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Wednesday, August 31, 2016

Gela petrolizzata: dopo l'ENI la fuga. Taormina turistica: record affari.




Update fine Agosto 2018

Un altro anno di record di presenze a Taormina

Taormina è una delle destinazioni più amate dai turisti del nostro Paese

Boom di stranieri a Taormina 

Taormina pienone negli alberghi

Taormina 94% dei posti letto occupati

E Gela?

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Update 15 Maggio 2017

Fra qualche giorno si apre il G7 a Taormina.

Parteciperanno:

Justin Trudeau, Canada
Emmanuel Macron, Francia
Angela Merkel, Germania
Paolo Gentiloni, Italia
Shinzo Abe, Giappone
Theresa May, UK
Donald Trump, USA
Jean Claude Junker, EU
Donald Tusk, EU

Mmh. Perche' non l'hanno fatto a Gela?

Storia di due citta' di Sicilia,
una disse no, l'altra disse si al petrolio.

Dopo 60 anni eccoci qui.

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Gela
 



Taormina




A noi la scelta


"Negli anni sessanta, Gela era un gioiello. 
Città pulita e funzionale, acqua potabile 24 ore su 24, 
Lido la conchiglia funzionante, 
Lido Eden funzionante, 
Hotel Venezia, 
Hotel Caposoprano, Hotel ExcelSion, 
Hotel Mediterraneo, Motel Agip 
e qualche altro ancora cui non ricordo i nomi, tutti attivi.
Quattro Cinema più due all'aperto funzionanti,
 tenore di vita del cittadino medio alto, benessere e forte crescita."

 Commento di un lettore sull'articolo Quotidiano di Gela


I mercati che stanno andando benissimo su Taormina sono 
quelli della Scandinavia, quello americano ed inglese. 
Bene anche il mercato tedesco e quello russo.




Ormai alle favole petrolio = lavoro e benessere non ci crede piu' nessuno.  Ma per quei dieci che ancora sognano e soprattutto per l'ENI che continua a propagandare il suo petrol-messaggio di morte e di distruzione, ecco qui l'ennesimo faccia a faccia di due realta' siciliane che mi piace sempre mettere a confronto.

Taormina e Gela.

La prima disse no ai signori del petrolio, tanti anni fa, la seconda, scellerata, disse si.

Gli articoli parlano chiaro: Gela si svuota. Nei primi sei mesi del 2016 sono stati duemila i cittadini che se ne sono andati in nord Italia o in Germania perche' manca... il lavoro.

Ma come ... non doveva il petrolio risolvere tutto?

Non dovevano le raffinerie scintillanti portare gioia e profumi e soldi e salute a tutti? Dove e' finita cotanta speranza?

E no, non e' la natura matrigna di Leopardi a prometterlo, e' stata proprio l'ENI negli anni sessanta a promettere di tutto di piu'. 

Ma oggi, cinquanta anni dopo, su 75mila persone, in sei mesi Gela ne ha perse 2mila. In un solo semestre! Secondo il Quotidiano di Gela, tante le persone che chiudono le proprie attivita' economiche, ed i tentativi di vendere le case. Molti i viaggi a senso unico alla ricerca di un futuro migliore.

Cosa e' successo di cosi grave? Sicuramente sono stati tanti i motivi, ma uno degli elementi che ha portato a questo esodo e' stata la chiusura della raffineria ENI.

Cioe', chiude l'ENI, chiude tutto.

A Gela non c'e' stato nessun pensiero al *dopo* petrolio che inevetabilmente sarebbe arrivato, e quindi, eccoci qui. Non e' una sorpresa, perche' nel suo piccolo e mutatis mutandis Gela e' una piccola petrol-citta', come i petrol-stati russi o venezuelani.

Tutto, o quasi, ruota attorno ad una sola cosa: il petrolio e la raffineria.

E' la natura stessa del petrolio che porta qui. Alle petrol-economie, alla mono-economia. E' successo in Venezuela, e' successo in Russia. Nel suo piccolo succede pura a Gela.

In questi 50 anni, nulla altro si e' potuto o si e' voluto sviluppare qui: turismo? pesca?

Ma chi puo' pensare di venire al mare a vedere i petrolmostri? A sentire la puzza? E se manca pure l'acqua potabile, visto che le falde sono inquinate, come ci si puo' aspettare che possa sorgere qualsiasi altra attivita' sana o duratura?

L'ENI opera in Sicilia dodici concessioni sulla terraferma e sul mare, fra cui quella di Gela. Nel 2015 da questa regione e' stato estratto (secondo l'ENI) circa l'11% percento della produzione Italiana. In questo momento a Gela ci sono progetti per sviluppare il cosiddetto cluster Argo.

Cosa ha avuto Gela in cambio?

Morte e distruzione. Persone che si ammalano, bambini con difetti alla nascita, acqua inquinata. E ora pure la fuga altrove.

A Taormina invece ogni anno contano i record di presenze, c'e' vita, ci sono idee, c'e' voglia di futuro.  Ad Agosto la media e' stata di circa 120 mila persone in visita al giorno. Gli alberghi sono pieni. E i turisti arrivano numerosi in tutti i periodi dell'anno, non solo a Ferragosto. Addirittura c'e' cosi tanta gente che si parla di numero chiuso.

E il turismo, a differenza del petrolio, non finisce mai.

Basti solo pensare che il G7 del prossimo anno si terra' qui, a Taormina, mica a Gela.

Ve la immaginate la cricca Merkel-Renzi-Hollande e il futuro presidente USA in una cittadina in cui manca l'acqua potabile?

Dove puzza?

Dove vedi una enorme ciminiera, spenta o accesa che sia?

In Italia? Il paese di Dante e di Leonardo e di Michelangelo e di Venezia e di Firenze? Sono sicura che se l'ENI volesse fare un convegno internazionale non lo farebbe a Gela, lo farebbe pure lei a Taormina.

L'avro' detto un milione di volte.

Ogni petrol-concessione che arriva, ogni pozzo nuovo, ogni proposta di airgun va sempre vista in questa ottica:  cosa vogliamo fare di questa nazione, una grande Gela o una grande Taormina?

Credo che la risposta sia chiara. 










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Tuesday, March 15, 2016

Obama: divieto alle trivelle, all'airgun in Atlantico

Obama annuncia il no alle trivelle in Atlantico.
L'oceano e' tornato protetto da una fascia di rispetto di 160 km.
La larghezza dell'Adriatico.



Tutte le citta' della East Coast che hanno detto no alle trivelle e all'airgun.
Turismo e petorlio non si puo'.
Piu' di cento citta'.


Qui la mappa dei 160 km di barriera protettiva negli USA
Vietato trivellare: rosso
Permesso: verde


Tutto il petrolio che ci lasciamo sottoterra (arancio):
Trivelliamo solo il verde


Si trivellano solo i mari di Texas e Lousiana.



Ecco qui il risultato:
3000 pozzi, lo scoppio del golfo del Messico
e una accozzaglia di oleodotti marini
che e' impossibile monitorare


Il 17 Aprile vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? 


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** Update: 15 Marzo 2016, Obama annuncia che non ci saranno airgun 
e/o trivelle lungo la East Coast **

Salvi 800 mila chilometri quadrati di mare
in Virginia, South Carolina, North Carolina, Georgia

Come? 
La gente si e' ribellata, e con loro politici, stampa, attivita' commerciali.

Il parere unanime e' che 
turismo e petrolio non si puo'.

Vota SI il 17 Aprile 2016


Il regalo e' qui: il giorno 15 Marzo 2016 il governo USA ha deciso di ritirare il suo piano di aprire l'Oceano Atlantico ai sondaggi sismici con la tecnica dell'airgun prima e alle trivelle poi nei mari atlantici di di quattro stati: Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia.

Fanno 800 mila chilometri quadrati di mare salvo.

Spero che sara' un regalo e un esempio anche all'Italia che si appresta a votare, e spero a votare SI al mare pulito e libero dalle trivelle il giorno 17 Aprile 2016.

Perche' Obama ha deciso questo? Il segretario dell'interno Sally Jewell ha spiegato che ad essere contrari erano nientemeno che il Pentagono e dozzine e dozzine, se non centinaia di comunita' costiere, sindaci e rappresentanti governativi di ogni colore politico. Si doveva iniziare a lottizzare il mare nel 2017,  e invece se ne riparlera', forse, nel 2022.

Sono arrivate al governo la bellezza di un milione di osservazioni e hanno deciso che non era proprio il caso. Per la precisione, oltre a centinaia e centinaia di "no" dai residenti, ci sono state 104 citta', 100 rappresentanti del Congresso, 660 politici locali, 750 attivita' commerciali, dozzine e dozzine di editoriali dalla stampa, che si sono dichiarati contrare al petrolio in Atlantico. Temono tutti le conseguenze delle trivelle sulla vita marina, sul turismo, sulla salute e sulla qualita' di vita dei residenti.

Ci sono qui 1.4 milioni di posti di lavoro e quasi 100 miliardi di fatturato nell'industria della pesca e del turismo.  E non c'e' spazio per le trivelle.

Sally Jewell dichiara:

“When you factor in conflicts with national defense, economic activities such as fishing and tourism, and opposition from many local communities, it simply doesn’t make sense to move forward with any lease sales in the coming five years.”

In ballo c'erano 4 miliardi di barili di petrolio, e 850 miliardi di metri cubi di gas. Finanche il Pentagono si e' dichiarato contro perche' le attivita' petrolifere avrebbero potuto interferire con le esercitazioni navali della marina americana.

Ovviamente, i petrolieri hanno gridato alla catastrofe: "e' una decisione da estremisti", "soffira' l'industria del petrolio e del gas", "aumentera' il costo dell'energia", "dimunuiranno i posti di lavoro e gli investimenti", "diminuiranno gli introiti governativi", "dimuinuira' la sicurezza energetica". Tutte parole di Jack Gerard, il presidente dell'American Petroleum Institute che vede solo una gran tragedia.

Ancora piu' pattriottica Karen Harbert, presidente dell'Istituto per l'energia del 21esimo secolo che dice che nel chuidere l'Atlantico alle trivelle “e' stato un regalo agli estremisti dell'elettorato a spese della sicurezza energetica e dell'economia americana".

Sono le stesse cose che dicono i fossilzzatori italici -- uguale uguale.

Ma chiunque non abbia interessi personali (e cioe' chiunque non sia affiliato all'industria del petrolio) non puo' che applaudire la decisione di Obama. E infatti arrivano plausi e ringraziamenti da tutta la costa atlantica per questa decisione: cittadini, sindaci, associazioni ambientaliste.

Ma come si era anche arrivati all'idea di trivellare l'Atlantico? Beh, occorre fare un po di passi indietro.  E' da piu' di 30 anni, cioe' dal 1981, che esiste il divieto di trivellare la costa pacifica ed atlantica, una decisione che nacque dallo scoppio di Santa Barbara nel 1969 che cambio' il paradigma petrolio-benessere in petrolio-maledizione. Dopo che la California cambio' le sue leggi, piano piano si arrivo' alla moratoria federale del 1981 con una fascia di 160 chilometri di rispetto perche' turismo e trivelle non possono coesistere. I petrolieri hanno sempre cercato di mettere pressione per addolcire questa moratoria, ma non ci sono mai riusciti.


Non e' mai stato chiaro perche'. Forse perche' c'erano le elezioni di medio-termine e voleva aiutare i democratici in corsa in stati dove l'elettorato repubblicano e' forte, ed in generale favorevole alle trivelle? Forse perche' gia' allora pensava di bocciare il mega-oleodotto della discordia, Keystone XL, che avrebbe portato il petrol-bitume dal Canada fino ad Houston e non voleva apparire troppo "estremista"? Non si sa. Fatto che sta che a Novembre 2015 Keystone venne bocciato, e fatto sta che forse nemmeno Obama poteva aspettarsi l'enorme scroscio di "no grazie" che gli arrivo' in merito alle trivelle in Adriatico, repubblicani e democratici. 

Cosa impariamo da questo?

Beh, intanto che qui si parlava di fare airgun e trivelle a 80 chilometri da riva, e che con queste decisione si tornera' ad una barriera protettiva di 160 chilometri. Credo di averlo detto mille volte: visto che in Europa ci piace sempre copiare le cose sciocche degli americani, caro Matteo Renzi, perche' non copiamo queste cose qui? Decidiamo anche noi italiani di mettere una fascia di rispetto di 160 chilometri, e mettiamola noi e i croati. Il risultato sarebbe l'Adriatico totalmente chiuso alle trivelle, perche' l'Adriatico e' largo proprio 160 chilometri.

E poi questa decisione significa che veramente i petrolieri sono arrivati alla fine: se pure stati repubblicani e conservatori sono contro le trivelle, e si sono resi conto che turismo e trivelle non possono coesistere anche in Virginia, allora e' proprio il momento di cambiare registro.

I petrolieri, negli USA e in Italia, continueranno a presentarci scenari apocalittici, a dire che non si puo'. Continueranno ad esssere quelli di ieri, e non quelli di domani. E' normale. Hanno paura, hanno qualcosa da perdere: soldi. Ma non e' vero che senza petrolio l'umanita' non potra' andare avanti. L'uomo ha sempre affrontato ogni sfida con intelligenza e ci siamo riusciti a superarle tutte, dall'uomo sulla luna, alla levitazione magnetica. Certo che si puo' arrivare ad un futuro senza petrolio, senza trivelle. Lo si deve solo volere.  L'essere umano e' piu' intelligente dei buchi.

Vota, e vota SI, il giorno 17 Aprile 2016. 

Qui le immagini 

Sunday, February 21, 2016

Arrivano le trivelle e il turismo collassa


In questo tempo di referendum e di folle corsa dei negazionisti per fermare il nostro si al mare pulito e no al petrolio, uno dei mantra che si sente ripetere e' che "turismo e petrolio" possono coesistere.
Ma quando mai.

Solo gente folle puo' pensare che Gela sia la stessa cosa che Taormina. E credo che non si debba aggiungere niente altro.

Interessante allora questo studio recente che proprio quantifica con i numeri le perdite turistiche a causa delle trivelle. Secondo i dati del South Environmental Law Center, le comunita' che si affacciano sul golfo del Messico di Louisiana, Texas ed Alabama incassano la meta' dei soldi turistici rispetto alle comunita' della Florida.

Perche' questo e' importante per l'Italia? Perche' anche qui i petrolieri continuano a persistere che turismo e petrolio si puo'. E invece no, non e' cosi.  Le contee senza infrastrutture petrolifere, in verde e quasi tutte nella zona della Florida, incassano in media 1,300 dollari a persona l'anno dal turismo. In quelle rosse, l'incasso e' esattamente la meta', 682.

Nel frattempo ci sono anche dei numeri collegati a vari incidenti petroliferi che hanno avuto influenze negative sul turismo di Florida, stato dove non si trivella, ma dove spesso arrivano scie di petrolio da incidenti che accadono altrove.

Ad esempio: nel 1979 il pozzo Ixtoc 1 rilascio' 3.3. milioni di barili di petrolio in mare, nel golfo del Messico, a quasi mille chilometri dalla riva del Texas. Ci vollero nove mesi per fermare il tutto. Il petrolio arrivo' in Texas e circa 300 chilometri di riviera texana furono inquinate.

Perdite economiche? Certo - 300 milioni di dollari che le associazioni turistiche chiesero ai petrolieri in una class action nel 1980. 300 milioni di dollari nel 1980 sono circa 950 milioni di dollari oggi.

In quella occasione, il turismo calo' fra il 30 e il 60% a secondo delle localita'. Il professor Charles Lamphear, dell'Universita' di Lincoln, Nebraska, disse che l'incidente essenzialmente paralizzo' il turismo per mesi. Altri soldi furono spesi successivamente per pubblicizzare che le spiagge erano pulite e che i vacanzieri potevano tornare.

Un altro caso ben studiato da un punto di vista economico e' il disastro petrolifero di Santa Barbara, del 1969. Qui invece arrivarono circa 100,000 barili di petrolio lungo 35 chilometri di costa, e ci fu una class action da 6.5 milioni di dollari da parte di residenti, e gestori di hotel. Sono 43 milioni di dollari di oggi. I danni totali all'ambiente vennero calcolati in 16 milioni di dollari, circa 100 milioni di oggi. 
E poi c'e' il golfo del Messico, l'incidente del 2010.

E' quasi impossibile quantificare le perdite qui, ma si tratta di almeno 22 miliardi di dollari per i soli primi tre mesi, da Aprile a Luglio. 

Vogliamo essere Gela o Taormina? 

Sunday, November 23, 2014

I deliri di Rosario Crocetta



Il petrolio che sarà estratto grazie alle nuove trivellazioni dovrà 
essere raffinato prioritariamente in Sicilia.

Rosario Crocetta


Non sono le trivellazioni che inquinano, ma le raffinazioni. 

A Gela, la raffineria e' attaccata alla citta'. 

Negli anni sono stati adottati provvedimenti, 
ma adesso e' il momento di cambiare. 

E' "l'energia verde" il futuro. 

Dobbiamo essere in grado di confrontarci con i grandi gruppi 
multinazionali dei quali non siamo schiavi. 

A Gela, abbiamo impedito all'Eni di andare via e
imposto di avere una sede legale in Sicilia per le
trivellazioni, altrimenti revochiamo le concessioni. 

In questo modo, abbiamo creato lavoro 
anche per i Cantieri navali e per Milazzo


I deliri di Rosario Crocetta


Il signor Rosario, omonimo di Rosario Crocetta mi scrive questa lettera da Gela. Ora e' in pensione, e lavorava alla raffineria. Mi segnala questa interessante e delirante intervista a Crocetta, in cui prima il nostro eroe dice che il petrolio siciliano deve essere raffinato in Sicilia, ma poi aggiunge che le raffinazioni sono quelle che inquinano. E pero' e' l'energia verde il futuro.

Una logica interessante!

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Cara Maria Rita

Sono un operaio dell'ENI che lavorava allo stabilimento dell'ENI e le scrivo dopo avere letto il suo articolo su Crocetta.  Come lei ricorda, Crocetta e' stato sindaco di Gela per tanti anni, e ora cerca di raccontare il difficile rapporto fra petrolio e la sua citta' a modo suo.

Crocetta è come un prestigiatore, forse è meglio dire come un cuoco che rivolta la frittata.

Una brutta frittata.

Vero è che a Gela le raffinerie chiudono perché nei paesi più arretrati dell’Italia la raffinazione costa meno ed in effetti queste industrie inquinano. Dalla sua dichiarazione sembrerebbe che il merito di questo “epocale cambiamento” sia suo.

Vorrei sommessamente ricordare che:

1) Forse lei ha sentito parlare dello "storico" protocollo d'intesa fra ENI e Regione Sicilia. Da quanto ho appreso dai giornali presumo che il protocollo dicesse di andare avanti con le perforazioni nel "pieno rispetto dell’ambiente". Il “pieno rispetto dell’ambiente” a parole c’è sempre; a fatti un po’ meno. Ad ogni modo, dopo neanche un mese dallo “storico accordo” con i petrolieri e quel protocollo di intesa, l’ENI annuncia di voler chiudere le raffinerie e fare al loro posto un’industria green. Il “buon Crocetta” è spiazzato. Veramente non se lo aspettava dai suoi “amici” e quindi via a dichiarazioni a go-go contro i petrolieri. 

2) La raffineria è quasi chiusa del tutto: funziona al minimo solo una piccola parte di essa. Quando mi capita di passare da Gela,  è tutto o quasi tutto spento. Sicuramente non ci sono le “allegre lucine” di quanto ero piccolo. Si “vocifera” che l’industria green sia una bufala in quanto vorrebbero farla durare solo qualche anno e chiuderla. Rimarrebbero solo le trivellazioni ed un parco serbatoi con 150 persone. Questo perché se l’ENI abbandona completamente l’area dovrebbe pagare svariate decine di milioni in bonifiche.

In questo modo l’area non viene abbandonata ma estremamente ridimensionata in termini di posti di lavoro. Visto che l’area non viene abbandonata, le bonifiche andrebbero a farsi benedire come vociferano in molti che lavorano all’ENI.

Ovviamente tra i miei ex-colleghi e lavoratori (che non sono stupidi) succede un casino! Crocetta starnazza e dai vertici ENI silenzio per settimane. Poi, finalmente l’ENI si rende conto che non può eliminare al momento i posti di lavoro (credo che ci riproverà) e dichiara che nessuno andrà a casa. C’è da fidarsi? Non lo so.

Ora Crocetta dice che: è ora di cambiare.

Ma l’ha gia detto l’ENI, non se ne è accorto?

Invece, finalmente, si accorge che le raffinerie inquinano. Che strano, proprio quando hanno chiuso. Ma cosa diceva prima?

Dalle dichiarazioni sembra che è lui che ha favorito il cambiamento. In realtà si è trovato impiattato un pasto ed ha dovuto mangiarlo.

“Dobbiamo essere in grado di confrontarci con i grandi gruppi multinazionali dei quali non siamo schiavi.”

Cos’è ? Una dichiarazione di intenti ? Un augurio ? …….Un lapsus froidiano ?

Se proprio vuole confrontarsi con i petrolieri, perché non inizia dai “piccoli gruppi, poco multi e molto locali”: Transunion Petroleum, Northerm petroleum o la “famosa” San Leon (questa società aveva un capitale sociale di 10.000 euro – ndr).

Chissà perché, non lo so, ma continuando a pensare a Crocetta mi viene in mente quel famoso personaggio di Luigi Pirandello, Vitangelo Moscarda di "Uno nessuno e centomila"

Grazie del tuo prezioso lavoro e spero di conoscerti presto in Sicilia.


Friday, November 14, 2014

La Schlumberger di nuovo all'attacco 4000 kmq in Calabria, Basilicata, Puglia

Schlumberger Italiana:


Nota: il sito scelto dalla Schlumberger e' *gia'*
 coperto da concessioni minerarie! 

E quindi ci saranno due operatori sulla stessa concessione!

E infatti ecco qui di sotto i siti con gia' le richieste di ricerca di petrolio
da ditte diverse. Non ci si capisce niente.



ENI:
Shell:
Shell:


Enel Longanesi Developments:




Nautical Petroleum Transunion Petroleum Italia:

Appennine Energy:

 Enel Longanesi:
Qui tutte le aree protette vicino alla concessione per le quali, 
secondo la Schlumberger, sara' tuttapposto, sempre.



Parco Marino Regionale “Riviera dei Cedri” - Calabria
Parco Marino Regionale “Baia di Soverato” - Calabria
Parco Marino Regionale “Costa dei Gelsomini” - Calabria
Parco Marino Regionale “Scogli di Isca” - Calabria
Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo 
S. Irene Vibo Marina Pizzo Capo Vaticano Tropea” - Calabria
Parco Naturale Regionale “Costa Otranto – Santa Maria di Leuca – Bosco Tricase” - Puglia
Parco Naturale Regionale “Dune Costiere da Torre Canne e Torre San Leonardo” - Puglia
Parco Naturale Regionale “Litorale di Punta Pizzo e Isola di Sant’Andrea” - Puglia
Parco Naturale Regionale “Porto Selvaggio e Palude del Capitano” - Puglia
Riserva Naturale Regionale “Foce del Crati” - Calabria
Riserva Naturale Statale “Metaponto” - Basilicata
Riserva Naturale Regionale “Bosco Pantano di Policoro” - Basilicata
Riserva Naturale Regionale “Litorale Tarantino Orientale” - Puglia
SIC IT9320100 "Dune di Marinella" - Calabria
SIC IT9310051 "Dune di Camigliano" - Calabria
SIC IT9310048 "Fondali Crosia – Pietrapaola" – Cariati - Calabria
SIC IT9310047 "Fiumara Trionto - Calabria
SIC IT9310045 "Macchia della Bura - Calabria
SIC IT9310044 "Foce del Fiume Crati - Calabria
SIC IT9310052 "Casoni di Sibari - Calabria
SICIT9310042 "Fiumara Saraceno - Calabria
SIC IT9310053 "Secca di Amendolara" - Calabria
SIC IT9310043 "Fiumara Avena" - Calabria
SIC IT9310040 "Montegiordano Marina"- Calabria
ZPS IT9320302 "Alto Ionio Cosentino" - Calabria
ZPS IT9310304 "Marchesato e Fiume Neto" - Calabria
SIC IT9220055 "Bosco Pantano di Policoro e Costa Ionica Foce Sinni" - Basilicata
SIC IT9220080 "Costa Ionica Foce Agri" - Basilicata
SIC IT9220095 "Costa Ionica foce Cavone" - Basilicata
SIC IT9220085 "Costa Ionica Foce Basento" - Basilicata
SIC IT9220090 "Costa Ionica Foce Bradano" - Basilicata
ZPS IT9220055 "Valle Basento – Ferrandina Scalo" - Basilicata
SIC IT9130006 "Pinete dell’Arco Ionico" - Puglia
SIC IT9130008 "Posidonieto Isola di San Pietro – Torre Canneto" - Puglia
SIC IT9130003 "Duna di Campo Marino" - Puglia
SIC IT9130001 "Torre Colimena" - Puglia
SIC marino IT9150027 "Palude del Conte e Dune di Punta Prosciutto" - Puglia
SIC marino IT9150028 "Porto Cesareo" - Puglia
 SIC marino IT9150013 "Palude del Capitano" - Puglia
SICIT9150007 "Torre Uluzzu" - Puglia
SIC IT9150008 "Montagna Spaccata e Rupi di San Mauro" - Puglia
SIC IT9150034 "Posidonieto Capo San Gregorio, Punta Ristola" - Puglia
SICIT9150015 "Litorale di Gallipoli e Isola di S. Andrea" - Puglia
Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea (ASPIM) “Porto Cesareo”- Puglia
Area marina protetta "Porto Cesareo" (EUAP0950) - Puglia
Important Bird Area  IT149M "Marchesato e Fiume Neto" - Calabria
Important Bird Area IT144 "Alto Ionio Cosentino" - Calabria
Important Bird Area Isola di Sant’Andrea" - Puglia

Nella zona interessata a partire ci sono stati almeno 800 spiaggiamenti ufficiali negli scorsi 25 anni. Ma la Schlumberger promette che se avvisteranno cetacei si fermeranno per venti minuti e compileranno un rapporto.








Cosa restera' del golfo di Taranto?

E' questa la domanda che mi sovviene guardando l'enorme concessione petrolifera che la Schlumberger Italiana richiede al Ministero dell'Ambiente nel mar Ionio.

Si tratta del progetto d 3 F.P-.SC, per l'ispezione sismica tridimensionale conair gun in un area di oltre 4,000 chilometri quadrati e per acquisire circa 4,300 km di linee sismiche per una durata di 92 giorni.

Ci sono dentro tutti - Basilicata, Puglia, Calabria, con le province di Crotone, Cosenza, Matera e Lecce ed i comuni di Galatone, Lizzano, Strongoli, Manduria, Corigliano Calabro, Scansano, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Albidona, Pulsano, Maruggio, Taranto, Rossano, Ciro' Marina, Castellaneta, Ugento, Melissa, Crucoli, Rotondella, Palagiano, Leporano, Crotone, Racale, Sannicola, Rocca Imperiale, Castrignano del Capo, Cariati, Pietrapaola, Taviano, Ginosa, Crosia, Nova Siri, Massafra, Cassano all'Ionio, Porto Cesareo, Policoro, Morciano di Leuca, Patu', Ciro', Scala Coeli, Gallipoli, Mandatoriccio, Alliste, Salve, Bernalda, Nardo', Trebisacce, Pisticci, Torricella, Calopezzati, Villapiana, Amendolara.

Apro il file. La prima cosa che dicono e' che "non è contemplato, in nessun momento, di procedere con alcun tipo di perforazione finalizzata all’esplorazione, né tantomeno allo sfruttamento di eventuali giacimenti".

In nessun momento. Benone. Quindi fanno le indagini per passatempo? Per amore della conoscenza? O dicono cosi solo per prenderci in giro? Continuo a leggere e poi aggiungono "La proposta di prospezione geofisica è scaturita dalla necessità di perfezionare la conoscenza del sottofondo marino in quest’area, caratterizzata da un’interessante potenzialità mineraria, e di mettere a disposizione delle compagnie che operano nell’area i dati ad alta risoluzione ottenuti con le prospezioni geofisiche."

Ah, eccola la verita': c'e' una interessante potenzialita' mineraria e le "compagnie che operano nell'area" possono usare questi dati e quindi la Schlumberger offre di "perfezionare la conoscenza del sottofondo marino". Ma, di quali compagnie si tratta? Di compagnie turistiche, di ditte di pesca? Molto piu' probabile che si tratti di ditte petrolifere che hanno come scopo quello di trivellare, soprattutto visto che la stessa Schlumberger si autodefinisce "la più grande compagnia al mondo di servizi per le società petrolifere".

Come dire: non preocupatevi, prendiamo solo i dati, facciamo tre mesi di air gun, chissa, magari ci lascia le penne qualche cetaceo, ma alla fine non siamo noi a trivellare, sara' un altro!

La cosa che lascia interdetti e' che questa concessione *si sovrappone* ad altre gia' esistenti, dell'ENI, dell'Enel Longanesi, della Transunion. Interessante soprattutto che qui si tratta di airgun, per le concessioni gia' in itinere si trattava di permessi di ricerca che di solito prevedono il pozzo. Due concessioni per due operatori diversi sullo stesso sito e in ordine contrario alla logica. Non c'e' ne capo ne coda, lo so.

Ad ogni modo, la tecnica di airgun che la Schlumberger intende usare nello Ionio e' la stessa che aveva proposto per i mari di Sardegna. Ci sara' una batteria di 24 pistole con violenti spari di aria compressa ogni 5-15 secondi fino a 260 decibel, un bombardamento di intensita' elevatissima per le specie acquatiche. Piu' forte dell'airgun ci sono solo i terremoti ed i vulcani nei sottofondali marini. 

Tutto sara' fatto per la protezione dell'ambiente -- ovviamente -- ma e' strabiliante il numero di parchi marini, di riserve naturali, di siti di importanza comunitaria,  di zone speciali protette, di zone di sosta per uccelli migratori, e di aree sottoposte a vincoli paessaggistici che in qualche modo saranno impattate da questa proposta della Schlumberger e di chiunque ne comprera' i dati. C'e' pure l'area specialmente protetta di importanza mediterranea Porto Cesareo.

Ci sono qui specie animali e vegetali protette da ogni convenzione europea e mediterrranea possibile - fra cui la tartaruga Caretta Caretta, la tartarguga verde, la tartaruga liuto e la Posidonia Oceanica, nonche' coralli e grotte sommerse.  Ci sono aree di riproduzione di naselli, gamberi, scampi. Per l'area di ripopolamento ittico di Rossano Calabro la Sclumberger dice che "si trova a profondità enormemente più basse di quelle che si trovano nell’area in istanza di permesso di prospezione". Ma cosa vuol dire? L'airgun arriva fino al sottosuolo. Dove si trova allora la riserva di pesca? Sotto la crosta terrestre? 

Continuo a leggere il progetto. Mi colpisce veramente la superficialita' degli scriventi. E' tutto estremamente ridotto, trascurabile, nullo. Elencano tutti i minimi dettagli del numero di abitanti della Calabria, e ci dicono che si fermeranno per venti minuti se incroceranno un cetaceo, ma poi... poi non riescono (o non vogliono!) vedere e a discutere il tutto in una ottica piu' grande. Cosa restera' del golfo di Taranto se questa concessione diventa produttiva, anche fra dieci o venti anni, e considerato che nella zona ci sono almeno altre sei concessioni petrolifere?

Non si tratta solo di airgun quanto del primo passo verso il trivellare l'intero Golfo di Taranto allo scopo di tirare fuori una sostanza inqunante in un posto ecologicamente fragile che avra' bisogno di infrastruttura pesante per anni a venire. Se li lasciamo fare, cambiera' tutto in un modo o nell'altro: l'ecosistema e' uno solo, come uno solo e' il golfo di Taranto, un mare semichiuso dove gia' c'e' dell'altro.

Ed e' per questo che e' veramente tragico che lo Sblocca Italia renda il processo decisionale meno partecipativo: che ne possono sapere i burocrati di Roma delle bellezze silenziose di Porto Cesareo? E di tutti quegli altri altri siti protetti? O della gente che va al mare di Santa Maria di Leuca? O vogliamo veramente credere che tutte queste trivelle mai e comunque avranno effetti e che tutto e' veramente trascurabile, nullo, minimizzato?

La domanda e' sempre la stessa: in questa nazione vogliamo essere una enorme Gela, o una enorme Taormina?



Tuesday, October 14, 2014

Il decreto "Sblocca Italia" e blocca intelligenza




Il decreto Sblocca Italia, piu' Gela, meno Taormina.









Foto Enzo Saponara


I giorni 15 e 16 Ottobre cittadini da ogni parte d’Italia si ritroveranno davanti a Montecitorio per manifestare la propria contrarietà al decreto legge 133 che il governo ha chiamato Sblocca Italia. Sui social network questo decreto è stato soprannominato in vari modi – Sblocca Trivelle, Blocca Intelligenza, Sfascia Italia e c’è anche la campagna “Blocca lo Sblocca Italia“, con adesioni da varie parti dello stivale alle giornate romane di metà mese.

Come sempre nei decreti c’è un po’ di tutto e questo non fa eccezione – inceneritori, cementificazione, trivelle facili, e in questi giorni pure il miraggio di aggiustare Genova sommersa dal fango. Addirittura Renzi e compari vorrebbero risuscitare le trivelle nelle acque della fragilissima costiera campana, fra Capri, Ischia ed Amalfi. Come se non avessero già abbastanza problemi!

Leggo il decreto, e mi viene una profonda tristezza per questa nazione.


Vorrei dire a tutti quegli incoscienti che ci governano che non hanno veramente capito niente.

Sono quindici anni che vivo a Los Angeles e in questi quindici anni non passa giorno in cui non mi viene ricordato il potenziale dell’Italia. Film, cibo, cinema, macchine, vino. Tutti i santi giorni la si cita sul Los Angeles Times, nei negozi scintillanti, sulle riviste di viaggi, al cinema, per i matrimoni di persone famose in Italia. E’ il sogno italiano che si perpetua, da solo, senza nessuno che in Italia sappia ne proteggerlo ne usarlo per farci cose buone. Spero che duri a lungo, prima che distruggano tutto.

Possibile che con tutto quello che si potrebbe fare di sano ed efficace in Italia non si riesce a far altro che buchi e industria pesante a vantaggio dei soliti noti, distruggendo la democrazia, en passant? E si, sono certa che tutte quelle cose di cui sopra potrebbero portare molto di più nelle casse italiane, soprattutto in un ottica di sviluppo duraturo e lungimirante.

Non che non l'ho votato io Renzi, si vede proprio che l'intelligenza non e' il suo forte e mi domando cosa ci abbiano visto chi l'ha scelto. A questo punto e' evidente che il tipo ha ambizioni piu' grandi del suo ego e che non ha ne ideali per amare la nazione, ne l'intelligenza per programmarne un futuro sostenibile. Altro che gelato, gli dovevano dare un po di libri da studiare a Renzi, cosicche a parte la sua prosopopea poteva aggiungere un po di sostanza.

Ma perché questo Sblocca Italia è deleterio, secondo me almeno?

Nelle intenzioni di Renzi, lo Sblocca Italia riconosce “il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità”

Pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità del petrolio. E l’indiferribilità della lotta alla corruzione? Alla mafia? Alle bonifiche dei territori malati? E l’indefferibilità del rilancio del turismo che ci vede crollare in tutte le statistiche? Alle rinnovabili? Alla ricerca? Alla difesa del territorio? Alla carta igienica nelle scuole?

Interessante poi che questo Sblocca Italia preveda che tutte le norme che difendano paesaggi ed ambiente possano essere scavalcate per opere di stoccaggio, trivellazione e compagnia varia. E se la terra è privata ed appartiene a qualcuno che non la vuole vendere perché non gliene importa niente della pubblica utilità petrolifera? Nessun problema, c’e’ l’esproprio!

Lo Sblocca Italia prevede il “titolo concessorio unico” con cui sarà sufficente una sola domanda per eseguire ricerche e sondaggi prima e trivellazioni permanenti dopo. Adesso ci vogliono almeno due permessi distinti. Lo Sblocca Italia cambia tutto questo in nome della semplicità. E che importa se fra i due eventi sono passati anni e magari le realtà territoriali sono cambiate? Interessante anche che se i progetti petroliferi comportino una “variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica“.

L’autostrada autorizzativa dunque.

E chi darà questo titolo concessorio unico? Prima dello Sblocca Italia erano le regioni a decidere sulle trivellazioni in terra e Roma in mare. Adesso sarà Roma a decidere su tutto, una sorta di “ghe penso mi” di sapore berlusconiano. E’ evidente che questo non può essere costruttivo, perché centralizzando le decisioni zittisci le comunità a livello locale e impoverisci la democrazia. Ed è pure evidente che a Roma c’è molto più spazio per inciuci, lobby, calcoli e magna-magna a porte chiuse.

Probabilmente ai governanti da fastidio che in questi anni abbiamo imparato a protestare e a far sentire la propria voce e quindi, invece di ascoltare e di rispettare le preoccupazioni dei residenti, si decide semplicemente di uccidere la partecipazione popolare. Tutto questo in barba a tutte le leggi europee che impongono la trasparenza e che ci siano canali affinché il pubblico possa dire la propria. Come dire, dove non arriva la propaganda dei petrolieri, arriva la man forte di Roma.

Ma niente paura: “tutto verrà fatto nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente.”

In tutto questo ci sono però buoni segnali: spronati da cittadini, vari comuni e regioni hanno espresso la propria contrarietà allo Sblocca Italia, in maniera bipartisan e vari senatori hanno chiesto emendamenti per evitare scempi. Io spero che Roma sara’ invasa di persone il 15 e il 16 Ottobre e che ci si renda conto che sbloccare l’Italia non significa distruggerla.