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Tuesday, July 26, 2011

Pagliaroli a San Vito, gli U2 a Malibu: due pesi, due misure.



E' un peccato che qualcuno dei politici di San Vito Marina la sera del 27 Maggio 2011 alla presenza di Enrico di Giuseppantonio, Fabrizio di Stefano, Luigi Comini, Antonio Sorgi e Mauro Febbo, continuasse a vantarsi di essere ignorante.

Qualcuno di loro si e' pure vantato di non conoscere l'inglese senza nemmeno vergognarsi - nel 2011! Infatti hanno detto che si sono dovuti far tradurre da altri dei testi della commissione europea che assegna le bandiere blu, appunto perche' non capivano cosa c'era scritto.

Peccato perche' se conoscessero l'inglese a sufficienza potrebbero leggersi questi articoli di stampa americani, linkati in basso e comodamente mai comparsi su quella italiana in cui Malibu, comune di 14,000 abitanti, scaccia via addirittura gli U2 che volevano fare la speculazione edilizia non lontano dalla costa pacifica, e senza guardare in faccia a nessuno.

Proprio cosi', Malibu per proteggere turismo e natura, ha detto di no a the Edge degli U2 che voleva costruire un complesso di 5 villette "ecocompatibili" su un collina a ridosso sul mare.

Tre anni fa The Edge si e' comprato la collina in alto nella foto per 9 milioni di dollari con 156 ettari di terra e vista sul mare in una delle zone piu belle di Malibu, non cementificata.

A molti sembrava impossibile fermarlo, data la fama e i soldi degli U2, ma tutti - la citta' di Malibu, gli editoriali del Los Angeles Times, la Commissione della Costa Californiana - proprio tutti, hanno detto a the Edge di tornarsene da dove e' venuto, sebbene avesse promesso di regalare strade, terreni, dischi e di piu', alla citta'.

Semplicemente Malibu ha deciso che la collina intatta, a lungo andare sarebbe stata piu' utile e vantaggiosa alla citta' di qualsiasi assegno che the Edge - vero nome David Howell Evans - poteva dargli.

Mica uno va a Malibu per vedere il cemento?

Il capo della Commissione Costale della California non ha avuto mezze parole. Il progetto di the Edge e':

One of the three worst projects that I've seen in terms of environmental devastation

Uno dei tre peggiori progetti che io abbia mai visto in termini di distruzione ambientale.

Erano 5 case.

Ora, da come la vedo io, anche se San Vito non e' certo paragonabile a Malibu, le situazioni, mutatis mutandis, sono simili: Malibu, ha avuto il coraggio di scacciare the Edge degli U2, San Vito ha paura a dire di no a Mr. Pagliaroli e al suo ecomostro sulle colline di San Vito.

E cosi' grazie all'ignoranza dei politici di San Vito, Pagliaroli potra' dire di avere sconfitto the Edge.

Evviva San Vito Marina, loro si che se intendono di turismo, mica Malibu!

Ecco qui i titoli della stampa americana:

U2's the Edge loses Coastal Commission vote 8 to 4

U2 guitarist The Edge loses bid to build in Malibu.

Coastal Commission rejects guitarist's Malibu development plan.

Go tell it on the mountain: the Edge does not need 5 homes here.

Friday, March 13, 2009

Claudio Descalzi - e le bugie





Qualche tempo fa abbiamo parlato dell'articolo del Financial Times di Londra dove si parlava dei disastri ambientali in Basilicata a causa delle estrazioni petrolifere. In questo articolo, del 18 Novembre 2008, ci sono anche le dichiarazioni di Claudio Descalzi, presidente di Assomineraria e vice presidente dell'ENI.

Oggi mi sono imbattuta nell'intervista al Corriere della Sera, pubblicata il 16 novembre e poi ripresa da Assomineraria, da cui vengono quelle dichiarazioni di Descalzi e dove lui ribadisce "la necessità" di una ripresa dell’Esplorazione e Produzione di Idrocarburi in Italia.

E perche' c'e' necessita'? Per chi c'e' la necessita'? Per arricchire i propri investitori? Per l'ENI che perde soldi in borsa? Per l'ENI che continua a promettere che Miglianico presto entrera' in produzione e che non sa piu' cosa inventarsi? Ricordo che ora parlano di entrata il produzione verso la meta' del 2009 per il centro oli di Ortona nel loro sito ufficiale. Bugiardi, la ci stanno ancora gli ulivi dell'eroico signor Orsini!

Continua Descalzi:

"Solo la disponibilità di forti riserve nazionali, il cui valore è stimato in 230 miliardi di euro, ci mette al riparo dalle forti oscillazioni di prezzi delle fonti energetiche come il petrolio e il gas."

"L’Italia ha notevoli riserve di olio e gas, che potrebbero essere messe in produzione dopo il 2012. Credo che finora siano mancate consapevolezze e focalizzazione: per svilupparle lo Stato dovrebbe lanciare un progetto ad hoc, dotandolo di adeguate risorse, finanziarie e umane. Sarebbe un’operazione con grandi investimenti, ma anche con grandi risultati."

Ah si? E per chi sarebbero questi risultati? Non certo per gli Italiani: basta solo guardare cosa e' successo ai lucani, la terza regione piu povera d'Italia nonostante (o forse proprio a causa!) del petrolio. Secondo Descalzi lo STATO, cioe' noi, dovremmo non solo dargli i soldi di tasca nostra per fargli strade, porti petroliferi, allacci, oleodotti e altre infrastrutture ma dovremmo anche star zitti e lasciargli campo aperto e veder distrutte tutte le altre attivita' umane ed economiche che gia' esistono sul territorio. E lo STATO, cioe' noi, dovremmo poi pure accollarci tutte le spese medico sanitarie per venire incontro all'aumento di malattie e inquinamento ambientale. Il tutto in cambio delle royalties che sono fra le piu' basse del pianeta. Ma crede che gli italiani siano babbo natale?

L’Italia è il quarto Paese dell’Unione Europea per riserve accertate, dopo i Paesi del Mare del Nord. Dispone di 130 miliardi di metri cubi di gas provati e altri 120-200 miliardi di metri cubi potenziali. Se poi ci mettiamo l’Alto Adriatico, sarebbero altri 30 miliardi di metri cubi in più. "
Poi c’è l’olio. Anche qui abbiamo riserve provate di 840 milioni di barili e potenziali fra i 400 milioni ed un miliardo di barili.

Abbiamo poche riserve rispetto a quel che ci serve, signor Descalzi. Peccato che lei non spiega che il nostro petrolio nulla ha a che vedere con quello piu' fluido e puro dei Mari del Nord.

Sfruttarlo significherebbe riempire l'Italia di raffinerie e desolforatori. In Norvegia ne hanno due di raffinerie. Lasciamo lo schifo che abbiamo sottoterra e concentriamoci sugli altri aspetti dell'economia Italiana che potrebbero farci crescere in maniera sana e onesta. So che all'ENI altri tipi di attivita' non interessano, ma questo e' un problema vostro, non degli italiani.

Assomineraria poi aggiunge:

Descalzi ha poi sottolineato che le regioni maggiormente indicate per lo sviluppo degli idrocarburi sono: Sicilia, Emilia Romagna, Puglia, in parte Calabria e Abruzzo e poi Basilicata, Piemonte, Lombardia e Molise

Cioe' vogliono bucare tutta l'Italia. Iniziamo con sotto casa sua, signor Descalzi? Continua:

Quando si passa al rapporto con le Regioni, però, non è possibile che le strategie energetiche di un Paese non siano uniformi, né da un punto di vista progettuale, né burocratico–amministrativo. E’ questa la causa dei blocchi, dei rallentamenti e delle incomprensioni fra le parti. E qui c’è una separazione netta, una discontinuità. Un progetto industriale non può essere demandato a due soggetti separati che non hanno le stesse competenze e non parlano lo stesso linguaggio.

La causa dei blocchi e' un altra: sta nel fatto che in Italia nessuno ha il coraggio di dare pane al pane e vino al vino. Ne abbiamo visto un lampante esempio in Abruzzo con Chiodi e Febbo che non si sa bene cosa dicano, che posizioni abbiano. La Stati, assessore all' ambiente ha la bocca totalmente serrata come se fare l'assessore all'ambiente significasse annaffiare fiori sul balcone. Gente inutile, senza coraggio che ha paura di dire io sono per il si 0 per il no PER DAVVERO e con sincerita' . Gente che non vive di principi ma di compromessi. Gli Abruzzesi non lo vogliono il petrolio, ma i politici non ci sentono, hanno paura, dicono ni, spesso sono ignoranti in materia, e cosi passano leggine poco chiare per tutti. Ne per la gente che vorrebbe dei no chiari ne per quei pochi e di parte, che come Assomineraria, vorrebbero dei si.

In un articolo del 18 novembre il Financial Times prende in esame la situazione della Basilicata dove c’è il maggiore giacimento petrolifero a terra dell’Europa Occidentale: quello della Val d’Agri. 

Gli ambientalisti - scrive il giornale inglese - hanno condotto per 15 anni una dura campagna mirante a stabilire nell’area della Val d’Agri un parco nazionale, che è entrato in vigore lo scorso marzo. In esso ricadono una mezza dozzina di pozzi del giacimento.

Ora il Governo sta preparando una legislazione che toglie alle Regioni come la Basilicata il loro potere di veto sui piani delle infrastrutture.

Ecco la chicca di Assomineraria. Il tono dell'articolo e' fortemente negativo per l'ENI, si parla di clientelarismo, di inquinamento, di emigrazione, di parchi violati, di puzza di idrogeno solforato, di agricoltura distrutta. Si dice che l'ENI ha costruito i pozzi DOPO che il parco fu istituito:

Activists campaigned for 15 hard years to establish the Val D'Agri area as a national park. The legislation finally came into effect last March, forbidding mineral extraction. In the meantime Eni, Italy's part state-owned energy giant, had already built half a dozen wellheads inside the park and more outside.

Dice Descalzi:

“Noi non possiamo essere bloccati per anni, in attesa di un’autorizzazione che potrebbe anche non venire. L’industria vuole processi autorizzativi chiari e rapidi”.

Dice Maria Rita:

Gli Abruzzesi vogliono un no chiaro e rapido, caro signor Descalzi, cittadino di Milano, che non puo' arrogarsi il diritto di decidere per un milione di Abruzzesi, il 75% dei quali NON LO VUOLE IL PETROLIO IN CASA. Checche' ne dicano i nostri rammolliti poltici, gli abruzzesi non vi daranno mai nessuna autorizzazione per venirci a portare morte e distruzione. Si metta il cuore in pace, e vada a raccontare le sue balle altrove.

Magari al Financial Times.

Monday, December 29, 2008

La vergogna dell'ENI sul Financial Times


Circa un mese fa il Financial Times, uno dei quotidiani di finanza e di affari piu' importanti del mondo pubblico' un articolo sugli scempi ENI in Val D'Agri.

Mentre in altre parti del mondo le raffinerie e le estrazioni di petrolio si fanno in posti disabitati, come i deserti del medio oriente e le lande desolate ed artiche della Russia, l'ENI decide di trivellare la Val D'Agri dove invece ci sono persone, parchi, agricoltura. A Viggiano c'era la vita prima di loro.

Il reporter inglese parla di una puzza acre di zolfo che invade la citta' e che sara' destinata ad aumentare perche' ora, oltre all'ENI ci sono anche la Total, la Shell e la Exxon Mobil tutte li pronte ad incrementare il quantitativo estratto di petrolio amaro che si estrae in Basilicata e a regalarle altra miseria umana e materiale. Il Financial Times, come tutti gli altri organi di stampa che si sono occupati di questo tema, parla di inquinamento, di perdita di posti di lavoro, e di un sacrificio enorme che la Basilicata ha pagato per il petrolio senza che nessuna di queste ditte abbia mai davvero fatto nulla per la regione e per amore di questa regione.

Il medico di Viggano, Pino Enrico Laveglia ha portato l'ENI in causa perche' i fumi tossici del 'centro oli' ha portato infezioni respiratorie e a tumori alla gente. Questo dopo solo DIECI anni dall'insediamento ENI. Dice che un tempo in Val d'Agri non c'era mai la nebbia. Adesso invece c'e' una fitta coltre di smog blu tuttii giorni.

L'ENI paga il 4% di royalties al governo (in Venezuela siamo all'85%! In Norvegia all'80%.) Di questi soldi il 15% va ai governi locali. Dunque, alla Basilicata spetta in totale lo 0.6% della ricchezza estratta. Tumori alla gente in cambio dello 0.6% della ricchezza estratta. Un affarone.

Nonostante la comparsa di un parco nazionale, i distinti signori ENI che nel tempo libero organizzano serate a teatro e ci educano all'arte moderna, hanno ben pensato di mettere una decina di pozzi petroliferi DENTRO il parco e molti di piu' immediatamente fuori. Ma a cosa serve un parco allora? L'intelligente ministro Presitgiacomo dal canto suo, invece di protestare e di fare il suo lavoro che in teoria e' di DIFENDERE L'AMBIENTE, ha ben pensato di sostiuire il responsabile regionale del parco con uno 'yes man' di sua fiducia.

Il governo centrale, recita ancora il giornalista ingelese, si appresta anche a varare leggi contro la difesa locale del territorio, spalancando le porte all' opera petrolifera. E poi ci sono una manciata di accademici negazionisti e con le bende agli occhi che dice che ''si emigra in tutto il sud Italia'', e che i tumori non sono da attribuirsi alle estrazioni e alle lavorazioni petrolifere.

Si, sara' stato il mago Zurli' a portarli! Ora si parla anche di creare una stazione per i rifiuti tossici nucleari in Basilicata e magari di metterci anche un impianto nucleare. La follia dell'ignoranza non ha limiti.

Abruzzesi, adesso e' il tempo di agire, e non dopo quando ci ritroveremo le trivelle dappertutto.
La canzone si ripete sempre: si inizia con poco e si finisce con l'invasione capillare di scempi sul terreno. L'ENI e tutta l'industria petrolifera non ha vergogna di nulla e dice bugie a cui loro stessi credono.

Claudio Descalzi, il capo dell'Assomineraria dice che ci vogliono tempi decisonali brevi. Bene, l'Abruzzo e' stato chiaro, breve e sintetico: NOI QUI NON VI VOGLIAMO. Come direbbero gli Americani, take your losses and get out of here.


Fonti: The Financial Times, OLA