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Sunday, November 23, 2014

I deliri di Rosario Crocetta



Il petrolio che sarà estratto grazie alle nuove trivellazioni dovrà 
essere raffinato prioritariamente in Sicilia.

Rosario Crocetta


Non sono le trivellazioni che inquinano, ma le raffinazioni. 

A Gela, la raffineria e' attaccata alla citta'. 

Negli anni sono stati adottati provvedimenti, 
ma adesso e' il momento di cambiare. 

E' "l'energia verde" il futuro. 

Dobbiamo essere in grado di confrontarci con i grandi gruppi 
multinazionali dei quali non siamo schiavi. 

A Gela, abbiamo impedito all'Eni di andare via e
imposto di avere una sede legale in Sicilia per le
trivellazioni, altrimenti revochiamo le concessioni. 

In questo modo, abbiamo creato lavoro 
anche per i Cantieri navali e per Milazzo


I deliri di Rosario Crocetta


Il signor Rosario, omonimo di Rosario Crocetta mi scrive questa lettera da Gela. Ora e' in pensione, e lavorava alla raffineria. Mi segnala questa interessante e delirante intervista a Crocetta, in cui prima il nostro eroe dice che il petrolio siciliano deve essere raffinato in Sicilia, ma poi aggiunge che le raffinazioni sono quelle che inquinano. E pero' e' l'energia verde il futuro.

Una logica interessante!

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Cara Maria Rita

Sono un operaio dell'ENI che lavorava allo stabilimento dell'ENI e le scrivo dopo avere letto il suo articolo su Crocetta.  Come lei ricorda, Crocetta e' stato sindaco di Gela per tanti anni, e ora cerca di raccontare il difficile rapporto fra petrolio e la sua citta' a modo suo.

Crocetta è come un prestigiatore, forse è meglio dire come un cuoco che rivolta la frittata.

Una brutta frittata.

Vero è che a Gela le raffinerie chiudono perché nei paesi più arretrati dell’Italia la raffinazione costa meno ed in effetti queste industrie inquinano. Dalla sua dichiarazione sembrerebbe che il merito di questo “epocale cambiamento” sia suo.

Vorrei sommessamente ricordare che:

1) Forse lei ha sentito parlare dello "storico" protocollo d'intesa fra ENI e Regione Sicilia. Da quanto ho appreso dai giornali presumo che il protocollo dicesse di andare avanti con le perforazioni nel "pieno rispetto dell’ambiente". Il “pieno rispetto dell’ambiente” a parole c’è sempre; a fatti un po’ meno. Ad ogni modo, dopo neanche un mese dallo “storico accordo” con i petrolieri e quel protocollo di intesa, l’ENI annuncia di voler chiudere le raffinerie e fare al loro posto un’industria green. Il “buon Crocetta” è spiazzato. Veramente non se lo aspettava dai suoi “amici” e quindi via a dichiarazioni a go-go contro i petrolieri. 

2) La raffineria è quasi chiusa del tutto: funziona al minimo solo una piccola parte di essa. Quando mi capita di passare da Gela,  è tutto o quasi tutto spento. Sicuramente non ci sono le “allegre lucine” di quanto ero piccolo. Si “vocifera” che l’industria green sia una bufala in quanto vorrebbero farla durare solo qualche anno e chiuderla. Rimarrebbero solo le trivellazioni ed un parco serbatoi con 150 persone. Questo perché se l’ENI abbandona completamente l’area dovrebbe pagare svariate decine di milioni in bonifiche.

In questo modo l’area non viene abbandonata ma estremamente ridimensionata in termini di posti di lavoro. Visto che l’area non viene abbandonata, le bonifiche andrebbero a farsi benedire come vociferano in molti che lavorano all’ENI.

Ovviamente tra i miei ex-colleghi e lavoratori (che non sono stupidi) succede un casino! Crocetta starnazza e dai vertici ENI silenzio per settimane. Poi, finalmente l’ENI si rende conto che non può eliminare al momento i posti di lavoro (credo che ci riproverà) e dichiara che nessuno andrà a casa. C’è da fidarsi? Non lo so.

Ora Crocetta dice che: è ora di cambiare.

Ma l’ha gia detto l’ENI, non se ne è accorto?

Invece, finalmente, si accorge che le raffinerie inquinano. Che strano, proprio quando hanno chiuso. Ma cosa diceva prima?

Dalle dichiarazioni sembra che è lui che ha favorito il cambiamento. In realtà si è trovato impiattato un pasto ed ha dovuto mangiarlo.

“Dobbiamo essere in grado di confrontarci con i grandi gruppi multinazionali dei quali non siamo schiavi.”

Cos’è ? Una dichiarazione di intenti ? Un augurio ? …….Un lapsus froidiano ?

Se proprio vuole confrontarsi con i petrolieri, perché non inizia dai “piccoli gruppi, poco multi e molto locali”: Transunion Petroleum, Northerm petroleum o la “famosa” San Leon (questa società aveva un capitale sociale di 10.000 euro – ndr).

Chissà perché, non lo so, ma continuando a pensare a Crocetta mi viene in mente quel famoso personaggio di Luigi Pirandello, Vitangelo Moscarda di "Uno nessuno e centomila"

Grazie del tuo prezioso lavoro e spero di conoscerti presto in Sicilia.


Wednesday, October 17, 2012

Parla con il tuo ministero e digli no all'Italia petrolifera

 Ci dia l'esempio: una bella trivella nel suo giardino!

Qui il link del Ministero dello Sviluppo Economico

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di aprire una pagina per una "Consultazione" fra noi cittadini sulla strategia energetica da intraprendere a livello nazionale, come circolato da un email di Enzo di Salvatore.

Il link e' qui, ed e' abbastanza lungo e complicato. Secondo me e' fatto non tanto a beneficio del cittadino medio, quanto per confondere le idee alla gente e per farci sentire piccoli e stupidi.

Si parla della SEN - una sigla che sta per "strategia energetica nazionale" e poi ci sono 24 domande.

.. Eh?

24 domande!

Addirittura!

24 domande che quasi ci vuole l'interprete - con parole auliche o scopiazzate dall'inglese in una sorta di linguaggio astruso in cui non si capisce niente.

Ma perche' questi non possono scrivere in modo semplice, senza bisogno dell'azzecca garbugli?

O sono cosi' tecnici che si inventano un linguaggio per conto loro? Ripeto, secondo me, e' solo per sceneggiatura, e per farci sentire che la democrazia e' cosa loro e non nostra, come se per dire cosa pensi devi sapere il significato di cose fuori dal linguaggio e dalle preoccupazioni comuni.

Si parla di "partenariato pubblico-privato", del titolo V della Costituzione, senza ricordare cosa dice il titolo V della Costituzione, dell'"assetto corrente", della modernizzazione del sistema di "governance", del "mercato retail", della "policy", del "surplus di potenza",  della seconda e terza generazione di biocarburanti - e quali sarebbero di grazia? - del "mercato spot",  di "hub", della "borsa gas liquida", di "audit energetici", di "trade-off".

E che e' sta roba?  Ma l'Italiano normale questi lo sanno?

E al lattaio dell'Ohio di Montanelli, o alla casalinga di Voghera, hanno pensato?

Questo paese e' loro tanto quanto lo e' delle banche, caro Passera.

Perche' non capiscono lorsignori professoroni che la democrazia e' invece per tutti, e che occorre rendere il linguaggio accessibile a tutti, che occorre spiegare le cose in maniera chiara e facile, se veramente si vuol sentire il parere della gente, in modo costruttivo.

Una delle domande che mi fanno piu' rabbia e' questa:

"C18. Quali interventi privilegiare per la ristrutturazione e lo sviluppo del settore della raffinazione?"

No caro governo, non ci siamo. Non e' il governo che deve pensare a come "ristrutturare e sviluppare"
le raffinerie. Quelli sono stabilimenti PRIVATI da cui tirano fuori un sacco di soldi, e ci deve pensare chi le opera a ristrutturarle e a svilupparle. Il governo deve solo MULTARLE e MULTARLE in maniera salata ogni volta che sfondano i limiti legali, ed IMPORRE loro di abbassare le emissioni prima che si diventi una grande Taranto.

I soldi, le spese, sono a carico LORO, non delle collettivita'.

Capito? 

Eccone un altra

"C20. Quali sono le azioni/iniziative, a livello nazionale, regionale e locale da adottare per favorire un maggiore coinvolgimento delle collettività e sviluppare un processo condiviso di accettazione pubblica dei progetti minerari?"

E qui l'inganno e' evidente. Evidente perche' gia' partono con l'idea che debba esserci questo "progetto condiviso dei progetti minerari". 

Carissimo Passera e compari, questo non succedera' mai. 

E sapete perche'? Perche' e' tutta l'Italia che sottosta' a questi "progetti minerari" e chiunque abbia un po di sale in zucca - da Oristano a Pantelleria, da Carpignano Sesia a Bomba - si rendera' conto che bucare qualsiasi angolo di Italia portera' sono danni, malattie, disoccupazione e poverta' - come in Basilicata. 

Per cui tutta la vostra propaganda non servira' ad un bel niente: e' impossibile convincere una persona intelligente all'accettazione pubblica di campi di petrolio dietro casa.

Io credo invece - dopo due settimane a sentire le preoccupazioni degli italiani -  che il cittadino comune sia fortemente preoccupato della situazione ambientale in Italia e che non ne vogliano sapere piu' di trivelle, trivelle, trivelle o come dite in liguaggio aulico dei vostri "progetti minerari".

Il mio pensiero e' semplice, ed e' questo:

1. Non vogliamo essere bucati in lungo ed in largo e per nessuna ragione allo sfruttamento di monnezza petrolifera, inquinante e scadente - perche' e' questo che abbiamo nel nostro sottosuolo - e lo sanno pure i petrolieri;

2. Non vogliamo diventare un "autostrada del gas" o come piace dire a voi un "hub" per scorrimento a basso costo di metano dal Nord Africa al Nord Europa, con opere di stoccaggio e metanodotti in zone pericolose e sismiche e a beneficio di altre nazioni o di speculatori;

3. Non vogliamo essere una colonia delle ditte del petrolio che ci prendono di mira perche' qui e' la bonanza delle trivelle, che arrivano e distruggono tutto quello che di buono c'e' gia' sul territorio, lasciandoci dietro tre lire;

4. Non vogliamo piu' raffinerie di nessun genere - ne abbiamo 18, la Novegia 2, con tutto il petrolio che tirano fuori.  E per quelle che gia' esistono vogliamo norme piu' severe per i petrolieri, vogliamo multe a chi inquina, vogliamo bonifiche fatte a spese degli inquinatori e non della collettivita';

5. Vogliamo invece sapere chi ha inquinato con idrocarburi pesanti il lago Pertusillo in Basilicata, contenente acqua destinata al consumo umano in Puglia, e vogliamo che chi chiunque sia stato venga multato pesantemente;

6. Vogliamo invece leggi contro il fracking in Toscana e in Sardegna;

7. Vogliamo invece il rispetto di un fascia di trivellazione di 100 miglia come fanno negli USA per i nostri mari da Venezia al Salento;

8. Vogliamo invece il risparmio energetico, vogliamo la crescita del settore delle rinnovabili in modo diffuso e per riccezza distribuita e reale delle persone e non delle multinazionali; 

9. Vogliamo invece che tutto il patrimonio culturale, paesaggistico, storico di questa nazione, unico e bellissimo, sia valorizzato, e per davvero in modo da migliorare l'Italia;

10. Vogliamo invece che i politici per primi diano l'esempio e si rendano conto che questa non e l'Arabia Saudita, ma la nostra casa. 


Ecco, senza neanche una parola di inglese.
Facile facile.


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Ecco qui altre domande sul semi assurdo:

C11. Opportunità e rischi di una progressiva migrazione nell’approvvigionamento da un mercato legato a contratti di lungo periodo a un mercato spot. Quale è il migliore mix tra i due nella situazione italiana?

C1. La definizione degli obiettivi principali implica delle scelte di trade-off con altri obiettivi di politica energetica perseguibili. Quali eventuali obiettivi diversi dovrebbe indirizzare la SEN, tenendo conto del contesto internazionale e del punto di partenza del Paese?

C10. Aumento della liquidità sulla borsa gas: quali strumenti più idonei per favorire lo sviluppo di una borsa gas liquida e competitiva e incentivare lo spostamento di volumi significativi di gas verso di essa?

C7. In particolare per quanto riguarda i Certificati Bianchi, l’estensione dei soggetti obbligati anche a società di vendita (come in Francia o in Inghilterra) e/o ad altri operatori potrebbe aumentare il numero di soggetti direttamente coinvolti, risultare più “vicino” ai clienti finali e alle loro esigenze e quindi facilitare il raggiungimento degli obiettivi? Quali opportunità di revisione del meccanismo in questo ambito?