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Friday, February 22, 2019

L'Australia a piantare 1 miliardo di alberi









Trees are our most powerful weapon in the fight against climate change.



Il primo ministro d'Australia, Scott Morrison ha appena annunciato che il suo paese piantera' un miliardo di alberi da qui al 2030 in nove foreste secondo il National Forest Industries Plan.

La prima fase delle operazioni di riforestazione durera' per 11 anni e terminera' nel 2030. Copriranno 400 mila ettari e nel corso di undici anni, verranno spesi l'equivalente di circa 9 miliardi di dollari americani. E alla fine, verrranno rimossi 18 milioni di gas serra in piu' ogni anno, grazie agli alberi.

L'idea dietro questa iniziativa e' di adiempiere agli obiettivi di Parigi, firmati nel 2015 e piantare alberi certo aiutera'.  Ma non ci sono solo i minor quantitativi di CO2 che finiranno in atmosfera, verranno creati circa 10mila nuovi posti di lavoro per creare e mantenere le foreste, ci sara' bisogno di infrastruttura e di personale di mantenimento. In piu' il legno, le fibre e potenziali frutti derivati dalle foreste verranno usati nell'edilizia, nell'industria alimentare, per creare materiale biodegradabile per applicazioni medica.

Gia' nel 2016, l'Australia aveva annunciato che avrebbe piantato 20 milioni di alberi entro il 2020. 

In questo momento circa 52,000 australiani lavorano per il corpo forestale, e si stima che fra turismo e produttivita' , le foreste d'Australia contribuiscano gia' adesso a circa 20 miliardi di dollari all'economia del paese.

Gli alberi saranno pinatati in New South Wales, Tasmania, Western Australia, nel South Australia e in Victoria border.  Altre cinque aree verranno aperte nel 2020.
Ci piacerebbe pensare che tutto questo e' fatto per amore. In realta' l'Australia non e' proprio cosi' virtuosa quando si tratta di ambiente - trivelle, miniere, deforestazione in altre aree sono in atto anche qui. La decisione di riforestare viene invece presa perche' l'Organization for Economic Co-operation and Development (OECD) rivela che il paese si trova indietro sugli obiettivi di Parigi e che vuole, come promesso arrivare al calo delle sue emissioni di CO2 fra il 26-28% entro 2030 rispetto ai valori del 1990 occorre agire un po piu in fretta.
Ogni anno l'Australia immette in atmosfera circa 500 milioni di tonnellate di CO2. Se non fanno niente, le emissioni continueranno a crescere, ed addio Parigi!

Ed ecco qui l'iniziativa degli alberi, e l'obiettivo finale del 2030. 

Vedremo allora come finisce, e se la vergogna di non mantenere poi quanto promesso allor, sara' cosi forte da fargli fare ancora di piu' la cosa giusta.

Per ora il pianeta ha l'impegno, e si spera, la concretezza di un miliardo di alberi in piu'. 


Thursday, July 13, 2017

Alaska: Trump approva le trivelle ENI in Artico in tempo record



Spy Island Drill Site -- isolotto artificiale ENI da dove trivellera' l'Artico. 
Quattro pozzi in orizzontale
per sei chilometri verso il mare.  

Tuttapposto.

L'ENI ha 75 concessioni qui. 









Tutti noi che sappiamo come l'ENI operi, in terra, in mare, con la gente, con i politici non possiamo che rabbrividire a questa notizia.

Il Beaufort Sea dell'Alaska sara ' trivellato dall'ENI alla ricerca di petrolio come approvato dall'amministrazione di Donald Trump.

Claudio Descalzi e i suoi compari avevano comprato le concessioni circa dieci anni fa.  In totale ne hanno 75. Sarebbero scadute alla fine del 2017 se l'ENI non avesse fatto niente, e cosi la richiesta di trivellare e' stata fatta velocemente il giorno 13 Giugno 2017, ed altrettanto velocemente e' arrivato l'OK, esattamente un mese dopo.

Trump e' o non e' un businessman?

E cosi ci sono stati soli 21 giorni di tempo per revisionare e commentare il progetto di esplorazione, e solo dieci giorni per valutare l'intero impatto ambientale.

Ovviamente tutto questo e' folle.

ENI o non ENI trivellare in Artico e' contro ogni buon senso. Ci ha gia' provato la Shell per anni, e a causa di tempeste, freddo, correnti marine, disorganizzazione, gli e' sempre andata male. I rischi sono tanti, e perdite e scoppi fra i ghiacci sono eventi per cui nessuno e' preparato. Trivellare in condizioni estreme e' difficile. E l'ENI se gia' fa disastri in Basilicata o in Norvegia, figuriamoci cosa combinera' al Polo Nord.

Cosa esattamente fara' l'ENI?

Trivelleranno partendo da un isolotto artificiale di proprieta' dell'ENI chiamato Spy Island Drill Site. Siamo nella Harrison Bay, e dall'isolotto l'ENI trivellerebbe sottoterra e sotto il mare verso le acque aperte del Beaufort Sea. In tutto questo sara' realizzato il piu' lungo condotto orizzontale mai costruito nella storia allo scopo di estrarre petrolio in Artico, lungo circa sei chilometri.

Tanta e' infatti la distanza stimata dall'isolotto al mare aperto, sotto i fondali marini.

La particolare concessione si chiama Nikaitchuq, e guarda caso, parte dell'infrastruttura a terra della concessione, era gia' stata rasa al suolo da un incendio nel 2015. 

Si vede che se ne sono dimenticati.

Se tutto va bene, Descalzi potrebbe iniziare il 15 Dicembre 2017, con le trivelle permesse solo d'inverno, perche e' solo allora che il mare si ghiaccia e che permetterebbe la costruzione di una strada temporanea in superificie.

Tremo solo al pensiero.

In questa zona c'e' anche il delta del fiume Colville River Delta dove vivono molte specie marine, alcune protette, altre a rischio fra cui balene, orsi polari, foche dagli anelli. E poi ci sono vari tipi di uccelli che spesso transitano qui d'estate.

Che ne sara' di loro?

Che ne e' stato di loro dove l'ENI -- e qualsiasi delle sue sorelle -- ha gia' messo piede?

L'ENI dice che anche qui e' tuttapposto. Siccome trivelleranno solo d'inverno ci saranno pochi animali. Come sempre, hanno una risposta per tutto.

La partita in realta' non e' ancora chiusa perche' ci sono ancora vari stadi di approvazione per l'ENI. Fra le leggi USA c'e' il cosiddetto Outer Continental Shelf Lands Act che impone all'ente che si occupa di gestire le risorse energetiche dagli oceani americani, il Bureau of Ocean Energy Management (BOEM), di rigettare piani petroliferi esplorativi se queste porteranno a danni gravi all'ambiente marino, costiero o umano.

Varie associazioni si erano attivati in quelle scarsissime tre settimane di tempo per discutere i progetti ENI, i danni da inquinamento che Descalzi e la sua ditta avrebbe portato al polo nord, le conseguenze delle trivelle sul clima e sulla vita marina.

Fra questi il Center for Biological Diversity che aveva anche ricordato come se vogliamo una qualche speranza di salvare il pianeta dalla catastrofe gran parte del petrolio non estratto, incluso quello dell'Artico, deve restare sottoterra.

Dal canto suo l'ENI risponde picche: si, potrebbe esserci un scoppio e questo potrebbe portare a circa 21 milioni di galloni di petrolio in mare e fra i ghiacci.

Cosi, lo dicono con non-chalance.

Sono 80 milioni di litri.

Come si pulisce?

Non si pulisce perche' e' quasi impossibile. Nei pressi di dove l'ENI vuole trivellare non c'e' infrastruttura utile per eventuali operazioni di pulizia, non ci sono strade praticabili a terra, non ci sono porti, e la guardia costiera piu' vicina e' a 1600 chilometri di distanza.

Ci sono solo foche, balene, e orsi.

Ma al BOEM sotto l'amministrazione Trump non glien'e' importato granche'. Hanno approvato lo stesso. Anzi, si dicono entusiasti di poter lavorare con ENI perche' c'e' tanto potenziale di petrolio e di gas nel Beaufort Sea che aspetta solo di essere scoperto.

Ma come, non era che Obama aveva chiuso l'Artico alle trivelle?

Si, ma un pezzettino l'aveva escluso. Ed e' qui che l'ENI aveva le sue belle concessioni. Intanto Trump ha riaperto cio' che Obama aveva chiuso. Ci sono cause in corso per non permettere le trivelle in quei mari graziati da Obama, ma non si sa come andra' a finire.

Il diavolo, come sempre, sta nei dettagli.

Friday, August 5, 2016

Istat 2015: Basilicata terza regione piu' povera d'Italia. Anche quest'anno niente di nuovo sotto le trivelle


In questi giorni Angelino Alfano decide che le organizzazioni ambentaliste lucane sono un problema per l'ordine pubblico e le inserisce in una "lista nera" in riferimento alla sicurezza pubblica e alla criminalita' organizzata.

Fra i motivi che rendono queste associazioni "cattivissime" la protesta al petrolio. Queste azioni che io personalmente non ho mai visto violente o criminali, vanno avanti da tanti anni e includono marcie, incontri, lettere.  E' anche una protesta che e' arrivata un po tardi (dove erano tutti nel 1997? o prima del 2008?) ma che ha sicuramente dato fastidio alla politica di Roma, specie dopo tutti i riflettori sulla love story petrolifera fra l'ex ministro Federica Guidi e Gianluca Gemelli che si spartivano le vesti del costruendo impianto petrolifero Tempa Rossa al telefono. E' stato uno scandalo nazionale.

Alfano avra' avuto le sue fonti, i suoi motivi per inserire queste associazioni nella sua lista nera.

Ma se uno allarga un po l'orizzonte, la prospettiva e' un po' diversa. E questo orizzonte basta allargarlo sul rapporto Istat appena pubblicato sulla poverta' in Italia per l'anno 2015: anche quest'anno la Basilicata si scopre ai vertici delle classifica della poverta'.

In cima alla lista dell'indigenza la Calabria con il 28,2% delle famiglie in stato di povertà. Seguono la Sicilia con il 25,3% e poi la Basilicata con l’indice di povertà familiare al 25,0%.

Cioe' una persona su quattro in Basilicata, questo paradiso del petrolio, del benessere in cui l'ENI elargisce soldi, lavoro, gioia e prosperita', e' povera.

E' povera nonostante le trivelle abbiano ingoiato buona parte del territorio lucano, nonostante le roboanti promesse di royalties, progesso e sviluppo che l’Istituto Luce non potrebbe far meglio, nonostante addirittura ci sia in Basilicata la scuola del petrolio Assoil – “Advanced Skills for Services in Oil and Gas”.

E non solo la Basilicata e' povera, ma e' piu' povera della media del meridione d'Italia - dall'Abuzzo in giu' -  dove la poverta' totale e' del 20.4%.

Come le proteste, non e' questa una canzone nuova. Anzi sono almeno 13 anni che la Basilicata non riesce ad uscire da questo pantano.

Dal 2003 al 2015, ad eccetto che nel 2012, la Basilicata è sempre stata fra le prime tre regioni più povere d’Italia, alternandosi con Sicilia e Calabria. E cioe' poveri erano prima del petrolio, poveri sono rimasti. E se c'e' qualcuno che si arricchito, quelli non sono i lucani: il petrolio ha portato ricchezza agli altri, agli speculatori di turno, agli amanti di Roma, agli affaristi delle borse di Milano.

Tutto questo nonostante la Basilicata sia considerata il piu' grande giacimento petrolifero d'Europa.
Ecco qui, tutti i dati dai rapporti Istat online dal 2003 ad oggi. Il numero in parentesi indica il posto nella classifica delle regioni.

2003: Basilicata (1): 25.6% – Sud-Italia: 21.6%
2004: Basilicata (2): 28.5% – Sud-Italia: 25.0%
2005: Basilicata (3): 24.5% – Sud-Italia: 24.0%
2006: Basilicata (3): 23.0% – Sud-Italia: 22.6%
2007: Basilicata (2): 26.3% – Sud-Italia: 22.5%
2008: Basilicata (1): 28.8% – Sud Italia: 23.8%
2009: Basilicata (2): 25.1% – Sud-Italia: 22.7%
2010: Basilicata (1): 28.3% – Sud-Italia: 23.0%
2011: Basilicata (3): 23.3% – Sud-Italia: 23.3%
2012: Basilicata (5): 24.5% – Sud Italia: 26.2%
2013: Basilicata (2): 24.3% – Sud-Italia: 21.4%
2014: Basilicata (2): 25.5% – Sud Italia: 21.1%
2015: Basilicata (3): 25.0% - Sud Italia: 20.4%


Una persona su quattro in Basilicata, questo Texas d'Italia, e' povera, caro Angelino Alfano. Forse invece che criminalizzare chi protesta ci si potrebbe soffermare sulle ragioni della protesta. Perche' i lucani protestano secondo lei? Perche' vedono le loro vite sporche e difficili e senza speranza per colpa delle trivelle mentre invece c'e' chi ci specula sopra. Perche' loro sono poveri mentre ENI e Total pompano veleni nel loro sottosuolo prima e contano i milioni in banca dopo. Perche' in quasi venti anni di petorlio nessuno ha saputo dare loro ascolto, e risposte alle loro legittime richieste di vita sana. Non e' bello. La protesta, che come detto ai miei occhi e' sempre stata pacifica, e' tutto cio' che gli resta.

Quand'e' che Angelino Alfano creera' una lista nera di chi inquina l'ambiente? Quand'e' che vedremo multe salte a chi ci avvelena? Quand'e' che vedremo ripristini ambientali degni di questo nome? Quand'e' che la gente di Basilicata smettera' di respirare aria avvelenata? 






Monday, January 18, 2016

Danimarca: ennesimo record del vento. Nel 2015 ha generato il 42% dell'elettricita.

 Generazione di energia eolica - 42% nel 2015

 
 Impianto di Anholt, il piu' grande parco eolico a mare di Danimarca
 ed il terzo al mondo

 Linee di trasmissione dell'energia dal vento ai paesi confinanti
E' inarrestabile il vento di Danimarca. Ogni anno c'e' un record nuovo.  Nel 2014 i danesi produssero il 39% di energia dal vento, un record mondiale. Questa percentuale non e' un picco, ma la media su tutto l'anno. Nel 2015 hanno fatto ancor meglio e siamo arrivati al 42% di energia eolica, prodotta principlamente nelle regioni dello Jutland e di Funen, nella parte occidentale del paese.

Secondo l'ente danese Energinet che gestisce la rete elettrica nazionale, questa e' la percentuale piu' alta mai raggiunta non solo in Danimarca, ma in tutto il mondo.

Siccome e' una media, per circa due mesi del 2015 i danesi hanno prodotto energia in eccesso vendendola ai vicini di Norvegia, Svezia e Germania. Per esempio, il giorno 10 Luglio 2015  sono arrivati al 140% di energia eolica. In cambio, quando necessario, la Danimarca ha importato energia idroelettrica dalla Norvegia e solare dalla Germania. Hanno vinto tutti.

Altro giorno impotante e' stato il 2 Settembre 2015 quando nessuna delle stazioni centrali di energia tradizionale e' stata accesa: tutta l'energia in tutto il paese e' venuta dal vento e dal sole. 

Il ministro dell'energia di Danimarica, Lars Christian Lilleholt ha detto che spera che l'esempio danese possa servire da esempio per altri, e che "it is possible to have both ambitious green policies with a high proportion of wind energy and other renewables in the energy supply, and still have a high security of supply and competitive prices on electricity”.

Come per tutte le cose, non si tratta qui di miracoli inaspettati, quanto di pianficazione e di volerle le cose.

I danesi installarono le loro prime turbine negli anni settanta, ai tempi dell'embargo dai paesi arabi e da allora si sono posti un obiettivo piu' ambizioso dell'altro. Volevano arrivare al 30% di rinnovabili entro il 2020, e ci sono riusciti con quasi dieci anni di anticipo. Anzi, con le nuove installazioni previste per i prossimi mesi, si pensa di arrivare ad oltre il 70% di energia elettrica dalle rinnovabili fra tre anni. A piu' lungo termine ancora vogliono essere "carbon neutral" entro il 2050.

Il futuro continua a correre con il vento e non solo in Danimarca. Nel 2015 Regno Unito, Olanda e  Germania hanno generato livelli recordi di energia eolica. In Scozia, il vento ha alimentato il 97% dell'energia elettrica delle case lo scorso anno, mentre nel Regno Unito la media e' stata del 25%, con un aumento del 13% rispetto al 2013.

Secondo Jacopo Moccia, alla guida dell'European Wind Energy Association, nei mesi ed anni a venire la maggior crescita per l'eolico si concentrera' in Germania, Regno Unito, Polonia e Svezia, mentre i mercati del sud Europa -- fra cui Italia e Spagna -- rimarranno indietro a causa di tagli retroattivi per l'incentivo di energia pulita e per la mancanza di lungimiranza da parte degli enti predisposti.

E si, a noi in Italia le rinnovabili ci fanno un baffo. In Italia oltre ai tagli retroattivi abbiamo lo Sblocca Trivelle, i petrolieri squattrinati, buchi alle isole Tremiti. A orchestrare il tutto, Matteo Renzi e Federica Guidi fermi all'eta' della pietra fossile.

Qui le immagini della Danimarca al vento.

Tuesday, August 18, 2015

Il 2015 e' l'anno piu' caldo della storia. Caldo record per nove mesi di fila


Dopo il 2015

Dopo il 2014

Un altro anno, un altro record.

Sedici su 17 delle annate piu' calde mai registrate sono state dal 2000 in poi. 

La Groenlandia scompare, 
La grande Barriera corallina d'Australia muore,
La siccita' e le indondazioni uccidono.


Noi continuiamo a tirare fuori fonti fossili.

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Le temperature medie attorno al globo nel Gennaio 2016.
Anomalie di caldo al nord, su Canada, Groenlandia e Siberia.

Il gennaio piu' caldo di sempre
Dopo l'anno piu' caldo di sempre. 



E' stato un 2015 record. E' stato un Gennaio 2016 record. Secondo i dati appena pubblicati dalla NASA Goddard Institute for Space Studies la temperatura del pianeta e' stata di 1.13 gradi centigradi piu' elevate che nel trentennio fra il 1951 e il 1980. 

Per di piu' sono nove mesi di fila che si registrano temperature record. Cioe' gli scorsi Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre e Gennaio sono stati i mesi piu caldo di sempre. O almeno da quando si tiene il conto, e cioe' dal 1880.

Una componente di questi aumenti e' certo dovuta a El Nino, la perturbazione sul Pacifico che porta correnti di aria dall' America del Sud fino a verso l'equatore. Ma Thomas R. Karl, direttore del National Center for Environmental Information della NOAA dice che El Nino e' solo una piccola anomalia rispetto al resto, e che e' lampante che con o senza El Nino le temperature sono in rocambolesco aumento. La volta scorsa che sul pianeta El Nino ha portato a temperature record, i valori sono stati molto al di sotto di quelli registrati fra il 2015 e il 2016.

La cosa piu' inquietante e' che il riscaldamento dell'Artico avviene con un tasso doppio del resto del pianeta.  Secondo la NASA le temperature al polo Nord sono salite fra i 2.2 e i 7.3 gradi centigradi rispetto alla media a Gennaio 2016. Questo causa il calo del volume dei ghiacci dell'Artico, e infatti anche la superficie delle nevi perenni e ' in forte calo. Piu' di un milione di chilometri quadrati rispetto alla media.

In Artico le temperature medie aumentano di due volte tanto a causa di "feedback loops" positivi, cioe' di reinforzamenti dei fenomeni che si alimentano da soli. Una sorta del detto "piove sul bagnato". Le emissioni di gas serra causano lo scioglimento dei ghiacci dell'Artico. Durante l'estate la luce del sole che normalmente sarebbe riflessa dalla neve e dal ghiaccio, cade ora su acque ed oceani, scuri e di maggior assorbimento del calore. E cosi' l'acqua si riscalda di piu' e parte del calore viene re-irradiatata in atmosfera, amplificando l'aumento della temperatura.

Prima o poi dovremo preoccuparci di queste cose e di tutti gli equilibri che vengono distrutti con l'aumento della temperatura. Prima, e non poi. 


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Il 2015 e' l'anno piu' caldo della storia. Lo confermano ora NASA e NOAA.
Prima del 2015 l'anno piu' caldo era stato il 2014.
Teniamo il conto della temperatura sul pianeta dal 1880.














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Continuiamo a superare un record dopo l'altro ma non in positivo.

Secondo la NASA questo Luglio 2015 e' il piu' caldo di sempre da che si tiene il conto delle temperature e cioe' dal 1880. E questo viene confermato anche dal JMA, il Japan Meterological Agency.

Non solo. Le tre agenzie piu' importanti che studiano il clima, la NASA, JMA e NOAA, il National Oceaongraific avevano gia' decretato che anche Febbraio, Marzo, Maggio e Giugno 2015 sono stati mesi di temperatura piu calda mai registrata prima.  Gli altri mesi del 2015 sono entrati nella top quattro. Nel loro complesso, i primi sei mesi del 2015 sono stati i piu caldi da 135 anni a questa parte.

Quasi tutte le zone del pianeta sono state straordinariamente piu' calde del normale, dalla Russia, all'Africa centrale, dall'Europa meridionale, al centro America, dal nordest dell'Australia alla penisola arabica.  Anche gli oceani non sono stati mai così caldi come adesso. Ma non e' solo il caldo. Considerato che ci sono stati anche casi di freddo record, ad esempio in Nuova Zelanda o nel NordEst americano, vuol dire da un lato che ci sono stati enormi stravolgimenti e fluttuazioni inaspettate, e dall'altro che nei posti in cui e' stato caldo, le temperature sono state davvero elevate. Basta ricordare i 72 gradi Celsius di Teheran del 31 luglio 2015.

I dati lasciano prevedere che in questo 2015 superemo il 2014, finora l’anno più caldo della storia. E le cose non miglioreranno perché si prevede nei prossimi mesi un forte El Nino, la perturbazione che diffonde aria calda dal Pacifico soprattutto verso l’emisfero settentrionale.
ON
Ma alla fine non è il record che si abbatte nel 2015 o nel 2014 o per quanti mesi. Quello che conta è l’andamento generale, il lungo termine. E i dati degli scorsi anni mostrano con evidenza che i cambiamenti climatici sono veri e sono una cosa di adesso. Tredici degli scorsi quindici anni di caldo record sono stati registrati dal 2000 ad oggi. Il 2014 è stato il 38esimo anno consecutivo di temperatura sopra la media. L’ultima volta che c’è stato un anno di freddo record è stato il 1911.

Circa un anno fa Matteo Renzi all’ONU aveva detto che occorre che i leader del mondo trovino il modo di salvare il pianeta per le generazioni future. Qual è il suo piano? Come può dire queste cose e poi con il suo governo farci affossare sempre un più nella morsa degli stravolgimenti climatici, continuando ad approvare un progetto fossile dopo l’altro?

La mia domanda a Matteo ed Agnese Renzi è sempre la stessa. Cosa dite voi dei cambiamenti climatici, non ai conferenzieri di New York, ma ai vostri figli?

Cosa gli dite dell’aumento di temperatura e delle scelte del governo del Primo Ministro, il loro padre, del trivellare l’intrivellabile? Non lo sentite un po’ di rimorso, un po’ di vergogna, un po’ di responsabilità se non verso il pianeta e verso i figli degli altri, almeno verso i vostri?

Thursday, June 25, 2015

Summer 2015







13 Luglio 2015:
Sala della Cascina San Pietro Cusico,
Via 25 Aprile, Zibido San Giovanni (Milano) ore 21

15 Luglio 2015:
ex Chiesetta Patronato,
Piazza dei Giuseppini, Spresano (Treviso) ore 21

16 Luglio 2015:
Piazzale Parrocchia della Santissima Annunziata,
via Alfortville 52 Porto d'Ascoli, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) ore 21:15

23 Luglio Civitanova Marche:
Chalet Giovanni ed Anna,
Lungomare Sergio Piermanni 17, Civitanova Marche (Macerata) ore 21:30

27 Luglio Monopoli:Castello Carlo V
Largo Castello, Monopoli (BA) ore 19:30