 1.5 milioni l'anno.
Per il resto d'Italia al massimo sono stati 400 milioni l'anno.

Crocetta dunque sogna che le trivelle porteranno piu' soldi alla Sicilia
che a tutto il resto d'Italia, e che aumenteranno del 33,000%

Sogni d'oro, governatore Crocetta!














Crocetta dice che i petrolieri daranno ai siciliani 500 milioni l'anno, beh, 
finora hanno versato al massimo 1.7 milioni di euro l'anno!


Dove li ha tirati fuori quei numeri Crocetta?


Perche' "La Sicilia" pubblica numeri
a casaccio senza controllare?


Caro Crocetta, da ex sindaco di Gela lei dovrebbe
sapere meglio di tutti che la petro-elemosina che
i petrolieri versano alla Sicilia sono solo fumo
negli occhi e che tutto il petrol-dolore di Gela, delle sue mamme
e dei suoi bambini non ha prezzo.   


Anno 2012

Totale versato euro 333.582.602,81 euro di cui:

170.551.185,05 euro destinate a tutte le regioni; di questi

1.734.014,97 euro sono della Regione Sicilia al netto delle concessioni rilasciate dallo stesso Ente (cioè le concessioni a terra)



Anno 2013

Totale versato euro 420.071.672,27 euro di cui:

195.374.521,41 euro destinate a tutte le regioni; di questi

1.491.595,94 euro sono della Regione Sicilia al netto delle concessioni rilasciate dallo stesso Ente (cioè le concessioni a terra)


Anno 2014

Totale versato euro 371.626.530,65 euro di cui:

182.414.623,83 euro destinate a tutte le regioni; di questi

1.515.434,86 euro sono della Regione Sicilia al netto delle concessioni rilasciate dallo stesso Ente (cioè le concessioni a terra)


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I sogni di Crocetta

Grazie a Mike il Cavaliere

Secondo l’articolo 826 del Codice Civile, in Italia, i giacimenti di idrocarburi sono “patrimonio indisponibile” dello Stato che non si impegna direttamente nella ricerca e nel loro sfruttamento, ma che lascia in concessione ad imprese private.
Una società petrolifera titolare di una concessione di coltivazione di idrocarburi è quindi soggetta al rispetto dei programmi di lavoro, al pagamento di canoni proporzionati alla superficie coperta dai titoli minerari e al pagamento di royalties proporzionate alle quantità di idrocarburi prodotte. 
Le royalties sono calcolate rispetto a dove il giacimento si trova e a cosa si estrae. Per tutte le concessioni c’è una quota di esenzione: ad esempio le prime 50mila tonnellate di petrolio estratte in mare non sono soggette a royalties, che sono del 4% per tutto ciò che viene estratto in eccesso rispetto a quel limite. I petrolieri, e i politici che gli sono amici, parlano spesso di royalties strabilianti versati alle comunità locali, riflettendo miraggi di improbabili El Dorado.

E così succede che su La Sicilia del 14 novembre 2014 compaia un’intervista al Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta riguardo il recente voto dell’Assemblea Regionale Siciliana, promosso dal M5S, in cui l’Assemblea stessa si dichiara contraria alle trivellazioni nell’isola sia in terra che in mare. Crocetta dichiara che non può “esserci incompatibilità tra progresso e ambiente”, che gli ambientalisti sono “pronti a dire no a tutto” e, commentando il voto dell’Ams, dice “Dico che è una follia. Dico che la Sicilia perderebbe di guadagnare 500 milioni l’anno di royalties con cui si potrebbe risanare il bilancio e creare nuovi posti di lavoro”.

Ma davvero Crocetta crede che la Sicilia con questo voto perderebbe 500 milioni di euro l’anno in royalties? Nessuno ha la sfera di cristallo, e nessuno può sapere se la Sicilia in futuro guadagnerà 500 milioni di euro l’anno dalle trivelle. Non è la prima volta che si dice che la Sicilia guadagni milioni e milioni di euro dalle royalties, e allora cerchiamo di verificare quanto abbia guadagnato finora la Sicilia dalle trivelle. Basta solo andare sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico i cui dati vengono aggiornati trimestralmente. Chi meglio dello Stato può sapere quanto lui stesso incassi?

Ed eccoli i dati, riferiti al gettito delle royalties effettivamente versate dai petrolieri nelle ultime tre annualità con i totali delle somme versate, l’aliquota totale versata alle Regioni, nonché i versamenti effettuati per ciascuna Regione. Per la Regione Sicilia non compaiono i dati sulle royalties provenienti dalle concessioni rilasciate a terra, che non solo non sono resi pubblici dall’Unmig (Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse), ma neanche dall’Urig (Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia) dal cui sito non è possibile ricavare alcuna informazione aggiornata. Quindi tutte le considerazioni seguenti sono da farsi ricordando che mancano i dati sulla Regione Sicilia a terra. Ecco.

Il totale versato dai petrolieri, per l’anno 2012 è stato di circa 334 milioni di euro, di cui 167 milioni destinati alle Regioni, di cui 1,7 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra. Per l’anno 2013 il totale versato dai petrolieri è stato di circa 420 milioni, di cui 195 milioni alle Regioni, di cui 1,5 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra. E infine, per l’anno 2014 il totale versato dai petrolieri è stato di 372 milioni di euro, di cui 182 alle Regioni, di cui 1,5 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra.

Da dove vengono allora i dati di Crocetta, così celermente ripresi da La Sicilia senza neanche controllarli, secondo i quali la Regione Sicilia corre il rischio di perdere 500 milioni di euro all’anno? Se finora la Sicilia ha preso di 1,5 milioni di euro per le concessioni a mare e il gettito complessivo in tutta Italia (Stato, Regioni, Comuni, Fondo riduzione prezzo carburanti) si aggira, quando va bene, sui 400 milioni di euro; come fa la Sicilia a perderne 500 l’anno? Praticamente Crocetta pensa che le nuove trivelle in Sicilia faranno guadagnare all’isola più di tutta l’Italia messa assieme moltiplicando oltre 30 volte quello che in realtà la Regione attualmente riceve per le concessioni a mare?

Tornando con i piedi per terra invece, se uno prende i circa 1,5 milioni di euro che arrivano alla Sicilia e divide questa cifra per i 5 milioni di residenti della Sicilia emerge che le concessioni attuali fruttano 30 centesimi l’anno a ciascun residente dell’isola. E con 30 centesimi di euro non ci si compra neanche un caffè da distributore automatico.

Ma credo che a tutti piacciano le persone che sognano, pensano in grande, e che guardano al futuro con ottimismo. Chissà magari nei mari di Sicilia c’è veramente l’El Dorado del petrolio, e allora perché non sognare?

Speriamo solo che quando Crocetta si sveglierà dai suoi sogni voglia comunicare all’Unmig il gettito delle royalties versate per le concessioni a terra o, meglio ancora, che faccia funzionare gli uffici dell’Urig in modo da permettere a tutti i siciliani di sognare come lui.

Friday, March 28, 2014

A Rosario Crocetta: la Lukoil in Sicilia e in Russia

 


Usinsk, Russia - Lukoil


"Everything that happens at the oil field is Lukoil's responsability"


Tatyana Khimichu, Usinsk, Russia
citta' martoriata dalle trivelle e dagli oleodotti Lukoil



Il Sole 24 ore del 13 Marzo 2014 riporta che il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ha incontrato i vertici della Isab, societa' che gestisce la raffineria di Priolo, in provincia di Siracusa, e che e' interamente controllata dai russi della Lukoil.


L'incontro era per parlare di possibili investimenti per modernizzare la raffineria. A questo scopo il presidente Vagit Alekperov ha promesso che "investira'" 1.5 miliardi di euro. La Lukoil e' pero' un po riluttante a fare questi investimenti perche' servono "condizioni istituzionali e territoriali" ed un "mutamento nello scenario economico" e la "certezza del diritto".

Ci si lamenta dei tempi delle autorizzazioni, e si chiedono garanzie.

Ma ... cos'e' la Lukoil?

Beh, diciamo che in Russia c'e' una citta' intera, Usinsk, nella repubblica di Komi, dove la conoscono bene questa Lukoil, perche' ha praticamente inquinato tutto quello che c'era da inquinare.

Siamo a 40 chilometri a sud del Circolo Polare Artico, e siamo nel 1994 quando uno dei tanti oleodotti - non proprio di fresca posatura - rilascio' fra le nevi circa 300 milioni di galloni di petrolio. Fanno 1 miliardo e duecentomila litri circa.

L'oleodotto era della Lukoil.

Mori' tutto quello che poteva morire - animali, pesci, vegetazione. Due fiumi vennero inquinati per un tratto di quasi 40 chilometri. Ci si poteva navigare sul petrolio. L'anno dopo il tasso di incidenza di malattie respiratorie aumento' del 28%. 750 ettari di terra vennero inquinati e Komi fini' nel Guinness Book of Records.

Le operazioni di pulizia durarono a lungo e ancora adesso se ne sentono le conseguenze.


Ma non c'e' solo lo scoppio del 1994.


Alla fine del 2006 a Van-pi un altro scoppio sempre della Lukoil fra le nevi russe, la portata del quale fu "grandemente esagerata" secondo la Lukoil. Come se un po' meno petrolio fra le nevi potesse essere cosa accettabile!


Secondo un reportage del 2006 del New York Times, i residenti parlano di "ghiaccio nero" nei fiumi, con la Lukoil che trivella in un parco nazionale e tundra che e' ancora contaminata dal riversamento del 1994.


Nel 2012 l Lukoil fu responsabile dello sversamento di circa duemila tonnellate di petrolio dal campo Trebs, operato in congiunzione con la Bashneft. Il riversamento duro' per due giorni.


Qui ancora nel 2013 dicono che non sono stati loro ad inquinare il fiume Kolva di petrolio, e che chi dice il contrario sara' perseguito legalmente. Dicono che stavano facendo di tutto per "limitare gli scarti" nel fiume durante la primavera.


Dulcis in fundo, a Gennaio del 2014 la Lukoil ha ricevuto la piu’ grande multa mai data nella storia della Russia per inquinamento ambientale da petrolio: 18.5 milioni di dollari per nove riversamenti di petrolio nella repubblica di Komi nel 2011. Gli sversamenti coprirono circa 20 ettari di terreno.

Puo’ bastare?

Poche persone vedono e sanno cosa accade in una localita' cosi' remota come l'Artico e cosi oltre agli scoppi piu' o meno vistosi c'e' l'inquinamento quotidiano che fa si che in tutta Usinsk la vita tutta -- umana e animale e vegetale -- sia al petrolio.

L'infrastruttura non e' stata aggiornata - ne' ai tempi del comunismo, ne' adesso - e cosi ci sono perdite continue che nessuno pulisce, da pozzi attivi, da pozzi abbandonati, da oleodotti. All'apparenza e' ovviamente tutto meno drammatico di quello che accadde nel Golfo del Messico per esempio, ma e' tutto continuato nel tempo, da decenni e decenni e gli effetti cumulativi sono terrificanti, soprattutto considerato che le temperature gelide di -40 gradi Celsius rendono l'infrastruttura piu' fragile.

Il quantitativo di petrolio disperso nell'ambiente russo e' maggiore che in qualsiasi altra parte del mondo, inclusa la Nigeria. Secondo Greenpeace sono 5 milioni di tonnellate all'anno che finiscono nell'ambiente, su 500 milioni di tonnellate l'anno. Circa l'uno percento. Ovviamente sono stime per difetto: chissa' quante altre perdite ci sono che nessuno riporta alle autorita' per evitare problemi, visto che a volte gli unici ad accorgersene di queste perdite "minori" sono i petrolieri stessi.

Chissa' se Rosario Crocetta ha mai sentito parlare di Usinsk.

Chissa se a Priolo oltre a tutte queste garanzie che chiede la Lukoil, Crocetta ha anche chiesto qualche garanzia affinche' Priolo non diventi una nuova Usinsk.

Qui le devastanti foto del disastro ambientale di Usinsk, Russia.


Saturday, March 1, 2014

La Sicilia, il petrolio e Crocetta




Allo stato attuale non è credibile alcun piano 
di recupero ambientale


Chi entra a Gela non può fare a meno di notare le enormi ciminiere fumanti che, quando il vento soffia verso occidente, ammorbano l'aria rendendola irrespirabile.


Gela, prima che arrivasse l'industria, era una graziosa cittadina che stava lentamente
sviluppando il settore turistico come centro balneare ed archeologico.


Oggi il tasso di tumori e malformazioni tra gli abitanti di Gela
è molto più elevato rispetto a quello dei comuni vicini e della media nazionale.

Le emissioni superano spesso i limiti massimi di legge.


Dalla pagina Wikipedia sull'ambiente di Gela.



Era l'estate del 2007. Una sera in cui ero a casa dei miei genitori, a Lanciano, da sola, felice di questa estate spensierata prima di iniziare il mio tanto desiderato nuovo lavoro a Los Angeles. Guardo distrattamente la TV, fa caldo, cambio i canali senza pensare. Fuori ci sono le cicale.

E poi arrivo su Rai Tre. Presa diretta. Riccardo Iacona. Gela.

Raggelo io. Inquinamento, illegalita', prepotenza, rassegnazione, assenza di controlli e di volonta'. E' sconvolgente. Non riesco a capacitarmi di tanta sofferenza, di tanta cattiveria da parte dei signori del petrolio. Fa male vedere le storie di bambini innocenti avvelentati prima ancora di nascere.
Mi chiedo perche' non ne se ne parli di piu', sento rabbia e voglia di aggiustare le cose.

Ma la Sicilia e' lontana e io non sono nessuno.

E poi passano tre, quattro mesi ed arriva il Centro Oli di Ortona nella mia vita. Ripenso a Gela e non posso accettare che questo stesso destino capiti alla mia terra. Indago sulla Basilicata: mutatis mutandis la canzone e' la stessa. Noi siamo ancora in tempo. E in qualche modo parto.

E' per questo che sento sempre di avere una sorta di debito verso le localita' trivellate in silenzio in Italia prima che la lotta al petrolio diventasse di moda. Gela e Viggiano hanno solo avuto la sfortuna di essere state petrolizzate prima che l'opinione pubblica si svegliasse.

Tanti anni fa tante cose non si sapevano e chissa, forse Enrico Mattei pensava davvero di portare sviluppo e benessere con i buchi. Ma adesso le cose sono diverse e non possiamo piu' fare finta di niente.

E' per questo che certe cose continuano a sconvolgermi.

Rosario Crocetta e' l'attuale governatore della Sicilia ed e' stato sindaco di Gela per diversi anni, oltre che impiegato ENI per un periodo della sua vita. Non puo' non conoscere il dolore che il petrolio ha regalato a quella citta'.

Nel Dicembre 2013 la sua giunta approva la legge di stabilita'. Si parla di "scelte rivoluzionarie", di solidarieta', di uguaglianza, di risanamento dei conti pubblici e di aiuti alle fasce piu' deboli.

Tra gli articoli della norma compare un piccolo-grande regalo per i petrolieri: la diminuizione delle royalties da versare alla regione Sicilia da parte dei petrolieri dal 20 al 13%. Notare che le royalties erano state fissate al 20% solo l'anno scorso quando si passo' dal 10 al 20% su proposta del Movimento Cinque Stelle.

E infatti quest'anno sono stati quasi solo i grillini ad opporsi all'abbassamento delle royalties.

Perche' Crocetta ha fatto tutto questo?

Con tutti i problemi che hanno i siciliani, il governatore e la giunta di Sicilia dovevano farlo proprio ai petrolieri questo sconto? O che i petrolieri sono anche loro fasce deboli della popolazione?

Secondo i dati ISTAT relativi al 2012 e pubblicati nel Luglio 2013, la Sicilia e' la regione piu' povera d'Italia, con l'incidenza di poverta' al 29.6%.

Quasi una famiglia su tre.

Perche' dopo i veleni di Gela, e Priolo e Augusta e Melilli e Siracusa e i mari di Ragusa, adesso anche lo sconto royalties? Perche' non usare quei soldi, tanti o pochi che siano, per bonifiche, per risarcimenti, per migliorare, anche di un poco soltanto, la qualita' di vita di queste comunita'?

La storia ha pero' una sorta di lieto fine: a fine Gennaio 2014, il Prefetto Carmelo Aronica, Commissario dello Stato per la Regione Sicilia, che in applicazione dello Statuto speciale esercita il controllo di legittimità dei disegni di legge approvati dall’assemblea regionale di Sicilia, ha bocciato la riduzione delle royalties perche'

“il legislatore dispone che l’aliquota di prodotto dovuta dal titolare di concessione di coltivazione di giacimenti di idrocarburi liquidi e gassosi e di gas diversi dagli idrocarburi sia ridotta dal 20% al 13%, ma non si preoccupa di quantificare le evidenti minori entrate e la conseguente copertura dell'onere derivante".

Si torna cosi alle storie di tutti i giorni.

Ieri e' scoppiata la raffineria Isab Sud a Priolo.

Qui Siracusa al petrolio













Friday, August 9, 2013

Manila: marea nera e pesci morti











Many of our young and elderly residents are getting sick
Marcos Solis,  pescatore

E cosi anche oggi 9 Agosto, nuove perdite di petrolio da qualche parte del pianeta.

Si tratta questa volta della baia di Manila, nelle Filippine, dove una perdita da un oleodotto marino o da una nave - non e' ancora ben chiaro - ha causato lo sversamento di circa 500,000 litri di petrolio. La marea nera si e' sparsa per circa 15 chilometri dalla riva verso il mare, e lungo 20 chilometri di  riva e coprendo un'area stimata di circa 300 chilometri quadrati.

Ci sono subito state morie di pesci, e malori fra la popolazione. La gente cerca di aiutare nelle operazioni di pulizia come puo' - con bottiglie di acqua e con qualsiasi altro contenitore trovano. Anche i bambini lavorano al tutto.

Siamo a Rosario, dove la pesca e' una delle fonti di reddito piu' importante per la popolazione, e questo disastro e' particolarmente grave per i residenti, perche' l'industria della pesca ne sara' impattata a lungo. E' da quai infatti che viene la maggior parte del pesce che si consuma nelle Filippine.

Asis Perez, il direttore dell'ufficio filippino per la pesca e le risorse acquatiche dice:

"Each boat here would typically haul in 30-40 kilogrammes of fish a day, so definitely the impact is huge,"

Gli fa eco Jose Ricafrente, il sindaco di Rosario

Fish and shellfish are floating up dead. It could be months before the shellfish industry is revived unless the water is cleaned up soon. 

Si calcola che saranno impattate almeno 3000 famiglie.

La nave e tutto l'equipaggio sono stati fermati per capire meglio la dinamica dell'incidente.


Tuesday, June 3, 2008

2 Giugno 2008: esplosione a Gela


"GELA (CALTANISSETTA) - Un forte boato negli impianti del Petrolchimico di Gela ha creato panico tra le persone che risiedono vicino al sito industriale. La direzione della Polimeri Europa, del gruppo Eni, spiega che lo scoppio, il secondo in sei giorni, è stato provocato dalla valvola di sicurezza del reattore dell'impianto 'Polietilene sesta linea'. Si tratta di un congegno che interviene quando la pressione supera i limiti massimi fissati dalle procedure tecniche. I gas di processo espulsi attraverso un camino hanno generato delle fiamme per alcuni minuti.

Sebbene l'azienda rassicuri sulla sicurezza dello stabilimento, il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, ha chiesto il fermo degli impianti per la produzione di materie plastiche per motivi di sicurezza e ordine pubblico. "Al di là del fatto che non si sono verificate conseguenze negative per la popolazione - dice Crocetta - l'esplosione rappresenta un allarme sulle condizioni di tenuta e di manutenzione degli impianti, che vanno fermati e riavviati solo dopo l'avvenuta certificazione della manutenzione e di una verifica straordinaria delle apparecchiature per tutelare la cittadinanza fortemente scossa".

Al dila' dei deliri del sindaco che si commentano da soli, quella di ieri era il secondo scoppio in sei giorni! Gli scoppi grandi, quelli che arrivano sui giornali nazionali sono rari, ma di questi diciamo 'medi', senza feriti e morti, ce ne sono a decine in tutta Italia. L'ENI (nella veste della Polimeri Europa) ne fa una questione tecnica, 'era una valvola, la pressione, limiti massimi', ma il fatto e' che la ci sono incendi regolari vicino alle case. E poi, pressione di che? Quale gas e' stato immesso nell'aria? Possiamo saperlo? Io non credo che quei fumi siano salutari, e soprattutto non vorrei vivere in un posto dove l'azienda che "rassicura sulla sicurezza dello stabilimento" e' una stretta parente di quella che ha dato da bere acqua avvelenata alla gente per decenni.

Non ho trovato immagini di questa esplosione di ieri. Ma su youtube c'e' un video di uno scoppio simile a Priolo, vicino a Gela, del 2006. Diversa citta', stesso destino. Notate l'esplosione verso la meta' del filmato.




Fonti: La Sicilia, su segnalazione (questa volta si!) di Fabrizia